Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Archive for 3 giugno 2020

Il cortocircuito scientifico-mediatico e il linguaggio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Virologi, medici, immunologi, intensivisti che guerreggiano mediaticamente come un politico qualunque a suon di insulti personali. E’ uno spettacolo che molti giudicano indecoroso, e con qualche ragione. Forse la più importante di queste ragioni è l’immagine distorta che può emergere della scienza e della comunità scientifica nel suo complesso.Contrariamente alla politica, la scienza avanza – e talvolta arretra o fa un passo di lato – in modo sistematico, rigoroso, e certamente non in TV o nei sondaggi d’opinione. Quella scientifica è una comunità globale, sempre più connessa, estremamente pluralistica e fatta di centinaia di migliaia di scienziati, ricercatori, professori, studenti che collaborano e competono. Perché un’ipotesi divenga evidenza scientifica e produca consenso scientifico, è necessario che passi sotto la lente d’ingrandimento di una vastissima platea di scienziati, che hanno tutto l’interesse a trovare l’errore e a dimostrare il contrario. Non è un metodo infallibile, come tutte le cose umane, ma è tra le cose più straordinarie che l’uomo abbia costruito. Soprattutto, ad oggi non c’è di meglio, anche se tutto è migliorabile.Chi ha fatto parte di quella comunità o ha avuto modo di conoscerla nei suoi studi, sa bene che le polemiche mediatiche da prima pagina hanno poco a che fare con la scienza, anche se talvolta – quando fatte in modo serio e approfondito – possono rendere il pubblico partecipe ad un dibattito accademico realmente esistente.Noi spettatori, quindi, dobbiamo sapere che un’intervista ad uno scienziato non è di per sé scienza, a meno che lo scienziato non si limiti a esporre in modo corretto cose che sono già oggetto di consenso scientifico. Il resto è opinione, ipotesi, sensazione, work-in-progress, ego. Tutto autorevolissimo, ma non ancora sottoposto al rigoroso vaglio della comunità scientifica.Al contempo, gli scienziati in TV dovrebbero chiarire all’ascoltatore ciò che è ormai dimostrato, ciò che invece si intende ancora dimostrare, o ciò che è ancora un’intuizione in fase embrionale. E dovrebbero farlo con un linguaggio comprensibile, certo, ma altrettanto preciso e rigoroso. Forse sopravvalutano gli ascoltatori, prendendo per scontato che abbiano le conoscenze per distinguere, o forse li sottovalutano utilizzando un linguaggio volutamente popolano (e quindi impreciso e inadeguato scientificamente) per apparire popolari. Forse entrambe le cose.In parte è la natura fulminea e sconosciuta di questa epidemia, che richiede risposte fulminee, e quindi spesso non verificate con la rigorosità che è dovuta alla materia. Molti medici e scienziati sono passati improvvisamente dal reparto o dal laboratorio alla prima serata, e l’imperizia mediatica è in buona parte comprensibile.Ma alcuni scienziati, nel meritevole intento di fare divulgazione scientifica, sono effettivamente stati inghiottiti dal vortice dell’informazione mediatica, informazione che spesso cavalca l’estrema superficie dell’onda dell’attualità, valorizzando ossessivamente – e talvolta inventandosi di sana pianta – polemiche da social. Ecco che uno studio, magari anche serio e meritevole, viene divulgato grossolanamente con dichiarazioni e titoli giornalistici roboanti, cui seguono inevitabilmente repliche altrettanto roboanti. Lo studio ancora non lo ha letto nessuno. Si litiga sul nulla, a stretto giro di posta e sull’onda emotiva, su polemiche inventate, su concetti che vengono travisati. Il linguaggio scientifico è preciso, meticoloso, perché deve descrivere in modo inequivoco questioni estremamente complesse, in tutte le sue possibili sfumature. Lo stesso vale per il diritto e la legge e qualsiasi altra disciplina, e forse dovrebbe valere anche per la politica, che le leggi le scrive. Una parola fuori posto o utilizzata in modo impreciso può screditare uno studio o può rendere incomprensibile una legge, con tutte le conseguenze del caso. Il linguaggio è gemello inseparabile del pensiero logico, e non utilizzarlo in modo corretto non è questione solo di stile, ma di sostanza. Lo avevano capito già i greci: logos significa pensiero razionale, logica, ma anche linguaggio, parola.Chi utilizza il linguaggio in modo improprio, non fa altro che descrivere impropriamente la realtà, e quindi la travisa. Chi lo fa perché ha carenze linguistiche, avrà anche maggiori difficoltà a comprendere e correggere quegli errori, proprio perché non riuscirà facilmente a percepirli. Contrariamente al linguaggio scientifico, il linguaggio mediatico dell’attualità tende invece a semplificare, generalizzare, appiattire. E’ difficile conciliarlo con la divulgazione di concetti complessi, anche se vi sono divulgatori scientifici straordinari che ci riescono egregiamente. Di conseguenza, sui media si creano equivoci, storture e violente polemiche sul nulla. In tanti ormai pensano che la complessità dei temi e del linguaggio sia uno strumento per umiliare, un inutile riflesso aristocratico ed elitario, piuttosto che un (il?) mezzo indispensabile per studiare la realtà e trasmettere le conoscenze.
Dopo aver travolto la politica, poi la giustizia e persino singoli procedimenti giudiziari, il vortice mediatico sembra quindi lambire anche la scienza. Un rischio ancor più concreto in un Paese come l’Italia, dove in troppi non hanno avuto l’opportunità di conoscere il mondo della ricerca a causa di un sistema educativo che poco lo valorizza, cui consegue il nostro basso tasso di istruzione e persino di alfabetizzazione funzionale. Questo spiega anche il pervasivo anti-intellettualismo e la percezione diffusa di poter sapere senza studiare.Il mio modesto consiglio agli scienziati entrati per la prima volta nel circuito scientifico-mediatico è di essere rigorosi anche quando fanno divulgazione. Sia chiarendo ciò che è noto da ciò che è ancora opinione, sia utilizzando un linguaggio accessibile ma preciso. Ne andrà un po’ della loro popolarità televisiva, si prenderanno qualche insulto da chi percepisce la realtà in bianco e nero, ma pare un sacrificio necessario.Il rischio infatti è che l’opinione pubblica si convinca che anche nella scienza “uno vale uno”. Vediamo gli effetti devastanti di tale convinzione in politica. Evitiamo lo stesso destino alla scienza, vi prego. Abbiamo già dato. (Pietro Moretti, vicepresidente Aduc)

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Leila Slimani: Il paese degli altri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Collana Oceani, trad. Anna D’Elia, pp. 352, 19 euro. Dall’autrice Premio Goncourt, il primo volume della trilogia Il paese degli altri: una saga famigliare che copre tre generazioni, dal 1946 ai giorni nostri, tra il Marocco, la Francia e New York.
Un romanzo dall’intreccio magistrale, illuminato dalla forza e dalla profondità delle sue protagoniste femminili, in perenne lotta per la propria emancipazione.
Nel 1944, durante la guerra, Mathilde, una giovane alsaziana, s’innamora di Amin, un soldato marocchino che combatte nell’esercito francese contro l’occupazione nazista. Lui è affascinato dalla vitalità e dalla libertà di Mathilde; lei è sedotta dalla bellezza e dalla sensibilità dell’uomo. Al termine della guerra decidono di sposarsi e di trasferirsi nei dintorni di Meknes, dove Amin aveva ereditato un terreno che sognava di trasformare in una fattoria moderna. Ma l’impatto con la nuova realtà è traumatico per entrambi. Mathilde deve imparare a vivere in un mondo fatto di regole che non comprende e non condivide mentre Amin scopre a sue spese che non è facile essere un proprietario terriero né un marito moderno e liberale in un paese come il suo. Nonostante le difficoltà e i contrasti il loro amore e la dedizione ai figli, Aisha e Selim, prevalgono anche quando, con l’esplodere della lotta per l’indipendenza del Marocco, la Storia torna a bussare alla loro porta.Leila Slimani ci regala un romanzo dall’intreccio magistrale, illuminato dalla forza e dalla profondità delle sue protagoniste femminili. Perché tutti, in questa storia, vivono nel “paese degli altri”. Ci vivono i coloni francesi ospiti indesiderati dei marocchini che, a loro volta, sopportano a fatica il giogo degli europei. Ci vivono i soldati, costretti ad operare in un territorio ostile, così come i contadini che lavorano una terra che non appartiene a loro. Ma sono soprattutto le donne, costrette a vivere nel paese degli uomini, a dover lottare per la loro emancipazione.
LEILA SLIMANI è nata nel 1981 a Rabat, in Marocco, e vive a Parigi. Con il suo primo romanzo, Nel giardino dell’orco (2016), ha vinto il prestigioso Prix Mamounia, il più importante premio letterario marocchino. Nel 2016 ha vinto il premio Goncourt con il suo secondo romanzo, Ninna nanna. È autrice anche del saggio-inchiesta I racconti del sesso e della menzogna sulla vita sessuale delle donne in Marocco.

