Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 338

Riconciliare le foreste e l’agricoltura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 luglio 2020

In questa intervista, Roby Biwer (LU/PSE), membro del consiglio comunale di Bettembourg, risponde a sei domande sull’azione dell’UE per proteggere e ripristinare le foreste in tutto il mondo. Nel contesto della Covid-19, il relatore del parere del CdR sul tema Intensificare l’azione dell’UE per proteggere e ripristinare le foreste del pianeta chiede un nuovo regime di certificazione e un nuovo sistema d’informazione dell’UE a sostegno dei prodotti a deforestazione zero e di filiere di produzione corte e trasparenti. Il parere sarà adottato nella sessione plenaria del 1° e 2 luglio 2020.
L’ampia deforestazione della regione amazzonica è indotta dalla domanda mondiale di carne e ogni anno migliaia di ettari di foreste vengono abbattuti per alimentare i mercati mondiali delle carni. Stiamo letteralmente mangiando la foresta amazzonica? In termini generali, come possiamo garantire che la produzione alimentare (carne, caffè, cacao e olio di palma) non abbia un impatto negativo sulle foreste? Qual è il ruolo dell’UE nel proteggere e ripristinare le foreste del mondo? L’UE sta facendo abbastanza?
Sebbene la maggior parte dei consumatori non se ne renda conto, la carne, il caffè, il cacao e l’olio di palma sono tra i prodotti che attualmente causano una forte deforestazione a livello mondiale. Se vogliamo che i mercati si spostino verso prodotti più sostenibili e a deforestazione zero, dobbiamo agire su due fronti. Come primo passo, dobbiamo rafforzare le azioni d’informazione e di educazione, per garantire che i consumatori siano consapevoli dell’impatto economico, sociale e ambientale delle loro abitudini di consumo alimentare. I comportamenti dei consumatori possono certamente influenzare i mercati alimentari e dare impulso alle produzioni sostenibili e a deforestazione zero. Per la stessa ragione dobbiamo anche promuovere un’alimentazione più sana ed eticamente corretta, sottolineando i benefici sia nutritivi che socioeconomici di una dieta a base vegetale, con un tenore elevato di frutta e verdura certificate provenienti da filiere produttive a deforestazione zero. Il secondo fronte su cui dobbiamo lavorare è un impegno europeo a definire e attuare un nuovo regime di certificazione, che sostenga i prodotti a deforestazione zero e contribuisca alla promozione su scala mondiale di una visione europea lungimirante in materia di silvicoltura e produzione alimentare.
Sebbene le più rilevanti attività di deforestazione avvengano per lo più in paesi non UE, è anche vero che in molte zone di montagna dell’Europa, ad esempio in Romania, Slovacchia e in alcuni paesi dei Balcani, sono in corso dei disboscamenti. Perché sta avvenendo qui da noi? Che cosa si può fare a livello locale e regionale per prevenire la deforestazione? Ha esempi concreti da riferire? Quale sarebbe il Suo messaggio ai sindaci, ai presidenti di regione e ai rappresentanti locali e regionali dell’Unione europea?
Non posso commentare la situazione specifica dei singoli paesi, ma sulla base della mia esperienza, posso affermare che è sempre fondamentale avere un dialogo costruttivo con tutte le parti in causa e i loro rispettivi interessi, e noi, in quanto enti locali e regionali, siamo nella posizione migliore per condurre tale dialogo. Dobbiamo proteggere le foreste e la biodiversità, e collaborare con gli agricoltori e i proprietari di boschi per trovare soluzioni adeguate, che a lungo termine saranno vantaggiose anche per loro, compresi quelli che vogliono sviluppare in modo sostenibile l’uso ricreativo delle foreste. In tale contesto, deve essere chiaro che gli accordi internazionali e la legislazione dell’UE e nazionale in materia di protezione delle foreste devono essere rispettati e applicati, ma gli enti locali e regionali hanno un ruolo importante nella mediazione dei conflitti tra i diversi interessi a livello locale e regionale.
Oggi è molto difficile risalire all’origine dei nostri alimenti, soprattutto di prodotti come il cacao e la gomma, dato che la loro produzione coinvolge molti piccoli produttori, e la filiera è lunga e poco trasparente. Cosa si può fare per rendere più trasparenti le filiere di produzione? Come garantire che le imprese operino in modo sostenibile e che nell’UE siano prodotte solo merci realizzate in modo sostenibile e provenienti da filiere a deforestazione zero? I codici di condotta volontari e già in uso sono sufficienti?
