Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Archive for 11 maggio 2020

Il Governo ha reso disponibili le risorse del 5X1000 Irpef

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

Sono le somme destinate agli enti ammessi nell’elenco di Onlus e volontariato relative al 2018, per un ammontare complessivo di 334 milioni di euro, vale a dire il 67% delle risorse attribuite. “Ci tengo a ringraziare molto il Presidente del Consiglio, la Ministra del lavoro e delle politiche sociali, e il sottosegretario al Ministero del lavoro Sen. Stanislao Di Piazza, che AIL aveva incontrato in videoconferenza lo scorso 10 aprile proprio per portare all’attenzione del Governo alcune importanti istanze per il sostegno di questo settore indispensabile per la tenuta del Paese, insieme ad altre importanti associazioni (AIRC, AISM, ACTIONAID, EMERGENCY, TELETHON, FIAGOP, UNIAMO e FNOPI); – ha dichiarato il professor Sergio Amadori, presidente nazionale di AIL Associazione Italiana contro Leucemie, linfomi e mieloma – richieste che in parte sono state accolte, come il parziale sblocco del 5X1000: un primo passo avanti che è però una linfa vitale per noi. Auspichiamo che venga messa a disposizione la totalità dei fondi raccolti con il 5X1000 affinché tutte le associazioni del Terzo settore possano portare avanti le loro mission e continuare con le preziose attività a favore della comunità, in tutta Italia”.Con i decreti “Cura Italia” e “Liquidità” erano già state date le prime risposte, in termini di estensione dell’accesso agli ammortizzatori sociali anche per gli Enti del Terzo Settore (ETS), di disposizioni organizzative, e di sospensione degli adempimenti tributari; ma ieri il Governo si è impegnato ad affiancare a questi altri interventi: misure volte ad assicurare non solo la tenuta degli ETS nel periodo emergenziale, ma anche a garantirne il rilancio nella fase 2, l’estensione dei contributi per la sicurezza dei luoghi di lavoro e il potenziamento dei presidi sanitari e del credito d’imposta per la sanificazione degli ambienti di lavoro, oltre a garantire la copertura assicurativa ai volontari che operano in ambito sanitario.

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Zone economiche speciali e zone logistiche semplificate

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

Una panoramica sui recenti provvedimenti che hanno modificato e completato il quadro normativo, e uno spaccato sulle problematiche di attuazione della Regione che per prima ha visto approvare il proprio piano. Il Consiglio e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti hanno pubblicato il documento “Zone economiche speciali e zone logistiche semplificate. Elementi per una valutazione di impatto economico – sociale”. Al centro della ricognizione il caso della Campania che ha visto la ZES approvata con DPCM dell’11 maggio 2018.Lo studio aggiorna un precedente lavoro che si inquadrava nell’ambito del progetto Attività d’Impresa e, in particolare del Gruppo “Economia del Mare e della Logistica” voluto dal CNDCEC per rafforzare le competenze professionali del Commercialista in questo comparto.I piani di quasi tutte le regioni meridionali sono stati approvati con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri mentre alcune agevolazioni sono state estese alle regioni del Centro Nord, alcune delle quali sono in fase di progettazione. Il decreto sulla semplificazione amministrativa è stato emanato: alcune regioni sono in fase attuativa, con tutte le difficoltà relative alle procedure attuative e all’erogazione degli incentivi. Il Piano per il Sud ha riconfermato l’opportunità di insistere su questa strategia di sviluppo e la recente legge di bilancio ha prorogato la scadenza del credito di imposta al 2022. Con la Legge di Bilancio 2020, così come confermato dal Piano Sud 2030, dunque, si è assistito all’estensione del credito di imposta ZES fino al 2022 (per cui sono appostati 100 milioni di Fondo di Sviluppo e Coesione), all’istituzione di un Commissario Straordinario di Governo per ogni ZES, all’istituzione nei porti del Centro-Nord delle Zone Logistiche Speciali «rafforzate», sostanzialmente equiparate alle ZES. Una ritrovata centralità del Mediterraneo nel periodo post-emergenziale Covid-19, inoltre, potrebbe richiedere un grande impulso a ripescare, sistematizzare e rilanciare queste policy che, sino ad ora, sono state interpretate in maniera residuale e frammentata, quando invece avrebbero dovuto essere viste come il traino logistico del Made in Italy nel mondo. Il documento si sviluppa analizzando in primis l’economia del mare. Secondo il rapporto CENSIS, il cluster marittimo presenta valori in crescita dal 2015 al 2017: il contributo al PIL è passato da 32.557 a 34.285 milioni di euro (2% sul totale nazionale), le esportazioni sono passate da 6.724 milioni di euro a 9.292 milioni di euro, le unità di lavoro totali da 500.315 a 528.756 (2,2 % sul totale nazionale). Secondo l’VIII rapporto sull’economia del mare di Unioncamere, le imprese dell’economia del mare sfiorano nel 2018 le 200 mila unità, rappresentando il 3,3% del totale complessivo (con una crescita, rispetto al 2014, del +9,5%). Il valore aggiunto prodotto dalla blue economy è arrivato nel 2018 a 46,7 miliardi di euro, pari al 3,0% del totale economia (nel 2014 era il 2,9%) e l’occupazione è di 885,2 mila unità nell’intero comparto, che incidono per il 3,5% sul totale dell’occupazione del Paese.Lo studio approfondisce successivamente le ZES nel decreto mezzogiorno e nel regolamento attuativo, le zone logistiche semplificate e la legge sulla semplificazione amministrativa con le misure previste. Spazio poi al piano strategico della ZES Campania con una ricognizione sulle aree individuate, misure agevolative e di semplificazione amministrativa, gli interventi infrastrutturali a supporto e governance.A seguire una analisi dello stato di attuazione dove emerge come chiave di volta per tutte le decisioni di investimento pubbliche di un certo rilievo, l’analisi dell’impatto sociale ed economico atteso dall’istituzione della ZES. Ma anche una revisione delle analisi di impatto dei singoli porti oltre che delle misure istituite, alla luce dell’emergenza e degli effetti economico e sociali causati dall’epidemia attuale di Covid-19, non a caso prevista anche dall’art. 6 del regolamento, che tenga conto del cambio di passo nelle politiche di sviluppo del territorio, volte ad esempio, ad incentivare la produzione interna di strumenti medicali utili per combattere il virus – ma soprattutto di quello che potrà accadere rispetto i regimi agevolativi previsti.Il post emergenza Covid-19 potrebbe portare, infatti, ad una crisi del circuito di scambi globale a vantaggio di una rinnovata centralità del Mediterraneo e del Sud Italia. Occorre, a tal proposito, segnalare come recentemente le Regioni del Sud (Regione Molise, Regione Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Puglia, Sardegna e Sicilia) e tutte le Autorità di Sistema Portuale appoggiate da Assoporti, hanno sottoposto un pacchetto di proposte per la semplificazione delle procedure e della normativa riguardante le ZES (Zone Economiche Speciali) e le ZLS (Zone Logistiche Semplificate) al Ministro del Sud e della Coesione Territoriale. Le richieste prevedono una significativa semplificazione riguardante la riduzione dei permessi e delle autorizzazioni necessarie alle imprese che si insedieranno nelle aree ZES e ZLS.
Una panoramica sui recenti provvedimenti che hanno modificato e completato il quadro normativo, e uno spaccato sulle problematiche di attuazione della Regione che per prima ha visto approvare il proprio piano. Il Consiglio e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti hanno pubblicato il documento “Zone economiche speciali e zone logistiche semplificate. Elementi per una valutazione di impatto economico – sociale”. Al centro della ricognizione il caso della Campania che ha visto la ZES approvata con DPCM dell’11 maggio 2018.Lo studio aggiorna un precedente lavoro che si inquadrava nell’ambito del progetto Attività d’Impresa e, in particolare del Gruppo “Economia del Mare e della Logistica” voluto dal CNDCEC per rafforzare le competenze professionali del Commercialista in questo comparto.I piani di quasi tutte le regioni meridionali sono stati approvati con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri mentre alcune agevolazioni sono state estese alle regioni del Centro Nord, alcune delle quali sono in fase di progettazione. Il decreto sulla semplificazione amministrativa è stato emanato: alcune regioni sono in fase attuativa, con tutte le difficoltà relative alle procedure attuative e all’erogazione degli incentivi. Il Piano per il Sud ha riconfermato l’opportunità di insistere su questa strategia di sviluppo e la recente legge di bilancio ha prorogato la scadenza del credito di imposta al 2022. Con la Legge di Bilancio 2020, così come confermato dal Piano Sud 2030, dunque, si è assistito all’estensione del credito di imposta ZES fino al 2022 (per cui sono appostati 100 milioni di Fondo di Sviluppo e Coesione), all’istituzione di un Commissario Straordinario di Governo per ogni ZES, all’istituzione nei porti del Centro-Nord delle Zone Logistiche Speciali «rafforzate», sostanzialmente equiparate alle ZES. Una ritrovata centralità del Mediterraneo nel periodo post-emergenziale Covid-19, inoltre, potrebbe richiedere un grande impulso a ripescare, sistematizzare e rilanciare queste policy che, sino ad ora, sono state interpretate in maniera residuale e frammentata, quando invece avrebbero dovuto essere viste come il traino logistico del Made in Italy nel mondo. Il documento si sviluppa analizzando in primis l’economia del mare. Secondo il rapporto CENSIS, il cluster marittimo presenta valori in crescita dal 2015 al 2017: il contributo al PIL è passato da 32.557 a 34.285 milioni di euro (2% sul totale nazionale), le esportazioni sono passate da 6.724 milioni di euro a 9.292 milioni di euro, le unità di lavoro totali da 500.315 a 528.756 (2,2 % sul totale nazionale). Secondo l’VIII rapporto sull’economia del mare di Unioncamere, le imprese dell’economia del mare sfiorano nel 2018 le 200 mila unità, rappresentando il 3,3% del totale complessivo (con una crescita, rispetto al 2014, del +9,5%). Il valore aggiunto prodotto dalla blue economy è arrivato nel 2018 a 46,7 miliardi di euro, pari al 3,0% del totale economia (nel 2014 era il 2,9%) e l’occupazione è di 885,2 mila unità nell’intero comparto, che incidono per il 3,5% sul totale dell’occupazione del Paese.Lo studio approfondisce successivamente le ZES nel decreto mezzogiorno e nel regolamento attuativo, le zone logistiche semplificate e la legge sulla semplificazione amministrativa con le misure previste. Spazio poi al piano strategico della ZES Campania con una ricognizione sulle aree individuate, misure agevolative e di semplificazione amministrativa, gli interventi infrastrutturali a supporto e governance.A seguire una analisi dello stato di attuazione dove emerge come chiave di volta per tutte le decisioni di investimento pubbliche di un certo rilievo, l’analisi dell’impatto sociale ed economico atteso dall’istituzione della ZES. Ma anche una revisione delle analisi di impatto dei singoli porti oltre che delle misure istituite, alla luce dell’emergenza e degli effetti economico e sociali causati dall’epidemia attuale di Covid-19, non a caso prevista anche dall’art. 6 del regolamento, che tenga conto del cambio di passo nelle politiche di sviluppo del territorio, volte ad esempio, ad incentivare la produzione interna di strumenti medicali utili per combattere il virus – ma soprattutto di quello che potrà accadere rispetto i regimi agevolativi previsti.Il post emergenza Covid-19 potrebbe portare, infatti, ad una crisi del circuito di scambi globale a vantaggio di una rinnovata centralità del Mediterraneo e del Sud Italia. Occorre, a tal proposito, segnalare come recentemente le Regioni del Sud (Regione Molise, Regione Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Puglia, Sardegna e Sicilia) e tutte le Autorità di Sistema Portuale appoggiate da Assoporti, hanno sottoposto un pacchetto di proposte per la semplificazione delle procedure e della normativa riguardante le ZES (Zone Economiche Speciali) e le ZLS (Zone Logistiche Semplificate) al Ministro del Sud e della Coesione Territoriale. Le richieste prevedono una significativa semplificazione riguardante la riduzione dei permessi e delle autorizzazioni necessarie alle imprese che si insedieranno nelle aree ZES e ZLS.

