Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Archive for 29 maggio 2020

Istruzione: Riapertura scuole a settembre?

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

Dall’incontro tra comitato tecnico scientifico e rappresentati del Ministero dell’Istruzione e dei sindacati rappresentativi della scuola sono emersi importanti spunti: la delegazione ANIEF ha illustrato il documento predisposto con le risposte alle domande poste dagli esperti e ha ricordato come servano 9 miliardi per modificare il rapporto alunni-personale docente/Ata alla luce del distanziamento sociale da mantenere di almeno 2 alunni per metro quadro, reclutare nuovo personale e recuperare i plessi dismessi. No a didattica alternata a quella in presenza o alla riduzione a 45 minuti delle lezioni. Niente saluto nell’ultimo giorno di scuola.Ecco le domande poste dal compitato tecnico scientifico: Come i sindacati vedono il prossimo anno scolastico? Quali sono le loro proposte data l’esperienza di questo periodo? Come ripartire in sicurezza? Come inquadrare gli aspetti di sicurezza sul lavoro?Secondo il documento presentato da Gian Mauro Nonnis, vicepresidente nazionale Anief, per rispondere, il sindacato si rifà alle bozze dei protocolli presentati dal M.I., contenente 13 punti tra i quali spiccano:
– Informazione da parte di D.S. sugli obblighi e sugli impegni rivolti a tutto il personale, alle famiglie e agli studenti
– Modalità di ingresso ed uscita dai locali scolastici con specifici protocolli interni affidati anche al confronto con le parti sindacali
– Percorsi di mobilità all’interno dell’istituto scolastico
– Pulizia e sanificazione dei locali e delle attrezzature
– Obbligo dei D.P.I. all’interno dei locali scolastici
– Organizzazione delle attività del personale
– Valutazione dello stress e supporto psicologico
– Protocolli sanitari per la gestione di persone sintomatiche
– Nomina del Medico Competente e sorveglianza sanitaria
– Costituzione di una commissione per il monitoraggio dell’applicazione dei protocolli
Le criticità emerse dalla bozza di protocollo pervenuta, nonché le tematiche su cui l’ANIEF ha avanzato una proposta scritta, sono molteplici, tra le quali: visto l’elevato numero di scuole in reggenza escludere ogni responsabilità penale per le inadempienze, relative al contagio da Covid, non direttamente riconducibili a condotte del Dirigente Scolastico; poter godere di un presidio stabile di autorità: il personale dirigente e il personale scolastico non hanno l’autorità di impedire l’ingresso o la permanenza nei locali dell’istituto dei soggetti sintomatici; la creazione di un protocollo che coinvolga tutto il SPP non soltanto l’RSPP che per motivi di servizio è difficilmente disponibile ad un intervento tempestivo; il coordinamento di autisti e accompagnatori per i quali devono essere individuati piazzole ed orari di fermata; la partecipazione di tutte le sigle sindacali alla contrattazione interna di istituto; le funzioni di controllo dei parametri biomedici non possono essere esercitate dal personale dipendente senza precisa autorizzazione degli interessati.

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L’estate vacanziera ci sarà

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

È il messaggio della ripartenza degli albergatori di Italy Family Hotels, che unisce oltre 100 strutture in tutta Italia specializzate nell’ospitalità per le famiglie, pronti a spalancare le porte dei loro alberghi ai bambini e ai loro genitori, reinventandosi con intraprendenza per accogliere grandi e piccoli in totale sicurezza, ma senza rinunciare alla serenità e alle tante attività e qualità dei servizi che hanno da sempre contraddistinto le vacanze in famiglia. A giugno 2020 gran parte degli Italy Family Hotels, dal mare alla montagna, riapriranno – con standard di qualità ancora più elevati, servizi più curati e maggiori attenzioni – per garantire vacanze spensierate alle famiglie e ai bambini, i quali più di tutti hanno dovuto rinunciare alla loro quotidianità, lontani dagli amici e spesso anche dai nonni. Oltre agli spazi, le attività di animazione e dei miniclub sono state ripensate con creatività, in modo che i bimbi si divertano e i genitori siano tranquilli. «Tutti hanno la volontà di ripartire e di garantire nel miglior modo possibile i servizi alle famiglie, che saranno potenziati all’esterno – spiega Marina Pasquini, Presidente di Italy Family Hotels e titolare dell’Hotel Belvedere di Riccione (RN) (che riaprirà il 25 giugno) dopo aver terminato una call online con gli albergatori connessi da varie destinazioni d’Italia -. Seguendo i regolamenti sui centri estivi, l’animazione sarà possibile senza problemi. In questo periodo abbiamo fatto uno studio molto accurato, per proporre iniziative nuove e fare in modo che il virus non sia uno spettro, creando le condizioni affinché le vacanze si possano vivere con la pace che le vacanze richiedono». Adeguandosi alle linee guida e ai regolamenti regionali diversi, gli albergatori di Italy Family Hotels hanno trovato modi originali per assicurare le tanto attese vacanze senza stravolgimenti.
Come L’Albergo dell’Orso Bo di Senigallia (AN), che ha creato in spiaggia delle oasi dedicate all’animazione delle famiglie con i bambini. L’animatrice si posizionerà su una torretta alta 6 metri per comunicare giocosamente con tutti. «Non ci sarà animazione di gruppo, ma ci sarà un coinvolgimento diverso da parte degli animatori in spiaggia rivolto a tutta la famiglia, in modo che i bambini si divertano, anche a distanza – spiega l’albergatore Gianni Bellagamba, che riaprirà il 27 giugno -. E poi in questo periodo i bambini sono tornati a giocare per strada e all’aperto. È un buon segno di ripartenza». Al Meridiana Family & Nature Hotel di Marina Romea (RA), dove gli spazi di certo non mancano essendo immerso nella natura, i bambini saranno organizzati in piccoli gruppi che saranno seguiti dallo stesso animatore per tutta la settimana. Per alcuni laboratori potranno giocare in modalità “classe”, con tavoli e sedie e zone dedicate. Saranno ampliati gli spazi in spiaggia e in hotel, creando nuove zone esterne. «È importante rieducarli alla socialità, con attività ludiche in mezzo alla natura», sottolinea l’albergatore Alessandro Zaffi, che riaprirà il 20 giugno.
Per mantenere gli spazi, gli hotels non lavoreranno a totale capienza. Dove c’era il buffet predisporranno il servizio al tavolo. Inoltre, le strutture si sono organizzate con segnali colorati per mettere in evidenza le distanze, in modo che anche regole e dispositivi di sicurezza siano motivi di gioco. Ne è convinta Donatella Raffaelli, titolare di Oxygen Hotel di Viserbella di Rimini (RN), che aprirà il 29 maggio: «la sicurezza degli ospiti sarà una priorità, ma senza essere troppo invasivi». Anche questo hotel ha previsto tante attività e laboratori per bambini, riadattati alle nuove esigenze. Per esempio, ogni bimbo riceverà all’arrivo un kit personale di colori, in modo che utilizzi sempre gli stessi e possa poi riportarli a casa. «Saremo occhi e braccia aggiuntivi per i genitori», assicura Stefano Cerruti dalle pendici del Monte Rosa dove il Mirtillo Rosso Family Hotel di di Riva Valdobbia (VC) è pronto a riaprire il 12 giugno. Anche qui i piccoli si divertiranno in piccoli gruppi con attività all’aperto in terrazza e in giardino e poi con escursioni, esperienze in fattoria, luoghi da visitare. L’idea è di dare anche ai genitori il tempo per rilassarsi da soli.
Come avviene in molti alberghi, anche diversi Italy Family Hotels hanno abbattuto la policy di cancellazione. Alcuni prevedono sconti sulle prenotazioni, altri la possibilità di acquistare bonus da usare eventualmente il prossimo anno. Le tariffe non cambieranno molto rispetto all’estate scorsa, proprio per garantire l’alta qualità, nonostante l’aumento dei costi. Sono, inoltre, incentivati i check-in online. «La scelta di rimanere chiusi sarebbe stata meno costosa. Ma questo è il mestiere più bello del mondo», conclude Marina Pasquini, pronta con i suoi colleghi ad accogliere gli ospiti nell’estate in cui sarà naturale sorridere con gli occhi.

