Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Archive for 21 maggio 2020

Quanto costa acquistare un’abitazione nella città di Monza?

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

Il progetto residenziale di rigenerazione urbana Arborea Living di Via Val D’Ossola, che prevede la riqualificazione di una ex area industriale di oltre 60 mila metri quadri, con abitazioni di nuova generazione in classe A3, servizi smart per i residenti, un grande parco con nuove piste ciclabili, l’interesse di Stefano Boeri per la realizzazione di nuovo Bosco verticale nell’area dismessa di via Foscolo (15mila metri quadri), la proposta di un nuovo grattacielo di 20 piani e di un parco di 34mila metri quadrati nel quartiere di San Fruttosio, le nuove fermate del prolungamento della Linea 5 della Metropolitana Lilla che rafforzerà ulteriormente l’asse Milano-Monza. Sono alcuni esempi di idee e progetti che, secondo l’analisi di Abitare Co., società attiva nell’ambito dell’intermediazione immobiliare delle nuove residenze, testimoniano la voglia di Monza di guardare al futuro, città che in questi anni è diventata sempre più polo attrattivo sul fronte abitativo. E se i nuovi progetti immobiliari residenziali erano di piccole entità, prima dello stop forzato dalla pandemia da Covid-19, adesso iniziano ad arrivare investimenti importanti per la realizzazione di progetti che prevedono un’offerta abitativa più ampia e la riqualificazione naturale di intere aree.E sono proprio i numeri del mercato immobiliare a confermare la vivacità di Monza in questi anni. Dall’analisi del Centro Studi di Abitare Co. sugli ultimi dati disponibili dall’Agenzia dell’Entrate, dal 2013 al 2018 le compravendite di abitazioni nella città sono aumentate del +71,1%, un dato nettamente superiore alla crescita registrata in Lombardia (+19,9%) e più alto anche rispetto alla dinamica Milano (+67%).
Un territorio, con una qualità della vita particolarmente alta, capace di attirare l’interesse da parte di cittadini provenienti dal resto d’Italia e dall’estero. Nel 2019, infatti, secondo l’elaborazione di Abitare Co. su base dati dell’Ufficio Agenda Digitale e Statistica del Comune di Monza, il capoluogo della Brianza ha registrato ben 3.487 nuove richieste di residenza da altri comuni italiani (+12% sul 2010) e 836 dall’estero. Anche i milanesi non sono immuni al fascino di questa città ricca di storia, anzi: dal 2010 al 2019 i trasferimenti dalla città meneghina sono più che raddoppiati, passando da 249 a 639 (+157%). Un dato che nel medio periodo andrà sicuramente a crescere grazie al prolungamento della Linea 5 della Metropolitana di Milano che collegherà il capoluogo brianzolo a quello della regione.Cosa spinge i milanesi a trasferirsi a Monza? Sicuramente una migliore qualità della vita, una città più a misura d’uomo e green, dato che un monzese ha a disposizione ben 68 mq di verde rispetto ai 17 di un milanese (fonte Istat). Si tratta di un mix di fattori in cui anche il prezzo più contenuto per l’acquisto di una casa rispetto a Milano ha un peso rilevante. A Monza, infatti, il costo medio di un’abitazione usata ristrutturata è di €2.280 al mq mentre a Milano è mediamente più alto del +44,7% (€3.300 al mq). Anche sulle nuove abitazioni, che rappresentano oggi solo il 14% dell’offerta, la differenza è evidente: per acquistare una casa a Monza servono in media €2.850 a mq, circa la metà rispetto agli €5.600 al mq di Milano.
Analizzando i trend del mercato prima del lockdown, il forte interesse per il territorio di Monza non ha fatto crescere solo la domanda, ma ha contribuito a ridurre le tempistiche per vendere una casa (3,2 mesi), mentre i prezzi, dopo aver subito i cali degli anni della crisi, si stanno finalmente stabilizzando e hanno ripreso a crescere in alcune zone della città come il centro storico (+1,5% rispetto a inizio 2019), il quartiere Cazzaniga (+2,5 per cento) o la zona residenziale del Parco (+1,8 per cento). Per tutti gli altri quartieri i prezzi oggi sono rimasti sostanzialmente identici a quelli di inizio 2019.Per quanto riguarda le abitazioni nuove, quali sono i prezzi medi nei singoli quartieri? I valori più alti si registrano nel Centro storico con €4.700 a mq (ma possono arrivare anche a €5.300 a mq) e nei pressi della Villa Reale e del Parco con €3.900 a mq. Seguono le zone Grazie Vecchie-S. Gerardo (€3.475 a mq), S. Biagio-S. Gottardo (€3.350 a mq), Triante-Cavallotti (€3.175 a mq) e Cazzaniga-Ospedale nuovo (3.050 a mq). I quartieri più economici sono quelli di Cederna-Cantalupo, S. Rocco-S. Alessandro e Sant’Albino, tutti con un prezzo medio di €2.100 a mq.

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Al lavoro per i test di medicina

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

Quest’anno saranno 13.500 i posti disponibili per le Facoltà di Medicina e Chirurgia delle università pubbliche italiane (+ 17% rispetto allo scorso anno), ma si stima che il 1°settembre, data fissata dal MIUR, si presenteranno al test ben 70mila future matricole. Il numero di esclusi è altissimo e per questo molti aspiranti medici guardano all’estero, dove le università offrono percorsi didattici basati in gran parte sulla pratica, lo studio in lingua inglese, il confronto con modalità didattiche innovative e maggiori opportunità di carriera. L’esperienza internazionale fa anche spiccare il volo alle carriere: in media la retribuzione lievita del 40%, le prospettive di occupazione sono maggiori e il mercato di riferimento è più stimolante.Questo è ciò che sostiene Medicor Tutor a fronte di 6 anni di attività in Italia a fianco di più di 1.000 studenti che hanno scelto di studiare Medicina, Odontoiatria e Fisioterapia presso università di prim’ordine in Europa.

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Insediato il gruppo di lavoro in bioetica

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

“Il messaggio lanciato dal presidente FNOMCEO Filippo Anelli ci riempie di soddisfazione, aprendo la strada per un lavoro comune gradito, auspicato e necessario”: queste sono le parole con cui Flavia Petrini, presidente della Società italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI), commenta il Comunicato Stampa con cui il presidente FNOMCEO ha ringraziato il lavoro svolto dagli anestesisti-rianimatori durante l’emergenza COVID.19.Il Comunicato FNOMCEO giunge all’indomani dell’insediamento del Gruppo di lavoro in Bioetica avviato dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, e dalla Siaarti, con l’obiettivo di esprimere posizioni condivise su tematiche professionali, deontologiche e bioetiche di comune interesse.Per SIAARTI fanno parte del Gruppo di lavoro Luigi Riccioni (Responsabile del Comitato Etico-SIAARTI), Marco Vergano (Coordinatore Gruppo di Studio Bioetica-SIAARTI), Alberto Giannini (Consiglio regionale Lombardia SIAARTI), Davide Mazzon (Consiglio regionale Veneto SIAARTI) e Giuseppe Gristina (componente Comitato Etico-SIAARTI e delegato dalla Presidenza).“Il dialogo iniziato con FNOMCEO ci offre la preziosa possibilità di proseguire a tutto campo quel lavoro di approfondimento etico e deontologico su cui SIAARTI è da tempo particolarmente concentrata”, conclude Flavia Petrini, “Siamo certi che la reciproca disponibilità al confronto, l’autorevolezza della Federazione, la qualità dei professionisti coinvolti nel Gruppo di lavoro e l’importanza delle tematiche che saranno messe al centro del dialogo, offriranno a tutto il mondo medico italiano contenuti, valori e prospettive che ci permetteranno di osservare il recente periodo emergenziale con uno sguardo differente e radicato con consapevolezza nuova nelle ragioni etiche della nostra professione”.