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Ipertensione negli adulti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

La International Society of Hypertension ha recentemente pubblicato su Hypertension e sul Journal of Hypertension le sue nuove linee guida di pratica clinica, in cui presenta raccomandazioni per la gestione dell’ipertensione negli adulti di età pari o superiore a 18 anni. «Abbiamo cercato di delineare i migliori approcci alla gestione dell’ipertensione e di fornire raccomandazioni ottimali ed essenziali per gli operatori sanitari» spiega Thomas Unger, della Maastricht University nei Paesi Bassi, autore principale del documento.I ricercatori affermano che per la diagnosi di ipertensione, la pressione sanguigna di una persona deve essere di almeno 140/90 mmHg, e che la misurazione deve avvenire in ospedale o in ambulatorio, ed essere ripetuta più volte. Secondo il documento, gli individui con pressione ai limiti più alti della norma (130-139/85-89 mmHg) potrebbero beneficiare di interventi sullo stile di vita e in alcuni casi assumere medicinali, mentre i soggetti con ipertensione confermata devono ricevere un adeguato trattamento farmacologico. I pazienti con ipertensione, in particolare quelli con una storia familiare di malattie cardiovascolari, devono essere sottoposti a valutazione di ulteriori fattori di rischio, tra cui età, sesso, frequenza cardiaca, aumento del peso corporeo, diabete e abitudine al fumo. I ricercatori sottolineano che modificare lo stile di vita è la prima linea di trattamento anti-ipertensivo, ed è utile anche per migliorare l’effetto dei medicinali. Per quanto concerne il trattamento farmacologico, questo dovrebbe mirare a una riduzione della pressione arteriosa di almeno 20/10 mmHg, idealmente con un target di 140/90 mmHg nel giro di tre mesi. «Riteniamo che queste linee guida semplificate saranno utili a livello globale e che potrebbero essere di grande utilità in particolare nei paesi che non hanno le proprie linee guida nazionali per la gestione dell’ipertensione» concludono gli autori.Anna Dominiczak, della University of Glasgow, e Giuseppe Mancia, dell’Università Milano-Bicocca e del Policlinico di Monza, in un editoriale di accompagnamento esprimono apprezzamento per le nuove linee guida. «In questi tempi difficili, con la pandemia di Covid-19 che ha reso la cura dei nostri pazienti così complessa, raccomandiamo di leggere queste raccomandazioni e di beneficiare del nuovo sguardo con cui affrontano molti problemi che tutti noi affrontiamo ogni giorno nella nostra pratica clinica». (fonte: doctor33)

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La novità del Recovery Fund, o meglio della Next Generation EU

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset di Pictet Asset Management. Fare previsioni sul futuro andamento dell’economia nel contesto attuale risulta un esercizio complicato considerando l’estrema incertezza sulla possibile evoluzione della pandemia, con la spada di Damocle di una seconda ondata di contagi, manifesta in alcuni Paesi asiatici e immancabile nelle previsioni degli esperti, che pende sulle nostre teste. D’altro canto, la determinazione di molti Paesi nel passare alla Fase 2 (o fine del ‘lockdown’) è evidente e finora i pochi focolai riemersi non l’hanno indebolita. Ciò anche perché stiamo imparando a gestire meglio il virus (forse un po’ indebolito?) o la sua diffusione. Al momento, invece, non si registrano novità mediche di rilievo né di tipo terapeutico né sui vaccini, ma guadagnare tempo è cruciale a tal proposito. Questi elementi contrastanti spiegano l’elevata dispersione osservabile nelle previsioni economiche dei diversi istituti e operatori.Ci sono, tuttavia, degli elementi comuni e assodati su cui poter fare affidamento. In primo luogo, è ormai appurato che lo shock sincrono di domanda e offerta nel primo semestre dell’anno trascinerà inevitabilmente il mondo in una profonda recessione. Altrettanto conclamato appare il fatto che il crollo dell’attività economica è stato e sarà notevolmente attenuato dalle ingenti misure di sostegno di politica economica attuate da governi e banche centrali di tutto il mondo. Infine, queste stesse misure forniranno il propulsore per la ripresa, già a partire dalla seconda metà dell’anno, ma soprattutto nel 2021.Su questo fronte, ora che il ventaglio delle manovre fiscali comunitarie si è ulteriormente arricchito con il Recovery Fund o Next Generation EU (NGEU), gli stimoli nell’eurozona risultano più confrontabili con le altre principali aree dei Paesi sviluppati. Nelle prime fasi della crisi, l’intervento centrale era stato limitato a un allargamento delle maglie fiscali con l’affrancamento dai vincoli di bilancio posti dal Patto di Stabilità. La maggiore libertà derivante da tale iniziativa aveva dato il là a manovre disomogenee in cui i singoli Stati membri hanno agito all’interno dei diversi spazi di manovra fiscale che avevano a disposizione. Il risultato è stato un impulso asimmetrico, con i Paesi più colpiti dal virus, Italia e Spagna, che erano quelli con minor margine di bilancio per sostenere l’economia. Complessivamente gli stimoli messi a terra dai vari Stati si aggiravano intorno al 4% del PIL della regione, uno stimolo nettamente superiore rispetto a quanto fatto nel 2007-2009, ma lontano dall’8% circa implementato negli Stati Uniti.Non solo, obbligando i Paesi a dover ricorrere al debito pubblico, l’approccio iniziale rischiava di diventare deleterio per le finanze pubbliche di chi, come l’Italia, si trovava a dover fare già i conti con una mole di debito su livelli pericolosi (135% del PIL). La buona notizia, si fa per dire, è che non siamo più soli, nel senso che, con la recente crisi, anche Spagna e soprattutto Francia entreranno nella zona in cui il debito pubblico risulta tossico e un freno per la crescita (oltre il 100/110% del PIL). Proprio il fatto che ora la posizione e gli interessi della Francia siano allineati con quelli di Italia e Spagna, in apparente divergenza con la Germania (il cui rapporto debito/PIL è stato in costante calo nell’ultimo decennio), è stato un elemento chiave alla base dell’accordo tra Macron e Merkel sul Recovery Fund del 18 maggio.Un qualche peso nel processo decisionale europeo lo ha avuto quasi certamente la sentenza del 5 maggio della Corte Costituzionale Tedesca (GCC), che ha richiamato all’ordine la banca centrale in merito alla ‘proporzionalità’ e temporaneità del proprio programma di acquisti di titoli di Stato (PSPP). Infatti, nei mesi di marzo e aprile, la BCE proprio nel PSPP, e ancor più nel PEPP (si presume, non essendo per ora pubblici i dati), ha temporaneamente abbandonato il meccanismo delle capital key per comprare in misura maggiore i Titoli di Stato dei Paesi più in difficoltà, Italia su tutti. Una deviazione dalle pratiche standard dell’istituto attuata per garantire una trasmissione simmetrica degli impulsi monetari nei vari Paesi dell’Eurozona ma che può essere una soluzione solamente momentanea, come ci ha tenuto a ribadire (seppur forse nei modi sbagliati) la GCC. La conclusione è che il compito di risolvere la divergenza fiscale in atto tra la Germania e il resto dei Paesi dell’area Euro non possa essere addossato alla sola Banca Centrale Europea. Per questo motivo, si è resa assolutamente necessaria una manovra di redistribuzione fiscale, e la Next Generation EU va proprio in tale direzione: quella di supportare i Paesi più vulnerabili allo shock Covid nelle loro riforme economiche e strutturali (Green Deal, Digitalizzazione ecc.) e ridurre in tal modo l’asimmetria di spazio fiscale tra i vari Stati membri.Un ultimo, rilevante elemento che ha portato a questo importante passo verso una maggiore integrazione è legato al futuro delle filiere di approvvigionamento. La pandemia, come già successo in occasione della guerra commerciale tra USA e Cina, ha mostrato nuovamente quanto possa risultare rischioso fare eccessivo affidamento su catene produttive lunghe e globali. Questa consapevolezza comporterà verosimilmente la creazione di filiere regionali, una cino-asiatica, una europea e una nord-americana, più locali e vicine ai luoghi di consumo dei beni. In tale ottica, il Vecchio Continente ha ricevuto un’ulteriore spinta verso una maggiore coesione.Il nuovo NGEU da €750 miliardi complessivi (5% del PIL dell’eurozona), secondo la proposta della Commissione Europea del 27 maggio (al vaglio del Consiglio il 18 giugno, e in seguito da approvare da parte dei Parlamenti nazionali), si andrà ad aggiungere al pacchetto di manovre comunitarie già concordate (€540 miliardi). Queste, complessivamente, contribuiranno per un ulteriore 4% del PIL della regione, andando a colmare, come detto, il gap con quanto fatto dall’amministrazione Trump sull’altra sponda dell’Oceano Atlantico. Si tratta di un impulso che non ha precedenti nella storia dell’eurozona: basti pensare che il bilancio europeo prima dell’inizio della crisi ammontava solamente all’1% circa del PIL dell’area.Con questa nuova aggiunta, l’insieme degli stimoli fiscali comunitari è così composto:
SURE (€100 miliardi): fondo che copre gli schemi di cassa integrazione dei Paesi;
BEI (€200 miliardi): contributi per prestiti e liquidità alle imprese;
MES (€240 miliardi): linee di credito per gli Stati membri senza condizionalità, o meglio alla sola condizione che le risorse vengano utilizzate per far fronte alla recente crisi;
Recovery Fund o Next Generation EU (€750 miliardi): si tratta di €500 miliardi a fondo perduto e €250 miliardi di prestiti, suddivisi in diversi programmi, di cui il più rilevante è sicuramente la Recovery and Resilience Facility, €560 miliardi per supportare i Paesi nel loro percorso di ripresa economica.
Le risorse a fondo perduto del NGEU, la cui erogazione è subordinata al fatto che vengano utilizzate per finanziare la ripresa e la crescita economica, dovranno essere restituite contribuendo al bilancio europeo in 30 anni a partire dal 2028, ossia con tempistiche molto lunghe e in base alla quota di partecipazione al bilancio propria di ciascun Paese. Per l’Italia, questo vorrà dire avere accesso a circa €85 miliardi a fondo perduto dovendone rimborsare solamente €65 miliardi tra il 2028 e il 2058, quindi con un beneficio di circa €20 miliardi di trasferimenti netti. Al contrario, la Germania lascerà sul campo circa €90 miliardi, a vantaggio soprattutto di Italia, Spagna e Francia secondo la logica di redistribuzione fiscale suesposta.Inoltre, la Commissione ha previsto la possibilità di finanziare con risorse proprie il bilancio europeo attraverso tassazioni aggiuntive legate all’elusione fiscale delle imprese tech multinazionali (digital tax) e all’aumento del costo dell’inquinamento (carbon border tax), riducendo ulteriormente in questo modo l’onere per i singoli Stati.In sostanza, nel 2022, quando tornerà a essere soggetta al monitoraggio semestrale europeo previsto dal Patto di Stabilità, l’Italia potrebbe ritrovarsi con un’esposizione del debito pubblico al mercato inferiore a quello attuale: il fabbisogno finanziario dei prossimi anni, infatti, potrebbe essere integralmente coperto dallo sforzo congiunto della BCE (PEPP) e della Comunità Europea (SURE, BEI, MES e NGEU). Un’occasione più unica che rara di portare a termine delle fondamentali riforme strutturali senza gravare sulle finanze pubbliche. In definitiva, l’Europa pare oggi ben più determinata ad impedire che la pandemia frantumi il progetto comunitario sotto il peso della divergenza economica o della disgregazione sociale

