Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Archive for 7 maggio 2020

The Indian Express seleziona “Stonehenge: Il Tempio dei Druidi”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Già a ottobre 2019 il quotidiano britannico Daily Express, fondato nel 1900 da Arthur Pearson, aveva ‘scoperto’ con grande interesse il documentario “Stonehenge: The Temple of Druids” su Amazon Prime UK, poiché svelava il “segreto” del monumento preistorico legato all’Imperatore romano Giulio Cesare, il quale descriveva in dettaglio i “rituali segreti” eseguiti nel misterioso monumento di Stonehenge nello Wiltshire, in Inghilterra. “Stonehenge: The Temple of Druids”, diretto da Jordan River e prodotto dalla Delta Star Pictures, viene ripreso anche dal quotidiano indiano The Indian Express, che il 26 aprile 2020 lo seleziona tra i migliori 10 documentari da vedere.Solo 12 minuti, ma intensi, che racchiudono in modo ‘zen’ il mistero di Stonehenge. Sulla scia di antiche leggende e fonti storiche questo documentario, girato in 4K in Inghilterra nello Wiltshire, permette di tuffarci proprio a Stonehenge e di vivere le emozioni celtiche. “Stonehenge: Il Tempio dei Druidi” è ora approdato anche in lingua italiana sulla piattaforma UamTv

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Scuola: Abilitazioni all’insegnamento e specializzazioni su sostegno, forte esigenza e troppi paletti

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

La scuola italiana si caratterizza per avere un basso numero di docenti precari abilitati nelle discipline comuni e specializzati nell’insegnamento agli alunni disabili. Questo accade perché i concorsi e i corsi abilitanti vengono banditi sempre per un numero sottodimensionato di posti e con dei limiti di accesso oltre ogni logica. Attraverso delle proposte di emendamento al Decreto Legge n. 22 sulla Scuola, da domani all’esame della VII commissione del Senato, il sindacato Anief chiede adesso di aprire ad una quantità maggiore di docenti aspiranti: non farlo, mantenendo gli attuali vincoli, significa che a breve le scuole rimarranno sguarnite dinanzi all’esigenza di affidare l’enormità di cattedre vacanti e di supplenze annuali ad un numero sempre maggiore di insegnanti non abilitati e non specializzati nella didattica per alunni con disabilità. Marcello Pacifico (Anief): “Chi dice che questa soluzione premia il merito professionale non ha una visione prospettica del sistema formativo: diritto allo studio, continuità didattica e alto livello dell’offerta formativa passano per la formazione e la specializzazione di chi insegna”.La necessità fa virtù, ma evidentemente non nella scuola. In questo comparto, pur in mancanza di un numero sempre più alto di insegnanti titolari, l’amministrazione scolastica continua infatti ad organizzare concorsi e corsi abilitanti aprendoli ad un numero fortemente inferiore rispetto alle necessità reali. Per questi motivi, il giovane sindacato Anief chiede al Senato della Repubblica che siano ammessi in sovrannumero al prossimo corso abilitante tutti gli insegnanti che abbiano prestato più di 24 mesi di servizio nel sistema nazionale di istruzione. Per il sostegno si chiede l’ammissione in soprannumero ai corsi di specializzazione di tutti coloro, anche di ruolo e Ata, che abbiano svolto sempre più di 24 mesi non continuativi, oltre che gli idonei alle precedenti selezioni.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “si tratta di una richiesta sacrosanta, perché deriva da necessità di carattere pratico, poiché si tratta di tamponare una situazione che da troppi anni si conferma con vuoti di cattedre e ricorso sistematico ai supplenti, creando sempre più problemi alle scuole e alla continuità didattica. Ma va attuata anche in considerazione dell’attuale sospensione di tutte le procedure concorsuali, per via del pericolo di contagio del Coronavirus. Oltre che della necessità di consentire l’accesso ai ruoli al personale docente che da anni presta servizio a tempo determinato. Considerando i lenti tempi di uscita dal tunnel sociale del Covid-19 riteniamo che tutti i corsi abilitanti e specializzanti potranno svolgersi in modalità telematica”.

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Scuola Ata, fase 2: per il lavoro agile continuano ad applicarsi le stesse regole vigenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Nulla è cambiato per il personale ATA dall’ultimo Dpcm del 26 aprile 2020 che di fatto viene prorogato fino al 17 maggio 2020, salvo ulteriori comunicazioni. Gli istituti scolastici di ogni ordine e grado devono continuare a mantenere come lavoro ordinario la modalità smart working. Lo specifica la nota ministeriale n. 622 del 01/05/2020.L’articolo 87 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 convertito dalla legge 29 aprile 2020, n. 27, ha disposto che, fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19 (31 luglio 2020), ovvero fino a una data antecedente stabilita con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, il lavoro agile costituisca modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni. Conseguentemente, è stabilito che la presenza del personale nei luoghi di lavoro sia limitata alle sole attività indifferibili che non possano essere svolte in modalità agile.
Sono ovviamente fatte salve le prestazioni che possano essere svolte esclusivamente in presenza. A tal proposito, si ricorda che costituisce obbligo di ciascuna Amministrazione individuare dette attività e richiedere la correlata presenza del personale dipendente sul luogo di lavoro, garantendo le condizioni di sicurezza previste.Sono nate come le stelle invece circolari, emanate da alcune istituzioni scolastiche, che dispongono le riaperture del lavoro ATA in presenza. Sembrano riaperture pseudo parziali, ma nella realtà totali precisando come motivazione fantomatici lavori indifferibili e improcrastinabili, mai però specificati.Ci troviamo di fronte a una realtà ben diversa da quanto stabilito dal Governo. Di fatto i dirigenti scolastici stanno violando le normative decise dal Consiglio dei ministri sulla base di un bollettino redatto dalla comunità scientifica che monitora continuamente la curva epidemiologica, mettendo e rischio inutilmente la vita di tutti i profili ATA e la vita stessa dei dirigenti.