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SMA Solar Technology AG incrementa notevolmente il fatturato nel primo trimestre 2020 aumentando l’utile

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

Nel 1° trimestre 2020 SMA Solar Technology AG (SMA/FWB: S92) ha venduto inverter per una potenza complessiva di circa 4,4 GW (1° trimestre 2019: 1,8 GW). Rispetto ai primi tre mesi dell’anno precedente, il fatturato è aumentato del 72%, attestandosi su 288 milioni di Euro (1° trimestre 2019: 168 milioni di Euro). L’aumento del fatturato deriva essenzialmente dalla realizzazione di progetti importanti negli Stati Uniti e dal buon andamento dall’attività commerciale in Europa, che ha dato nuovamente risultati positivi. Da gennaio a marzo 2020 il margine operativo lordo (EBITDA) di 12 milioni di Euro è risultato nettamente superiore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (margine EBITDA: 4,3%; 1° trimestre 2019: 1 milione di Euro, 0,4%). Nel primo trimestre, il volume di ordini ha registrato un andamento positivo in tutti i segmenti.
Nel primo trimestre 2020 il Gruppo ha chiuso in pareggio (1° trimestre 2019: –11 milioni di Euro). Il risultato per azione è stato quindi pari a –0,01 Euro (1° trimestre 2019: –0,30 Euro). Con una liquidità netta di 243 milioni di Euro (31/12/2019: 303 milioni di Euro) e un Equity Ratio di 40,3% (31/12/2019: 37,6%), SMA continua ad avere una struttura patrimoniale molto solida.
Nonostante l’attuale crisi causata dal coronavirus, il Consiglio di Amministrazione di SMA conferma le previsioni di fatturato e risultati per l’esercizio 2020 pubblicate il 7 febbraio 2020, con un aumento del fatturato che dovrebbe collocarsi fra 1,0 e 1,1 miliardi di Euro. SMA vanta un buon posizionamento, che le consente di conquistare quote di mercato anche nelle attuali circostanze. Il Consiglio di Amministrazione ha inoltre pianificato l’implementazione di ulteriori misure per la riduzione dei costi. In questo contesto, il Consiglio di Amministrazione di SMA prevede anche un’ulteriore crescita in termini di EBITDA, tra i 50 e gli 80 milioni di Euro.
La relazione trimestrale relativa al periodo da gennaio a marzo 2020 è disponibile online all’indirizzo http://www.SMA.de/IR/Finanzberichte. L’assemblea generale di SMA si volgerà il 4 giugno 2020.

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Le agenzie di rating all’assalto dell’Africa

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

By Mario Lettieri già sottosegeretario all’Economia e Paolo Raimondi economista. Avendo perso mordente e spazio operativo negli Usa e in Europa, le agenzie di rating si sono “buttate” contro i paesi emergenti, in particolare quelli dell’Africa. Non è necessario essere un genio di competenza e di capacità di analisi per immaginare le difficoltà economiche in un mondo devastato dalla pandemia del covid-19. Soprattutto nei paesi cosiddetti emergenti, da sempre suscettibili a ciò che accade nelle economie avanzate.In momenti e in modi leggermente differenti, le “tre sorelle del rating”, Standard& Poor’s, Moody’s e Fitch, hanno declassato dieci paesi africani e i loro titoli di debito pubblico fino al livello di junk, di titoli spazzatura. Si tratta di Angola, Botswana, Camerun, Capo Verde, Repubblica Democratica del Congo, Gabon, Nigeria, Sudafrica, Mauritius e Zambia. Le valutazioni sono basate fondamentalmente sulle previsioni riguardanti la debolezza dei sistemi fiscali e sanitari di detti paesi. Ciò avviene mentre la Banca Mondiale ha opportunamente, invece, sostenuto la sospensione dei pagamenti degli interessi sui debiti dei paesi più poveri che fanno parte dell’International Development Associaztion (IDA). D’altra parte, la loro conoscenza dell’Africa è bassissima. La S&P, per esempio, si vanta di essere in grado di formulare valutazioni su ben 128 paesi del mondo. Ma ha un solo ufficio, a Johannesburg, per l’intero continente africano. I rating delle agenzie sono solitamente delle valutazioni più o meno banali. Però, com’è noto, sono presi in considerazione dai mercati per giudicare lo stato di salute delle varie economie e, di conseguenza, per definire i tassi d’interesse del debito pubblico dei singoli paesi. E’un fenomeno più volte sperimentato, con effetti devastanti sia sull’aumento del costo dei prestiti sia sugli investitori internazionali. In merito, è opportuno ricordare il ruolo svolto dalle agenzie nel “meltdown” finanziario negli anni della Grande Crisi del 2008, che ebbe un impatto sui mercati globali e, soprattutto, sull’economia reale di molti paesi, compresi quelli in via di sviluppo. Poiché sembra che la cosa non sia nella memoria collettiva, riteniamo utile ricordare le denunce istituzionali fatte nei loro confronti. Per esempio, il dettagliato rapporto “The financial crisis inquiry report” redatto da una Commissione bipartisan e pubblicato dal governo statunitense nel 2011. Vi si affermava, tra l’altro, che “la crisi non sarebbe potuta avvenire senza le dette agenzie. I loro rating, prima alle stelle e poi repentinamente abbassati, hanno mandato in tilt i mercati e le imprese”. Il solito giochino.Qualche anno fa, persino il “falco” tedesco Wolfang Schäuble, allora ministro delle Finanze, aveva detto:” Dobbiamo spezzare l’oligopolio delle agenzie di rating”. Si ricordi che in più circostanze, sia il G8 sia il G20 ha prodotto una copiosa letteratura, fatta di documenti e dichiarazioni, con i quali si stigmatizza il loro comportamento e si chiede una loro profonda riforma.Moody’s ha declassato a junk il Sudafrica facendogli perdere l’ultimo gradino di investment grade, sotto il quale gli investitori istituzionali non sono più autorizzati a comprare i titoli di stato. Essa ha stimato un notevole aumento del debito pubblico sudafricano che dovrebbe raggiungere il 91% del Pil entro il 2023. Quest’anno la crescita dovrebbe essere inferiore all’1% e poi sprofondare in terreno negativo a meno 5,8%. Moody’s non ha neanche aspettato per verificare l’impatto economico del coronavirus e i provvedimenti del governo di Pretoria. Le altre due agenzie, a onor del vero, avevano già da tre anni valutato come junk i titoli sudafricani. Adesso il Sud Africa dovrà lasciare l’importante World Government Bond Index dove ci sono tutti i titoli pubblici con il rating di investment grade. Di conseguenza il valore dei titoli sarà ridefinito senza una rete di protezione.
Fitch ha tagliato il rating sovrano del Gabon da B a CCC. La spiegazione del declassamento riguarda l’eventuale difficoltà di rimborso del debito sovrano per mancanza di liquidità determinata dalla caduta dei prezzi del petrolio.Moody ha rivisto in negativo il rating sovrano di Mauritius a causa della previsione di minori guadagni turistici per il coronavirus.
La Nigeria è stata declassata da S&P da B a B – perché il covid-19 aumenterebbe il rischio di choc fiscali derivanti dalla riduzione dei prezzi del petrolio e dalla recessione economica. S&P ha, da ultimo, anche declassato il Botswana, una delle economie più stabili dell’Africa, che aveva il rating A. L’agenzia ha citato l’indebolimento del bilancio statale a causa di un calo della domanda di materie prime e della prevista decelerazione economica provocata dalla pandemia. Il declassamento del Botswana è stato fatto quando nel paese non si era registrato neanche un caso di infezione! Questi downgrade a livello di spazzatura stanno provocando seri problemi, che possono avere conseguenze peggiori dello stesso coronavirus. Riducono, infatti, il valore delle obbligazioni sovrane usate come garanzia nelle operazioni di finanziamento delle banche centrali, aumentando allo stesso tempo il costo degli interessi e, quindi, del debito. Di conseguenza vi sarà un’ondata di declassamenti anche delle imprese private.
I paesi dell’Africa sono chiamati da più parti a disegnare un meccanismo di risposta collettiva contro l’abuso del rating. Si vorrebbe, tra l’altro, che l’Unione Africana creasse una sua autorità di controllo sulle attività delle agenzie e definisse degli standard di valutazione equi e realistici. I governi e le popolazioni del continente africano guardano sempre più all’Europa per trovare un sostegno e un modello. Purtroppo, anche sulla questione delle agenzie di rating l’Unione europea è ancora e inspiegabilmente paralizzata. Riguardo a particolari avvenimenti e a certi comportamenti umani, le popolazioni africane per descriverli usano figure di animali. Chissà quale bestia della savana utilizzeranno per le agenzie di rating?

