Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Archive for 8 giugno 2020

L’Osservatore romano: Il giornale vecchio come l’Italia che guarda al futuro

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

by Katia Biondi. L’Osservatore Romano è nato il 1° luglio 1861 ma, grazie alla rete, sta vivendo una nuova giovinezza.Il giovane direttore Andrea Monda racconta come si vede il mondo da un osservatorio speciale come il centro della Chiesa universale. «Se anche terminasse oggi la mia esperienza sarebbe piena di vita, ricca di esperienze memorabili». Andrea Monda, 54 anni, dal 18 dicembre 2018 è direttore dell’Osservatore Romano. Una sfida di non poco conto quella di assumere la guida di uno dei giornali più antichi al mondo e in un momento storico cruciale per la Chiesa cattolica e il dialogo interreligioso. Senza dimenticare il compito di dover raccontare il magistero di un pontefice, come papa Bergoglio, che ha rivoluzionato il modo di comunicare. Basti pensare ai suoi gesti, alle sue omelie quotidiane di Santa Marta, alle telefonate impreviste ai fedeli, ai suoi incontri storici, ultimo fra tutti quello di Abu Dhabi convogliato nel documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune. Neppure la pandemia ha vietato al Santo Padre di trovare modalità inedite di comunicazione: la sua immagine in una piazza San Pietro vuota e quelle sue parole – “Signore, non lasciarci in balìa della tempesta” – resteranno indelebili nell’immaginario collettivo.
Direttore Monda, è trascorso quasi un anno mezzo da quando è alla guida dell’Osservatore romano, può fare un bilancio di questo inizio? «Si è trattato di un periodo molto intenso che nel nuovo ruolo che mi è stato assegnato ho potuto vivere stando nel vivo della “scena”, a fianco del protagonista. Il 2019 è stato un anno record per il numero dei viaggi papali, appena nominato mi sono trovato a Panama per la GMG e poi ad Abu Dhabi testimone dell’evento storico della firma del Documento per la Fratellanza Umana e poi in Africa e in Asia, dal Madagascar a Tokio. Due altri grandi eventi in Vaticano, il summit sugli abusi e il Sinodo per l’Amazzonia: momenti di grande intensità che rimarranno per sempre nella mia memoria. Il 20 dicembre 2019 mi sono trovato nel cortile del liceo Albertelli, la scuola dove esattamente un anno prima avevo tenuto la mia ultima lezione come professore di religione, con il Papa che dialoga con i miei studenti, non potrò mai dimenticarlo. È stata praticamente l’ultima uscita pubblica del Papa che nel 2020 ha dovuto bloccare tutta la sua attività a causa della pandemia. Nonostante questo è riuscito a rispondere alla grande sfida dell’emergenza sanitaria con un coraggio e una creatività straordinari, pensiamo soltanto al gesto del 27 marzo, la preghiera in piazza San Pietro vuota e bagnata dalla pioggia».La storica testata che da tantissimi anni comunica ai cattolici nel mondo come ha saputo adeguarsi alle sfide del tempo? «Gli effetti della pandemia si sono sentiti in Vaticano e tra le altre cose da fine marzo abbiamo dovuto sospendere la stampa (ma tornerà presto) e proprio in questo periodo abbiamo sviluppato la nostra presenza nel mondo digitale. In particolare abbiamo rinnovato e potenziato il sito e creato una newsletter a cui ci si può iscrivere ricevendo il giornale quotidianamente e poi da qualche settimana abbiamo creato una App propria de L’Osservatore Romano che si può scaricare e consultare agevolmente. Stiamo ricevendo messaggi incoraggianti rispetto ai numeri di persone, nuovi lettori, che hanno scaricato la App. Uno dei giornali più antichi del mondo, è nato il 1° luglio del 1861, si muove al passo con i tempi e oggi sta fortemente potenziando la sua presenza in rete. È il minimo che si possa fare per un organo di comunicazione della chiesa cattolica che è essa stessa una rete, diffusa in tutto il mondo, mossa dalla sua missione che è né più né meno che comunicare una notizia, la Buona Notizia».
L’arrivo di papa Francesco ha segnato una svolta sul fronte comunicativo? È stato necessario ripensare la struttura del giornale, introducendo nuove rubriche in sintonia con i temi cari al pontefice? «Senza dubbio con Bergoglio ci troviamo di fronte a un grande comunicatore. Ogni suo gesto diventa un evento comunicativo. Questo richiede un’adeguata squadra di mezzi di comunicazione – il Papa ha istituito ad hoc il Dicastero della Comunicazione nel 2015 – sempre pronta a rilanciare la comunicazione dell’attività del Pontefice e della Santa Sede. Il Dicastero di fatto sotto la guida del Prefetto Paolo Ruffini e il Direttore Editoriale Andrea Tornielli, coordina tutti i mezzi di comunicazione della Santa Sede, dai più “antichi” come L’Osservatore Romano e la Radio Vaticana a quelli più recenti e oggi fondamentali come il portale Vatican News. L’Osservatore Romano, che fa parte eminente del Dicastero, ha introdotto alcune nuove rubriche perché, come ha detto il Papa, questo è “il giornale di partito, che offre chiavi interpretative”, ad esempio la rubrica “Ospedale da campo”, che riprende l’immagine che il Papa ha usato per spiegare la natura della Chiesa, una rubrica che raccoglie storie da quei mondi dove la Chiesa cura le ferite dell’umanità dolente. Un’altra rubrica è quella della “Cura della casa comune”, ispirata all’enciclica Laudato Si’, e un’altra ancora è quella dedicata al mondo della scuola e dell’educazione “#CantiereGiovani”, solo per citarne alcune».In questo periodo di pandemia com’è stato concepito il giornale? È stato dato spazio a temi diversi rispetto a quelli analizzati in un periodo di normalità? «Certamente e non solo a livello di cronaca. Abbiamo dato vita a una serie di interviste che abbiamo voluto intitolare “Laboratorio – Dopo la pandemia” per cominciare a pensare al mondo “dopo”, iniziare ad immaginare come sta uscendo il mondo dall’emergenza e come lo vogliamo, cioè cosa stiamo imparando da questa pandemia. Abbiamo raccolto la voce anche di uomini impegnati in prima fila nel mondo, a partire dalle istituzioni politiche come Antonio Guterres, Segretario Generale dell’ONU o la Ursula Von Der Leyen e David Sassoli in Europa, insieme alla voce di economisti, sociologi, filosofi, uomini di chiesa e anche poeti e artisti, persone cioè “visionarie” capaci di leggere i segni di questo tempo e offrire una direzione e una luce di speranza».
Dal suo osservatorio quali sono le sfide da affrontare a livello mondiale, in particolare sul fronte politico, economico, sociale… «Il Papa il 27 marzo ci ha ricordato che siamo tutti nella stessa barca e che nessuno si salva da solo. Questo vale dalla più piccola famiglia alla città alla nazione al continente. Pensiamo solo all’Europa: se non riscopre questo senso di unione e solidarietà, che sono i valori posti all’origine di questa fondamentale istituzione, allora accadrà proprio il monito che il Papa ha espresso a Pentecoste: peggio di questao pandemia è sprecarla». I giornali devono fare i conti con un continuo e drastico calo del numero dei lettori che preferisce “informarsi” con modalità completamente nuove rispetto al passato. Come sta affrontando il vostro giornale questo cambiamento? «Cercando di stare dove stanno oggi i lettori, sulla rete. A fianco de L’Osservatore Romano ormai da anni c’è il portale Vatican News che progressivamente sta crescendo. Oggi la comunicazione sta assumendo un significato di “testimonianza”, quando chi comunica si mette in gioco personalmente, con la sua faccia, la sua responsabilità personale, allora è una comunicazione vincente e convincente. Anche per questo L’Osservatore Romano sta dando molto spazio al racconto delle storie, le rubriche che ho prima citato, sono tutte basate sul racconto di storie, vicende personali, basate su esperienze di vita molto concrete. Dopo il Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni ho voluto creare una rubrica che esce il giovedì dedicata al Tema del racconto, anche qui grandi personalità si sono avvicendate per commentare le parole del Papa e riflettere su cosa vuol dire narrare storie, dialogare, comunicare nella contemporaneità».Il papa le fa arrivare la propria opinione sugli articoli pubblicati quotidianamente sul giornale? «Sì, e ho potuto capire e apprezzare il fatto che il Papa legge il giornale con grande attenzione. Più volte in diversi modi mi ha fatto arrivare il suo giudizio, per fortuna sempre positivo e incoraggiante, almeno finora».

