Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Archive for 10 giugno 2020

L’urgenza per una riforma dell’agricoltura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

A pochi giorni dalla Giornata Mondiale dell’Ambiente, la Corte dei conti europea lancia un grave monito per l’agricoltura del Vecchio continente e il suo attuale modello di sviluppo – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. In una relazione speciale la Corte afferma senza mezzi termini che la Politica agricola comune non è riuscita a fermare il declino della biodiversità, a dispetto degli 86 miliardi stanziati dalla Commissione tra il 2014 e il 2020, di cui 66 destinati proprio alla Pac. In pochi decenni stiamo perdendo una ricchezza inestimabile: tra gli indicatori più significativi ci sono le popolazioni di farfalle e uccelli nei terreni agricoli, che dal 1990 sono diminuite del 30%.Il bilancio dell’ultimo settennato in materia di ambiente è insomma negativo e non potrebbe esserci riconoscimento più autorevole, perché a fare mea culpa sono le stesse istituzioni dell’Unione europea. È urgente cambiare rotta, facendo diventare l’agricoltura amica del pianeta attraverso tecniche di coltivazione agroecologiche che rispettino l’ambiente e promuovano la biodiversità – continua Tiso.La Corte dei conti spiega che il problema riguarda non solo le risorse, ma anche il sistema dei controlli, che finora si è rivelato inefficace. In particolare occorre ripensare le misure ‘verdi’, le condizionalità degli aiuti diretti, il monitoraggio delle spese e il regime delle sanzioni.A livello nazionale ed europeo, le indicazioni per una riforma dell’agricoltura sono ormai unanimi. Per questo crediamo che la discussione non possa più concentrarsi sul se ma sul come attuarla, senza dimenticare che per una svolta reale bisogna partire dal nodo delle risorse per poi affrontare la loro efficace gestione, inclusi i controlli e le sanzioni, senza trascurare nessun passaggio.

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I migliori ambasciatori? Sono le donne!

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

I migliori ambasciatori? Sono le donne! È una dei tanti aspetti poco noti di questa nobile ed antica arte raccontati da Guido Lenzi nel suo volume “La diplomazia. Passato, presente e futuro” Quella delle donne è la diplomazia che non figura nei libri di Storia, esercitata com’è per lo più dietro le quinte. Eppure – spiega Guido Lenzi nel suo volume “Diplomazia. Passato, presente e futuro”, fresco di stampa per Rubbettino nella collana di divulgazione Focus – quanto meno in Occidente, nessuna occasione sociale, dai balli a corte, alla cena intima, poteva ritenersi completa senza un’adeguata presenza femminile. Lenzi cita il Lisistrata di Aristofane in cui lo “sciopero” delle donne ateniesi e spartane costringe i loro uomini a pacificarsi: «se aveste cervello, trattereste le questioni di stato proprio come la nostra lana quando la matassa è ingarbugliata, la prendiamo e la dipaniamo sui fusi, facendone un grande gomitolo da cui tessere un’unica tunica per il popolo. Così sbroglieremmo la guerra». Grande lezione di consapevolezza femminile delle proprie capacità di mediazione, non c’è che dire. D’altro canto nel Seicento – è sempre Lenzi a ricordarlo – Callières raccomandava al diplomatico prudenza con le donne perché anche se «il potere delle loro grazie si estende spesso fino a a contribuire alla soluzione delle questioni più importanti dalle quali gli avvenimenti dipendono […] deve ricordarsi che l’amore si accompagna normalmente all’indiscrezione e all’imprudenza, e che appena si lasci assoggettare alla volontà di una bella donna, per quanto savio egli sia, corre il rischio di non essere più il custode del suo segreto. Lenzi riporta l’osservazione di Lady Henderson, consorte dell’ex ambasciatore britannico a Washington: «essere la moglie di un componente del corpo diplomatico è un lavoro in se stesso: in alcune destinazione è una carriera impegnativa a tempo pieno».Un mestiere, al quale soprattutto gli italiani, per secoli divisi, si sono affidati durante l’intero Medioevo, hanno raffinato nel Rinascimento, avvalendosene poi nel processo di unità nazionale, ricorrendovi infine nuovamente, dopo averlo trascurato per un Ventennio, agli albori della Repubblica. Ma del quale sembra si sia persa la cognizione, in un’Italia che per troppo tempo è vissuta nella scia della politica altrui.Nel momento in cui, nell’ennesima generalizzata transizione dei rapporti fra Stati, si tratta, a livello bilaterale e multilaterale, non soltanto di tutelare gli interessi nazionali, ma anche, forse soprattutto, di provvedere alla reintegrazione dell’intero sistema internazionale. Un volume, questo, che colma una lacuna nella nostra pubblicistica recente, ad opera di un diplomatico che dei rapporti europei, transatlantici ed est-ovest si è occupato per oltre quarant’anni. Che ripropone all’attenzione nazionale la storia e la persistente funzione di un mestiere che, come i fatti dimostrano, è da noi oggi alquanto trascurato. Un secolo fa, Visconti Venosta ci ammoniva ad essere «indipendenti sempre, isolati mai». E Benedetto Croce aggiungeva che «un paese che non ha una politica estera è destinato a subire o perire».
Guido Lenzi si avvale dell’esperienza acquisita in oltre quarant’anni di attività diplomatica, svolta prevalentemente nei contesti Est-Ovest (Londa, Nato, Mosca) e multilaterali (Nazioni Unite, OSCE), nonché quale Direttore dell’Istituto Europeo di Studi Strategici a Parigi.

