Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 338

Archive for 8 maggio 2020

“Povertà aumentata in tutte le Regioni, anche in quelle più ricche”

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

Le persone non hanno più i soldi per fare la spesa, soprattutto quei lavoratori precari che non possono godere degli ammortizzatori sociali”. Lo afferma Flavio Ronzi, Segretario generale della Croce Rossa italiana, a Focus economia su Radio24.: “Abbiamo assistito più di 15mila famiglie” – continua il segretario Cri a Radio 24 – Siamo passati da un emergenza sanitaria a domicilio a fare la spesa , a comprare le cose e a fare delle raccolte di beni di prima necessità per le persone che non hanno realmente neanche più i soldi. Specialmente a persone come i collaboratori o quei lavoratori precari saltuari che in quelle condizioni tra l’altro non riescono ad accedere a una serie di ammortizzatori. Oggi forniamo anche buoni spesa, abbiamo investito in questo strumento 2 milioni di euro”. E sui I dati sono in aumento “Abbiamo avuto un incremento di richieste in tutte le regioni, anche in quelle più ricche dove l’impatto dell’emergenza Covid è stato maggiore”.

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Scuola: Concorsi docenti, Anief propone di utilizzare le graduatorie d’istituto, l’idea era del M5S

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

La diatriba infinita sullo svolgimento dei concorsi per docenti tra ministero dell’Istruzione e sindacati, ma anche tra M5S e gli altri partiti, potrebbe risolversi con una mediazione: a proporla è Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato rappresentativo Anief. In un’intervista di oggi rilasciata ad Orizzonte Scuola, il sindacalista autonomo invita “il Movimento 5 Stelle a riscoprire quella proposta che nella scorsa legislatura aveva avanzato e avallato per il reclutamento dalle graduatorie di istituto”: si tratterebbe di “una via di mezzo, in accordo con gli altri partiti che chiedono un concorso riservato, anche perché con l’assunzione attraverso le graduatorie di istituto e rinviando le procedure concorsuali si darebbe una risposta ai precari, che potrebbero essere chiamati dalle graduatorie provinciali di istituto, ancora da istituire”. Sulle assunzioni dei docenti non si ammettono più errori: in estate ci saranno 250 mila cattedre da coprire con precari. Lo ha ricordato oggi Marcello Pacifico, presidente Anief, sostenendo che i 24mila posti messi a bando per il concorso straordinario della scuola secondaria “dovrebbero essere almeno raddoppiati e portati quindi a 48mila”. Più che ai partiti politici e al ministero dell’Istruzione bisogna però bussare al ministro del Tesoro Roberto Gualtieri: solo il Mef, ricorda il leader dell’Anief, può “autorizzare un’ulteriore spesa, procedendo con il doppio canale di reclutamento attraverso le graduatorie di istituto”.

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Rc auto: aprile nuovo calo da record (-15%)

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

Con l’avvio della Fase 2 e il graduale ritorno alla normalità molti automobilisti dovranno rinnovare l’RC auto. La buona notizia, come emerge dall’osservatorio di Facile.it, è che le tariffe stanno continuando a calare e dopo il -8,05% su base annua rilevato a marzo 2020, aprile ha fatto segnare un nuovo record, con un eloquente -15%. In valori assoluti significa che, lo scorso mese, per assicurare un veicolo a quattro ruote occorrevano, in media, 463,74 euro, vale a dire 82 euro in meno rispetto ad aprile 2019.Il trend, però, potrebbe invertirsi a breve se, come prevedibile, con l’interruzione graduale della quarantena e i nuovi limiti imposti al trasporto pubblico, il numero delle auto in circolazione – e con esso quello dei sinistri – tornerà ad aumentare. L’analisi dei dati a livello territoriale ha rilevato cali a doppia cifra in tutte le regioni, in una forbice compresa tra il -20,98% rilevato in Toscana e il -10,95% in Basilicata.

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Non si Tocca la Famiglia

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

In queste ore decisive le due camere sono chiamate ad approvare emendamenti decisivi su liquidità e scuola, va sostenuta la scuola pubblica tutta e scongiurata la peggiore catastrofe : la chiusura del 30% delle scuole pubbliche paritarie che fino ad oggi sono state un risparmio per lo Stato e che con la chiusura procureranno un danno economico di circa tre miliardi.
Le soluzioni ci sono e la posizione pubblica di molti politici su questo tema devono convergere in una azione concreta per ottenere la detraibilità integrale delle rette versate dalle famiglie nei mesi di chiusura delle scuole.Non chiediamo soldi per le scuole, ma per le famiglie! Per contrastare la povertà educativa che peggiorerà con la crisi economica del post corona virus.Bisogna far ripartire il sistema scolastico. Lo afferma Giusy D’Amico presidente dell’associazione, che denuncia come il riversamento di migliaia di alunni nelle scuole statali, riempirà classi già sovraccariche e renderà ancora più difficile il distanziamento sociale auspicato per la sicurezza.Con appena due miliardi invece (piano al vaglio del governo) si salverebbe tutta la scuola pubblica e i genitori potrebbero finalmente esercitare la libertà di scelta educativa. Questo il vero orizzonte di libertà, un costo standard per ogni bambino con cui la famiglia scelga liberamente la scuola dove iscrivere i figli e consenta il vero pluralismo educativo già attuato in molti Paesi europei, democratici e avanzati, dove sono state azzerate le discriminazioni sociali che qui in Italia rischiano di permanere e aggravarsi proprio in un momento storico nel quale dovrebbero essere superate definitivamente.

