Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Convenzioni costituzionali e consuetudini costituzionali

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 luglio 2020

Il funzionamento della forma di governo oggi è messo sotto la lente d’ingrandimento da chi, dagli anni Novanta in poi, ha seguito la lunga transizione da una “democrazia compromissoria” a quella “maggioritaria” venendo meno le condizioni politiche e sociali su cui si era retta nella sua prima fase. Per quanto possiamo dire che non ci siamo evoluti come è accaduto nel sistema britannico con il “governo del premier” anche l’Italia, che si fonda su una costituzione scritta e rigida, riconosce l’operare di regole non scritte come consuetudini e convenzioni costituzionali. Del resto, la stessa disciplina costituzionale italiana sulla forma di governo si caratterizza per la sua elasticità tanto che, come rileva Leopoldo Elia, le norme sulla forma di governo sono a “fattispecie aperta”. È quanto accaduto in Italia dal 1994 in poi. Siamo passati da un “parlamentarismo compromissorio”, basato su coalizioni post-elettorali, sulle crisi extra-parlamentari, sulla configurazione del Presidente del Consiglio quale mediatore fra i partiti, ad un “parlamentarismo maggioritario” con coalizioni annunciate al corpo elettorale. La stessa scelta popolare del Presidente del Consiglio è avvenuta senza modifiche della costituzione formale. Con le ultime elezioni politiche del 2018 il cambiamento della natura dei rapporti politici e di governance è apparso chiaro ma anche stridente. Avevamo un “blocco del centro destra con Forza Italia, la Lega e Fratelli d’Italia e sull’altro versante, a briglie sciolte, gli altri partiti. I risultati usciti dalle urne non hanno permesso il raggiungimento della maggioranza assoluta per la formazione del governo. È stata praticata una via alternativa scomponendo le formazioni per cercare una diversa maggioranza parlamentare. I tracciamenti erano due: La lega con i pentastellati o il partito democratico con questi ultimi. Alla fine, è sortito un “pasticciaccio” con i pentastellati che hanno governato prima con la Lega e poi con il partito democratico e il LeU. E in entrambi i casi il risultato è stato deludente e continua a lasciare molti strascichi polemici e velenosi con cambi di casacca da parte dei parlamentari e persino con una scissione nel PD. Quelli che sono usciti più malconci sono stati i pentastellati nella parte del tertium non datur. E ora che si fa? La risposta classica sarebbe: ai posteri l’ardua sentenza, ma noi abbiamo un Presidente della Repubblica ed è la sua la posterità che attendiamo. (Riccardo Alfonso)

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