Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Archive for 6 maggio 2020

Fase 2: tornano al lavoro più over 50 che giovani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

Sono 4,4 milioni i lavoratori che dal 4 maggio, secondo quanto stabilito dal DPCM del 26 aprile, riprenderanno la propria attività lavorativa; mentre 2,7 milioni continueranno a restare a casa in attesa di successive misure governative. Su 100 rimasti a casa per effetto dei provvedimenti di sospensione delle attività, ben il 62,2% potrà tornare al lavoro. La ripresa però avrà effetti inattesi. Coinvolgerà soprattutto lavoratori over 50, rispetto ai giovani, interesserà maggiormente il Nord Italia, più esposto al contagio in questi due mesi di emergenza da Covid-19, e favorirà i lavoratori dipendenti a discapito degli autonomi. Ad approfondire le caratteristiche di chi da lunedì riprenderà la propria attività è la nuova indagine della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, a partire dai microdati delle Forze Lavoro Istat, intitolata “Ritorno al lavoro per 4,4 milioni di italiani. Al Nord prima che al Sud, anziani più dei giovani”.

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Assegni smarriti: possono essere protestati: meglio chiederne il sequestro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

Quando si smarrisce o si viene derubati di uno o più assegni bancari, oltre la classica denuncia di furto o smarrimento esiste un ulteriore e poco noto metodo di cautela. Anche se molto sgradevole, esiste infatti il protesto per gli assegni anche solo smarriti o sottratti e poi utilizzati da terzi. Per evitare di far ricadere sull’interessato delle colpe non proprie, il protesto viene elevato con un’apposita causale “Assegno denunciato smarrito o rubato” cui viene anche aggiunto se la firma appostavi è conforme, o come quasi sempre avviene, non conforme, allo specimen depositato presso l’istituto di credito. Chi vede il protesto, quindi, vede anche la causale che non è certo quella per mancata provvista. Per prevenire tout-court il rischio di protesto esiste lo strumento del sequestro giudiziario disciplinato dall’articolo 670 del Codice di Procedura Civile che dispone come il giudice possa autorizzare il sequestro giudiziario:
1) di beni mobili o immobili, aziende o altre universalità di beni, quando ne è controversa la proprietà o il possesso [c.c. 832, 1140], ed è opportuno provvedere alla loro custodia o alla loro gestione temporanea;
2) di libri, registri, documenti, modelli, campioni e di ogni altra cosa da cui si pretende desumere elementi di prova, quando è controverso il diritto alla esibizione o alla comunicazione, ed è opportuno provvedere alla loro custodia temporanea.
L’ottenimento del sequestro non è garantito a priori, poiché nell’istanza (si può presentare anche senza avvalersi di un avvocato) bisogna dimostrare l’imminenza di un possibile reato o pericolo. In generale, qualunque assegno smarrito o rubato è sintomo di un possibile reato imminente, ma se vi sono circostanze come quella di svolgere un lavoro autonomo o di impresa è meglio indicarle, in maniera tale da eliminare ogni pensiero di ostacolo alla concessione del provvedimento. (Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc)

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La giustizia ai tempi del Covid-19

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

«L’emergenza Covid-19 ha dato evidenza alle potenzialità di una parte del nostro Paese che spesso sono soffocate dalla presenza di una minoranza, perché di minoranza si tratta, rappresentata dalla criminalità. Mai come in questa vicenda mi sono sentito fiero delle mie radici. Ho sempre pensato che il nostro Paese sia unitario. Qualcuno, invece, ha iniziato a pensare all’unitarietà dell’Italia quando si è subodorata la possibilità che potessero esserci nuove prospettive di tipo commerciale ed economico». Lo ha dichiarato il Procuratore Capo presso la Procura della Repubblica di Salerno, Giuseppe Borrelli, che è intervenuto al talk #GiffoniAUnMetroDaTe condotto dal direttore di Giffoni Opportunity, Claudio Gubitosi, con la partecipazione di due giffoners, Elena Manco, 19 anni, e Pietro Rapuano, 21 anni, entrambi studenti di Giurisprudenza, che hanno sottoposto al Procuratore domande e sollecitato spunti di riflessione. Un confronto che il procuratore ha molto apprezzato: «Sono onorato di partecipare ad un gruppo di lavoro come questo – ha spiegato –in un contesto tanto apprezzato come Giffoni, una delle poche realtà in Italia note positivamente».Il mondo della giustizia ai tempi del coronavirus, cos’è successo? Come si sono riorganizzati gli uffici giudiziari e quale effetto resterà di questa fase sul sistema giudiziario? «Quello che è successo – ha spiegato il procuratore capo di Salerno – ha cambiato il modo di rapportarci nella quotidianità. La Procura è stata la cartina di tornasole di questi cambiamenti avvenuti, molti dei quali in termini negativi, perché il momento che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo è drammatico. Ci sono stati, però, anche aspetti positivi. La prima cosa che ho fatto è stata quella di allontanare i dipendenti ed i collaboratori dagli uffici quanto più possibile. Ho dovuto razionalizzare l’impiego del personale amministrativo, parliamo di circa cento dipendenti. Abbiamo creato presìdi che assicurassero i servizi essenziali. Questo ha comportato di fatto un blocco dell’attività giudiziaria. La telematica moderna, però, ci ha consentito di fare nel giro di un mese e mezzo più passi in avanti di quanti se ne siano fatti in anni di lavoro. Tanti gli sbarramenti che sono stati superati. Pensate ad esempio che qualche giorno fa ho fatto un interrogatorio in video-conferenza. Tutto quello che sta succedendo anche nella nostra organizzazione di lavoro è stata la conferma che, come italiani, diamo il meglio di noi in condizioni di emergenza».Con il ritorno alla normalità questi cambiamenti cederanno il passo all’organizzazione tradizionale del lavoro? «Sarebbe positivo che qualcosa di questa fase rimanesse perché la tecnologia oggi offre strumenti che sono utili se non si ci sono, però, estremizzazioni – è l’augurio del dottor Borrelli – Se utilizzassimo quanto di positivo è emerso in questo periodo, potremmo determinare un buon cambiamento del sistema».A cambiare anche le tipologie di reati che in questa fase sono stati commessi con la gente sempre a casa e le abitudini completamente stravolte dal lockdown: «Sono aumentati i crimini informatici, come era immaginabile – ha illustrato il Procuratore Capo di Salerno – su questo abbiamo un grosso ritardo. Il fenomeno ha assunto proporzioni gigantesche e non esiste una preparazione specifica al contrasto. Abbiamo reparti specializzati come la Polizia Postale o alcuni nuclei della Guardia di Finanza, ma la loro consistenza numerica è molto limitata. Il web offre numerosissime possibilità di diventare vittime di reati. Si pensi alle truffe online ad esempio. A questo si aggiungano i tentativi di adescamento, il fenomeno della pedo-pornografia. C’è una vasta gamma di reati in questo senso cui si è aggiunto l’utilizzo dei social e il fenomeno delle fake news. E’ una realtà pericolosa che non ha rilievo penale ma che ha un suo evidente peso nella misura in cui condiziona gli orientamenti delle persone. In questo senso ci dovremmo attrezzare anche con interventi normativi nuovi. Il fenomeno è complesso perché si corre il rischio di determinare limitazioni di diritti garantiti costituzionalmente come il diritto alla libera manifestazione del pensiero».

