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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

“Lo shock da coronavirus impatta anche sulla propensione agli investimenti”

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2020

Sono tante le riflessioni che la crisi da Coronavirus ha portato nelle case degli italiani, e non solo. Una delle maggiori fonti di preoccupazione, alla luce della stagnazione economica, è quella che attanaglia i risparmiatori che sono stati portati dal lockdown a ripensare alla propria pianificazione finanziaria. Ma c’è un lato positivo: sembra aumentare la consapevolezza degli italiani della necessità di affidarsi a dei professionisti per una corretta pianificazione, tanto che il 42% degli italiani con investimenti ha dichiarato che darà maggior valore e spazio alla consulenza finanziaria. È quanto emerge da un sondaggio condotto da Columbia Threadneedle Investments, uno dei principali gruppi di risparmio gestito a livello globale, su un campione rappresentativo di italiani.
L’incertezza non è sicuramente una buona consigliera. Ragionare o addirittura pentirsi delle proprie scelte in fatto di investimenti è però lecito, ma non bisogna dimenticare che, durante mercati azionari in ribasso come ora, non è mai il momento migliore per disinvestire. L’investimento dovrebbe sempre essere visto come un obiettivo di lungo termine. Come hanno dimostrato le crisi precedenti, infatti, gli shock a breve termine portano ad un rimbalzo successivo. Tuttavia, a oggi, un investitore italiano su sei dichiara di sentirsi più propenso a vendere le proprie quote di investimento alla luce della volatilità attuale, dato suffragato dal fatto che il 16% degli investitori italiani ha utilizzato o si aspetta di utilizzare il ritorno della vendita degli investimenti per sostenersi finanziariamente nei prossimi mesi. Se ciò diventasse realtà, queste azioni sarebbero realmente dannose per il risparmiatore portandolo a cristallizzare perdite certe e a perdere importanti occasioni di guadagno che si otterrebbero in futuro rimanendo investiti.Quasi due terzi (65%) degli italiani si sono pentiti delle decisioni di pianificazione finanziaria fatte prima che la crisi colpisse. I più giovani sono più propensi a rivedere le precedenti decisioni, ben il 78% tra i 25-34 anni. Neppure gli over 65 sono immuni al pentimento, con un 48% che ritiene che avrebbe potuto agire diversamente. La speranza è che i più giovani abbiano tutto il tempo per correggere le proprie azioni nei prossimi anni. È logico, quindi, pensare che questa crisi possa essere colta anche come un’ottima occasione per ripensare a un approccio più efficace dei propri investimenti.Ma quali sono i rammarichi più condivisi? Un italiano su tre (31%) ritiene di non avere un piano finanziario adeguato, mentre circa uno su nove (11%) di avere un orizzonte temporale troppo di breve termine. Un aspetto positivo è che molti sembrano aver imparato dai propri errori: il 40% degli investitori italiani vuole investire con maggiore diversificazione in futuro, il 42% darà maggior valore e spazio alla consulenza finanziaria, il 51% sta identificando nuove opportunità di investimento. Il 44% è, però, diventato più avverso al rischio. Questo 44% è la parte di popolazione che la crisi ha reso più incline a privilegiare maggiormente la liquidità. Un segnale di allarme che, da una parte, deve far pensare, in un Paese come il nostro in cui oltre 1.600 miliardi di euro sono già fermi nei conti correnti (fonte ABI) e, dall’altra, può stimolare il risparmiatore ad affidarsi a dei professionisti per ottimizzare l’allocazione di portafoglio. Ad oggi, però, solo il 13% degli investitori italiani si è già approcciato o intende confrontarsi a breve con un consulente professionale e il 17% è ancora restio a pagare per una consulenza professionale.
Come spesso accade nel mondo degli investimenti, l’incertezza e l’imprevedibilità possono causare danni importanti. Sette italiani su dieci (70%) ritengono che questa crisi avrà un impatto duraturo sulla propria situazione patrimoniale. Stessa percezione anche per coloro che detengono investimenti finanziari (65%). È la fascia d’età compresa tra i 25 e i 64 anni che sente di trovarsi più a rischio, forse un riflesso delle scarse aspettative sulle opportunità economiche nel prossimo decennio. Infatti, indipendentemente dalle misure di sostegno dei governi che sono state messe in atto, una percentuale significativa di persone si aspetta che la crisi da Covid-19 abbia un impatto negativo a lungo termine sui propri livelli di reddito (43%), sulla performance degli investimenti (31%), sulle prospettive di carriera (30%) e sugli obiettivi finanziari (33%), come ad esempio, i piani pensionistici. Per la fascia d’età over 55 – quella più vicina al pensionamento – la paura degli impatti negativi a lungo termine è minore. Con la relativa stabilità maturata negli anni e la natura costante del loro reddito (ad es. la pensione statale o entrate frutto di eventuali rendite) questo gruppo si trova ad affrontare meno incertezze.

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