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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Infermiere di Famiglia: Un DL contestabile?

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2020

Per Antonio De Palma, Presidente del Nursing Up lo è. E precisa: «Nella mia recente audizione alla Commissione Sanità del Senato, ho avuto modo di introdurre l’argomento dopo un’attenta analisi del testo di ddl, che la stessa Commissione aveva elaborato. Dai suoi enunciati ho espunto quanto mi è stato poi confermato da Senatori che ne hanno esplicitato gli intendimenti di fondo. Ancora una volta, la istituenda figura di “infermiere di famiglia” esce dal ddl profondamente svilita, perché ridotta ad una palese condizione di subalternità rispetto al medico di famiglia territorialmente competente. L’esercizio della sua professione prende forma – come si legge nel testo del ddl – esclusivamente nei limiti e nelle forme dell’assistenza domiciliare, altresì garantendo quella intermediarietà (oltrechè deontologicamente scontata) tra paziente e medico di famiglia, apparendo al contempo deprivata della possibilità di utilizzare tutte le capacità, le abilità e le competenze di cui dispone”.
In pratica: “L’infermiere di famiglia sul territorio potrebbe tranquillamente erogare tutti i servizi infermieristici di cui l’utenza potrebbe avvalersi al bisogno senza necessariamente erogare questi servizi soltanto sotto forma di assistenza domiciliare”.
E soggiunge: A che serve, quindi, una norma atta a confermare l’esistenza di una figura professionale già operativa? Infermiere domiciliare ed infermiere di famiglia costituiscono due funzioni professionali ben diverse, complementari ma distinte, senza alcuna commistione nè di competenze nè di qualsivoglia pasticciaccio tra i rispettivi ruoli. L’infermiere di famiglia, invece, alla luce delle competenze professionali acquisite soprattutto attraverso i percorsi formativi, è perfettamente dotato di tutte quelle capacità che gli consentono di diventare, complementarmente ed in parallelo con i medici di famiglia, figura cardine dell’assistenza primaria sul territorio. Non di certo figure cardini solo dell’assistenza domiciliare. Restringere alla mera assistenza domiciliare le più ampie funzioni e prerogative professionali dell’infermiere di famiglia, come invece il DDL 1346 intende fare, è grave ed ingessa irreversibilmente un sistema sanitario già allo stremo”.
Per Antonio De Palma “serve un provvedimento di livello nazionale, che garantisca in maniera uniforme a tutti i cittadini italiani, indipendentemente dalla Regione di residenza, la possibilità di beneficiare dell’assistenza degli infermieri di famiglia (ivi inclusa quella dell’assistenza domiciliare) in apposite strutture ambulatoriali dislocate sul territorio: cosa non è di certo garantita dalla mera applicazione delle norme contenute nel Decreto Valorizzazione”. E conclude: “Alla sanità italiana serve multidisciplinarietà, condivisione, interazione tra le figure professionali e non professionisti di nome ma sudditi asserventi nei fatti. Sissignore, conclude De Palma, per noi infermieri solo in questo modo una organizzazione sanitaria che ha al centro del suo progetto il cittadino, potrà guardare al futuro con legittima serenità»

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