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Scuola: Rientro a settembre, anche l’on. Gallo (M5S) chiede 9 miliardi e 100 mila posti in più

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Ripartire con le lezioni in presenza prevedendo una rinascita della scuola attraverso una serie di interventi, come le sovvenzioni pubbliche importanti, l’eliminazione delle classi pollaio, l’aumento di un congruo numero di lavoratori, l’integrazione con il territorio, la cancellazione della povertà educativo-culturale e l’innovazione tecnologiche degli istituti: a proporlo è l’on. Luigi Gallo, presidente della commissione Cultura del Movimento 5 Stelle della Camera.
“Lo stanziamento rivendicato dall’on. Luigi Gallo – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è in linea con le nostre richieste, perché tornare in classe senza mantenere distanziamenti fisici e senza poter contare su aule capienti, collocate in strutture scolastiche complessivamente adeguate, sarebbe un sicuro autogol. Ben venga, inoltre, la cancellazione delle classi con numeri eccessivi di alunni, ancora di più perché la scuola è attesa da un periodo che non potrebbe essere breve di convivenza con il rischio contagio. Sull’incremento di 100.000 mila docenti, personale ATA e Dirigenti Scolastici siamo ovviamente d’accordo, anche se ne abbiamo chiesti il doppio, ricordando però che già ne mancano ancora di più come posti vacanti e occorre quindi assumere subito da graduatorie d’istituto sapientemente trasformate in provinciali sempre tramite il Decreto Scuola. Allo stesso modo, riteniamo utile la realizzazione di progetti didattici con il coinvolgimento dei primi cittadini, all’interno di teatri, musei e centri culturali, a partire dai territori più deprivati e svantaggiati, al piano nazionale per la povertà educativa e all’ammodernamento digitale delle scuole”.Sei punti per far ripartire l’istruzione pubblica in Italia. Secondo l’on. Luigi Gallo “la scuola ha bisogno di rilancio e non può trasformarsi in un ospedale da campo. Per garantire la ripartenza a settembre dobbiamo investire una quantità pari di risorse ai miliardi stanziati per la sanità, soldi per una nuova rinascita della scuola”, con un programma ben definito. Il progetto, come riporta Orizzonte Scuola, prevede un piano investimenti di circa 9 miliardi; la cancellazione delle classi pollaio, sul quale è stato presentato anche un emendamento al Decreto Rilancio e approvato un ordine del giorno al Decreto Scuola, ormai alle battute finali alla Camera; 100.000 mila docenti, ATA e Dirigenti Scolastici in più; la realizzazione di progetti didattici, in stretta collaborazione con le scuole e i sindaci, che comprendano teatri, musei e centri culturali; un piano nazionale per la povertà educativa; la realizzazione di una scuola realmente innovativa.

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Scuola: “Chiedere alla Commissione europea di spendere almeno 14 miliardi a fondo perduto”

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

“Dei 172 che potrebbero arrivare all’Italia fino al 2027” Obiettivo cominciare a riprogrammare il numero di alunni per classe e metri quadri, procedere a un piano straordinario di immissioni in ruolo di ulteriori 140 mila insegnanti ed educatori e 40 mila collaboratori scolastici e assistenti amministrativi, riaprire gli istituti a settembre in sicurezza. Queste le richieste ribadite anche all’incontro a distanza organizzato dal CESI con i sindacati europei del personale scolastico, dopo l’incontro con il Premier italiano, Giuseppe Conte. Si aspetta di legge la bozza delle linee di indirizzo elaborate dal presidente, Ursula Von der Leyen.