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Aiuti di Stato italiani per l’agricoltura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

La decisione della Commissione europea di dare il via libera agli aiuti di Stato italiani per l’agricoltura può contribuire a dare respiro immediato alle aziende più colpite dalla crisi – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. Dall’Europa arriva un segnale positivo, perché nella congiuntura attuale anche pochi mesi possono fare la differenza per le imprese in difficoltà. La Commissione, impegnata ad approntare un quadro provvisorio di regole per gli aiuti pubblici, ha infatti autorizzato l’anticipo di quattro mesi rispetto alla scadenza prevista dei fondi Pac, per un ammontare complessivo di 12 milioni di euro.Si stima che le risorse potranno beneficiare più di mille imprese attraverso sovvenzioni dirette destinate ad aziende di tutte le dimensioni, ma anche ai lavoratori autonomi attivi nel settore agricolo. Bruxelles ha giustamente riconosciuto che si tratta di una misura “necessaria, adeguata e proporzionata per porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro” – spiega Tiso.Il provvedimento giunge a pochi giorni dalla proposta della Commissione europea di destinare 24 miliardi in più alla Politica agricola comune e al Programma di sviluppo rurale. In questi mesi si possono porre le basi per una vera rinascita dell’agricoltura europea, in grado di beneficiare anche l’Unione nel suo complesso. Siamo convinti che questa crisi sia anche foriera di opportunità, a condizione di saperle cogliere e di non vincolare le nuove risorse a rigide condizionalità in un nome di un’austerità che nell’era post coronavirus non ha più ragione di essere.

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Un premio al miglior insegnante dell’anno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Junior Achievement, la più vasta organizzazione non profit al mondo dedicata all’educazione economico-imprenditoriale nelle scuole, assegnerà il premio Teacher of the Year 2020 al docente che nel corso dello scorso anno scolastico si è distinto per modello didattico, incidenza sulla partecipazione attiva e l’apprendimento degli studenti, capacità di coinvolgimento di colleghi e volontari d’azienda (i Dream Coach, manager che portano agli studenti l’esperienza diretta dal mondo professionale), riconoscimenti, valorizzazione del territorio. Ad eleggere il miglior insegnante dell’anno una giuria presieduta da Carlo Mazzone, Top 50 Global Teacher Prize 2020, di cui fa parte anche Anna Brancaccio, rappresentante del Ministero dell’Istruzione.
Il premio sarà consegnato sul palcoscenico di Biz Factory, un evento unico interamente in realtà virtuale che premia le migliori mini-imprese realizzate dagli studenti delle scuole superiori di tutta Italia nel corso del programma didattico di imprenditorialità di Junior Achievement, Impresa in azione. Quest’anno, in particolare, il premio vuole essere l’emblema del ringraziamento di Junior Achievement Italia ai docenti, per l’impegno e la passione con cui, in questi mesi difficili, hanno continuato a formare e sostenere gli studenti, soprattutto attraverso la didattica digitale.L’obiettivo di Junior Achievement Italia è quello di dare risalto, attraverso questo premio, a tutti i docenti che, mettendo in campo tutte le proprie capacità di coinvolgimento e di impatto sugli studenti, oltre a una grande dedizione, hanno sempre creduto nell’importanza delle competenze trasversali e dei programmi di imprenditorialità, come Impresa in azione, per il futuro dei ragazzi.

