Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Dossier farmaceutico, privacy, ricette dem e prestazioni sanitarie

Posted by fidest press agency su martedì, 26 maggio 2020

Valutato il caso clinico, il medico redige la ricetta online e la inserisce nel Fascicolo sanitario elettronico (Fse) del cittadino. Il paziente si rivolge al farmacista di fiducia che, appositamente autorizzato, consulta online il Fascicolo, dispensa il medicinale prescritto e svolge la consueta attività di consulenza per il corretto utilizzo e per promuovere l’aderenza alla terapia secondo la posologia indicata dal medico. Nulla di più semplice. Al momento, però, solo il 20% degli italiani ha attivato il fascicolo e lo usa correntemente. Il Decreto-legge “Rilancio” appena approvato in Consiglio dei ministri ha semplificato le procedure per l’attivazione del Fse, nella consapevolezza di quanto l’uso delle tecnologie informatiche in sanità possa incidere nel migliorare i processi di governance, nel valutare i bisogni, nel programmare politiche sanitarie coerenti, nel misurare i risultati di salute e nel garantire la sostenibilità economica. Lo spiega Luigi D’Ambrosio Lettieri, presidente dell’Ordine dei farmacisti Bari e vicepresidente Fofi, e presidente della Fondazione Cannavò, a Farmacista 33. «Con il decreto “Rilancio” che abolisce l’obbligo del “consenso all’alimentazione” del Fse, viene meno uno dei tre consensi che il cittadino può concedere. Restano vigenti il “consenso alla consultazione” da parte dei professionisti sanitari e il “consenso all’alimentazione del pregresso” mediante l’arricchimento del Fse con referti ed altre informazioni antecedenti all’ attivazione. L’apertura del Fse, inoltre, rappresenta uno strumento fondamentale per dare maggiore efficacia agli esiti degli altri servizi previsti dal progetto di sperimentazione della Farmacia dei servizi: da esso, infatti dipende buona parte degli auspicati successi dei servizi cognitivi (aderenza terapeutica) e delle analisi di prima istanza (telemedicina) destinati a migliorare sensibilmente la performance dell’assistenza sanitaria. Eliminare un consenso su tre evidentemente non basta – ammette D’Ambrosio Lettieri – ma consente una sostanziale semplificazione dei processi, mantenendo un elevato livello di protezione dei dati sensibili del cittadino che devono restare inviolabili. D’altra parte, ogni uso non autorizzato del Fse, ancor peggio se per finalità improprie, è facilmente riscontrabile. Infatti, il sistema tecnologico del Fse è interamente tracciato e chiunque acceda lascia le proprie “impronte digitali”: si può conoscere l’identità di chi è entrato, per quanto tempo ha sostato nel sistema, cosa ha visionato e quando. Chiunque violi le norme è facilmente individuabile e si espone a severe sanzioni con risvolti penali. Rilanciando il Fse, poi, il Legislatore ha anche valorizzato gli attori del comparto sanitario e tra essi il farmacista, al quale viene confermata la centralità delle funzioni sanitarie, con un ruolo rilevante nell’informare e sensibilizzare il cittadino. Ruolo che ritroviamo nelle linee guida per la sperimentazione dei nuovi servizi nelle Farmacie di comunità approvate in Conferenza Stato Regioni lo scorso 17 ottobre, in attuazione della legge 69/2009. Ogni giorno nelle farmacie italiane entrano circa 3 milioni di persone: nel provvedimento non solo è riconosciuto alla farmacia il suo ruolo fondamentale quale presidio sanitario polifunzionale territoriale, ma se ne riconfermano le potenzialità per il supporto al buon funzionamento del nostro sistema sanitario. Va ricordato, inoltre, che il Fse realizza una più corretta ed efficiente presa in carico del paziente in quanto diventa il luogo virtuale in cui confluiscono e si integrano le diverse competenze professionali (medico di famiglia, specialista, pediatra, farmacista) che, attraverso una rinnovata sinergia possono rendere l’attività assistenziale più coerente con i bisogni assistenziali dei cittadini. Nel Fse gli operatori sanitari condividono informazioni preziose: terapie in corso, farmaci utilizzati, livelli di aderenza alle posologie indicate, storia clinica, dati di laboratorio che garantiscono di più la continuità assistenziale e i processi di cura e prevenzione». (fonte: farmacista33)

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