Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Archive for 28 maggio 2020

UE: Serracchiani, valore di Gentiloni è venuto in luce alla grande

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

“Noi conoscevamo Gentiloni e non avevamo dubbi, ma in questa circostanza il suo valore per l’Italia è venuto in luce alla grande, in modo limpido per tutti: avere lui come commissario europeo è stato fondamentale per raggiungere l’obiettivo del Recovery Fund. Un obiettivo politico prima di tutto, con cui l’Europa dimostra la sua ragion d’essere nonostante egoismi e miopie di governi e di neonazionalismi”. Lo afferma la vicepresidente del Pd Debora Serracchiani, commentando la proposta della Commissione europea per un Fondo di Recovery da 750 miliardi che si aggiunga agli strumenti comuni già varati.

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La ministra dell’Istruzione è sotto scorta

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

A riferirlo all’Adnkronos è stata Bianca Laura Granato, capogruppo del M5S in Commissione istruzione al Senato. “La ministra Azzolina oltre ad insulti sessisti ha subito delle minacce per il concorso. Da ieri è stata messa sotto scorta come il sottosegretario Sileri. Hanno tentato di hackerarle il profilo Facebook e il conto corrente”. Secondo l’Adnkronos, a occuparsi della sicurezza della ministra Azzolina sono gli uomini della Guardia di Finanza. Secondo Marcello Pacifico, leader del sindacato Anief, “qualsiasi espressione non deve mai travalicare le regole del rispetto dell’altro. Le minacce alla ministra dell’Istruzione sono gravi e inaccettabili. Solo attraverso un confronto vero e franco è infatti possibile fare il bene della cittadinanza e della nostra scuola. Chi pensa di imporre la propria idea, spesso la propria ideologia, praticando l’ingiuria o l’attacco alla persona, ha una concezione ottocentesca della democrazia, contro la quale non possiamo rimanere indifferenti. L’unico modo per raggiungere il bene comune rimane quella del dialogo costruttivo”. Il sindacato Anief esprime quindi piena solidarietà verso la ministra Lucia Azzolina, al centro di vere e proprie aggressioni da parte di personaggi facinorosi che non condividono la sua politica scolastica. Pensare di cambiare le idee degli altri con le intimidazioni e l’odio gratuito, cercando di accendere delle inutili e dannose tensioni, calpestando il confronto costruttivo, rappresenta una modalità di approccio del tutto errato verso l’istituzione, dalla quale l’organizzazione Anief prende la massima distanza. Alla titolare del ministero dell’Istruzione va la totale e incondizionata solidarietà del sindacato autonomo.

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Meloni: “Siamo stati i primi ad auspicare un Recovery Fund”

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

Soprattutto cospicuo, immediato, con una quota maggioritaria di contributi a fondo perduto e senza condizionalità. Prendiamo atto che qualcosa si è mosso in questa direzione ma la proposta della Commissione Ue non è soddisfacente. Peraltro, siamo all’inizio di un lungo negoziato e il rischio concreto è che la proposta sia rivista al ribasso in seno al Consiglio Ue, che dovrà necessariamente tenere conto delle posizioni dei rigoristi Olanda, Danimarca, Austria e Svezia. Il diavolo è nei dettagli e sappiamo bene come l’Europa ci abbia spesso riservato brutte sorprese. Le risorse rischiano di essere troppo poche, condizionate a riforme dettate da Bruxelles, e soprattutto di arrivare troppo tardi: se non si concentra la potenza di fuoco di questi interventi subito nei prossimi mesi e su pochi capitoli, il rischio è che questi fondi si rivelino inutili a salvare le nostre imprese. Speriamo di essere smentiti. Il tutto accade mentre con gli aiuti di Stato sta aumentando le disparità tra le diverse economie. Senza trasferimenti immediati, alla fine della pandemia ci ritroveremo il nostro tessuto produttivo sempre più debole e quello di alcuni competitor, Germania in testa, sempre più forte. Fratelli d’Italia chiede al presidente del Consiglio Conte di farsi carico di queste preoccupazioni e di esplorare anche strade complementari da aggiungere agli strumenti UE come i Bond patriottici, i Bond perpetui o a lunghissima scadenza acquistati dalla BCE e l’utilizzo dei Diritti Speciali di Prelievo (DSP) del Fondo Monetario Internazionale». È quanto dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Il momento dell’Europa: riparare e preparare per la prossima generazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

La Commissione europea ha presentato oggi la proposta relativa a un piano di ripresa di ampio respiro. La ripresa dev’essere sostenibile, uniforme, inclusiva ed equa per tutti gli Stati membri: a questo fine la Commissione propone di varare un nuovo strumento per la ripresa, Next Generation EU, incorporato in un bilancio dell’UE a lungo termine rinnovato, potente e moderno. La Commissione ha inoltre presentato il programma di lavoro 2020 adattato, in cui è data priorità agli interventi necessari per sospingere la ripresa e aiutare la resilienza dell’Europa.Il coronavirus ha sconvolto l’Europa e il mondo, mettendo alla prova i sistemi sanitari e previdenziali, le nostre società, le nostre economie e il nostro modo di vivere e lavorare insieme. Per tutelare la vita umana e i mezzi di sostentamento, per riparare il mercato unico e per costruire una ripresa duratura e prospera, la Commissione propone di liberare tutte le potenzialità del bilancio dell’UE. Con i 750 miliardi di € di Next Generation EU e il potenziamento mirato del bilancio a lungo termine dell’UE per il periodo 2021-2027, la potenza di fuoco complessiva del bilancio dell’UE arriverà a 1 850 miliardi di €.La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato: “Con il piano per la ripresa trasformiamo l’immane sfida di oggi in possibilità, non soltanto aiutando l’economia a ripartire, ma anche investendo nel nostro futuro: il Green Deal europeo e la digitalizzazione stimoleranno l’occupazione e la crescita, la resilienza delle nostre società e la salubrità dell’ambiente che ci circonda. Il momento dell’Europa è giunto: La nostra determinazione dev’essere all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte. Next Generation EU ci permette di dare una risposta ambiziosa.”