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I giornali lombardi scoprono il Molise: grazie alla storia

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

“I molisani ai lombardi: venite da noi, lo chiede la storia longobarda”. Ed ancora: “I molisani ai lombardi: ‘Le ferie fatele da noi, da riscoprire le radici longobarde”. Sono i titoli di importanti giornali locali della Lombardia (“Qui Brescia”, “Varesepress”), corredati da foto della montagna di Frosolone, stimolati da un articolo di “Forche Caudine” sui collegamenti tra le due regioni in ambito storico. Un accostamento che sta generando grande pubblicità per il Molise in terra lombarda.Tutto è nato a seguito dell’inclusione di Molise e Lombardia nella medesima categoria di rischio Covid-19, con l’ipotesi di trasferimenti soltanto tra queste regioni per le vacanze. “Forche Caudine” ha colto l’occasione al volo per far conoscere il Molise ai lombardi, mettendo in evidenza, tramite il prestigioso apporto del professor Mancini, i collegamenti sul fronte principalmente della storia longobarda.I giornali lombardi riprendono alcune segnalazioni di siti longobardi selezionati dall’associazione dei molisani (il complesso monastico di San Salvatore–Santa Giulia a Brescia e il castrum di Castelseprio-Torba, in provincia di Varese), ma anche le più significative testimonianze della presenza longobarda in Molise: i toponimi di alcuni borghi (compresa Campobasso), castelli e ruderi (Bagnoli del Trigno, Cerro al Volturno, Civita di Bojano, Tufara), edifici religiosi (Santa Maria di Casalpiano a Morrone del Sannio), necropoli (località Morrione e Vicenne nella piana di Bojano), ecc. Presenza che potrebbe essere valorizzata, come offerta turistica unica, con tutto il Sannio, a cominciare dalla chiesa di Santa Sofia a Benevento, inserita dall’Unesco nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità.“Ancora una volta sono la storia e la cultura ad offrire possibilità di valorizzazione – dicono dall’associazione. “Sarebbe ora che le politiche regionali puntassero principalmente su questo, anziché perpetuare sagre o produzioni che, per quanto importanti, non possono certo rappresentare un’unicità e un elemento di richiamo per target così lontani”.
pasqualedilena@gmail.com, a.bucci@rai.it, redazione.campobasso@agi.it,

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E se lo smart working ripopolasse i borghi?

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

Se la musica live diventasse un’esperienza di concerto “al cubo”? 50 progettisti italiani riuniti tracciano le linee concrete della quotidianità in convivenza virus, sicurezza e socialità. Cinque aree tematiche, venti mentori, dieci ispiratori, cinquanta esperti e non solo: il futuro post-covid è stato ri-disegnato dalla Covidesignjam che si è svolta dal 22 al 24 maggio 2020.
36 ore no-stop in cui si sono confrontati, hanno progettato e hanno dato vita a soluzioni concrete e applicabili alcuni dei maggiori progettisti italiani, alle prese con la difficile proiezione degli scenari futuri. A ideare l’incontro due riconosciute eccellenze nazionali: Nois3 e Digital Entity.
E se lo smart working ripopolasse i borghi? Se la musica live diventasse un’esperienza di concerto “al cubo” da vivere senza assembramenti ma al tempo stesso in maniera fisica, sociale, condivisa e immersiva? E se ci appropriassimo degli spazi condivisi dei quartieri ora che ci siamo abituati a vivere a 200 metri da casa? Questi e altri scenari reali, fattibili e concreti sono stati disegnati con perizia, attenzione e cognizione di causa durante la Covidesgnjam dai maggiori designer italiani insieme a gente comune ed esperti del settore, gli stessi progettisti del futuro che già in passato hanno teorizzato e progettato le più grandi rivoluzioni sociali e culturali degli ultimi decenni.Vi siete mai chiesti chi ha deciso che il principale pulsante degli smartphone fosse a portata di pollice? I designer. Chi ha progettato l’utilizzo di siti così facilmente consultabili anche dai nostri nonni? I designer. Perché le posate sono le primo cassetto della cucina? Sempre i designer.Quegli stessi designer che in trentasei ore, per la prima volta dal lockdown che ha inginocchiato il paese, hanno dato vita a una vera e propria jam session di persone che si sono ritrovate con il medesimo scopo: riprogettare la nostra quotidianità trasformando il lugubre leitmotiv del social distancing, cercando connessioni ed empatia tra le persone non necessariamente virtuali.Ecco quindi apparire nel nostro futuro orizzonti positivi tutti da sperimentare: nuove vite dei borghi, luoghi perfetti per ospitare l’ormai necessario smart working, con un nuovo Calm Tourism sostenibile; concerti progettati per trasformarsi in esperienze sociali e condivise, il Concerto^3, mantenendo la distanza e sfruttando al massimo gli spazi e i luoghi dislocati; uno spazio prenotabile per ogni quartiere, pulito e a km 0 interamente dedicato al territorio per conoscere, condividere e supportarsi a vicenda, il Robin (neighbour) Hood,… e ancora un Worklife Innovation Lab per i lavoratori e molto altro.

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A rischio default il 15,5% delle imprese italiane in caso di nuove ondate di Covid19