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Dimissioni Patrizia Baffi da Presidente della Commissione d’inchiesta Covid-19 della Regione Lombardia

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

“Apprendiamo delle dimissioni di Patrizia Baffi, siamo lieti che abbia capito che non era possibile presiedere una Commissione d’inchiesta senza la presenza dei principali gruppi di minoranza. Ringrazio Patrizia Baffi per il passo indietro e per il senso istituzionale. Invitiamo la maggioranza a mettere fine ai teatrini e a procedere con l’elezione di un nuovo Presidente che sia veramente espressione della volontà delle minoranze è che possa garantire totale trasparenza”, così Dario Violi, consigliere regionale del M5S Lombardia, commenta le dimissioni di Patrizia Baffi

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Case da gioco: fronte sindacale compatto

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Il Ministero dell’Interno e il MEF, unitamente al Governo, valutino attentamente una rapida riapertura delle Case da Gioco di Saint Vincent, Sanremo e Venezia. È questa la richiesta principale dei sindacati di categoria Slc Cgil, Fisascat Cisl e Uilcom al tavolo con le associazioni imprenditoriali di settore Federgioco e Fipe, rappresentanti delle Sale da Gioco italiane autorizzate, unitamente alla richiesta di incontro urgente trasmessa ai dicasteri competenti “per riaprire le attività e ridare fiducia ai lavoratori e alle loro famiglie, ormai da tre mesi in cassa integrazione che, com’è noto, scadrà il prossimo 15 giugno”.
I sindacati hanno anche proposto la sottoscrizione di un Avviso Comune per chiedere che si individui urgentemente una data certa per la ripresa delle attività, nel rispetto dei protocolli di sicurezza sottoscritti dalle Case da Gioco italiane; protocolli che prevedono tutte le azioni necessarie per prevenire e ridurre il rischio di contagio e che saranno adottati da ogni azienda.
Nel corso del confronto è stata anche analizzata la tragica situazione della Casa da Gioco di Campione d’Italia, chiusa dal 27 luglio 2018, che ha prodotto drammatiche conseguenze occupazionali e sociali non più sopportabili dall’intera comunità, con più di 500 addetti che rischiano di non tornare al lavoro.
«In Europa e nel mondo le Case da Gioco sono già aperte o in via di apertura, crediamo che anche in Italia la “Fase 2” debba cominciare nell’immediato» ha dichiarato il segretario nazionale della Fisascat Cisl Mirco Ceotto sottolineando «l’urgenza di un tavolo di confronto con i competenti Ministeri volto ad analizzare e risolvere la drammatica situazione di centinaia di lavoratori addetti alle case da Gioco».

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Per un nuovo modello di sviluppo agricolo

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Il miglior cammino per l’Europa del futuro è quello che conduce a una sovranità alimentare in grado di valorizzare il commercio interno al Vecchio continente – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. Nel medio e lungo termine è necessario che tutti gli Stati membri lavorino in questa direzione, che deve essere prioritaria anche rispetto al necessario sostegno alle esportazioni. In occasione della Giornata Mondiale per l’Ambiente, dedicata al declino della biodiversità, è bene inoltre ricordare che Il concetto di sovranità alimentare nasce proprio col fine di rimettere al centro la piccola e media agricoltura sostenibile che rispetta il pianeta, privilegia la qualità e minimizza gli sprechi. Se questo obiettivo era già parte della mission dell’Unione europea, lo è a maggior ragione adesso che la crisi sanitaria si è inevitabilmente trasformata in una crisi economica – continua Tiso. La fornitura di cibo e bevande è diventata ormai un fattore chiave per la ripresa e l’Europa non può dipendere dalle importazioni per garantirla. Le implicazioni di una vera sovranità alimentare sono molteplici. Tra queste ci sono il diritto a un cibo sano e alle risorse per produrlo – mantenendo se stessi e la società – e il diritto di decidere quale sistema alimentare adottare e su quali basi fondarlo. In questo periodo l’Unione europea è chiamata a compiere scelte decisive. Rispetto della biodiversità e sviluppo agricolo saranno obiettivi raggiungibili se in queste settimane raccoglieranno il consenso degli Stati membri per diventare principi guida della nuova politica agricola europea.

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Nuova classifica dei giornalisti italiani più attivi sui social e dei post più performanti realizzata da Sensemakers

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Sono stati pubblicati su Primaonline.it. Ormai Scanzi ha preso il volo. In maggio si è riconfermato in prima posizione, lasciando tutti gli altri a notevole distanza nella classifica dei giornalisti sui social stilata da Sensemakers per Primaonline.it sulla base delle rilevazioni di Sharablee. La firma del Fatto Quotidiano e conduttore, assieme a Luca Sommi, del talk politico ‘Accordi&Disaccordi’ su Nove, ha totalizzato nel corso del mese 7,4 milioni di interazioni, cioè like, commenti e condivisioni su Facebook, Instagram, YouTube e Twitter. Scanzi è primo anche per numero di video views, ma con una cifra notevolmente inferiore rispetto ad aprile, mese record per il giornalista aretino: 17,8 milioni contro 41 milioni. Sarà forse per rilanciare la sua presenza video, che Scanzi ha deciso di aprire in maggio anche un canale su YouTube, che ospiterà quasi tutte le sue dirette, gli #ScanziLive, e soprattutto contributi diversi da quelli pubblicati sui suoi profili Facebook e Instagram, dove ha debuttato da qualche settimana la nuova serie delle #ScanziInterviste.Secondo classificato, esattamente come in aprile, è Nicola Porro, con 2,3 milioni di interazioni. Il vicedirettore del Giornale, nonché titolare del blog Zuppa di Porro, è secondo anche per video views: 12,9 milioni, contro i 19 milioni di aprile. Porro a marzo aveva contratto il Covid 19 e aveva quindi dovuto sospendere per alcune settimane il suo programma ‘Quarta Repubblica’ su Rete4 (ma recupererà andando avanti fino al 27 luglio). Una brutta esperienza da cui non si è fatto intimorire. Tra i temi ricorrenti dei suoi polemici interventi sui social e in tv ci sono le misure sanitarie troppo restrittive che mettono in ginocchio l’economia. Secondo Porro l’emergenza coronavirus ha causato la “morte civile dell’informazione”, come ha detto in un’intervista a Money.it: tv e giornali tutti schierati, in una sorta di pensiero unico, a criticare Trump e i modelli diversi dal lockdown, come quello svedese. “Chi se ne frega della mascherina! Ogni paura in più vuol dire la morte di una nuova azienda”, ha sbottato una sera mentre era ospite di ‘Fuori dal Coro’, il programma di Mario Giordano su Rete4. Posizioni estreme, alla Bolsonaro, stigmatizzate finanche da ‘Striscia la notizia’, che il 20 maggio gli ha dedicato un servizio intitolato ‘Figuracce in salsa di Porro’.