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EU future at stake: MEPs broadly welcome Commission’s recovery package proposals

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

Focussing on future generations, Commission President von der Leyen discussed the €750 billion recovery instrument within a revamped long-term EU budget in plenary.Following the presentation by Commission President Ursula von der Leyen and the pledge by the Croatian Council representative Nikolina Brnjac to work with member states to swiftly conclude negotiations with Parliament on the new package, political group leaders took the floor to outline their initial reactions. Click on names to view the individual statements.“European solidarity is back and we are opening a new chapter for the EU”, Manfred Weber (EPP, DE) said. The new money needs to be spent on fresh ideas and not on Europe’s old problems. “Solidarity goes hand in hand with responsibility”, therefore it must be clear how the money will be paid back, he said, calling for new own resources and for digital giants to pay their part.Iratxe García Perez (S&D, ES) thanked von der Leyen for an ambitious proposal and for giving the EP “the role it deserves” in the design of the recovery package. Warning that the survival of the European project is at stake, she urged the Council to adopt the new MFF by qualified majority to avoid keeping the EU “hostage by four member states that prefer a national response to a European one”.“It is a game changer, unprecedented in the history of Europe”, said Dacian Ciolos (Renew, RO). “The MFF and the recovery plan must focus on the future”, with the Green deal and digital agenda as building blocks, he said. “We may differ on some details, but I really welcome the approach”, he said, reminding member states that “the EU is not a cash machine. Solidarity comes with values”.Jörg Meuthen (ID, DE) rejected the package proposal as “completely wrong and nonsense”, without a proper legal basis and lacking responsibility or economic sense. The Commission wants to spend money “as if there was no tomorrow”. It is a huge price for European taxpayers, he concluded.Ska Keller (Greens/EFA, DE) urged: “We must not repeat the big mistakes of the past and force countries into austerity and blind market ideologies. Instead, we need to make sure that the money is well invested into projects that will help in the long term, create jobs and save the one planet that we have.”Johan van Overtveldt (ECR, BE) said: “If we are going to allow loans and grants, there must be clear conditions. The money needs to go to where it is most needed, and there must be safety mechanisms in place for our businesses. People working and saving should not have to “fork out” for these programmes”.“Instead of making a clean break with past dogmas”, the Recovery Plan stops “midstream” said Manon Aubry (GUE/NGL, FR). Welcoming the new proposals on Own Resources, she called for the crisis debt to be cancelled, for direct perpetual loans to member states, and for public support to be conditional on social considerations.The Commission has also unveiled its adjusted Work Programme for 2020, which will prioritise the actions needed to propel Europe’s recovery and resilience.

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Sassoli: in Europa sbarca la solidarietà

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

Dichiarazione del Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, a seguito della presentazione del Piano per la Ripresa europeo. “È come se fosse il D-Day europeo del 21° secolo, perché l’Europa ha scoperto la solidarietà e scommette su una politica comune per la rinascita dell’economia, per il sostegno ai cittadini e al lavoro, con uno sguardo ai prossimi anni ed all’eredità che lasceremo alle prossime generazioni”. Il Presidente del Parlamento europeo ha continuato dicendo:“In questi mesi, il Parlamento è rimasto aperto e la sua voce è riuscita a condizionare la Commissione. Ringrazio la Presidente Von der Leyen e i Commissari per averci ascoltato”.“Sono convinto – ha aggiunto Sassoli – che le riunioni del Consiglio aggiungeranno nuove ambizioni. Noi ci batteremo per questo. I Governi devono capire che questa è la strada più conveniente. Noi vogliamo che intorno a questo progetto ci sia il massimo del consenso dei governi e dei cittadini”.“Dal Consiglio – continua il Presidente dell’Europarlamento – non deve uscire una proposta inferiore a quella che è stata presentata dalla Commissione al Parlamento”.Infine, David Sassoli ha voluto rivolgere un “Appello a difendere lo spazio europeo, non possiamo permetterci speculazioni o attacchi ai nostri asset strategici. Siamo in un momento delicato. Ecco perché abbiamo visto con soddisfazione il piano.

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Cancellazione “Todays’ 2020”

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

Torino La Città di Torino e la Fondazione per la Cultura Torino con rammarico annunciano l’annullamento dell’edizione 2020 di TOdays festival. L’edizione di quest’anno – già in buona parte progettata a annunciata – avrebbe portato a Torino tre giorni di grande qualità artistica, dalle produzioni cittadine d’eccellenza alle date uniche italiane di artisti internazionali, oltre a momenti di confronto, incontro, dialogo tra le diverse forme d’arte.Un lavoro prezioso, che coinvolge a vario titolo tante realtà del territorio a cui va un ringraziamento e un pensiero in un contesto tanto difficile che crea, con la sospensione dei festival, un vuoto occupazionale che ci auguriamo possa in tempi brevissimi essere colmato da una nuova vitalità.Proprio in questo contesto, TOdays non vuole semplicemente dare appuntamento al prossimo anno, ma ha un obiettivo di più ampio raggio, in questi mesi che ci separano dall’estate 2021: valorizzare, attraverso nuove idee e nuove modalità a cui stiamo lavorando, la rete di collaborazioni – una vera e propria comunità – che negli anni si è creata e radicata intorno al festival, per sostenere e promuovere quella filiera della produzione artistica e musicale della nostra città e del nostro territorio che tanto ha patito e patisce il contesto economico-sociale causato dall’emergenza sanitaria.

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Scuola: Accordo sui precari

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

È forte la delusione dei precari per l’accordo raggiunto in nottata all’interno della maggioranza: le modifiche al concorso straordinario non sono quelle che chiedeva il popolo della scuola, ad iniziare dai docenti precari, costretti a svolgere l’ennesima prova selettiva e a rimandare l’immissione in ruolo come minimo di altri 15 mesi. I motivi del malcontento sono nelle parole del presidente Anief Marcello Pacifico: intervistato da Orizzonte Scuola, il sindacalista autonomo ha ricordato che con “la sentenza Rossato il giudice ha ricordato che il sistema dell’assunzione per titoli in Italia è l’unico stratagemma che ha il Governo per evitare l’abuso di precariato”. Nella notte questa possibilità, caldeggiata anche da parte della maggioranza, è venuta meno. Ed ora i costi saranno altissimi: per la didattica e per l’erario.È caro il prezzo da pagare per la decisione presa nella passata notte dal Governo di cassare le assunzioni dei precari da graduatorie d’istituto, come chiede Anief da tempo. I motivi li spiega il leader dell’Anief: “Se viene meno il doppio canale, che oggi può essere rappresentato dalle graduatorie di istituto trasformate in provinciali, venuto meno il divieto della somma di contratti dopo i 36 mesi, siamo fuori dalla copertura normativa comunitaria. Riesploderà con maggior vigore la richiesta di risarcimento da parte dei precari, ma anche una multa salta dall’Europa all’Italia se non riesce a sistemare la situazione del precariato”.Marcello Pacifico dice anche perché i precari non ci stanno: di certo, ricorda, “non chiedevano una prova scritta ma di avere nota la batteria dei test, per non lasciare tutto al caso fortuito. Modalità con test che avevano voluto gli altri cinque sindacati firmatari dell’accordo con Fioramonti”, i quali “allora avevano ritenuto che il concorso con crocette era un sistema per tutelare i precari”. L’Anief però avrebbe fatto volentieri a meno anche di quella modalità: “vanno assunti a da graduatorie di istituto e se proprio si vuole fare un concorso, andare non a selezionare, ma solo a graduare a in base a prova e titoli”, rimarca Pacifico.Cosa accadrà, allora, subito che l’approvazione definitiva del decreto legge n. 22 che impone il concorso riservato con prova scritta da svolgere se va bene in autunno? “Ci batteremo in tribunale se dovesse essere approvata in Parlamento nella modalità con cui circola in queste ore”, annuncia il sindacalista. “La procedura concorsuale deve essere non selettiva, non si deve escludere nessun precario. I precari non sono buoni per una stagione e cattivi per un’altra. Insegnano da anni, silenti, sono servitori dello Stato, uno su cinque è docente precario, è giusto fare le procedure concorsuali ma aperte a tutti, graduando le posizioni senza lasciar fuori nessuno”. Anief si rivolgerà anche al “Consiglio d’Europa per denunciare” l’illegittimità delle “nuove norme italiane sul precariato scolastico. Cercheremo di fare in modo che nei tribunali – continua Pacifico – si trovi quella giustizia che la politica nega ancora ai precari”.Nel frattempo, dal Governo si dice che con la riapertura delle graduatorie di istituto, trasformate in provinciali, i supplenti possono essere soddisfatti: secondo il presidente del giovane sindacato “si tratta di una norma chiesta da Anief già da tempo”, solo che le stesse graduatorie dovevano essere utilizzate anche “per l’assegnazione dei ruoli, perché non ha senso affermare che il merito non esiste per chiamare un supplente mentre esiste per nominarlo in ruolo. Non è la durata del contratto che può misurare il merito di un insegnante, ma il lavoro che svolge”, conclude il professor Pacifico.