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

Il 15,5% delle imprese italiane a rischio di fallimento nel caso di nuove ondate del Covid19, con ulteriori lockdown che potrebbero durare fino a sei mesi. La probabilità di questo scenario è “bassa”, secondo gli analisti di Cerved Rating Agency, ma gli effetti potenzialmente molto pesanti: con un peggioramento così marcato dello scenario macroeconomico e un elevato rischio Paese, la probabilità di default triplicherebbe (dal 4,9% attuale al 15,5%), con punte del 22% nelle costruzioni, del 19,1% in hotel e ristorazione, del 18,9% nei servizi.
Sono i risultati dello studio “Evolution and impacts of the COVID-19 pandemic emergency on Italian non-financial corporates” di Cerved Rating Agency, agenzia di rating del Gruppo Cerved tra le prime in Europa che attribuisce il merito creditizio alle imprese sul territorio nazionale, su un campione di 30 mila società. Un’analisi che aggiorna in senso peggiorativo la precedente, rilasciata a febbraio, in cui a rischio fallimento nel caso più drastico era un’azienda italiana su dieci.Secondo lo scenario più pessimistico, i settori con la più alta probabilità di default sarebbero le costruzioni (22%), i servizi di alloggio e ristorazione (19,1%) e le attività di supporto al settore turistico (18,9%). Viceversa, quelli più resilienti, dunque con un rischio più basso, risulterebbero farmacie (6,5%), l’industria alimentare (6,8%), il commercio al dettaglio alimentare (7,9%). La percentuale aumenterà in misura maggiore per le imprese piccole (dal 10,7% al 21% per le microimprese) e meno strutturate (28% per le imprese individuali); dal punto di vista geografico, la probabilità di default è attesa in forte crescita in tutta la Penisola, con un picco del 17,8% nel Mezzogiorno (dal 9,3%).
Per tenere conto di questa incertezza, gli analisti di Cerved Rating Agency hanno elaborato tre diversi scenari correlati allo sviluppo della pandemia e dello scenario macroeconomico. Secondo lo scenario “soft”, al quale gli analisti attribuiscono una probabilità “alta”, non ci saranno nuove ondate di contagi e l’economia italiana riprenderà anche grazie a un’efficace azione di politica economica. In base a quello “intermediate” (probabilità media), il sistema produttivo potrebbe affrontare una seconda ondata di contagi, che richiederebbe ulteriori lockdown (fino a 4 mesi) e che frenerebbe il recupero dell’attività produttiva. Infine, stando allo lo scenario più pessimistico, “hard” con una probabilità bassa, i lockdown potrebbero durare fino a sei mesi, con effetti depressivi sull’economia e un aumento del rischio Paese.In generale, è atteso un deterioramento complessivo dei profili di rischio, come conseguenza diretta di un livello di redditività più basso e un peggioramento della struttura finanziaria delle aziende. L’applicazione degli scenari negativi determina uno spostamento delle entità valutate verso le classi di rating peggiori, con migrazione da posizioni di investment grade a speculative grade dal 16% nel caso soft, fino al 42% nello scenario hard. L’innalzamento del rischio si traduce in un aumento dei default attesi. In base alla gravità dello scenario, e stimando alle condizioni attuali una probabilità di default pari a 4,9%, si sale, nell’ipotesi soft, al 7,7%, al 9,7% in quella intermedia e arriva al 15,5% nello scenario hard.

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Consorzio DAFNE conferma il suo supporto agli Osservatori del Politecnico di Milano

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

Il Consorzio DAFNE – Community B2B no profit costituita nel 1991, composta da Aziende Healthcare, Distributori Intermedi, Depositari e Concessionari, che abbraccia oggi l’intero ecosistema della salute, umana e animale – lavorando con tutti gli attori della filiera healthcare per sviluppare soluzioni digitali innovative a supporto dei processi e delle relazioni di business, ha deciso per il 2020 di aderire ad alcuni Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano.
In particolare, il supporto di quest’anno del Consorzio DAFNE va ai seguenti sei: Agenda Digitale, Contract Logistics “Gino Marchet”, Digital B2b, Innovazione Digitale in Sanità, Smart Agrifood, Supply Chain Finance, Il Consorzio attraverso l’adesione a questi Osservatori vuole continuare a contribuire concretamente alla ricerca, rimarcando l’importanza e la necessità di tavoli di lavoro congiunti e orientati a favorire la conoscenza e la diffusione del digitale, in diversi ambiti. Con la stessa e forte convinzione che ormai oltre dieci anni fa aveva spinto il Consorzio DAFNE a promuovere insieme alle principali associazioni rappresentanti di filiera – Ediel per la filiera Elettrodomestici ed Elettronica di Consumo, GS1 Italy per la filiera Largo Consumo e Metel per la filiera del Materiale Elettrico – l’Osservatorio Digital B2b, allo scopo di riuscire a meglio comprendere le opportunità della digitalizzazione dei processi B2b e promuoverne la diffusione in Italia.
Novità di quest’anno è la specifica collaborazione con l’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” – che da quasi dieci anni studia l’evoluzione del mercato italiano dell’outsourcing delle attività logistiche e del quale Daniele Marazzi, Consigliere Delegato del Consorzio DAFNE, è membro dell’Advisory Board – nella definizione di uno stream di ricerca dedicato alla filiera Healthcare.
Consorzio DAFNE quest’anno collaborerà alla costituzione di un Healthcare Expert Group – in seno all’Osservatorio, che sarà formalizzato nelle prossime settimane e coinvolgerà rappresentanti di tutti gli attori del settore – e alla realizzazione di un’analisi per la quantificazione dei flussi logistici nella filiera healthcare.
I risultati dell’analisi, che è già stata attivata, saranno presentati in occasione del Convegno nazionale dell’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet”, previsto per il 10 novembre 2020, all’interno di una sessione pomeridiana dedicata.

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Touring Club Italiano: le vacanze degli italiani nell’estate 2020

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

L’organizzazione mondiale del turismo prevede per il 2020 un decremento dei flussi internazionali compreso tra il -58%, nell’ipotesi più ottimistica in cui la ripartenza avverrà a luglio, al -78% in quella più pessimistica in cui il comparto si riavvierà soltanto a dicembre. Tutti i Paesi del mondo hanno applicato restrizioni alla mobilità internazionale, fatto che non ha precedenti nella storia del turismo, da metà Novecento in poi.Per questi motivi, anche alla luce della situazione che stanno vivendo l’Europa e l’Italia, è ormai un dato assodato che il turismo troverà la propria àncora di salvezza nel breve, e forse anche nel medio periodo, nei flussi domestici, negli ultimi anni forse un po’ dimenticati dalle strategie di molti Paesi che, complice la globalizzazione, avevano puntato molto (e giustamente) sull’internazionalizzazione della domanda.Quali saranno i potenziali effetti sul settore nel momento in cui gli italiani potranno nuovamente viaggiare e quali regioni possono “guidare” la ripresa turistica? Secondo i più recenti dati Istat le prime cinque per residenti sono Lombardia (10 milioni di abitanti), Lazio (5,9 milioni), Campania (5,8 milioni), Sicilia (5) e Veneto (4,9): da sole rappresentano infatti ben il 52% della popolazione, circa 60 milioni di persone.La propensione al turismo genera, invece, una fotografia differente (rispetto al solo numero di abitanti) di chi in realtà traini il comparto: le prime cinque sono infatti Lombardia (46,7 milioni di presenze), Lazio (21,5 milioni), Veneto (20,4), Emilia-Romagna (19) e Campania (17,2) che “producono” da sole quasi il 60% delle presenze domestiche totali. Se consideriamo parallelamente i dati della spesa turistica degli italiani in Italia – da una nostra stima circa 65 miliardi di euro – i lombardi contribuirebbero per circa 14 miliardi, i laziali e i veneti circa 6,5 miliardi ciascuno, gli emiliani-romagnoli quasi 6 e i campani poco più di 5 miliardi di euro.
A fronte dello scenario delineato, si pone infine la questione di quali strategie potrebbero mettere in campo le altre regioni del Paese – oltre chiaramente a lavorare sui rispettivi mercati interni, ma certamente dai numeri molto più contenuti rispetto a quelli di cui abbiamo parlato sopra – per proporsi alle principali regioni di origine dei flussi. Probabilmente occorrerà un’azione di sistema, anche extraturistico, per garantire la sicurezza sanitaria, ovvero per far in modo che localmente si possano reggere eventuali recrudescenze del coronavirus anche tra i turisti e, dall’altra, una di prodotto. Ciò significa reingegnerizzare quelli tradizionali per farli funzionare in sicurezza – ricettività alberghiera, servizi di spiaggia, ristorazione, servizi museali ecc. – e puntare parallelamente a prodotti che per caratteristiche intrinseche presentano oggi meno fattori di rischio legati al coronavirus – ovvero tutte le attività che hanno a che fare con il turismo attivo e lento, per esempio – ma che necessitano di adeguata promozione e di servizi accessori – soprattutto digitali – che li possano rendere facilmente fruibili dai turisti.