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Scegliere chi curare e chi no. Ennesimo fallimento della sanità lombarda

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Sono le tragiche conseguenze del Covid-19 e di una sanità, quella lombarda, che ha fatto male i conti con la realtà”. Esordisce così il consigliere pentastellato di regione Lombardia Marco Degli Angeli, che ha deciso di presentare un’interrogazione rivolta all’Assessore Giulio Gallera, che sarà discussa in Consiglio regionale martedì 9 giugno prossimo, che chiede di chiarire se con il Covid la Sanità Lombarda si è trovata a scegliere chi curare e chi no. “Più medici”, spiega Degli Angeli, “dichiarano che hanno dovuto decidere chi salvare e chi no. E’ esattamente l’opposto di quello che l’assessore alla Sanità Giulio Gallera ha dichiarato: ‘smentisco ogni presunta selezione di pazienti’. Scegliere chi curare e chi no è una decisione orrenda che nessun dovrebbe mai assumere. Il tempo delle conferenze stampa monodirezionali è finito: mi auguro che Gallera chiarisca, spieghi in che modo e con quali tempistiche regione Lombardia abbia cercato di far fronte al virus. Non vogliamo però ascoltare la solita propaganda sull’ospedale in Fiera”.

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Progetto Rialzati Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

E’ la piattaforma digitale per l’export delle eccellenze regionali italiane del food, è già una rete che coinvolge circa 3.000 imprenditori. Si tratta soprattutto di ristoratori, albergatori e gestori di pubblici esercizi che hanno individuato e segnalato aziende e prodotti locali del Made in Italy non ancora arrivati sui mercati internazionali. Lanciato sul web in piena emergenza sanitaria, con i locali chiusi e le attività fermate dai provvedimenti anti Covid-19, il progetto ha suscitato da subito un grande interesse nel settore e un boom di adesioni.Chi è entrato a far parte della rete ha in questi giorni l’occasione del primo faccia a faccia, dopo tanti incontri virtuali in videoconferenza, con il team che ha creato e porta avanti l’iniziativa. Da mercoledì, con la riapertura delle frontiere regionali, un camper di Progetto Rialzati Italia è infatti impegnato in un tour da un capo all’altro della penisola: partito da Monza, in Lombardia, ha fatto tappa mercoledì 3 giugno a Firenze e a Firenze Sud. Ieri è stato a Roma e Roma Sud, e oggi a Salerno e poi a Ceglie Messapica, località pugliese in provincia di Brindisi che ospiterà tra alcune settimane le attività estive del Progetto. Domani sarà la volta di Ancona e infine domenica 7 giugno il camper farà l’ultima tappa del tour a Rimini.A bordo c’è Omar Bertolla, l’imprenditore digitale genovese che con Stefano Versace, artefice della maggiore catena di gelaterie italiane negli Stati Uniti, ha ideato e fondato Progetto Rialzati Italia. Con Bertolla viaggia lo staff dei responsabili strategici, organizzativi e tecnologici dell’iniziativa. Per ogni tappa sono in programma incontri con i protagonisti locali: gli “angel”, i segnalatori dei prodotti, e gli “ambassador”, che avranno anche il compito di presentarli. “Ci incontriamo per conoscerci e stare insieme – spiega Omar Bertolla – ma anche e soprattutto per condividere il progetto e approfondirne gli aspetti operativi”.La piattaforma è nata per esportare i migliori prodotti regionali italiani del food garantendone la tracciabilità dell’origine controllata. Obiettivo dell’iniziativa è creare nuove fonti di reddito, in un momento di difficoltà del settore, sia per i segnalatori dei prodotti della propria provincia, sia per le aziende produttrici che verranno selezionate per essere inserite con i loro prodotti nel catalogo digitale di Progetto Rialzati Italia su piattaforme di e-commerce e network internazionali.

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Roma: orari di apertura delle attività commerciali, artigianali e produttive

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Roma. Sarà in vigore da oggi al 30 giugno 2020 la nuova ordinanza firmata dalla Sindaca di Roma Virginia Raggi per disciplinare gli orari di apertura delle attività commerciali, artigianali e produttive. Il provvedimento si basa sul riscontro positivo del monitoraggio del rischio di contagio in città e tiene conto delle specifiche modalità di fruizione di determinate attività commerciali. “Nessun limite orario sarà imposto a quelle attività che registrano picchi di clientela in momenti specifici della giornata, a seconda dei servizi offerti, e che quindi verrebbero penalizzati da vincoli troppo rigidi. È la novità di questo provvedimento varato non appena la situazione sanitaria ce lo ha consentito. Per esempio le ferramenta devono poter garantire approvvigionamenti alle imprese nelle prime ore del mattino, mentre gelaterie e pizzerie a taglio devono poter lavorare fino a tardi. Vale anche per parrucchieri, barbieri ed estetisti, le cui prestazioni richiedono una permanenza prolungata all’interno del negozio e necessitano di tempi più ampi per l’alternanza della clientela. Altri potranno anticipare l’apertura e non saranno più vincolati dal limite serale delle 21.30, mentre librerie e cartolerie sceglieranno liberamente fra due delle fasce consentite. Le misure fin qui adottate per contenere l’epidemia hanno avuto un impatto positivo e ci consentono di dar seguito al confronto costante con le associazioni di categoria, per sostenere una ripartenza veloce e sicura”, dichiara la sindaca Virginia Raggi.
Continuano a non essere sottoposti al provvedimento anche il commercio su aree pubbliche, le edicole, le tabaccherie, farmacie e parafarmacie, gli esercizi all’interno di stazioni ferroviarie e aree di servizio, oltre a qualunque altra attività non espressamente menzionata.
Le altre attività – raggruppate per tipologia – seguiranno tre diverse fasce orarie di apertura e chiusura, dal lunedì al sabato:
• F1: raggruppa gli esercizi di vicinato del settore alimentare, le medie e grandi strutture di vendita del settore alimentare, i panificatori. Potranno decidere fra due opzioni: F1A (apertura dalle ore 7.00 ed entro le 8.00 – chiusura entro le 15.00) ed F1B (apertura dalle ore 7.00 ed entro le 8.00 – chiusura non prima delle ore 19.00).
• F2: comprende i laboratori non alimentari, con apertura da effettuarsi nell’intervallo dalle ore 9.30 alle ore 10.00 – chiusura entro le ore 19.00.
• F3: costituita da esercizi di vicinato e medie e grandi strutture di vendita del settore non alimentare, Phone center – Internet point, con apertura da effettuarsi nell’intervallo tra le 10.00 e le 11.00 – chiusura non prima delle ore 19.00.
Le disposizioni dell’Ordinanza valgono anche per gli esercizi commerciali e artigianali inseriti nei Centri Commerciali. Le cartolerie, le cartolibrerie e le librerie potranno scegliere discrezionalmente tra gli orari della fascia F2 e quelli della fascia F3.
Quanto alla giornata di domenica e ai festivi, l’eventuale orario di apertura al pubblico non è assoggettato alle fasce sopra menzionate ma alla normativa regionale e statale di riferimento.Per gli esercizi commerciali che svolgono attività mista – settore alimentare e non alimentare – sarà possibile scegliere discrezionalmente una delle fasce orarie di apertura al pubblico sopra descritte, relativamente ai titoli posseduti. Vale l’obbligo di esporre, in maniera tale da essere visibili anche all’esterno del locale, il codice scelto o assegnato (F1A, F1B, F2, F3) nonché il relativo orario di esercizio. Resta ferma ogni prerogativa statale e regionale in ordine al mutare delle circostanze di carattere sanitario, e la facoltà del titolare dell’attività in ordine all’apertura o meno della stessa sia nei giorni feriali che in quelli festivi.