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Sordi e la politica: «In Italia si dice che il popolo è sovrano. Ma sovrano de che?»

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

È una delle tante rivelazioni contenute nel volume «Alberto Sordi segreto», l’omaggio editoriale del centenario della nascita del grande attore e atteso da tempo dai suoi fan, che svela amori nascosti, manie, rimpianti e maldicenze. All’interno decine di foto inedite e la prima canzone a lui dedicata. Anche in versione ebook «Alberto amava ripetere: ‘In Italia si dice che il popolo è sovrano. Ma sovrano de che? Il nostro Paese, purtroppo, ha avuto una classe politica che si è impegnata nella conquista del potere per interessi meramente personali’». Affermava come “nell’Italia politica degli ultimi anni ci fosse tanta mediocrità e che i cittadini venissero trattati da sudditi”.
Il libro (212 pagine, 15 euro), a causa dell’emergenza sanitaria, è stato fatto uscire ad aprile in versione ebook mentre il cartaceo autografato dall’autore era disponibile soltanto sul sito dell’editore (www.rubbettinoeditore.it). Il libro digitale, il primo autografato mai realizzato finora, ha subito riscosso grande successo non soltanto in Italia, ma anche in Europa, Argentina, Stati Uniti e Australia, dove Alberto Sordi è tuttora molto amato.Il volume presenta, per la prima volta, anche le testimonianze di alcuni cugini di Alberto: da parte della madre Maria Righetti e del padre Pietro Sordi. Ci sono, inoltre, i ricordi inediti di alcuni amici dell’attore che lo hanno frequentato in modo assiduo e di personaggi del cinema e della tv con i quali ha lavorato. Tra questi, Rino Barillari, Pippo Baudo, Patrizia de Blanck (con la quale Sordi ebbe una love story), Elena de Curtis (nipote di Totò), Sandra Milo, Sabrina Sammarini (figlia di Anna Longhi) e l’ex annunciatrice Rai Rosanna Vaudetti. Di grande interesse le due interviste inedite ad Alberto realizzate dal giornalista Luca Colantoni (1995) e dalla regista e produttrice cinematografica Donatella Baglivo (1997). Infine, lo storico del doppiaggio italiano Gerardo Di Cola analizza i doppiaggi degli attori ai quali Sordi ha dato la voce e i film in cui lui stesso è stato doppiato. Personaggi che, assieme a Igor Righetti, hanno contribuito a rendere pubblica la vita reale, e mai raccontata, di Alberto Sordi.
Il libro è l’omaggio editoriale del centenario della sua nascita e farà scoprire, per la prima volta, chi fosse il grande attore fuori dal set, dalle interviste e dalle apparizioni televisive ufficiali. Rivela, inoltre, le tante menzogne raccontate su di lui. Un volume unico sia per gli aneddoti e le curiosità sia per le decine di foto esclusive provenienti dagli album di famiglia di Igor Righetti e da Reporters Associati & Archivi. Immagini fuori dal set, durante le pause di lavorazione dei film e scatti personali mai visti.Il libro viene arricchito con il cd della prima canzone dedicata a Sordi “Alberto nostro”, della quale Igor Righetti è autore, compositore e interprete assieme a Samuele Socci.Il brano con il testo si trova sul canale YouTube Alberto Sordi Forever: https://www.youtube.com/watch?v=_DYEvbXIWb0 Il videoclip della canzone, invece, sarà disponibile da giugno sempre sullo stesso canale YouTube. È stato girato a Trastevere e nelle vie del centro storico di Roma care ad Alberto. Una canzone nata per integrare a livello musicale questo primo volume sulla vita privata di Alberto Sordi e per colmare il vuoto di un brano a lui dedicato. Un piacevole libro utile anche alle nuove generazioni perché la memoria storica di un grande attore come Sordi non vada perduta e, al contrario, rigeneri.

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«Al-Shabaab. Anatomia dell’organizzazione terroristica che ha rapito Silvia Romano»

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

È online su tutte le piattaforma al prezzo di 1,99 euro. E’ un instant ebook di due studiosi internazionali che da tempo si occupano di questa organizzazione terroristica: Brendon Cannon, Professore associato di International Security presso la Khalifa University di Abu Dhabi e Dominic Ruto Pkalya peacekeeper con oltre vent’anni di esperienza sul campo.Il libro spiega nel dettaglio come sia nata, chi si nasconda dietro Al-Shabaab e, soprattutto, perché sia diventata tra le organizzazioni più forti, meglio radicate e pericolose al mondo.Ubicata in Somalia, i suoi attacchi nel corso degli anni si sono concentrati in prevalenza contro il Kenya. In questo ebook, Cannon e Ruto Pkalya spiegano le ragioni di tale scelta.Gli autori si soffermano in particolare sulla crescente centralità degli attori armati non statali nelle dinamiche di sicurezza globale nella convinzione che, proprio alla luce del caso di al-Shabaab, solo studiando in maniera analitica i percorsi sociali che spiegano l’ascesa di questi gruppi, si possano mettere a punto strategie politico-militari in grado di contrastarli con successo. L’ebook nasce come fascicolo extra della «Rivista di Politica» diretta da Alessandro Campi, edita da Rubbettino.