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Riparte la settima edizione del progetto Girls Code it Better

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

L’iniziativa è stata ideata e sviluppata da Officina Futuro Fondazione MAW, nata per avvicinare alla tecnologia le alunne delle scuole secondarie di primo grado attraverso laboratori di progettazione, di programmazione informatica e fabbricazione digitale.
Sono aperte infatti le candidature su http://www.girlscodeitbetter.it per tutte le scuole interessate ad aderire al progetto per l’anno scolastico 2020-2021: la didattica, alla luce dell’emergenza sanitaria Covid 19 in cui è coinvolto il nostro Paese, è stata integrata con un percorso a distanza, potenziando tutti gli strumenti digitali a disposizione per la condivisione, la collaborazione e la creazione.Lo scorso anno l’iniziativa ha visto coinvolti oltre 35 istituti italiani distribuiti tra Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino, Emilia Romagna, Lazio, Marche, Molise e Puglia. Un percorso di 45 ore, che si sta concludendo ora, durante il quale 20 ragazze in ogni laboratorio hanno affrontato un tema e l’elaborazione di un progetto che prevedeva lo sviluppo di un’area tecnica strumentale scelta tra schede elettroniche e automazione, sviluppo di siti web, app e videogiochi, percorsi di realtà virtuale e aumentata.Il tutto in una condizione di realtà inattesa e critica dalla fine di febbraio. A causa dell’emergenza sanitaria, infatti, la scuola si è inevitabilmente trovata a dover affrontare nuovi e vecchi problemi: didattica a distanza, piattaforme, strumenti di valutazione, dispositivi, reti e soprattutto l’assoluta necessità di individuare nuovi percorsi con idee efficaci.
In tale contesto Girls Code it Better si è messa in prima linea per dialogare con gli insegnanti e consentire alle ragazze di poter portare a termine il loro progetto, dando loro l’opportunità di poter esprimere il proprio pensiero e le proprie idee con cui reinventare nuovi percorsi, nuovi mondi. L’iniziativa è partita dalle stesse partecipanti che hanno chiesto di poter riprendere i Club per portare a termine i lavori, ricalibrandoli e modificandoli per farli vivere e prendere forma completamente on line, in una modalità digitale a 360 gradi.“Sono sei i pillars su cui si basa il lavoro quotidiano di GCIB che certamente possono vivere anche in un contesto anomalo come quello che viviamo oggi: le ragazze sono al centro del processo di apprendimento, l’assegnazione di problemi reali e compiti autentici, lavori a piccoli gruppi, progettazione collaborativa, riflessione condivisa, utilizzo degli strumenti come mezzi creativi e non come fine. – spiega Costanza Turrini, ideatrice e project manager di Girls Code it Better.Nei prossimi anni, in modo particolare, la scelta dei problemi e degli strumenti assegnati alle ragazze saranno gli elementi fondamentali per continuare a far fiorire, sia on line sia in presenza, le personalità e le competenze delle ragazze per la costruzione di nuovi percorsi creativi e istruttivi.Le candidature saranno accolte fino al 30 maggio 2020Per candidarsi: http://www.girlscodeitbetter.it

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Scuola: e se “leggere, scrivere e far di conto” non bastasse più?