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Scuola: Ritorno con classi divise

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Il sindacato risponde, punto per punto, alle prospettive che attendono studenti e docenti nei prossimi mesi, appena si allenterà l’emergenza del Covid-19, toccate in queste ore dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina: la didattica “mista” – un po’ da casa e un po’ in classe – non è praticabile, mentre sarebbe molto meglio ripartire con classi da massimo 15 alunni; il ritorno immediato nelle scuole dei bambini più piccoli, con i genitori che torneranno al lavoro, si potrà svolgere solo se attuato nella massima sicurezza; degli esami di maturità in presenza non vi è alcuna necessità, visto che l’alternativa online è già a regime da tempo in ambito universitario.
Nella ridda di ipotesi che si stanno susseguendo sulle modalità di ritorno in classe a settembre, spunta anche quella della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina: non ci saranno doppi turni, ha garantito, ma gli studenti andranno in classe alternati, metà settimana un gruppo e metà settimana l’altro gruppo.In ogni caso gli studenti sarebbero sempre “collegati” da casa quando non saranno in aula. Innanzitutto la certezza è che “a settembre si deve tornare a scuola, gli studenti hanno diritto di tornare a scuola”, ha puntualizzato la ministra. Un principio che vale anche “per le scuole elementari”. Il modello dovrebbe essere uguale per tutti, con una didattica “mista”: un po’ da casa e un po’ in classe, almeno lì dove sarà possibile.
La ministra ha anche ricordato che “molti italiani sono tornati a lavorare e bisognerà dare risposte immediate alle molte famiglie con bambini piccoli. Insieme al ministro Bonetti stiamo lavorando a un protocollo per far sì che piccoli gruppi di bambini, quattro o massimo cinque, possano essere seguiti. Tutto ciò in collaborazione con gli enti locali che stanno facendo la loro parte. A breve questo protocollo sarà sottoposto al Comitato tecnico-scientifico”. E i locali per accogliere i bambini potrebbero essere anche quelli scolastici.Sull’esame di maturità la ministra non ha dubbi: si può fare di persona. Gli esami di Stato inizieranno dal 17 giugno, di persona: “Gli esami in presenza si possono fare. In ambienti molto larghi, con tutte le sicurezze del caso”. E con un “parere positivo del Comitato tecnico-scientifico si possono fare”. Gli studenti, secondo Azzolina, “hanno il diritto di guardare negli occhi di propri insegnanti quando faranno l’esame”.Parlando del personale scolastico, Azzolina ha riposto a chi ha paventato, con la didattica “mista”, un maggiore impegno dei docenti, dovuto all’esigenza di avviare delle lezioni con classi divise in gruppi. “Togliamoci dalla testa che gli insegnanti facciano 18, 24 o 25 ore, quelle sono quelle fatte di viso con gli studenti, perché c’è tutto un tempo necessario alla preparazione delle lezioni, di correzione, di studio e di ricerca che fa parte dell’orario della classe docente”, ha puntualizzato.

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Tablet e connessioni a internet per gli studenti romani

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Cento bambini e adolescenti romani maggiormente a rischio di isolamento avranno da oggi a disposizione un tablet e una connessione a internet per continuare il loro percorso di studi.È l’iniziativa promossa dalla Caritas di Roma in collaborazione con Amazon Italia e Master Card Europa.La prolungata chiusura delle scuole per l’emergenza Covid-19 ha portato alla diffusione dell’e-learning, con la necessità da parte degli studenti di utilizzare dispositivi elettronici che consentano loro di partecipare alle lezioni online. Dalle richieste giunte ai Centri di ascolto delle parrocchie romane – attualmente sono 127 quelli attivi per la distribuzione straordinaria di generi alimentari – è emersa la necessità per molte famiglie, in particolare di quelle con più figli adolescenti, oltre che di generi alimentari anche di dispositivi che consentano il collegamento. Altre famiglie, pur avendo a disposizione telefoni o computer, necessitano invece di una connessione a internet stabile e veloce.Secondo alcune stime diffuse dai sindacati degli insegnanti, nelle scuole medie inferiori romane sono esclusi dalla didattica online circa il 30% degli studenti. Una misura che è la quasi totalità nel caso dei ragazzi rom e dei minori che vivono in istituti.
Amazon, già attiva in Italia con un ampio programma di donazioni a favore dell’istruzione, ha messo a disposizione 100 tablet Fire HD 8, dispositivi che si prestano all’e-learning sia per i bambini delle scuole primarie che per gli adolescenti.Master Card Europa garantirà l’acquisto di cento abbonamenti attraverso sim card con operatori di telefonia mobile, attive fino alla conclusione dell’emergenza.«Si tratta di un primo intervento di emergenza che si affianca alla distribuzione di alimenti – ha detto don Benoni Ambarus, direttore della Caritas romana – a cui seguirà, nelle prossime settimane, un vasto programma di aiuti per quelle famiglie che sono escluse dalle misure messe in campo dalle istituzioni». Per il sacerdote «attraverso la rete dei Centri di ascolto delle parrocchie romane, stiamo intercettando situazioni di disagio estremo, di famiglie che finora vivevano in modo precario e sono precipitate nella povertà più assoluta. Quando, come nel caso dell’istruzione, questa emergenza riguarda bambini e ragazzi, dovremmo veramente scuoterci tutti quanti».

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Corretta gestione della mobilità su rotaia nella fase 2

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Le associazioni dei consumatori si sono incontrate con Trenitalia per condividere e rimarcare le misure di sicurezza necessarie indispensabili a garantire una corretta gestione della mobilità su rotaia in questa fase di emergenza del coronavirus.
Le associazioni dei consumatori sottolineano l’impegno di Trenitalia e di tutto il gruppo FS ad assicurare misure severe per la sicurezza sanitaria e fanno appello a tutti i viaggiatori e pendolari e ai loro comitati di applicare le indicazioni e assicurare un corretto rispetto delle disposizioni in particolare nell’uso obbligaTorio della mascherina e del distanziamento così come predisposto nelle stazioni e sui treni e di segnalare alle associazioni Dei consumatori, raggiungibili sui loro social sui loro siti sui loro telefoni sulle loro mail, qualsiasi anomalia venisse riscontrata al fine di aiutare il monitoraggio in tempo reale delle problematiche che si dovessero manifestare.
Le Associazioni dei consumatori Hanno chiesto di incontrare nuovamente, al termine di questa prima settimana, Trenitalia e le altre aziende del gruppo FS Rfi e Grandi Stazioni per fare il punto della situazione ed esaminare anche le problematiche della cosiddetta fase tre.Infine Le associazioni dei consumatori hanno deciso di scrivere una lettera urgente al ministro delle infrastrutture e dei trasporti e al presidente del coordinamento delle regioni affinché si definiscano al più presto misure di sostegno economico per l’intero comparto della mobilità pubblica dal trasporto ferroviario a quello su gomma. Chiedono al ministro e al presidente delle regioni di convocare urgentemente un tavolo nazionale e tavoli regionali dedicati alla mobilità con le parti sociali (imprese, lavoratori, consumatori) per promuovere il lavoro agile e la flessibilità degli orari in entrata e in uscita al fine di modificare un modello di trasporto concentrato in alcune fasce orarie della giornata.Le AA.CC., da ultimo, sollecitano che si faccia presto chiarezza sui rimborsi per gli abbonamenti dei pendolari mentre per tutti i titoli di viaggio auspicano anche l’alternativa del rimborso in denaro in quei casi in cui i voucher non vengano utilizzati direttamente o ceduti ad altro passeggero. (si firmano: Adiconsum, Adoc, Assoutenti, Adusbef,
Cittadinanzattiva, Federconsumatori, Legaconsumatori, Mdc, Movimento consumatori).