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Decreto Rilancio (FI): gli emendamenti di FI al decreto rilancio

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

“In occasione dell’esame alla Camera del decreto denominato Rilancio come Forza Italia estero abbiamo presentato alcuni emendamenti tesi a migliorare il decreto stesso.In particolare, abbiamo chiesto fondi aggiuntivi per le Camere di Commercio Italiane all’Estero per meglio promuovere il Made in Italy sui mercati internazionali, abbiamo chiesto provvedimenti per gli impiegati a contratto presso le nostre ambasciate e consolati e l’assunzione di altri impiegati per far fronte alla mole di lavoro esistente, abbiamo chiesto il blocco del versamento del saldo 2019 e del primo acconto 2020 dell’imposta regionale sulle attività produttive (Irap) anche per gli enti non commerciali in modo da fornire, indirettamente, importante liquidità a favore degli operatori economici in un momento di grave crisi come quello attuale e venire incontro a quelle realtà che operano nel mondo della formazione culturale internazionale.Inoltre, in un momento difficile per il nostro turismo abbiamo predisposto un provvedimento per favorire il turismo giovanile internazionale con una attenzione particolare al turismo delle radici.Auspichiamo che il Governo possa accogliere i suggerimenti migliorativi oltre gli steccati maggioranza/opposizione e nell’interesse degli italiani!”Lo dichiarano i parlamentari di Forza Italia eletti all’estero, l’on. Fucsia Fitzgerald Nissoli e il sen. Raffaele Fantetti.

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Il caso di Floyd: Trump presidente assente, candidato presente

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

“Tutti gli americani sono sconvolti per la morte brutale di George Floyd, alla cui famiglia il mio governo promette giustizia”. Così Donald Trump riconosceva la tragica fine del cittadino afro-americano a Minneapolis. Il 45esimo presidente ha però subito continuato commentando la violenza di alcuni manifestanti dicendo che “le vittime principali sono i cittadini” e che lui farà di tutto “per proteggerli”. Le sue azioni successive ci rivelano che si trattava di parole vuote perché invece di agire da leader e unificare il Paese ha subito approfittato della nuova crisi per la sua campagna politica, creando scontri e nemici da sconfiggere.L’ennesima morte di un afro-americano causato da abusi di poliziotti bianchi ha scatenato manifestazioni che abbiamo visto in precedenza. La stragrande maggioranza sono pacifiche ma emergono anche gesti violenti di una piccola minoranza che cerca di approfittarne per scopi personali, sminuendo il messaggio pacifico espresso dalle folle. Trump ha reagito come spesso fa, identificando i nemici per annientarli con la forza. Parlando con i governatori americani l’attuale inquilino della Casa Bianca ha consigliato a tutti di usare la mano dura contro i manifestanti dicendo che devono “dominare invece di perdere tempo” poiché in caso contrario “verranno sopraffatti”. Bisogna, ha continuato Trump, “arrestare i trasgressori, processarli, e metterli in carcere per molto tempo”. Se i governatori non riusciranno a mantenere la pace Trump ha minacciato che se ne incaricherà lui mobilitando le forze armate.Le proteste nelle maggiori città americane hanno incluso Washington D.C. e hanno anche avuto un impatto sulla sicurezza di Trump. Per un’ora il 45esimo presidente, la moglie Melania e il figlio Barron, sono stati costretti a rifugiarsi nel bunker sotterraneo della Casa Bianca come hanno consigliato i servizi di sicurezza. Non sarà stato piacevole per Trump e ovviamente ha reagito per dare l’impressione di essere in comando e libero di fare quello che vuole. Trump è uscito dalla Casa Bianca a piedi dirigendosi alla vicinissima Saint John Episcopal Church, la cosiddetta “Chiesa dei presidenti”, oltrepassando le urla della folla. Le forze dell’ordine sono state costrette a lanciare lacrimogeni e proiettili di gomma per aprire il varco al presidente. Davanti alla chiesa Trump si è fatto fotografare alzando un braccio, tenendo in mano la Bibbia. Al suo lato erano presenti anche il ministro della Difesa Mark Esper e il Chairman of the Joint Chiefs of Staff (Capo delle Forze Armate), esibendo il potere militare del presidente. Uno spot elettorale per dimostrare ai suoi sostenitori religiosi evangelici che è sempre con loro e che userà i militari per mantenere l’ordine. Il vescovo della Chiesa, però, la reverendo Marianne Budd, ha più tardi espresso la sua indignazione per non avere ricevuto un preavviso della visita e soprattutto per l’uso inappropriato del luogo sacro da parte di Trump. In un’intervista alla Pbs (Public Broadcasting Service) Budd ha detto che tutti sono benvenuti alla Chiesa per pregare. Trump, invece, secondo Budd, ha usato la Chiesa per i suoi scopi politici e per promuovere un’agenda di incitamento alla violenza invece di calmare le acque. “Tutto ciò che ha fatto è stato per infiammare la violenza” invece di essere guida “morale del Paese”, continuando a “dividerci”, ha aggiunto la reverendo.Il vescovo Budd ha in effetti suggerito il percorso a Trump per agire in modo presidenziale a beneficio di tutti gli americani invece di concentrarsi su ciò che gli potrebbe produrre frutti elettorali. Da presidente, il magnate di New York ha continuato la sua politica di stabilire nemici e poi sconfiggerli. Senza accettare responsabilità, Trump ha, per esempio, cercato di incolpare altri per la pandemia che ha causato la morte a più di 110mila americani. Nella crisi attuale scatenata dall’uccisione di Floyd, il 45esimo presidente ha seguito la stessa strada, minacciando a destra e manca. L’attuale inquilino della Casa Bianca si è dichiarato “the law and order president” (il presidente della legge e dell’ordine) per reiterare la sua strategia con cui mettere fine alle manifestazioni che hanno anche causato danni alla proprietà privata. Ha minacciato di invocare “The Insurrection Act”, legge del 1807, che gli permetterebbe di usare le forze armate per stabilire la pace. Si tratta di un annuncio che richiama non solo la campagna elettorale di Richard Nixon ma anche le misure fascistoidi spesso usate in Paesi autoritari.Ma siamo negli Stati Uniti e nonostante il fatto che le forze armate obbediscano Trump come commander-in-chief, il ministro della Difesa Esper ha preso le distanze sull’uso delle forze militari nell’interno del Paese. Esper ha dichiarato dal Pentagono che non supporta l’invocazione dell’Insurrection Act nella situazione attuale.Trump non l’avrà presa bene e non sorprenderebbe se Esper dovesse essere licenziato nell’immediato futuro come spesso avviene con collaboratori che non appoggiano la sua linea estremista. Le manifestazioni del caso di George Floyd hanno inevitabilmente occupato i media i quali hanno quasi dimenticato la pandemia del Covid-19 che ha causato quasi 2 milioni di contagi e la morte a più di 110mila americani. Ha messo anche da parte il fatto che 40 milioni di posti di lavoro si sono persi nelle ultime settimane. La parte più pericolosa però è il fatto che Trump non ha detto né fatto nulla per calmare gli animi e preparare una strategia per le ingiustizie razziali che continuano a dominare la società statunitense. Gli americani se ne sono accorti e si sono dichiarati solidali ai manifestanti (64 percento solidali, 27 percento no), secondo un sondaggio della Reuters/Ipsos. Lo stesso sondaggio ci informa che solo il 39 percento approva la condotta di Trump sui manifestanti e il 55 percento disapprova. Ci informa inoltre che Joe Biden ha un margine di 10 punti su Trump per le presidenziali di novembre (47 a 37 percento). La strategia di Trump di concentrare i suoi sforzi sulla sua rielezione non sembra promettente. Ciononostante il 45esimo presidente è incapace di usare il dialogo invece del conflitto, per il bene del suo futuro politico, ma soprattutto per il bene del Paese. (by Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California)