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

A cura di Marco Noseda, Chief Strategy Officer di Cariplo Factory. La scuola digitale è una grande occasione da cogliere, ma così come la stiamo vivendo dall’inizio dell’emergenza sanitaria non funziona. Se è vero che le potenzialità sono enormi, è altrettanto vero che la risposta non può essere quella a cui abbiamo assistito in questi mesi. La scuola italiana ha bisogno di investire con coraggio sull’innovazione per dare risposte che siano inclusive e non divisive. Perché l’accesso all’istruzione sia garantito a tutti, in qualunque situazione.
Per ridurre il digital divide è innanzitutto fondamentale attuare azioni volte a garantire a tutti la possibilità di accedere alla scuola. Da una prima stima, solo nella città di Milano, Fondazione Cariplo ha indentificato 14mila studenti (9mila alla scuola primaria e 5mila alla secondaria di primo grado) che non hanno accesso a device e connettività nella vita di tutti i giorni. Per loro, la scuola a distanza semplicemente non esiste. Dati che non sono migliori a livello nazionale. Secondo una rilevazione ISTAT nel periodo 2018-2019, il 33,8% delle famiglie non ha computer o tablet in casa e solo nel 22,2% delle famiglie ogni componente ha a disposizione un pc o tablet. Proprio per questo nel d.l. Cura Italia, sono stati previsti 85 milioni di euro per le piattaforme per la didattica a distanza che hanno permesso alle istituzioni scolastiche statali di dotarsi di piattaforme e di strumenti digitali utili per l’apprendimento a distanza o di potenziare quelli già in dotazione; di fornire dispositivi in comodato d’uso e la necessaria connettività di rete agli studenti meno abbienti, con particolare attenzione all’accessibilità degli studenti con disabilità. Investimenti che hanno risposto ad una emergenza, ma, al contempo hanno contribuito a costruire un patrimonio per il futuro, gettando le basi affinché la scuola possa crescere e migliorarsi, utilizzando queste tecnologie anche quando saremo tornati alla normalità. Ma non possiamo fermarci qui, il tema va molto oltre la semplice discussione sulle dotazioni a disposizione. Gli strumenti servono, è indubbio, ma per immaginare una scuola a distanza davvero efficace non bastano: per ridurre il digital divide dobbiamo promuovere una cultura che porti al loro corretto utilizzo. A essere esclusi dalla didattica, spesso, sono proprio quei giovanissimi che chiamiamo nativi digitali: navigano su internet, giocano per ore a Fortnite, ma solo uno su tre è davvero in grado di utilizzare gli strumenti tecnologici che ha a disposizione. Per la maggioranza si tratta di oggetti di uso quotidiano da esibire o tenere in tasca senza preoccuparsi davvero di capire quali potenzialità abbiano. Secondo i dati ISTAT, nel 2019, tra gli adolescenti di 14-17 anni che hanno usato internet negli ultimi 3 mesi, due su tre hanno competenze digitali basse o di base mentre meno di tre su 10 (pari a circa 700mila ragazzi) si attestano su livelli alti. Con una premessa del genere era semplicemente impossibile che la scuola online fosse un successo d’inclusione.Il problema riguarda anche gli insegnanti. Anche loro devono essere messi nelle condizioni di avere gli strumenti giusti per lavorare nella scuola digitale, dalla connessione internet al pc stesso. E non solo. Gestire una classe in presenza è tutt’altra cosa che ritrovarsi davanti a 20 bambini, ragazzini, adolescenti o quasi maggiorenni collegati da casa. Dare per scontato che un insegnante sappia gestire questa differenza è un errore. Deve essere accompagnato in questo percorso e soprattutto deve vederne le opportunità. Il mezzo condiziona anche il linguaggio, non tenerne conto significa ridurre l’efficacia della lezione online.
Abbiamo dibattuto per anni sul tema tecnologia sì o tecnologia no. E poi, sdoganata la tecnologia nelle scuole, la discussione si è spostata su quale fosse il tempo “giusto” da trascorrere davanti al pc. Adesso la scuola a distanza ha fatto crollare le nostre poche certezze alimentando i dubbi: è giusto trascorrere 6 ore in una classe virtuale? Manca, soprattutto con i più giovani, l’elemento fondamentale del contatto e l’interazione – in generale – è molto bassa. E poi non ci si deve dimenticare dei bambini con disabilità: possono seguire lezioni a distanza o hanno bisogno di incontri individuali? In questo modo, però, perderebbero quella socialità fondamentale nel loro percorso di crescita.Cosa scegliere? Sono tutti metodi validi, uno non esclude l’altro. Per quanto riguarda la tecnologia, la si può comprare, fornire, distribuire ma poi dobbiamo saperla usare. Non può esserci una scuola digitale se gli insegnanti e gli studenti non sono in grado di sfruttarne le potenzialità. La scuola digitale non è una semplice combinazione di hardware e software, ma ha un perimetro più ampio che include cultura, conoscenze ed esperienze: elementi indispensabili per capire come lasciare gli studenti per ore davanti a un pc.
In quanto operatori del mondo dell’innovazione, suggeriamo di non aver paura di sviluppare una vera e propria cultura in questo senso anche all’interno della scuola. Però attenzione che non dobbiamo confondere l’innovazione con la tecnologia: la prima è un modo di pensare e di agire, il secondo è uno strumento. La scuola deve essere per prima capace di innovare, dare lei stessa una spinta al cambiamento e utilizzare una didattica che intercetta i bisogni delle giovani leve in modo tale da formare degli adulti capaci di muoversi nel mondo di oggi e di domani con consapevolezza. Se la scuola si trasforma essa stessa in una vera e propria fucina di innovazione diventerà una porta verso il futuro.
Cariplo Factory è un hub di innovazione che attiva una filiera del talento in grado di includere percorsi di formazione esperienziale, programmi di accompagnamento imprenditoriale, progetti di open innovation, investimenti di Venture Capital e attività di supporto all’internazionalizzazione.

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Dieselgate: Corte tedesca, Vw deve risarcire clienti

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

La Corte federale di Cassazione tedesca ha deciso che la Volkswagen è tenuta a risarcire i suoi clienti.”Una buona notizia, per i tedeschi. L’Italia continua ad essere la Cenerentola d’Europa, sia per i diritti dei consumatori sia per i tempi infiniti della giustizia che spesso equivalgono a giustizia negata. I consumatori tedeschi, come quelli americani, godono di un trattamento privilegiato rispetto agli italiani, complice anche una normativa nostrana con le armi spuntate, sia perché a differenza degli Stati Uniti nella nostra class action non è previsto il danno punitivo sia perché le sanzioni comminabili dalle Authority sono sempre irrisorie, inferiori all’illecito guadagno o al danno subito dalla collettività” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Basti pensare che la riforma della class action approvata dal Parlamento italiano con la Legge n. 31 del 12 aprile 2019, che già doveva entrare in vigore dopo addirittura un anno, il 19 aprile 2020, vedrà la luce solo il 19 novembre 2020, ad oltre un anno e mezzo dal varo della legge, salvo non scatti una terza proroga dei termini” conclude Dona.

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Governo. Viceministra Castelli, Recovery Fund e le braccia che cadono

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

Abbiamo avuto, più che una sensazione, la certezza di braccia che cadevano leggendo le dichiarazioni della viceministra all’Economia, Laura Castelli (M5S), a proposito del Recovery Fund, il Fondo europeo per la ricostruzione. Sull’argomento è stato sottoscritto un documento, dalla Francia e dalla Germania, che prevede lo stanziamento di 500 miliardi a fondo perduto, cioè senza obbligo di restituzione. Rileviamo che è un documento, non una decisione delle istituzioni comunitarie, né dei Paesi europei, alcuni dei quali hanno già dichiarato la loro contrarietà.Come funzionerebbe il Fondo di 500 miliardi proposto?I Paesi della Ue contribuiscono e le sovvenzioni, quelle a fondo perduto, sarebbero distribuite secondo le necessità dei singoli Paesi.
Il documento franco-tedesco, prevede che i sussidi siano subordinati al perseguimento di “solide politiche economiche ed una ambiziosa agenda di riforme”, il che appare del tutto plausibile, visto che ogni Paese ci mette del suo per supportare, gratuitamente, altri che sono in difficoltà. E’ la cosiddetta condizionabilità, ovvero le condizioni per accedere a sovvenzioni a fondo perduto.Entusiasta la vice ministra dell’Economia, Laura Castelli, che già prevede 100 miliardi di sovvenzioni, pro quota Italia, ma che non deve aver letto il documento con le condizionabilità e che propone di aggiungere ai 500 miliardi una nuova linea di credito, un prestito, insomma, che è quello che prevede il Mes, il Meccanismo europeo di Stabilità, già disponibile, contro il quale si era dichiarata la stessa Castelli.E questa è una viceministra. Cadono le braccia. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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“Dov’è finita la potenza di fuoco nel DL liquidità?”