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Governo blocchi inaccettabili bollette di conguaglio durante crisi

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

“È inaccettabile che in piena crisi da epidemia migliaia di famiglie e imprese si vedano recapitare bollette con richiesta di conguagli di anni per la fruizione di servizi pubblici essenziali”. È quanto dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Giovanbattista Fazzolari, responsabile nazionale del programma di FdI.“Le associazioni per la tutela dei consumatori stanno raccogliendo migliaia di segnalazioni, come ad esempio l’U.Di.Con., in merito ai conguagli richiesti da Acea, Ato2 e altre società, continua il senatore di FdI. Questo in una fase in cui i diritti dei cittadini e degli utenti in generale risultano fortemente compromessi, per l’impossibilità oggettiva di verificare l’esattezza degli importi addebitati in bolletta e per la quasi totale impossibilità di poter ricorrere ai consueti strumenti di tutela che la legge mette a disposizione dei cittadini, quali reclami, procedure di contestazione, ricorsi. Il tutto in presenza di una grande incertezza normativa posto che il governo, dal 23 febbraio, giorno del primo decreto sulla zona rossa, ha emanato ben 218 atti inerenti l’emergenza. Sfido chiunque, a cominciare dal ministro Patuanelli, a dire quali siano oggi le norme che regolano le bollette di servizi pubblici essenziali, se e quali siano le sospensioni attive, per quanto tempo, e chi ne ha diritto”.“Come Fratelli d’Italia abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare, a mia firma, al ministro per lo Sviluppo economico per chiedere al governo se non ritenga necessario ed urgente intervenire per bloccare queste forse illegittime, ma sicuramente inopportune, bollette di conguaglio emesse da diversi gestori di servizi pubblici” conclude il senatore Fazzolari.

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La Germania ha vietato tutte le attività Hezbollah

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

La Germania ha vietato ogni singola attività di Hezbollah, classificandolo come organizzazione terroristica senza fare distinzioni fra ala militare e ala politica. A darne comunicazione è stato in un tweet Steve Alter, portavoce del ministro degli Interni tedesco, Horst Seehofer.Nel dicembre scorso il parlamento tedesco aveva approvato una mozione che esortava l’esecutivo di Berlino a vietare le operazioni di Hezbollah in Germania, facendo leva sulle sue “attività terroristiche”, in particolar modo quella in Siria, paese in cui il gruppo terroristico ha combattuto al fianco dei militari del presidente Bashar al Assad.Gli 007 tedeschi hanno rilevato che in Germania si trovano poco più di mille membri e sostenitori di Hezbollah, che al momento non sono riuniti in un’organizzazione vera e propria.La decisione di Berlino è stato salutata con favore dagli Stati Uniti, che hanno colto l’occasione per invitare gli altri stati dell’Unione europea a prendere lo stesso provvedimento, dicendosi pronti a collaborare “per negare” a Hezbollah “qualsiasi spazio di operazione” nel Vecchio Continente.L’ambasciatore americano a Berlino, Richard Grenell, ha affermato che la decisione del governo tedesco è lo specchio della volontà dell’Occidente di far fronte alla minaccia che rappresenta il gruppo terroristico Hezbollah, aggiungendo che allo stato attuale. “Non può essere consentito di utilizzare l’Europa come rifugio sicuro per sostenere il terrorismo in Siria e Medio Oriente”.
Già in agosto la Germania aveva dato prova di voler fronteggiare tutto ciò che ruotava attorno al gruppo terroristico libanese sciita,

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Tel Aviv Postpones Pride Parade 2020

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Tel Aviv Pride Month takes place every year in June, with a surge of gay-friendly events taking place across the city. The Tel Aviv Pride Parade has become the largest one among all in the Middle East. In light of the Corona pandemic, the four largest pride parades in Israel- Haifa, Jerusalem, Be’er Sheva and Tel Aviv-Yafo jointly decided to postpone their prospective events, hoping they will be able to take place later in the summer of 2020. Pride month, June 2020, will still be celebrated through virtual events. Tel Aviv’s Pride Parade is widely recognized as one of the world’s leading LGBTQ events, attracting thousands of visitors from around the globe. Last year’s parade attracted over 250,000 people from around the world and Tel Aviv was voted by Logo TV as The Best International City for Pride, and by the Independent as one of the Best Holiday Destinations for LGBT Travellers.

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“The world demands more democracy not less”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

These are the words of the President of the European Parliament David Sassoli uttered days ago and which I take up again with a reflection because I am convinced that we have erected a simulacrum around certain words emptying them, in practice, of their real meaning. In this case, it is clear, not by those who pronounced them but by those who should make daily use of them in their political and institutional actions. This makes me say that there are two distinct, and sometimes incommunicable, languages ​​if we think about what Europe is and what we would like it to be. Let’s not forget that the idea of ​​a united Europe had for the constituent fathers a first important goal: to provide for a safe conduct to avoid the onset of other world wars that would have their trigger in Europe in the future. But we have not dealt with individual states and their aftertaste. Germany, for example, which caused two world wars and lost them, now seems to be making up for it with its financial and industrial power and wanting to claim to be democratic in the logic of primus inter pares but in practice by staggering its meaning to remain “primus” without “pares”. Today we are experiencing this behavioral disconnect even more as we are experiencing a season of radical changes in society that has become complex and fragmented with the consequent crisis of traditional mass parties and their ability to represent well-defined sectors of society itself. At this point we should say that the word “democracy” remains but at what price? We debased and humiliated it, making us lose the vision of a form of government capable of ensuring stability, decision-making efficiency, clear functioning of the political responsibility of the rulers and of the same role of stimulation and pragmatism of the oppositions. At this point, I ask myself, should we continue to talk about democracy without ridiculing it? (Riccardo Alfonso)