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Decreto maggio, molto alle imprese e poco alle persone in difficoltà

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

Neanche di fronte alla più palese delle dimostrazioni di fallimento del loro modello di società e di sviluppo, il governo, le imprese e i sindacati complici mostrano qualche segnale di ripensamento. Si tirano fuori un bel po’ di quattrini, per un volume pari ad almeno due classiche finanziarie “pesanti”, ma gli obiettivi strategici e i criteri di distribuzione non cambiano di una virgola.Invece di invertire l’ordine delle priorità, di cogliere la terribile occasione che la pandemia ci dà per ridurre le disuguaglianze, ribaltare la logica del sostegno alle imprese, o meglio agli utili delle imprese “perché aiutando loro si aiuta il Paese”, invece di ripensare i percorsi di privatizzazioni, di spezzettamento delle competenze, di smantellamento continuato e aggravato del nostro welfare il governo e i suoi sodali continuano imperterriti nel solco di quel sistema politico, economico e sociale che ha spalancato le porte alla strage che stiamo vivendo.Due mensilità di Reddito di emergenza con condizionalità, regolarizzazione a tempo dei migranti, giustappunto il tempo per non lasciare i frutti sugli alberi e gli ortaggi a terra, e poi via di nuovo verso la clandestinità.Gli sconti sulle bollette solo alle imprese e nulla alle famiglie, una finta riduzione di orario di lavoro da utilizzare in formazione col solo intento di rarefare le presenze nei luoghi di lavoro e via elencando.Nell’incontro con il governo che, bontà sua, abbiamo avuto ieri a tarda sera con Conte dopo quasi un anno di totale chiusura nei confronti di qualsiasi espressione sociale e sindacale che sia fuori dalla claque di Cgil Cisl Uil, ci hanno fatto intravvedere, senza però consegnare alcun documento, un quadro complessivo sul quale il governo cerca non un consenso sulle singole scelte ma il consenso complessivo e strategico che, a quanto è emerso, sarebbe stato già assicurato pienamente e con soddisfazione da Landini & Co.Un vero e proprio nuovo Patto Sociale in cui la parte soccombente sarà di nuovo la stessa e gli strumenti per blindarlo di nuovo saranno la repressione delle lotte e il restringimento delle libertà come quelle di sciopero e di manifestare.Rovesciare il tavolo è quello che serve oggi, per imporre un totale cambiamento di direzione alle scelte economiche e sociali insite nel nuovo Patto neo-corporativo che si va profilando.

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Harley-Davidson riaccende i motori delle concessionarie

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

Pronti, via, si riparte! L’avvio della fase 2 coincide anche con la riapertura delle concessionarie Harley-Davidson® in Italia, che avviene dopo quasi 2 mesi di stop nel rispetto dei protocolli di sicurezza previsti dal Governo italiano.Potenza dei propulsori, prestazioni mai provate prima e tecnologie avanzate: la riapertura delle concessionarie sarà l’occasione per tornare a testare dal vivo la gamma H-D 2020, ma anche per scoprire tutte le novità e le promozioni, il tutto sotto la storica egida Harley-Davidson®.Da non perdere anche gli oltre 10.000 articoli di parti e accessori disponibili sul catalogo Harley-Davidson® Genuine Parts & Accessories per rendere unica ogni moto, ma anche l’abbigliamento tecnico della rinnovata linea FXRG, capi di design confortevoli, efficienti e innovativi, che rispondono ai più elevati standard di sicurezza.Parlando di abbigliamento, Harley-Davidson offre anche altre quattro collezioni più orientate al lifestyle – Genuine, 1903, Garage, H-D Moto – ognuna delle quali caratterizzata da un proprio stile.