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Europa: maggiori finanziamenti per la cultura

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

“Il ministro Franceschini richieda in sede europea maggiori finanziamenti per la cultura nelle prossime misure che saranno varate dalle istituzioni europee. Vanno incrementati, come da noi richiesto in una risoluzione poi approvata unitariamente dalla commissione Cultura, in particolare per il prossimo periodo 2021-2027, i finanziamenti riservati alla cultura nei quadri finanziaripluriennali dell’Unione europea, che spesso hanno attribuito somme molto limitate per il settore. Il programma “Europa Creativa” va consolidato puntando al raddoppio del bilancio, evitando che le voci di spesa sovrapposte con altri programmi non costituiscano variazioni negative dell’entità del programma. Sono tante le piccole e medie imprese culturali, in ogni settore, che accedono ai finanziamenti europei per sostenersi. Imprese che, a causa dell’emergenza sanitaria, sono allo stremo.”Commenta così la videoconferenza dei ministri della Cultura UE il capogruppo in commissione Cultura a Montecitorio e responsabile Cultura di Fratelli d’Italia, deputato Federico Mollicone.

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Come cambia il mattone dopo la pandemia

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

A commentarli è Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it. Per il 2020 ci si aspettava un numero di compravendite concluse superiore alle 600mila unità ma gli effetti del Coronavirus su questo dato sono già visibili ed è plausibile che la stima vada ridotta di almeno un 20%. Il processo che invece potrebbe portare a un eventuale calo dei valori immobiliari è più lento e dipende principalmente dall’efficacia delle misure economiche adottate a sostegno del Paese. Al momento i proprietari che avevano deciso di vendere casa resistono e non cedono alla tentazione di abbassare i prezzi per paura di un’eventuale crisi economica. Negli ultimi due mesi, e prevedibilmente almeno per i prossimi sei, l’andamento dei costi ha seguito e seguirà le strade già tracciate in precedenza, con alcune lievi variazioni. In città come Milano e Bologna, che negli ultimi osservatori si dimostravano le più appetibili con oscillazioni costantemente al rialzo, è possibile che gli aumenti si riducano e si ritorni a una normalizzazione dei costi, lontano dalle crescite a doppia cifra che si osservavano negli scorsi osservatori. Città, invece, come Roma o Torino continueranno a vedere i prezzi ridursi ma meno che nelle province e nei piccoli centri, dove al mercato mancherà ancora la domanda per ripartire.
Con il blocco totale degli spostamenti e degli arrivi turistici chi aveva uno o più appartamenti da affittare per brevi periodi ha dovuto fare i conti con cancellazioni e soprattutto con l’impossibilità di prendere nuove prenotazioni. Per questo la maggior parte dei gestori o dei proprietari sta guardando con sempre maggiore convinzione al mercato delle locazioni a medio termine, in modo da coprire i costi degli appartamenti in attesa di tempi migliori in cui il turismo potrà ripartire. In particolare, non appena sarà consentito lo spostamento fra regioni e con l’arrivo dell’estate, nelle località turistiche le case vacanze torneranno a vivere una stagione ancor più fortunata degli scorsi anni, essendo soluzioni sicuramente meglio adatte alle nuove esigenze di isolamento rispetto ai tradizionali hotel.
La pandemia ha risvegliato in molti il desiderio di uno spazio all’aperto in cui evadere, per così dire, dalle quattro mura domestiche. Terrazzi e balconi sono entrati in questi mesi nei desiderata degli italiani che però restano altresì coscienti del loro controvalore economico e del budget necessario ad acquistarli come accessori di un immobile. Vorrei ma non posso vale anche per i metri quadri in più. Se lo smart working è diventato realtà per tanti lavoratori, parallelamente è cresciuto anche il desiderio di una stanza in più, da adibire a studio, un vezzo che in pochi si possono però permettere: in Italia il taglio più cercato è il trilocale ma le compravendite si concentrano sui bilocali, a fronte di costi più abbordabili.Si ferma il turismo immobiliare, tutto passa per il web…e sempre più per le agenzieFino a pochi mesi fa in Italia la percentuale di ricerche immobiliari che partiva dal web ammontava al 70%. Nei due mesi di lockdown il processo di digitalizzazione ha accelerato in molte sfere della vita degli italiani, compresa quella relativa all’abitazione: oggi oltre il 90% di chi comincia a cercare casa parte online.
Ciò che si è ridimensionato è l’offline: normalmente chi visita una casa da comprare o affittare si fa accompagnare da familiari, amici o fidati professionisti dell’edilizia a cui chiedere un parere…è quello che si chiama “turismo immobiliare” e che il lockdown ha paralizzato. La pandemia, infine, ha incrementato il numero di utenti intenzionati a rivolgersi a un agente immobiliare per la loro compravendita: questo perché organizzare le visite, gestire gli incontri e le pratiche oggi più che mai richiede informazione e professionalità, per ridurre al minimo i rischi di contagio. L’agente, infatti, rispetto al privato ha il dovere di conoscere e far rispettare le norme dai suoi clienti e così garantisce sicurezza a entrambe le parti.

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Il caso Fiat in controluce

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

“Fca chiede prestiti a Intesa San Paolo garantiti dalla Sace, cioè dallo Stato, cosa che sta suscitando proteste.Occorre anche rammentare che nella storia di Intesa San Paolo ci sono stati diversi salvataggi pubblici, uno dei più clamorosi è stato determinato dallo scandalo del Banco Ambrosoli, se non ricordo male, quello attraverso cui nacque proprio la banca oggi diventata il maggiore polo bancario italiano.Senza considerare che Banca Intesa è diventata ciò che è anche grazie ai vari salvataggi degli istituti di credito veneti, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, comprati a 50 centesimi l’uno e di cui tutti noi ci siamo accollati i debiti per 5mld di euro appena 3 anni fa.C’è poi la questione che lo Stato nel corso dei decenni ha immesso liquidità per salvare la Fiat e fatto politiche decennali di incentivazione alla rottamazione per sostenerla nel tempo, senza dimostrarsi capace di impedire il trasferimento in Olanda e Gran Bretagna della sue sedi. È in Olanda che paga la gran parte delle tasse.Il combinato disposto di questi elementi configura in tutto e per tutto l’aiuto perdurante dello Stato, in cambio di condizioni ridicole, limitate al solo mantenimento dei livelli occupazionali. Anche la Fiat infatti aveva bisogno degli operai per produrre le sue auto e, nonostante ciò, ha comunque delocalizzato molti impianti produttivi fuori dall’Italia.Dunque il prestito si può consentire in cambio del ritorno delle sedi societaria e fiscale in Italia e di una quota di partecipazione dello Stato dentro Fca, questione data per pacifica in tutti i paesi liberali per proteggersi da fregature analoghe a quelle che le banche italiane salvate e Fca hanno dato all’Italia. Mi pare una soluzione congrua attraverso la quale lo Stato si prende il suo spazio tutelando i propri interessi e fuoriesce dalla logica della ‘privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite’.
Nel caso delle banche, tanto dilagava la logica del favore agli amici banchieri, che i salvataggi non hanno nemmeno previsto la ristrutturazione del debito pubblico che avevano in pancia. Gli abbiamo dato miliardi e non lo abbiamo nemmeno scalati del debito pubblico.Se la presenza dello Stato nei consigli d’amministrazione viene giudicata troppo socialista o troppo fascista, che pure avrebbe un senso perché consentirebbe di partecipare alle scelte strategiche onerose, si dovrebbe almeno ripiegare sull’indicazione del Revisore dei conti da parte del pubblico.Basta trattare con le gambe molli Fca, ex Fiat, cui gli italiani hanno sempre giustamente dato tutto quanto gli fosse richiesto. Ora la parola d’ordine deve essere crescere insieme”.E’ quanto ha scritto sulla sua pagina Facebook Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Come sarà il mondo «Dopo»?