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“Il mondo chiede più democrazia non meno”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Sono le parole del Presidente del Parlamento europeo David Sassoli pronunciate giorni fa e che riprendo con una riflessione perché sono convinto che abbiamo eretto un simulacro intorno a talune parole svuotandole, in pratica, del loro reale significato. In questo caso, sia chiaro, non da chi le ha pronunciate ma da chi dovrebbe farne un uso quotidiano nel suo agire politico ed istituzionale. Ciò mi fa dire che esistono due linguaggi distinti, e a volte incomunicabili, se pensiamo a cosa è l’Europa e cosa vorremmo che fosse. Non dimentichiamo che l’idea di un’Europa unita aveva per i padri costituenti un primo importante obiettivo: provvedersi di un salvacondotto per evitare in futuro lo scatenarsi di altre guerre mondiali che avessero il proprio innesco in Europa. Ma non abbiamo fatto i conti con i singoli stati e i loro retrogusti. La Germania, ad esempio, che ha provocato due guerre mondiali perdendole, ora sembra rifarsi con il suo potere finanziario ed industriale e volendo avere la pretesa di considerarsi democratica nella logica del primus inter pares ma in pratica sfalsandone il significato per restare “primus” senza “pares”. Oggi questo scollamento comportamentale lo avvertiamo ancora di più in quanto stiamo vivendo una stagione di cambiamenti radicali della società che è divenuta complessa e frammentata con la conseguente crisi dei tradizionali partiti di massa e della loro capacità di rappresentare settori ben definiti della stessa società. A questo punto dovremmo dire che la parola “democrazia” resta ma a quale prezzo? L’abbiamo svilita ed umiliata facendoci perdere la visione di una forma di governo in grado di assicurare stabilità, efficienza decisionale, chiaro funzionamento della responsabilità politica dei governanti e dello stesso ruolo di stimolo e di pragmatismo delle opposizioni. A questo punto, mi chiedo, dobbiamo continuare a parlare di democrazia senza ridicolizzarla? (Riccardo Alfonso)

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Agroalimentare: L’Italia non si ferma

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Pressata nella morsa dell’esportazioni in calo e dei consumi azzerati in bar e ristoranti chiusi per fronteggiare l’epidemia sanitaria Covid-19, l’Italia agroalimentare non ha però fermato la sua produzione neppure durante il lockdown. Sotto la vigilanza dell’ICQRF, l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi, le filiere nazionali di qualità hanno continuato le proprie produzioni in questi tre mesi, facendo registrare 1,86 milioni di cosce di prosciutto marchiate; 3,8 milioni di vaschette di prosciutto; 1,35 milioni di forme di formaggio marchiate e 6,27 milioni di kg di formaggio grattugiato; oltre un milione di litri di olio; quasi 15 milioni di litri di aceto balsamico di Modena; 500mila kg di riso e 1,3 milioni di kg di ortofrutta. Anche il settore vitivinicolo ha continuato a produrre qualità in misura importante: nel bimestre marzo-aprile, quindi in piena pandemia, sono stati certificati 2,12 milioni di ettolitri di vino di qualità, l’equivalente di circa 283 milioni di bottiglie con il Prosecco che, su tre denominazioni, è stato il vino più certificato: 580mila ettolitri pari a quasi 77 milioni di bottiglie. Non si è fermata neppure la filiera del biologico che ha visto l’ingresso, in questo periodo, di 998 nuovi operatori per una superficie pari a 26.960 ettari. “Con i 150 milioni di euro stanziati nel Cura Italia per il Piano di promozione integrata rilanceremo all’estero i consumi delle nostre produzioni agroalimentari di qualità, vanto del Made in Italy, non appena le misure anti-Covid19 lo permetteranno – dichiara il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate – Nel frattempo, non posso che ringraziare il lodevole lavoro svolto dall’ICQRF che, nonostante la drammatica crisi epidemica, ha effettuato oltre 21.000 controlli antifrode sulla filiera agroalimentare garantendo i consumatori italiani e le produzioni nazionali di qualità. Oltre un terzo dei controlli si è svolto nelle regioni del Nord, il 17% in Lombardia e Veneto a garanzia del mantenimento degli standard delle due maggiori indicazioni geografiche al mondo in termini quantitativi: il Grana Padano (5,2 milioni di forme) e il Sistema Prosecco con oltre 600 milioni di bottiglie nel 2019. I 6 laboratori dell’ICQRF – prosegue L’Abbate – hanno esaminato 2.705 campioni per 69.779 determinazioni analitiche. I tassi di irregolarità, sia per le attività ispettive che per quanto concerne le attività analitiche, sono stati in linea con gli indici registrati prima dello stato emergenziale. Con il Cura Italia abbiamo sostenuto l’importante lavoro dell’Ispettorato con uno stanziamento ulteriore di 2 milioni di euro, impegnato a fronteggiare anche eventuali richieste di certificazioni non obbligatorie riferite al Covid-19 che, sempre con questa legge, abbiamo reso pratica commerciale sleale, aumentando le sanzioni. Infine sulle eventuali speculazioni sui prezzi agricoli – conclude il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate – è attiva dal 30 marzo la casella di posta elettronica pratichesleali@politicheagricole dove le organizzazioni agricole, le associazioni di produttori e altri soggetti aggregati possono inviare segnalazioni che saranno vagliate dall’ICQRF”.

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“Sogni e Incubi” dei bambini del coro