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Covid-19: Vaccino sperimentale in Brasile e Sudafrica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Molte compagnie che lavorano al vaccino sperimentale contro il virus che ha messo in ginocchio il mondo intero e che ora circola con forza in Brasile e Sudafrica, sono vicine al risultato. Una in particolare, l’Irbm, che ha sede a Pomezia, ha avviato la sperimentazione di fase II e III in Inghilterra. I risultati sono promettenti e a breve si riuscira’ a capire se il vaccino funziona ed e’ in grado di sviluppare l’immunita’ necessaria nella popolazione testata. A capo del team c’e’ una donna, Stefania Di Marco, direttore scientifico di Advent (del gruppo Irbm) che ha raccontato all’agenzia di stampa Dire via Skype i risultati ottenuti con forti investimenti di denaro ma anche di notti di lavoro intense. Sforzi che, spiega, non saranno vani neanche se il virus dovesse scomparire, perche’ ci si aspetta che torni a fare capolino in autunno. – Sono state prodotte da Advent-Irbm 13mila dosi di vaccino
sperimentale contro il Covid-19. Cosa ha comportato arrivare a questi risultati in termini di investimenti economici e sforzi dei ricercatori? Inoltre e’ appena partita la fase II di sperimentazione del vaccino, qual e’ la risposta immunitaria dei soggetti testati? “Noi ricercatori di Advent abbiamo investito soprattutto molto tempo poiche’ abbiamo lavorato notte e giorno, incluse le festivita’, per produrre questo vaccino in tempi rapidissimi. L’investimento economico invece dipende dall’universita’ di Oxford, che ha stipulato il contratto con il nostro gruppo per iniziare a lavorare a questo vaccino. Per quanto riguarda poi l’efficacia adesso sono partiti gli studi di fase II e III, ovvero gli studi di efficacia dove si testera’ la capacita’ di questo vaccino. I risultati pubblicati da pochissimo dei test sui macachi hanno dimostrato che il vaccino e’ in grado di evitare l’insorgenza della polmonite negli individui vaccinati rispetto ai non vaccinati. Insomma ci sono ottimi presupposti affinche’ funzioni, ma questo lo potremo sapere tra un po’ di mesi”.
– A voler fare delle previsioni, quando potra’ essere distribuito su larga scala con il contributo dei vostri partner che sono l’universita’ di Oxford e AstraZeneca? “Per ora su come e dove verra’ distribuito il vaccino non sono in grado di dare una risposta, pero’ posso dire che noi stiamo producendo e continueremo a produrre il vaccino sperimentale per ulteriori studi clinici. AstraZeneca sta coinvolgendo inoltre tutta una serie di siti di produzione a livello mondiale per produrre su grande scala questo vaccino. Il problema sara’ proprio produrlo in milioni e miliardi di dosi. C’e’ bisogno di grandi gruppi per questo tipo di produzioni”.
– Visto che state testando in Inghilterra, le prime dosi del vaccino a quale Paese andranno? Ci sono categorie che ne beneficeranno prima rispetto alla popolazione generale?
“Gli studi clinici sono partiti in Inghilterra perche’ lo Jenner Institute e’ quello che pagato tutta la produzione del vaccino.
In ogni caso li’ vicino ad Oxford c’e’ tutta una serie di siti clinici, e poi il contagio in atto in quelle zone era molto alto. Ecco perche’ e’ stato logico partire da li’ con la sperimentazione clinica. Per quanto riguarda la distribuzione, quando saranno disponibili le prime dosi, come spesso accade, si pensa sempre a vaccinare per prime le categorie di persone piu’ esposte all’infezione, un esempio su tutti gli operatori sanitari. Ma comunque il vaccino verra’ distribuito in tutto il mondo”.
– Associare il vaccino contro il Covid-19 con quello antinfluenzale potrebbe rappresentare la scelta ottimale? “Adesso le linee guida prescrivono, tra settembre e ottobre, di vaccinare quanti piu’ soggetti possibili con il vaccino antinfluenzale. Bisognera’ poi vedere la praticabilita’ diassociare i due vaccini, in quanto vaccinare non e’ cosi’ facile. Adesso potremmo avere anche il problema di reperire per tutti le dosi di vaccino per l’influenza. Comunque, se ci fosse la possibilita’, sarebbe una buona idea associare il vaccino contro il Covid-19 a quello antinfluenzale”. (Fonte Agenzia stampa Dire)

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L’emergenza sanitaria provocata dal Covid-19 non ferma il COMITES di Buenos Aires

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Approvata l’adesione della Legislatura porteña alla legge sull’immigrazione italiana. Riuscita anche la commemorazione speciale per il 2 giugno con l’obelisco in tricolore e stabilita una forte presenza in collaborazione con i voli di rimpatrio. “Con le ultime modifiche alla normativa dei COMITES saremo ancora più presenti e attivi”, afferma il Presidente Signorini a colloquio con L’eco d’Italia.Negli ultimi anni la collettività italiana a Buenos Aires sembra aver recuperato terreno nella politica locale. Questa ripresa nella rilevanza politica è cominciata ad osservarsi dalla gestione svolta soprattutto dal COMITES di Buenos Aires riguardo allo spostamento del monumento a Cristoforo Colombo, donato dalla comunità italiana nell’anno 1921. In conseguenza, ora si conferma con l’adesione alla legge che distingue l’immigrazione italiana in sede porteña. Grazie a questo rapporto diretto la Legislatura della Città ha ultimamente accompagnato diverse manifestazioni della collettività italiana.“In Legislatura abbiamo anche presentato il progetto di donazione del busto del Dott. René Favaloro da ubicare in Piazza Houssay”, racconta Signorini che ha portato avanti questa iniziativa come presidente del COMITES e di FEDIBA.Il progetto presentato a luglio dello scorso anno contempla la costruzione del busto e la donazione dalla comunità italiana alla Città di Buenos Aires. Una proposta che cerca immortalare un argentino figlio dell’immigrazione italiana con trascendenza mondiale grazie alle sue scoperte mediche, e un’opera di vita che lo ha reso una delle persone più importanti della storia contemporánea.Oltre al rapporto con la politica locale, il COMITES partecipa delle decisioni all’interno del “Sistema Italia” insieme a Consolato e l’associazionismo. “Ci sono già circa duemila i rimpatri fatti grazie alla gestione del Console Generale Marco Petacco e il Sottosegretario Ricardo Merlo con la partecipazione della Cancelleria Argentina e Migrazioni. In tutto questo c’è anche la voce e la collaborazione del COMITES”, ha spiegato Signorini. “Restano soltanto 300 italiani a Buenos Aires che non hanno potuto tornare dopo l’istituzione della quarantena nel paese. Sono stati tutti assistiti economica, sanitaria e psicologicamente”.
Mentre nel paese si discute ancora la possibilità di riprendere le sessioni nel Parlamento nazionale, il COMITES di Buenos Aires è già in funzioni nella modalità digitale. Tutti i consiglieri, compreso il Console Generale hanno partecipato della riunione plenaria svolta il giorno 8 maggio con lo scopo di dettagliare i passi avanti fatti con la collaborazione sui rimpatri di argentini e italiani. “Sin dall’inizio, il Console Generale Marco Petacco ci ha dimostrato un eccellente rapporto, raggiungibile e disposto a lavorare a nostro fianco”.

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Il Messico/Nuova frontiera per l’internazionalizzazione delle nostre imprese verso il continente americano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