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Il cammino dei mammiferi: a rischio la sopravvivenza di molte specie

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Un nuovo studio del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie Charles Darwin della Sapienza ha valutato l’impatto delle attività umane sull’estinzione locale dei mammiferi negli ultimi 50 anni. Solo poche specie sono riuscite a trarre vantaggio dalla convivenza con l’uomo colonizzando nuove aree. Il lavoro è pubblicato su Nature Communications. L’impatto delle attività umane sull’ambiente, che ha avuto un notevole incremento a partire dagli anni ‘70 del secolo scorso con la terza rivoluzione industriale, sta alterando sensibilmente i processi ecologici alla base della vita sulla Terra. Uno degli effetti principali dell’intensificarsi delle attività antropiche è la progressiva scomparsa di alcune specie autoctone, con risvolti drammatici sugli equilibri ecosistemici a esse associati. I mammiferi, in particolare, sono stati oggetto di importanti diminuzioni, con il 25% delle specie viventi ritenuto oggi a rischio di estinzione. In un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature Communications, il team di ricercatori coordinato da Michela Pacifici del Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin ha confrontato le distribuzioni di un campione rappresentativo di mammiferi terrestri negli anni ‘70 e oggi, riscontrando che circa il 75% di queste ha subito cambiamenti. I ricercatori hanno inoltre individuato i fattori associati al declino e all’espansione dell’areale, ovvero della superfice normalmente abitata da una specie, includendo tra queste variabili sia quelle di natura antropica sia quelle legate alla biologia delle specie, come il peso e le strategie riproduttive. Comprendere quali variabili siano implicate nel declino dei mammiferi è fondamentale per focalizzare le azioni di conservazione necessarie, specialmente in considerazione delle molteplici minacce alle quali i mammiferi sono soggetti, incluso il cambiamento climatico.“Studi precedenti – commenta Carlo Rondinini, coautore dello studio e coordinatore del Global Mammal Assessment, una partnership tra Sapienza e l’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) – evidenziano che le uniche specie in grado di spostarsi abbastanza velocemente per seguire il clima che cambia sono i grandi mammiferi. Da questo studio si evidenzia che proprio i grandi mammiferi hanno maggiormente sofferto l’azione diretta dell’uomo. Resta quindi fondamentale, per evitare la scomparsa dei grandi mammiferi, mettere in atto tutte le misure per consentire il loro spostamento naturale alla ricerca di ambienti adatti”.Per quanto riguarda l’espansione di areale, i risultati dello studio evidenziano che le specie che ne hanno beneficiato sono in numero inferiore e che le variabili determinanti sono maggiormente legate alle caratteristiche intrinseche, favorendo le specie con tassi riproduttivi veloci, dieta generalista e massa corporea inferiore.