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Lombardia: Nuovo modello sanitario con al centro medici e operatori sanitari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

I lombardi meritano una sanità pubblica di qualità che sia in grado di curarli. Servono investimenti nella rete dei medici di famiglia e nella sanità territoriale, quella che il centrodestra ha smantellato in questi anni.Annunciare un mega ospedale da mezzo miliardo di euro, senza avere una visione, senza alcuna condivisione con il territorio, e soprattutto senza mettere in discussione il modello di gestione della sanità lombarda, è la classica operazione da venditori di fumo. Un tentativo di spostare l’attenzione dal fallimento del “modello” leghista di sanità lombarda alla solita proposta propagandistica che se andrà in porto si vedrà tra dieci anni.
Al contrario i lombardi devono avere risposte subito. In modo concreto e realistico chi governa in Lombardia si adoperi subito per valutare i costi e le opere necessarie per consolidare e migliorare l’Ospedale Maggiore di Cremona, e al contempo pensi anche a come valorizzare le altre strutture della provincia per rafforzare tutta la rete territoriale e non indebolirla come ha fatto in questi anni.Questa la reazione del Movimento 5 Stelle, per voce del Senatore Danilo Toninelli e del Consigliere Regionale Marco Degli Angeli, alla proposta dell’europarlamentare di Forza Italia, Salini, di costruire con in fondi del MES un nuovo ospedale da 450 milioni a Cremona.Toninelli e Degli Angeli non si limitano a pensare solo all’infrastruttura ma guardano anche ad un nuovo modello sanitario. “Abbiamo bisogno di maggiori investimenti nella sanità pubblica, del ripristino della rete di medicina di base del territorio, di assistenza domiciliare, dell’infermiere di famiglia, del rafforzamento dei consultori e di più programmi di prevenzione.
Occorrono investimenti in studi epidemiologici, ricerca, in particolare quella oncologica, e laboratori di diagnosi”.Continuano i due portavoce cremonesi del M5S: “Le sparate mediatiche che arrivano dagli esponenti di quella parte politica che per anni ha condiviso e tutt’oggi difende il modello di Sanità voluta da Formigoni e Maroni, rasentano il ridicolo.
Dispiace che anche qualcuno del Partito Democratico si lasci attirare da questo agghiacciante eco di sirene. Tutto questo – concludono Degli Angeli e Toninelli -, non può poi prescindere dalla stabilizzazione dei contratti di medici, infermieri e operatori sanitari, che da anni vivono nel limbo del precariato”.Abbiamo già visto con l’ospedale in Fiera di Milano, che un contenitore vuoto senza risorse umane professionali è un mero spot elettorale. Il M5S in Lombardia lotta da anni per un rafforzamento della sanità pubblica. Ora è giunto il momento che Fontana e la sua compagine di centrodestra ci ascoltino e la smettano di far ingrassare la sanità privata a discapito di quella pubblica.”

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Medici di famiglia, è rischio boom pensionamenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Dopo l’onda del Covid-19, per i cittadini bergamaschi potrebbe arrivare quella del pensionamento in massa dei medici di famiglia. Dei circa 600 operanti in provincia entro fine anno potrebbe andarsene via – per pensionamento, data l’alta età media, ma non solo – un centinaio, uno su cinque. L’allarme lo lancia Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo. Che spiega: «In ambito Enpam, i requisiti per l’età pensionabile del professionista maturano a 62 anni, il medico di famiglia può cessare dalla convenzione a 68 anni, molti continuano fino a 70 anni. E così hanno fatto molti colleghi in tempo di Covid-19, sfidando la malattia e restando al loro posto. Ma adesso i cambiamenti organizzativi e gli orizzonti della medicina generale, che non sono rosei, potrebbero rivelarsi un incentivo all’esodo». Resterebbe sguarnita in primo luogo l’assistenza primaria. «In genere l’età del pensionamento dipende anche da quanto il medico ha contribuito alla sua previdenza, dall’eventualità che si sia costruito un assegno pensionistico “robusto” sia sulla base del numero di scelte e delle voci contrattuali che “fanno pensione”, sia fruendo dei riscatti (periodo di laurea, allineamento) e della possibilità di modulare le aliquote aggiungendo percentuali di retribuzione fisse ai contributi, con versamenti ulteriori. Meno un collega ha convenienza ad andarsene, più resta fino all’ultimo. Da inizio anno però sono andati via in 50 e ora, allentatasi l’emergenza, c’è persino il rischio di un incremento degli esodi».Tra l’altro, Bergamo non soffre solo di pensionamenti. «Su 600 posizioni di assistenza primaria totali avevamo 55 colleghi incaricati e 22 hanno dato le dimissioni». Colpa non solo dell’età anagrafica, quindi? «L’incaricato guadagna poco, alla fine porta a casa meno di un medico di continuità assistenziale. Deve provvedere allo studio, alle spese d’affitto, e prende lo stipendio di base. È vero, si aprono delle possibilità più rapidamente per entrare in convenzione se si è giovani. Ma non si risolve né il problema assistenziale della comunità – dato che le scelte in carico sono poche – né il problema di darsi da vivere, economicamente. Più di 600 scelte se frequenti il tirocinio triennale non si possono avere; ed è giusto, perché il corso necessita attenzione e frequenza, ma con quelle dove si va? Alla fine se si frequenta il corso spesso è più remunerativo fare ore in continuità assistenziale».
Non è tutto. Governo centrale e regioni starebbero snobbando la medicina generale, in un momento peraltro delicatissimo. «Stanno passando cose che non vanno bene», dice Marinoni. «La Fnomceo ha già avvertito della necessità di incrementare le borse di studio. Lo scorso anno furono 2 mila, quest’anno si avverte il rischio di tornare ai livelli precedenti. Sarebbe un problema grave dati i trend di pensionamento». La categoria è stata inoltre la più falcidiata dal coronavirus, in termini di decessi. «Sarebbe un gesto gradito un bonus da parte della regione ai medici di famiglia, non dico un’una tantum pari a quella dei colleghi ospedalieri, ma qualcosa anche di simbolico. Peraltro fin qui non è previsto niente». Quella di Marinoni non è una richiesta ma una riflessione. Cui se ne aggiunge subito un’altra: «L’incremento per l’infermiere di studio, 10 milioni, oltre alla messa su strada degli aumenti già stabiliti nelle convenzioni, è tutto quello che fin qui si è visto per la categoria, ma noi avremmo bisogno di far funzionare gli studi con personale e relativi incentivi. La Regione vorrebbe i medici di famiglia sia sentinelle del territorio contro la pandemia, e sul fronte anche contro le cronicità. Ma occorre una grande riflessione a livello nazionale e locale, finora abbiamo assistito a manovre di corto respiro, agli stanziamenti per le unità speciali di continuità assistenziale-Usca per la gestione a casa dei pazienti Covid… In realtà si tratta di risorse per il 2020, e allocate per una funzione che si spera non duri per sempre e che lo stesso medico interpreta come temporanea. È tempo di guardare al futuro». (By Mauro Miserendino, fonte Doctor33)

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Regione Sicilia: «Pieni poteri a Musumeci? Siamo al delirio istituzionale»

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

«Le Imprese e i lavoratori siciliani hanno bisogno di investimenti, di velocizzare e sburocratizzare le pratiche e le procedure per creare sviluppo e lavoro e non di attacchi alle regole fondamentali della democrazia e di uomini soli al comando»A dirlo è Pippo Zappulla, segretario regionale di Articolo uno in Sicilia.
«I pieni poteri – continua Zappulla – al presidente della giunta regionale, pretesi in caso di emergenza sostitutivi delle competenze e prerogative dei Comuni e dei sindaci, sono un atto volgare e tutto ideologico di violazione degli elementari equilibri democratici. Le ultime vicende giudiziarie, che hanno coinvolto il sistema degli appalti nella sanità e la gestione dei rifiuti, stanno semmai a dimostrare che in Sicilia c’è più bisogno di regole trasparenti e di tenere ancora più alta l’asticella della legalità e della vigilanza democratica». «Le forze politiche, economiche e sociali – conclude Zappulla – che hanno a cuore gli interessi e i diritti dei siciliani chiedano con forza che quel disegno di legge venga ritirato».