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

I bambini del coro “Dream and Sing” dell’Istituto Comprensivo Don Alfonso De Caro di Fisciano-Lancusi (Salerno) cantano i loro “Sogni e Incubi” al tempo della quarantena. Oltre venti piccoli studenti, diretti “a distanza” dall’insegnante Argentina Napoli, che da anni seguono il progetto di ampliamento dell’offerta formativa della scuola, aiutati dai loro genitori, che li hanno ripresi con i telefonini, hanno cantato l’ultimo singolo dei “Segni Distintivi” il duo di poliziotti/cantautori composto dal salernitano Angelo Forni e dal romano Fabio Sgrò dal titolo appunto “Sogni e Incubi”.
Il video, realizzato completamente a distanza, nell’ultima settimana del mese di Aprile 2020, periodo di lockdown per l’emergenza mondiale COVID-19, è stato pubblicato online sul canale Youtube questa mattina alle ore 10.30, dall’etichetta discografica “Bit & Sound Music” di Tino Coppola che ha anche fornito il supporto tecnico per la realizzazione. “Ci piaceva l’idea di continuare le nostre lezioni anche a distanza, ma soprattutto ci piaceva l’idea di cantare un brano che fosse anche un inno alla vita e alla voglia di tornare alla normalità. – ha detto la maestra Argentina Napoli – Così, dopo aver ascoltato l’ultimo singolo dei “Segni Distintivi”, non ci ho pensato su due volte, e con i miei splendidi ragazzi ci siamo subito organizzati. Tutto questo anche grazie alla collaborazione di Tino Coppola, che ci ha supportato nella nostra decisione di provare ad eseguire questo brano insieme a distanza. Certo non è stato facile, ma ci siamo divertiti, abbiamo passato del tempo insieme in video lezione per le prove, e alla fine siamo riusciti a portare a termine il nostro progetto che spero di cuore possa piacere”. Ad esibirsi sono stati Aiello Laura, Aliberti Gaia, Naddeo Alessia, Cimmino Syria, De Chiara Linda, De Chiara Loretta, De Palma Adelaide, Forte Teresa, Galdieri Giorgia, Gnazzo Marilena, Gnazzo Maria Rosaria, Iannone Francesca Grazia, Intindoli Noemi, Maiellaro Diego Maria, Mangiola Marianna, Mauro Annarita, Napoli Rebecca, Natella Elvira, Natella Chiara, Pastore Giulia, Santamaria Giovanna, Tulbure Martina Gabriela, Vitale Giulia.

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“Solo il lavoro rende liberi”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Quando la municipalità napoletana scolpisce sui manifesti predisposti per la celebrazione del primo maggio, festa dei lavoratori le parole “Solo il lavoro rende liberi” fa scattare lo sconcerto della Comunità Ebraica di Napoli, e a far dichiarare alla sua presidente Lydia Schapirer, che “ritiene offensivo per la memoria delle vittime della Shoah e per gli Ebrei la scelta di quell’espressione odiosa e considera l’episodio un esempio pericoloso di come la conoscenza corretta di quel che è stato abbia sempre meno spazio presso certe amministrazioni, evidentemente più avvezze alla banalizzazione degli eventi storici che alla corretta percezione del loro reale significato”. La scritta campeggiava all’ingresso del campo di concentramento e sterminio di Auschwitz. Non è stata sufficiente la successiva correzione del Comune, che ha cambiato l’ignobile frase con “solo il lavoro rende la dignità”. È stato e resta per la comunità ebraica, non solo napoletana, un uso tanto disinvolto delle parole, “che rivela superficialità, insensibilità e ignoranza inaccettabili da parte di una rappresentanza istituzionale”. Il Sindaco De Magistri, per altro, si fa notare, non ha mai nascosto la sua avversione per Israele e il totale appoggio alla controparte palestinese (come quando fu conferita la cittadinanza onoraria al presidente dell’Anp Abu Mazen). E ultime, in ordine di tempo vanno annoverate le polemiche scoppiate nel novembre scorso, quando venne nominata assessore alla Cultura Eleonora De Majo che nel 2015 paragonò il sionismo al nazismo, e nel gennaio scorso quando la Comunità Ebraica decise di non presenziare alla cerimonia organizzata dal Comune in occasione della giornata della Memoria.

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Guardare l’Islam senza preconcetti