“Da quando è iniziata questa pandemia sostengo che, se possiamo vedere un aspetto positivo in questo dramma, è quello di averci abituati ad un uso più opportuno delle tecnologie di cui disponiamo. Venerdì scorso ne ho avuto una ulteriore conferma quando, poco prima di collegarmi in diretta per l’Intercomites, ho potuto assistere ai lavori dell’incontro telematico “Nuove Rotte Internazionali Messico-Italia”. Il secondo appuntamento di una serie di videoconferenze organizzate da Patrizio Baroni – professionista italiano, lungamente residente in Messico – e la Associazione P&B Network, ovvero un gruppo di professionisti che ho avuto il piacere di presentare, lo scorso anno, presso la sala stampa della Camera dei Deputati e che si occupano di assistere le imprese italiane nel complesso processo di internazionalizzazione collaborando, tra l’altro, con i connazionali residenti all’estero.
L’importanza di questo appuntamento, durato tre ore e che ha visto la partecipazione di quasi settanta persone (collegate dall’Italia, dal Messico, dalla Croazia) e realizzato in collaborazione con l’Associazione Messicana dei Segretari allo Sviluppo Economico (ovvero l’Associazione che raduna tutti i Segretari di Economia dei 32 Stati Messicani), il Gruppo Economico delle Regioni del Sud/Sud Est del Messico, la Canaco Servytur di Playa del Carmen (ovvero la Camera di Commercio della nota località turistica, di cui Patrizio Baroni è Consigliere e vicepresidente onorario per le Relazioni Internazionali) oltre la Segreteria di Sviluppo Economico dello Stato del Quintana Roo, è stato quello di presentare tutte le opportunità che l’area geografica del sud del Messico presenta per le imprese italiane ed Europee, anche alla luce del nuovo accordo bilaterale, di libero scambio, che il Messico sta per sottoscrivere con l’Unione Europea.Di questo si era peraltro già parlato, prendendo in esame tutto il Paese, nel primo incontro che vedeva ospite l’Ambasciatore messicano in Italia, S.E. Carlos Garcia de Alba, il quale sottolineava, fra l’altro, l’enorme potenziale inespresso nella relazioni fra i nostri Paesi.Una videoconferenza molto concreta che, se pure a carattere generale, ha presentato agli intervenuti il volto di un Paese estremamente eterogeneo, qual’è il Messico, e che presenta, fra l’altro, molte analogie con il tessuto produttivo e sociale italiano.Mi ha vista, peraltro, totalmente in sintonia l’osservazione di Baroni quando ha sostenuto che questo Paese non va visto solo come un nuovo mercato ma, soprattutto, come un luogo dove trovare partner per dare vita ad una internazionalizzazione produttiva. L’Italia, infatti, vanta un know how unico e la capacità di creare valore aggiunto alle materie che trasforma mentre il Messico gode, per sua stessa natura, di un ampio ventaglio di materie prime.
La nuova frontiera delle crescita del nostro sistema produttivo, quindi, non è quello di ingrandire le nostre imprese (che potrebbero perdere le proprie caratteristiche di eccellenza) ma di esportare, in un paese che ci può offrire una interessante base logistica, il nostro know how e la nostra capacità imprenditoriale, ampliando così la capacità produttiva senza rinunciare alla nostra visione di piccola e media impresa. Una visione, è giusto ricordarlo, che è figlia della nostra storia e della nostra cultura sociale. Un sistema di fare impresa che si contrappone alla massificazione indotta dalla multinazionale e che, viceversa, punta sul valore della persona e difende la differenziazione del sistema sociale.Ciò che trovo altresì affascinante è che questo “sogno” può finalmente trovare il modo di far lavorare assieme gli italiani in Patria e coloro che, nel mondo, hanno incontrato la propria dimensione, anche imprenditoriale.”Lo ha dichiarato l’on.Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta nella Circoscrizione estera – Ripartizione Nord e Centro America.

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Favorire l’innovazione delle micro-imprese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Promuovere iniziative per favorire il trasferimento tecnologico, e quindi l’applicazione sul mercato dei risultati della ricerca, il consolidamento dei rapporti di collaborazione e cooperazione tra il mondo della ricerca e il sistema delle imprese.
Sono questi gli obiettivi del progetto Innometro per il quale il primo giugno è stato dato il via al secondo bando di selezione dedicato ai soggetti attuatori. E’ un’iniziativa che rientra nelle strategie messe in atto dalla Città metropolitana di Torino per valorizzare il più possibile le risorse di supporto al sistema economico del territorio.
E’ sempre più forte la necessità di innovazione da parte delle nostre imprese per imprimere un’accelerazione alla loro competitività e, proprio attraverso progetti come Innometro, si è scelto di intervenire nel triennio 2020-2022 a favore delle micro-imprese. Sono queste ultime che incontrano le maggiori difficoltà nell’intraprendere progetti di ricerca e innovazione, sia per ragioni di tipo organizzativo, sia per ottenere l’acceso agli strumenti finanziari.
Ecco che, sulla base di queste considerazioni, la Città metropolitana ha proposto non solo uno strumento di sostengo finanziario, ma alle imprese viene affiancato un sistema di percorsi di accompagnamento da parte di soggetti esperti per facilitare la strutturazione di rapporti di collaborazione con il mondo della ricerca e dello sviluppo.
Un sistema che ha proprio la finalità di focalizzare le esigenze di innovazione delle micro-imprese per aiutarle a individuare il percorso da seguire e le tecnologie necessarie, i partner per la realizzazione dell’idea, oltre ad assisterle nella redazione della proposta di progetto innovativo. Il contributo erogato dalla Città Metropolitana serve anche a facilitare lo sviluppo dell’idea ricorrendo ai servizi proposti dagli atenei del territorio metropolitano, ovvero dalle imprese innovative del territorio.
Le domande per candidarsi ad accompagnare le imprese dovranno essere presentate entro le ore 10 del 3 luglio 2020.
Il bando per il finanziamento alle imprese è previsto per la fine di giugno e proseguirà fino al 2022.

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Autostrade Rampelli: Revocare concessione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

“Ogni volta che si torna a parlare di Autostrade si smarriscono le ragioni del confronto serrato e della proposta di revoca. Occorre rammentare che la rete autostradale è stata costruita esclusivamente con i soldi dei cittadini italiani, comprese gallerie, viadotti, ponti, valichi, caselli, svincoli. Che una generosa quanto inopportuna concessione ha dato alla società Atlantia la sua intera gestione in cambio di una manutenzione ordinaria e straordinaria appaltata a ditte amiche secondo criteri non trasparenti, con il corollario di consulenze milionarie e clientelari, probabilmente suggerite da partiti amici. Che detta società ha quindi iniziato a riscuotere pedaggi, affitti per subconcessioni di spazi, materiali e immateriali, ricadenti sul sedime della stessa rete, praticamente facendo cassa su beni costruiti dallo Stato. Che il crollo del ponte Morandi e la condizione di degrado e rischio in cui versano decine di infrastrutture dimostrano che l’unica attività svolta dalla ‘società autostrade’ era effettuare la manutenzione ordinaria minima tale da giustificare i rincari annuali automatici delle tariffe. Che dall’inizio della privatizzazione selvaggia a oggi non è stato realizzato un solo km di nuova autostrada a carico del concessionario, il processo di automazione ai caselli non ha sviluppato nuova occupazione ma semmai l’ha rivista al ribasso. Che in molte nazioni a economia liberale le autostrade sono gestite direttamente dallo Stato ovvero da società dallo stesso partecipate, con conseguente garanzia di reinvestimenti degli utili di esercizio. Pertanto appare paradossale il ritardo con cui si stia procedendo verso la revoca e l’entrata dello Stato nella futura società che gestirà il traffico su gomma in Italia. Certo è che l’atteggiamento di Atlantia è risultato fin dal principio poco rispettoso delle prerogative della nostra comunità, come dimostrano anche i maxi profitti realizzati sulla gestione di Aeroporti di Roma, dove è stata incoraggiata la concorrenza sleale delle compagnie low-cost a danno di Alitalia e, ora, minacciando immaginifici licenziamenti in blocco dei dipendenti della società autostrade. Inutile precisare infatti che i lavoratori non perderanno affatto il loro posto perché l’attività di gestione, semmai, passerà solo di mano. Una minaccia scorretta che tradisce, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la natura di questa multinazionale che ha succhiato risorse pubbliche per decenni, regalandoci una gestione pessima della rete autostradale, fino alla tragedia di Genova. Il Governo proceda in fretta alla revoca e vari un nuovo piano che consenta l’uso dei 5 miliardi l’anno di utili a beneficio della collettività”.E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Confindustria: produzione industria -33,8% su anno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Secondo le stime di Confindustria, a maggio la produzione industriale diminuisce del 33,8% (dati grezzi) rispetto ad un anno prima, dopo il -44,3% rilevato in aprile.”Una Caporetto! Anche se c’è un rimbalzo tecnico apparentemente notevole rispetto ad aprile, si tratta solo di un effetto ottico dovuto ai bassi livelli del mese precedente. Il punto vero, è che il crollo su base annua resta superiore a quello avuto nell’anno buio del 2009″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Considerando, infatti, i dati corretti per gli effetti di calendario, mentre oggi Confindustria registra una caduta, rispetto a maggio 2019, del 29,6%, a maggio 2009 c’era stata una riduzione annua del 21,7%, inferiore del 26,7%. Insomma, anche se a maggio le cose vanno meglio di aprile, non c’è da essere allegri” conclude Dona.