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Osservatorio Anbi sullo stato delle risorse idriche

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

Le piogge dei giorni scorsi, accompagnate dal progressivo scioglimento delle nevi in quota, non sono cadute in maniera omogenea sull’Italia, ma hanno accentuato le differenze idrologiche fra regioni in una stagione complicata: a rilevarlo è l’Osservatorio ANBI sullo Stato delle Risorse Idriche.Il dato più evidente è l’accentuarsi di una situazione critica per i principali fiumi dell’Emilia Romagna: Savio, Taro e Trebbia sono abbondantemente sotto la media storica ed i livelli dello scorso anno; il Secchia è addirittura vicino al minimo storico (attuale portata: circa 3 metri cubi al secondo; media: mc/sec 19,5; l’anno scorso: mc/sec 36,35!).“Ciò dimostra il crescente andamento torrentizio, che caratterizza i nostri fiumi; basti pensare al rischio idrogeologico rappresentato in altri momenti dal Secchia, oggi in grande sofferenza idrica. Ciò conferma la necessità di un Piano Nazionale Invasi, fatto anche di bacini di laminazione per rallentare le piene, trattenendo quelle acque per utilizzarle nei momenti di bisogno come l’attuale – sottolinea il modenese Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio della Acque Irrigue (ANBI) – Investire nella sistemazione del territorio è un asset strategico per la ripartenza economica dell’Italia.”Non va meglio per i flussi dal fiume Po che, dopo le confortanti portate superiori allo scorso anno, raggiunte in Piemonte (al pari degli altri fiumi della regione: Dora Baltea, Tanaro, Stura di Lanzo), perde potenza man mano che si avvicina alla foce, segnando un deficit di oltre 720 metri cubi al secondo, rispetto a 12 mesi fa, al rilevamento ferrarese di Pontelagoscuro.Per quanto riguarda i grandi laghi del Nord, il lago di Como (riempimento: 43,5%) è pressoché rientrato in media ed a beneficiarne è soprattutto il fiume Adda, tornato alle portate stagionali; permane sotto media il lago Maggiore (riempimento: 61,6%), mentre si abbassa, ma non preoccupa, il livello del lago di Garda (riempimento: 82,9%); abbondantemente sopra media si posiziona, infine, il lago d’Iseo (riempimento: 85%).In Centro Italia continua a migliorare la situazione del lago di Bracciano, nel Lazio, mentre si mantengono su livelli superiori all’anno scorso gli invasi della Sardegna (ad oltre l’88% della capacità complessiva); anche i bacini marchigiani si mantengono sui livelli dello scorso anno, comunque i più bassi del recente quinquennio.In Puglia, pur essendo leggermente migliorata la situazione negli invasi, si accentua il deficit rispetto allo scorso (–122 milioni di metri cubi), obbligando ad un’irrigazione razionata e senza sicurezza di continuità.Migliora decisamente, invece, lo stato delle risorse idriche in Basilicata, le cui disponibilità, pur rimanendo deficitarie rispetto al 2019, sono aumentate di quasi 9 milioni di metri cubi in una sola settimana.

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Trasporto aereo: Sindacati, Enac deve mantenere il ruolo di terzietà

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

“Le notizie secondo le quali si starebbe preparando un provvedimento legislativo che vedrebbe la trasformazione dell’Enac in Ente pubblico economico suscitano forti preoccupazioni”. Così commentano Fp Cgil, Cisl Fp, Fit Cisl, Uil Pa e Uiltrasporti le dichiarazioni rilasciate dal Presidente dell’Enac, Nicola Zaccheo, a un quotidiano nazionale. “Dei contenuti dell’intervista apprezziamo molte cose – continuano le organizzazioni sindacali -. Per esempio lo sforzo che l’Ente ha profuso e intende continuare per sostenere il comparto del trasporto aereo”.“La trasformazione dell’Enac in Ente pubblico economico – concludono Fp Cgil, Cisl Fp, Fit Cisl, Uil Pa e Uiltrasporti – sarebbe il primo passo per arrivare a una configurazione societaria di una Spa. Se questo è il percorso, siamo nettamente contrari in quanto è un déjà vu di un vecchio schema che ciclicamente ritorna, oltretutto in un momento non opportuno per il.crollo del mercato del trasporto aereo causato dal covid 19, generando anche rischi circa le prerogative di autofinanziamento. Si tratterebbe dell’ennesima privatizzazione italiana che porterebbe solo nocumento al Paese, oltre che alle lavoratrici e ai lavoratori italiani e al sistema del trasporto aereo e richiederebbe, inevitabilmente, il trasferimento di tutte le funzioni caratterizzate da terzietà”.
(Giorgio Saccoia)

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Le aziende non possono più funzionare come prima

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

A cura di Pietro Martani, fondatore e Amministratore Delegato di Copernico. Siamo a un punto di svolta. Sono bastati questi ultimi mesi per metterci di fronte all’evidenza che le aziende non possono più funzionare come prima. È vero, siamo nel pieno di una crisi inaspettata, ma la storia ci ha insegnato che dalle crisi nascono anche le migliori opportunità. Per creare le condizioni perché questo avvenga, è necessario ripensare ai modelli organizzativi e rendere rilevanti processi e strategie che fino a questo momento, forse, erano stati marginali, come, per esempio, la digitalizzazione o il ripensamento della struttura aziendale.Lo smart working sembra quindi diventata una modalità necessaria per gestire una fase 2 molto complicata, dove il distanziamento sociale è ancora imprescindibile. Lavorare con questa modalità piace: secondo un recente sondaggio di Nomisma il 56% di chi oggi la sta applicando vorrebbe continuare a farlo anche post crisi e, infatti, il 32% delle società intervistate dichiarano che continueranno a lavorare parzialmente in smart working anche dopo la fase di isolamento. Quel cambiamento che da anni promuoviamo e sosteniamo è, quindi, finalmente arrivato. Ma non basta. Dobbiamo provare a fare un ulteriore passo per far ripartire quelle attività imprenditoriali che hanno pesantemente subito gli effetti del lockdown.
La principale caratteristica di questa crisi è la velocità con cui è esplosa e gli economisti concordano nel dire che sarà anche la più profonda degli ultimi novant’anni. Le imprese non possono essere lasciate sole ad affrontare questo momento. Gli interventi dello Stato volti a regolarizzare lo smart working o a generare liquidità sono stati importanti e indubbiamente utili. Ma alle aziende serve di più. Le imprese devono essere sostenute e essere messe in condizione di continuare a produrre, di ottimizzare le risorse che hanno a disposizione, di ripensare all’organizzazione del business, se necessario, e di tornare ad essere competitive in uno scenario che è completamente stravolto. Solo così potranno riprendere l’operatività in modo sano e sostenere l’occupazione.
Quello su cui dobbiamo focalizzarci è rispondere alle esigenze di flessibilità e scalabilità delle imprese. Dobbiamo cercare di mettere a disposizione tempo e risorse specializzate per sollevare le aziende dalle attività di gestione e permettere loro di concentrarsi sui piani di sviluppo. E lo possiamo fare creando organizzazioni a rete in cui le aziende, soprattutto quelle più piccole e con meno risorse, trovino partner fidati con cui collaborare. D’ora in poi, non si potrà prescindere dallo sviluppare processi efficienti, bisognerà puntare su innovazione, formazione, creazione di competenze solide e di contesti stimolanti che aiutano a lavorare meglio.
Ecco perché stiamo lavorando alla creazione di servizi a valore aggiunto che vanno proprio in questa direzione. Le nostre imprese avranno a disposizione una piattaforma che le aiuterà come gruppo omogeneo d’acquisto e nella “messa in rete” per supportare rapidamente le svariate esigenze del business attraverso partner qualificati.Dove i processi decisionali sono incerti e lenti sarà più difficile la ripresa, chi invece saprà cogliere le potenzialità del momento e saprà scegliere gli strumenti, le strategie e i partner giusti, ne uscirà più forte. John F. Kennedy diceva: “The Chinese use two brush strokes to write the word ‘crisis.’ One brush stroke stands for danger; the other for opportunity. In a crisis, be aware of the danger, but recognize the opportunity.” Ecco noi dobbiamo focalizzarci su quella pennellata che rispecchia l’opportunità, perché i tempi di rottura sono i tempi del cambiamento costruttivo, sono quelli che permettono di immaginare un futuro migliore e di costruirlo. Come? Facendo rete, ma soprattutto restando uniti. http://www.coperni.co (abstract)