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Covid-19 e fase 2: Quando si rischia di tornare al lockdown

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

Si stima che la nostra economia non ce la farebbe a reggere a un secondo lockdown, ma almeno il governo si va predisponendo a reggere all’impopolarità di una chiusura, eventuale, in caso di ripresa dei contagi da coronavirus. Tale evenienza andrà valutata con attenzione sulla base dei criteri statistici enunciati da una circolare delle Direzioni generali del Ministero della Salute Programmazione e Prevenzione, che propongono dapprima indici per monitorare l’andamento dei contagi e quindi algoritmi di valutazione del rischio che dicono se ci sono basse o alte probabilità di ripresa dell’onda infettiva. Gli indicatori sono di tre tipologie: la prima processa le capacità del sistema di sorvegliare l’andamento della pandemia, la seconda la capacità di accertamento diagnostico da parte del sistema, la terza l’andamento di due segni di buon contenimento: stabilità di trasmissione e tenuta dei servizi sanitari. Sei gli indicatori sulla capacità di monitoraggio: non c’è allerta e si può continuare con la fase 2 inaugurata ieri se sono indicati in miglioramento almeno il 60% dei nuovi casi sintomatici (calcolati in relazione ai sintomatici censiti), il 60% dei nuovi ricoverati in infettivologia o pneumologia e il 60% dei nuovi ricoverati in terapia intensiva e rianimazione. Deve essere in miglioramento anche il 60% dei nuovi casi censiti per comune di residenza sul totale dei casi censiti: in pratica, non basta il miglioramento dell’indice quantitativo, serve anche la tendenza della qualità di vita. Le regioni devono inoltre avere un miglioramento dei trend clinici nel 50% delle Rsa e se riscontrano criticità non solo non si può superare la soglia del 30% di strutture in cui tali criticità si presentano ma per non “chiudere” tutto serve avere il trend in miglioramento.
Ci sono poi gli indicatori di processo: le cose vanno bene finché nei vari setting – territorio, ospedale, Rsa – resta in diminuzione la percentuale dei tamponi positivi in rapporto ai tamponi complessivi e finché non passano più di 3 giorni di attesa mediana tra il manifestarsi dei sintomi e la diagnosi Covid/no-Covid. Le regioni devono avere numeri di personale adeguato per il contact-tracing, per l’esecuzione di tamponi, di positivi censiti ai quali si è associato un censimento idoneo dei contatti stretti. Infine, gli indicatori di risultato: si resta in Fase 2 innanzi tutto se c’è stabilità di trasmissione, se cioè non si registra un aumento del numero di casi positivi riportati alla Protezione Civile, se il tasso di contagio R0 resta inferiore a 1, se non aumentano i casi settimanali registrati alla rete sentinella Covid.net né i casi giornalieri. Peraltro, nei primi 15-20 giorni dal 4 maggio è atteso un aumento dei casi, quindi questi ultimi due indicatori da soli non funzionano ma, per giustificare un lock-down, vanno valutati insieme all’aumento in regione del numero dei casi segnalati alla Protezione civile, già citato, e del numero dei nuovi focolai di trasmissione. Un focolaio si verifica quando si accertano 2 o più casi collegati tra loro o un aumento inatteso del numero di casi in un tempo ed in una località definiti. Oltre il 90% delle strutture residenziali deve essere Covid-free. Altri due indicatori di stabilità di contagio sono la stabilità dei nuovi casi non associati a catene di infezione note (con questo familiarizzeremo quando parte la tracciatura blue-tooth) e il fatto che gli accessi di pazienti con sintomi Covid non aumentino in più del 50% dei pronti soccorso. Importantissimi i due indicatori di tenuta dei servizi sanitari: non deve essere occupato da pazienti Covid più del 30% dei letti di terapia intensiva e del 40% dei letti in pneumologia od infettivologia.
A questo punto la circolare ipotizza degli scenari individuando algoritmi di valutazione che mettono insieme le combinazioni degli indici citati che possono far propendere per scenari pessimistici ed esemplifica due situazioni. La prima si materializza quando crescono almeno due indici su tre fra aumento dei casi Covid, indice di contagiosità R0 superiore ad 1 e aumento del numero o della taglia dei focolai; in presenza di trasmissione diffusa la probabilità di rischio è alta e si chiudono le città. La seconda si materializza al coincidere tra l’insorgenza di nuovi focolai, ad esempio nelle Rsa, e dei primi segni di sovraccarico delle strutture del servizio sanitario pubblico.
(fonte Doctor33)

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Made in Italy di nuovo sotto attacco

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

Un cartello di aziende, guidato dalle multinazionali francesi Nestlé e Danone, ha scritto alla Commissione europea per chiedere di rendere obbligatoria l’introduzione in tutti i supermercati d’Europa del “Nutri-score”. Parliamo della famosa etichettatura “a semaforo” di proprietà di un’agenzia governativa francese, che suggerisce ai consumatori cosa fa bene alla loro salute e cosa no grazie ad un algoritmo che, guarda caso, penalizza i prodotti italiani a vantaggio di quelli francesi. Il Parlamento italiano si è espresso chiaramente votando la mozione di Fratelli d’Italia: il Governo si faccia sentire e respinga questo ennesimo assalto ai nostri prodotti e alle nostre eccellenze agroalimentari». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Libro: Terapia del dolore sugli animali

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

Non è solo una scelta etica ma una necessità terapeutica nei soggetti in cui la patologia sia associata al dolore. Questo volume, che può essere considerato e utilizzato come un manuale, guida al riconoscimento e alla valutazione del dolore attraverso la semeiotica classica e le scale del dolore, fra cui anche le Grimace Scale. In questo lavoro nello specifico si esaminano gli aspetti fisiopatologici del dolore e si cerca di fornire al clinico delle chiavi di lettura semplici e intuitive sulle manifestazioni algiche. La finalità è quella di fornire ai veterinari e a tutte le figure che si interfacciano per motivi professionali con gli animali (biologi, ricercatori, ecc.) indicazioni sull’analgesia farmacologica e sugli analgesici utilizzabili in veterinaria: riconoscere il dolore e quantificare la sua intensità comportano per il veterinario clinico un ulteriore elemento semiologico che può indirizzarlo verso adeguate scelte farmacologiche, il cui scopo è quello di migliorare la qualità della vita dei soggetti in algia, sia questa acuta, cronica o oncologica.La parte farmacologica del volume, oltre a dare indicazioni sulla posologia, sulle interazioni e sulle controindicazioni dei principi attivi trattati, evidenzia, per le singole specie animali indicate, le potenzialità e i limiti delle molecole illustrate.Il volume si occupa degli animali da laboratorio, di quelli da reddito e d’affezione, ma anche di animali esotici nell’accezione più ampia del termine (invertebrati, anfibi, uccelli e pesci).
Marcello Vadacca veterinario specialista in Farmacologia Applicata, svolge la sua professione sui piccoli animali e su quelli da reddito. Da trent’anni si interessa del benessere degli animali da laboratorio e di fauna selvatica, in particolare dei chirotteri e degli aspetti sanitari ad essi collegati. Nel 2012 ha pubblicato un lavoro per il recupero della biodiversità zootecnica di due razze ovicaprine pugliesi. Ha al suo attivo numerose altre pubblicazioni su riviste scientifiche e di settore (Obiettivi e Documenti Veterinari, Spazio Rurale, Il Perito Agrario, ecc.).€ 17,00 – Edagricole di New Business Media srl Pagine 142 – formato 17 x 24 cm

