Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Proceedings of the National Academy of Sciences”

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 giugno 2020

E’ uno studio coordinato dall’Università di Parma. E’ una ricerca effettuata dal gruppo di Luca Bonini, docente di Psicobiologia al Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma, volta a comprendere i meccanismi neuronali che consentono al nostro cervello di riconoscere le azioni degli altri in contesti naturali. Il nostro cervello riesce a riconoscere l’identità di oggetti statici e persino volti nonostante la straordinaria variabilità di punti di vista, luminosità e colori con cui le immagini si presentano ai nostri occhi nella vita quotidiana. E le neuroscienze hanno dimostrato la presenza di aree visive e singoli neuroni capaci di riconoscere in modo stabile e invariante volti e oggetti. Tuttavia, ad oggi non era noto quali meccanismi neuronali permettessero di percepire in modo invariante le azioni degli altri in contesti naturali, caratterizzati da grande variabilità di punti di vista, identità e postura di chi agisce. Lo studio pubblicato su PNAS ha dimostrato per la prima volta la possibilità di sfruttare algoritmi dell’intelligenza artificiale per decodificare il segnale neuronale registrato dalla corteccia parietale della scimmia, e “leggere” l’azione che l’animale stava osservando attraverso l’attività dei suoi neuroni: un passo importante verso la possibilità di decodificare il modo in cui il cervello rappresenta scene visive dinamiche e complesse, come i comportamenti degli altri, in condizioni naturali. La ricerca, che ha come primo autore Marco Lanzilotto del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino, è stata condotta nel Laboratorio di Neurofisiologia e Neuroetologia del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma, con il coordinamento di Luca Bonini, già vincitore di due progetti finanziati dal Consiglio Europeo della Ricerca (ERC starting e proof-of-concept grant), in collaborazione con Guy Orban, fino a dicembre 2018 visiting scientist all’Università di Parma grazie a un altro finanziamento ERC (advanced grant) quinquennale. Il lavoro si inserisce con una prospettiva innovativa nel prolifico filone della ricerca sui “neuroni specchio”, avviato dal gruppo di Giacomo Rizzolatti alla fine degli anni Novanta.

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