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Libri: Otto milioni di copie vendute in meno

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

E questo nel solo settore della varia (saggistica e fiction) con circa 134 milioni di euro di fatturato già persi nei primi quattro mesi dell’anno, concentrati tutti tra marzo e aprile. Sono i numeri della crisi che ha travolto l’editoria italiana, secondo una ricerca dell’Associazione Italiana Editori (AIE), in collaborazione con Nielsen e IE-Informazioni Editoriali, e che, tra le altre cose, fotografa l’ascesa degli store online, oggi primo canale di acquisto dei libri con una quota pari al 47% (la sintesi è in allegato).“Siamo di fronte a una crisi epocale. La perdita di reddito delle famiglie conseguente alla caduta del Pil, -8% annuo secondo le stime del governo, porterà a una riorganizzazione della spesa di cui vediamo già oggi i segnali e che, se non contrastata attraverso un forte sostegno alla domanda, potrebbe avere un impatto drammatico sul nostro settore con forti ricadute sull’occupazione – spiega il presidente di AIE Ricardo Franco Levi –. Sommando gli effetti del lockdown con la caduta della domanda nella seconda parte dell’anno, temiamo che l’intero mercato del libro (fiction, saggistica, ma anche libri scolastici, universitari e professionali più la vendita dei diritti) possa chiudere il 2020 con un pesantissimo calo di fatturato quantificabile tra i 650 e i 900 milioni rispetto ai 3,2 miliardi complessivi del 2019”.“Non si esce da questa crisi senza una forte presa di consapevolezza da parte di istituzioni e operatori. La partita non è chiusa – continua Levi –: sia pure nelle difficoltà, le imprese stanno reagendo e un forte sostegno alla domanda, tramite bonus alle famiglie e acquisti delle biblioteche, può ancora avere significativi effetti. Se faremo presto”.Secondo le stime di Nielsen, il mercato dell’editoria di varia (fiction e non fiction) in librerie, store online e grande distribuzione organizzata (Gdo), dal primo gennaio fino al 3 maggio, registra una perdita netta di 90,3 milioni. Considerando anche le vendite fuori dai canali rilevati dagli istituti di ricerca (cartolibrerie, vendite dirette, fiere, librerie specialistiche e universitarie) la perdita sale a circa 134 milioni di euro. Paralisi nei lanci dei nuovi titoli: dal 16 marzo al 3 maggio, gli editori distribuiti dai maggiori gruppi nazionali hanno congelato il 91,1% delle uscite.Accanto ai numeri della crisi, la ricerca di AIE fotografa cambiamenti nei modi di acquisto degli italiani che rischiano di non terminare con la fine dell’emergenza. Nelle prime 16 settimane dell’anno, dagli store online sono passate il 47% delle vendite di libri di varia (fiction e non fiction), contro il 26,7% dell’anno precedente. Stabile la Gdo al 7,3%, le librerie calano dal 66,2% al 45% Dal 9 marzo al 12 aprile, cioè le settimane di chiusura, le librerie hanno perso l’85% delle vendite. Ma questo 85%, come evidenzia l’indagine di Informazioni Editoriali, ha anche degli spiragli di luce: è frutto infatti della media tra chi, chiuso completamente, ha perso il 100% del fatturato e chi – organizzandosi con le consegne a domicilio e grazie anche a una buona presenza sui social e alla fidelizzazione dei clienti -, ha ridotto il suo calo al 71%. Che la rete sia sempre più strategica, d’altronde, ce lo dice il fatto che se prima della crisi il 59% dei lettori dichiarava di acquistare sulla base di segnalazioni su blog, siti dedicati o social network, adesso quella percentuale è salita al 64%.

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Apre il secondo Mercato Sociale di Roma Capitale

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

Dopo Ostia apre ora nel Municipio IV il secondo Mercato Sociale di Roma Capitale. Ad inaugurarlo questa mattina la Sindaca Virginia Raggi all’interno del mercato rionale San Romano.Il posteggio dedicato è un ‘angolo spesa’ per le persone in difficoltà, dove poter scegliere a piacimento fra i prodotti disponibili, proprio come avviene in un qualunque supermercato. La differenza è che, qui, non bisogna pagare nulla.I destinatari dell’iniziativa, individuati dai servizi sociali, riceveranno gratuitamente beni di prima necessità, grazie a una tessera a punti ricaricata automaticamente ogni mese. Per raggiungere il maggior numero possibile di persone, alcune card saranno consegnate anche alle parrocchie, che provvederanno a distribuirle tra quanti ne hanno più bisogno. Non solo: è prevista la possibilità di aumentare il budget disponibile in funzione di situazioni particolari, come ad esempio la nascita di un figlio o la perdita improvvisa di lavoro.Parallelo e facoltativo, il percorso di volontariato per gli utenti del Mercato Sociale, che potranno scegliere di lavorarvi con l’opportunità di conseguire l’attestato HACCP, a certificazione di conoscenze e competenze in materia di sicurezza ed igiene alimentare.“Roma non lascia indietro nessuno: ‘alimenti di cittadinanza’ per i più bisognosi, con la dignità di una scelta personale dei prodotti e l’opportunità di sentirsi parte attiva della società attraverso il volontariato. Inauguriamo nel IV Municipio un nuovo mercato sociale, una nuova tappa di un circolo virtuoso che, gradualmente, coinvolgerà molti altri mercati di Roma. L’obiettivo è di metterli in rete per dare il via a un’economia di condivisione, una solidarietà fra cittadini”, dichiara la Sindaca Virginia Raggi.I prodotti disponibili sono frutto della generosità di associazioni, catene della grande distribuzione e cittadini anonimi, che potranno decidere di donare al box del Mercato Sociale qualche acquisto effettuato fra i banchi di San Romano. Allo stesso modo, gli operatori potranno decidere di destinare l’invenduto a quest’iniziativa, nel segno della lotta allo spreco alimentare.Si partirà da un nucleo di 22 famiglie seguite dai servizi sociali, con l’idea di integrare questo progetto a quelli in lavorazione nel Municipio, come il futuro bando per ‘borse lavoro’ aperto anche ai diversamente abili. Il tutto, con procedure idonee che possano strutturarsi nei percorsi del reddito di cittadinanza.