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Alitalia chiude il volo per New York

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

A questo riguardo l’USB Lavoro Privato rilascia il seguente comunicato: “Abbiamo appreso nei giorni scorsi che il management Alitalia intenderebbe sospendere il volo da e per New York dal 5 maggio fino alla fine del mese. Contemporaneamente leggiamo che per la NewCo si annuncia un piano di ripresa che passerebbe per un ridimensionamento e una localizzazione della futura compagnia.Si tratta di scelte sbagliate e improvvide. Il volo da e per New York è un caposaldo dell’attività. I passeggeri che dovranno andare o tornare dagli Stati Uniti quindi, se fosse confermata la notizia, passeranno per altre capitali europee, in particolare da Parigi trasportati da Air France. I lavoratori in questi mesi hanno fatto grandi sacrifici lottando per avere DPI e procedure di sicurezza per assicurare le linee e per dare continuità all’attività dell’azienda in un momento veramente difficile. Questi sacrifici ora sono deprezzati da chi fa ragionamenti di risparmio, se di questo si tratta, senza rendersi conto che è una questione d’immagine e di capacità, oltre che di orgoglio aziendale e nazionale, mantenere aperto l’unico collegamento intercontinentale.Ancora più sorprendente che questa decisione arrivi dopo l’audizione del Commissario Leogrande presso la Commissione Trasporti della Camera a valle della quale USB ha rinnovato con urgenza la richiesta di convocazioni da parte del Mise e del Mit.L’azienda non ha dato alcuna comunicazione diretta, anzi si è preferito, ancora una volta, non convocare le parti sociali per i necessari chiarimenti e informative. L’annuncio di voler procedere con la costituzione di due NewCo già era sufficiente a destare preoccupazione. Il commissario in audizione non ha chiarito nulla dei processi, dell’assetto societario degli investimenti, delle regole di costituzione e del passaggio dei processi e dei dipendenti accennando solamente all’affitto di rami d’azienda come l’handling. Totalmente inaccettabile quindi questo modo di procedere per altro molto contestato dai parlamentari sia di maggioranza che di opposizione in Commissione.È logico che lo start up della NewCo sia previsto in modo graduale e con ripresa del traffico nazionale stante la situazione e non ci sorprende, ma procedere con tagli indiscriminati di linee e soprattutto non spiegati è tutt’altra cosa. Sono temi rilevanti su cui sono ancora aperti molti interrogativi.La nazionalizzazione di Alitalia non può essere una foglia di fico per nascondere un ridimensionamento che non porterebbe a nulla, precursore di una svendita successiva, ma deve essere la soluzione alle crisi del passato per ritrovare equilibrio della concorrenza restituendo al vettore nazionale ridefinito prerogative di ruolo e proprie di servizio per il Paese”.

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RHI Magnesita: Trading Update Q1 2020

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

RHI Magnesita N.V. (LSE: RHIM), the leading global supplier of refractory products, systems and solutions, today provides an update on measures being taken in response to the COVID-19 pandemic and trading for the three months to 31 March 2020.
As outlined in the Company’s 2019 full year results on 1 April 2020, the difficult market environment of the second half of 2019 continued into the first quarter of 2020, with limited impact from COVID-19. Trading activity in the Steel Division remained weak in Europe and South America, largely offset by a robust performance in North America. The Industrial Division continued to perform well, particularly in Cement. Overall, demand levels were similar to the final quarter of 2019 with EBITA slightly ahead, in line with management expectations. Raw material prices have fallen further in 2020, given the reduction in overall demand and uninterrupted supply from China, which has had a consequential impact on the pricing of some of the Group’s products.The trading environment has become increasingly challenging in Q2 as a result of COVID-19, with a significant slowdown in customer activity and fall in order book levels, as expected. In the Steel Division, customer production has reduced in response to the economic slowdown caused by the COVID-19 crisis. To date, the Industrial Division has remained more resilient, particularly in areas where maintenance work has been accelerated during shutdowns, although there have been some project postponements. In response to the challenges of COVID-19, the business continues to focus on the health and safety of its employees, supporting our customers’ operations, cash preservation and cost reduction measures.In China, the Group’s plants have remained open through the crisis. Our production also remains open in Europe and the Americas, but production slow-down will become necessary during May 2020. While there were short-term plant closures in India, as a result of rapidly introduced governmental restrictions, these facilities have now partially reopened.The business has increased the focus on cost management which includes the temporary closure of three plants in Europe and one plant in Mexico; the introduction of short time working arrangements; the deferral of at least €45 million of capital expenditure in 2020; no final 2019 dividend proposal; and fixed cost reduction actions, such as a hiring freeze on all non-critical roles and restricting discretionary expenditure. In recognition of these steps, the Board and the Executive Management Team have elected to reduce their fees and salary for at least the next three months.The Group’s previously announced Production Optimisation Programme remains on track, expecting to deliver benefits of €40 million improvement in EBITA by 2022, with an additional benefit of €15 million in 2020 from the turnaround of the previously identified operational issues.
RHI Magnesita is the leading global supplier of high-grade refractory products, systems and solutions which are indispensable for industrial high-temperature processes exceeding 1,200°C in a wide range of industries, including steel, cement, non-ferrous metals and glass. With a vertically integrated value chain, from raw materials to refractory products and full performance-based solutions, RHI Magnesita serves customers in nearly all countries around the world. The Company has a high level of geographic diversification with around 14,000 employees in 35 main production sites and more than 70 sales offices around the world. RHI Magnesita intends to leverage its global leadership in terms of revenue, scale, product portfolio and diversified geographic presence to target strategically those countries and regions benefitting from more dynamic economic growth prospects. Its shares have a premium listing on the London Stock Exchange (symbol: RHIM) and are a constituent of the FTSE 250 index. For more information please visit: http://www.rhimagnesita.com

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La course au vaccin contre le Covid-19 : un défi majeur pour l’Europe