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Aton IT continua ad investire sulle competenze

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

Aton IT, azienda italiana specializzata in consulenza, sviluppo e applicazione di soluzioni IT full service, continua il processo di crescita inserendo nuove figure professionali nel proprio organico, che conta attualmente 170 professionisti di cui il 70% laureati in discipline scientifiche o economiche. In un momento economicamente difficile come quello che stiamo vivendo, l’azienda continua ad investire sulle competenze, aspetto da sempre centrale per Aton IT.“Gli specialisti presenti in azienda sono l’asset più importante – spiega Fulvio Duse Direttore Generale del Gruppo Aton – per questo ricerchiamo costantemente professionisti qualificati, nell’ottica dello spirito di innovazione che ci contraddistingue, per soddisfare le richieste di un mercato in forte evoluzione. Chi sceglierà di entrare a far parte della nostra azienda intraprenderà un percorso professionale e di formazione, teso a valorizzare le competenze acquisite, coerentemente con la domanda di mercato ed il business di riferimento”.In particolare per le sedi di Roma, Milano e Torino l’esigenza attuale e costante concerne Software Developers, Engineers ed Analisti Programmatori di diverse seniority, su piattaforma Java, Microsoft, mobile (IOS e Android) aggiornate alle ultime versioni e con conoscenza dei framework più innovativi sul mercato. Le figure sono IT Specialist dinamici e fortemente motivati da inserire nei team del Gruppo, in grado di contribuire attivamente alla progettazione e sviluppo di soluzioni innovative.Le offerte sono rivolte a IT Specialist dinamici e motivati, in grado di contribuire attivamente alla progettazione e sviluppo di soluzioni innovative che Aton IT sta intraprendendo in ambito Sicurezza.In questo contesto la ricerca verte su figure da formare o professionisti con esperienza consolidata e strategica nell’ambito della Cybersecurity, Ethical Hacking, Indentity & Access Management, Cloud Security, Cyber Threat Hunting & Incident Response, Web Application & Network Security.

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E-Commerce: salto evolutivo verso il digitale

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

In un solo mese, dall’inizio della crisi sanitaria, si è registrato un salto evolutivo verso il digitale di 10 anni: le abitudini di acquisto e i comportamenti dei consumatori italiani si sono spostati a favore dell’eCommerce, che ha garantito continuità di servizio per numerose attività e per i cittadini.Dall’inizio del 2020 a oggi sono 2 milioni i nuovi consumatori online in Italia (in tutto 29 milioni), 1,3 milioni dei quali, secondo le stime di Netcomm, sono da attribuire all’impatto dell’emergenza sanitaria del Covid-19. Negli stessi mesi dello scorso anno (da gennaio e maggio 2019), infatti, si registravano 700.000 nuovi consumatori: si tratta della crescita organica che il mercato eCommerce si aspettava anche nei primi 4 mesi del 2020, se non fossero subentrati la crisi del Coronavirus e il conseguente lockdown.È l’eCommerce il settore che crescerà di più (fino a +55%) a livello mondiale con l’impatto del Covid-19, seguito da modern food retail (fino a +23%) e vendita all’ingrosso di prodotti farmaceutici (fino a +15%).
Diversi settori, come quello del fashion&lifestyle, sono stati colpiti più duramente di altri anche online, ma il 77% dei merchant online ha dichiarato di aver acquisito nuovi clienti durante questa fase di emergenza sanitaria.Dal punto di vista delle vendite online, si è registrata una vera e propria impennata nei settori che fino a poche settimane fa erano considerati emergenti: a registrare l’incremento maggiore, da fine febbraio a metà aprile, è infatti il pet care (+154%); seguito da cibi freschi e confezionati (+130%); prodotti per la cura della casa (+126%) e della persona (+93)[4]. Non solo approvvigionamento alimentare per gli esseri umani e igiene per la cura personale e della casa, dunque: gli italiani comprano online anche per soddisfare le esigenze dei propri animali domestici, fedeli compagni di quarantena per milioni di persone.Queste le principali evidenze sull’evoluzione dell’eCommerce in Italia, con l’arrivo del Covid-19, presentate oggi durante la plenaria di apertura dell’edizione di Netcomm Forum Live, ospitata il 6 e 7 maggio 2020 da una nuova piattaforma digitale che replicherà tutte le potenzialità della grande fiera dell’eCommerce, il Netcomm Forum.

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I ricercatori dell’azoto perduto

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

L’atmosfera terrestre è composta per il 78% di azoto e il 21% di ossigeno, una miscela unica nel sistema solare. L’ossigeno è stato prodotto da alcuni dei primi organismi viventi. Ma da dove viene l’azoto? È fuggito dal mantello terrestre attraverso l’attività vulcanica? Per cercare di rispondere a queste domande, un team internazionale di ricercatori anche dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ha raccolto e studiato campioni di gas da diversi sistemi vulcanici sul nostro pianeta, tra cui lo Yellowstone, l’Islanda, il rift continentale Africano. Il loro studio “Hydrothermal 15N15N abundances constrain the origins of mantle nitrogen”, recentemente pubblicato sulla rivista Nature, mostra che l’azoto del mantello terrestre non ha la stessa composizione isotopica dell’azoto atmosferico, il che implica che quest’ultimo non proviene dal degassamento del mantello.“È stato scoperto che la contaminazione dell’aria stava mascherando la ‘firma originale’ di molti campioni di gas vulcanici”, afferma Antonio Caracausi, ricercatore dell’INGV e coautore della ricerca.Senza questa distinzione, gli scienziati non erano in grado di rispondere a domande di base come: l’azoto è rimasto dalla formazione terrestre o è stato consegnato al pianeta in seguito? In che modo l’azoto dell’atmosfera è collegato all’azoto che esce dai vulcani? Lo studio è basato su una nuova e innovativa metodologia per studiare gli isotopi dell’azoto. Questo metodo ha fornito un modo unico per identificare le molecole di azoto che provengono dall’aria, ed ha permesso ai ricercatori di individuare la composizione di gas in profondità all’interno del mantello terrestre. Questo alla fine ha rivelato la prova che l’azoto nel mantello è molto probabilmente presente da quando il nostro pianeta si è inizialmente formato. Quindi, “una volta presa in considerazione la contaminazione dell’aria, abbiamo acquisito nuove e preziose informazioni sull’origine dell’azoto e sull’evoluzione del nostro pianeta”, afferma lo scienziato. Inoltre, questi nuovi risultati hanno permesso di distinguere nei geyser, nelle fumarole e nelle altre manifestazioni naturali di gas vulcanici, il contributo dell’atmosfera (sotto forma di acqua piovana riscaldata) da quello del mantello terrestre (gas magmatico). Ad esempio, quantità di gas magmatico sono state riconosciute nei geyser nel Parco Nazionale di Yellowstone, indicando una rinnovata attività del sistema vulcanico. Data l’alta precisione di questi dati, essi potrebbero anche contribuire ad una più approfondita comprensione dei processi magmatici potenzialmente capaci di generare eruzioni vulcaniche. I campioni continuano a essere raccolti a Yellowstone e in altri sistemi vulcanici attivi nel mondo, tra cui l’Etna che è il vulcano più attivo d’Europa. In ogni caso, l’origine dell’azoto atmosferico resta un mistero … per ora.

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Nissoli (FI): Inopportuno costruire una nuova sede consolare a Montevideo in un momento di crisi!