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Per quanto sia stato già scritto e altri pronti a farlo sull’islamismo da credenti ed anche da oppositori, c’è ancora molto spazio per ospitare in questo crogiuolo gli ignoranti che si celano dietro i luoghi comuni e i preconcetti per ovviare il loro deficit di conoscenza. Pensiamo, quindi, di colmare questo vuoto, a ciò che ha originato l’attuale unità culturale islamica.
La carica di califfo, ossia di capo dell’Islam, fu contesa tra due grandi famiglie, quella degli Omniadi e quella degli Alidi, finché si giunse a una scissione del corpo islamico in due grandi parti con conseguenze di grandissima portata anche per la definizione della fede. Il partito degli Alidi diede forma all’eresia sciita (Shi!a) la quale col tempo assimilò ed elaborò ideologie di varia provenienza, estranee all’Islam originario. Così ebbe origine l’unità culturale islamica e che si espresse anche come un sistema di leggi, fomentando l’azione di giureconsulti che si svolse parallelamente all’azione teologica vera e propria, talvolta addirittura intralciandone il passo.
Ancora una volta questo passaggio, tra le diverse caratterizzazioni formali della stessa matrice fideistica, denota il tentativo della “tribù” di distinguersi dalle altre sotto il profilo religioso e che, nell’insieme, è valso a tenerle unite e distinte all’esterno nei confronti delle altre religioni. Ciò, ovviamente, a prescindere dalle forme interpretative particolari così com’è avvenuto nel mondo Cristiano.
Le questioni teologiche più dibattute furono: il libero arbitrio, che nell’ortodossia fu parzialmente negato in favore della predestinazione; la validità delle leggi naturali e delle spiegazioni razionali riguardo ai principi islamici. Più per contrasto alle elaborazioni giuridiche e teologiche, che non contro i principi generali dell’Islam, che di per sé è già completa dedizione a Dio, sorgono le formazioni mistiche islamiche. I mistici islamici detti sufi, donde sufismo, si ritiravano dal mondo per dedicarsi alla contemplazione di Dio, mediante ascesi e mortificazioni. Attorno a loro, in qualche modo, si polarizzava la religiosità del popolo, in un alone di stima e venerazione.
Considerati come santi, se ne venerarono le tombe; e, come maestri, si formarono attorno a loro gruppi di discepoli che, dal sec. XIII, diedero luogo a veri e propri ordini monastici. Nel fenomeno generale del misticismo va compresa l’azione di quei santoni, noti col nome di dervisci, che raggiungevano l’estasi mediante danze estenuanti, musiche, auto ferimenti, e ripetizione meccanica di formule sacre. Al misticismo pratico si deve aggiungere il misticismo filosofico o teologico, e soprattutto quello poetico, che ha germinato una letteratura i cui influssi, quale espressione assoluta di religiosità, sono rinvenibili a tutti i livelli e in ogni particolare indirizzo della religione. Il tratto distintivo, a mio avviso, di tutto ciò è nel voler tenere il sistema politico strettamente connesso a quello religioso. È una svolta che ha degli indubbi vantaggi pratici e possiamo agevolmente identificarli in varia misura. L’insegnamento del Corano dirige tutto l’orientamento politico del mondo musulmano e gli impone le sue norme. I due concetti più interessanti sono quelli della guerra santa e del califfato. La guerra santa (gihad) è l’elemento dinamico della storia islamica; suo tramite si realizzarono l’impero islamico, l’espansione della fede sino a confini lontanissimi, la diffusione della civiltà arabo-islamica in molte parti del mondo. La gihad è considerata dai musulmani come il sesto pilastro della fede da aggiungere ai cinque fondamentali; ma, a differenza di questi, non costituisce un dovere personale per ogni credente, bensì un dovere collettivo: il precetto si può ritenere adempiuto quando tutta la comunità, o almeno una parte di essa, s’impegna valorosamente in una guerra contro gli infedeli.
Il “dar” al-islam (territorio dell’Islam) è il luogo appartenente ai seguaci della vera fede; tutto intorno si stende il dar al-harb (territorio di guerra) che, dove fosse possibile, sarebbe doveroso trasformare in dar al-islam.
I nemici che si convertono alla fede islamica sono accolti nella comunità dei fedeli; sugli altri si esercita o la conquista per forza o quella per trattato. In questo secondo caso, i popoli del Libro (ebrei e cristiani) sono protetti, pagando un’imposta fondiaria; più tardi, questa concessione si allargherà anche agli idolatri. I protetti conservano il possesso della terra e il diritto di praticare il loro culto. La comunità musulmana, considerata un tutto unico, è retta da un khalifa o imam (califfo), che è il successore o meglio il vicario di Maometto, non già nell’insegnamento religioso (che il Corano esaurisce), bensì nell’esercizio di funzioni politiche e giudiziarie, ambito nel quale la sua autorità è illimitata.
Il diritto comprende la Sheriah (legge religiosa) regolatrice del comportamento esterno del fedele verso Allah, verso sé stesso e verso il prossimo; il fiqh’, comprensivo del diritto delle persone, familiare, successorio, patrimoniale, giudiziario e penale, locale con un’appendice riguardante il rituale religioso (giuramenti, voti, animali per il sacrificio, cibi e bevande, leciti e illeciti, vesti e costumanze da evitare). Autore di questo diritto fu Maometto, che dopo la sua emigrazione (egira) dalla Mecca a Medina (622), provvide di volta in volta a dettare le norme necessarie alla vita sociale del sorgente gruppo dei nuovi credenti: norme di carattere giuridico, ma sempre emanazione della sua missione di profeta di Allah, portanti il segno della parola di Dio, di cui egli aveva raccolto la rivelazione. L’osservanza della legge non era solo un dovere civile, ma anche religioso e il potere legislativo non era compito del sovrano ma dei dottori (ulama, preti della legge). Su questi presupposti si fondava il principio cuius religio eius lex, la confessione religiosa ciò determinava la personalità del diritto. Il diritto musulmano non conosce confini di Stato, ma si applica, unico e identico, ovunque esista una comunità musulmana. In questa dilatazione a confini esclusivamente religiosi ca-dono i concetti di nazione e di cittadino. Per gli individui d’altra religione, conviventi con i musulmani, la legge islamica imponeva a costoro il rispetto dei diritti dei fedeli musulmani adeguando la libertà di professare la loro fede religiosa e di agire in conformità di questa. Di qui le numerose giurisdizioni confessionali esistenti nel mondo musulmano. Il principio coranico della fratellanza faceva tutti i musulmani uguali davanti alla legge; solo gli schiavi subivano qualche restrizione, ma erano frequenti le raccomandazioni per la loro liberazione. Nei processi sulle formalità, ridotte al minimo indispensabile, prevaleva la benevolenza e si ricercava con insistenza l’intenzione con cui l’individuo aveva agito e su quella ci si basava per giudicare. Pure nei contratti, tutti bonae fidei, prevaleva la preoccupazione morale: era rigorosamente vietata l’usura ed erano favorite le fondazioni pie. Elementi costitutivi di questo diritto erano le consuetudini vigenti prima di Maometto fra le popolazioni cittadine dell’Arabia nord-occidentale e le modifiche e innova-zioni da lui apportate: si trattava però di un materiale inorganico, per cui se ne fece presto una sistemazione che a cinquant’anni dalla morte del Profeta appare già realizzata per quanto riguarda gli elementi fondamentali. (Da Lezioni di cultura religiosa del Centro Studi Fidest)

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“Giornata virtuale dei beni in pericolo”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

La Torre di Palidoro entra nella Lista Rossa in occasione della “Giornata virtuale dei beni in pericolo” La Torre di Palidoro, teatro del sacrificio di Salvo D’Acquisto, fucilato da un plotone d’esecuzione tedesco il 23 settembre 1943 che si è immolato per salvare numerosi civili destinati alla fucilazione per rappresaglia, entra a pieno titolo nei beni segnalati dalla Lista Rossa di Italia Nostra. Il monumento è stato segnalato come bene meritevole di tutela e di valorizzazione dalla sezione di Italia Nostra del Litorale Romano per essere non solo salvaguardata ma recuperata ad una pubblica fruizione. La Torre è di proprietà della Regione Lazio e il 14 ottobre 2019 è stato sottoscritto un Protocollo d’intesa che ne assegna per dieci anni la gestione all’Arma dei Carabinieri.
Detta anche Torre Perla, la Torre di Palidoro, si trova in prossimità della spiaggia, accanto alla foce del Rio Palidoro, all’interno del
sistema dunale di Passoscuro/Palidoro, nella Riserva Naturale Statale del Litorale Romano. Come tante altre torri costruite a partire dal Medioevo sulla costa tirrenica, nacque come presidio di avvistamento a difesa dalle incursioni dal mare. Al di sotto della struttura, sono stati rinvenuti i resti di un villa marittima di epoca romana facente parte di un vasto complesso esteso fino alla Villa cosiddetta di Pompeo a Marina di San Nicola. L’iniziativa mirata al recupero e alla tutela della Torre di Palidoro rientra nella campagna “Giornata Virtuale dei Beni in pericolo: La Lista Rossa”, che si sta svolgendo in queste ore sui social, ideata per stimolare processi virtuosi che coinvolgano le comunità a partire dal recupero e dalla valorizzazione del patrimonio, anche con la possibilità di ricadute economiche e sull’occupazione.
In questi giorni in cui si stanno programmando investimenti ed interventi per la ripresa dopo la crisi da Covid19, Italia Nostra propone, sull’intero territorio nazionale, di mettere il patrimonio culturale al centro di ogni ipotesi di sviluppo per la crescita del benessere etico e civile dei cittadini italiani, favorendo nelle comunità locali quel senso di appartenenza ai luoghi e ai valori espressi dai siti identitari.
Già dal 2017 Italia Nostra Litorale Romano ha elaborato un progetto – a cura dell’architetto paesaggista Nicola Canessa – messo a disposizione dell’Arma dei Carabinieri, che aveva manifestato l’interesse a realizzarvi un’area espositiva dedicata a Salvo d’Acquisto.
La proposta di Italia Nostra prevede che, accanto alla documentazione relativa alla figura di Salvo d’Acquisto, la Torre ospiti materiali
espositivi dedicati alle ricchezze naturalistiche e archeologiche dell’area, secondo quanto prevede lo stesso Piano di Gestione della
Riserva nella Relazione Generale.