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Interpretazione giuridica del termine congiunti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

Dichiarazione di Giulio Bacosi, Avvocato dello Stato e presidente dell’associazione Democrazia nelle Regole in merito all’argomento di grande attualità e molto dibattuto. “Poiché tanto le norme penali quanto quelle eccezionali, come quelle del noto DPCM, non sono suscettibili di interpretazione analogica (vedi art. 14 delle Preleggi), sembra di poter ragionevolmente affermare che si considerano necessari i soli ‘spostamenti per incontrare congiunti’, e dunque persone che sono legate da un ‘titolo stabile’ di parentela, come conferma anche il fatto che – dal punto di vista dell’intenzione del legislatore (che conta almeno quanto le parole: art.12 delle Preleggi) – i movimenti delle persone sono autorizzati secondo un criterio (prudenzialmente) restrittivo, non già ampliativo”. E’ quanto sostiene Giulio Bacosi, Avvocato dello Stato e presidente dell’Associazione Democrazia nelle Regole, in merito all’interpretazione del DPCM che ha autorizzato gli incontri anche fra “congiunti” a partire dal prossimo 4 maggio.
Bacosi ricorda come “il termine ‘congiunto’ sia citato nel codice penale, che in questa categoria (esplicitamente all’art.307, ma anche – seppure implicitamente e in qualche misura – all’art.649, e sempre al fine di escludere la punibilità per il reato commesso) annovera gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, la parte di un’unione civile tra persone dello stesso sesso, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti, mentre non vi si comprendono gli affini allorché sia morto il coniuge (che determina l’affinità) e non vi sia prole.Non vi sarebbero quindi a rigore ricompresi neppure i “fidanzati”, e bene ha fatto allora a quanto consta la Presidenza del Consiglio – con una forma di “interpretazione autentica” a carattere “civilistico” – a precisare che si intendono per congiunti anche ‘fidanzati e affetti stabili’: una precisazione dovuta per consentire a due persone che si amano (purché, sempre in ottica restrittiva, nel contesto di un rapporto che non sia meramente occasionale) di potersi trovare senza incorrere in sanzioni o divieti, nell’attesa (magari più avanti) di poter incontrare anche amici e conoscenti. Poche Regole chiare – conclude Giulio Bacosi – ci salveranno tutti”.

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Il progetto community hub della fondazione Synapsis

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

Nonostante il periodo del lockdown ci abbia portato a stare distanti, la Fondazione Synapsis, a poco più di un mese dalla sua creazione è già a lavoro sulla creazione di una community hub che possa avvicinare i bisogni della società alle proposte delle amministrazioni, ispirato ai modelli dei più virtuosi paesi esteri. “Abbiamo preso spunto dai modelli canadesi – ha spiegato il presidente della Fondazione, Milena Marzano -. L’innovazione che puntiamo a portare con il nostro modello di community hub sta nell’offerta di servizi che utilizza a sua volta le risorse, in uno scambio reciproco tra diversi attori sociali, dalle famiglie alle istituzioni, passando per le start up, ma anche i migranti, centri di ricerca, associazioni culturali, chi si occupa di euro progettazione e soprattutto imprese”. Sviluppate e ben consolidate all’estero le community hub sono luoghi ideali nei quali ci sono servizi per la comunità offerti dalla società stessa. Questa visione internazionale deriva proprio dalle origini stesse della Marzano, italo-canadese. Il Canada infatti è uno dei primi paesi al mondo ad aver creduto e investito nei modelli di supporto alla comunità, tanto che da una ventina d’anni sono diventati punti di riferimento consultivo per il governo o per le amministrazioni locali nella definizione di politiche necessarie alla società. Sebbene sia stata fondata nel periodo più tormentato degli ultimi 20 anni, l’organizzazione nata dai rappresentanti dell’operosa Rete Civica Urbana Picone Poggiofranco, iniziativa lanciata dal Comune di Bari, si è da subito dedicata a creare una mappatura della città, analizzandone i bisogni. La Fondazione Synapsis, il cui nome derivante dal greco antico vuol dire “unione”, si pone dunque come la prima hub di comunità in Puglia. Essa è composta da cellule dislocate sul territorio che hanno il compito di mappare servizi e bisogni presenti nel territorio stesso. Sono appunto queste cellule che creeranno le “sinapsi sociali”, spinte dal convincimento che i bisogni e le risorse non sono unidirezionali, ma vanno scambiate tra persone dotate di buona volontà.
“Un buon modo per rilanciare l’economia è proprio l’analisi dei bisogni di una comunità. La nostra fondazione, strutturata in maniera tale da cogliere tali caratteristiche del territorio, può essere utile. Ormai siamo costretti a rivedere i sistemi dell’economia e ridisegnare un dialogo stringente tra imprese e cittadini. Noi vogliamo essere un catalizzatore di questa interazione”.
In questo processo l’elemento fondamentale è rappresentato proprio dai componenti dell’hub, in gran parte i soci fondatori della Synapsis, ricercatori impegnati a vario titolo, imprenditori che operano sul campo, da tanti anni, nei contesti più svariati e società benefit che hanno preso l’impegno già nello statuto in termini di attenzione verso la propria comunità e quindi sono i primi interlocutori che si sono inseriti volentieri in questo progetto.

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Consiglio Europeo tra progressi e divisioni: quali strumenti ha la politica per mantenere la promessa fatta ai mercati?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