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

“In un momento di crisi come questo mi chiedo come si possa destinare, nell’immediato, circa un milione e mezzo di dollari alla costruzione di un nuovo edificio per il consolato italiano a Montevideo!
Oggi ci sono le urgenze da affrontare con quei soldi, ci sono gli italiani all’estero da rimpatriare, ci sono i più sfortunati a causa della crisi da sostenere e non un nuovo edificio da impiantare! Poi, vogliamo fare un nuovo edificio e il rafforzamento dei servizi consolari?
La Farnesina intervenga per bloccare un’opera che gli italiani all’estero non chiedono e destini quei soldi agli aiuti concreti urgenti per i connazionali in difficoltà!”. Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Nissoli Fitzgerald, eletta nella Circoscrizione Estera – Ripartizione Nord e Centro America.

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Il turismo è uno dei settori più colpiti dalla pandemia

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

«Il turismo, settore ad alta intensità occupazionale con 3,5 milioni di addetti compreso l’indotto che rappresentano il 15% degli occupati in Italia, è uno dei settori più colpiti dalla pandemia e sarà anche uno degli ultimi a ripartire. Nel comparto turistico è necessario ragionare su nuovi modelli di aggregazione ma anche sull’impatto sul piano economico e sui riflessi sui posti di lavoro. Il dilemma oggi è come coniugare salute e sicurezza e l’economia anche in questo settore». Lo ha dichiarato il segretario generale della Fisascat Cisl Davide Guarini intervenendo al free webinar promosso dalla Fondazione Adapt dedicato all’impatto del Covid-19 sul settore alberghiero, comparto che ha registrato il crollo vertiginoso del 70% del fatturato e dove le prospettive sulla ripresa non sono certo rosee con previsioni al ribasso e un calo di presenze annunciato anche nei prossimi mesi. «Abbiamo la responsabilità di salvaguardare la salute e la sicurezza e al contempo dare seguito all’economia anche quella del turismo» ha aggiunto il sindacalista sottolineando che «i lavoratori sono prevalentemente sotto ammortizzatore sociale, senza dimenticare il notevole impatto della pandemia sui lavoratori stagionali che difficilmente quest’anno vedranno riattivarsi il rapporto di lavoro». Il sindacalista, pur valutando positivamente le misure varate dal Governo, ha dichiarato che «l’assistenzialismo non è sufficiente» e ha sollecitato il «rafforzamento della struttura degli ammortizzatori sociali anche prevedendo uno strumento che salvaguardi la stagionalità, caratteristica strutturale del comparto ma oggi nodo scoperto, e le professionalità che vi operano» puntando anche alla definizione di «politiche attive di formazione e riqualificazione ad hoc per il settore». «Anche le Parti Sociali dovranno essere pronte a ragionare, ad esempio, sulla costituzione dei Fondi di Solidarietà Bilaterali» ha poi evidenziato Guarini sottolineando il ruolo della contrattazione e della bilateralità di settore per sostenere occupazione e imprese. «Abbiamo sicuramente la necessità come Parti Sociali di valutare quello che avviene e cogliere spunti e le opportunità della crisi» ha dichiarato il sindacalista evidenziando che «la buona contrattazione esistente può essere certo migliorata attraverso la bilateralità». Per Guarini occorre «focalizzarsi sulla formazione professionale e puntare ad una professionalità che sia all’altezza della vocazione turistica dell’Italia» ma anche «sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro perché nel turismo c’è contatto diretto e il sistema della sicurezza va dunque rivisto nel suo insieme perchè la sicurezza riguarda il lavoratore ma anche l’utente dell’offerta turistica». «Dovremmo agire con la bilateralità, i fondi interprofessionali e i fondi sanitari integrativi e serve centrare nuovamente la contrattazione come anche serve una discussione sulle nuove condizioni di lavoro che sono mutate, a partire dai temi dell’organizzazione e dell’orario di lavoro fino alla declinazione operativa del lavoro agile da proporre laddove si può» ha poi evidenziato sottolineando che «è fondamentale agire, appena i tempi lo consentiranno, senza pregiudizi rispetto ai temi che verranno sottoposti dai sindacati». Infine un monito rivolto ai furbetti che operano nel settore dell’ospitalità. «Nel turismo si gioca molto sul rapporto fiduciario e sui flussi di clientela. Le regole sono importanti e il tema della salute e della sicurezza rimarrà in auge per molto tempo. Gli imprenditori che tenteranno di recuperare la produttività attraverso l’elusione delle regole non avranno lunga vita» ha chiosato il sindacalista sottolineando che «i lavoratori hanno alzato le antenne e sono molto attenti a quanto accade». «Dobbiamo evitare che i furbetti alberghino facilmente in un settore già fortemente provato. Sistemi di concorrenza tra imprese basati sul non rispetto delle regole – ha concluso – non li potremo tollerare».

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Con la fine del lockdown gli studi medici tornano affollati

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

Con la fine del lock-down, arriva l’onda dei pazienti non Covid negli studi medici. In Campania a complicare le cose ci si mettono le norme regionali. Quella che in Lombardia è una consuetudine di alcune imprese – chiedere il certificato di riammissione al lavoro per essere certi che il lavoratore non abbia contratto il Covid – in Campania è codificata da una delibera del 29 aprile scorso della giunta guidata da Vincenzo De Luca. Tuttavia, senza referti di test o tamponi, i medici non possono che certificare di aver effettuato una visita generale che non permette di rilevare l’infezione da Covid-19. Luigi Sparano segretario Fimmg Napoli conferma la fase complicata. «Ci siamo messi a disposizione di questi lavoratori, spesso precari. In questi giorni riaprono i settori ristorazione e pizze d’asporto, e loro stanno a contatto con il pubblico. Abbiamo avuto un boom di afflussi da mercoledì 29/4, riceviamo con le misure restrittive adottate in questa emergenza, ove possibile previo appuntamento e con continue sanificazioni e disinfezioni. Ma gli ingressi sono lo stesso tanti, a volte si riempiono gli spazi antistanti il portone dello studio». Sparano segnala una seconda richiesta stavolta dalle Asl. «I Direttori chiedono a noi medici di famiglia di certificare uno stato di presunto benessere dell’assistito che gli consenta di accedere agli ambulatori dell’azienda per visite e controlli senza rischi di contagio per il personale». Insomma, si chiede al medico di famiglia se il paziente sta sufficientemente bene da potersi recare dallo specialista. «Ora, se è un lavoratore a chiedermi un certificato un po’ improprio con lo scopo finale di tutelare la collettività, ci sottoponiamo alla delibera; diverso se, come in questo secondo caso, non c’è delibera alle spalle, e ci si chiede di accogliere noi medici di famiglia il paziente con conseguenti assembramenti al solo scopo di evitare che facciano lo stesso per primi ambulatori che comunque dovrebbero avere regole per distanziamento e sicurezza». Sparano ha inviato una contestazione all’Asl. Anche a Napoli c’è stato un boom di consulti a distanza, che stanno evitando il ricorso massiccio alla sala d’attesa. Le incognite? Forse, i rinnovi delle esenzioni dal ticket, trasportati da marzo a giugno; e probabilmente l’eventualità si rinnovi la disposizione di legge “illuminata” che permetteva fino al 30 aprile ai fragili di astenersi dal lavoro presentando un certificato del mmg sulla base del riconoscimento della disabilità o dell’attestazione di un rischio.Meno febbrile l’atmosfera negli studi di Roma e Milano. A Roma «c’è un aumento leggero di richieste di visite specialistiche ed esami programmati, ma negli studi non c’è stato l’assalto alla diligenza. Meglio così perché l’attività telefonica è aumentata molto», dice Maria Corongiu presidente Fimmg Rm. «L’App Dottor Covid ci sta aiutando a gestire i pazienti con sintomi del virus e il sistema ci consente di verificare se i Sisp delle Asl hanno aggiunto nuovi positivi, di contattarli, di seguirli; un aumento della capacità di questi collegamenti è auspicabile per seguire pure i nostri pazienti cronici a casa. Sugli accessi in studio abbiamo dato regole chiare – non si viene se non per appuntamento e previo triage telefonico – e le ribadiremo, non si può però escludere il “blitz” legittimo di pazienti con urgenze indifferibili come testa rotta, punti da togliere, crisi ipertensive improvvise».
«L’emergenza Covid 19 – spiega Ugo Tamborini presidente Snami Milano – ha reso più difficile il lavoro a chi non ha personale di segreteria per via del boom di contatti telefonici». In sala d’attesa l’onda sale lenta, in genere il “blitz” è raro e motivato, tutti gli altri vengono con triage. «Piuttosto, ci ha complicato il lavoro la dematerializzazione delle ricette – dice Tamborini – molti, non solo anziani, non usano il pc, pochissimi “corrispondono” loggandosi al servizio dell’Ats per ricevere la ricetta. Ricorriamo al Nre: se telefonano pazienti cronici con congiunti coetanei può accadere di interrompere la visita e dover leggere 17 numeri di ricetta elettronica di 15 cifre ciascuno al telefono: altre regioni hanno eliminato questo meccanismo, a partire dal Veneto, noi in Lombardia combattiamo da 6 anni invano. Come lavoratori e iscritti Enpam dovremo prepararci, credo, a un’altra onda nel medio periodo: i colleghi che andranno in pensione perché disgustati dal comportamento delle istituzioni, da come sono stati trattati in questa emergenza. Penso alle Asl che si sono riservate passaggi legali verso gli stessi medici che hanno sacrificato la vita per assistere pazienti contagiosi senza mascherine né dotazioni adeguate». ( By Mauro Miserendino fonte Doctor33)