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

En l’absence de remède éprouvé contre le Covid-19, seul un vaccin sûr et efficace pourra mettre fin à la crise sanitaire qui frappe le monde, et l’Europe en particulier. Le secrétaire général de l’ONU, António Guterres, y voit même le seul outil permettant, à terme, un retour à la « normalité ». Un tel vaccin permettrait de sauver des millions de vies, et constituerait un outil de prévention majeur pour augmenter l’immunité collective et empêcher un retour cyclique de l’épidémie.Une course planétaire a lieu aujourd’hui, qui met aux prises des scientifiques chinois, américains, européens et autres. Afin de financer la recherche d’un vaccin contre le Covid-19, l’Union européenne organise le 4 mai, en association avec différents gouvernements et partenaires mondiaux, une grande conférence en ligne d’appel aux dons, dans l’espoir de recueillir un montant initial de 7,5 milliards d’euros, également destinés à des traitements et tests de dépistage.Charlie Weller, spécialiste des vaccins au Wellcome Trust, un fonds caritatif mondial présent dans le secteur de la santé, a appelé les acteurs du secteur à se préparer « à la plus vaste et la plus rapide opération dans l’histoire de la fabrication des vaccins ». Pour les Européens, le défi est non seulement de découvrir un vaccin mais de le fabriquer et de le distribuer le plus largement possible. Les enjeux sont multiples : sanitaires, économiques, géopolitiques.

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Economia: “Salva il Tuo Locale!”, la strada per uscire dalla crisi

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

I ristoranti sono tra i settori più colpiti dalla crisi sanitaria del Coronavirus. Tanti i locali di ristorazione che stanno vivendo ore difficili, perché non sanno come andare avanti in questo periodo di congelamento degli acquisti.Come uscire da questo pantano dunque?
A tracciare la strada che conduce fuori dalla crisi ci ha pensato Marco Lungo, un consulente specializzato a salvare dalle crisi le attività di ristorazione.Marco Lungo ha infatti appena dato alle stampe un libro intitolato “Salva Il Tuo Locale!”, dedicato appunto a come risolvere le crisi dei locali di ristorazione.Un vero e proprio manuale, mai come ora attuale, e che in questo periodo storico risulta prezioso più che mai.Dopo più di due anni di gestazione il manuale è un riferimento sicuro su come affrontare non solo la crisi del Covid-19 e le sue conseguenze ma anche e soprattutto le comuni crisi che ciclicamente affliggono la quasi totalità dei locali di ristorazione.Nel libro di ben 392 pagine viene affrontata la crisi in tutti i suoi aspetti: dalla sua individuazione, alla analisi delle cause, fino alla Gestione Finanziaria e del Personale. Inoltre, una volta arrivati alla risoluzione, sono presentati gli aspetti da curare per evitare che la crisi si ripresenti o che si instauri nel caso si scelga di aprire un locale di ristorazione.Salva Il Tuo Locale! è un manuale che non può mancare nella libreria di qualsiasi titolare di una azienda di ristorazione. La sua trattazione, infatti, offre un panorama completo su tutti gli strumenti che può avere a disposizione chi affronta la crisi per comprenderla e risolverla. In più, permette a qualsiasi lettore di comprendere con facilità anche i termini legati alle attività del commercialista e degli avvocati. Sul sito http://www.salvailtuolocale.it è possibile poi trovare ulteriori informazioni sul libro e sull’autore.

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Il coronavirus preme l’acceleratore sui social bond