Commento a cura di Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm. Londra. Con l’Economia e la pandemia che sembrano recedere in tutto il mondo è arrivato il tempo di contare i danni. La situazione è drammatica e purtroppo ben nota: la Cina, che ha portato un contributo decisivo alla crescita economica negli scorsi decenni, ha fatto registrare la sua prima contrazione economica in oltre 40 anni, mentre l’Europa e gli Stati Uniti faranno registrare in questo trimestre contrazioni del Pil al livello di quelle degli anni ‘30.
La politica globale ha in questi mesi creato una sorta di aspettativa nei mercati, ma superata la fase dell’emergenza ora i nodi vengono al pettine, come ci ricordano con molta evidenza le divisioni che si sono generate all’interno dell’Unione Europea. Divisioni che, se possono sembrare in parte superate in seguito al Consiglio Europeo di giovedì 23.04, nascondono in realtà ancora grosse difficoltà nell’accordarsi su come attuare le misure adottate. Tutti d’accordo sulla necessità di intervenire con urgenza, meno sul come farlo. Se da un lato i 27 Paesi dell’UE hanno appoggiato pienamente gli strumenti già emersi nel corso della scorsa riunione dell’Eurogruppo (MES senza condizioni, i finanziamenti della BEI e il piano SURE per la disoccupazione), sul fronte Recovery Fund, invece, bisognerà attendere la Commissione che dovrà studiare l’architettura del fondo e valutarne la fattibilità: ma sono ancora marcate le differenze tra gli Stati su come finanziare il fondo e come utilizzare le risorse.La questione è estremamente rilevante per i mercati, perché fino a ora la politica è stata scontata come un fattore positivo, con poche domande si sorta. Il recupero che abbiamo visto sui listini è, in parte, dovuto proprio alla sicurezza che i governi e le banche centrali faranno tutto quello che serve per sostenere l’impatto sull’economia nel breve – lasciando per il momento in secondo piano la valutazione delle conseguenze di lungo termine (i più critici potrebbero dire che i mercati, oggi, sono sostenuti da una buona dose di azzardo morale). La domanda che ora i mercati si pongono dunque è la seguente: riusciranno i governi a mantenere la promessa? E quanto spazio di manovra hanno effettivamente i governi per sostenere l’economia? E chi pagherà il conto? Alla luce di ciò, nonostante le ingenti risorse messe in campo, sta diventando sempre più evidente che riportare l’economia nella posizione dove si trovava un paio di mesi fa non sarà semplice, forse meno semplice di quanto in molti si aspettassero. E che ben presto si dovrà fare i conti con il problema della scarsità delle risorse e delle scelte.Per quanto riguarda la gestione dell’emergenza bisogna dare merito al merito: le risposte della politica a livello globale sono state – nella maggior parte dei casi – rapide ed estensive al pari della diffusione della pandemia. I governi, che solitamente non sono noti per la propria velocità, hanno messo in campo piani di aiuti colossali per supportare le proprie economie. Mentre le banche centrali hanno aperto i cordoni della borsa per rassicurare i mercati e restaurare la fiducia.La risposta immediata dei governi, ognuno con le proprie possibilità, è stata quella di aumentare le spese sanitarie e di welfare, queste spese andranno a pesare sul bilancio di molti Stati. Purtroppo, molti di questi investimenti sono dettati da necessità emergenziali – al fine di mantenere in vita le filiere e far fronte all’emergenza – e potrebbero andare a levare risorse a investimenti più strutturali ad alto moltiplicatore che si renderanno necessari nella fase 2. Guardando più avanti, alla fase della ripartenza, una soluzione per provare a incentivare una ripresa dettata dai consumi potrebbe essere quella di trasferire denaro direttamente nelle tasche dei cittadini, con una politica simile a quelle che vengono annoverate sotto il cappello di “helicopter money”. Il governo Usa ha già trasferito denaro sui conti correnti sotto forma di sgravi fiscali e il Regno Unito, attraverso il Jobs Retention Scheme lanciato questa settimana, ha di fatto messo a bilancio una porzione significativa delle buste paga del settore privato. L’idea di introdurre un salario universale di base sta guadagnando popolarità in molti paesi, tra cui la Finlandia e l’Olanda. Si tratta di una politica in cui lo stato, di fatto, mette a libro paga l’intera popolazione. Il salario base universale può essere una soluzione efficace per rilanciare la fiducia dei consumatori, ma non è priva di controindicazioni. Esiste innanzitutto una questione di equità. Queste politiche, pur diverse tra loro, differiscono dai tradizionali strumenti di welfare nel fatto che non operano alcuna (o una molto limitata) discriminazione tra i beneficiari: ciò vuol dire che di fatto i più abbienti ricevono lo stesso sostegno di chi ha più bisogno. Secondo alcuni questo tipo di politiche, se rese strutturali, potrebbero avere addirittura l’effetto avverso di creare una distorsione nel mercato del lavoro. Si aggiunga a questo che, in una situazione come quella attuale, dove molte famiglie puntano a costruire riserve di liquidità, non è assolutamente scontato che queste misure sortiscono l’effetto sperato. Seppure sia ancora presto per avere un verdetto, non è affatto garantito che questo tipo di misure, se rese più strutturali, siano il modo migliore di investire le risorse pubbliche.Gli investimenti pubblici sono invece la via più classica. Con gli interessi sul debito che restano bassi, si potrebbe aprire una finestra di opportunità per aumentare la spesa in infrastrutture. Già in queste primissime fasi abbiamo iniziato a vedere segnali in questa direzione. Negli Stati Uniti, Trump ha annunciato di voler mettere in piedi un piano da 2000 miliardi. Nel Regno Unito un progetto controverso per i suoi costi, come la linea ferroviaria ad alta velocità HS2, ha ricevuto il via libera. In una fase di recessione, con molta liquidità a disposizione, possiamo aspettarci che il rigore che di solito viene adottato nel valutare la sostenibilità economica dei progetti venga rilassato: è lecito aspettarsi un gran numero di nuovi annunci sulle grandi opere nei prossimi mesi.Un’altra voce di spesa che ci aspettiamo diventare più prominente nei prossimi anni è quella dei salvataggi pubblici (bail out). La maggior parte degli Stati ha messo in campo strumenti per sostenere attraverso iniezioni di liquidità le piccole aziende, quelle che più sono colpite dal lockdown, ma ben presto si porrà sul tavolo la questione di interi settori (il turismo in Italia, l’aviazione a livello globale, il petrolio negli Usa tanto per citarne alcuni).
La prima questione è di natura politica ed è per quanto tempo lo stato sceglierà di sostenere le piccole aziende e quali settori saranno considerati strategici? La seconda domanda è quali saranno le condizioni di questi salvataggi? Evidentemente la questione politica è scottante, specialmente in un contesto di recessione e risorse scarse. Lasciando da parte la questione dell’azzardo morale, molte compagnie che oggi chiedono sostegno hanno speso moltissimo della propria liquidità per riacquistare sul mercato le proprie azioni negli ultimi anni ed è probabile che l’opinione pubblica esigerà qualcosa in cambio. Non è da escludersi che nei prossimi anni torneremo a vedere alcuni settori dell’economia tornare parzialmente sotto il controllo degli Stati.Una considerazione finale può essere fatta sul commercio globale. La pandemia ha portato molti Paesi a riconsiderare la sicurezza delle proprie catene del valore al fine di garantire un approvvigionamento costante di beni necessari alle popolazioni. La conclusione a cui potrebbero arrivare molti governi è che le catene del valore sono troppo lunghe e troppo dislocate. È lecito aspettarsi che i governi globali impiegheranno risorse per sostenere le filieri locali. Il Giappone, per esempio, ha già messo a disposizione fondi per le aziende che vorranno rilocalizzare parte delle proprie attività. Questa dinamica, potrebbe esaurirsi nel medio periodo in un aumento dei prezzi al consumo. Questo porta a un’ulteriore considerazione: in questo momento l’inflazione sembra l’ultimo problema all’ordine del giorno, anche considerando quanto sta succedendo sul mercato energetico. Moltissimo si è discusso negli ultimi anni di come innovazione tecnologica e disoleazione delle catene del valore avessero rotto la tradizionale catena di trasmissione tra politica monetaria, mercato del lavoro e inflazione. Forse è arrivato il momento per i governi di incassare parte di questo dividendo, immaginando nuove soluzione per gestire in modo più strutturato i debiti pubblici che andranno necessariamente a crescere in questa fase. La domanda che infatti crea molta incertezza tra gli investitori è: chi andrà a pagare tutte queste misure? Seppur i prossimi anni potrebbero portare con sé importanti innovazione dal punto di vista della gestione dei debiti pubblici e della politica fiscale, è probabile che nel medio termine privati e imprese saranno chiamati a pagare la loro parte, con tutte le ramificazioni politiche che ne conseguono. In attesa, dunque, di significative novità da parte delle autorità monetarie o sovranazionali (il dibattito su forme di mutualizzazione del debito in Europa è da seguire con molta attenzione), molti governi dovranno affrontare la fase due con questo pensiero in testa e ciò potrebbe pesare sulla ripresa economica.”