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Misure insufficienti per il mondo della cultura e del turismo

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

“Le misure del governo per fronteggiare le restrizioni e le chiusure che hanno colpito la cultura e il turismo sono insufficienti. Parliamo di un mondo che riguarda i settori balneare, museale, ricettivo, editoriale, ludico e sportivo. Fratelli d’Italia è sempre stata collaborativa e ma dobbiamo registrare che su quanto si sta facendo su queste materie di alto impatto pubblico non ci siamo. La crisi provocata dall’epidemia del coronavirus fa sì che questo mondo sarà uno degli ultimi a ripartire e non basta prendere atto di alcuni interventi come quello della proroga ai balneari fino al 2033. E’ necessario ad esempio rimodulare per il 2020 i criteri di accesso alle risorse del Fondo unico per lo spettacolo e del tax credit, prevedere risorse aggiuntive per la filiera del libro e dell’editoria, gli archivi, le biblioteche, i musei, compresi quelli statali o comunali, istituire un fondo con funzione di investimento sia con la Cassa depositi e prestiti sia con l’Istituto per il credito sportivo. Non vogliamo restare sordi alla voce di una Nazione che chiede di più e quindi non mancheremo di essere presenti mantenendo vivo il nostro contributo”. E’ quanto ha dichiarato il senatore di Fratelli d’Italia, Giovanna Petrenga, nel suo intervento in aula sull’informativa del ministro Franceschini.

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Le buone pratiche degli oculisti per la sicurezza

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

Le raccomandazioni degli oculisti di AIMO per la sicurezza in sanità sono state annoverate dall’Osservatorio nazionale di AGENAS tra le buone pratiche da adottare per fronteggiare la pandemia da Covid-19. È la prima volta che una società oftalmologica italiana riceve un riconoscimento del genere. “Per noi è un onore aver ottenuto un tale riconoscimento- commenta il presidente di AIMO, Luca Menabuoni- Siamo molto soddisfatti del lavoro svolto a tutela dei medici oculisti in questo momento difficile, in cui è stato necessario prendere decisioni rapidamente, basandoci sulle esperienze riportate dai colleghi cinesi e pubblicate via via sulla letteratura internazionale”. Il macrotema affrontato da AIMO nelle sue linee guida, spiega Alessandra Balestrazzi, referente della società per il rapporto con le istituzioni, riguarda “la formazione e l’informazione degli operatori sanitari, oltre alla riorganizzazione dei percorsi clinici assistenziali“. Gli oculisti di AIMO, in particolare, hanno pubblicato le misure per ridurre al minimo le possibilità di esposizione al Virus Sars-Cov2, le misure precauzionali in un ambulatorio/pronto soccorso oculistico e le raccomandazioni per l’esecuzione delle iniezioni intravitreali in ambito ospedaliero durante l’epidemia di Covid-19.
La situazione emergenziale che il nostro Paese si è trovata ad affrontare ha imposto un’azione coordinata tesa ad individuare, condividere e diffondere le esperienze realizzate per fronteggiare l’epidemia di Covid-19. Per questo l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS), per la sua funzione di supporto tecnico-scientifico all’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità, ha deciso di focalizzare la raccolta delle buone pratiche per l’anno 2020 proprio sulle soluzioni individuate in risposta a tale situazione emergenziale per condividere, diffondere e mettere a disposizione di tutte le Regioni e Province Autonome, delle organizzazioni sanitarie, dei professionisti, delle società scientifiche, delle associazioni tecnico-scientifiche e delle professioni sanitarie le esperienze potenzialmente replicabili, nonché le conoscenze e le soluzioni utili a fronteggiare l’epidemia. I contributi ricevuti sono stati raccolti e valutati da un gruppo di esperti e successivamente resi disponibili sul sito web dell’Osservatorio buonepratichesicurezzasanita.it tramite newsletter.dire.it

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Ambulatori, il vademecum per la gestione in sicurezza degli studi medici alla riapertura

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

Spazio di 2 metri quadri per persona nelle sale d’attesa, il personale di segreteria dovrà indossare mascherine chirurgiche e i bagni dovranno essere attrezzati solo con materiale monouso. Queste solo alcune delle indicazioni contro il rischio di contagio stilate in un vademecum dall’Ordine dei medici (Omceo) di Roma rivolto agli operatori sanitari. Il documento, «in attesa di provvedimenti del Governo sulle regole da seguire per la gestione in sicurezza di studi, ambulatori e poliambulatori», contiene linee precise e dettagliate per l’organizzazione delle sale d’attesa, delle aree cliniche dove il paziente viene trattato, l’ingresso delle persone che hanno bisogno di essere accompagnate e le aree dove possono lasciare gli oggetti personali, l’utilizzo dei bagni. In particolare, sulle prestazioni medico-odontoiatriche viene indicato di fornire al paziente tutte le informazioni utili, invitandolo a contattare il professionista per qualsiasi nuova sintomatologia non evidenziabile al momento della visita, imputabile ad una possibile infezione da Sars-CoV2.
Il vademecum prevede l’eliminazione di riviste e giocattoli per bambini, schermi protettivi alla reception, penne non riutilizzabili per le firme. Il paziente deve riporre gli oggetti personali come borse e cellulari in un apposito contenitore personale monouso che va consegnato prima di entrare nell’area clinica. I bagni dovranno essere attrezzati solo con materiale monouso. Il personale di segreteria dovrà indossare mascherine chirurgiche e provvedere alla disinfezione delle mani o indossare guanti monouso. Per quanto riguarda le aree cliniche, se il paziente può mantenere la mascherina durante la visita, allora l’operatore indosserà una mascherina Ffp2, se invece il paziente non può indossare la mascherina (come dal dentista o dall’otorino, per esempio) l’operatore indosserà visiere/schermi, occhiali protettivi e mascherine con capacità filtrante Ffp2 o superiore. Il vademecum specifica che tutte le attività che vengono svolte per il singolo paziente devono essere precedute da una opportuna preparazione dello strumentario su piani di lavoro disinfettati; gli strumenti che generano aerosol devono essere sostituiti, devono essere utilizzati sistemi di aspirazione che riducano la dispersione di aerosol nell’ambiente circostante.L’Omceo, inoltre, precisa che, dove possibile, va l’ingresso ad accompagnatori, che in ogni caso devono essere anch’essi sottoposti a triage, come i pazienti. Mascherine adeguate verranno fornite dall’ambulatorio a chi ne è sprovvisto. Per ridurre il consumo improprio ed eccessivo di Dpi – scrive l’Ordine dei medici – è opportuno che gli operatori evitino di uscire dalle aree cliniche durante visite e trattamento dei pazienti. Nelle aree che sono ad esclusivo uso degli operatori sanitari, bisognerà portare sempre la mascherina se ci sono più persone e non si può rispettare la distanza di sicurezza, le divise da lavoro non devono essere portate a casa ma lavate all’interno del presidio sanitario o consegnate a una ditta specializzata. La consegna di materiale e dispositivi medici deve avvenire ad orari concordati, su appuntamento e in prossimità dell’ingresso. (by Anna Capasso fonte: Doctor33)