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Al 67% le vendite a domicilio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Ripartenza in positivo per la vendita a domicilio, comparto che in Italia occupa oltre mezzo milione di persone e vale 3,6 miliardi di euro. A diffondere i primi dati post Covid-19 è Univendita, la maggiore associazione di categoria del settore, che da un’indagine fra le proprie aziende associate (che rappresentano il 46% del valore dell’intero comparto) evidenzia come le vendite a domicilio, nelle prime due settimane di riapertura, stiano procedendo a un ritmo pari al 67% rispetto a quello rilevato nello stesso periodo dell’anno scorso, con segnali di crescita.
Con la ripresa delle attività nelle case degli italiani c’era il timore di incontrare porte e chiuse e diffidenza, ma così non è stato. «In realtà c’è una grande voglia di socialità e contatti umani, e i risultati dei primi 15 giorni della Fase 2 ce lo confermano –prosegue Sinatra–. Il feedback che ci arriva dai clienti è che la vendita a domicilio è una modalità estremamente gradita perché dà la possibilità di vedere il prodotto prima di acquistarlo e di ricevere una consulenza personalizzata, cosa impossibile nell’e-commerce. E, dall’altro lato, consente di evitare le code e le situazioni di affollamento che potrebbero invece verificarsi nei negozi fisici». Naturalmente tutto questo deve avvenire nella massima sicurezza, a tutela della salute sia dei consumatori, sia degli incaricati alla vendita. Per questo Univendita, responsabilmente, ha creato le linee guida per una vendita a domicilio in sicurezza: tutti i venditori delle aziende associate sono quind istati formati, dotati dei dispositivi di protezione (mascherine, guanti monouso, gel igienizzanti) e svolgono le dimostrazioni di prodotto mantenendo la distanza interpersonale di almeno un metro.

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Maltempo: impatto sui prezzi all’ingrosso della frutta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Dalle elaborazioni di Borsa Merci Telematica Italiana (BMTI) sulle rilevazioni effettuate nei mercati all’ingrosso appartenenti alla Rete di Imprese ITALMERCATI, il maltempo degli ultimi giorni non sta provocando effetti sui prezzi all’ingrosso della frutta nazionale.L’andamento dei prezzi all’ingrosso di questa settimana, infatti, è determinato da un livello medio-basso della domanda nei confronti della frutta estiva da parte del consumatore che ancora non è proiettato all’acquisto di prodotti tipici di questo periodo.Per quanto riguarda le albicocche, si registrano prezzi che vanno da 2,20 a 2,80 euro/Kg. A causa dei forti danni alla produzione causati dalle gelate di fine marzo, non ci si aspetta una flessione dei prezzi.Qualità molto buona per le ciliegie e quotazioni in calo rispetto alla settimana precedente, seppur nella norma rispetto alla media del periodo, che vanno dai 4,00 ai 5,00 euro/kg con punte di 6,00 euro/Kg per i prodotti a marchio, come le ciliegie di Vignola IGP. Nonostante le piogge degli ultimi giorni, non si è verificato il fenomeno della fessurazione tipico di questo prodotto. Questo vuol dire che l’acqua assorbita dai ciliegi in questi giorni non ha raggiunto quantità così elevate da causare lo spaccamento del frutto che presenta, infatti, un buon aspetto.Domanda medio-bassa anche per pesche e nettarine con prezzi che vanno da 1,50 a 2,00 euro/Kg per il prodotto di calibro maggiore, fino a 2,50 euro/Kg per le nettarine sempre di calibro maggiore.Anche per l’anguria il maltempo non sta incidendo sulla qualità del prodotto ma sta frenando i consumatori all’acquisto. Nonostante questo sono stati registrati prezzi nella norma rispetto alla media del periodo che vanno dai 0,70 ai 0.80 euro/kg.Prezzi del melone retato leggermente al di sopra della media con una forbice che va da 1,30 a 1,80 euro/Kg grazie ad una aumento della domanda per questo prodotto.Italmercati è la rete d’imprese a cui aderiscono i principali mercati all’ingrosso italiani finalizzata a restituire centralità ai mercati e agli operatori come obiettivo principale.Borsa Merci Telematica Italiana S.c.p.A. (BMTI) è il mercato telematico dei prodotti agricoli, agroenergetici, agroalimentari, ittici e dei servizi logistici.