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Antitrust: ok su accordo mascherine

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

L’Antitrust ha verificato la compatibilità concorrenziale degli accordi di cooperazione tra imprese per la distribuzione delle mascherine.”Bene. L’eccezionalità della situazione e, soprattutto, la finalità pubblica che sottende l’accordo, di garantire una distribuzione efficace e capillare delle mascherine, devono prevalere rispetto alla possibile restrizione della concorrenza, non essendoci un fine speculativo ed essendo l’accordo limitato nel tempo alla sola fase emergenziale” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Certo che se il Commissario Arcuri avesse svolto il suo ruolo e avesse smistato le mascherine tramite i Comuni, come da noi richiesto, la distribuzione sarebbe stata molto più omogenea e non ci sarebbe stato bisogno di alcun accordo di cooperazione. Speriamo che questo avvenga almeno a settembre per gli studenti, sui quali non devono gravare ulteriori costi oltre a quelli già esorbitanti per libri, corredo, mensa e scuolabus. Serve una distribuzione pubblica fatta tramite le scuole” conclude Dona.

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Azienda Italia: Posti lavoro bruciati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

“I numeri della crisi che abbiamo calcolato sono impressionanti”: si apre così una nota stampa di Azienda Italia, associazione tra imprenditori, professionisti e lavoratori impegnati per dare risposte e soluzioni alla crisi. “Le imprese artigiane in Italia sono 1,3 milioni, con 2,8 milioni di lavoratori interessati. E’ un settore già sfiancato da 10 anni di crisi, ed è a rischio chiusura un terzo delle imprese artigiane con una perdita potenziale di 750.000 posti di lavoro. Nel primo trimestre hanno già chiuso 35.000 imprese di questo tipo”, aggiunge il Segretario di Azienda Italia, Andrea Minazzi. Non va meglio per il Commercio. “Il 2020 che avrebbe dovuto essere l’anno della speranza è diventato anno della disperazione. Con 1,35 milioni di aziende coinvolte, 600.000 delle quali con obbligo di chiusura durante il lockdown, le imprese commerciali annoverano 1milione di posti a rischio a fronte di 300.000 aziende che non riapriranno o chiuderanno entro l’anno. Il 60%degli occupati nell’impresa trova lavoro nelle micro e piccole imprese (sotto 20 occupati) che sono quelle più a rischio per la difficoltà che sussistono per accedere ai finanziamenti, malgrado le rassicurazioni del governo”, prosegue Minazzi. “Abbiamo calcolato che sono 2.2 milioni in tutto gli italiani che hanno già perso o che stanno correndo oggi il serissimo rischio di perdere il lavoro. E’ a questo punto indispensabile mettere insieme le migliori energie in un grande progetto di coesione nazionale per ridare al sistema-Paese un orizzonte di certezza, agendo concretamente per snellire i processi e dare ossigeno alle imprese. Non c’è più un solo giorno da perdere”, conclude Minazzi, per Azienda Italia.

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Pandemia e crisi economica. Prendere, esigere, reclamare… ma dare?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Innegabilmente lo Stato si sta muovendo per cercare di arginare la conseguente crisi economica. I provvedimenti sono spesso criticabili per diversi motivi: insufficienza, farraginosità, discriminazioni, incompletezza, dimenticanze, soggetti a burocrazie asfissianti e malvagi, coniati per gli amici degli amici, etc etc. Ma è innegabile che il percorso sia quello con, incredibile ma vero, la lotta faziosa tra i decisori istituzionali su quali soldi siano più belli o meno belli quando questi arrivano in modo particolare da parte della Unione europea.
Dopo i primi provvedimenti di aiuti economici, vigente il caos e la diffusa discrezionalità e partigianeria, tutti (ma proprio tutti) ne sono coinvolti. Le storie di richieste di riduzioni di affitti e sospensioni di mutui, che nella stragrande parte riguardano situazioni disperate, comprendono anche coloro che si sono messi in marcia nel trend generale con motivazioni grossomodo di questo tipo “che fai, non chiedi la riduzione dell’affitto o la sospensione del mutuo oppure non paghi alla scadenza la multa o l’imposta… dai, non ti conviene, approfittane”. Nessuna meraviglia. E’ l’italica propensione e confidenza con la cosa pubblica. Lustri e lustri di “calci nei denti” da parte della pubblica amministrazione e dello Stato (“ti frego io o mi freghi te?”), facendo crollare il rapporto di fiducia tra amministratori e amministrati, non avrebbero potuto produrre altrimenti.
La dominante è chiedere soldi allo Stato. Sia in termini di riduzioni fiscali che prestiti, nonché veri e proprio regali. E lo Stato, grazie anche a lobby più o meno potenti delle singole corporazioni, non sta dicendo di no a nessuno. Vedremo poi cosa accadrà, visto che lo Stato non è un pozzo senza fondo e visto il perdurare delle difficoltà politiche a stabilire come fruire dei vantaggi, in assoluto e per eccellenza, della Unione Europea.. Ma è quello che vogliamo? Siamo consapevoli che le “prove generali” che abbiamo fatto di rinuncia a molte delle nostre libertà individuali (confino, meglio noto col termine lockdown) è quello che vogliamo per i nostri futuri assetti istituzionali non emergenziali? Siamo consapevoli che un tale prostrasi e inneggiamento all’autorità dello Stato non comporti di conseguenza la consegna di tutte le nostre economie nella mani della burocrazia dello Stato? Prima di finire in quello che per chi scrive rappresenterebbe una sorta di vicolo cieco, crediamo sia opportuno che ognuno si ponga una domanda: già in questo contesto, devo io solo chiedere allo Stato oppure posso io fare qualcosa per me, nel rispetto e in armonia con gli altri, con lo Stato che controlli il rispetto di questa armonia dandomi le opportunità per farlo? Sembra una domanda banale, ma non lo è.
Perché, infatti e per esempio, se domani si troverà un vaccino contro il covid-19, perché lo stesso sia efficace e diffuso dipenderà solo se ad usarlo ci sarà un mondo libero, non certo vincolato ad autarchie più o meno tali o mascherate. E, altro esempio, le economie che ci potranno servire non avrebbero senso se nazionali, autarchiche e gerarchicamente espressione degli Stati; senza libero mercato, con più precise regole transnazionali rispetto alle attuali, la ricchezza è difficile che si possa produrre, anche nei posti più disgraziati del mondo. E se questo vale in generale, a maggior ragione vale nel particolare, in quello di casa nostra e nostro individuale. A partire dall’uso delle nostre conoscenze ed esperienze acquisite nella vecchia economia che non c’è più e non ci sarà più, a vantaggio di un’economia tutta da creare. Una volta i maniscalchi erano lavori molto diffusi, oggi è una nicchia della nicchia. I maniscalchi pre-pandemia non si illudano che potranno tornare ad esser tali in una ipotetica economia post-pandemica. E soprattutto, non si illudano che potrà essere lo Stato una sorta di loro mentore. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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G7. Urso (FdI): governo sostenga proposta Trump su allargamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

“Mi auguro che il governo sostenga senza ambiguità la proposta di Trump di estendere la riunione del G7 a Russia, India, Corea del Sud e Australia malgrado la riluttanza della Merkel e la ostilità della Cina. È questa la strada giusta per riprendere il dialogo con la Russia, che proprio l’Italia indicò nel vertice Nato di Pratica di mare, e arginare l’offensiva della Cina”. È quanto scrive il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso su Twitter aggiungendo che “l’incontro, anche se rinviato a settembre, rappresenterebbe in ogni caso un punto di svolta negli equilibri internazionali tanto più importante per i nostri interessi nazionali”.