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Allarme nelle carceri: Possibili nuove proteste

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

Condividiamo la decisione di utilizzare l’esercito per presidiare il perimetro del carcere di Sulmona e auspichiamo utilizzo anche in altre strutture carcerarie Italiane. A dichiararlo il segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Aldo Di Giacomo:
“una scelta condivisa e sicuramente da estendere ad altri carceri della penisola. I Ministeri della Giustizia e degli Interni di concerto con le Prefetture e gli Istituti di Pena potrebbero utilizzare gli uomini dell’esercito impegnati in strade sicure per presidiare tutte quelle strutture penitenziarie come quello di Sulmona con tutti detenuti di alta sicurezza e 41 bis. Nelle carceri della penisola attualmente ci sono 727 detenuti al 41 bis ed 8862 in alta sicurezza. Le regioni con maggiore presenza di 41 bis sono Lazio e Abruzzo con 244 presenze, mentre la regione con più alta sicurezza è la Campania con 1725 detenuti, seguita dalla Sicilia e dalla Calabria rispettivamente con 1282 e 1106. Gli istituti di queste regioni sono sicuramente quelli più a rischi proteste che a nostro avviso sono sempre nascoste dietro l’angolo. Nel mese di giugno molti detenuti di alta sicurezza usciti a causa del coronavirus torneranno in carcere e questo potrebbe costituire motivo di nuove tensioni cambiando uno scenario già molto teso”. Continua Di Giacomo: “in molte carceri italiane lo Stato non ha il pieno controllo, questo è sicuramente un elemento di forza per chi volesse fomentare nuove violenze. L’aiuto dell‘esercito da solo non basta per riportare l’ordine e la disciplina all’interno delle carceri Italiane, bisogna mettere in discussione il principio della fiducia a tutti ed a tutti i costi. Interrompere la sorveglianza dinamica ossia le celle aperte che è stata sicuramente la madre di tutti i mali concedendola solo a chi la merita. Fornire strumenti normativi che vadano ad incidere pesantemente su chi introduce o cerca di introdurre ed utilizza telefonini negli istituti penitenziari, con l’introduzione di un reato specifico la cui pena sia non inferiore a 4 anni nel minimo. Aumentare le pene a chi introduce o staccia droga negli istituti. Ultimo ma non ultimo punire in modo esemplare chi approfitta della propria forza fisica e/o mentale per fare violenza nei
confronti dei detenuti più deboli. Introdurre una norma specifica per chi osa violenza nei confronti della polizia penitenziaria la cui pena minima sia superiore a 4 anni nel minimo ed eliminando ogni forma di premialità ai detenuti che si rendono partecipi
delle violenze”, conclude Di Giacomo.

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Covid-19: contagio è infortunio sul lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

Il riconoscimento del contagio Covid-19 in ambiente di lavoro come infortunio apre la discussione sulla responsabilità civile e penale del datore di lavoro. I chiarimenti dell’Inail, i timori dei datori di lavoro. All’indomani del riconoscimento del contagio da Covid-19 in ambiente di lavoro come infortunio si è aperta la discussione sulla responsabilità civile e penale del datore di lavoro. Sul tema c’è stato di recente un intervento dell’Inail che ha cercato di mettere chiarezza, indicando nei protocolli e nelle misure sulla sicurezza il requisito fondamentale, ma il timore espresso dai datori di lavoro è che, con queste premesse, ci sia il rischio di procedimenti per accertare l’eventuale dolo in caso di contagio e conseguenti sequestri. Ma quale è la situazione di tutela dei dipendenti? Quali i rischi per datori di lavoro, farmacie incluse?Il nodo della responsabilità del datore di lavoro è emerso, in modo particolare, a seguito del cosiddetto Decreto Cura Italia – e della relativa circolare Inail di aprile -, che stabilisce come «nei casi accertati di infezione da coronavirus in occasione di lavoro» viene assicurata da Inail «la tutela di infortunio», con «prestazioni che sono erogate anche in caso quarantena o permanenza domiciliare fiduciaria». Un punto che ha destato preoccupazioni e su cui l’Inail, in più occasioni, è intervenuta per fare chiarezza.
Con una prima circolare del 15 maggio, in particolare, l’Istituto ha voluto sottolineare il principio che «dal riconoscimento del contagio come infortunio sul lavoro non deriva automaticamente una responsabilità del datore di lavoro. Non si possono confondere, infatti, i criteri applicati dall’Inail per il riconoscimento di un indennizzo a un lavoratore infortunato con quelli totalmente diversi che valgono in sede penale e civile, dove l’eventuale responsabilità del datore di lavoro deve essere rigorosamente accertata attraverso la prova del dolo o della colpa. Pertanto, l’ammissione del lavoratore contagiato alle prestazioni assicurative Inail non assume alcun rilievo né per sostenere l’accusa in sede penale, dove vale il principio della presunzione di innocenza e dell’onere della prova a carico del Pubblico Ministero, né in sede civile, perché ai fini del riconoscimento della responsabilità del datore di lavoro è sempre necessario l’accertamento della colpa nella determinazione dell’infortunio, come il mancato rispetto della normativa a tutela della salute e della sicurezza. Per altro, molteplicità delle modalità del contagio e la mutevolezza delle prescrizioni da adottare nei luoghi di lavoro, che sono oggetto di continui aggiornamenti da parte delle Autorità sulla base dell’andamento epidemiologico, rendono estremamente difficile configurare la responsabilità civile e penale dei datori di lavoro».
Una rassicurazione, questa, che però non è bastata alle imprese, che hanno continuato a esprimere preoccupazioni, tanto che dall’Inail è stata emessa una seconda circolare, il 20 maggio, per cercare di definire la questione con più precisione. «La tutela Inail» vi si legge «ha anzitutto chiarito che l’infezione da Sars-Cov-2, come accade per tutte le infezioni da agenti biologici se contratte in occasione di lavoro, eÌ tutelata dall’Inail quale infortunio sul lavoro e ciò anche nella situazione eccezionale di pandemia causata da un diffuso rischio di contagio in tutta la popolazione». Nel «caso delle malattie infettive e parassitarie» eÌ certamente «difficile o impossibile stabilire il momento contagiante». Ma «il riconoscimento dell’origine professionale del contagio, si fonda, su un giudizio di ragionevole probabilità ed eÌ totalmente avulso da ogni valutazione in ordine alla imputabilità di eventuali comportamenti omissivi in capo al datore di lavoro che possano essere stati causa del contagio. Non possono, perciò, confondersi i presupposti per l’erogazione di un indennizzo Inail (basti pensare a un infortunio in “occasione di lavoro” che eÌ indennizzato anche se avvenuto per caso fortuito o per colpa esclusiva del lavoratore), con i presupposti per la responsabilità penale e civile che devono essere rigorosamente accertati con criteri diversi da quelli previsti per il riconoscimento del diritto alle prestazioni assicurative. In questi, infatti, oltre alla prova del nesso di causalità, occorre anche quella dell’imputabilità, quantomeno a titolo di colpa della condotta tenuta dal datore di lavoro». Quindi «eÌ sempre necessario l’accertamento della colpa di quest’ultimo nella determinazione dell’evento» «intesa quale difetto di diligenza nella predisposizione delle misure idonee a prevenire ragioni di danno per il lavoratore».
Va detto poi, continua la circolare, che non «può desumersi dalla disposizione un obbligo assoluto in capo al datore di lavoro di rispettare ogni cautela possibile e diretta a evitare qualsiasi danno al fine di garantire cosiÌ un ambiente di lavoro a “rischio zero”». La «responsabilità del datore di lavoro eÌ ipotizzabile solo in caso di violazione della legge o di obblighi derivanti dalle conoscenze sperimentali o tecniche, che nel caso dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 si possono rinvenire nei protocolli e nelle linee guida governativi e regionali di cui all’articolo 1, comma 14 del decreto legge 16 maggio 2020, n.33». In «assenza di una comprovata violazione, da parte del datore di lavoro, pertanto, delle misure di contenimento del rischio di contagio di cui ai protocolli o alle linee guida sarebbe molto arduo ipotizzare e dimostrare la colpa del datore di lavoro».
Da parte delle imprese, tuttavia, nonostante le circolari, resta il timore che, pur avendo messo in campo le misure di sicurezza previste dalla normativa e dai protocolli, per accertare l’eventuale dolo si rischi un procedimento penale, lungo e con rischi di sequestri. A livello della politica, su sollecitazione di diversi parlamentari, è in corso il dibattito per valutare un intervento normativo che espliciti meglio l’indicazione contenuta nel Cura Italia. (by Francesca Giani – fonte: Farmacista33)