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Diabete e stress da coronavirus

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Fornire supporto psicologico alle persone con diabete, che possono sperimentare condizioni di disagio tali da pregiudicare l’aderenza alle terapie. Ed essere al fianco dei tanti colleghi diabetologi che hanno visto completamente cambiato il proprio assetto lavorativo, rischiando di sviluppare vissuti di tipo ansioso e stress. Con questi due obiettivi, l’Associazione Medici Diabetologi (AMD) e la Società Italiana di Diabetologia (SID) hanno avviato il progetto ‘Psicologi in linea per la diabetologia’. Sui siti web di entrambe le società scientifiche è stato pubblicato un elenco di psicologi, con un breve profilo, regione di appartenenza, contatto e-mail e numero di telefono, che si sono resi disponibili a un consulto gratuito. Per i pazienti e gli operatori sanitari interessati a usufruire del servizio, sarà sufficiente contattare uno degli specialisti presenti nell’elenco per fissare un appuntamento e compilare il consenso informato. La consulenza avverrà online, mediante Skype, videochiamata di WhatsApp o con una semplice telefonata. Il progetto è promosso da Mariano Agrusta, coordinatore del ‘Gruppo AMD Psicologia e Diabete’, Mara Lastretti, consulente esterna dello stesso Gruppo e Liliana Indelicato, coordinatrice del ‘Gruppo SID Psicologia e Diabete’.
“L’emergenza Covid-19 ha attivato emozioni di paura, solitudine e isolamento – commenta il professor Francesco Purrello, presidente della SID – Anche le abitudini imposte dalla cosiddetta ‘nuova normalità’ rendono necessario un processo di riadattamento, non sempre facile da attivare. Le persone con diabete sono tra le categorie più a rischio: l’alterazione della routine quotidiana può modificare in loro i comportamenti alla base di una buona auto-gestione e compromettere stili di vita sani. La task force di psicologi attivata grazie alla collaborazione tra SID e AMD intende proprio supportare i pazienti che affrontano questa condizione di disagio”.“Il servizio di supporto psicologico è aperto anche agli stessi diabetologi – sottolinea Paolo Di Bartolo, Presidente AMD – Con il coronavirus, il diabetologo, così come tutti gli altri medici, si è trovato ad affrontare un’emergenza senza precedenti, contro un nemico invisibile che ha colto tutti di sorpresa. Molti colleghi da diabetologi ospedalieri si sono ritrovati ‘catapultati’ in prima linea, per un doveroso rinforzo alle forze in campo, con un repentino cambiamento di setting lavorativo che li ha posti in una situazione di ristrutturazione del proprio operato. Hanno insomma dovuto elaborare una trasformazione che richiede una grande compartecipazione sia di tipo cognitivo sia di tipo emotivo affettivo”.

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Effetto Coronavirus, addio ufficio: “Migliora la vita, con più risultati”

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Dopo il lockdown c’è l’Italia che torna in ufficio e quella che ci rinuncia per sempre. Perché dopo la “chiusura da pandemia” ora ci sono aziende che stanno rinunciando completamente all’uso dell’ufficio tradizionale. Segno che il Coronavirus sta cambiando e cambierà sempre più nel profondo il modo di lavorare della aziende, che si stanno adattando a nuovi stili di vita e di lavoro.
“Dopo il lockdown abbiamo avuto la possibilità di scegliere di quale Italia far parte: quella che ritorna in ufficio o quella che vi rinuncia per sempre. Noi abbiamo scelto la secondo strada” dice Farhad Alessandro Mohammadi, CEO di Mamazen, una Venture Builder di Torino, che ha già aiutato finora 3 Startup a partire.“Durante la pandemia e il lockdown, grazie alla totale riprogettazione dei nostri processi (chi pensa che lo smart working sia solo una questione di luogo e di tool, probabilmente non sa di cosa sta parlando) il nostro lavoro è andato avanti più intenso di prima“, continua Farhad.Nel periodo del lockdown la sede di Torino di Mamazen è rimasta a disposizione di chi ne avesse bisogno, per due persone alla volta e con regole di accesso e utilizzo ben precise. Ma in linea di massima ciascuno ha continuato a portare avanti il proprio lavoro da remoto.In fondo le dinamiche dello smart working non erano nuove per questa innovativa azienda torinese, la cui graphic designer del team lavora dall’Ecuador, grazie ad un mindset che già guardava avanti, e i risultati infatti non si sono fatti attendere. “L’impossibilità di vederci fisicamente ci ha portato a pianificare meglio i nostri incontri, a coordinare ancora di più il nostro lavoro, ad arginare le distrazioni dei task “ammazza-flow” (hai mica un secondo per…), ad avere ancor più attenzione verso il tempo e il lavoro degli altri.Non solo, ma anche la nostra vita personale ha cominciato a beneficiare della nuova impostazione, perché libertà e responsabilità non sono antitetici, ma si rafforzano reciprocamente” dice ancora il Ceo di Mamazen.Insomma la macchina di Mamazen (www.mamazen.it), liberata dal peso dello spazio e del tempo, ha preso a girare più veloce che mai. “Così, quando l’ennesimo DPCM ha prospettato il “liberi tutti”, noi ci siamo sorpresi a esitare sulla soglia. Mamazen è nata per innovare, per migliorare la vita delle persone, in primis di quelle che ci lavorano: che paradosso sarebbe se proprio noi rimanessimo ancorati a schemi del secolo scorso, se non interpretassimo correttamente il cambiamento già in atto, se non fossimo tra quelli che aprono la pista per gli altri?
Ci siamo parlati e abbiamo deciso di fare qualcosa di veramente smart (e forse un po’ hippie), rinunciando del tutto alla fisicità di un ufficio e alla linearità dei suoi orari. Non è stata una scelta facile: è stata l’unica. Perché un Venture Builder è molto più di quattro mura e una connessione a internet. E perché “Smart working è libertà, poter lavorare in ogni luogo e ciascuno con i propri tempi”. conclude Farhad Alessandro Mohammadi.