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Ancodis: la ripartenza della scuola

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Se guardiamo alla scuola del mese di settembre è chiara una cosa: sarà un grande punto interrogativo per quanto riguarda l’organizzazione, il funzionamento, la didattica. Sono state pubblicate sul sito del Ministero le attese indicazioni del Comitato tecnico-scientifico che sembrano in grande sintesi dare spazio all’autonomia scolastica prevista nel DPR 275/1999 declinate in quella didattica ed organizzativa ma senza alcun riferimento a quella finanziaria. Chi conosce la realtà scolastica non può negare che la gestione e l’organizzazione di un sistema complesso quale è la scuola di oggi saranno messe a dura prova se non si metteranno in campo dei protocolli organizzativi e didattici (spazi e numero di allievi, attività didattica in presenza integrata a quella a distanza, orari flessibili) fondati su indicazioni nazionali, su un CCNL innovato e coerente ai nuovi bisogni organizzativi, sulle adeguate e necessarie risorse finanziarie, sulla conoscenza degli elementi di criticità e dei punti di forza che connotano ogni IS.
Chiunque ha la minima percezione della complessità di una scuola non può non riconoscere che sarà un’ardua impresa coniugare aspetti organizzativi, gestionali, didattici con quelli derivanti dalla sicurezza anche sanitaria (protocollo antisismico, antiincendio, antiinfortunistico, antistress ed oggi anticontagio). Dalle indicazioni appare evidente che le misure organizzative in tutte le scuole si dovranno fondare sul distanziamento fisico che – nella sua apparente semplicità – presenta i caratteri di una enorme complessità che dovrà tradursi in scelte organizzative delle quali occorrerà valutare l’impatto nei confronti del personale, degli alunni (sulla base dell’età e dell’autonomia) e dei genitori (conciliazione tempo scuola con il lavoro), prevedere e progettare adeguate misure di igiene e di prevenzione. Non secondaria sarà la valutazione degli ambienti di apprendimento e degli spazi interni ed esterni che dovranno essere rimodulati secondo le necessità organizzative e didattiche con dotazione di arredi e di postazioni degli alunni e del personale rispettose del prescritto distanziamento e della previsione di una superficie di almeno 3.14 mq per alunno. A.N.Co.Di.S.
(Associazione Nazionale Collaboratori Dirigenti Scolastici)
Tutto questo sarà in capo alle autonome IS che dovranno farsi carico di ideare e progettare soluzioni organizzative per la gestione degli spazi (aule, laboratori, palestre, mense, teatri), per la fruizione degli stessi secondo tempi e possibili turnazioni, per l’attività didattica in presenza e non, per la prevenzione di assembramenti di persone negli spazi scolastici esterni ed interni, per la predisposizione di percorsi idonei a garantire la necessaria sicurezza anche attraverso adeguata segnaletica, per la differenziazione delle fasi di ingresso e di uscita degli alunni sulla base dell’età e delle aree di accesso disponibili nei plessi e compatibilmente con le caratteristiche strutturali e di sicurezza dell’edificio scolastico, per l’individuazione di uno spazio idoneo ad accogliere tempestivamente eventuali casi di personale o alunni con temperatura superiore ai 37.5°. Nessuno però pone il tema di chi si dovrà fare carico di tutto questo: ci permettiamo di dire che disconoscere questo significa non conoscere come funziona oggi una scuola oppure fare finta di non conoscerla (ed è questo secondo caso ciò che più ci preoccupa). I Collaboratori di Ancodis che vivono la scuola anche nelle sue emergenze e criticità chiedono alla Ministra, alle forze politiche, alle OO.SS., a chi si occupa di informazione scolastica di porre attenzione a quanti saranno impegnati nei mesi estivi ad organizzare la ripartenza di settembre insieme ai DS, ai DSGA, agli RSPP ed avranno poi l’incarico di coordinare, vigilare e monitorare per un intero anno scolastico l’organizzazione, i comportamenti di alunni, del personale e dei genitori, il rispetto dei protocolli di sicurezza, il corretto sviluppo delle attività didattiche in tutti i plessi. Nella scuola della ripartenza non si possono ignorare le decine di migliaia di docenti che si
spendono per le loro IS ed assumono oneri e responsabilità restando – a causa di una insopportabile indifferenza – fuori da ogni attenzione da parte delle Istituzioni e delle OO.SS..Alle condizioni odierne, senza alcun riconoscimento professionale e nessuna tutela legale, molti potrebbero – già al termine di questo anno scolastico – rinunciare all’incarico di collaborazione mettendo in crisi l’organizzazione ed il funzionamento delle loro scuole.Chi conosce davvero la scuola del giorno dopo giorno, la scuola dell’emergenza, la scuola dei conflitti, la scuola dei servizi generali ed amministrativi, la scuola delle reggenze, la SCUOLA reale
insomma, è ben consapevole che i Collaboratori del DS e le figure di sistema con grande spirito di servizio e professionalità assumono ruoli onerosi di tempo e di responsabilità senza alcuna attenzione né giuridica né contrattuale.

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Scuola: A settembre 288 mila classi e 5,7 milioni di alunni da dividere per attuare il distanziamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Si tratta di 42.258 classi nell’infanzia statale, a cui vanno aggiunte circa 28 mila paritarie o comunali, altre 128.143 classi di primaria, più circa 9 mila non statali, 77.976 collocate nelle superiori, a cui aggiungere oltre 3 mila classi afferenti alle paritarie: i dati sono aggiornati all’anno scolastico in corso ed inclusi nel documento prodotto dal Comitato tecnico-scientifico consegnato in queste ore al ministero dell’Istruzione in vista del rientro a scuola in presenza a settembre.Sulla base di questi numeri, al ministero dell’Istruzione spetta ora trovare il modo per dare anche seguito a quanto comunicato pochi giorni fa dalla task force, presieduta dal professore Patrizio Bianchi, che ha indicato l’esigenza di svolgere didattica in presenza fino alla secondaria di primo grado compresa, perché “i bambini della scuola dell’infanzia, elementare e media devono poter essere in un contesto di socialità”. Una priorità confermata pure dalla viceministra Anna Ascani, che ha parlato di suddivisione delle classi in piccoli gruppi, perché “l’anno deve partire in presenza, in modalità quasi esclusiva e si possono immaginare lezioni a distanza solo per gli studenti delle superiori”.Marcello Pacifico (Anief): “I numeri sugli alunni a cui assicurare scuola ‘vera’ parlano chiaro. Finiamola con gli annunci e i documenti tecnici da valutare. Il tempo stringe: occorre finanziare subito un organico maggiorato di almeno 160 mila docenti e 40 mila Ata, che corrispondono a 15 mila docenti aggiuntivi e 5 mila Ata, indispensabili per rafforzare pulizia, controlli e segreterie, da assegnare agli istituti per ogni anno scolastico partendo dal primo dell’infanzia al terzo delle medie. È il minimo sindacale, sotto il quale qualsiasi protocollo di prevenzione del contagio del Covid19 sarebbe impraticabile. Vanno inoltre individuati da subito i locali aggiuntivi di accoglienza delle classi in eccesso che si andranno a formare, anche questi in condizioni di igiene e sicurezza. Per fare questo abbiamo calcolato un finanziamento che non può andare al di sotto di 7-8 miliardi, quindi ne mancano 6 rispetto a quanto stanziato finora. Se non arriva, assieme alle assunzioni direttamente da graduatoria d’istituto trasformate in provinciali, a settembre ci troveremo punto e daccapo. Ecco perché abbiamo proclamato lo stato di agitazione e non escludiamo di arrivare allo sciopero”.Sono 288 mila le classi in Italia nelle quali a settembre occorrerà predisporre le lezioni in presenza senza ricorrere alla didattica a distanza.