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

“Quella sbandierata da Conte e Gualtieri nel dl Liquidità? – afferma il deputato capogruppo in commissione Cultura per FDI, responsabile Cultura e Innovazione del partito, Federico Mollicone, nel corso della discussione generale sul dl Liquidità in corso alla Camera- Possono essere concesse autorizzazioni europee, preparate le carte dal MISE, possono essere iniziate le istruttorie dalla SACE e dal Fondo centrale, ma fino a quando il governo non mette i soldi, e i soldi veri, tutto resta solo un buon proposito. Nell’ipotesi per cui SACE, in ragione di valutazioni sul proprio portafoglio, utilizzi una leva finanziaria di 20 così che per ogni euro disponibile del Fondo di dotazione, concede garanzie per 20 euro, ben oltre la soglia di rischio, vuol dire che la “potenza di fuoco” messa in campo dallo Stato con questo decreto non è di 400 miliardi, bensì di appena 20 miliardi. I 1.729 milioni aggiuntivi stanziati dal governo dati dal combinato disposto degli articoli 49 del Cura Italia e 13 del Liquidità sono assolutamente inadeguati.
Se la leva sarà 1 a 3, lo stanziamento potrà consentire al Fondo di dare il via libera a circa 350 mila richieste con un valore medio di finanziamento di 15 mila euro, a fronte di una platea superiore di oltre 10 volte.
Qui, mancano le coperture, che necessiterebbero di almeno 30 miliardi, e l’attuazione è ricca di lungaggini burocratiche. Come ha detto Giorgia Meloni, il decreto Liquidità è una grande fregatura, soprattutto per quel tessuto produttivo fatto di piccole e medie imprese che regge l’Italia. Quanti si stanno recando in banca per un finanziamento per vedersi dire che le cifre saranno minori rispetto quelle inserite per norma? E con tempi lunghissimi di erogazione?
Il dl Liquidità è una grande occasione mancata anche per ridefinire il ruolo dello Stato nel mercato e nella globalizzazione.
Abbiamo da sempre denunciato l’attività predatoria della Cina verso le nostre aziende e sulle nostre infrastrutture strategiche, come nel recente caso del porto di Taranto. Il rischio che si passi velocemente dal “made in China” all’ “owned by China” (di proprietà della Cina) è sempre presente e, al netto di chi garantisce l’occupazione di tanti italiani, va esercitata la massima vigilanza. Va bene una ridefinizione della normativa sul golden power per salvaguardare il nostro sistema industriale, ora in grave difficoltà, che rischia di essere “predato” ma deve essere ampliato anche alle PMI innovative.”

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La “lezione” di Forche Caudine per il futuro molisano

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

Con un editoriale del professor Mancini, l’associazione “Forche Caudine” s’è soffermata sull’eventuale “obbligo”, per i lombardi intenzionati ad andare in vacanza per la bella stagione, di dover trascorrere giornate estive in Molise, regione con analoghi rischi in ambito di Covid-19. Una condizione che ha acceso ironie, ad esempio in Marco Damilano (il direttore dell’Espresso ne ha parlato nel corso del programma “Propaganda Live”) o in Selvaggia Lucarelli.Eppure, sostiene l’associazione, questa condizione potrebbe rappresentare un ottimo e inaspettato assist per il turismo molisano. Sapendolo sfruttare.Innanzitutto, ricordano dall’associazione, le due regioni presentano vincoli determinati dalla forte emigrazione dal Mezzogiorno verso Nord. Sono infatti oltre 15mila i molisani che vivono in Lombardia, quindi più dei 10mila che sono a Roma. E molti di loro non rientrano più da tempo nella regione d’origine. “Un ritorno sarebbe benefico per rinsaldare o ricostruire collegamenti utili anche come premesse di sviluppo. Se ben sfruttati, ovviamente – scrive l’articolista.Ma, al di là dell’aspetto demografico, c’è un importante legame storico purtroppo poco valorizzato: il periodo longobardo (568-774) ha lasciato segni profondi non solo in Lombardia (dal nome della regione ai tanti complessi monastici fino agli itinerari longobardi che richiamano numerosi turisti), ma anche in Molise, che qualcuno definisce “regione più longobarda d’Italia”. Perché? La presenza longobarda in Molise – ricordano dall’associazione – è durata più che altrove ed ha lasciato rilevanti tracce: i toponimi di alcuni borghi (compresa Campobasso), castelli e ruderi (Cerro al Volturno, Bagnoli del Trigno, Tufara, Civita di Bojano). edifici religiosi (Santa Maria di Casalpiano a Morrone del Sannio), necropoli (località Morrione e Vicenne nella piana di Bojano), ecc. Una presenza che potrebbe essere valorizzata come offerta turistica unica, casomai con tutto il Sannio, a cominciare dalla chiesa di Santa Sofia a Benevento, inserita dall’Unesco nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità.Insomma, sull’inedito legame Lombardia-Molise in una dimensione storico-culturale, più che sorridere bisognerebbe lavorare. “Gli appassionati di storia medievale e longobarda sono tanti e il patrimonio molisano in tal senso è sottovalutato – spiegano dall’associazione, che ritengono l’assist un’opportunità unica. “Invece assistiamo all’ennesimo interesse per le sagre paesane – si lamenta il professor Mancini – o per il solito stereotipo del ‘caciocavallo’, come se questo fosse una tipicità esclusiva del territorio molisano. A prescindere che la Dop del prodotto molisano è calabrese (“silano”) e che la moda del ‘caciocavallo impiccato’ è di origine lucana, in giro è più facile trovare prodotti pugliesi, campani, calabresi o siciliani che non molisani. E spesso, quelli molisani, sono fatti con latte proveniente dall’Est Europa. Purtroppo. Insomma, meglio puntare sulla cultura autentica e tangibile, in loco, anziché accentuare cliché che possono soltanto far male al Molise, salvo che confinarli a qualche buona tavola apparecchiata ma nulla più”.Il problema di fondo è che i longobardi non votano, i bottegai sì.

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Tenere a bada lo stress nella Fase2: un toccasana per la nostra tiroide