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“Scuole aperte, Società protetta”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

Torino. Il gruppo di lavoro coordinato dal Politecnico di Torino che sta aggiornando i primi risultati del progetto “Imprese aperte, lavoratori protetti” con nuovi approfondimenti tematici per aree di applicazione delle modalità proposte per le riaperture delle attività nella Fase 2, ha pubblicato il Rapporto “Scuole aperte, Società protetta”.La scuola e i servizi educativi per la prima infanzia sono infatti altrettanto cruciali delle attività produttive per la ripresa del Paese. Il sistema educativo risponde a problemi di conciliazione famiglia-lavoro per i genitori, ma soprattutto ai diritti costituzionali dei bambini e ragazzi a ricevere un’istruzione e ad avere accesso alle risorse per il pieno sviluppo delle proprie capacità. Esigenze e diritti che sono stati, forse inevitabilmente, compressi in queste settimane con conseguenze negative che hanno allargato le disuguaglianze sociali tra bambini. La letteratura internazionale è unanime nel sottolineare l’importanza per tutti i bambini, ma soprattutto per i più svantaggiati economicamente e socialmente, o con qualche disabilità, di esperienze educative extra familiari precoci.Il rapporto prende dunque in considerazione queste dimensioni, oltre ad affrontare sotto il profilo tecnico-scientifico la prevenzione e mitigazione del rischio di trasmissione del contagio da SARS-CoV-2 nell’ambito del sistema scolastico dall’obbligo ma anche nel sistema educativo per la fascia 0-6 anni, che ormai fa parte a pieno titolo del sistema istruzione anche a livello normativo. Il rapporto al link: http://www.impreseaperte.polito.it/i_rapporti/scuole_aperte_societa_protetta. (by Elena Foglia Franke)

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Test sierologici, aumentano campagne di screening

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

È iniziata la campagna di screening attraverso i test sierologici in alcune aree – oggi in partenza Milano – mentre dal 4 maggio si inizierà con la fornitura nazionale di 150mila test. Intanto, in una circolare della settimana scorsa, la Regione Lombardia fa chiarezza sulle categorie che prioritariamente devono essere sottoposte a test, mentre, al momento, «ne proibisce l’esecuzione nei centri privati a causa dell’attuale carenza dei reagenti necessari». Ma restano aperte ancora molte domande, tra cui quelle sulla validità e sull’utilizzo da parte dei cittadini.Di recente, sul tema è intervenuta anche la Commissione europea che ha cercato di fare chiarezza, come sottolineato in una circolare di Federfarma: «Per quanto riguarda i test sierologici, si trovano abbondantemente sul mercato, ma la loro efficacia per la diagnosi precoce del covid-19 è molto limitata, in quanto la presenza di anticorpi nel sangue del paziente diventa rilevabile solo diversi giorni dopo l’infezione. Inoltre, dato che gli anticorpi persistono per un certo periodo di tempo dopo la scomparsa dell’infezione, non forniscono una risposta definitiva sulla presenza o sull’assenza del virus e non sono adatti per valutare se l’individuo sottoposto a test possa essere contagioso per gli altri. Tuttavia potrebbero rivelarsi essenziali per effettuare indagini siero-epidemiologiche su ampia scala sulla popolazione». In merito ai «test commerciali provvisti di marcatura CE, sono generalmente test automatizzati non rapidi e alcuni cominciano ad essere disponibili sotto forma di dispositivi portatili». Ma, va detto che «non è legalmente consentito mettere a disposizione di utilizzatori profani, ad esempio tramite farmacie o sul web, dispositivi destinati all’uso professionale».Al contempo, «in questa fase, le autorità degli Stati membri non sono generalmente favorevoli all’uso di test autodiagnostici, per i quali per altro sono particolarmente importanti le buone prestazioni, essendo destinati agli utilizzatori profani, che, privi di formazione, potrebbe incontrare difficoltà nella corretta interpretazione del risultato e delle relative implicazioni». Sul punto era intervenuto anche il Ministero – che sta lavorando alla lista dei test attendibili – in una nota del 3 aprile: «Il risultato qualitativo ottenuto su un singolo campione di siero non è sufficientemente attendibile per una valutazione diagnostica, in quanto la rilevazione della presenza degli anticorpi mediante l’utilizzo dei test rapidi non è comunque indicativo di un’infezione acuta in atto, e quindi della presenza di virus nel paziente e rischio associato a una sua diffusione nella comunità. Inoltre, per ragioni di possibile cross-reattività con altri patogeni affini come altri coronavirus umani, il rilevamento degli anticorpi potrebbe non essere specifico della infezione da SARS-CoV2». Per altro «tali test, qualora non marcati CE, come dispositivi per test autodiagnostici, non possono essere usati da chi non abbia qualificazione/competenza nel merito e, pertanto, l’eventuale fornitura al pubblico generale sarebbe incoerente con la loro destinazione d’uso».

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Covid-19 e infezioni sul lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

Sono più di 28mila i contagi da Covid-19 di origine professionale denunciati all’Inail tra la fine di febbraio e lo scorso 21 aprile. Il 45,7% riguarda la categoria dei “tecnici della salute”, che comprende infermieri e fisioterapisti, seguita da quella degli operatori socio-sanitari (18,9%), dei medici (14,2%), degli operatori socio-assistenziali (6,2%) e del personale non qualificato nei servizi sanitari e di istruzione (4,6%). A rilevarlo, alla vigilia delle celebrazioni del primo maggio, è il primo report dell’Istituto dedicato al fenomeno delle infezioni sul lavoro da Covid-19, da cui emerge anche che i casi mortali da contagio sono stati 98 (52 in marzo e 46 in aprile) pari a circa il 40% del totale dei decessi sul lavoro denunciati all’Inail nel periodo preso in esame.
«I nostri dati – spiega il presidente dell’Inail, Franco Bettoni – confermano la maggiore esposizione al rischio del personale sanitario, al quale l’Istituto riconosce la presunzione semplice di origine professionale dell’infezione. Con l’avvio della fase 2 dell’emergenza, continueremo a monitorare l’andamento delle denunce di contagio sul lavoro da nuovo coronavirus, anche allo scopo di ricavare informazioni utili per le indicazioni da fornire per le misure di prevenzione necessarie con la graduale ripresa delle attività produttive. Nel frattempo, tutti i casi accertati di infezione contratta in occasione di lavoro e in itinere continueranno a essere tutelati dall’Istituto come infortuni, già a partire dal periodo di quarantena».Prendendo in considerazione le diverse attività produttive, il settore della sanità e assistenza sociale, in cui rientrano ospedali, case di cura e case di riposo, registra il 72,8% dei casi di contagio sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail, mentre a livello territoriale quasi otto denunce su 10 sono concentrate nelle regioni dell’Italia settentrionale: il 52,8% nel Nord-Ovest (35,1% in Lombardia) e il 26,0% nel Nord-Est (10,1% in Emilia Romagna). Il resto dei casi è distribuito tra Centro (12,7%), Sud (6,0%) e Isole (2,5%).Il 71,1% dei contagiati sul lavoro sono donne e il 28,9% uomini, con un’età media di poco superiore ai 46 anni (46 per le donne, 47 per gli uomini). Tra gli infermieri e gli altri tecnici della salute, in particolare, più di tre denunce su quattro sono relative a lavoratrici. Il 12,6% dei casi riguarda invece lavoratori stranieri, tra i quali la percentuale delle donne è pari all’80%. Concentrando l’attenzione sui 98 casi mortali denunciati, il rapporto tra i generi si inverte. I decessi dei lavoratori, infatti, sono stati 78, quelli delle lavoratrici 20, con un’età media pari a 58 anni sia per gli uomini che per le donne.Come sottolineato nel report elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, i dati sulle denunce di infortunio da Covid-19 sono provvisori e il loro confronto con quelli rilevati a livello nazionale dall’Istituto superiore di sanità richiede cautele, sia per la maggiore complessità nella trattazione delle denunce che deriva dall’attuale contesto di emergenza, sia per il fatto che la platea Inail, riferita ai soli lavoratori assicurati, non comprende categorie particolarmente esposte al rischio di contagio, come quelle dei medici di famiglia, dei medici liberi professionisti e dei farmacisti.
«Il dibattito – precisa Bettoni – sull’ampliamento della platea degli assicurati Inail, che all’inizio dell’anno ha portato all’estensione della tutela obbligatoria ai rider addetti alle consegne a domicilio, con questa emergenza è tornato di grande attualità. In queste settimane, in particolare, abbiamo costituito un gruppo di lavoro con le federazioni dei medici per studiare la possibilità di estendere la nostra copertura ai medici liberi professionisti e convenzionati».«Il tema – aggiunge il presidente dell’Istituto – dovrà però essere affrontato anche a livello complessivo, per comprendere gli oltre tre milioni e mezzo di lavoratori che non possono accedere a rendite o indennizzi in caso di infortunio o malattia professionale. Il mondo del lavoro, infatti, è cambiato moltissimo negli ultimi anni ed è arrivato il momento che anche le norme sulla protezione dei lavoratori ne prendano atto. L’Inail, per quanto gli compete, è pronto a sostenere questa svolta». (fonte: doctor33)