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

Rubbettino lancia in forma gratuita un ebook in cui 22 studiosi si interrogano sul mondo che ci aspetta. Se c’è una parola che abbiamo imparato a temere forse più di «coronavirus», è sicuramente «dopo». E, non a caso, è proprio «Dopo» la parola che dà il titolo all’ebook prodotto dall’Editore Rubbettino con il sostegno di Banca Intesa Sanpaolo e che si è deciso di distribuire gratuitamente on line sul sito dell’editore: http://www.rubbettinoeditore.it In «Dopo. Come la pandemia può cambiare la politica, l’economia, la comunicazione e le relazioni internazionali», ventidue studiosi coordinati da Alessandro Campi, direttore della “Rivista di Politica” e docente di Scienza politica nell’Università di Perugia, si interrogano su come la pandemia abbia accelerato alcuni processi sociali e ne abbia inevitabilmente modificati altri: dalla forma stessa della democrazia, ai rapporti con l’Europa, dagli equilibri di potere internazionali alla procedure decisionali dei governi, dall’economia alla comunicazione, senza dimenticare il delicato capitolo relativo alle tecniche di controllo sociale adottate per contenere i contagi e alle preoccupazioni che ne sono nate dal punto di vista della privacy e della tutela delle libertà personali.
Quello che ci aspetta, secondo gli autori di «Dopo», è un domani certamente non sempre roseo ma che, in parte, era già sotto i nostri occhi. Oggi, sono in molti a sostenere che nel “mondo di domani” nulla sarà più come prima e che dobbiamo aspettarci trasformazioni radicali, a partire dalle abitudini relative alla vita quotidiana. Altri credono, cinicamente, che passata la “grande paura” le società torneranno ai loro ritmi abituali. Lo spirito che anima i saggi compresi in questo volume è diverso da entrambi questi atteggiamenti. Non ci aspetta il “mondo nuovo” (distopico o utopico che sia), ma nemmeno torneremo al “mondo di ieri”. La pandemia rappresenta piuttosto una accelerazione della storia destinata, come tutte le crisi storiche del passato, a produrre cambiamenti che, in molti casi, saranno da considerare il punto d’arrivo di tendenze e processi che erano già in atto. Il che significa che il futuro si radica sempre nel passato e nel presente. Ciò vale soprattutto per la sfera politico-istituzionale, per quella economica e per quella politico-internazionale, sulle quali si concentra il libro. Il cui obiettivo – spiega il curatore Alessandro Campi – “è provare a descrivere i cambiamenti che potrebbero ragionevolmente investire, a causa della crisi pandemica, i regimi politici (a partire dalle democrazie), le leadership e le tecniche di governo, le forme della rappresentanza parlamentare, la comunicazione e la propaganda (già oggi pesantemente inquinate dalle fake news e dalla mentalità complottista), le scelte di politica economica e sociale degli Stati, l’Unione europea e, più in generale, le relazioni tra Stati e potenze a livello internazionale”.Senza essere un esercizio di futurologia, il libro tenta lo stesso di guardare al domani che si aspetta in modo argomentato e ragionevole. Un esercizio di “intelligenza collettiva” certamente utile al dibattitto pubblico in corso sugli effetti che la pandemia potrebbe determinare. Da qui anche la scelta dell’Editore (sostenuto in questa decisione dalla Banca Intesa Sanpaolo) di rendere il volume accessibile a tutti in forma gratuita.

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Mes: I fondi europei controversi

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

«Sui quotidiani, da Prodi in poi, decine di personalità chiedono a gran voce che l’Italia acceda al fondo salva stati perché, dicono, sarebbe folle rinunciare a questi soldi (prestati) che l’Europa ci vuole così gentilmente offrire. Ora, la domanda sorge spontanea: ma se prendere questi soldi è così utile e vantaggioso, perché la Grecia, il Portogallo, la Spagna e la Francia – cioè le nazioni più esposte insieme all’Italia – hanno dichiarato che non accederanno ai fondi del Mes? Secondo voi sono tutti stupidi, o magari le cose non stanno come raccontano Prodi e co.?». È quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Mes: Serracchiani, non chiudere porta a 36 miliardi

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

“Ci pensi mille volte chi sta dicendo che l’Italia può permettersi di chiudere la porta ai 36 miliardi del Mes. Non si mettano ragioni ideologiche o tattiche di partito davanti alle considerazioni concrete sull’utilità di quella massa di risorse. Pensiamo a cosa conviene al nostro Paese non a quello che dicono altri, e decidiamo in piena libertà”. Lo afferma la vicepresidente del Pd Debora Serracchiani. “A chi alimenta i sospetti – aggiunge Serracchiani – va ricordato che i rischi di rinunciare al Mes sono molto superiori a quelli di un’esibizione di sovranismo finanziario che non ci possiamo permettere. Temo che anche qui qualcuno lavori per fomentare crisi sociale e poi trarne profitto”.

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Barr: Ministro di Giustizia o arma politica di Trump?