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

A cura di Benjamin Kelly, Analista Senior, Investimento responsabile e Simon Bond, Direttore investimento responsabile, Gestione di portafoglio di Columbia Threadneedle Investments. Quando si valutano gli investimenti ESG (con caratteristiche ambientali, sociali e di governance), la componente sociale viene spesso messa in secondo piano rispetto ai fattori ambientali e di governance. In parte, ciò è dovuto al fatto che questi due elementi sono più facili da valutare. Ad esempio, possiamo misurare le emissioni di anidride carbonica degli aerei o la diversità di un consiglio di amministrazione in maniera relativamente semplice. Gli aspetti sociali presentano qualche difficoltà in più. Ad esempio, la creazione di posti di lavoro è importante ed essenziale per imprimere vigore a un’economia, ma dobbiamo comprendere la qualità dei lavori offerti in termini di trattamento e remunerazione dei lavoratori. Oggi, però, gli investimenti sociali potrebbero essere in procinto di passare alla ribalta. I mercati obbligazionari sono sempre stati un ottimo barometro dell’interesse degli investitori nei confronti delle attività ESG attraverso l’emissione di green bond, social bond e sustainability bond. Si tratta di obbligazioni con “utilizzo specifico dei capitali raccolti”, il che significa che il finanziamento è destinato esclusivamente a progetti predefiniti il cui risultato sarà ambientale, sociale o sostenibile (una combinazione di ambientale e sociale). Questo segmento ha registrato una crescita rapida negli ultimi anni, con collocamenti per oltre 800 milioni di dollari.
Di fatto, la comunità sovranazionale ha già destinato capitali alla lotta contro il Covid-19 emettendo più di 9 miliardi di titoli di debito nelle ultime settimane attraverso i Social Bond della Società finanziaria internazionale (IFC); i Sustainability Bond della Banca di sviluppo interamericana (IADB); i Social Bond della Banca africana per lo sviluppo (AfDB); i Response Bond della Nordic Investment Bank; e i due collocamenti più recenti di 1 miliardo di euro ciascuno: uno della Banca europea per gli investimenti e l’altro della Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa, che hanno ricevuto richieste di sottoscrizioni 5,9 e 3,9 volte superiori al limite massimo. Nel complesso, queste obbligazioni contribuiranno a finanziare prodotti e servizi tesi a migliorare le condizioni sanitarie e a preservare il tenore di vita delle comunità colpite dal virus. I collocamenti rientrano nei Principi per i Green e Social Bond stilati dall’ICMA e l’utilizzo specifico dei capitali raccolti include aree quali sanità, accesso ai finanziamenti per le piccole imprese, occupazione e infrastrutture ambientali di più lungo termine.La crisi attuale, tuttavia, ha fatto emergere con urgenza la necessità di ampliare il campo di applicazione dai green bond ai social e sustainability bond. Ad esempio, la IFC ha cominciato a emettere social bond nel 2017 raccogliendo 1,46 miliardi di dollari nell’ambito di 28 collocamenti al 31 dicembre 2019. L’ultima obbligazione sociale è un’emissione da 1 miliardo di dollari, che ha quasi raddoppiato il portafoglio social bond dell’istituto in un sol colpo. Questo trend è chiaramente osservabile anche guardando alle emissioni globali di obbligazioni con utilizzo specifico dei capitali raccolti. Da inizio anno la componente sociale rappresenta il 18% di questi bond, una quota mai raggiunta prima, e si prevede una prosecuzione di questo trend con l’evoluzione e l’uscita dalla pandemia.
Da un punto di vista psicologico, gli investitori tendono ad essere monotematici, ossia riusciamo a concentrarci su un’unica grande idea alla volta. Prima si trattava del cambiamento climatico, che pur restando di fondamentale importanza sta passando in secondo piano perché gli investitori si stanno concentrando sulla crisi sanitaria in corso. Prevediamo che l’emissione di social bond aumenterà per far fronte all’attuale emergenza sanitaria, tuttavia una volta superata la crisi Covid19 il cambiamento climatico dovrebbe tornare ad essere il tema ESG preponderante, benché la componente sociale rimarrà psicologicamente rilevante.L’attuale situazione offre ai governi l’opportunità di seguire le orme degli organismi sovranazionali ed emettere titoli di Stato in risposta alla crisi. L’emissione di obbligazioni sovrane con utilizzo specifico dei capitali raccolti non è un’idea nuova: alcuni paesi lo hanno già fatto negli ultimi tre anni, tra cui l’Olanda, la Francia, l’Irlanda e il Belgio (e in tutti i casi si trattava di green bond). Una tendenza interessante rispetto alle emissioni sovrane vede gli investitori britannici stabilmente tra le fila dei maggiori acquirenti. Ad esempio, in occasione del Social Bond emesso recentemente dal Consiglio d’Europa hanno rappresentato il 14% degli acquirenti (secondi solo ai francesi e agli asiatici, al 25% e 16% rispettivamente). Tuttavia, malgrado l’interesse degli investitori il Regno Unito non ha ancora emesso un Gilt di questo tipo. A nostro avviso, la crisi attuale ha creato un momento particolarmente propizio per emettere un Gilt sociale che fornisca supporto non solo nell’immediato ma miri a risolvere alcune delle problematiche sociali di più lungo termine.Se la componente sociale comincerà ad avere la meglio su quella ambientale come criterio di selezione degli investimenti, si aprirà un dibattito molto interessante. I viaggi e i trasporti aerei sono due aree in cui gli aspetti sociali vengono spesso trascurati per dare risalto all’impatto ambientale negativo (emissioni di anidride carbonica), ma in realtà si tratta di due attività prettamente sociali. Il nostro fondo Sustainable Infrastructure ha recentemente investito in una compagnia di navigazione che offre servizi merci e passeggeri dal Regno Unito e dalla Francia alle Isole del Canale. La componente sociale ha giocato un ruolo chiave nella decisione di investire in questa società, che fornisce servizi di collegamento essenziali per le isole. A causa della pandemia, al momento i servizi passeggeri sono sospesi ma i traghetti continuano a far arrivare alimentari e forniture mediche fondamentali alle Isole del Canale.
In conclusione, il Covid-19 ha cambiato profondamente la vita della popolazione mondiale. L’emissione di social bond per mitigare i danni di questa pandemia è positiva ma sono necessari ulteriori collocamenti e i governi dovrebbero cogliere quest’occasione per potenziare e strutturare le proprie obbligazioni sociali. Una volta usciti dalla crisi, ci aspettiamo di assistere a un cambiamento comportamentale nel mondo imprenditoriale in direzione di una maggiore attenzione agli impatti sociali. Pertanto, gli investimenti sociali sono un tema destinato a durare.

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Sospensione delle rate di mutui e prestiti

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

Secondo un’analisi prodotta da CRIF sulla base delle informazioni contribuite in EURISC, il principale Sistema di Informazioni Creditizie attivo in Italia, nelle prime settimane dopo l’entrata in vigore del decreto ‘Cura Italia’ (nel corso del mese di marzo) le famiglie italiane hanno presentato 162.307 richieste di accesso alla moratoria per la sospensione del pagamento dei propri finanziamenti rateali.
Di queste, circa 65.000 richieste riguardano mutui immobiliari ma sono state più di 55.000 quelle relative ai prestiti personali. A seguire, quasi 19.000 le richieste di moratoria sui prestiti finalizzati, 13.000 quelle sui mutui di liquidità mentre le restanti 10.000 si riferiscono a contratti di leasing e altri prodotti rateali. Dallo studio di CRIF emerge anche che i contratti relativi ai consumatori che sono stati sospesi grazie alla moratoria sono mediamente risultati essere più onerosi in termini di rata mensile e debito residuo, confermando la necessità da parte delle famiglie di sospendere il pagamento di rate che rappresentano un impegno significativo rispetto al budget disponibile. Ad esempio, per i mutui immobiliari per i quali è stata ottenuta la sospensione dei rimborsi grazie alla moratoria la rata media mensile è pari a 753 Euro mentre l’importo residuo ancora da rimborsare per estinguere il finanziamento è di 144.600 Euro. Per gli altri mutui la rata mensile dei contratti per i quali è stata ottenuta la moratoria è pari a 882 Euro contro i 384 Euro dei prestiti personali e i 238 Euro dei prestiti finalizzati.
Un’altra importante evidenza che emerge dallo studio di CRIF riguarda l’applicazione della moratoria a livello regionale: fatto 100 il totale nazionale, il 13,6% dei contratti che hanno beneficiato della sospensione delle rate nel mese di marzo riguarda consumatori del Veneto, che precedono quelli della Sicilia, che mostrano una incidenza del 12,7% sul totale, e quelli del Trentino Alto Adige, con il 12,2% malgrado la modesta incidenza dei contratti attivi sul totale. Seguono la Lombardia, con un peso del 10,1% sul totale, l’Emilia Romagna, con l’8,8%, il Piemonte, con l’8,6%, e il Lazio, con il 7,7%.
Ragionando in termini di numerosità dei contratti sospesi rispetto al numero di finanziamenti attivi, la media nazionale è pari allo 0,8%, con un’accentuazione evidente in Trentino Alto Adige, dove l’incidenza è addirittura pari al 4,7%. Più alta della media l’incidenza anche in Sicilia e in Veneto, entrambe con l’1,3%. Perfettamente in linea con la media nazionale l’Emilia Romagna, le Marche e la Val d’Aosta, mentre l’incidenza in Piemonte risulta pari allo 0,7% contro lo 0,6% della Lombardia.