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Infarto miocardico acuto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

Un documento di consenso firmato dall’American College of Cardiology (ACC), dall’American College of Emergency Physicians (ACEP) e dalla Society for Cardiovascular Angiography & Interventions (SCAI) descrive in modo esaustivo come trattare i pazienti con infarto miocardico acuto durante la pandemia da COVID-19. L’articolo, primo autore Ehtisham Mahmud dell’Università di California San Diego, è stato appena pubblicato sul Journal of American College of Cardiology. «Anche durante la pandemia da COVID-19 l’angioplastica coronarica percutanea (PCI) rimane lo standard di cura nei pazienti con infarto miocardico e sovraslivellamento del segmento ST (STEMI), ma solo negli ospedali in grado di attuare la procedura tempestivamente in un laboratorio di emodinamica dotato di personale esperto che indossa i necessari dispositivi di protezione individuale (DPI)» consigliano gli autori, aggiungendo che una strategia alternativa basata sulla fibrinolisi può essere invece preferibile negli ospedali senza emodinamica oppure in situazioni specifiche in cui la PCI non può essere eseguita o non è considerata la migliore opzione. Il presidente SCAI Mahmud e i coautori invitano inoltre tutti i medici a ricordare che le manifestazioni cardiovascolari di COVID-19 sono complesse, e che in questi casi l’infarto acuto del miocardio dovrebbe entrare in diagnosi differenziale con la miocardite che simula uno STEMI, la cardiomiopatia da stress o comunque non ischemica, lo spasmo coronarico oppure una lesione miocardica aspecifica. «Prima di scegliere la strategia riperfusoria si dovrebbe prendere in considerazione un ampio ventaglio di patologie alternative che potrebbero essere alla base del sovraslivellamento del tratto ST, non ultima la miocardite spesso associata all’infezione da nuovo coronavirus» ribadisce Mahmud. E conclude: «È indispensabile, inoltre, che durante la pandemia da COVID gli operatori sanitari utilizzino DPI adeguati in tutte le procedure invasive eseguite, e che i nuovi test rapidi COVID-19 vengano diffusi rapidamente in tutti gli ospedali che gestiscono pazienti con infarto miocardico acuto». (fonte doctor33)

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Scarcerazione malavitosi con la burocrazia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

«Prima il governo spalanca le porte del carcere per i boss mafiosi, poi tenta di riparare al danno con la burocrazia, introducendo con un nuovo decreto un contorto meccanismo di scambi di pareri tra magistrati prima di decidere l’eventuale concessione dei domiciliari. Un modo come un altro per non assumersi la responsabilità dei propri errori, e non dire chiaramente che i capimafia reclusi al 41bis non possono tornare a casa con il pretesto del coronavirus. Con i nostri parlamentari abbiamo denunciato da subito le responsabilità del direttore del Dap Basentini, che ha avuto l’onestà di dimettersi, e quelle del ministro Bonafede che, molto meno dignitosamente, ha saputo soltanto scaricare le colpe sui magistrati. Il governo avrebbe potuto bloccare le scarcerazioni semplicemente cancellando l’articolo 123 del “Cura Italia”, che, come effetto indiretto, ha portato a un sostanziale indulto di cui hanno beneficiato alcuni tra i più pericolosi capimafia».

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Bioinformatica: una scienza necessaria per combattere gli attacchi virali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

Ormai è un dato certo: la bioinformatica, nei prossimi anni, condizionerà in modo determinante il progresso tecnico-scientifico della nostra società. Si tratta di una scienza fortemente interdisciplinare, che mescola saperi e competenze per espandere la nostra conoscenza del mondo biologico, soprattutto per quanto concerne gli aspetti strutturali e funzionali dei suoi componenti. Una disciplina che chiede alle scienze matematiche, fisiche e naturali di uscire dal loro isolamento per mescolarsi e produrre dati, informazione e conoscenza.Gli ambiti nei quali questa scienza trova la sua naturale collocazione vanno dalla genetica, alla biologia molecolare, dalla ricerca farmacologica generale a quella specifica immunologica e virale: è ovvio quindi, come la bioinformatica assume un’importanza strategica specie in tempi di Coronavirus.
Per Giovanni Morelli, chimico teorico di formazione che da anni si occupa di High Performance Computing (calcolo ad alte prestazioni ndr) anche in ambito bioinformatico per la lotta, nello specifico, dei virus. “Essi sono essenzialmente materiale genetico allo stato puro. E’ un corpuscolo dotato di una sola capacità: veicolare informazione; quella per riprodursi. La “ricetta” per adempiere a questo unico scopo è depositata nel materiale genetico che veicola (sotto forma di DNA o RNA contenuto in un involucro lipoproteico), eppure da solo non ha nessuna possibilità di realizzarla: per questo infetta le cellule degli organismi superiori, si serve del loro “laboratorio di sintesi” per realizzare la sua unica ricetta. Ora, i modi ed i mezzi attraverso cui viene sferrato questo attacco sono abbastanza noti alla biologia molecolare; tuttavia ogni virus ha una sua “specificità” che bisogna innanzitutto conoscere per poi progettare rimedi molecolari altrettanto specifici: la bioinformatica svolge un ruolo determinante in entrambe queste fasi. Il principale soggetto di studio è supporto molecolare costituito da una enorme quantità di informazione, ovvero una fonte smisurata di dati: da questo punto di vista la bioinformatica si configura anche come la scienza dei dati applicata ai contesti biologici. Non è un caso che molti paradigmi del Data Analytics (la scienza dell’analisi dei dati) si utilizzano anche in biologia computazionale, sollevando la questione cruciale delle competenze squisitamente tecnologiche coinvolte nel campo bioinformatico: le architetture di calcolo parallelo, la virtualizzazione, i workflow basati su containers, il GPU computing, i filesystem distribuiti per gestire (archiviare e accedere) enormi quantità di dati sono solo alcuni degli aspetti tecnologici coinvolti nelle attività di ricerca e produzione bioinformatica e, per i quali, sono richieste competenze verticali di altro profilo”. (fonte: Comunicazione DazebaoNews)

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Al via il concorso per le Scaleup Deep Tech