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Se le libertà di ricerca, di studio e di riunione continuano ad essere impedite

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

di Carlo Ruta (Storico e saggista) Lo stato rovinoso in cui da oltre due mesi versano in Italia le risorse umane e materiali legate ai saperi, alle scienze, alla scuola e ai patrimoni culturali sta procurando danni civili incalcolabili. Ed è sconcertante che tutto questo continui a restare fuori dalla messe di decreti che vengono prodotti, in cui trovano attenzione invece parrucchieri, profumerie, armerie e perfino «compro oro». È drammatico che si continui a non capire.In questo Paese, da oltre due mesi è stata interrotta ogni tradizione convegnistica. Non esistono più momenti materiali di confronto scientifico, di studio, di analisi, di ricerca sul campo. Non ci si riunisce più per parlare di beni culturali, di storia, letteratura, libri, arte, fede, politica, diritti, solidarietà. Il comparto musicale, a partire da quello concertistico, è stato interamente scompaginato. Il cinema, con tutte le attività correlate, rischia di implodere. Il teatro e l’Opera, quasi inutile dirlo, rischiano addirittura di estinguersi. Occorre allora aggiungere altro? Nel Paese fioriva una rete complessa di contatti e sinergie che hanno visto cooperare, da decenni ormai in maniera organica, musei, scuole, parchi archeologici, università, istituti di ricerca, biblioteche, fondazioni e centri studi, produttori culturali, scienziati, operatori di ogni arte. Si tratta, evidentemente, di una delle risorse strategiche del costume nazionale: culturale, civile e morale. Per imperizia, errori di calcolo e altro, tutto ciò è stato letteralmente devastato e, pensate un po’, deviato sul virtuale, in definitiva in un vicolo cieco. Il tiepido interesse iniziale è tramontato infatti in un baleno, quando tutti hanno potuto constatare che il mondo digitale, se non si connette con l’esperienza reale, è solo un travestimento del nulla. È comprovato peraltro che l’applicazione di questo modello alla scuola ha prodotto soprattutto frustrazione, nei docenti, negli studenti e nelle famiglie. E qui si apre un’altra voragine.
Da fine febbraio le lezioni nelle scuole di ogni ordine e grado sono sospese, in un contesto continentale che trova ancora una volta l’Italia in una situazione anomala. In alcuni Stati le scuole sono rimaste largamente aperte sin dall’inizio. In altri paesi, come la Germania, il ripristino delle lezioni è avvenuto a fine aprile. In Francia, Spagna, Inghilterra e in numerosi altri paesi avverrà entro maggio. L’Italia rimane perciò il solo paese d’Europa in cui le scuole resteranno chiuse fino a settembre. E come se non bastasse, dalle dichiarazioni, davvero curiose, di un ministro emerge la tentazione di allontanare ancora il ripristino pieno dell’attività didattica, mentre si annuncia l’intento di reimpostare le regole dell’istruzione. Si parla di voler introdurre, in particolare, una seconda modalità strutturata, «a remoto», che, laddove venisse posta in opera, rischierebbe di fare strame di tutta la migliore pedagogia dell’età contemporanea, che converge coralmente sulla centralità inderogabile dello spazio fisico nei percorsi formativi del fare scuola.
Si tratta evidentemente di un vuoto sistemico, che corre, appunto, in maniera uniforme, su svariati livelli, dall’istruzione all’impresa culturale, dal travaglio scientifico all’elaborazione artistica, dall’attività solidale all’impegno civile, tutti legati appunto, in primo luogo, alla socialità attiva, irriducibile al virtuale. Che dire? Che Fare? Proviamo intanto a immaginare, per un solo attimo.
Proviamo di immaginare l’età di Pericle senza la recitazione nei teatri delle opere drammatiche di Sofocle, di Euripide e di Eschilo. Immaginiamola senza i riti, i culti e le tradizioni che ispiravano le arti plastiche di Fidia e quelle architettoniche di Callicrate. Proviamo a pensarla senza gli insegnamenti di Anassagora e di Parmenide, senza lo spazio affollato dell’agorà in cui i rappresentanti del popolo, che formavano l’ecclesìa, vociavano e deliberavano. Immaginiamola ancora priva delle scuole artistiche e di pensiero che attiravano la gioventù e priva di dibattiti spontanei. Si compone evidentemente un’altra storia: solo il fantoccio irriconoscibile e spento di una Primavera che mantiene invece, ancora oggi, un posto chiave nella memoria lunga delle civiltà.È chiaro allora qual è il rischio che l’Italia, più di altri paesi, corre oggi, se se non si pone freno alla foga impositiva che stringe, proprio fisicamente, impedendo di respirare e di operare, gli universi fisici dei saperi, delle scienze, delle arti e della conoscenza diffusa. È davvero sorprendente. In questa curiosa seconda fase, in ogni parte d’Italia, tutti i giorni, in qualsiasi momento, è possibile occupare lo scompartimento di un treno, un aereo, un metrò, un bus municipale, un tram, ma viene impedita la sosta fisica in un’aula di liceo e universitaria, in una sala per conferenze, in un laboratorio, in uno spazio seminariale, in una libreria attrezzata per incontri, in un luogo di culto, in una biblioteca dotata di spazi idonei alla discussione. Centinaia di persone, anche nelle aree più infettate, tutti i giorni convergono e operano nelle catene delle fabbriche e nei cantieri ma devono restare chiuse le aule magne, i cinema, i teatri, gli auditorium. È ragionevole tutto questo? Il clima in cui tutto ciò avviene è poi non meno sorprendente. È davvero curioso che chi dovrebbe insorgere, per formazione, tradizione, militanze di una vita e ruolo, spenda tempo per stilare manifesti solo nella logica della contrapposizione, della guerra polarizzata che avvelena da decenni la vita politica nazionale, e non senta il bisogno di porre in chiaro che il sapere, la conoscenza e l’istruzione costituiscono un bene comune, di tutti, da difendere a prescindere. È curioso che non si avverta che se manca l’ossigeno, se manca l’aria, manca per tutti e non per una sola parte. E questi ambienti più di ogni altro dovrebbero trovare inquietante che libertà fondamentali garantite dalla Costituzione, come quelle di riunione, di ricerca, di discussione e di culto continuino ad essere degradate e vengano ricondotte nella categoria dell’«assembramento», davvero triste, tenebrosa e perfino evocativa.