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Halp entra a far parte dell’ecosistema Atlassian

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

Atlassian ha annunciato ufficialmente di voler acquisire Halp, soluzione per il ticketing dedicata ai team e basato su Slack, partner dell’azienda australiana dal luglio del 2018.La messaggistica in tempo reale sta diventando sempre più diffusa sul posto di lavoro. Molti team diversi, da quelli DevOps a quelli HR, si affidano ad app di messaggistica come Slack per comunicare e portare a termine il proprio lavoro. E poiché Slack è la spina dorsale della loro cultura della collaborazione, più possono rimanere all’interno dell’app, senza passare a e-mail o altri strumenti, più possono mantenere il lavoro in uno stato di flusso.Halp trasforma Slack in una soluzione di help desk interno, che funziona per qualsiasi team che sul posto di lavoro invia richieste in ambito IT, sicurezza, legale, finanza e supporto, solo per citarne alcuni, tramite messaggistica. Aggiungendo Halp allo spazio di lavoro di Slack è possibile, ad esempio, utilizzare una semplice reazione emoji per trasformare qualsiasi messaggio in un ticket, che tiene traccia dell’avanzamento e degli esiti delle richieste in entrata. È un modo semplice per gestire il ticketing, che offre agli utenti la possibilità di configurare un flusso di lavoro personalizzato al di sotto di esso o semplicemente utilizzare l’impostazione predefinita. Halp garantisce che le richieste vengano instradate correttamente e facilita la pronta risoluzione proprio attraverso Slack.
Per i team che già utilizzano sofisticate soluzioni ITSM come Jira Service Desk, Halp si integra perfettamente per consentire agli utenti di sfruttare i flussi di lavoro strutturati che hanno già stabilito, anche se altri team dell’organizzazione dovessero preferire utilizzarlo da soli. Halp offre inoltre l’integrazione bidirezionale con Confluence, in modo che i team possano collegarlo alla propria knowledgebase.Atlassian è entusiasta di poter supportare la squadra di Halp, mentre continua nella sua missione di creare la migliore app nativa di messaggistica al mondo per gestire la gestione del ticketing. Gli utenti Halp potranno aspettarsi migliori e nuove integrazioni con Jira e Confluence. Atlassian si impegna a supportare anche i clienti di Microsoft Teams.
Le app di messaggistica hanno già migliorato il modo in cui lavorano i team e strumenti come Halp aumentano ulteriormente la produttività. I team operativi interni di Adobe, Home Depot, GitHub, Slack, ClassPass e di molte altre aziende utilizzano Halp ogni giorno. Per maggiori informazioni su questa soluzione è possibile visitare halp.com.
Atlassian è un’azienda australiana che realizza software per il team working, strumenti di collaboration, sviluppo e issue tracking con l’obiettivo di aiutare i team aziendali a lavorare insieme al meglio, per sprigionare tutto il loro potenziale. Propone una suite di software per la gestione agile dei processi di business, utilizzati da oltre 125.000 clienti nel mondo, – tra cui General Motors, Walmart Labs, Bank of America Merrill Lynch, Lyft, Verizon, Spotify e NASA – e sono particolarmente apprezzati perché possono essere integrati con ogni tipo di sistema, hanno alta configurabilità e dispongono di funzionalità estendibili.

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FERPI, Federazione Relazioni Pubbliche Italiana compie 50 anni

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

Per l’occasione rinnova la propria immagine con un nuovo logo che esprime tutta la tradizione, ma anche tutte le novità, che l’Associazione incarna. Nata a Milano nel 1970 su iniziativa di oltre 200 professionisti della comunicazione, è da allora punto di riferimento per le Relazioni Pubbliche nel nostro Paese. Oggi FERPI rappresenta il mondo della comunicazione in tutte le diverse declinazioni maturate in questi anni, annoverando tra i suoi soci liberi professionisti, titolari di agenzie e di società di consulenza, dirigenti, funzionari, dipendenti e collaboratori di aziende, enti pubblici e privati e pubbliche amministrazioni, docenti universitari e neolaureati in Scienze della Comunicazione e Relazioni Pubbliche. Un percorso che ha accompagnato lo sviluppo della professione in tutte le fasi degli ultimi 50 anni e che si trova ora ad affrontare forse il momento più delicato della sua storia. Il processo di cambiamento che FERPI ha iniziato da alcuni mesi può finalmente accelerare in questa fase post crisi – commenta la sua presidente, Rossella Sobrero –. Sarà necessario un cambiamento, ma non superficiale, un ripensamento profondo, una vera e propria “metamorfosi”. Un percorso che faremo insieme ad altri attori del nostro settore: ricordo che il 2 maggio abbiamo partecipato con tanti colleghi alla Maratona dei Manager dove abbiamo fatto sentire la nostra voce alla società e alle istituzioni. Nell’anno del 50° riteniamo impegni prioritari il riconoscimento del nostro ruolo e la valorizzazione della professione. Per un futuro che sarà necessariamente diverso.FERPI esercita verso i propri associati una costante attività di stimolo: per la crescita nella professione, per la riflessione continua sulla teoria della comunicazione e delle relazioni pubbliche, per una formazione di qualità, per gli scambi proficui con le altre realtà associative e non solo. Nei confronti dell’esterno, lo sguardo di FERPI è più che mai rivolto al futuro e ad offrire, attraverso i suoi professionisti, alle istituzioni, al mondo del lavoro e alla società civile un contributo di comunicazione basato sì sul suo patrimonio di sempre, fatto di professionalità, correttezza e trasparenza, ma completato dai valori oggi imprescindibili di solidarietà, coesione sociale, sostenibilità. E dalle nuove strategie imposte da un mondo cambiato, nella direzione dell’attenzione alla persona, all’ambiente, alla reputazione, alla fiducia, al raggiungimento di un benessere condiviso. Il nuovo logo FERPI – scelto dai soci consultati in un sondaggio durante lo scorso mese di Marzo – è stato realizzato pro bono da Connexia, sotto la direzione creativa di Clio Zippel, con Julia Bayer come art director, in accordo con il gruppo di lavoro “Comunicazione digitale”. Il font prescelto è il Neue Kabel, che conferisce al logo un nuovo formato chiaro, dai bordi lineari, conservando forme caratterizzanti. Inoltre, la scelta bold del carattere attribuisce un forte impatto al logo. Per diversificare la visione d’insieme di questo nuovo progetto, sono stati scelti un blu scuro ed un rosso intenso, per raccontare sia l’anima corporate che la passione che caratterizza i professionisti di FERPI.