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Propensione all’export delle aziende italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Piccole ma virtuose: fra le province che puntano di più all’export spiccano Vicenza, con l’11,9% di imprese sul totale di quelle attive sul territorio, Lecco (11,4%) e Varese (11,1%). È quanto emerge da un’analisi sulle aziende del nostro Paese effettuata da CRIBIS attraverso Margò, la nuova piattaforma per lo sviluppo commerciale realizzata dalla società del gruppo CRIF specializzata nella business information.Solo il 4,6% delle imprese italiane dimostra un’elevata propensione all’internazionalizzazione. Il Nord è l’area geografica con la percentuale più alta (74,6%) di aziende che investono maggiormente all’estero, hanno avviato attività di export, fanno parte di filiere internazionalizzate o di grandi gruppi globali. Sul podio della classifica regionale stilata da CRIBIS troviamo Lombardia (9,3%), Veneto (7,9%) e Friuli – Venezia Giulia (7,4%). Seguono Emilia – Romagna (6,6%) e Toscana (6,2%), mentre all’ultima posizione c’è la Calabria (0,5%), preceduta da Sardegna, Basilicata (entrambe con lo 0,7%) e Molise (0,8%).“Le aziende italiane, in particolare le PMI, stanno affrontando la ripartenza dopo il lockdown dovuto all’emergenza Covid-19, con difficoltà per il made in Italy e le nostre esportazioni”, dichiara Marco Preti, amministratore delegato di CRIBIS. “Mai come in questo momento è necessaria la massima attenzione per non perdere posizioni nella catena produttiva internazionale e far sì che la ripartenza diventi un’occasione di rilancio”.A livello provinciale, alle spalle di Vicenza, Lecco e Varese troviamo nell’ordine Como e Monza e Brianza (pari merito con il 10,3%) e solo dopo Milano con il 9,7%, che ovviamente è in testa per numeri assoluti (12,9% del campione preso in esame). Chiudono la classifica Crotone, Sud Sardegna, Vibo Valentia, Cosenza, Reggio Calabria e Nuoro, tutte con lo 0,5%.Per quanto riguarda i settori merceologici, a livello macro guardano ai mercati esteri soprattutto “industria e produzione” (62,7%), “commercio all’ingrosso” (19,9%) e “servizi” (9,6%), mentre fra i micro-settori il più rappresentativo è quello dell’ “industria manufatti in metallo” (3,8%), seguito da “commercio all’ingrosso” (2,6%), “servizi commerciali” (2,5%) e “industrie della gomma e plastica” (2%).

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InfoCert punta sulla Romania

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

InfoCert (Tinexta Group), la più grande Certification Authority a livello europeo, annuncia di aver avviato un presidio commerciale in Romania per lo sviluppo del mercato locale, considerato ad alto potenziale per la digitalizzazione. La decisione rientra nel piano strategico di espansione internazionale di InfoCert e, in particolare, nell’area Eastern Europe dove l’azienda è già attiva in paesi quali Slovenia, Croazia, Polonia e Ungheria.Il mercato digitale della Romania è uno dei più dinamici e a maggiore tasso di crescita dell’area Eastern Europe, potendo contare su un settore bancario tra i più sviluppati ed innovativi dell’area e con una storica presenza dei principali gruppi bancari europei già clienti di InfoCert.Al mercato rumeno, InfoCert offre i servizi e le soluzioni best-in-class di digital trust con cui si sta affermando in tutta Europa: basati su tecnologie all’avanguardia e già conformi al quadro normativo europeo e rumeno, le soluzioni InfoCert sono in grado di soddisfare le esigenze sempre più complesse dei clienti, talvolta chiamati a fronteggiare sfide inaspettate e difficili come l’attuale emergenza sanitaria globale per il COVID-19 e il repentino esplodere di fenomeni quali lo smart working.Mai come ora, infatti, le soluzioni per concludere transazioni digitali con pieno valore legale – quali Firma Digitale e Conservazione Digitale – si sono rivelate fondamentali per chi deve gestire e promuovere il proprio business operando da remoto: ad esempio, per banche e istituti finanziari che consentono ai clienti di aprire conti correnti, ottenere finanziamenti o riscadenzare le rate dei mutui on-line; per le compagnie assicurative che riescono a far sottoscrivere polizze in tempo reale; per le aziende telefoniche che permettono ai clienti di richiedere e attivare una scheda SIM in tutta semplicità; o magari per un piccolo imprenditore che può firmare contratti con clienti e fornitori senza alcun bisogno di incontri di persona.

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Pandemia e saldi. Qualcuno ci spiega a cosa servono, oltre a sprecare soldi pubblici?

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

I saldi sarebbero dovuti partire i primi di luglio, ma le Regioni stanno decidendo per la partenza i primi di agosto. E, come nel caso della Toscana che ha deciso proprio ieri, è stato sospeso il divieto di vendite promozionali nei 30 giorni precedenti.
Non immaginiamo folle di consumatori che gioiscono a questa notizia, non solo perché di soldi in questo momento ce ne sono proprio pochi e – saldi o non saldi – comprare è difficile… poi figurati comprare con lo sconto dal 1 agosto per capi d’abbigliamento estivi…. Non solo per questo, ma perché nessun consumatore ha mai messo in dubbio che può acquistare quello che vuole, quando vuole a prezzi scontati che il mercato offre 365 giorni all’anno 24 ore su 24. Nonostante questo sussiste questo rito dei saldi. Perché lo rileviamo visto che non servono a nulla e tutti lo sanno? Perché la Regione pinco che delibera, e invia la delibera ai Comuni pallo, e tutti che approntano le modalità operative del caso, non hanno un costo zero per il contribuente. La Pubblica Amministrazione ha un costo ogni volta che scrive e distribuisce qualcosa: è una macchina burocratica che funziona coi soldi dei contribuenti. E se questa macchina funziona per qualcosa che non serve a nulla, i soldi pubblici vengono usati male e sono buttati dalla finestra. Quando si parla di semplificazione e delegificazione, oltre che slogan elettorali, si pensa alle cose concrete o no?
(Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Ferrovie: Rinasce il “Settebello”

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Rinasce, grazie all’impegno della Fondazione FS Italiane, l’ETR 302, conosciuto come Settebello, il mitico elettrotreno di lusso che fu inaugurato nel 1952, noto per l’eleganza delle sue forme, simbolo del made in Italy e del boom economico.La gara pubblica, curata da Trenitalia per conto della Fondazione FS, è stata aggiudicata alla ditta OMS – Officine Meccaniche Segni di Porrena (AR). Il valore complessivo dell’operazione ammonta a circa 13 milioni di euro, di cui quattro finanziati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo e i rimanenti nove dalla Fondazione FS tramite il Gruppo FS Italiane.I lavori di completo recupero estetico e funzionale dell’ETR 302 avranno una durata di circa tre anni, al termine dei quali tornerà a correre sui binari italiani, per turismo e per cultura, un autentico gioiello delle nostre Ferrovie, caratterizzato dalla ricostruzione esatta degli arredi e degli interni di design progettati da Giò Ponti e Giulio Minoletti, ma dotato al contempo di tutte le tecnologie moderne che consentiranno di viaggiare a 160km/h.Il treno, trainato da una locomotiva E656 della Fondazione FS Italiane, ha lasciato l’Officina Trenitalia di Voghera, dove era accantonato da anni, per essere trasferito a Roma e da lì ad Arezzo e poi a Porrena, nello stabilimento OMS dove l’ETR sarà riportato ai fasti originali.

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