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Islamismo immerso in una miscela di laicismo e religiosità

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

La rapida espansione dell’islamismo lo mise in contatto con concezioni nuove, (ideologie greco-romane e persiane), e i dottori musulmani cercarono nell’insegnamento e negli atti di Maometto gli elementi per ridurre nello spirito musulmano norme e consuetudini di questi popoli: per esempio, il trattamento riservato dal Profeta agli ebrei fu preso a base della posizione giuridica fatta ai sudditi non musulmani per la proprietà fondiaria e i tributi. Insegnanti e interpreti del diritto erano i dottori, i quali, senza alcun carattere ufficiale, raccoglievano attorno a religiosi e diventavano dei veri capiscuola. I più insigni, fra loro, fondarono scuole, molte delle quali scomparvero in breve tempo, lasciando spazio, nell’ambito dell’ortodossia, a quattro principali:
1. hanafita, fondata da Aby Hanifah (m. 767) e fiorente nell’Asia centrale fra le popolazioni turco-tartare;
2. malikita, fondata da Malik ibn Anas (m. 795), diffusasi nell’Africa settentrionale, nella Mauritania e nel Sudan;
3. schafeita, fondata da Muhammad ash-Shafi’i (767-820), la cui zona d’influenza si localizzò in Somalia, Etiopia, Ciad, Kenya, Tanganica e nel delta egiziano;
4. hambalita, fondata da Ahmed Ibn Hanbal (780-855) che fiorì nell’Iraq centrale e meridionale, in Siria, nell’Arabia centrale.
Fra gli eterodossi, le maggiori scuole furono:
 gia’fari, probabilmente dovuta a Gia’far as-Sadiq (m. 765), riconosciuta dagli sciiti imamiti e ismailiti della Siria, dell’India, dell’Iraq, del Libano e della Persia;
 zaidita, attribuita a Zaid ibn ‘All e diffusa nello Yemen centr.;
 ibadita, risalente ad ‘Abd Allah ibn Ibbd e fio-rente in Algeria, Tunisia, Zanzibar.
Le differenze, fra le varie scuole sunnite (od ortodosse, dipendono dal periodo in cui si formarono.
Non intaccano la vera sostanza dell’ortodossia, al punto che è ammesso che il seguace di una scuola possa, in una particolare questione, seguire l’insegnamento di un’altra. In particolare, si può affermare che la differenza principale sta nel metodo seguito dalle varie scuole e l’osservazione vale anche per quelle eterodosse. Il califfo e i sovrani musulmani minori erano stati estranei a tutto il movimento delle scuole, limitandosi a scegliere una piuttosto che un’altra per i loro territori (scelta d’altronde determinata dalla presenza in parte cospicua dei seguaci di una scuola fra i propri sudditi) e nel dettare istruzioni ai qadi per la casistica lasciata libera dai dottori.
Solo in età moderna quest’ambito si è notevolmente esteso nei contatti sempre più complessi con il resto del mondo: sono così decadute le norme per il sistema fiscale, la legge del taglione, le pene stabilite dal Corano per il foro interno.
Essendo pertinenza del sovrano tutta l’amministrazione della giustizia, con l’allontanarsi nel tempo dalle fonti originarie, anche nel campo legislativo si creò una doppia giurisdizione, l’una lasciata al sovrano, per le questioni che non richiedevano approfondimenti specifici, mentre le altre erano attribuite al qadi per ciò che concerne il diritto di famiglia, il successorio e lo stato delle persone.
L’esempio fu seguito anche dall’Egitto e, con varianti, in Tunisia, nel Marocco, nella Siria, nel Libano e in Pale-stina. Con l’istituzione della Repubblica in Turchia, il diritto musulmano fu abolito (1926). La forza della tradizione musulmana invece è ancora molto efficace tra i Beduini, i So-mali, i Cabili dell’Algeria e i Berberi del Marocco.
L’introduzione della Costituzione in Egitto (1923), nell’Iraq (1924) e in Siria (1930) ha privato del diritto di legiferare i dottori musulmani a vantaggio dei Parlamenti. In Iran, dove la Costituzione laica si era avuta nel 1906, una forte opposizione ha costretto nel 1979 alla fuga lo scià e si è costituita una Repubblica che ha ripristinato integralmente il diritto islamico.
Tutti questi tentativi andati in porto o realizzati a metà o respinti totalmente com’è il caso citato in Iran rappresentano le varie facce non della Fede islamica, che re-sta fondamentalmente unitaria di là delle sue sfumature, anche se in certi casi sono ragguardevoli, come quelle espresse dai fondamentalisti, ma dal tentativo di conciliare un rapporto più diretto e coerente con il resto del mondo.
Si tratta, in buona sostanza, di capire se l’Islamismo ha una sua valenza storica capace di proiettarsi nel futuro o di restare ancorata al passato riverberandosi in un presente senza soluzione di continuità. Va inteso anche in un altro modo. Quale religione può meglio identificarsi con il nostro modello di vita se essa, nel suo insieme, non ha esaurito il compito assegnato e se al suo posto debba esprimersi un nuovo concetto di Fede che nella sua universalità è in grado di racchiuderle unitariamente.
Non vi è dubbio che un simile futuro ci sembra remoto se ci accostiamo alla realtà dei nostri giorni e assistiamo ai rancori viscerali che dividono gli ebrei dai musulmani, i cattolici dagli ortodossi della Chiesa russa e dagli stessi protestanti e, costoro, nei loro diversi indirizzi. Ed è ancora un divenire vago e impreciso se restiamo condizionati da un laicismo che facilmente trasborda nell’ateismo, nella ricerca di valori caduchi e in una materialità costruita sulle nostre debolezze e non nella fermezza d’intenti e di propositi. D’altra parte, non sembra che il passato possa aiutarci molto a capire se lo blindiamo, con le nostre chiusure ideologiche, e lo strumentalizziamo sulla base delle convenienze più immediate.Ci manca un respiro pieno e totalizzante, una voglia di crescere e di superare le antiche barriere e quelle nuove dettate dai nostri egoismi. (Da Lezioni di cultura religiosa del Centro Studi Fidest)