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10 regole d’oro della prevenzione per “non perdere di vista” il benessere dei propri occhi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Assicurarsi che sia le lenti chiare sia quelle da sole proteggano dalle radiazioni UV fino a 400nm, lo standard di riferimento raccomandato dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Poter indossare quotidianamente delle lenti da vista chiare che garantiscano la stessa protezione UV fornita dagli occhiali da sole, è oggi possibile grazie alla tecnologia UVProtect, che, da aprile 2018 è integrata di serie e senza costi aggiuntivi in tutte le lenti da vista chiare ZEISS.
Non portare le lenti a contatto per più di 6-8 ore al giorno, compatibilmente con la tollerabilità individuale. È sconsigliato utilizzarle al mare e in piscina perché possono contaminarsi e, quindi; esporre i nostri occhi ad un rischio maggiore di cheratiti e congiuntiviti.
Seguire una dieta sana, ricca di frutta, verdura e acidi grassi omega-3 protegge la salute generale, vista compresa, contribuendo a prevenire malattie cardiovascolari e diabete.
Polvere, sabbia, trucchi e detersivi sono agenti che possono irritare gli occhi. Se si notano occhi rossi o infiammazioni è meglio evitare rimedi “fai da te” e contattare un medico oculista.
Testare periodicamente, anche a casa, la capacità visiva e accomodativa degli occhi guardando alternativamente vicino e lontano, chiudendo un occhio per volta. Se si nota qualche difficoltà, è consigliabile effettuare un controllo da un professionista della visione .
Limitare l’uso dei dispositivi digitali nelle ore serali: emettono luce blu che potrebbe disturbare la qualità del sonno.
Fare delle pause regolari in caso di uso prolungato di schermi digitali (15 minuti ogni 2 ore), limitare i riflessi sullo schermo, non leggere controluce. L’utilizzo di lenti specifiche per attenuare la luce blu garantisce una visione nitida, senza affaticamento e una postura rilassata.
Sottoporsi a una visita di controllo presso un medico oculista almeno ogni 2 anni o, se si hanno più di 65 anni, una volta all’anno, aggiungendo anche l’esame del fondo oculare.
Rivolgersi al medico qualora si percepissero sintomi come lampi, vista offuscata o restrizioni del campo visivo.
Per chi passa molto tempo alla guida, è preferibile utilizzare lenti specifiche che riducono l’abbagliamento e rendono la guida sicura e confortevole anche in condizioni di scarsità di luce.

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Salute: il fallimento della catena odontoiatrica Dentix

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Lascia centinaia di pazienti senza cure e con ingenti prestiti. Necessaria una riforma del settore che preveda un potenziamento del pubblico e un controllo sul privato.Sono centinaia i pazienti coinvolti nel fallimento della catena odontoiatrica Dentix Italia. Una situazione che si ripete con una ciclicità inaccettabile: sono infatti trascorsi appena pochi mesi dal fallimento di un’altra clinica odontoiatrica, Idea Sorriso, che ha lasciato senza cure e con molti debiti i cittadini che avevano prenotato delle cure.Dentix Italia fa capo alla Dentix Spagna, che ha fatto richiesta in tribunale di istanza pre-fallimentare. È presente nel nostro Paese con 57 ambulatori, concentrati in 12 regioni e, da giorni, gli operatori non rispondono più ai pazienti e le cliniche sembrano aver cessato, di fatto, l’attività.La vicenda si ripete con lo stesso copione di Idea Sorriso: i pazienti vengono indotti ad accendere un finanziamento per affrontare le cure odontoiatriche necessarie. In tal modo Dentix incassa subito l’intero ammontare della parcella e il consumatore si fa carico degli interessi da riconoscere alla finanziaria complice. Dopodiché le cure proseguono lente e a singhiozzo: da alcune testimonianze emerge il forte sospetto che i pazienti siano indotti a sottoporsi a interventi sanitari non necessari e non appropriati. Ora sopraggiunge lo stop operativo.Ricordiamo a tutti i cittadini coinvolti che gli sportelli salute di Federconsumatori sono a disposizione per assistenza e informazioni sulle attività da mettere in campo per la loro tutela sul piano giuridico e medico-legale.Chi opera scorrettamente, approfittandosi della necessità di cura dei cittadini, non potrà e non dovrà farla franca: a maggior ragione in un momento come quello che le famiglie stanno attraversando all’indomani della pandemia e delle pesanti conseguenze sul piano economico che ha determinato.Le cure odontoiatriche per troppi cittadini sono divenute un vero e proprio calvario: abbandonati dal settore pubblico, vittime, nel privato non regolato, di società di capitali, votate al puro incasso finanziario e spesso prive di deontologia medica.Per questo ci siamo rivolti al Ministro Speranza, chiedendo un incontro per discutere e pianificare una necessaria e urgente riforma del settore, che preveda, da un lato, investimenti diretti da parte del settore pubblico (Stato e Regioni), dall’altro, una regolazione del settore privato che metta al centro la forma societaria della Società Tra Professionisti (STP), con uno stop alle società di capitali. Questa soluzione, a nostro avviso, meglio di altre riesce a coniugare maggiori garanzie per i cittadini dal punto di vista della sicurezza e completezza delle cure, nonché della solidità del soggetto erogatore.

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L’educazione finanziaria degli under 18 passa dall’utilizzo del conto online

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Gli studenti italiani hanno scarse competenze finanziarie: uno su cinque non conosce neppure i concetti base per poter assumere decisioni consapevoli. Ci sono diversi fattori che influiscono su questa situazione: dall’ambiente in cui crescono, al tipo di scuola che frequentano, al confronto con i genitori. Tuttavia, a parità di tutte le altre condizioni, i ragazzi che maneggiano un conto corrente e quelli abituati a fare acquisti online ottengono tra i 20 e i 28 punti in più rispetto alla media nei test che misurano le loro conoscenze nel settore. Lo rileva l’ultimo aggiornamento dell’Ocse-Pisa sulla Financial Literacy https://www.oecd-ilibrary.org/education/pisa-2018-assessment-and-analytical-framework_b25efab8-en, attestando che consentire ai giovanissimi di accedere a strumenti pratici di gestione del denaro, soprattutto se digitali, aiuti a migliorare la loro consapevolezza sui temi collegati e, in sostanza, contribuisca alla loro educazione finanziaria.
L’apertura di un conto HYPE per minori avviene completamente online, previo consenso di un genitore o tutore legale. Il genitore ha la facoltà di eseguire il login in qualsiasi momento, accedendo agli estratti conto del minore e visionando quindi i dettagli dei movimenti e qualunque altra informazione utile a un costante monitoraggio.Ad ulteriore garanzia di sicurezza, sono stati inibiti gli acquisti da parte di HYPE per minori presso alcune tipologie di negozi, ad esempio, quelli che appartengono al settore dei tabacchi o a quello delle scommesse. La app prevede, inoltre, la funzionalità di “messa in pausa istantanea” degli acquisti, ed è coperta dal programma “protetti sempre e ovunque” di MasterCard, che rimborsa in caso di eventuali acquisti non autorizzati. Ogni mese, quindi, i genitori ricevono tramite posta elettronica un riepilogo delle operazioni effettuate dal proprio figlio con HYPE, con l’indicazione delle entrate, delle uscite e dei relativi importi, e delle spese effettuate sia nei negozi fisici sia online; i genitori possono inoltre chiedere approfondimenti sull’operatività contattando il servizio di assistenza.