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Sicurezza nel trasporto merci su strada

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

Bruxelles – Standard di sicurezza più elevati per gli autocarri nuovi, accesso limitato ai camion nei centri urbani in base agli standard di sicurezza dei mezzi, protezione degli utenti vulnerabili dall’interazione con i veicoli merci, interventi su eccesso di velocità, guida in stato di ebbrezza, affaticamento, distrazione, mancato uso della cintura di sicurezza. Sono queste le principali raccomandazioni che il Consiglio Europeo per la Sicurezza dei Trasporti (ETSC, organizzazione no-profit indipendente con sede a Bruxelles, impegnata nella riduzione di morti e feriti nei trasporti in Europa) rivolge a istituzioni europee, Stati membri, governi e autorità locali, nella nuova relazione sulla sicurezza del trasporto merci su strada.Nell’Unione europea – si legge nella relazione – un quarto (25%) dei morti per incidenti stradali sono conseguenza di incidenti che coinvolgono veicoli merci. Nel 2018, nei 27 Paesi UE, 3.310 persone hanno perso la vita in incidenti che hanno coinvolto veicoli pesanti (HGV = Heavy Goods Vehicle: 3,5 tonnellate o più) e 2.630 in incidenti che hanno coinvolto veicoli leggeri (LGV = Light goods Vehicle: meno di 3,5 tonnellate).Dalla relazione si ricava, inoltre, che, sulla base delle percorrenze, molte più persone muoiono in incidenti che coinvolgono veicoli pesanti per trasporto merci che in incidenti che coinvolgono solo veicoli diversi da quelli per il trasporto merci.Non sorprende, dunque, che l’ETSC si dica particolarmente preoccupato per i rischi connessi alla circolazione dei veicoli pesanti per il trasporto merci. Il Consiglio sollecita, dunque, l’adozione di standard di sicurezza più elevati per i nuovi autocarri (l’UE ha convenuto di aumentarli a partire dal 2026: parabrezza più grandi e pannelli trasparenti nelle portiere, perché i conducenti possano vedere più facilmente gli altri utenti della strada; installazione sistemi di rilevamento di pedoni e ciclisti) e raccomanda alle autorità locali di attuare, nel breve termine, misure volte a garantire la sicurezza sulle strade soprattutto per gli utenti vulnerabili, citando ad esempio città come Londra, che limitano l’accesso ai centri cittadini ai camion, in base ai loro standard di sicurezza.L’ETSC chiede, inoltre, che l’infrastruttura stradale che protegga meglio gli utenti della strada vulnerabili dall’interazione con i veicoli merci, realizzando, ad esempio, piste ciclabili separate e raccomanda una serie di altre misure per aumentare la sicurezza nel trasporto delle merci, coprendo i principali rischi di velocità inappropriata, guida in stato di ebbrezza, affaticamento, distrazione e mancato uso della cintura di sicurezza.

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Federica Mogherini is appointed Rector of the College of Europe from 1 September 2020

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

The College of Europe is pleased to announce that the Administrative Council of the College of Europe, acting on a proposal of the Academic Council, has appointed Federica MOGHERINI, former High Representative of the European Union for Foreign Affairs and Security Policy and former Vice-President of the European Commission, as Rector of the College of Europe. On 1 September 2020, Federica MOGHERINI, who is a visiting professor in the department of EU International Relations and Diplomacy Studies, will succeed Rector Jörg MONAR who has successfully led the institution since 2013.

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Sassoli dopo incontro con Merkel: Presidenza tedesca darà impulso alla UE

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

Dichiarazione del Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli. “La prossima presidenza tedesca sarà al centro della ricostruzione europea. Siamo convinti che questo sia il momento giusto per rafforzare l’Unione, ed è quello che ci chiedono i cittadini: una UE utile alle nostre società e alle persone. Abbiamo bisogno di affrontare la crisi con un’Europa più forte, capace di affrontare le sfide del mondo globale, di collaborare e di proteggere lo spazio europeo. Per questo faccio appello a tutti perché siano responsabili”.Il presidente David Sassoli ha iniziato un giro di incontri con le istituzioni tedesche in vista del prossimo semestre europeo. Dopo aver incontrato ieri il Presidente del Bundenstag Wolfgang Schäuble, oggi ha incontrato la Cancelliera Angela Merkel. Per domani è previsto un nuovo giro di incontri della Conferenza dei Presidenti dell’europarlamento con il Governo tedesco e con il parlamento federale.

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Cittadini UE chiedono più competenze per l’UE per affrontare crisi come COVID-19

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

Secondo il sondaggio condotto alla fine di aprile 2020, l’UE dovrebbe avere maggiori competenze per affrontare crisi come la pandemia del Coronavirus. Quasi sette intervistati su dieci (69%) vogliono un ruolo più forte dell’UE nella lotta contro questa crisi. Parallelamente, quasi sei intervistati su dieci si dicono insoddisfatti della solidarietà dimostrata tra gli Stati membri dell’UE durante la pandemia. Mentre il 74% degli intervistati ha sentito parlare di misure o azioni avviate dall’UE per rispondere alla pandemia, solo il 42% di loro è soddisfatto, al momento, di queste misure.Per circa due terzi degli intervistati (69%), l’UE dovrebbe avere maggiori competenze per affrontare crisi come la pandemia del Coronavirus. Meno di un quarto degli intervistati (22%) non è d’accordo con questa affermazione. I paesi che più concordano con questa affermazione sono il Portogallo e l’Irlanda, mentre Cechia e Svezia quelli che esprimono maggior d’accordo.
Nella risposta alla pandemia, i cittadini europei avrebbero voluto che l’UE si concentrasse principalmente sul garantire forniture mediche sufficienti per tutti gli Stati membri dell’UE, sull’assegnazione di fondi per la ricerca per lo sviluppo di un vaccino, sul sostegno finanziario diretto agli Stati membri e sul miglioramento della cooperazione scientifica tra i paesi.Questa forte richiesta di maggiori competenze e di una risposta UE più coordinata va di pari passo con l’insoddisfazione espressa dalla maggioranza degli intervistati per quanto riguarda la solidarietà tra gli Stati membri dell’UE nella lotta contro la pandemia del Coronavirus: il 57% è insoddisfatto dell’attuale stato di solidarietà, tra questi il 22% “non è affatto” soddisfatto. Solo un terzo degli intervistati (34%) è soddisfatto, soprattutto in Irlanda, Danimarca, Paesi Bassi e Portogallo. Gli intervistati di Italia, Spagna e Grecia sono tra i più insoddisfatti, seguiti dai cittadini di Austria, Belgio e Svezia.Tre intervistati su quattro, in tutti i Paesi in cui è stato condotto il sondaggio, dicono di aver sentito, visto o letto delle misure di risposta dell’UE alla pandemia del Coronavirus, e un terzo degli intervistati (33%) conosce queste misure. Allo stesso tempo, circa la metà (52%) di coloro che conoscono l’azione dell’UE in questa crisi si dichiarano insoddisfatti delle misure adottate finora. Solo il 42% è soddisfatto, soprattutto in Irlanda, Paesi Bassi, Danimarca e Finlandia. Il grado di insoddisfazione è più alto in Italia, Spagna e Grecia, e piuttosto elevato in Austria e Bulgaria.Una netta maggioranza degli intervistati (58%) ha dichiarato nel sondaggio di aver incontrato difficoltà finanziarie dall’inizio della pandemia di Coronavirus. Tra i problemi riscontrati figurano perdita di reddito (30%), disoccupazione totale o parziale (23%), utilizzo di risparmi personali prima del previsto (21%), difficoltà a pagare l’affitto, le bollette o i prestiti bancari (14%), nonché difficoltà ad avere pasti adeguati e di buona qualità (9%). Un intervistato su dieci ha dichiarato di dover chiedere aiuto finanziario a famiglia o amici, mentre il 3% degli intervistati ha dovuto affrontare un fallimento. Nel complesso, gli intervistati di Ungheria, Bulgaria, Grecia, Italia e Spagna sono quelli che hanno avuto i maggiori problemi finanziari, mentre quelli in Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia e Austria sono i meno propensi a segnalare problemi. In questi ultimi paesi, infatti, più della metà degli intervistati non ha avuto problemi finanziari: il 66% in Danimarca, il 57% nei Paesi Bassi, il 54% in Finlandia e il 53% in Svezia.Il sondaggio è stato condotto online da Kantar tra il 23 aprile e il 1° maggio 2020, con 21.804 intervistati in 21 Stati membri dell’UE (paesi non coperti dal sondaggio: Lituania, Estonia, Lettonia, Cipro, Malta e Lussemburgo). Il sondaggio è stato limitato agli intervistati di età compresa tra i 16 e i 64 anni (16-54 in Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Grecia, Ungheria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia e Slovacchia). La rappresentatività a livello nazionale è garantita da quote su genere, età e regione. I risultati medi totali sono ponderati in base alle dimensioni della popolazione di ciascun paese intervistato.I risultati completi dell’indagine, comprese le tabelle dei dati nazionali e sociodemografici, saranno pubblicati dal Parlamento europeo all’inizio di giugno.