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

Stress da quarantena, cibi calorici e scarsa attività fisica degli ultimi mesi, oggi possono far sentire le prime conseguenze: le più frequenti sono aumento di peso e squilibrio ormonale. “Lo stress influisce non solo sul nostro fisico ma anche sulla nostra tiroide – spiega la dottoressa Serena Missori, Endocrinologa -. Quando siamo stressati, il cortisolo nel sangue, cioè l’ormone coinvolto nello stress e nel malfunzionamento tiroideo, comunica con la nostra ‘centrale di comando’, formata da ipotalamo e ipofisi, dicendole di risparmiare energia il più possibile e di consumare meno perché siamo in una condizione di privazione o di necessità; la ‘centrale di comando’ innesca così un blocco della produzione degli ormoni tiroidei che governano il nostro metabolismo”.
Ascoltare i segnali che il fisico ci manda è fondamentale per capire se si tratta di campanelli di allarme collegati a un malfunzionamento della tiroide: “In caso di stress cronico e disfunzione tiroidea, la maggior parte delle persone lamenta disturbi digestivi, difficoltà a concepire, alterazioni del ciclo mestruale, sistema immunitario in tilt con riacutizzazioni di herpes simplex labiale e/o vaginale, candida e altro. Quando si vive una condizione distress cronico, sembra praticamente impossibile anche riuscire a dimagrire – aggiunge la dottoressa, che ha ideato, insieme ad Alessandro Gelli, il Metodo Missori-Gelli® biotipizzato, per poter aiutare il maggior numero di persone a stare bene -. Bisogna imparare a gestire lo stress e a rilassarci, anche attraverso tecniche specifiche, da praticare anche solo per un minuto al giorno. Inoltre, imparare a mangiar sano, senza privarsi del gusto, è la condizione necessaria per trasformare azioni quotidiane in benessere. È il concetto su cui si basa il Metodo Missori-Gelli® biotipizzato che, utilizzato in cucina, insegna a mangiare correttamente attraverso ricette appetitose presentate in modo semplice ed efficace per mantenere il piacere di mangiare senza sensi di colpa e senza sfidare l’equilibrio del nostro corpo”.
Nel nostro Paese sono circa 6 milioni le persone affette da patologie legate alla tiroide che si presentano con noduli o con forme di ipotiroidismo e ipertiroidismo; 23 milioni della popolazione, invece, hanno superato la soglia del sovrappeso per entrare nella condizione medica di obesità con ricadute sulla riduzione dell’aspettativa di vita. Per chi soffre di ipotiroidismo, ipertiroidismo, tiroide autoimmune, noduli tiroidei, stanchezza, sovrappeso, iperinsulinemia, diabete mellito, intolleranza al lattosio, gonfiore addominale e tanti altri disturbi, la dottoressa Missori ha scritto il libro “Tiroide e metabolismo. Le ricette” (edizioni LSWR, 2020), nel quale si trovano tanti suggerimenti per pranzi e cene per tutta la famiglia e ideale per mettere in pratica i consigli del libro “La dieta della Tiroide”, edito nel 2018. Nell’ultimo libro la dottoressa Missori illustra alcune ricette da proporre a tutti, con un notevole risparmio di tempo e di fatica per tutta la famiglia. “Sono ricette sane ma gustose, da condividere con parenti e amici: non sarà quindi necessario spiegare a tutti che uno dei componenti della famiglia ha un problema di tiroide – conclude Missori -. Indulgenza, cibo confortevole, semplicità e facilità sono le parole chiave di questo libro che vuole sollevare l’umore e insegnare a gestire i problemi di tiroide”.

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Anziani: allarme per 24 milioni di cronici

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

«Siamo fortemente preoccupati per la prolungata chiusura dell’attività specialistica ambulatoriale del territorio e per la conseguente situazione di abbandono in cui versano 24 milioni di malati cronici malgrado i ripetuti appelli dei medici. Per non parlare degli enormi ritardi che stiamo accumulando in termini di prevenzione e nuove diagnosi» lo dichiara Roberto Messina, Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani che per affrontare la situazione della cronicità in Italia nella Fase 2 ha istituito un Advisory Board che coinvolge esponenti di alcune tra le più importanti società medico-scientifiche e organizzazioni di medici con l’obiettivo di confrontarsi con i decisori nazionali e locali e accelerare il superamento di questa fase attraverso la riapertura delle attività specialistiche del territorio, per scongiurare pericolosi ritardi nella gestione della cronicità e nelle nuove diagnosi. Si è già tenuto il primo appuntamento tra i board e l’Assessore alla Salute della Regione Sardegna Mario Nieddu. Nei prossimi giorni saranno organizzati una Tavola Rotonda Nazionale, una europea e incontri con i rappresentanti delle altre regioni.«In Italia ci sono 24 milioni di malati cronici che oggi non possono accedere alle cure e nemmeno al monitoraggio delle loro condizioni di salute – si legge nel documento dell’Advisory Board – e la maggior parte di queste persone sono anziani fragili. Vanno bilanciati rischi e benefici di ogni cura, come ci è stato correttamente detto dall’inizio, ma non possiamo ignorare che ogni diagnosi mancata, ogni terapia sospesa equivale a una perdita di opportunità di guarigione o a un più elevato rischio per la salute della persona. I laboratori ormai assicurano solo le prestazioni indifferibili, molte terapie e follow up sono sospesi, le attività mediche e chirurgiche ordinarie sono state azzerate così come gli screening. Persino gli accessi al pronto soccorso sono tracollati, e se questo in molti casi significa azzeramento dei ricorsi impropri in altri purtroppo vuol dire che le persone, di fronte all’insorgenza di sintomi anche gravi, come quelli dell’ictus, preferiscono restare a casa piuttosto che andare in ospedale, con tutto quel che ne consegue in termini di peggioramento della salute e rischio di invalidità.Se non proponiamo soluzioni nuove ai pazienti, questo stato di sospensione indefinita della gestione delle patologie significherà un enorme perdita di salute collettiva e un costo incalcolabile per il Servizio Sanitario Nazionale.Occorre intervenire immediatamente ripristinando i percorsi assistenziali diagnostici e terapeutici per garantire ai cittadini nuovamente l’accesso alla prevenzione, alla cura, alla diagnosi tempestiva, non ultimo per fronteggiare al meglio l’inevitabile prolungamento dei tempi di attesa accumulatisi in questi mesi.A tal fine sarà necessario innovare il setting con cui l’assistenza ospedaliera viene offerta, ripensando completamente il percorso intraospedaliero, limitando l’accesso solo ai casi realmente necessari, promuovendo l’utilizzo di innovazioni tecnologiche e organizzative che consentano di ottimizzare il percorso del paziente costretto dalle proprie condizioni a ricorrere ad un ricovero ospedaliero o a un intervento chirurgico, al fine di limitare al massimo la degenza intraospedaliera e l’utilizzo dei letti di Terapia Intensiva. Occorrerà garantire dispositivi di protezione individuale corretti agli operatori e ai pazienti/cittadini, effettuare test specifici agli operatori, prevedere soluzioni quali utilizzo massiccio di termoscanner e investire nel triage dedicato a filtrare gli accessi isolando gli eventuali casi positivi.» Il documento infine afferma che è necessario «investire sul potenziamento della sanità territoriale puntando sul lavoro delle équipe multidisciplinari».