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Scuola. Bonaccini tre miliardi per ripartire, Anief: non bastano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ha affermato che “abbiamo studiato il documento tecnico-scientifico: abbiamo letto, nella parte centrale, che c’è un confronto tra quello che sta avvenendo in Italia e in Europa. Ma la parola chiave è ‘distanziamento’: noi abbiamo un numero ridotto di classi in Italia, dopo un dimensionamento che negli ultimi 12 anni ha falcidiato 4 mila istituti, tagliato 300 mila posti nel settore scuola, università e ricerca e dismesso 15 mila edifici scolastici, che appartengono allo Stato, ma non sono più utilizzati. Quindi, se volessimo sdoppiare le classi, il posto dove mettere gli alunni che non entrano nelle scuole lo Stato ce l’ha”. Inoltre, “il problema è che lo Stato sembra volere ridurre le lezioni a 40 minuti e fare orari scaglionati: un’eventualità, questa, però molto difficile, perché dovrebbe prevedere un’elasticità oraria anche nel mondo del lavoro, sia pubblico che privato, in questo momento impensabile. Al momento, comunque, è bene ragionare sulla grandezza delle classi: se vogliamo mantenere il distanziamento sociale, se noi abbiamo un’aula media di 35 metri quadri, più di 15-16 alunni allora non ci possono entrare. In questo modo, limitando il numero degli allievi, non ci sarebbe bisogno di applicare i turni”.
È difficile non pensare che la scuola sia in ritardo sugli altri settori, a dispetto delle buone intenzioni”.Su questo punto, il presidente Anief Pacifico ha fornito un suggerimento: “Siccome sono in arrivo 172 miliardi per Recovery Fund, bisognerebbe riuscire a recuperare 10-12 miliardi di quei soldi per la Scuola, legandoli anche alla Sanità e alla Sicurezza. In questo modo, quindi uscendo dagli altri vincoli di bilancio, si andrebbe a ridare alla scuola, considerandole spese di funzionamento, quello che ha perso negli ultimi dodici anni.

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La crisi attuale ha cambiato i paradigmi del mondo del lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

I momenti di crisi sono sempre quelli che portano ai cambiamenti più grandi, perché richiedono ripensamenti, riorganizzazioni e nuove soluzioni. Sono anche i periodi di maggiore accelerazione di fenomeni già in corso. La crisi infatti “obbliga” le imprese a reinventarsi, a innovare velocemente, a digitalizzarsi per non soccombere; le imprese si ritrovano così a dover svolgere sempre più attività diverse, molte delle quali superano i confini delle proprie competenze.Prendiamo per esempio uno studio di architettura che deve far lavorare da remoto alcuni dei suoi dipendenti. Chi, all’interno dell’azienda, si potrebbe occupare delle attivazioni tecnologiche necessarie per lo smart working? È probabile che la società non abbia un reparto IT che possa avviare il sistema e magari fare assistenza. O ancora, prendiamo ad esempio un’azienda italiana che fino a prima della crisi vendesse principalmente attraverso il canale fisico del negozio: moltissimi sono i casi di imprese che in questi mesi hanno dovuto creare da zero una piattaforma per l’e-commerce e che la dovranno mantenere attiva anche nei mesi a venire. Ma come fare se non si hanno le competenze tecniche o anche solo il tempo necessario? Assumere una persona o affidarsi a una società esterna specializzata? Ecco perché i problemi di tempo e di risorse (non solo finanziarie) possono essere facilmente risolti con l’outsourcing. Ricorrere stabilmente a fornitori esterni per la gestione operativa di una o più funzioni aziendali può diventare una scelta strategica importante per le aziende, soprattutto in questo periodo di ripresa.Non solo nei periodi di emergenza: l’outsourcing si è rivelata una pratica efficace anche in situazioni di normalità, perché affidare a terzi una o più attività – anche solo per un certo periodo – può avere diversi vantaggi e garantire un approccio integrato, personalizzato, efficiente e spesso anche costi più contenuti.Quali sono i principali vantaggi dell’outsourcing? A livello finanziario, esternalizzare le attività consente di tenere sotto controllo i costi fissi e spesso permette una riduzione dei costi operativi. Ma forse ancora più importante è che l’outsourcing aumenta significativamente la flessibilità e migliora la produttività interna dell’azienda perché riduce l’utilizzo di risorse e tempo per le operazioni non-core, permettendo quindi a un’impresa di concentrare i propri sforzi economici e organizzativi nelle attività chiave. Affidarsi a società o professionisti esterni, esperti in un certo campo o materia, permette inoltre di aumentare l’efficienza dei processi, e in alcuni casi anche di aumentare il grado di innovazione della propria offerta.Costi, flessibilità, know-how: affidarsi all’outsourcing nel momento di crisi consente di rimanere competitivi. Regno Unito e Stati Uniti, dove questa pratica è diffusa da tempo, affidano all’esterno soprattutto la gestione delle risorse umane e le attività produttive; in Italia invece vengono appaltati all’esterno i reparti di IT, di produzione e di logistica. Darsi la possibilità di esternalizzare permette di crescere più velocemente ed è in generale un grande moltiplicatore. Di possibilità e di guadagno.

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“La “moneta fiscale” è una opportunità per il Paese?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Può aiutare le imprese a “bancare” i propri crediti senza incidere sul debito pubblico?” Su questo tema fondamentale per il rilancio del sistema Italia si è svolto un serrato approfondimento promosso da Fratelli d’Italia in un web meeting a cui hanno partecipato con diversi economisti promotori della Moneta Fiscale , Marco Cattaneo, Massimo Costa, Sylos Labini e Biagio Bossone, anche i responsabili economici e fiscali delle principali associazioni d’impresa, tra le quali Confcommercio, Confagricoltura,Confartigianato, Confesercenti, Cna, confindustria e Casartigani. Un confronto senza pregiudizi con la sola volontà di capire come meglio possa dispiegarsi l’iniziativa, quale le potenzialità e quali gli eventuali rischi, promosso da Adolfo Urso, senatore di FdI e responsabile del Dipartimento Impresa e Attività produttive, e di Andrea de Bertoldi, senatore di FdI e Segretario della commissione Finanze del Senato. “Ciò rappresenta – hanno sostenuto i due senatori di Fratelli d’Italia – una modalità di ascolto e di rappresentanza che il nostro partito intende attuare in ogni ambito con le forze produttive sui temi di maggior interesse per lo sviluppo economico della Nazione. La moneta fiscale, cioè la cartolarizzazione dei crediti di imposta, che permetterebbe una facile circolazione e bancabilità di tali crediti, potrebbe permettere infatti all’Italia una maggiore capacità propulsiva nella propria politica economica, e ciò risulta quanto mai attuale in questo momento anche per le rinnovate caratteristiche di cedibilità, che i decreti covid attraverso gli eco bonus attribuiscono ai crediti di imposta”. “Sono emerse potenzialità ma anche aspetti critici che sarà nostro dovere approfondire. Gli Stati Generali della economia si fanno ogni giorno in un rapporto fecondo e costruttivo e continuativo con le forze produttive” – hanno concluso i due senatori di Fratelli d’Italia.