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“La globalizzazione dopo il virus”

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

A cura di Patrick Zweifel, Chief Economist di Pictet Asset Management. La pandemia di Coronavirus ha gettato un’ombra scura sul commercio mondiale. Nel breve termine, il lockdown attuato in tutto il mondo ha causato un collasso senza precedenti del commercio transfrontaliero, una risposta razionale, guidata da considerazioni di pubblica sicurezza. Ma si teme che questi effetti negativi possano persistere a lungo una volta passata la crisi. Questa, tuttavia, non dovrebbe essere una conclusione scontata. Ci sono buoni motivi per credere che, sebbene la rete di relazioni economiche internazionali sia destinata a cambiare, forse in modo significativo, il commercio non sarà danneggiato a livelli catastrofici. Piuttosto, alcuni dei flussi di merci fisiche saranno sostituiti da servizi digitali. Contemporaneamente, anche le filiere sono destinate ad ampliarsi e a diventare più regionali. Il timore principale è che l’inversione della globalizzazione iniziata con la crisi finanziaria globale del 2008 (GFC) possa essere esacerbata dalla pandemia di Coronavirus. La Brexit, le guerre commerciali volute dal Presidente statunitense Donald Trump, le tensioni in Europa dovute ai migranti, la sfida alle élite posta dal crescente populismo, gli assalti alle istituzioni multilaterali come l’Organizzazione Mondiale del Commercio sono tutti esempi costantemente citati come segnali di un cambiamento contrario al commercio e all’apertura delle frontiere.
La globalizzazione ha raggiunto il picco con la crisi finanziaria globale. Nel 2008, il commercio globale delle merci rappresentava il 25,3% del PIL globale. Entro il 2019, quel valore è sceso al 21,7%. Di certo, un aumento del protezionismo è stato una concausa: in quel decennio, sono state imposte misure restrittive al commercio su 1.500 miliardi di dollari di importazioni, ovvero il 7,5% del commercio mondiale nel 2018. Ma ci sono stati anche altri due fattori che hanno poco a che fare con i movimenti anti-globalizzazione. Innanzitutto, la debole crescita degli investimenti all’indomani della crisi finanziaria globale ha contenuto la domanda di importazioni connesse agli investimenti, la componente della domanda interna più legata al commercio. In secondo luogo, dato che le economie emergenti, trainate dalla Cina, sono maturate, rappresentano sempre meno una tappa intermedia lungo il percorso delle filiere globali. Ad esempio, nel 2004 le importazioni cinesi di prodotti destinati alla ri-esportazione valevano il 29% delle esportazioni totali. Entro il 2019, questo valore è sceso al 13,2%. La Cina potrebbe essere l’obiettivo di nuove restrizioni – ovunque politici populisti hanno sostenuto che andrebbe “punita” in quanto responsabile del contagio. Nel frattempo, le filiere globali sono state fortemente impattate dal lockdown, in quanto in questo periodo le fabbriche sono rimaste chiuse. Le aziende potrebbero rispondere adottando misure volte a ridurre la loro vulnerabilità.
Sebbene vi siano rischi per la globalizzazione nel mondo post Coronavirus, è probabile che il commercio internazionale assuma nuove forme, piuttosto che essere compromesso. Potrebbero esserci meno scambi di merci fisiche e minor mobilità delle persone. Ma la globalizzazione digitale indubbiamente assumerà una maggiore rilevanza. Il lockdown globale ha mostrato alle aziende e ai governi quanto si può fare tramite internet – sia in termini di efficacia dello smart working sia di funzionalità dei servizi online. Le videoconferenze possono essere molto più efficaci e convenienti in termini di tempo rispetto alle riunioni di persona. L’e-learning può essere efficace, spalancando la possibilità di impartire un’istruzione di qualità a un numero molto maggiore di studenti. Sebbene le aziende possano essere disposte a realizzare localmente parte della produzione, il principio del vantaggio comparativo rimarrà ancora. Sarà sempre più economicamente conveniente procurarsi alcune merci e materiali da Paesi terzi. Invece, le aziende potrebbero diventare meno dipendenti da singoli fornitori, rendendo le loro filiere più resilienti diversificando le reti di fornitori e incrementando qualche forma di ridondanza. Ciò potrebbe aumentare in certa misura i costi di produzione, ma le società potrebbero considerare questo aspetto come un’assicurazione contro l’interruzione delle filiere. Accorciare le filiere potrebbe rendere il commercio più regionale – come è successo in Asia negli ultimi tre decenni, anche dopo la crisi finanziaria globale. Il commercio intra-asiatico rappresentava il 28% delle esportazioni totali asiatiche, passato al 42% nel 2008 e al 46% nel 2018. Qualora ciò dovesse comportare un aumento dei costi della manodopera, le società possono compensare tale maggior costo con una maggiore automazione.
Le relazioni commerciali comportano sempre dei rischi. Tuttavia, non bisogna sottovalutare che i benefici di economie interconnesse a livello globale sono di molto superiori ai costi. Negli scorsi decenni, grazie all’aumento del commercio mondiale, sospinto dalla caduta di molte barriere come i dazi doganali, centinaia di milioni di persone sono uscite dalla povertà – non solo in Asia, ma in tutto il mondo. Non dobbiamo permettere che la pandemia rovini tutto quanto è stato finora raggiunto.

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In Italia riduzioni retributive solo in un’azienda su dieci

