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Fixed Income – Il credito corporate si tinge di verde

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2020

A cura di Stéphane Rüegg, Senior Client Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Il mercato obbligazionario dei green bond sta prendendo quota, destinato a crescere sempre di più. Ma gli investitori devono prestare attenzione.Il mercato dei green bond, le cosiddette “obbligazioni verdi”, è in pieno sviluppo. La domanda di investimenti a favore dell’ambiente è aumentata di pari passo con la crescente consapevolezza dell’importanza di controllare il cambiamento climatico e l’inquinamento, di impedire l’erosione della biodiversità e garantire un futuro sostenibile.Ma come ogni classe di attivi che prende quota, gli investitori devono essere consapevoli delle possibili trappole.Una decina di anni fa, il mercato dei green bond esisteva a malapena. Ma a fine aprile 2020 valeva già 347 miliardi di dollari.
In sintesi, i green bond rappresentano il debito raccolto per finanziare progetti di natura ambientale. Parte della loro attrattiva è legata all’aspetto normativo: i governi inclini a incoraggiare i progetti “green” spesso offrono agevolazioni fiscali a chi detiene questi strumenti. Ma sono anche interessanti perché segnalano quella lungimiranza di gestione che tende a corrispondere al successo aziendale nel lungo termine. Le aziende hanno il vantaggio che la richiesta di queste obbligazioni tende a diversificare la loro base di investitori. E i dati suggeriscono che gli investitori in green bond tendono ad assumersi un impegno maggiore e a detenere questi strumenti più a lungo rispetto al debito convenzionale.
Un aspetto interessante per gli emittenti di queste obbligazioni consiste nella loro scadenza più lunga, il che significa che il rifinanziamento può essere meno frequente. Infatti, i green bond (societari e governativi) hanno una duration media di poco inferiore agli 8 anni, rispetto ai 7,2 anni del debito societario investment grade globale, forse per via del fatto che i progetti ambientali hanno orizzonti temporali più lunghi.
A complicare le cose c’è il modo in cui alcuni emittenti stanno ulteriormente suddividendo questa classe di titoli, creando ad esempio ‘blue bond’ ossia obbligazioni relative agli investimenti nel settore idrico, o ‘transition bond’, ossia obbligazioni che promuovono la transizione verso un’economia a bassa produzione di carbonio. Un codice di settore volontario stabilisce cosa qualifica come “verde” un’obbligazione, che è poi sottoposta a verifica e approvazione da parte del Climate Bonds Standard and Certification Scheme. Questa, a sua volta, è rafforzata da un secondo parere emesso da agenzie indipendenti, come Sustainalytics, che rivedono la componente “green” dell’obbligazione.Infine, anche le agenzie governative vengono coinvolte. L’Unione Europea ha aperto la strada a dicembre 2019 adottando regole che disciplinano quali prodotti finanziari si qualificano come “verdi” o “sostenibili”. Queste regole richiedono alle aziende di comunicare che percentuale dei loro investimenti è ecocompatibile o sostenibile. Solo il 17% del valore di mercato dei green bond presenti nell’MSCI Green Bond Index soddisfarebbe i requisiti del Green Bond Standard dell’Unione Europea (EU GBS).

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