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Codici: consumatori abbandonati dal Governo sui voucher

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Nessuna iniziativa, soltanto un immobilismo che sta causando danni a migliaia di italiani. Nonostante il richiamo dell’Unione Europea, nonostante il monito dell’Antitrust, il Governo continua a non fare nulla sui voucher che vengono imposti in caso di cancellazione di viaggi, vacanze, eventi culturali o sportivi.“Con la sua inerzia – afferma Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – il Governo ha abbandonato i consumatori. Non sta fornendo nessuna tutela, li sta costringendo a subire pesanti penali in caso di cancellazione, ad esempio, di un viaggio oppure ad accettare un voucher che non sanno se e quando potranno utilizzare. Eppure l’Unione Europea è stata chiara, i consumatori hanno il diritto di scegliere tra voucher e rimborso. Anche l’Antitrust l’ha sottolineato. Ci saremmo aspettati un cambio di rotta da parte del Governo, che invece purtroppo si sta dimostrando ostaggio delle lobbies economiche”.Codici ha avviato, insieme all’associazione Aeci, la campagna “Voucher? No, grazie!”. Si tratta di un’iniziativa per tutelare i consumatori ai quali viene negata la possibilità di scegliere il rimborso, obbligandoli ad accettare il voucher.

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Effetto Covid19 sulle città metropolitane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Torino, Venezia, Genova e Cagliari sono le città metropolitane che in termini percentuali risentiranno di più delle conseguenze della pandemia, a causa della sofferenza di settori fondamentali nella loro economia (in ordine: automotive, turismo, trasporto marittimo e raffinazione petrolifera). Al contrario, Catania e Bari, ma anche Bologna e Milano (che però è la più colpita in valori assoluti), sembrano meno esposte alle perdite, sia in uno scenario soft senza ulteriori lockdown, sia in uno scenario hard con altri periodi di chiusura fino a fine anno.
A dirlo è uno studio realizzato da Cerved per ANCI, l’Associazione nazionale dei Comuni italiani, in cui si monitora l’andamento di oltre 1.600 settori produttivi e si quantifica l’impatto del Covid19 sulle imprese delle 14 città metropolitane italiane. Secondo Cerved, tra i principali operatori nella gestione del rischio di credito, le città metropolitane potrebbero subire nel prossimo biennio una perdita di fatturato dai 244 ai 320 miliardi di euro, quasi la metà del totale nazionale, a seconda dell’evoluzione del contagio e della “specializzazione” dell’economia locale. Nel caso soft, perderebbero quest’anno l’11,8% dei ricavi (un po’ meno della media italiana, -12,7%), con un rimbalzo nel 2021 del 10,2% che non riporterebbe però i fatturati ai livelli del 2019 (-2,8%); in quello hard, la caduta dei ricavi sarebbe maggiore (-16,4%), anche se sempre inferiore alla media (-18,0%), e con un gap più ampio rispetto al 2019 (-4,3%).
Nel 2020 la città più colpita in termini percentuali (perché l’ordine cambia se invece si considerano i valori assoluti) risulta essere Torino, che registra un calo dei ricavi del 14,4% nel caso soft e del 20,2% in quello hard, seguita da Venezia (13,8% e 19,2%), Genova (12,5% e 17,9%) e Cagliari (12,4% e 18,2%), che alternano terzo e quarto posto in base allo scenario. Seguono Messina (-12,4% e -17,7%), Napoli (-12% e -17,5%), Firenze (-12% e -17,2%) e Palermo (-12% e -17,1%), che però nello scenario peggiore è, insieme a Venezia, quella che chiuderà il 2021 con lo scarto maggiore sul 2019 (-5,7%).
Ancora: Roma (-11,8% e -16%), Bologna (-11,2% e -15,8%), Milano (-11% e -15,4%) e Reggio Calabria (-11% e -16%, quindi al livello di Roma nello scenario hard). Chiudono la classifica Bari (-10,6% e -15,1%) e Catania (-9,4% e -13,2%). In termini assoluti, invece, le maggiori perdite di fatturato nel biennio 2020-21 riguarderebbero Milano (da 74 a 97,6 miliardi di euro in meno in base allo scenario), Roma (da 63,2 a 82,4), Torino (da 26 a 34), Bologna e Napoli, entrambe da 15,4 a oltre 20 miliardi, Firenze (da 13,5 a 17,7), Genova (da 9,2 a 12,5) e Venezia (da 9 a 11,7).
Ovviamente, gli effetti più pesanti riguardano le zone con la maggiore concentrazione di settori gravemente danneggiati, con una perdita di più di un quarto del fatturato nel 2020 (oltre il doppio della media): attività in cui è difficile rispettare le norme di distanziamento, legate alla mobilità o con un forte calo dell’export. La città metropolitana con la più alta quota di fatturato in questi ambiti è Torino (44,7%), seguita da Firenze (37,6%) e Venezia (35,7%). Ma ci sono anche casi in cui è maggiore il peso dei settori “anticiclici”, che si sono distinti per l’andamento positivo e che incidono in particolare sui ricavi di Catania (20%), Reggio Calabria (19%) e Firenze (17%).
Un’altra chiave di lettura riguarda l’occupazione: in questo caso è Venezia la città che in percentuale risulta più esposta allo shock, con 73.500 dipendenti nelle attività a maggiore impatto (42,6%), seguita da Messina (17.500, il 41% del totale) e Napoli (oltre 133.000, il 39,1% del totale). Paradossalmente Milano, con quasi 307.000 dipendenti a rischio, risulta ultima (29%).
Infine, lo studio segnala quali siano, in ogni città metropolitana, i settori che nel biennio 2020-21 subiranno il maggior calo di fatturato: a Torino, si prevede che l’automotive perderà 6,6 miliardi di euro, che salgono a 10 se si considerano gli altri comparti della filiera (concessionari e componenti). Venezia risentirà, invece, del calo della domanda turistica, in particolare nel settore alberghiero (-0,8 miliardi di euro) e del trasporto passeggeri per vie d’acqua interne (-0,4miliardi).
Gli alberghi sono il settore più colpito anche a Messina (-0,2 miliardi) e figurano ai primi posti a Napoli (-0,7 miliardi) e a Cagliari (-0,1 miliardi), dove però vanno molto peggio l’automotive (-2,1 miliardi) e la raffinazione petrolifera (-1,5 miliardi). A Firenze il crollo riguarda la pelletteria e valigeria (-2,2 miliardi), a Genova i trasporti marittimi (-2 miliardi), con impatti sulla cantieristica (-0,6 miliardi). A Roma le perdite più consistenti si registrano nella distribuzione di carburanti e combustibile extra-rete (-11,4 miliardi), a Milano, nei concessionari di autoveicoli e motocicli (-7,1 miliardi).

