Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Monitor dei Mercati Emergenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 giugno 2020

A cura di Patrick Zweifel, Chief Economist di Pictet Asset Management. Nella nostra ultima edizione abbiamo trattato la risposta monetaria alla pandemia di Covid-19 nei mercati emergenti. Questa volta consideriamo l’aspetto fiscale: quali mercati stanno attuando le manovre maggiori, e quali sembrano più a rischio? Il travagliato trio costituito da Brasile, Turchia e Sudafrica pare particolarmente vulnerabile.Come nei casi precedenti di forte avversione al rischio, le valute dei Paesi emergenti più dipendenti dai finanziamenti da parte degli investitori esteri sono quelle che hanno sofferto maggiormente. Le valute di questi Paesi con deficit delle partite correnti (CAD, current-account-deficit) sono infatti in flessione del -13% da inizio anno. Esaminiamo più da vicino questi mercati: India, Indonesia, Malaysia, Brasile, Messico, Colombia, Turchia e Sudafrica.
A prima vista, i pacchetti fiscali totali per gli otto Paesi in esame paiono di dimensioni importanti (ad es. 8,5% del PIL per il Brasile o 7,1% per la Colombia). Tuttavia, una porzione importante di tali stimoli è costituita dai prestiti garantiti – prestiti ponte alle società per consentire loro di sopravvivere alla crisi – che non necessariamente si sommeranno al debito pubblico in quanto dovrebbero essere ripagati. “Dovrebbero” è la parola chiave in questo caso, in quanto si ipotizza che queste aziende non saranno insolventi o che i governi non abbuoneranno i loro prestiti.
Concentrandosi solo sulla spesa fiscale che inciderà sul livello di debito, questi mercati emergenti paiono aver nel complesso raggiunto un buon equilibrio tra necessità e convenienza – tutti tranne il Brasile. Ma il debito pubblico è solo uno degli indicatori che a nostro avviso andrebbe considerato. Utilizzando sei criteri per stilare il nostro punteggio di sostenibilità del debito, possiamo confrontarlo nella fig.2 sotto riportata con lo stimolo fiscale nei diversi mercati. Ciò mostra che i maggiori stimoli fiscali sono giunti da quei Paesi con un debito più sostenibile o, per contro, maggiore è il rischio sovrano, più debole è lo stimolo fiscale. Esempi di un debito elevato e bassi stimoli comprendono il Sudafrica e l’India. Di nuovo l’eccezione degna di nota è il Brasile, che è da poco diventato il secondo Paese con il bilancio più vasto dopo la Thailandia, tra i mercati emergenti, pari a 380 miliardi di BRL.A parte il Brasile, il deterioramento fiscale dovrebbe essere molto inferiore nei mercati emergenti rispetto alle economie avanzate. Lo stimolo fiscale diretto mediano nei mercati emergenti è dell’1,6% del PIL, confrontato con il 4,2% delle economie avanzate. Inoltre, i mercati emergenti sono di norma molto più cauti nel fornire prestiti garantiti al settore privato rispetto ai mercati sviluppati.
Ma si può essere troppo cauti? Un rischio evidente è che pacchetti fiscali più piccoli siano inefficaci e in ultimo conducano a costi maggiori per l’economia in generale. Questo perché il deterioramento fiscale arriva in ogni caso quando il collasso dell’attività porta alla perdita di ricavi fiscali attraverso gettiti fiscali inferiori. Ad esempio, prevediamo che in Sudafrica una flessione nominale del PIL del -3,7% nel 2020 dovrebbe determinare una contrazione del 5% dei ricavi fiscali. Questo è il delicato percorso che alcuni mercati emergenti con deficit delle partite correnti dovranno percorrere nei prossimi mesi. Un eccessivo stimolo fiscale rischierebbe di aumentare l’indebitamento a livelli insostenibili e di distruggere la valuta e l’economia, ma con stimoli fiscali ridotti si può scatenare una crisi economica in grado di ridurre i ricavi fiscali e di annientare la valuta.
Un fattore chiave da considerare è la percentuale di investitori nazionali rispetto a quelli esteri. Come indicato nella fig. 3 sotto riportata, i mercati che hanno ottenuto buoni punteggi con oltre l’85% del debito pubblico detenuto internamente sono il Brasile, l’India e la Malaysia. Altri, come la Colombia, l’Indonesia, il Sudafrica e soprattutto la Turchia, hanno una base di investitori estera superiore alla mediana dei mercati emergenti.Nel complesso, il Brasile ha le esigenze di finanziamento maggiori, mentre la Turchia è il paese più esposto agli investitori esteri. Il Sudafrica, tuttavia, pare il Paese più vulnerabile, in quanto ha un deficit cospicuo da finanziare e una porzione rilevante del suo debito in mani estere.

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