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

Bruxelles. Sono aperte le candidature all’EIT Digital Challenge, il concorso per le aziende europee digitali in ambito deep tech. Le startup in rapida crescita con clienti esistenti – le cosiddette scale-up – sono invitate a candidarsi in una delle seguenti cinque aree tematiche: Digital Tech, Digital Cities, Digital Industry, Digital Wellbeing e Digital Finance. Le cinque migliori aziende riceveranno premi per un totale di 350.000 euro in contanti e in servizi. La scadenza per la presentazione delle candidature è il 7 giugno 2020.La competizione si rivolge alle scaleup “deep tech”, ovvero le aziende tecnologiche con un’offerta di prodotti differenziati e che sfruttano tecnologie digitali avanzate.”Per superare la crisi attuale, abbiamo bisogno della fantasia e della capacità di esecuzione dei migliori imprenditori. Con l’EIT Digital Challenge, siamo determinati a individuare i migliori imprenditori europei del settore deep tech e a sostenerli nella costruzione di grandi aziende che affronteranno le principali sfide mondiali”, afferma Chahab Nastar, Chief Innovation Officer di EIT Digital.”Vincere l’EIT Digital Challenge ci ha aiutato a concludere importanti occasioni per le quali attendevamo le decisioni finali dei clienti. In meno di 6 mesi, EIT Digital ha già dimostrato di poterci fornire un’enorme copertura mediatica, un importante sostegno finanziario e numerose opportunità di vendita in Europa” – afferma Lucas Le Bell, CEO e co-fondatore di CerbAir, che è stata premiata nel 2019 ed è entrata a far parte dell’EIT Digital Accelerator poco dopo.L’EIT Digital Accelerator è composto da un team pan-europeo di business developer ed esperti di raccolta fondi che operano in 17 città di tutta Europa, insieme a un hub nella Silicon Valley. Dal 2012, l’EIT Digital Accelerator ha supportato oltre 300 startup in rapida crescita per l’acquisizione di clienti e la raccolta di capitali a livello internazionale. Nel 2019, l’EIT Digital Accelerator è stato classificato da UBI Global tra i 5 migliori acceleratori per il business pubblico al mondo e uno dei principali marchi di acceleratori in Europa, secondo un sondaggio condotto dall’European Startup Initiative.
Per candidarsi all’EIT Digital Challenge, le aziende devono soddisfare i seguenti criteri: devono avere sede in uno degli Stati membri dell’Unione europea, nel Regno Unito, o in uno dei paesi associati a Horizon 2020, devono essere in fase di crescita (da dimostrare provando di avere un fatturato annuo di oltre 300.000 euro o almeno 2 milioni di euro di finanziamenti totali), e devono essere nei primi dieci anni di vita. Dal suo lancio nel 2014, il concorso ha attirato più di 2000 partecipanti da tutta Europa. La maggior parte dei partecipanti vincitori sono diventati aziende di successo a livello internazionale. Ora tocca a voi!
Il termine per la presentazione delle candidature è il 7 giugno 2020.

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Gli Italiani a casa: tutti pazzi per l’e-learning

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

Stiamo vivendo un periodo davvero molto particolare. Queste settimane di isolamento forzato ci stanno mettendo alla prova ma ci hanno anche fatto di scoprire il valore del tempo e della tecnologia che è diventata la nostra finestra sul mondo esterno.
Dai dati emerge tutta la volontà degli Italiani di mantenersi attivi e di imparare qualcosa di nuovo.Da inizio a fine marzo, infatti, il numero di coupon relativi ai corsi di e-learning acquistati su Groupon sono aumentati del 137%.In Europa, gli Italiani si dimostrano i più intraprendenti e guidano la classifica con il 62% di chi è favorevole a iniziare un corso online, seguiti a parimerito da Regno Unito e Olanda (59%), Germania (57%), Spagna (54%) e Francia (26%).
A sorpresa è la fascia d’età tra i 45 e i 54 anni (29% dei rispondenti) ad essere la più desiderosa di imparare grazie alla tecnologia. Significativi anche il 19% tra i 54 e i 65% che vedono l’e-learning come un’opportunità e il 4% degli over 65 che, pur di rimanere attivi, non si lasciano spaventare dalla tecnologia.Gli Italiani vogliono iniziare un corso online soprattutto per migliorarsi a livello personale (62%) o professionale (60%). Con quest’ultima preferenza gli si dimostrano tra i più attenti alla carriera rispetto al resto dell’Europa dove la media di chi sceglie l’e-learning per migliorarsi sul lavoro è del 56%.C’è anche un buon 29% la cui priorità è mantenersi attivi e un 17% di curiosi che utilizza il web per provare qualcosa di nuovo; motivazione tra le più importanti per il Regno Unito (42%).
Ma quali sono le aree di interesse più gettonate? In cima alla classifica troviamo i corsi di lingue straniere (55%), seguiti da quelli di business (32%) confermando l’attenzione sulla sfera professionale; non a caso per queste due tipologie di corsi gli Italiani sono disposti ad investire rispettivamente un massimo di 100€ e 186€. In terza posizione vediamo le lezioni di salute e benessere (29%), per cercare di mantenersi in forma durante i giorni di sedentarietà. Grande successo anche per coaching (25%) e psicologia e pedagogia (16%), scelti probabilmente per reagire a questa situazione senza precedenti.C’è anche chi vuole approfittarne per prendersi cura delle piante di casa con corsi di giardinaggio (9%) o chi vuole imparare a suonare uno strumento musicale (9%). Non mancano le beauty addict che, disperate per la chiusura dei centri estetici, decidono di darsi al “fai da te” e iniziare dei corsi per estetista e parrucchiera (5%).

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Perché il sistema Conte di prestiti alle imprese rischia di essere inefficiente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

Da settimane l’Italia sta affrontando una profonda crisi creata dalla diffusione del Covid-19. Non si tratta solo di emergenza sanitaria, ma anche economica e, per affrontare questo aspetto, fra le misure messe in atto dal governo Conte c’è quello dei prestiti alle imprese che, però, in assenza di altre misure potrebbe non sortire gli esiti sperati. Ad affermarlo una proposta a firma di Jacopo Vavalli – docente presso la Scuola Nazionale dell’Amministrazione in materia di contratti – e Diego Palano – uno dei nomi più noti del web italiano con nel curriculum marchi come Dalani.it e Facile.it e un master al MIT di Boston.Secondo i due autori, l’obiettivo di ‘inondare’ imprese e partite IVA di denaro per una loro auspicata ripartenza potrebbe ritenersi di primo acchito tra le poche soluzioni in grado di garantire la liquidità che serve al tessuto economico produttivo italiano, ma è altrettanto vero che occorre capire quale possa essere il risultato che la stessa produce.Se le imprese e i professionisti dovessero incassare i soldi stanziati dalle Banche con la finalità di poter ripartire, ma si trovassero a far fronte al pagamento di ingenti tasse e imposte, è chiaro che si potrebbe creare un circolo vizioso anziché virtuoso.
A rendere inefficiente il sistema previsto dal governo sono principalmente due ragioni secondo Vavalli e Palano: la prima è che il total tax & contribution rate dell’Italia relativo alle imprese risulta nel 2018 pari al 59,1% del reddito di impresa, a fronte di una media globale pari al 40,5 ed europea pari al 38,9% (dati tratti dal Rapporto “Paying Taxes 2018” realizzato da Banca Mondiale e PwC). La seconda è che, una volta finito il periodo delle sospensioni fiscali dettate dall’emergenza epidemiologica in atto, le stesse imprese – nonché le partite IVA, non meno colpite dal carico fiscale – si ritroveranno a dover fronteggiare sia il pagamento delle imposte correnti sia di quelle passate. Lo Stato, insomma, concederebbe garanzie per far ottenere liquidità, che però rischierebbe di essere in buona parte sottratta ai privati per onorare debiti di natura fiscale. «Per dirla con Winston Churchill», scrivono Vavalli e Palano, «una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico. Eppure una soluzione esiste e andrebbe applicata prima che diventi troppo tardi.».Mai come in questa delicata fase storica il fatto di ridurre sensibilmente il carico fiscale a cittadini e imprese appare imprescindibile perché non ci si può sollevare in piedi dentro un secchio tirando il manico. Il punto fondamentale, sostengono nel loro documento Vavalli e Palano, è che qui non si discute di garantire soluzioni per la prosperità di un paese ma per evitarne una crisi irreversibile.Sarebbe necessario, concludono gli autori della proposta, ridurre il carico fiscale sino a dimezzarlo, a tutti i livelli. Con l’obiettivo futuro di rientrare gradualmente, se del caso, quanto meno nella media dei paesi europei. Realizzare un dimezzamento uniforme di tutte le aliquote di imposta sul reddito da lavoro, sul reddito delle società e sulle attività produttive (IRPEF, IRES e IRAP) del secondo semestre 2020, rappresenterebbe un intervento avente un impatto sicuro, immediato e notevole sulla possibilità di ripresa dell’economia reale, sulla produzione e sulla occupazione, sulla capacità di spesa degli italiani. Una tale ondata di liquidità, seppur subordinata al lavoro e alla produzione, verrebbe parzialmente reintrodotta in circolazione con effetto immediato.