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Stati Uniti d’Europa. Regno Unito, Brexit e pandemia. Dove vanno i britannici?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Essere stato. E’ l’infinito passato del verbo essere e ci ricorda il Regno Unito. Un tempo era l’Impero Britannico, esteso dalle Americhe all’Australia, dall’Egitto al Sud Africa, dall’India all’Irlanda. Oggi si limita al Regno Unito, minato da fermenti autonomistici della Scozia e dell’Irlanda del Nord.Il Regno Unito rappresenta il 3,2% del Pil mondiale, a fronte di colossi quali gli Usa, la Cina e la stessa Unione europea ma, quattro anni fa, si svolse il referendum per la Brexit, i cui negoziati sono ancora in corso per definirne le modalità e il tutto è complicato dall’impatto della pandemia sul tessuto sociale ed economico britannico che, per tre quarti, è dato dal settore dei servizi.Quali scelte geopolitiche ed economiche per il Regno Unito? Gli Usa dell’America First? La Cina espansiva di Xi? Un ritorno in ambito europeo? O una posizione indipendente, memore dei fasti antichi, ma che deve fare i conti con la realtà? Non ci pare che l’attuale dirigenza politica britannica, in particolare del premier Boris Johnson, abbia la capacità di trovare spazi per una posizione indipendente. Si è visto da come ha affrontato la pandemia e abbiamo serie perplessità sulla capacità di affrontare quella economica.Dicevano, nel Regno di Sua Maestà, che la nebbia sulla Manica isolava l’Europa, ora, per volontà britannica, ha isolato il Regno Unito. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Approvato dall’Unione Europea il primo vaccino antinfluenzale quadrivalente adiuvato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

La Commissione europea ha approvato oggi l’utilizzo in tutta l’Europa del primo vaccino antinfluenzale quadrivalente adiuvato. Questo nuovo vaccino si basa sulla ben consolidata tecnologia, già utilizzata in un vaccino antinfluenzale trivalente adiuvato (aTIV), disponibile in diversi Paesi europei. Nelle persone di età superiore ai 65 anni, aTIV ha dimostrato una maggiore efficacia rispetto ai vaccini antinfluenzali trivalenti standard non adiuvati.1 Il nuovo vaccino quadrivalente è specificamente concepito per proteggere gli adulti di età pari o superiore a 65 anni contro quattro ceppi di influenza stagionale: due ceppi A e due ceppi B, rispetto a due ceppi A e un singolo ceppo B contenuti nel vaccino attuale.2 Il nuovo vaccino quadrivalente adiuvato (aQIV) sarà prodotto da Seqirus, uno dei maggiori produttori europei di vaccini antinfluenzali e leader mondiale nella prevenzione dell’influenza.Da oltre vent’anni in Italia il vaccino trivalente adiuvato viene utilizzato per la protezione della popolazione anziana, specialmente se a rischio. Nel Regno Unito, inoltre, il vaccino trivalente adiuvato è quello primariamente raccomandato nella fascia di età superiore ai 65 anni. Nella stagione influenzale 2018/2019, il Sistema Sanitario inglese (Public Health England) ha effettuato uno studio3 che ha dimostrato come l’efficacia sul campo del vaccino trivalente adiuvato nel prevenire l’influenza confermata in laboratorio sia stata del 62% (3,4%, 85,0%). È ben noto che nelle precedenti stagioni, quando veniva somministrato solo il vaccino non adiuvato a tutti i gruppi di età, l’efficacia negli anziani era molto più bassa rispetto a quella della popolazione adulta.
L’aggiunta di un ulteriore ceppo B al nuovo vaccino può fornire una copertura aggiuntiva, in particolare nelle stagioni influenzali in cui i ceppi B sono più dominanti, come quella del 2017/18. In quella stagione, quasi la metà di tutti i decessi per influenza nelle unità di terapia intensiva che riportavano i propri dati all’European Centre for Disease Prevention and Control era imputabile a virus del ceppo B. Con l’età, le persone anziane sperimentano un declino naturale del proprio sistema immunitario, e questo le rende più vulnerabili a contrarre l’influenza in forma grave. L’invecchiamento inoltre può anche ridurre la risposta immunitaria dell’organismo alla vaccinazione antinfluenzale. L’adiuvante presente in aQIV è concepito per potenziare la risposta immunitaria negli anziani e per contribuire a compensare gli effetti negativi dovuti all’età. “È importante poter disporre di vaccini adeguati all’età, per aiutare le persone anziane a proteggersi dall’influenza, in particolar modo in questo periodo”, ha affermato Raja Rajaram, Head of Medical Affairs in Europa. “Sappiamo che le persone vaccinate hanno meno probabilità di contrarre l’influenza: questo contribuisce ad operare una diagnosi differenziale e potenzialmente ad alleviare la pressione sui sistemi sanitari, già oberati a causa della pandemia da COVID-19. Come azienda, ci siamo concentrati sullo sviluppo di vaccini che offrano una migliore protezione ai soggetti particolarmente vulnerabili all’influenza. Siamo lieti di poter rendere disponibile anche in Europa questo vaccino, che fornisce agli operatori sanitari uno strumento aggiuntivo per essere in prima linea nella prevenzione dell’influenza”. La concessione dell’Autorizzazione all’Immissione in Commercio da parte della Commissione europea è il primo passo nel processo volto a rendere aQIV disponibile per l’uso nella stagione influenzale 2021/22.
L’influenza stagionale è una malattia infettiva comune e altamente contagiosa, che in molte persone può causare gravi malattie e complicanze potenzialmente letali. Secondo le stime dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC, Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), ogni anno in Europa tra 15.000 e 70.000 persone muoiono a causa di complicanze correlate all’influenza; il Centro, pertanto, promuove la vaccinazione annuale come il metodo di prevenzione più efficace.