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Conference on the Future of Europe should start by September, say MEPs

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

The European Parliament’s Constitutional Affairs Committee, underlines that the COVID-19 crisis has made the need for reforms more crucial than ever.The shortcomings of the EU and its member states, especially in relation to its coordinated response in times of crisis, were highlighted by all MEPs in today’s meeting. The Conference on the Future of Europe will need to be launched as soon as possible in order for effective reforms to be implemented based on its outcome, they stressed.Most speakers pointed out the need for the Council to come up with a sensible negotiating position in the immediate future, with many asking for a commitment by the member states to implement Conference-driven reforms, potentially including treaty change. A broad majority also stressed that a joint declaration between Parliament, Council and Commission will need to be concluded before the summer in order for the Conference to be launched in September and to be at full speed by the end of the year.Citizen participation and the need for the Conference to be a bottom-up exercise with an open agenda were reiterated as core demands by all MEPs, many of whom advocated for the use of digital technology and remote participation tools during the pandemic.

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EU citizens want more competences for the EU to deal with crises like COVID-19

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

Conducted at the end of April 2020, nearly seven out of ten respondents (69%) want a stronger role for the EU in fighting this crisis. In parallel, almost six out of ten respondents are dissatisfied with the solidarity shown between EU Member States during the pandemic. While 74% of respondents have heard about measures or actions initiated by the EU to respond to the pandemic, only 42% of them are satisfied with these measures so far.Around two-thirds of respondents (69%) agree that “the EU should have more competences to deal with crises such as the Coronavirus pandemic”. Less than a quarter of respondents (22%) disagree with this statement. Agreement is highest in Portugal and Ireland, and lowest in Czechia and Sweden.In responding to the pandemic, European citizens wanted the EU to focus primarily on ensuring sufficient medical supplies for all EU Member States, on allocating research funds to develop a vaccine, direct financial support to Member States and improving scientific co-operation between Member States.This strong call for more EU competences and a more robustly coordinated EU response goes hand in hand with the dissatisfaction expressed by a majority of respondents as concerns the solidarity between EU Member States in fighting the Coronavirus pandemic: 57% are unhappy with the current state of solidarity, including 22% who are ‘not at all’ satisfied. Only a third of respondents (34%) are satisfied, with the highest returns in Ireland, Denmark, the Netherlands and Portugal. Respondents from Italy, Spain and Greece are among the most dissatisfied, followed by citizens from Austria, Belgium and Sweden.Three out of four respondents across all countries surveyed say they have heard, seen or read about EU measures to respond to the Coronavirus pandemic; a third of respondents (33%) also know what these measures are. At the same time around half (52%) of those who know about EU action in this crisis say they are not satisfied with the measures taken so far. Only 42% are satisfied, most of all in Ireland, the Netherlands, Denmark and Finland. The degree of dissatisfaction is highest in Italy, Spain and Greece, and quite high in Austria and Bulgaria.A clear majority of respondents (58%) stated in the survey that they have experienced financial difficulties in their own personal life since the start of the Coronavirus pandemic. Such problems include a loss of income (30%), unemployment or partial unemployment (23%), using personal savings sooner than planned (21%), difficulties paying rent, bills or bank loans (14%) as well as difficulties having proper and decent-quality meals (9%). One in ten said that they have had to ask family or friends for financial help, while 3% of respondents faced bankruptcy.Overall, respondents in Hungary, Bulgaria, Greece, Italy and Spain are most likely to have experienced financial problems, while those in Denmark, the Netherlands, Sweden, Finland and Austria are least likely to report problems. Indeed, in the latter countries, more than half of respondents have not experienced any of these financial problems: 66% in Denmark, 57% in the Netherlands, 54% in Finland and 53% in Sweden.

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COVID-19: Single market must emerge stronger from the crisis, say MEPs

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

Economic and Monetary Affairs Committee MEPs voiced concerns about the internal market during a debate with Commission Executive Vice-President Vestager on Monday.The majority of MEPs perceive the timely state aid schemes as a lifeline for companies during the COVID-19 crisis. However, they stress that all national state aid instruments such as grants or zero interest rate loans must be proportional and allocated in a transparent way.They also pointed to huge differences between the member states’ fiscal firepower, which is likely to have long lasting consequences on the internal market’s cohesion and asked about the strings attached to state aid such as contributions to the green economy.Commissioner Margrethe Vestager focused on the recovery package to be presented on Wednesday and the new solvency instrument, which will help recapitalise healthy companies put at risk by the pandemic. She agreed that the single market is crucial for recovery and assured MEPs that state aid is temporary, limited and designed to protect from bankruptcies and lay-offs. Ms Vestager stressed that the new recovery architecture will focus on minimising internal market distortions.Addressing recurring concerns voiced by many MEPs that the majority of state aid (47%) was obtained by German companies, Mrs Vestager highlighted the interdependence of the EU economy and interlinked value chains. German spending will therefore benefit companies across the EU, she stressed.MEPs also asked about the weaknesses laid bare by the crisis such as the EU’s dependence on other countries or digital giants to get strategic products such as medicine, medical equipment or tracing apps.The executive Vice-President reiterated the importance of striking a balance between strategic independence, trade and an open economy, which constitutes one of the EU’s main strengths. She called for a nuanced approach between self-reliance and an open global economy, because many jobs and businesses depend on that balance.Some MEPs insisted that green transformation and accountability to taxpayers should be a precondition for companies to receive aid. The Vice-President assured them that such companies have every incentive to stand on their own feet because bonuses, dividends and share buy-backs are banned. She also stressed that the EU will build its recovery around the agreed climate and digital goals. Finally, she recalled her constant efforts to achieve more tax justice by introducing digital taxation and carbon border taxes as a compensation for green EU companies.

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