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

“Flynn si è dichiarato colpevole di mentire alla Fbi sui suoi contatti illegali con i russi. Le sue menzogne non diventano verità. Il ritiro delle accuse non lo assolve ma incrimina Bill Barr. Si tratta della peggiore politicizzazione della storia del Dipartimento di Giustizia”. Così Adam Schiff, parlamentare democratico della California, presidente della Commissione Intelligence alla Camera. Schiff, come va ricordato, è stato uno dei leader del suo partito che ha condotto l’impeachment di Donald Trump nel caso dell’Ucrainagate. Il 45esimo presidente è stato alla fine assolto dal Senato americano.Le dure parole di Schiff su Barr non sono nuovissime in riferimento del Procuratore Generale degli Stati Uniti. Non sono nemmeno ingiustificate data l’ultima azione di Barr di fare cadere le accuse a carico di Mike Flynn, il quale aveva ammesso sotto giuramento di avere mentito alla Fbi nelle indagini del Russiagate. Il generale Flynn era stato per poche settimane consigliere della Sicurezza Nazionale nell’amministrazione di Trump. L’inquilino della Casa Bianca lo aveva licenziato il 13 febbraio del 2017 dopo soli 24 giorni di servizio perché aveva mentito al vice presidente Mike Pence. Ciononostante, Trump aveva fatto del suo meglio per difenderlo, chiedendo anche all’allora direttore della Fbi, James Comey, di andare leggero su Flynn perché era una “brava persona”.
La reazione di Schiff su Barr, lievemente partisan, va però compresa anche dal punto di vista giuridico e politico. Ce lo conferma anche la richiesta di dimissioni di Barr inclusa in una lettera pubblicata dal gruppo “Protect Democracy” e firmata da 2mila ex funzionari del Dipartimento di Giustizia. Il ritiro delle accuse a Flynn ha anche attirato l’attenzione critica del giudice Emmet Sullivan della Corte del Distretto di Washington D.C., incaricato del processo, il quale ha deciso di bloccare tutto, rinviandone la conclusione. Sullivan ha deciso di chiedere contributi di “amicus curiae briefs”, analisi e informazioni che lo aiuteranno sul modo di procedere, alimentando implicitamente dubbi sulla mozione poco ortodossa di Barr. In questa luce Sullivan è andato oltre incaricando John Gleeson, pensionato e giudice federale di New York per esaminare il caso e inviargli la sua raccomandazione se archiviarlo o concluderlo, la cui decisione per legge spetta a lui. Come i lettori ricorderanno, il processo di Flynn si sarebbe dovuto concludere nel mese di novembre del 2018, ma Sullivan aveva rimandato l’emissione della sentenza concedendogli un po’ più di tempo per cooperare ulteriormente con gli investigatori del Russiagate sotto la guida di Robert Mueller. Sullivan aveva avvertito Flynn che non gli poteva garantire l’assenza di carcere nella sua sentenza come avevano anche richiesto i procuratori, soddisfatti della collaborazione di Flynn. L’ammissione di Flynn di avere mentito alla Fbi e le informazioni date agli investigatori di Mueller gli avevano risparmiato i suoi lavori potenzialmente illegali di lobbista per Paesi stranieri e avevano anche aiutato il figlio Michael G. Flynn, anche lui coinvolto nelle indagini. Inoltre, al processo Flynn si era pentito delle sue azioni, presentando le sue scuse al giudice. Quindi a quel tempo Michael Flynn aveva ottenuto il risultato migliore. Le cose sono poi cambiate con la conclusione delle indagini del Russiagate e l’entrata in scena di Barr nei panni di Ministro della Giustizia. Barr è stato accusato di agire come burattino di Trump per il ritiro della accuse a Flynn. Va ricordato che Trump aveva licenziato Jeff Sessions, il suo primo Ministro di Giustizia, per non avere impedito le indagini del Russiagate. Barr, invece, mentre lavorava da avvocato privato, scrisse una lunga lettera a Trump nel 2018 in cui sosteneva perché le indagini in corso sul Russiagate erano illegali. Trump capì da quella missiva che aveva trovato il “suo” Ministro di Giustizia e gli diede la nomina nel mese di dicembre del 2018 e alla fine fu confermato dal Senato a febbraio del 2019.Trump ha infatti riconosciuto il valore di Barr come “suo” Ministro di Giustizia in una recente intervista in cui ha ammesso che questi non avrebbe mai approvato le indagini del Russiagate. Trump non ha mai digerito che la sua vittoria nel 2016 si deve almeno in parte agli aiuti ricevuti dai russi con la loro interferenza per danneggiare Hillary Clinton. Poco importa al 45esimo presidente persino la conferma della Commissione Intelligence del Senato, dominata dai repubblicani, che ha recentemente finito le sue indagini ed ha confermato l’interferenza russa nell’elezione del 2016.Trump però continua a ripetere che il Russiagate era una caccia alle streghe. Il ritiro delle accuse a Flynn fa parte della ricostruzione narrativa per confermare la sua visione della realtà. Anche il caso del suo ex amico Roger Stone, adesso in carcere per le sue attività illegali nel Russiagate, ha fatto emergere le attività di etichettare le indagini di Mueller come illegali. Prima della sentenza di Stone però l’attuale Ministro di Giustizia aveva raccomandato una pena più leggera, ricevendo le congratulazioni del presidente. Questo annuncio ha causato ai quattro procuratori del caso a dimettersi considerando la richiesta un oltraggio alla giustizia.Anche nel caso di Stone, Barr si è macchiato di azioni di giustizia di parte, ricevendo le lodi del suo capo ma il biasimo degli analisti indipendenti. Barr in effetti continua a dimostrarsi più come arma politica di Trump che come Ministro di Giustizia indipendente al servizio del Paese. Una recentissima intervista ci conferma che lui accetta le vedute politiche di Trump il quale si considera attaccato ferocemente dai democratici e dai media semplicemente per ragioni politiche. Barr ha sostenuto che il clima politico è divenuto talmente tossico che la “gente ha perso ogni senso di giustizia”. Parlava degli altri o il suo uso di “gente” si riferiva a se stesso? (Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California)

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A special edition on the coronavirus pandemic

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

In most of our editions we lead with a lament for globalisation. World goods trade may shrink by 10-30% this year. Don’t be fooled that the diminished movement of people, goods and capital will make the world more humane or safer. With globalisation in reverse, it will become harder to deal with planet-wide problems, including finding a vaccine and securing an economic recovery.Our Europe edition focuses on the European Union. The pandemic is not just causing an economic crisis there, as it is elsewhere in the world, it is fast creating a political and constitutional crisis, too. Europe’s difficulties are solvable, but the EU’s members cannot agree on what they want, nor on how to bring about reform.Our coverage of the disease this week includes a look at the safety and efficacy of contact-tracing apps, a data-rich analysis setting out the threat of a second wave of infections in well-connected towns and cities and a report on why Africa appears to have escaped lightly—so far. We set out how researchers have found a way to dip into patients’ data to extract information about the disease without compromising their privacy. And we describe how the virus that causes covid-19 might attack colonies of great apes.We also have a mortality tracker, which uses the gap between the total number of people who have died from any cause and the historical average for the time of year to estimate how many deaths from covid-19 the official statistics are failing to pick up. We have been focusing on the pandemic in Economist radio and Economist films, too. This week we released a short film on how the pandemic could change the world’s financial order. (by Zanny Minton Beddoes, Editor-in-Chief – font: The Economist)

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Coronavirus e rimborso viaggi. Il punto sulla situazione. Che fare