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Sport individuali e attività sportiva svolta individualmente, il governo ribadisce la differenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

“Lo dicevamo nei giorni scorsi, sebbene possa apparire cervellotico, sport individuale, nell’accezione comune e olimpica del termine, è cosa differente da attività sportiva o motoria svolta individualmente. Lo si poteva evincere dalla distinzione operata dalle lettere g) ed f) dell’articolo 1 del d.p.c.m. 26 aprile 2020. Ora, se così si può dire, arriva la conferma di quella nostra lettura. Una sorta d’interpretazione autentica, tra molte virgolette, visto che si tratta dei chiarimenti forniti dal Governo sul significato di alcune delle norme meno chiare del d.p.c.m. 26 aprile 2020 nonché sui dubbi più ricorrenti. Ecco la FAQ e la relativa risposta. L’attività sportiva e motoria all’aperto è consentita solo se è svolta individualmente, a meno che non si tratti di persone conviventi. A partire dal 4 maggio l’attività sportiva e motoria all’aperto sarà consentita non più solo in prossimità della propria abitazione. Sarà possibile la presenza di un accompagnatore per i minori o per le persone non completamente autosufficienti. È obbligatorio rispettare la distanza interpersonale di almeno due metri, se si tratta di attività sportiva, e di un metro, se si tratta di semplice attività motoria. In ogni caso sono vietati gli assembramenti. Al fine di svolgere l’attività motoria o sportiva di cui sopra, è consentito anche spostarsi con mezzi pubblici o privati per raggiungere il luogo individuato per svolgere tali attività. Non è consentito svolgere attività motoria o sportiva fuori dalla propria Regione. (Alessandro Gallucci, legale, consulente Aduc)

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Ferrovia romagiardinetti, nessuno obbligo sullo scartamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Sulla ferrovia Roma – Giardinetti, il “trenino della Casilina”, Roma Capitale a inizio aprile ha presentato un nuovo progetto di riqualificazione e di prolungamento, fino a Termini ed a Tor Vergata, che implica il passaggio su tutta la linea dello scartamento da ridotto a ordinario, cioè l’allargamento delle coppie di binari da 1 a 1,5 metri, con spese più elevate, maggiori complicazioni tecniche e di inserimento ambientale, tempi più lunghi e rischio di chiusura o disservizi della tratta ancora funzionante. Secondo il Comune, sarebbe stato il Ministero a obbligare al passaggio a binari larghi, pena il non finanziamento dell’opera.Invece Legambiente, ORT Osservatorio Regionale Trasporti, TrasportiAmo ed UTP-Assoutenti, con accesso agli atti predisposto dal Centro d’Azione Giuridica di Legambiente Lazio, hanno chiesto e verificato le carte prodotte dal MIT sul tema, dalle quali non risulta ci sia alcun obbligo di allargamento dei binari, smentendo quanto sostenuto dal Campidoglio anche in Commissione Mobilità a gennaio. «La ferrovia ha già oggi più di tre chilometri di tracciato perfettamente idoneo sui quale però da anni non passano treni: 5 anni fa, ad agosto 2015, la ferrovia che dalla Stazione delle Laziali raggiungeva il capolinea di Giardinetti dopo oltre 9 km di percorso, si è fermata a Centocelle dopo appena 6 km, perdendo il 33% del residuo tracciato, già amputato negli anni. Al di là delle modalità di esecuzione del progetto di prolungamento, apprezzabile e sul quale ci riserviamo di presentare al MIT le controdeduzioni, è necessario oggi, per prima cosa, far tornare immediatamente i treni su questo tratto, anche e soprattutto in questo momento in cui le necessità di distanziamento sarebbero molto meglio assolte rispetto alle linee di autobus che oggi vi si effettuano, ed i cui mezzi potrebbero essere utilizzati per integrare altre linee. È necessario quindi che la Regione Lazio e Comune, senza attendere i tempi tecnici e burocratici per la incerta ricostruzione della linea e per il trasferimento della proprietà dalla prima al secondo, individuino le modalità per riavviare immediatamente il servizio sul tracciato attualmente non in esercizio». È quanto riferiscono in una nota congiunta i rappresentanti di Legambiente Lazio, ORT – Osservatorio Regionale sui Trasporti, TrasportiAmo e UTP-Assoutenti.

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Parte il progetto di riforma delle procedure dei pagamenti dei premi ippici del Ministero delle Politiche Agricole

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Grazie all’introduzione di semplificazioni e di processi informatizzati si punta a ridurre sensibilmente i tempi medi di lavorazione e della successiva liquidazione dei premi relativi alle corse ippiche. Si inizia con i premi con fatture del mese di gennaio 2020 che oggi vengono pagati a 130-140 giorni in media e che, attraverso il nuovo sistema, si mira ad erogare in 90-100 giorni. La fase successiva riguarderà la razionalizzazione dell’anagrafica e del database degli operatori per poi passare ai premi senza fattura che partiranno non appena ricominceranno le corse.“L’epidemia Covid-19 non ha bloccato il progetto di riforma che stiamo portando avanti sin dal mio ingresso al Ministero delle Politiche Agricole – dichiara il Sottosegretario con delega all’ippica, Giuseppe L’Abbate – Sui pagamenti l’obiettivo è arrivare a pagare tutti entro 80 giorni, tenendo conto che almeno 34 giorni di questi sono propri di fasi incomprimibili: penso, ad esempio, alla registrazione dei decreti di impegno e di liquidazione nonché ai tempi tecnici di erogazione della Banca d’Italia. La speranza è che ci venga concesso di ripartire quanto prima con le corse ippiche: ben cosciente del fatto che tra gli attuali allenamenti e le gare vere e proprie a porte chiuse non vi sia una grande differenza di persone coinvolte – spiega Giuseppe L’Abbate – sono il primo a voler dare avvio alla ripartenza. A tal proposito è in corso una interlocuzione ma la gestione dell’epidemia Covid-19 risponde alle direttive del Comitato Tecnico-Scientifico che nel vagliare le diverse questioni antepone, ovviamente, la salute degli italiani nell’interesse di tutti. Nel frattempo, al Ministero delle Politiche Agricole siamo pronti col protocollo di sicurezza sanitaria necessario per la ripresa delle corse ippiche”.

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