Le filiere produttive sono difficili da tracciare, per renderle più trasparenti e facili da monitorare occorrerebbe introdurre un sistema d’informazione (a partire dall’esperienza della banca dati Ecolabel), con l’aiuto e lo stretto coinvolgimento di tutte le parti interessate, che possono condividere le loro aspettative, esperienze e preoccupazioni al fine di applicare procedure utili e realizzabili. Questo sistema d’informazione dovrebbe comprendere e promuovere prodotti a deforestazione zero e attuare procedure per verificare l’accuratezza delle informazioni e delle valutazioni raccolte, al fine di migliorare la fiducia nelle informazioni fornite, comprese rigorose prescrizioni in materia di tracciabilità, che garantiscano l’origine dei prodotti e un rafforzamento dei sistemi di monitoraggio e di esecuzione al fine di contribuire alla prevenzione delle frodi e dell’etichettatura scorretta dei prodotti.
Come mi convincerebbe ad acquistare una tavoletta di cioccolato “sostenibile” anziché un’altra più economica? Qual è il ruolo dei consumatori nel rendere le nostre filiere di produzione più sostenibili e in particolare nel prevenire la deforestazione?
Dato l’aumento della domanda di alimenti biologici, che è sospinta da un maggiore interesse dei consumatori per prodotti alimentari compatibili con l’ambiente e sostenibili, la quota di mercato dei prodotti a deforestazione zero e sostenibili sta aumentando. In effetti, l’acquisto di prodotti sostenibili e rispettosi dell’ambiente è diventato una tendenza, un’affermazione che si caratterizza come distintiva e “sexy”. Si è quindi disposti a pagare di più per un prodotto compatibile con l’ambiente perché ciò equivale a una dichiarazione che ha un valore e un riconoscimento sociale. Il ruolo dei cittadini è assolutamente fondamentale per influenzare i mercati.
Il 20 maggio la Commissione europea ha presentato le strategie Biodiversità e Dal produttore al consumatore. Entrambe sono fondamentali per il Green Deal europeo. Quali sono le Sue prime reazioni? C’è motivo di sperare? Quanto conta il rimboschimento per il conseguimento della neutralità climatica nell’UE?
Tra i molti obiettivi del Green Deal ci sono la configurazione di un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente, la preservazione e il ripristino degli ecosistemi e della biodiversità e “l’azzeramento dell’inquinamento”, per un ambiente libero da sostanze tossiche. Per proteggere i cittadini e gli ecosistemi europei l’UE deve essere più efficace nel monitorare, segnalare, prevenire e rimediare all’inquinamento dell’aria, dell’acqua, del suolo e dei prodotti di consumo. Possiamo pertanto dedurre che la riforestazione riveste un’importanza fondamentale per conseguire la neutralità climatica nell’UE. L’Europa si sta muovendo verso un nuovo stile di vita, inviando un messaggio essenziale a tutto il mondo e puntando a diventare il leader di una nuova economia disaccoppiata dall’uso delle risorse.
La crisi del 19 ha colpito duramente le nostre filiere di produzione . Quali insegnamenti possiamo trarre dalla crisi?
Questa crisi è stata causata dalla globalizzazione, che ha diffuso molto rapidamente il virus. Oggi sappiamo meglio in quale misura le filiere, comprese quelle legate alle aziende agricole industriali, sono strettamente interconnesse, e in che modo il sistema può facilmente cedere se un anello della catena si rompe. Sta diventando indispensabile ripensare queste dipendenze reciproche e rendere le filiere di produzione più resilienti alle sfide globali. Dobbiamo anche riconsiderare l’importante ruolo delle filiere corte (probabilmente più facili da tracciare) e la necessità di monitorare le relazioni con e tra i fornitori delle catene di approvvigionamento lunghe. A causa della crisi della Covid-19, abbiamo anche appreso che le disparità sociali conducono a una minore attenzione all’ambiente, perché la sopravvivenza umana viene messa in primo piano, mentre la tutela dell’ambiente è una considerazione secondaria per i gruppi sociali a basso reddito.

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