Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Libera professione intramoenia bloccata in molte Regioni

Posted by fidest press agency su domenica, 24 maggio 2020

Prenotato a maggio con il servizio sanitario per un controllo importante programmato, che però è “saltato per Covid”. Cosa deve fare il paziente? Le aziende sanitarie stanno riprendendo l’attività no covid e negli ospedali arriva il carico dei cronici “dimenticati” durante la pandemia. In tutta Italia si acuiscono le tensioni tra medici dipendenti ed assessori. A partire dalla Toscana dove l’ordinanza 49 del 3 maggio ha chiesto ai medici di recuperare l’attività istituzionale trascurata a “tappe forzate” con orari da 12 ore ogni giorno. I sindacati hanno manifestato alla regione il rischio di sforare i limiti della direttiva europea 88/2003, e la volontà di reagire al blocco di un’attività libero professionale già sospesa negli ultimi 2-3 mesi. Si è arrivati a un accordo che dovrebbe portare all’apertura formale della libera professione intramoenia dal 15 giugno. Da lunedì ogni Asl garantisce almeno il 60% delle prestazioni svolte nel pre-Covid, allungando gli orari al pomeriggio o di sabato. Si ricontattano tutti i pazienti che hanno prenotato con Ssn, per verificare se hanno fruito della prestazione o se serva nuovo appuntamento. Cimo Fesmed non è contenta del principio utilizzato e ora diffida Regioni e aziende dal bloccare una libera professione il cui esercizio individuale «rimane un diritto stabilito da specifiche norme: non esiste, nell’ordinamento, che il suo blocco sia la prima e unica soluzione per fronteggiare la ripresa dell’attività istituzionale».Stefano Bracelli della segreteria del Sindacato nazionale Radiologi-Fassid, ha operato una ricognizione tra le regioni sulla ripresa dell’intramoenia, scoprendo che se in Abruzzo è ripartita l’11 maggio, in Basilicata e Veneto lunedì 18, e pure in Lombardia ma a volumi ridotti (fino al 70% delle prestazioni), nel Lazio, in Emilia Romagna e nelle Marche si parte con giugno. Nelle altre realtà, Toscana a parte, non si sa ancora niente. In genere è bloccata pure l’extramoenia. «La ricognizione evidenzia le incongruenze e incoerenze comportamentali di coloro che dovrebbero far funzionare gli eserciti cui hanno affidato le nostre vite», commenta Corrado Bibbolino, segretario Snr Fassid. «È evidente: l’intramoenia è peccato e si sa il medico dev’essere il peccatore. Bloccare l’intramoenia e parlarne male è bello, popolare, facile». Per l’avvocato Giovanni Pasceri, esperto in diritto sanitario e docente in corsi di master ed accademici, nelle ordinanze che vincolano o bloccano l’intramoenia per tenere elevati i volumi di attività istituzionale oltre all’abuso si prefigura un illegittimo esercizio del potere amministrativo con danno erariale. La libera professione è un diritto soggettivo del dirigente medico e non solo è illegittimo continuare a bloccarla ma non avrebbe mai dovuto essere sospesa. L’istituto della attività libero professionale intramoenia non è assimilabile alla pura libera professione: va fatta nell’ospedale da cui si dipende a meno che vi manchino i locali idonei; la prestazione deve essere in linea con quella istituzionale, le tariffe non sono determinate dal professionista, ma dall’azienda sanitaria; non si applica l’Irap; il medico risponde alla Corte dei Conti. Tra le finalità dichiarate per legge non esiste solo quella di accelerare le liste di attesa ma anche quella di garantire efficienza e risorse al Ssn. Se un’azienda sanitaria sospende l’attività istituzionale per fronteggiare l’emergenza Covid, non può sospendere l’attività intra-moenia in quanto non direttamente correlata. L’attività, inoltre, è svolta per garantire il diritto alla salute di tutta la collettività ai sensi delle Circolari Agenzia delle Entrate 362/E del Dicembre 1997; 69/E del 25 Marzo 1999 e 83/E del 28 settembre 2001. «L’eventuale sospensione non giustificata dalla mancanza dei presupposti e delle condizioni previste dalla legge determina un chiaro abuso oltre a determinare un illegittimo esercizio del potere amministrativo e danno erariale», scrive Pasceri. «E determinerà un danno patrimoniale e non ai dirigenti medici con rivalsa nei confronti delle strutture che impediscono il legittimo svolgimento dei loro diritti soggettivi». A poco vale l’obiezione che, se non si può contrarre l’attività libero professionale pagata con risorse del cittadino, possono risentirne gli orari dell’attività istituzionale coperta economicamente dal Servizio sanitario a tutela per lo più delle fasce deboli, in quanto quest’ultima viene erogata fuori dall’orario di lavoro istituzionale. «Se è vero che in emergenza si possono superare i vincoli sugli orari di lavoro della legge 66 che applica la direttiva Ue, è altresì vero che quell’emergenza non può durare per sempre, ma va prevista, in quanto connaturata al rischio organizzativo. La pandemia, come il terremoto, è un evento prevedibile – spiega Pasceri a DoctorNews- e, allo stesso tempo, è un fenomeno inevitabile. Analogamente al terremoto non si può avere certezza del “quando” avverrà e della “gravità” dei suoi effetti ma questo non giustifica una impreparazione organizzativa aziendale o il costruire case senza rispettare le norme antisismiche. Così le strutture, proprio in ragione dell’a regionalizzazione del sistema sanitario e della sua aziendalizzazione non possono più trincerarsi dietro al fatto della carenza di personale o di mezzi né tantomeno la carenza di mezzi di protezione individuale». In altri termini, afferma Pasceri «la libera professione oltre a costituire un diritto soggettivo, non è correlata alla prestazione professionale ed è sempre eseguita sempre fuori dall’attività istituzionale». (by Mauro Miserendino – fonte Doctor33)

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