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Israele e la cosiddetta “annessione”: facciamo chiarezza

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

By Ugo Volli. Durante il processo di Oslo, la Cisgiordania viene divisa in tre aree. Area A è sotto il pieno controllo civile e militare dei Palestinesi– 17.1 %. Area B è sotto il pieno controllo civile dei Palestinesi e sotto il controllo militare congiunto di Palestinesi e Israeliani– 23.9 %. Area C è sotto il totale controllo civile e militare di Israele– 59%.I segni premonitori ci sono tutti: un tentativo di imporre sanzioni da parte dell’Unione Europea (bloccato da “cattivi sovranisti” come l’Austria e l’Ungheria, ma la Francia dice che andrà avanti da sola); una manovra complessa per estendere la giurisdizione della Corte Penale Internazionale anche sullo stato di Israele che ne è esente non avendone firmato la convenzione istitutiva; una lettera minacciosa di diciotto senatori americani. Perfino una settantina di deputati italiani hanno firmato una dichiarazione (l’origine politica è molto significativa, Pd, Leu, 5 Stelle, trovate qui la dichiarazione e le firme); il dittatore palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha cercato di fare più rumore possibile dichiarando (per l’ennesima volta, ma giura che questa è la volta buona) di interrompere ogni collaborazione con Israele e gli Usa, facendo eco al re di Giordania Abdallah. Una durissima offensiva politico-diplomatica e giuridica contro Israele è annunciata per le settimane che verranno.L’oggetto di questa campagna viene spesso definito “l’annessione” che Israele si proporrebbe di compiere su alcuni territori della cosiddetta Cisgiordania. Il termine è chiaramente sbagliato perché annessione significa “Atto mediante il quale uno Stato estende la propria sovranità sul territorio di un altro Stato o su parte di esso” (così il dizionario di Repubblica), “atto con cui uno stato amplia il proprio territorio estendendo la propria sovranità su quello di un altro stato” (Garzanti), ecc. e non c’è nessuno stato del cui territorio si vorrebbe impadronire. I territori della Giudea e Samaria su cui Israele intende estendere la sua legge civile, circa il 20%, per lo più il deserto della valle del Giordano oltre ai blocchi di insediamenti, appartengono tutti alla “zona C” che gli Accordi di Oslo del 1993, firmati oltre che dall’ “Organizzazione per la Liberazione della Palestina” anche dall’Unione Europea e dagli USA come testimoni, attribuiscono all’amministrazione israeliana, erano sotto il controllo israeliano già dal 1967, in seguito alla vittoria nella Guerra dei Sei Giorni contro l’aggressione degli eserciti arabi. Essi non sono stati però sottratti ad alcuno stato, perché prima erano occupati illegalmente e senza alcun riconoscimento internazionale dalla Giordania, che vi ha rinunciato del resto col trattato di pace del 1994. La Giordania li aveva occupati nel 1948 durante la guerra in cui con Egitto Siria e altri stati arabi cercò di impedire la nascita dello stato di Israele. Prima ancora Giudea e Samaria facevano parte del Mandato britannico di Palestina, istituito dalla Società delle Nazioni nel 1922 su tutto il territorio attuale di Israele e della Giordania, allo scopo esplicito di costituire una “national home” (una casa nazionale, cioè uno stato) per il popolo ebraico, con il compito preciso per la Gran Bretagna che lo amministrava di favorire l’immigrazione e l’insediamento ebraico. Prima ancora, dal XVI secolo, tutto il Levante era una colonia turca. Il territorio del Mandato subì subito una divisione in due regioni politiche, una parte per gli arabi che divenne poi il regno di Giordania a Est del Giordano e una per gli ebrei a Ovest. Coloro che parlano di due stati dovrebbero tener presente che i due stati ci sono già, da quasi cent’anni.Israele dunque non occupa nulla, non annette nulla, semplicemente abolisce il regime militare che ha retto finora i territori liberati nel ‘67 usando le leggi britanniche ed estende loro la legge civile israeliana, molto più garantista. Perché protestano allora non solo l’Autorità Palestinese, che coglie ogni occasione per cercare di mettere in difficoltà Israele, ma anche i democratici americani e quelli italiani e Macron e l’Irlanda e il Belgio (promotori della mozione europea contro Israele)? Vi sono due ragioni, una di principio e una più politica. Quella di principio è che tutti i “progressisti” in Europa e negli Usa, inclusi alcuni nel mondo ebraico, hanno deciso che i territori al di là delle linee armistiziali del 1948 (che non sono confini, per esplicita dichiarazione dei trattati di armistizio, ma solo linee di cessate il fuoco) devono andare allo “stato di Palestina”. Non esiste nessuna base legale per questa pretesa, non solo perché l’Autorità Palestinese non è uno stato secondo i criteri internazionalmente riconosciuti , ma soprattutto perché nessuno ha mai ceduto al governo di Ramallah la sovranità su quei territori: non Israele, non l’Onu, che non ha l’autorità per farlo, non un qualche trattato. Lo stato di Palestina sovrano su Giudea e Samaria è un pio desiderio di molti movimenti e stati, ma ha la stessa realtà della Catalogna o della Padania di Bossi: progetti politici senza base legale. Certo, è bello per soggetti ex coloniali come la Francia o il Belgio sentirsi titolati a decidere come debbano essere i confini di stati che sono fuori dalla loro portata, fa sentire di nuovo la grandeur… ma da questo gioco del Risiko allo stabilire principi legali ce ne passa.Poi c’è una ragione più politica. Per imperialisti e multilateralisti (che oggi paradossalmente sono quasi la stessa cosa), l’esistenza di negoziati, magari pomposamente intitolati “processi di pace” è molto rassicurante, sostituisce la pace vera con un’infinita trama di incontri, discorsi, chiacchiere progetti. Così, dato che fra Israele e Autorità Palestinese la pace non c’è e non è prevedibile, avere una “base di trattativa” sembra fondamentale. E una volta che – ahimè con la complicità di Peres e anche di Rabin – a Oslo si sono trasformati i terroristi in “legittimi rappresentanti del popolo palestinese”, per mantenere questa “base” bisogna accordare loro in linea di principio quel che vogliono come base di partenza per iniziare a parlare e cioè tutta la Giudea e Samaria. Che questo non basti l’hanno sperimentato per ultimi Olmert e Barak, con la testimonianza di Clinton e di Bush jr. Perché questa concessione è solo la partenza per ottenere l’obiettivo vero, che è la distruzione di Israele, come i palestinisti e i loro protettori iraniani apertamente dichiarano. Ma ai “progressisti” questo non importa, anche perché si tratta della vita di Israele e degli ebrei, non della loro. Dunque non lasciare intatta e impregiudicata la sovranità di Giudea e Samaria è un crimine contro i “due stati” e contro la trattativa.Trump, che è un realista, molto più intelligente dei piccoli giornalisti e dei minuscoli politici che lo sfottono, ha capito che la strada della pace non passa per il mantenimento di questa “base della trattativa” e ha proposto una soluzione diversa, su cui certamente si può discutere, ma che ha una sua logica. Di essa fa parte la possibilità per Israele di applicare la sua sovranità sulle zone di Giudea e Samaria essenziali per la sua sicurezza. Se i palestinisti vorranno cercare di ottenere la loro parte dell’accordo non potranno più stare fermi e rifiutare di discutere con Israele e con l’America. Dovranno muoversi, fare controproposte e non tirate retoriche. Insomma la dichiarazione di sovranità di Israele (questa è l’espressione giusta, non “annessione”) non solo mette in maggiore sicurezza lo stato ebraico ma potrebbe (ripeto: potrebbe) aprire una fase nuova al di là delle sterili liturgie di trattativa che si ripetono da trent’anni e aprire una strada che porti davvero alla necessità della pace.Vedremo se questo avverrà. Per ora c’è il fatto che Netanyahu ha ottenuto come condizione per la formazione del nuovo governo la possibilità di decidere, d’accordo con gli Usa, la sovranità su zone di Giudea e Samaria. E’ l’aspetto più positivo dell’accordo di governo, forse il solo davvero positivo. Certamente una tappa storica nel rapporto fra gli ebrei e la loro terra. Per questo gli antisemiti e i loro amici si agitano. Nelle prossime settimane ne vedremo delle belle.