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

Per l’Ue dieci aziende italiane su tre prevedono che la pandemia da COVID-19 avrà un impatto negativo sul business nel prossimo anno, ma solo una su dieci ha ridotto le retribuzioni, una percentuale costante in base alla diversa tipologia di dipendenti. Lo rivela l’indagine “2020 COVID-19 Survey, Italy” condotta da Willis Towers Watson su 55 aziende di grandi dimensioni, per il 75% multinazionali, attive in Italia nei principali settori di mercato.Metà dei datori di lavoro (49%) prevede poi di ridurre temporaneamente l’orario di lavoro, ma nessuno prevede di farlo attraverso dei licenziamenti. Tre aziende su quattro stanno modificando invece gli obiettivi del sistema di incentivazione di breve periodo, adattandoli alla situazione secondo un’analisi discrezionale che tenga anche conto della motivazione delle persone.Riguardo al telelavoro, se prima della pandemia la maggior parte delle organizzazioni aveva meno del 25% delle persone che lavorano da casa, ora in 7 aziende su 10 gli smartworker sono più del 75%. Il dato è sensibilmente più alto rispetto agli Stati Uniti, dove un’indagine parallela (COVID-19 Employer Readiness Survey) ha rilevato che l’aumento è stato dal 14% al 39%.
Prevale l’incertezza sull’orizzonte temporale su cui si dovranno applicare queste misure: il 78% non aveva fissato, al momento del sondaggio, alcuna data di fine a causa dell’incertezza della situazione.“Stiamo vivendo un momento cruciale dal quale potrebbe scaturire una vera e propria reingegnerizzazione del nostro Paese. L’efficacia dello smartworking, riconosciuta sia dai datori di lavoro che dai lavoratori, darà un nuovo impulso alla digitalizzazione e alla modernizzazione del lavoro”, dichiara Edoardo Cesarini, Amministratore Delegato Willis Towers Watson.Tutti i datori di lavoro hanno intrapreso azioni per proteggere la sicurezza dei loro dipendenti: le più diffuse sono la disinfezione dei luoghi di lavoro (94%), la disponibilità agevolata di gel igienizzanti (92%) e l’utilizzo dei device aziendali per lo smart working (87%).”Proteggere la salute dei dipendenti, dei clienti e della comunità è una preoccupazione primaria per tutti i datori di lavoro, tuttavia le aziende, soprattutto quelle quotate, devono tenere conto anche dei risultati finanziari” commenta Rodolfo Monni, Responsabile Indagini Retributive di Willis Towers Watson in Italia.”Questo è un momento di leadership determinante per molte organizzazioni – spiega Monni -. I datori di lavoro che intraprendono azioni forti per mettere le persone al primo posto saranno nella posizione migliore per migliorare il benessere dei dipendenti, ripristinare la stabilità e raggiungere il futuro successo aziendale”.

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COVID-19: il virus ferma anche i lavori stradali

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

La diffusione del COVID-19 nel nostro Paese e il successivo lockdown hanno interrotto la ripresa dei lavori stradali, registrata nel corso del 2019 e nei primi due mesi del 2020, dopo oltre un decennio di crisi che ha compromesso la sicurezza del nostro patrimonio stradale. Nonostante queste attività siano state escluse dal blocco, i lavori si sono fermati, soprattutto a causa delle lentezze burocratiche e di un rapporto con le pubbliche amministrazioni reso ancor più farraginoso dall’emergenza che ha spinto molti uffici a rinviare l’approvazione e la firma di progetti cantierabili. Oggi occorre sbloccare i troppi cantieri stradali fermi, sfruttando al meglio questo periodo di basso costo delle materie prime e di scarsa circolazione dei veicoli sulle strade.L’appello alle istituzioni nazionali e locali emerge dalla nuova analisi trimestrale effettuata dall’Associazione SITEB – Strade Italiane E Bitumi.

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Famiglie al lavoro senza sapere a chi lasciare i figli

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

In molte nazioni europee i ragazzi torneranno a scuola mentre in Italia vige la confusione più totale. Stamattina saranno tantissime le famiglie in difficoltà perché riprendono il lavoro senza sapere a chi lasciare i loro figli e probabilmente qualcuno per questo rimarrà disoccupato e ad essere penalizzate saranno soprattutto le donne.In questa situazione, già di per sè drammatica, il ministro Azzolina contribuisce ad aumentare la confusione ipotizzando progetti incomprensibili come quello della didattica mista, poi peraltro smentito il giorno dopo. La scuola coinvolge milioni di persone e andrebbe trattata con serietà e competenza.
Fratelli d’Italia sta dalla parte delle famiglie che da oggi sono in grande difficoltà mentre il Ministro tra un contrordine e l’altro ha perso la bussola”.Lo dichiarano i deputati di Fratelli d’Italia Paola Frassinetti ed Ella Bucalo, rispettivamente vicepresidente della commissione Cultura e responsabile scuola FDI.

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“L’istruzione è l’arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

E’ quanto recita una celebre dichiarazione di Nelson Mandela. Eppure, la didattica a distanza messa a punto non senza difficoltà per rispondere all’emergenza coronavirus, sta facendo emergere disuguaglianze e isolamento didattico mettendo, di fatto, a repentaglio il diritto allo studio e l’accesso ad un’istruzione di qualità. Sebbene il 97,8% degli studenti intervistati abbia seguito le lezioni online, solo il 10% crede che questo abbia migliorato la qualità dell’apprendimento mentre per il 42,4% è peggiorata. 7 ragazzi su 10 ritengono di ricevere un carico maggiore di compiti e il 60% teme che gli insegnanti non riusciranno a concludere il programma entro la fine dell’anno scolastico. Tuttavia, il 58% crede che la chiusura delle scuole non influenzerà in modo decisivo il voto in pagella. È questa la fotografia scattata da Terre des Hommes e ScuolaZoo attraverso i risultati dell’indagine online “La scuola digitale per la Generazione Z”, a cui hanno partecipato e risposto 5.000 studenti delle scuole secondarie italiane per raccontare l’impatto che l’emergenza Covid-19 sta avendo sugli studenti e quali scenari futuri si aspettano i ragazzi.Un focus speciale è stato dedicato ai maturandi che, stando ai dati, sembrano essere la fascia di studenti più preoccupati per la situazione attuale e per il loro futuro. Quasi il 60%, infatti, pensa che la didattica a distanza abbia peggiorato la qualità dell’apprendimento, mentre il 75% dichiara di ricevere una mole di lavoro individuale maggiore ed è convinto che il programma non verrà completato. Inoltre, 1 maturando su 2 è preoccupato del fatto che tutto questo possa notevolmente influenzare il risultato finale dell’esame.E quando ai ragazzi si chiede se pensano che la didattica a distanza avrà un futuro anche nella fase2 dell’emergenza, ritengono – e probabilmente sperano – che la scuola tornerà presto alla normalità, abbandonando il sistema della didattica online. Solo una minoranza (due studenti su 10) pensa che anche quando si tornerà alla normalità, la didattica a distanza potrebbe avere una qualche utilità.Allargando poi lo sguardo a come i ragazzi hanno vissuto questi mesi di quarantena forzata, ai loro nuovi hobby scoperti in casa e a come sono cambiate le loro abitudini, dall’Osservatorio di Terre des Hommes e ScuolaZoo emerge che i ragazzi vogliono tenersi informati sulla crisi sanitaria e lo fanno soprattutto attraverso la tv (88%) e siti online di news (58%).Guardando al futuro, però, il 62% degli studenti dichiara che non continuerà a incontrare gli amici via chat e più di 1 su 3 che abbandonerà le abitudini prese in isolamento. Di fondo, infatti, un ragazzo su due (48% del campione intervistato) ha dichiarato che l’isolamento sociale lo ha reso più triste, solo una piccola minoranza (il 4%) invece si è sentita più felice.
“Il benessere dei bambini e dei ragazzi è la ragione d’essere di Terre des Hommes e in un momento così difficile siamo più che mai interessati a conoscere la loro opinione. Per questo motivo abbiamo deciso di unire le forze con ScuolaZoo e ascoltare dalla voce dei ragazzi come stanno vivendo questo periodo e come si aspettano il futuro”, – dichiara Federica Giannotta, Responsabile Advocacy e Progetti Italia di Terre des Hommes. “Tramite l’Osservatorio e il nostro progetto Network Indifesa vogliamo portare la loro voce direttamente presso le istituzioni che si debbono occupare del loro benessere. Preoccupa infatti il loro stato d’animo a due mesi di lockdown, ma soprattutto l’insoddisfazione generale per la didattica a distanza, e la preoccupazione per il rendimento scolastico futuro. Sicuramente sono aree su cui le istituzioni dovranno lavorare nei prossimi mesi, se non vogliamo abbassare ulteriormente le performance degli studenti italiani e il numero di ragazzi che completano il ciclo superiore di studi”.