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

Diverse migliaia di viaggiatori che si sono ritrovati obbligati per legge ad essere anche donatori di obolo agli operatori turistici e compagnie aeree, si stanno chiedendo se vivono in un film distopico o se è solo un brutto sogno.Per la legge italiana, voluta dal Governo e approvata dal Parlamento, chi ha pagato un servizio turistico da effettuarsi nel periodo 23 febbraio – 31 luglio, ma non ha potuto usufruirne a causa dell’emergenza sanitaria, deve sottostare alla decisione dell’operatore: rimborso in denaro oppure con voucher valido un anno. Va da sé che, salvo rare eccezioni, gli operatori offrono solo voucher, con il rischio più che concreto di non poterlo utilizzare e quindi di perdere tutto.Come siamo arrivati a questo:
– Il decreto legge “Cura Italia” lo prevedeva in forma ambigua sin dalla sua emanazione a marzo, distinguendo tra recesso del consumatore e annullamento da parte dell’operatore;
– Aduc lo ha subito contestato perché in contrasto con la normativa dell’Unione Europea, oltre perché è impensabile far pagare la crisi del settore turistico ai clienti.
– Il Parlamento ha convertito in legge il decreto “Cura Italia” a fine aprile, eliminando ogni possibile ambiguità: decide l’operatore turistico in tutti i casi, punto e basta. Questa è la norma nazionale oggi in vigore! Cosa è accaduto nel frattempo in Italia:
– gli operatori turistici offrono solo voucher, e anche su questi molti di loro fanno la cresta: diminuzione del valore del voucher al netto di penali inventate; validità del voucher per periodi più limitati; obbligo di fruire del voucher solo per servizi con prezzi indicizzati al momento della fruizione, con conseguente obbligo di dover pagare altri soldi per fruirne; etc.
Cosa è accaduto nel frattempo in Unione Europea:
– altri Stati membri hanno emulato l’Italia;
– la Commissione Ue dapprima non ha detto niente, poi ha ondivagato tra commissari che chiedevano una procedura d’infrazione contro l’Italia e Co. (la vicepresidente Margrethe Vestager) e chi faceva finta di farlo (la commissaria ai Trasporti Adina Valean) .
– nel frattempo, la Commissione si è data da fare per fornire delle linee guida per “salvare” la prossima estate turistica.
Fino a quando la Commissione UE ha deciso di far valere il diritto europeo lo scorso 15 maggio :
– Cari Stati membri, Italia inclusa, avete tempo fino al 28 maggio per adeguare le vostre legislazioni alle norme comunitarie: a decidere tra rimborso in denaro e voucher è solo il viaggiatore. Se non lo fate scatta la procedura d’infrazione.A questo punto cosa deve fare il viaggiatore? A tutti consigliamo di aspettare il 28 maggio per capire come l’Italia reagirà all’ultimatum della Commissione UE. E’ possibile che corregga la legge nazionale rendendo tutto più semplice, come è possibile che continui a calpestare i diritti dei consumatori europei. In ogni caso, dopo il 28 maggio, consigliamodi far valere i propri diritti così come sanciti dal diritto UE – che prevale sul diritto italiano! – attraverso una raccomandata A/R o PEC di messa in mora all’operatore.
Potrà farlo anche chi ha già accettato il voucher, qualora sia stato costretto dagli operatori a firmare una rinuncia al rimborso in denaro con la minaccia di perdere sia soldi che voucher. (fonte Aduc)

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Corridoio turistico Italia-Germania

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

Arriva dalla Germania il maggior numero di turisti stranieri che visita il nostro Paese per vacanza: in media, negli ultimi anni, sono state oltre 58 milioni le presenze dei turisti tedeschi in Italia, pari al 28% del totale dei visitatori stranieri. Quest’anno, tuttavia, le limitazioni agli spostamenti determinate dall’emergenza sanitaria ancora in corso rischiano di bloccare questo grande flusso.
La Fondazione Think Tank Nord Est ha stimato quanto vale il contributo della Germania all’economia turistica del nostro Paese e, di conseguenza, quali sono i rischi legati al mancato superamento del blocco attualmente in corso. Da giugno a settembre, infatti, in tutta Italia sono in pericolo circa 35,6 milioni di pernottamenti ed una spesa sul territorio di quasi 4 miliardi di euro.
La regione con le maggiori criticità è il Veneto: nei prossimi 4 mesi rischia di mettere a repentaglio 11,2 milioni di presenze di turisti tedeschi, che rappresentano più di un terzo di tutti i visitatori stranieri. Anche il Trentino Alto Adige teme un forte contraccolpo, in quanto da giugno a settembre gestisce in media 9,3 milioni di pernottamenti di ospiti provenienti dalla vicina Germania, pari a circa il 63% del totale dei turisti stranieri. In Toscana e Lombardia il mercato tedesco per la prossima estate vale quasi 2,8 milioni di notti, mentre in Emilia Romagna e Sardegna circa 1,6 milioni di presenze. Ma i turisti tedeschi sono presenti in massa in tutte le regioni italiane: in Friuli Venezia Giulia sono in dubbio 900 mila pernottamenti, circa 830 mila in Piemonte e Liguria.
In Veneto, il blocco delle vacanze dalla Germania penalizza maggiormente la città metropolitana di Venezia, con oltre 6 milioni di pernottamenti a rischio, prevalentemente nelle località balneari. Anche in provincia di Verona c’è molta preoccupazione, in quanto sono in forse circa 4,3 milioni di presenze dei turisti tedeschi, soprattutto lungo le sponde del Lago di Garda. Nel rodigino il mercato tedesco vale circa 335 mila notti nei prossimi 4 mesi, mentre in provincia di Padova si stimano circa 238 mila presenze in pericolo. Meno forte il rischio nel bellunese (quasi 100 mila pernottamenti in forse), in provincia di Treviso (61 mila) e nel vicentino (41 mila).
“La stagione turistica balneare in partenza nei prossimi giorni si preannuncia molto difficile – spiega Antonio Ferrarelli, presidente della Fondazione Think Tank Nord Est – a causa delle restrizioni ancora in vigore sugli spostamenti. In particolare, preoccupa il blocco dei turisti tedeschi, in quanto rappresentano la quota principale dei visitatori stranieri che raggiungono il nostro Paese, specialmente d’estate. A ciò si aggiunge il ritardo nella riapertura dei confini con l’Austria. Gli operatori turistici stanno preparando le strutture per accogliere in massima sicurezza i loro ospiti: è quindi fondamentale definire quanto prima dei protocolli sanitari standard tra i Paesi europei, al fine di agevolare la ripartenza dell’industria delle vacanze, che vale il 13% del Pil italiano.”

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Lo statuto dei diritti dei lavoratori

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

“Uscire dall’emergenza, cambiando il modello di sviluppo e facendo partecipare i lavoratori che ci hanno salvato”. È l’appello lanciato dal segretario generale della Cgil Maurizio Landini. Che a 50 anni dall’approvazione dello Statuto dei Lavoratori, ha avanzato la necessità di “un nuovo Statuto per garantire a tutte le persone che lavorano, a prescindere dal rapporto di lavoro, gli stessi diritti e le stesse tutele” (Collettiva). Rileggere e rivedere oggi quello Statuto del 20 maggio 1970, soprattutto alla luce della crisi in corso, serve proprio a interrogarsi sui cambiamenti che attraversano il mondo del lavoro, scrive il ricercatore Luca Cigna. L’emergenza sanitaria ha riportato in superficie molte delle contraddizioni della nostra struttura occupazionale. Ci siamo accorti che i lavoratori dei servizi essenziali, che non si sono mai fermati, sono anche quelli più esposti alla precarietà, dalla logistica alla grande distribuzione, dai servizi sanitari alla filiera alimentare. Non solo. Reinterpretare lo Statuto assume grande rilevanza in un contesto in cui i confini tra lavoro retribuito e non retribuito si fanno sempre più sfumati: da un lato, il lavoro non è più sufficiente a garantire un reddito adeguato, dall’altro lato il lavoro sommerso risulta concentrato anche in quegli stessi settori, dall’agricoltura al lavoro domestico, che hanno rivelato tutta la loro centralità in un momento di crisi.

