Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 338

La fede e il creato

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Da queste sia pure sommarie indicazioni possiamo renderci conto che le manifestazioni religiose delle tre Chiese monoteiste (cristiana, ebraica e islamica) sono fondamentalmente improntate alla pace e alla concordia a dispetto delle diversità e dei contrasti che si manifestano nelle piazze e negli odi che si covano davanti ai tanti eventi che le opposte fazioni traducono in fatti concreti con lutti e violenze d’ogni genere. Resta, quindi, la vergogna più grande e l’umiliazione più cocente quando si trova proprio nel pregare, e la preghiera è un grandissimo atto d’amore, il germe dell’odio. Le due cose scoprono le nostre ambiguità. Diventa anche per l’uomo, che appartiene alla nostra contemporaneità, un aspetto sconcertante. Come si può pregare esprimendo con ciò un gesto d’amore per noi stessi e per i nostri simili e impugnare, qualche minuto dopo, un’arma per uccidere? Come si possono violare i luoghi sacri provocando stragi immani?
Come si può mentire tanto spudoratamente sino al punto di negare l’evidenza e di farlo davanti alle leggi della Fede prima ancora di quelle umane?
Sono tutti interrogativi che ci coinvolgono nella stessa misura e ci sollecitano risposte adeguate. Sono i riscontri che ancora una volta l’uomo del presente non riuscirà a darsi perché sono il frutto maturo di una civiltà che non ci appartiene e, purtroppo, per nostra scelta.
Manca ancora quel ritrovarci nell’unità, dalle ceneri delle nostre diversità, in quel disegno divino la cui traccia noi avvertiamo forse in misura scomposta e vaga, ma che sentiamo, nel nostro intimo, come fine ultimo di tutte le cose.
Non vi è, d’altra parte, una ragione che non sia possibile spiegare ritrovando una logica nel nostro cammino sulla Terra, attraverso le generazioni, mediante l’uso e l’abuso dell’ingegno. Nel bene e nel male noi stiamo sperimentando più modelli di società. Noi stiamo saggiando la nostra capacità di vivere, in comunità, e di crescere insieme nel migliore dei modi e lo facciamo anche percorrendo la strada della sua negazione sostanziale. Vi possono essere, lungo questo percorso, degli arretramenti, dei passi falsi, degli errori di valutazione, delle ideologie liberatorie che alla fine si rivelano aberranti, ma non è, in ogni caso, il momento per coglierci impreparati. E’, invece, il fine ultimo a giustificare e ad assorbire il nostro procedere malfermo. La vita è come un foglio di carta bianca sul quale, con un pennarello, si schizza un disegno. Se l’opera non riesce, con la morte appallottoliamo il foglio e ne usiamo un altro ed è, di nuovo, vita. Ricordando il tratto più felice lo riportiamo nel nuovo impegno e così riprendiamo il cammino. Non tutto, quindi, è cancellato e riproposto ex novo. Noi, semmai, facciamo tesoro degli antichi insegnamenti. Traiamo da essi i simboli e i messaggi per procedere più spediti, ma anche per avvertire i pericoli e le insidie possibili ereditate da chi ci ha preceduto e che ha saputo evitare e trarne, a nostra volta, insegnamento. Questi passaggi, che hanno richiesto la presenza e l’impegno di centinaia, o meglio, di migliaia di generazioni, ci hanno spinto a frazionare i problemi, a suddividerli in tante sottospecie. Così come accade oggi con i numerosi p.c., che sono messi in parallelo e poi suddivisi in piccoli gruppi ai quali sono assegnati parte di un “compito”, lo stesso accade all’interno delle comunità viventi e per quelle precedenti e sarà altrettanto per le venienti. Man mano che le parti del problema sono risolte si definisce gradualmente anche la figura d’insieme. Sta ora da chiederci cosa mai apparirà alla fine. Possiamo sin d’ora essere certi almeno di una cosa. L’homo non sarà più aeconomicus, o giuridico, o filosofico o religioso, ma sarà universale: homo novus. Non vi sarà posto per il particolare, per l’opera incompiuta. Il nostro destino è nella realizzazione piena e assoluta dell’unità nell’universalità. Solo in questo modo sarà possibile racchiudere tutta la saggezza e la prudenza fattibile, i completi valori e i precetti individuabili. Forse alla fine ritorneremo sul luogo da dove siamo venuti o ci spingeremo pellegrini tra le stelle del firmamento e ci confonderemo tra loro. (Riccardo Alfonso)

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