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MEPs want consumers to have a central role in the green and digital transitions

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Empowering consumers in the green economy and managing any further disruptions as COVID-19 will be key in the future Consumer Agenda, said Commissioner Reynders to MEPs.Justice Commissioner Didier Reynders discussed today with the European Parliament’s Internal Market and Consumer Protection Committee the plans for the New Consumer Agenda, due to be presented by the Commission in the last quarter of the year to align consumer protection with today’s realities.The upcoming initiatives will aim at empowering consumers in the green and digital transitions, enforcing their rights and addressing how to improve protection for consumers disproportionately affected by the coronavirus pandemic, Reynders told the committee. “Consumer protection should be an integral part of the economic recovery and will help to increase the resilience of our economies”, he stated.Questioned on the right to repair and on planned obsolescence, the Commissioner reassured MEPs that they will be an important part of the circular economy and the consumer agenda. Some MEPs regretted, however, that various green transition and circular economy files have been postponed to next year, since sustainable product design should and will be key in the green deal and recovery.Several Members asked Reynders about what is being done to better protect consumers from scams and to avoid that unsafe products enter the EU market. The Commissioner reiterated the importance of working with online platforms and national authorities to ensure that scams are removed swiftly and to have a mandatory system to fight disinformation.Under the Consumer Agenda, the Commission will have to address some of the issues that were highlighted during the crisis, in order to ensure that consumers are not exposed to dangerous products or to disinformation, speakers said during the debate.On refunds and vouchers for travellers, Reynders reiterated that he will not hesitate to take the necessary action to ensure full compliance from travel companies and to protect the rights of travellers.On labelling, the Commissioner agreed with MEPs that consumers must have clear information on the origin and on the sustainability of the products, saying that the Commission will launch a consultation on the matter. He also pointed out that local production has become more important in the context of COVID-19.Artificial intelligence, consumer trust in the single market, common chargers, due diligence, and consumer class actions were among the other issues addressed by MEPs.

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COVID-19 and German constitutional court decision top meeting with ECB’s Lagarde

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

MEPs quizzed ECB President Christine Lagarde for the first time since the pandemic and the German constitutional court’s ruling on the ECB’s bondbuying programme.During the quarterly ‘Monetary Dialogue’ with Ms Lagarde on Monday, Economic and Monetary Affairs Committee MEPs focused almost exclusively on the ECB’s actions to dampen the pandemic’s negative effects on the economy and the decision of the German constitutional court on the ECB’s Public Sector Purchase Programme.Whereas numerous MEPs supported the ECB’s decisions to launch and recently strengthen its Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP), seeing it as essential to the EU’s economies, others mentioned various reasons why the Bank had done too much too soon. The detractors cautioned against the risk of providing cheap money to multinationals and environmentally dirty companies, allowing national governments to avoid providing fiscal stimuli, and continuing to penalise lenders and savers by keeping interest rates very low.Numerous MEPs asked about the effects of the German constitutional court’s unprecedented decision in May to dismiss a ruling of the European Court of Justice on the ECB’s Public Support Purchase Programme launched in 2015 to stabilise the Eurozone.A few MEPs asked how the concerns raised by the constitutional court would affect the need for the ECB to be held more accountable, namely through its relations with the European Parliament. Others asked about the potential effects on how the ECB would structure its other purchase programme (the PEPP), going forwards.

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Transport Committee approves major reform of road transport sector

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Transport Committee MEPs endorsed on Monday the deal reached with EU ministers on a major reform of the road transport sector.The revised rules for posting of drivers, drivers’ rest times and better enforcement of cabotage rules (i.e. transport of goods carried out by non-resident hauliers on a temporary basis in a host member state) aim to put an end to distortion of competition in the road transport sector and provide better rest conditions for drivers.Better working conditions for drivers
• The new rules will help to ensure better rest conditions for drivers and allow them to spend more time at home.
• Companies will have to organise their timetables so that drivers in international freight transport are able to return home at regular intervals (every three or four weeks depending on the work schedule).
• The mandatory rest period at the end of the week, known as regular weekly rest, cannot be taken in the truck cab. If this rest period is taken away from home, the company must pay for accommodation costs.Fairer competition and fighting illegal practices
• Vehicle tachographs will be used to register border-crossings in order to tackle fraud.
• Existing limits to cabotage remain the same (three operations within seven days).
• To prevent systematic cabotage, there will be a cooling-off period of four days before more cabotage operations can be carried out within same country with the same vehicle.
• To fight the use of letterbox companies, road haulage businesses would need to have substantial activities in the member state in which they are registered. The new rules will also require trucks to return to the company’s operational centre every eight weeks.
• Given that vans are increasingly used to provide international transport services, using light commercial vehicles of over 2.5 tonnes will also be subject to EU norms for transport operators, including equipping the vans with a tachograph.
Clear rules on posting of drivers
• The new rules on posting of drivers will give a clear legal framework to prevent differing national approaches and ensure fair remuneration for drivers.
• Posting rules will apply to cabotage and international transport operations, excluding transit, bilateral operations and bilateral operations with one extra loading or unloading per direction (can be added up: e.g. none on the way out and two on the return leg).
Confirming its decision from January, the Transport and Tourism Committee supported in second reading all three social and market access files. The Rapporteurs’ recommendations were adopted without amendments and received:30 votes in favour, 19 against and no abstentions for clear rules on posting of drivers;33 votes in favour, 15 against and 1 abstention for the drivers’ rest times;33 votes in favour, 16 against and no abstentions for new rules on market access and cabotage.A provisional agreement was already reached between the Council presidency and the European Parliament in December 2019. The Transport Committee first backed the deal with the EU Ministers on 21 January. The Council adopted the reform on 7 April.The full house will vote on the reform during its July session. The new rules will be considered to be adopted if no amendments are voted through with an absolute majority in favour (i.e. at least 353 votes).The rules on posting will apply 18 months after the entry into force of the legal act. The rules on rest times, including the return of drivers, will apply 20 days after publication of the act. Rules on return of trucks and other changes to market access rules will apply 18 months after the entry into force of the act on market access.

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