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Regolamentazione chiusura locali notturni

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

Il Covid-19 ha avuto indubbiamente delle ripercussioni sulle abitudini di ognuno di noi. Se da un lato, prendere familiarità con le restrizioni attuate dal Governo Conte per contrastare la pandemia non è stato semplice, dall’altro è ben chiaro che le stesse hanno evitate tragedie sulle strade italiane. Il calo di morti, riscontrato ampiamente nella comparazione delle statistiche inerenti marzo e aprile dell’anno 2019 e 2020, è un segnale chiaro di come si può davvero intervenire per salvare vite. Tra le attività chiuse in questa fase anche i locali notturni, lì dove lo sballo e la stanchezza derivante dall’utilizzo di sostanze stupefacenti ed alcool si tramuta in omicidi stradali e dolore straziante per le famiglie. La responsabile della sede di Treviso dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus, Paola Conte Bortolotto, ha lanciato un appello forte alle istituzioni, pienamente condiviso dal presidente Alberto Pallotti: “Mi rivolgo al Governo centrale ed al presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. In questo periodo di cambiamenti nelle nostre vite, nelle nostre attività, nella nostra quotidianità, abbiamo avuto modo di riflettere. Ci siamo, per forza di cose, fermati e abbiamo capito che è possibile vivere con meno fretta, che le cose importanti sono la cura e il rispetto del diritto alla vita di ognuno di noi. La chiusura delle discoteche ha, inevitabilmente, ridotto il numero di casi di morti sulle strade e tale
constatazione ci porta a rivolgere un imperativo a chi ci governa: regolamentare gli orari di chiusura dei locali di pubblico intrattenimento. Una misura che chiediamo a gran voce, specie in previsione della riapertura di tutte le attività. I morti sulle strade non sono morti di serie B”.

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Broker truffatori: qualcosa si muove a livello investigativo e giudiziario

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

Sono stati resi noti gli esiti delle indagini condotte dal Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Roma – Pool Reati Informatici riguardo Alphacapital, sito internet di un falso broker truffatore di cui molto ci eravamo occupati, con sede alle Isole Marshall e dominio .fm, vale a dire degli Stati Federati di Micronesia. Il sito era gestito dalla AllProTech OÜ registrata in Estonia che operava come agente della FGM Technology Ltd. delle Isole Marshall. I server erano situati in Germania.
Alphacapital era stata vietata in Italia dalla Consob il 24 aprile 2018 I metodi erano i soliti: account di posta elettronica intestati a soggetti ucraini non identificabili e telefonate tramite call center situati in Albania ed Emirati Arabi Uniti per catturare clienti, spesso con la promessa di recuperare danaro perduto presso altre società ugualmente truffaldine.
Ad Alpha Capital sapevano che il cliente aveva perso soldi altrove perché i commerciali vendono i dati di cui sono in possesso. Li vendono non solo alla concorrenza ma anche a certi “Studi Legali Internazionali” italiani che poi si propongono per il recupero delle somme perse.Nemmeno sono rari i casi in cui i truffatori siano gli stessi soggetti di prima che hanno semplicemente cambiato nome e si offrono al cliente già truffato una volta per truffarlo ancora col miraggio del recupero.Anche gli eventi successivi erano quelli oramai tipici che ben si conoscono: dopo i primi (falsi) guadagni il cliente era allettato a versare ancora su un Iban danese intestato ad una società londinese per guadagnare di più, finendo in una trappola da cui era impossibile uscire: le (false) operazioni di trading da quel momento azzeravano il saldo del conto, e vano era ogni tentativo di farsi bonificare le somme.Queste indagini costituiscono una notizia positiva soprattutto perché sono stati utilizzati metodi adeguati alla struttura della truffa, riuscendo a risalire a soggetti, persone fisiche e non, che tramite internet riescono ad apparire e scomparire in qualunque parte del mondo. Come scritto più volte, siamo convinti che dietro queste organizzazioni non ci siano sempre dei “normali” truffatori ma anche, e soprattutto, soggetti che operano per costituire enormi provviste di danaro da reimpiegare in attività illecite molto pericolose.
Non occorre però confidare nelle indagini giudiziarie per recuperare le perdite: queste organizzazioni sono molto efficienti e le somme versate sono fatte sparire non appena pervengono.L’unica arma è la prevenzione, che consiste nel non cascare alle promesse dei banner pubblicitari e non parlare nemmeno a chi telefona proponendo investimenti Forex, Bitcoin, azioni “di moda” come Amazon, Juventus, ecc. (Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc)

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Unione Europea: Al via un referendum per uscirne

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

Roma. Un referendum di indirizzo sul recesso dello Stato italiano dall’Unione Europea. E’ questo il titolo di un progetto di legge d’iniziativa popolare promosso, tra gli altri, anche da Vittorio Sgarbi, deputato alla Camera. che ha così aderito all’iniziativa di Gian Luca Proietti Toppi e Daniele Ricciardi, due avvocati ideatori del comitato promotore denominato «Libera l’Europa – Uexit».
Il progetto di legge, elaborato da giuristi ed accademici, ha l’obiettivo di restituire all’Italia sovranità politica, fiscale e monetaria.
Spiega Sgarbi: « Questa Europa delle banche e della burocrazia non fa gli interessi dei cittadini. E’ un’Europa fantoccio, che esiste solo sulla carta, che ha il volto cinico del sistema bancario e quello opportunista degli alti burocrati di Strasburgo e Bruxelles aggrappati ai loro privilegi. E’ un’Europa di vincoli e non di opportunità. E in questi mesi di pandemia abbiamo scoperto sulla nostra pelle, in spregio al principio fondante del mutuo soccorso, come, in realtà, prevalgano egoismi e paure».Queste le tappe del referendum.
Mercoledì 27 maggio una delegazione di promotori depositerà presso la Corte di Cassazione il progetto di legge costituzionale.
Subito dopo sarà formalmente costituito il comitato promotore «Libera l’Europa – Uexit» con la partecipazione di rappresentanti di gruppi, associazioni, comitati e movimenti che vorranno aderire.
Dopo gli adempimenti tecnici partirà la raccolta delle firme che vedrà come protagonisti tutti gli amministratori locali, sindaci e consiglieri comunali dei 7.904 comuni italiani.Proprio i comuni sono le vittime dei vincoli europei; a partire dal 1999 con il Patto di stabilità interno e dal 2013 con l’equilibrio di bilancio figlio del Fiscal Compact.

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