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Convegno “Intelligenza Artificiale: per una governance umana. Prospettive educative e sociali”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

’Università Pontificia Salesiana di Roma, per iniziativa della sua Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale, sta costruendo, per le giornate del 25 e 26 settembre 2020, l’evento “Intelligenza Artificiale: per una governance umana. Prospettive educative e sociali”. In base alla possibilità del momento, vista l’emergenza sanitaria in atto, si terrà in forma presenziale rispettando le misure di distanziamento oppure sarà realizzato online. Il sito https://intelligenzartificiale.unisal.it, costantemente aggiornato, ospita il programma in fieri dell’evento e il costruendo panel degli interventi, anche per le sessioni parallele dedicate ai casi applicativi e ai workshop, nonché bibliografie, strumenti e utilities per lo studio su questi temi. Sul portale, infatti, il progetto stesso cresce, continuamente alimentato dai contributi e dalle idee di soggetti istituzionali, ricercatori, studiosi e interessati, a diverso titolo coinvolti o interessati.
Con l’obiettivo della più larga partecipazione al progetto, l’Università lancia oggi una Call for Papers: coloro che intendano sottoporre una proposta di paper da discutere nell’evento di settembre, o comunque da diffondere attraverso il portale, potranno realizzare e inviare entro il 24 maggio 2020 l’abstract del proprio paper, compilando il form presente sul sito al seguente link https://intelligenzartificiale.unisal.it/call-for-papers, dove sono indicate tutte le procedure di selezione, le tempistiche e ogni informazione utile. L’abstract dovrà consistere in non più di 2 cartelle, essere privo di riferimenti a prodotti commerciali o a materiale sottoposto a copyright di terzi, e recare indicata la pertinenza principale ad uno dei temi previsti su uno o più degli aspetti scelti: teorici e umanistici; casi d’uso pratici, esperenziali, tecnici; altro.
Le Aziende – Accanto a questi aspetti, che è fondamentale indagare, rivestono importanza per gli addetti ai lavori e per gli utenti i casi d’uso – pratici, esperienziali, tecnici – messi in campo in tutti i settori: pubblica amministrazione, educazione, ricerca, agricoltura, ingegneria, robotica e informatica naturalmente, ambiente, energia, reti delle telecomunicazioni, mobilità, smart cities, industria manifatturiera, farmacologia, salute, assistenza alla persona, sicurezza, vision recognition & classification. Tutti campi del fare umano che ci si aspetta siano interessati da una produttività ed un’efficienza amplificate dal contributo di velocità e precisione delle macchine. Per questo nel corso dell’evento e online sarà previsto uno spazio espositivo dedicato alle aziende per i propri innovativi prodotti e servizi di IA.
La diffusione crescente dell’IA, accompagnata ad una evoluzione del pensiero su di essa ed accelerata dalla diffusione dell’emergenza epidemiologica – che ha imposto una brusca virata verso forme di tecnologia avanzate anche ad ambiti che ne restavano ancora ai margini – ne fa un elemento già ben integrato nelle nostre stesse esistenze. Di più. Non esiste neanche più una sola Intelligenza Artificiale, ma almeno tre, che gli studiosi definiscono come Artificial Narrow Intelligence, Artificial General Intelligence eArtificial Super Intelligence.

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Obbligazioni high yield europee: aggiornamento sulla strategia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

A cura di Roman Gaiser, Responsabile high yield, EMEA di Columbia Threadneedle Investments. Sebbene i rendimenti delle obbligazioni high yield europee (EHY) abbiano terminato il trimestre in territorio fortemente negativo e gli spread si siano notevolmente ampliati, le valutazioni del mercato hanno raggiunto livelli decisamente più interessanti rispetto a inizio anno. Abbiamo cominciato il 2020 con un posizionamento prudente nei nostri portafogli EHY, e nel riesaminare le valutazioni e la risposta politica al Covid-19 manteniamo la nostra posizione difensiva puntando a spostarci sulle obbligazioni di maggiore qualità e a potenziare l’esposizione a quelle precedentemente ritenute costose ma che ora appaiono interessanti. La probabilità di una recessione economica in molti mercati sviluppati dovuta alle chiusure e alle misure di isolamento decise per contrastare il Covid-19 si è sommata all’aumento dell’avversione al rischio e dell’illiquidità, spingendo fortemente al rialzo i rendimenti e gli spread creditizi, fino a raggiungere livelli che non si vedevano dal 2011/2012.A livello settoriale, le più colpite sono state le aree più cicliche del mercato come auto ed energia, trasporti e tempo libero e grande distribuzione non alimentare. I titoli meno esposti al ciclo come salute, servizi di pubblica utilità e telecomunicazioni hanno conseguito performance relativamente migliori.
Gli spread dei titoli high yield europei superano di circa 0,6 deviazioni standard la media di lungo termine (ventennale), dopo aver chiuso il 2019 su livelli invariati.Le autorità intendono scongiurare il rischio che lo shock economico si trasformi in una crisi finanziaria. Programmi quali gli acquisti diretti di obbligazioni societarie investment grade da parte della Federal Reserve hanno come obiettivo primario gli spread creditizi e dovrebbero aiutare a stabilizzare il mercato del credito nel suo complesso, come in parte già avvenuto.Le agenzie di rating sono intervenute tempestivamente e la probabilità di ulteriori revisioni al ribasso dei rating peserà sul mercato ancora per qualche mese. Ultimamente si è parlato molto delle emissioni che hanno perso il rating investment grade, i cosiddetti “angeli caduti”. Dall’inizio dell’anno, già EUR 30 miliardi e GBP 3,5 miliardi di obbligazioni sono rientrati nella categoria degli angeli caduti in Europa, più del 2018 e del 2019 insieme e circa il 10% delle emissioni EHY in circolazione. Le retrocessioni dei rating creditizi sono aumentate in quanto le ricadute dello shock sanitario continuano a farsi sentire e i governi di tutto il mondo sono intenti a implementare politiche monetarie e fiscali in grado di contenere i danni.
Sin dall’inizio dell’anno la nostra strategia EHY ha implementato, e continua a farlo, un posizionamento difensivo con un moderato sottopeso sul beta di mercato (al contempo mantenendo un certo livello di liquidità), preserva una sottoesposizione a settori ciclici come auto, trasporti e industrie di base ed è sovraesposta alla salute (ad esempio IQVIA), alla tecnologia (SFR e Netflix), ai media e ai servizi finanziari.La predilezione per le emissioni di elevata qualità rispetto a quelle di qualità inferiore è stata uno dei nostri temi d’investimento per il 2020, che oggi ci sentiamo di ribadire. Inoltre, a seguito dei recenti ribassi dei prezzi potremmo inserire alcuni angeli caduti e obbligazioni societarie con rating più elevati viste le vendite indiscriminate subite a marzo dal mercato. Riteniamo che i rendimenti potenziali offrano una compensazione adeguata a fronte del rischio d’investimento assunto. Con gli spread sui livelli correnti, i mercati remunerano gli investitori in misura nettamente superiore rispetto ai massimi tassi d’insolvenza storici.In generale, la nostra strategia EHY ha conseguito buone performance nel primo trimestre del 2020 in virtù delle dinamiche sopra esposte. (In sintesi)