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Scuola:Rientro in classe, come si farà nei Paesi UE?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Nel documento prodotto dal Comitato tecnico-scientifico consegnato in queste ore al ministero dell’Istruzione sono state pubblicate le principali misure contenitive organizzative e di prevenzione attuate in Europa nel settore scolastico: si va da non oltre 10 allievi in Belgio ai due metri di distanza lineare di Regno Unito e Spagna, con la raccomandazione di indossare la mascherina qualora si scenda al di sotto. Per gli insegnanti le distanze si raddoppiano.
BELGIO Le lezioni dovrebbero essere organizzate in classi di massimo 10 studenti, con un minimo di 4 m quadrati per studente e altri 8 m quadrati per insegnante. I movimenti di gruppo all’interno della scuola devono essere limitati al minimo (pianificazione pausa, pranzo, ricreazione e orari separati per entrare e uscire da scuola, rispettando sempre la distanza sociale di 1,5 m). Una maschera in tessuto deve essere indossata da tutto il personale durante il giorno, dagli alunni del sesto anno di scuola elementare e da tutti gli alunni della scuola secondaria, durante il giorno.
FRANCIA Non sono previste mascherine di comunità per gli allievi: dovrà indossarle solo il personale in presenza di allievi e in caso di stanziamento inferiore ad un metro.
SVIZZERA Per il personale è prevista una distanza minima di 2 m nei contatti interpersonali e per quanto possibile anche nei contatti tra gli allievi. Non è previsto l’uso della mascherina. Tenere una distanza minima di 2 m nei contatti interpersonali per il personale. Per gli allievi tenere una distanza di 2 m durante tutte le interazioni. In base alle caratteristiche dell’aula in alcuni casi è possibile un insegnamento in presenza solo parziale. L’uso delle mascherine non è indicato in questo contesto ma dai 16 anni in su può essere preso in considerazione, senza alcun obbligo, in determinate situazioni. Vanno utilizzate in contesti formativi specifici quando non è possibile rispettare la distanza minima di 2 m.
GERMANIA Le lezioni devono svolgersi in piccoli gruppi, con un massimo di 15 studenti alla volta. La riapertura prevede delle misure di sicurezza: nelle classi, ad esempio, ci devono essere solo piccoli gruppi di studenti e sono previste anche stringenti misure igieniche. Se necessario, riprogrammare gli orari delle lezioni e delle pause. Va mantenuta una distanza di almeno 1,5 m. Mantenere i gruppi divisi e non mescolare. Quasi tutti gli studenti, così come gli insegnanti, indossano le mascherine
OLANDALe ore di insegnamento vengono divise nei giorni, in modo da limitare il più possibile gli spostamenti. Gli alunni svolgono il 50% dell’orario di insegnamento in classe e il rimanente 50% del tempo a distanza. In tutte le scuole è prevista la regola di 1,5 m di distanza, anche per gli stessi studenti. I bambini della scuola primaria non devono mantenere una distanza di 1,5 m; dovrebbero tenersi il più lontano possibile e a 1,5 m dagli adulti (insegnanti e altro personale). Le maschere per il viso non sono necessarie per la scuola primaria.
REGNO UNITO Per le scuole primarie, le classi devono normalmente essere divise a metà, con non più di 15 alunni per gruppo e un insegnante. Per le scuole secondarie e i collegi, le classi vengono dimezzate, prevedendo di riorganizzare le aule e i laboratori con postazioni distanziate di 2 m. Nelle strutture dove è possibile, la distanza di 2 m dovrebbe essere rispettata. Nelle scuole e nei vari contesti educativi non è consigliabile utilizzare la mascherina o una copertura facciale. Tali strumenti possono essere utili per brevi periodi in ambienti chiusi.
SPAGNA La distanza interpersonale minima deve essere sempre di 2 m. Nel caso in cui non sia possibile garantire una distanza interpersonale di 2 m, è necessario utilizzare una mascherina, da parte dello staff dei centri educativi, nonché dagli studenti in tutte le aree della scuola. L’uso della mascherina è obbligatorio per il personale addetto al trasporto scolastico
ITALIA In Italia, le mascherine accompagneranno la vita degli studenti e dei docenti, ricorda la rivista Orizzonte Scuola riassumendo le disposizioni del Comitato tecnico scientifico: dovranno essere indossate durante tutto l’arco delle lezioni. bambini della scuola d’infanzia non dovranno indossare la mascherina.Si dovrà garantire all’interno delle classi il distanziamento dei banchi fino ad un metro. In palestra i metri dovranno essere 2. Anche per tutto il personale non docente, negli spazi comuni dovranno essere garantite le stesse norme di distanziamento di almeno 1 metro, indossando altresì la mascherina chirurgica. Per i bambini della scuola dell’infanzia, sarà particolarmente critico mantenere il distanziamento fisico: dovranno essere applicati particolari accorgimenti organizzativi e comportamentali del personale scolastico.Nel documento del Comitato Tecnico Scientifico, si dice che ogni istituzione scolastica potrà definire, in virtù dell’autonomia scolastica, modalità di alternanza / turnazione / didattica a distanza proporzionate all’età degli alunni e al contesto educativo complessivo. In particolare, per gli ordini di scuola secondaria di I e II grado, al fine di ridurre la concentrazione di alunni negli ambienti scolastici, potranno essere in parte riproposte anche forme di didattica a distanza.In base al grado di scuola, gli ingressi potrebbero essere scaglionati fino alle 10 del mattino con conseguente uscita fino alle 16. Il consiglio della task force è di consentire gli ingressi ogni 45 minuti, dalle 8 alle 10 e 15. Per le fasce d’età delle elementari e medie potrebbe essere consentito, invece, l’ingresso alle 8 per tutti.
Lezioni da 40/45 minuti Potrebbe essere il nuovo standard per le lezioni, almeno fino a che non miglioreranno le condizioni legate al contagio Covid.
Secondo quanto riporta Corrado Zunino su Repubblica, la task force nominata dal Ministro, ha consigliato che, per far fronte alla necessità di un aumento di docenti, quelli su potenziamento rientrino in cattedra.Per far fronte alla necessità di mantenimento del distanziamento sociale, vengano utilizzati anche locali messi a disposizione da enti pubblici o privati per effettuare le lezioni. Il CTS consiglia di adottare misure per limitare al minimo la presenza dei genitori nelle scuole.

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Prezzi: Unc, la top ten dei prodotti più rincarati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat resi noti ieri, per stilare la classifica dei prodotti e servizi più rincarati durante l’emergenza Covid, ossia da febbraio, mese dove non c’era ancora il lockdown, a maggio, scoprendo vere e proprie speculazioni dei prezzi.Il record spetta alla voce E-book download, con un rialzo, in soli 3 mesi, del 30,4%. Un aumento a dir poco vergognoso, che ha sfruttato l’esigenza di trascorrere il tempo con una buona lettura mentre si era chiusi in casa.
Al secondo posto la frutta fresca, +12,8% e al terzo gli Apparecchi per il trattamento dell’informazione, ossia computer portatili e fissi, palmari, tablet, notebook con un incremento del 12%. In pratica, si è approfittato dello smart working e dell’obbligo degli studenti di seguire le lezioni a distanza, per fare rialzi a danno di lavoratori e famiglie. Analoga sorte per gli Accessori per apparecchi per il trattamento dell’informazione, ossia monitor e stampanti, che si collocano al quarto posto di questa classifica, salendo dell’11,3%. Sfruttamento simile per la quinta voce, Apparecchi per la telefonia fissa, +7,7%. Evidentemente i telefoni fissi che si avevano non potevano bastare dal momento che tutta la famiglia era “reclusa” tra le quattro mura di casa e c’è chi ha pensato bene di cogliere questa necessità per guadagnarci.Insomma, a fronte di un indice generale aumentato da febbraio a maggio solo dello 0,1%, c’è chi ha approfittato dei beni che gli italiani hanno dovuto prendere o acquistare maggiormente per via dell’emergenza Coronavirus, per lucrare.E’ così che si spiega il sesto posto, vegetali surgelati (+4,8%), bene sostituto dei vegetali freschi, ed il settimo, le patate, ricercate per la loro caratteristica di conservarsi più a lungo (+4,4%) e, alla pari, Altri articoli di cancelleria, ossia evidenziatori, matite, penne e cartucce a getto d’inchiostro e toner, anche queste collegate allo smart working (+4,4%). In ottava posizione cacao e cioccolato in polvere, tipico comfort food, +4,3%, in nona posizione un ex aequo, Pasta e couscous (+4,2%) e Apparecchi per cottura cibi, come forni, forni a microonde, piani cottura (+4,2%). Chiude la top ten la farina (+3,8%). Insomma, la voglia di pizza e di dolci fatti in casa ha influito sulle ultime due voci della graduatoria.Si specifica che i dati Istat di maggio sono ancora provvisori e che non sono ancora disponibili tutti i prezzi che si avranno poi con il dato definitivo.

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