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“Riprendere il lavoro”

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

L’emergenza sanitaria Covid-19 si è abbattuta ormai da oltre due mesi e con forza inimmaginabile su ogni ambito della vita sociale ed economica della nostra città, incluso il comparto dello spettacolo dal vivo in tutte le sue più varie forme ed espressioni. Conseguentemente tutte le attività teatrali sono state sospese e probabilmente, per quanto riguarda la possibilità del pubblico di poter accedere agli spettacoli , non potranno essere riprese prima della fine di quest’anno se non addirittura agli inizi del prossimo. Tuttavia il Teatro Petruzzelli non cessa di essere un patrimonio culturale della collettività, da preservare, e tutti coloro che dentro vi operano hanno incessantemente cercato di affrontare questo difficile periodo con propositività, cercando di suggerire alla Direzione forme inedite e nuovi strumenti per raggiungere il pubblico ed esprimere la propria vicinanza. La nostra organizzazione sindacale, Fials-Cisal, esprime a tal proposito la ferma e assoluta contrarietà rispetto all’inconcepibile protrarsi a tempo indeterminato del blocco delle produzioni Liriche, Sinfoniche e di Balletto, nella convinzione che sia possibile, necessario e urgente intraprendere percorsi alternativi di produzione in grado di conciliare la tutela della salute con il diritto della società di poter usufruire liberamente di ogni forma di espressione culturale e salvaguardando in tal modo l’intero settore dello spettacolo dal vivo nelle sue molteplici specificità. Nel rispetto delle norme di legge che hanno sospeso l’attività degli spettacoli teatrali e di quelle contenute nell’ultimo DCPM dello scorso 26 aprile, che invece consentono “attività di registrazioni musicali e sonore”, chiediamo sia data la possibilità di riprendere il lavoro, nell’assoluto rispetto delle norme di sicurezza, finalizzandolo alla realizzazione di programmi da trasmettere in Tv e in Streaming e quindi di intraprendere da subito la sperimentazione di ogni nuova tecnologia esistente per progettare nuove forme di produzione culturale e nuove modalità di proporre al pubblico la cultura musicale. Noi vogliamo esserci, perché riteniamo doveroso che i valori veicolati dalla cultura, dall’arte e dalla musica siano posti al servizio dello sforzo collettivo del Paese, come tante volte è accaduto nei momenti di sofferenza e di incertezza della nostra storia.Noi vogliamo esserci, perché riteniamo intollerabile che l’intero settore lirico sinfonico venga silenziato senza alcun piano alternativo, e di fatto condannato all’irrilevanza, da parte del ministero che dovrebbe invece tutelarlo e valorizzarlo. Noi vogliamo esserci, perché riteniamo possibile sviluppare una progettualità innovativa ed efficace, compatibile con le attuali restrizioni, capace di affrontare questo tempo di crisi e di innescare un nuovo rilancio quando arriverà il momento di ripartire. Noi vogliamo e dobbiamo esserci: ci appelliamo alle nostre Istituzioni affinché promuovano e sollecitino un deciso cambio di rotta e una forte assunzione di responsabilità nei confronti di un settore fondamentale del nostro patrimonio culturale, delle sue migliaia di lavoratori, dell’indotto che ruota intorno ad esso, della sua imprescindibile valenza sociale e comunitaria.

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Le imprese italiane dispongono di liquidità limitata

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

Per la maggior parte delle PMI si esaurirà entro i prossimi 90 giorni, e temono che i fondi previsti dalle misure statali non arrivino in tempo. È quanto emerge dal sondaggio realizzato da CRIBIS – società del gruppo CRIF specializzata nella business information – e Workinvoice – prima piattaforma digitale italiana di invoice-trading – tra l’8 e il 20 aprile su un campione di imprese di varia dimensione: il 33% con fatturato minore di un milione di euro, il 31% con fatturato compreso tra 1 e 5 milioni, il 21% tra 5 e 20 milioni e il 15% oltre i 20 milioni. A causa del prolungato periodo di lockdown, le PMI sono state sottoposte ad una forte pressione dal punto di vista della liquidità. Ad oggi, dopo quasi due mesi di fermo totale o parziale, la maggioranza di esse ha un orizzonte di sicurezza molto breve: più del 70% degli imprenditori intervistati ha dichiarato infatti che la propria azienda esaurirà la liquidità entro tre mesi. Di queste, l’11% delle imprese l’ha già esaurita, il 32,4% la esaurirà in un mese e il 29,8% entro tre mesi. In generale, oltre 6 imprese su 10 hanno dichiarato di avere una situazione di liquidità “limitata” (43,5%) o “molto limitata” (15,7%) – con punte dell’83% tra le microimprese e del 31% tra le imprese medie. Tuttavia, il 37% delle imprese del campione ritiene ancora oggi di avere una situazione di liquidità sufficiente e il 3,7% di avere “abbondante” liquidità.

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