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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Medici di famiglia verso la dipendenza?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2020

I sostenitori dell’ipotesi sono molto accesi ma in passato non sono sembrati una marea. Dopo il Covid-19 qualche muro potrebbe essere stato abbattuto. La richiesta è stata fatta in passato dal Veneto (tesi: costerebbero meno) e ora dalla Lombardia. La giunta di quest’ultima regione dopo il Covid ha redatto un documento in cui chiede al governo l’autonomia per un contratto sulla falsariga di quello dei medici ospedalieri a medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, che supererebbe l’accordo nazionale. Il segretario Fimmg lombardo Paola Pedrini replica: il passaggio alla dipendenza fa venir meno il rapporto di fiducia tra medico e paziente. E poi, la dipendenza «comporterebbe almeno un raddoppio dei costi attuali per gli oneri riflessi, l’obbligo per la Regione di fornire idonei locali e strutture, di fornire infermieri e amministrativi a sue spese e non solo un modesto e parziale rimborso come ora». La Regione dovrebbe inoltre garantire i turni, «non potrebbero essere di certo di 12 ore al giorno».È invece pro-dipendenza Cgil Medici (che con Cisl e Uil ha firmato il protocollo post-Covid sulla sicurezza degli ospedali); il segretario Andrea Filippi riflette: se ospedale e territorio non si parlano è anche per colpa di una mancata omogeneità dei contratti, ne servirebbe uno unico. Rincara la dose un documento del Tribunale dei Diritti e Doveri del medico abruzzese, firmato da Florindo Lalla e Lucio Zinni secondo cui lo stato di dipendente del mmg sarebbe già sancito dal decreto legge Cura Italia appena convertito, quando recluta i mmg per l’emergenza (articolo 2 quinquies), o recepisce l’istituzione delle Unità speciali di continuità assistenziale «che tolgono al medico di medicina generale una parte di assistenza domiciliare». Gli stessi decreti regionali istituiscono consulto telefonico, teleconsulto, prescrizione farmaci senza visita stravolgendo le modalità di lavoro del medico senza accordo preliminare tra parti. Per Lalla e Zinni, il passaggio a dipendenza – pur non essendo la panacea di tutti i mali – potrebbe migliorare l’erogazione delle cure territoriali, oggi mal utilizzate perché avulse da una struttura di sanità pubblica aziendalizzata come l’attuale. «Gli studi del mmg, definiti “presidi del Ssn”, in realtà sono “studi privati aperti al pubblico” sotto esclusiva responsabilità del professionista che non godono di tutele lavorative aziendali (ad esempio, quelle Inail su cui peraltro ci sono aperture dall’Istituto). E ancora, il rapporto di para-subordinazione del mmg, «retaggio delle mutue ante 1978, diviene anacronistico di fronte ad organizzazioni complesse delle Cure Primarie (Aft, Uccp, Ospedali di comunità, Team)». Nell’accordo nazionale alcune sigle chiedono ferie e malattia per il mmg e di riflesso per il personale di studio. «Lo stesso finanziamento delle Cure primarie, che ricade tutto su una quota derivante dalla remunerazione del mmg, è fuori d’ogni logica, come se un chirurgo dovesse far fronte alle esigenze della sala operatoria con proventi del proprio stipendio». Sul passaggio a dipendenza Fimmg nazionale torna ora con il segretario Silvestro Scotti che a margine della presentazione del Protocollo per gli ambulatori medici nella gestione Covid fase 2 ha sottolineato come «non si diventa parte del sistema attraverso la contrattualità ma attraverso la responsabilità professionale, il ruolo e i compiti che dalla convenzione derivano. (Basta) saper usare lo strumento convenzionale a livello nazionale, regionale e aziendale, come si sta rendendo evidente su molte iniziative di eccellenza anche su emergenza Covid-19 partite proprio dalla medicina generale e presenti nei territori più colpiti». Tra gli altri sindacati, Snami da sempre difende l’autonomia della professione. Di recente il presidente Angelo Testa ha detto il suo «No ad un accordo in cui il rapporto di lavoro comprenda obblighi simili a quelli della dipendenza senza i benefici della stessa». Invece il Sindacato Medici Italiani -oltre a chiedere con forza il passaggio a dipendenza dei medici del 118 – da tempo si batte per l’adozione in convenzione di istituti più tipici del contratto “ibrido” dei medici specialisti ambulatoriali Asl come ferie, maternità, malattia. Per il presidente Fnomceo Filippo Anelli la chiave per avvicinare la sanità al cittadino e garantire efficienza non è il tipo di strumento contrattuale, ma sono le risorse messe a disposizione dei medici. «Nel gestire la pandemia l’errore è stato lasciare i generalisti senza indicazioni univoche, privi di protezioni e strumenti adeguati e, soprattutto, della facoltà di prescrivere tamponi e farmaci. Se oggi le risorse per rilanciare la medicina del territorio ci sono, si utilizzino subito per mettere i medici nelle condizioni di lavorare in equipe con infermieri e collaboratori di studio». Anelli lancia una proposta: si potrebbe affidare ai professionisti la governance delle strutture sanitarie una volta definiti obiettivi di salute, da programmare magari con i comuni, in linea con la legge 833/78 istitutiva del Ssn. (by Mauro Miserendino – fonte Doctor33)

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