Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

La giustizia ai tempi del Covid-19

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

«L’emergenza Covid-19 ha dato evidenza alle potenzialità di una parte del nostro Paese che spesso sono soffocate dalla presenza di una minoranza, perché di minoranza si tratta, rappresentata dalla criminalità. Mai come in questa vicenda mi sono sentito fiero delle mie radici. Ho sempre pensato che il nostro Paese sia unitario. Qualcuno, invece, ha iniziato a pensare all’unitarietà dell’Italia quando si è subodorata la possibilità che potessero esserci nuove prospettive di tipo commerciale ed economico». Lo ha dichiarato il Procuratore Capo presso la Procura della Repubblica di Salerno, Giuseppe Borrelli, che è intervenuto al talk #GiffoniAUnMetroDaTe condotto dal direttore di Giffoni Opportunity, Claudio Gubitosi, con la partecipazione di due giffoners, Elena Manco, 19 anni, e Pietro Rapuano, 21 anni, entrambi studenti di Giurisprudenza, che hanno sottoposto al Procuratore domande e sollecitato spunti di riflessione. Un confronto che il procuratore ha molto apprezzato: «Sono onorato di partecipare ad un gruppo di lavoro come questo – ha spiegato –in un contesto tanto apprezzato come Giffoni, una delle poche realtà in Italia note positivamente».Il mondo della giustizia ai tempi del coronavirus, cos’è successo? Come si sono riorganizzati gli uffici giudiziari e quale effetto resterà di questa fase sul sistema giudiziario? «Quello che è successo – ha spiegato il procuratore capo di Salerno – ha cambiato il modo di rapportarci nella quotidianità. La Procura è stata la cartina di tornasole di questi cambiamenti avvenuti, molti dei quali in termini negativi, perché il momento che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo è drammatico. Ci sono stati, però, anche aspetti positivi. La prima cosa che ho fatto è stata quella di allontanare i dipendenti ed i collaboratori dagli uffici quanto più possibile. Ho dovuto razionalizzare l’impiego del personale amministrativo, parliamo di circa cento dipendenti. Abbiamo creato presìdi che assicurassero i servizi essenziali. Questo ha comportato di fatto un blocco dell’attività giudiziaria. La telematica moderna, però, ci ha consentito di fare nel giro di un mese e mezzo più passi in avanti di quanti se ne siano fatti in anni di lavoro. Tanti gli sbarramenti che sono stati superati. Pensate ad esempio che qualche giorno fa ho fatto un interrogatorio in video-conferenza. Tutto quello che sta succedendo anche nella nostra organizzazione di lavoro è stata la conferma che, come italiani, diamo il meglio di noi in condizioni di emergenza».Con il ritorno alla normalità questi cambiamenti cederanno il passo all’organizzazione tradizionale del lavoro? «Sarebbe positivo che qualcosa di questa fase rimanesse perché la tecnologia oggi offre strumenti che sono utili se non si ci sono, però, estremizzazioni – è l’augurio del dottor Borrelli – Se utilizzassimo quanto di positivo è emerso in questo periodo, potremmo determinare un buon cambiamento del sistema».A cambiare anche le tipologie di reati che in questa fase sono stati commessi con la gente sempre a casa e le abitudini completamente stravolte dal lockdown: «Sono aumentati i crimini informatici, come era immaginabile – ha illustrato il Procuratore Capo di Salerno – su questo abbiamo un grosso ritardo. Il fenomeno ha assunto proporzioni gigantesche e non esiste una preparazione specifica al contrasto. Abbiamo reparti specializzati come la Polizia Postale o alcuni nuclei della Guardia di Finanza, ma la loro consistenza numerica è molto limitata. Il web offre numerosissime possibilità di diventare vittime di reati. Si pensi alle truffe online ad esempio. A questo si aggiungano i tentativi di adescamento, il fenomeno della pedo-pornografia. C’è una vasta gamma di reati in questo senso cui si è aggiunto l’utilizzo dei social e il fenomeno delle fake news. E’ una realtà pericolosa che non ha rilievo penale ma che ha un suo evidente peso nella misura in cui condiziona gli orientamenti delle persone. In questo senso ci dovremmo attrezzare anche con interventi normativi nuovi. Il fenomeno è complesso perché si corre il rischio di determinare limitazioni di diritti garantiti costituzionalmente come il diritto alla libera manifestazione del pensiero».

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