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Il prossimo 2 giugno ci sarà ben poco da festeggiare

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

“Eppure ci saremo con metodologie che ci permettano di rispettare norme e prescrizioni – che spesso la sinistra non ha rispettato – e che ci auguriamo possa essere condivisa e sostenuta anche dalle altre forze politiche del centrodestra, a cui ci unisce una stessa sensibilità di fondo e una stessa idea dell’Italia, che proveremo a realizzare non appena sarà finita questa fase di “sospensione della democrazia” e gli italiani potranno scegliersi un nuovo governo. Perché se la crisi sanitaria potrebbe durare, ce lo auguriamo, ancora poche settimane. Le conseguenze economiche ce le porteremo dietro per anni. E per affrontarle servirà un governo degno di questo nome, che abbia rispetto per il lavoro e la libertà degli italiani”. Lo scrive il presidente di Fratelli d’Italia sul quotidiano il Tempo. “C’è un’Italia dimenticata a cui il governo finora ha chiesto moltissimo, promesso molto e dato pochissimo, in molti casi zero ma nei loro confronti il cappio della burocrazia, dei mutui, delle tasse e delle bollette da pagare non si taglia. L’unica “semplificazione” che hanno visto finora è stata la regolarizzazione di seicentomila clandestini con la scusa dei raccolti agricoli. Tanto bella da far piangere il ministro Bellanova che forse non sa quante centinaia di migliaia di italiani piangono di notte, di nascosto dai loro figli, a cui non sanno se potranno garantire un futuro. Tanto fondamentale da essere diventata, dicono i ben informati, merce di scambio per il voto dei parlamentari renziani a favore di un ministro (Bonafede) che nel frattempo aveva fatto scarcerare qualche decina di boss mafiosi”, continua Meloni. “Vogliamo dare voce alle famiglie, a quei milioni di commercianti, ristoratori, albergatori, gestori di bar o stabilimenti balneari, che non sanno se e come riaprire la loro attività, alle prese con linee guida cervellotiche e assurde responsabilità penali nel caso in cui un loro dipendente si ammalasse di Covid, a chi ancora aspetta la cassa integrazione e agli autonomi e partite Iva che non hanno ancora ricevuto il bonus da 600 euro. Il tutto mentre Conte moltiplica marchette e poltrone e arriva addirittura a prorogare di altri sei mesi lo stato di emergenza per continuare a governare a colpi di Dpcm, task force e conferenze stampa, senza confrontarsi con il Parlamento, concedendoci di volta in volta questa o quella libertà. Come se fossimo suoi sudditi. La libertà, caro Conte, non si concede. La libertà si riconosce perché è innata nel profondo dell’uomo, nel suo costruirsi una famiglia, nel suo vivere il lavoro e l’impresa””In questi mesi abbiamo sempre accompagnato ogni critica con una proposta. Abbiamo ascoltato e dato voce a centinaia di categorie produttive ignorate dal governo.Per senso di responsabilità abbiamo votato lo scostamento di bilancio che consentirà al governo di distribuire 55 miliardi di aiuti, senza che un solo provvedimento sia stato concordato con l’opposizione. Continueremo così, per amore del’Italia, la senza fare sconti su tutto quello che non condividiamo. Ma ora gli italiani hanno voglia di rialzare la testa”, spiega Meloni.

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Lavoro: i giovani guardano con pessimismo al dopo Covid-19

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

La ripartenza dopo la crisi acuta dell’Emergenza da Coronavirus è iniziata, e il peggio sembra essere ormai alle spalle. Ora è il momento di adottare tutte le misure necessarie per contenere il contagio, pur facendo ripartire l’economia. Il vero fulcro di questa ripartenza, costituito principalmente dai giovani, sembra però essere in buona parte pessimista. Proprio così: stando a uno studio condotto da IZI in collaborazione con Comin & Partners, infatti, una fetta importante dei giovani italiani guarda al futuro con ben poche speranze.L’indagine è stata condotta su un campione di oltre 1.000 persone tra i 18 e 40 anni. I risultati ci dicono che solo il 21% guarda al futuro con ottimismo. Dei restanti, il 27% è convinto che il proprio futuro lavorativo non subirà modifiche causate dalla crisi sanitaria ed economica. Tutti gli altri, invece, sono pessimisti: un giovane su due è quindi convinto di andare a incontro a lavori meno retribuiti, oppure a importanti periodi di disoccupazione.Di fronte a questo scenario sui toni del grigio, solamente il 22% sembra essere deciso a investire sulla formazione per migliorare la propria formazione.Cosa dovrebbero fare invece i giovani italiani per rispondere in modo positivo alla crisi, contro gli spauracchi della disoccupazione e dei salari ridimensionati?«Senza ombra di dubbio il primo passo è quello di attivarsi sul fronte della formazione, per aggiungere delle competenze chiave al proprio profilo professionale» spiega Carola Adami, co-founder della società di selezione del personale Adami & Associati (www.adamiassociati.com) «e quindi presentarsi nel migliore dei modi sul mercato del lavoro». Nei prossimi mesi saranno infatti molte le persone che si metteranno alla ricerca di un nuovo lavoro. Pensiamo per esempio agli stagionali che non potranno accedere alle solite posizioni estive, o ai lavoratori fuoriusciti da aziende ridimensionate in seguito alla crisi.Diventa quindi essenziale curare al meglio la propria presentazione, in modo da spiccare tra i tanti candidati:«Come head hunter ci troviamo a valutare ogni giorno decine di curricula imprecisi, con errori di vario tipo, e che molto spesso non riescono a mettere in evidenza i punti di forza dei candidati. Per questo motivo abbiamo deciso di offrire alle persone in cerca di lavoro un servizio di restyling e di revisione del Curriculum, in modo da avere un’ottima base di partenza per trovare una nuova e soddisfacente occupazione», spiega ancora Adami.Talvolta, però, il problema è a monte: si pensi a tutte quelle persone che, a causa dello stravolgimento economico causato dalla pandemia e dal lockdown, si troveranno presto a dover affrontare degli importanti cambiamenti professionali.«Individuare il percorso professionale ideale non è mai semplice, e lo è ancora meno durante momenti eccezionali come questo. È fondamentale infatti capire le esigenze del mercato del lavoro e delle aziende, avere piena consapevolezza delle proprie capacità e essere in grado di promuovere al meglio il proprio brand: diversamente, si rischia di lasciare il proprio futuro professionale in mano al destino, perdendone il controllo» sottolinea l’head hunter, aggiungendo che «in questi casi, ancor prima di pensare all’aggiornamento del curriculum, è consigliabile approfittare della consulenza di un career coach, ovvero di un esperto in grado di supportare le più delicate e decisive scelte di carriera». (fonte: ComunicatiStampa.net)

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