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Le intenzioni di voto degli italiani di questa settimana

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

Le intenzioni di voto di questa settimana fotografano una situazione molto dinamica, con un’accentuazione di alcune tendenze ormai consolidate e altre variazioni meno attese. Accelera la flessione della Lega, che scende al 24,9%, ad appena 2 punti dal PD, ormai stabile da qualche settimana al 22,9%. Nell’area di centro destra, sale di quasi due punti Fratelli d’Italia (13,8%), mentre la linea più moderata pare penalizzare Forza Italia, che dopo varie settimane di crescita, perde lo 0,7 e si riporta al 7,2%. Si rafforza, invece, il Movimento 5 Stelle, toccando il 16,8%. Calo generale, infine, per le liste minori del centro sinistra.Il quadro della fiducia nei politici, conferma il primato di Conte, che però questa settimana cede un punto, scendendo al 59%, molto distante dai leader dei principali partiti: Giorgia Meloni guida il gruppo degli inseguitori col 35% di gradimento, seguita da Salvini col 31%. Un altro esponente della Lega, però, presenta in questo momento un livello di gradimento molto maggiore di quello del suo segretario e si colloca a meno di 10 punti dal Presidente del Consiglio: il Governatore del Veneto, Luca Zaia, forte di una gestione dell’emergenza giudicata esemplare nella propria regione, riscuote la fiducia del 50% degli italiani.Rispetto alla gestione dell’emergenza, con l’ingresso nella fase 2, risale il giudizio sull’operato del Governo, ritenuto in qualche misura positivo dalla netta maggioranza degli italiani (18% molto positivo – 51% abbastanza positivo).In questa fase, dato anche il perdurante declino della curva dei contagi, metà della popolazione è più preoccupata per le ripercussioni dell’emergenza Covid sull’economia, che per i suoi effetti sulla salute.Sul fronte sanitario, comunque, gli italiani non abbassano la guardia e guardano con una certa apprensione l’allentamento delle restrizioni, seppure contenuto: se il 51% ritiene che ci sarà una gestione responsabile da parte della popolazione, il 39% invece teme che ci sarà una ripresa dei contagi e conseguentemente si dovrà tornare al lockdown.

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Siglato un contratto di finanziamento da 10 milioni di Euro

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

Ameglia (La Spezia). Cassa Depositi e Prestiti sostiene l’eccellenza del Made in Italy finanziando nuovi investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione. CDP ha, infatti, supportato l’espansione del Gruppo Sanlorenzo, leader mondiale nella progettazione, produzione e commercializzazione di yacht e superyacht di alta gamma, con un finanziamento da 10 milioni di Euro per nuovi investimenti previsti dal Gruppo per il periodo 2020-2022.L’operazione contribuirà allo sviluppo e alla introduzione sul mercato di innovazioni e di tecnologie d’avanguardia nel panorama della nautica, la cui ricerca sarà fortemente orientata a principi di sostenibilità.
Con questo finanziamento, CDP sostiene la competitività dell’azienda anche in un’ottica di tutela dell’occupazione, dell’operatività della filiera nautica e delle imprese dell’indotto. Il Gruppo Sanlorenzo, eccellenza dell’industria nautica italiana di lusso, impiega circa 480 persone, collabora con 1.500 aziende artigiane qualificate e conta una rete di distribuzione internazionale e di servizi diffusa in tutto il mondo. L’azienda, quotata nel segmento STAR del Mercato Telematico Azionario, è presente sul territorio con quattro siti produttivi situati a La Spezia (SP), Ameglia (SP), Viareggio (LU) e Massa (MS).Per il Responsabile Divisione CDP Imprese, Nunzio Tartaglia, “con questa operazione, CDP conferma il proprio concreto sostegno al tessuto imprenditoriale ligure, in un settore strategico per l’economia del territorio come quello nautico, con l’obiettivo costante di favorire e incrementare i processi di innovazione, crescita dimensionale ed espansione delle eccellenze italiane nel mondo”.Massimo Perotti, Presidente Esecutivo della Società: “Siamo molto lieti di avere un partner di così elevato standing come Cassa Depositi e Prestiti per i nostri programmi di ricerca, sviluppo e innovazione in cui continuiamo ad investire importanti risorse. In un contesto come quello attuale di grande cambiamento dettato dall’emergenza COVID-19, Sanlorenzo ha confermato tutti gli investimenti destinati allo sviluppo dei nuovi prodotti poiché siamo convinti che l’innovazione rivesta un ruolo fondamentale per lo sviluppo futuro e per affrontare le nuove sfide. Sanlorenzo si è distinta da sempre per un’elevata capacità di innovazione all’interno del settore e l’accordo con CDP contribuirà allo sviluppo e alla successiva introduzione sul mercato di soluzioni ad altissimo profilo tecnologico di assoluto rilievo per il settore dello yachting”.

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Per favore non chiamateci scuole

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

All’art. 1 lettera k dell’ultimo Dpcm, gli istituti di formazione professionale privati sono stati accomunati alle scuole pubbliche e alle Università e, quindi, è stato fatto loro divieto di svolgere lezioni in presenza. Possono, però, fare didattica a distanza, on line. Perciò, sulla base del codice Ateco cui appartengono, la loro attività non è sospesa. Ma è proprio per tali ragioni che tutte le scuole di Cinema, Musica, Teatro, Danza, Fotografia, Fumetto, Animazione, Videogames d’Italia, rischiano di chiudere, nessuna esclusa.
Per questo è necessario fare chiarezza. Non si tratta di generiche scuole pubbliche, ma di imprese private, associazioni culturali e no profit, che offrono un prodotto culturale, formativo e commerciale unico, non intercambiabile. Fondato sull’eccellenza dei propri docenti, spesso artisti di fama internazionale, che solo grazie al rapporto laboratoriale, pratico e artigianale, riescono a trasmettere le proprie conoscenze ed esperienze agli studenti. Di imprese che hanno fatto investimenti importanti in ambito tecnologico, infrastrutturale, di hardware e software, per rendere i propri allievi competitivi sul mercato internazionale del lavoro. Che sopportano spese ingenti per l’affitto dei locali, le utenze, licenze e quant’altro. Di realtà che esistono da moltissimi anni e che, nel corso del tempo, hanno creato migliaia di professionisti che si sono affermati in Italia e all’estero. E questa formazione, ad alto tasso di specializzazione, non può essere in alcun modo erogataesclusivamente attraverso la formazione a distanza, che, pur con le sue potenzialità, non può assolutamente offrire lo stesso livello formativo, posizionandosi peraltro in una diversa fascia di mercato, con altri operatori e modelli culturali e di business.Gli istituti di formazione professionale privati, non sono scuole ma imprese, al di là che siano, associazioni culturali, srl, ditte individuali o spa perché, al pari di ogni altra impresa, fabbriche, librerie, musei, negozi, bar, ristoranti, studi professionali o botteghe artigiane, sono in grado di garantire immediatamente il rispetto di tutte le misure di sicurezza e tutela della salute, previste per lavoratori e clienti: dal distanziamento sociale alle mascherine, dalla sanificazione alla regolamentazione del flusso di persone. E anche da un punto di vista dell’impatto sulla mobilità cittadina, non sono assolutamente paragonabili a una scuola pubblica, piuttosto a una libreria medio-grande, con la differenza, però, di avere sempre la stessa clientela e quindi di ridurre notevolmente le possibilità e la circolazione del contagio.Per rappresentare tutte queste ragioni, è nato a Roma CO.R.S.A. (Comitato Romano Scuole d’Arte), un comitato, per ora cittadino e regionale, che in tempi brevissimi si pone l’obiettivo di diventare nazionale, con lo scopo di chiedere al Governo e alle Istituzionidi porre rimedio a questo equivoco.Ovvero di non inserire, nel prossimo Dpcm, gli istituti di formazione professionale artistica, insieme alle scuole pubbliche e di prevedere, come per tutte le altre imprese private e i comparti produttivi del Paese, tempi e modalità di ripresa certi delle lezioni in presenza. Perché per ogni impresa, anche quelle culturali e di formazione, è indispensabile programmare. L’alternativa è la chiusura e il fallimento, con la perdita di migliaia di posti di lavoro e la negazione, agli studenti, del diritto costituzionale allo studio e alla libera scelta del proprio percorso formativo (Art. 33 e 34 della Costituzione), nonché il decadere del principio di sussidiarietà orizzontale, anch’esso previsto in Costituzione all’ art. 118 ultimo comma.Il Comitato ha anche già redatto, in una sorta di “manifesto” le proprie istanze e creato un sito scuoledarte.it dove è possibile aderire, da parte di tutti gli istituti d’arte professionali privati, con la determinazione ma anche la disperazione di chi sa di combattere una battaglia determinante per la propria sopravvivenza, di quella delle migliaia di lavoratori del settore e per i diritti di migliaia di studenti e delle loro famiglie.

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