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Tutele aggiuntive al personale impiegato nell’emergenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

È stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome di Trento e Bolzano e le Organizzazioni Sindacali FP Cgil, Cisl FP, Uil FPL, per l’individuazione e la destinazione di specifiche risorse finalizzate a remunerare le particolari condizioni dei lavoratori impegnati nell’emergenza Covid-19 negli Enti e Aziende del SSN. Un testo costruito grazie anche al coinvolgimento del Comitato di Settore Regioni-Sanità.Regioni e sindacati, con il protocollo, chiedono di riconoscere “la grande professionalità, la capacità di adattamento organizzativo e la dedizione al lavoro” degli operatori, attraverso un pacchetto di interventi “che incrementi in misura sensibile le risorse disponibili, anche con un ulteriore stanziamento da parte del Governo”, escludendo le risorse “dal computo dei limiti previsto dall’attuale art.23 comma 2 del D.Lgs. 75/2017 e dai vincoli previsti dalla legislazione vigente in materia di spesa di personale”.
Regioni e sindacati del pubblico impiego elencano le leve retributive impiegabili, tra le quali: una particolare maggiorazione della produttività, a titolo di “progetto covid-19”, individuata previo passaggio in contrattazione integrativa; l’estensione di un’indennità di malattia infettiva a tutto il personale sanitario ed oss, con la richiesta di intervenire, da un punto di vista normativo, per permettere l’estensione dell’indennità a tutto il personale; infine, la possibilità di ampliare i reparti e i servizi destinatari dell’indennità di terapia intensiva e sub-intensiva, attraverso il confronto e la contrattazione regionale.Per rendere operative queste misure – proseguono le Regioni e le organizzazioni sindacali firmatarie del presente protocollo -, è stato condiviso “l’invio al Governo di una serie di proposte tra le quali, in particolare, alcuni emendamenti all’ex art.1 del Cura italia”.È stato inoltre richiesto “di dare compiuta attuazione a quanto previsto nel Patto per la Salute 2019-2021, prevedendo la possibilità per le Regioni in equilibrio economico, che hanno garantito i LEA e avviato il processo di adeguamento alle disposizioni di cui al DM 2 aprile 2015, n. 70, di destinare alla contrattazione integrativa risorse aggiuntive rispetto a quelle già previste nel CCNL, nel limite del 2 per cento del monte salari regionale, rilevato nell’anno 2018, nonché ulteriori risorse aggiuntive di derivazione nazionale e comunitaria”.A tal fine, “risulta poi necessario per poter pienamente utilizzare le auspicate ulteriori risorse, che interventi finanziari di carattere europeo e nazionale per la gestione dell’emergenza, siano escluse dal computo dei limiti previsti dall’attuale art. 23 comma 2 del D.Lgs. 75/2017 e dai vincoli previsti dalla legislazione vigente in materia di spesa di personale”.Si ritiene infine – concludono Regioni e Sindacati – che “debba essere previsto, in relazione all’eccezionalità dell’emergenza sanitaria in atto, un intervento normativo che tuteli tutto il personale coinvolto che ha operato nella fase emergenziale da responsabilità civili e penali, salvo il caso di condotte poste in essere con dolo o in ipotesi particolarmente qualificate di colpa grave”.

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Decreto liquidità e open banking

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

Banca e Fintech insieme per favorire l’accesso alla liquidità alle ditte individuali, in modalità totalmente digitale, senza andare in succursale, e in tempi molto veloci. Banca Sella, già attiva nell’open banking, nell’ambito delle iniziative che sta avviando per supportare l’economia e i clienti in difficoltà a causa dell’emergenza covid-19, ha firmato un accordo con la Fintech Credimi, leader europeo del finanziamento digitale alle imprese, nella quale detiene anche una partecipazione.Grazie a questa partnership Banca Sella potrà garantire ai propri clienti, che svolgono attività economica rientrante nel perimetro previsto dal cosiddetto decreto liquidità, tempi ancora più rapidi per la gestione delle domande di finanziamento previste dal decreto, che prevede la possibilità di richiedere un prestito fino a 25 mila euro o comunque non superiore al 25% dei ricavi 2019, con la copertura del Fondo di garanzia del 100%.Le ditte individuali, clienti di Banca Sella, potranno richiedere questo finanziamento direttamente dall’internet banking della banca, senza passaggi in filiale e senza presentare alcun modulo o documento cartaceo. A questo punto la domanda verrà presa in carico dai sistemi di Credimi, che processerà la richiesta in maniera quasi automatica, interfacciandosi digitalmente con il Fondo Centrale di Garanzia, senza alcun aggravio per il cliente, escluse le firme (tutte digitali) richieste dalla legge. La risposta arriverà sempre in pochi giorni e l’erogazione avverrà immediatamente dopo il rilascio della garanzia. Questo processo di lavorazione – dedicato alla partnership con Banca Sella – è stato messo a punto e rilasciato in una settimana.“L’accordo con Credimi – ha dichiarato Andrea Massitti, Head of Corporate and Small Business di Banca Sella – rientra nell’ambito delle iniziative che la nostra Banca ha messo in campo nelle ultime settimane per supportare l’economia e i clienti in difficoltà a causa dell’emergenza Covid-19. In particolare, rispetto alle domande di finanziamento previste dal decreto liquidità, ci siamo organizzati per garantire ai nostri clienti tempi rapidi nella gestione delle richieste sia al nostro interno che attraverso la partnership strategica con Credimi. Questa organizzazione ci permette di rispondere alle esigenze dei clienti ed evadere le richieste nel minor tempo possibile.”“L’operazione siglata da Credimi e Banca Sella è un esempio virtuoso di come i vari attori finanziari possono collaborare per migliorare questo paese – sottolinea Ignazio Rocco, Founder e Ceo di Credimi – Una collaborazione fattiva che libera liquidità, nel modo più efficace e veloce possibile, per quella fascia di aziende più piccole, con meno risorse disponibili e dunque più colpite da questa emergenza sanitaria ed economica.”

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Andamento del Pil in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

Secondo l’Istat, nel primo trimestre del 2020 si stima che il prodotto interno lordo (Pil), è diminuito del 4,7% rispetto al trimestre precedente e del 4,8% in termini tendenziali.”Dato in linea con le principali previsioni. Certo, considerato che i negozi sono stati chiusi solo dal 12 marzo, mentre le attività produttive sono state sospese solo a partire dal 23 marzo, ed entro il 25 marzo, in pratica una settimana su 4, si tratta di un crollo incredibile, come dice l’Istat di entità eccezionale. Ricordiamo, però, che secondo l’Upb sarebbe stato di circa il 5%, mentre nel Def era stimato un crollo ancora superiore, del 5,5 per cento” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

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