Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Covid-19, certificati di guarigione e per la quarantena

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 luglio 2020

Riammettere al lavoro ex contagiati Covid e far avere l’indennità di malattia Inps a chi è in quarantena: se nel primo caso il medico di famiglia non deve certificare, nel secondo gli spetta, e ci sono novità. Si ripropone dunque la necessità di un ripasso della disciplina.Certificati per la quarantena – La pandemia prefigura più situazioni che tengono un assistito lontano dal lavoro: la quarantena obbligatoria, tipica del contatto stretto di un paziente Covid-19, e la permanenza domiciliare fiduciaria di un residente in area ad alto contagio. C’è poi il caso del paziente positivo al tampone, che prevede isolamento fiduciario con denuncia di malattia infettiva, e del paziente venuto in contatto con il virus in quanto positivo IgG al test sierologico e in attesa di tampone, che è posto in isolamento fiduciario. In questi casi serve il certificato di malattia. Il periodo di quarantena lo stabilisce il Dipartimento di prevenzione dell’Asl in forza del decreto legge 18/2020 entrato in vigore il 17 marzo. Da quella data fino a fine emergenza (31 luglio) è la documentazione Asl a far scattare il diritto all’indennità Inps. Invece per il periodo ante- 17 marzo, partendo dal 31/1 (inizio emergenza), basta il certificato del medico di famiglia a far scattare l’erogazione dell’indennità o in alternativa il certificato del solo Sisp dell’Asl. La procedura attuale è che il Mmg riceve nota dall’Asl che il suo assistito è in quarantena per tot giorni e redige il certificato di malattia e l’attestato per il datore di lavoro, se non è informato la comunicazione all’Inps è a cura del paziente. A fare un po’ d’ordine è il messaggio Inps 2584 che spiega il Dl 18 ed estende la tutela della malattia ai periodi di quarantena obbligatoria e permanenza fiduciaria a casa. Sono esclusi da questo regime i lavoratori autonomi e i subordinati iscritti alla gestione separata Inps, mentre per i dipendenti pubblici, la situazione è analoga, ma è regolata dal decreto legge 9 cui il messaggio Inps non fa riferimento.Certificazione di guarigione – Le aziende da aprile hanno iniziato a chiedere ai curanti di loro dipendenti usciti dal Covid-19 di certificare l’avvenuta guarigione. Ci vuole l’esito del tampone (ora, dice l’Oms, singolo) per dire che il paziente non solo è uscito dalla malattia ma non è più contagioso. Il medico di famiglia non è autorizzato da alcuna norma a redigere questi certificati, spiega in una nota Florindo Lalla medico legale del Tribunale dei diritti del medico e del malato in Abruzzo, «inoltre la malattia, ancora soggetta a studi clinici, ha caratteristiche tali da ignorare se, alla negativizzazione dei tamponi abbia lasciato reliquati nei distretti colpiti ed in quale misura». «La procedura Inps telematica – osserva Lalla – non prevede la certificazione di guarigione a fine prognosi; con tale termine si indica la fine della malattia che ha impedito il lavoro ma non l’idoneità alla ripresa di quest’ultimo». A decidere l’idoneità è il medico competente, che il decreto legislativo 81/08 obbliga alla sorveglianza sanitaria ed a visitare i lavoratori. Ma in casi particolari e solo in presenza di lavorazioni a rischio. Al medico competente ora, spiega Lalla, «la circolare del Ministero della Salute 29/04/2020 attribuisce anche il compito di effettuare la visita medica precedente alla ripresa del lavoro ai lavoratori affetti da Covid-19 e ricoverati in ospedale, previa presentazione di certificazione di avvenuta negativizzazione rilasciata dall’ Asl». La visita verifica l’idoneità alla mansione e valuta profili specifici di rischiosità, indipendentemente dalla durata dell’assenza per malattia. «In caso di lavorazione non a rischio il dipendente può riprendere l’attività senza ulteriore certificazione». Conferma Guido Marinoni presidente Omceo Bg da un territorio dove più datori di lavoro hanno chiesto ai medici di certificare avvenute guarigioni: «Certificare guarigioni non spetta a noi in ambito Inps; solo nell’infortunistica, ambito Inail, in occasione della chiusura della malattia, al medico si chiede di utilizzare informazioni di cui è a conoscenza. Di fatto impossibile però che il Mmg abbia documentazione di non contagiosità del paziente: il tampone attesta l’assenza del virus in chiave di trasmissibilità solo per il momento in cui è stato praticato; il test sierologico non rileva la eventuale contagiosità del paziente proprio con riferimento al momento in cui è praticato». (Mauro Miserendino – fonte Doctor33)

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