Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Il martello degli scettici per i chiodi dell’ottusità

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2020

di Gino Santini. L’informazione scientifica è in crisi profonda e non riesce a trovare gli anticorpi giusti per uscire da questa sindrome del Marchese del Grillo che la avvolge. Fra le tante, una causa appare determinante: la tipica sicurezza con la quale l’illustre clinico-opinionista di turno, quando interrogato su un qualunque argomento, sguaina la sua verità incontrastata con il cipiglio di un Alberto da Giussano davanti a tanti Barbarossa ignoranti. Senza immaginare, ahilui, che la scienza procede per dubbi e che un simile atteggiamento spesso ha solo l’effetto di spingere la barca di chi lo ascolta verso le infide scogliere del complottismo.
Un problema che gli omeopati conoscono bene. Gli anglosassoni hanno un termine specifico per definire queste performance ad uso mediatico: lo chiamano “sciolism”. Aiutandoci con Wikipedia (dal latino “scio”, conosco), consiste nell’esprimere opinioni su un argomento conosciuto solo superficialmente o del quale si ha scarsa comprensione. Il passo successivo consiste nel considerare lo scenario proposto, per quanto approssimativo e superficiale, come scientificamente valido a prescindere e quindi non suscettibile di contraddittorio, che tra l’altro rischierebbe di deludere folte schiere di ben addestrati adepti osannanti. Come dire, l’esatto contrario di un corretto percorso di conoscenza scientifica, con una una visione del fenomeno in oggetto limitata quanto angusta e lontana dalla realtà, ma forse proprio per questo più facile da spiegare e altrettanto lineare da seguire. Con queste premesse parlare di visione totale dell’individuo, di interazione con l’ambiente e financo proporre dei modelli di patologia cronica è assolutamente vietato: concetti difficili e troppo complessi!
Questa visione “pret-a-porter” della scienza (in questo, sì, scarsamente democratica) favorisce inevitabili processi di estremizzazione e di generalizzazione: molto spesso il solito esempio negativo – reperibile in ogni categoria professionale – viene preso come rappresentativo di tutto un gruppo. Perchè perdere tempo con inutili distinzioni se ho già deciso a priori come stanno le cose? L’annosa questione della vaccinazione obbligatoria è esemplificativo: il pacchetto deve essere accettato “in toto”, senza mezzi termini. Chi si azzarda a scompaginarlo, come invece dovrebbe normalmente avvenire considerando l’estrema complessità del problema, viene subito inserito nella categoria ostile e, se medico, diventa in automatico a rischio radiazione per lesa maestà della verità depositata. Con tanti saluti al confronto scientifico. Lo stesso spettacolo già visto anche più recentemente per l’utilizzo delle mascherine, il ritorno dell’ondata virale o i vari gradi di distanziamento sociale. Così è, se vi pare, come direbbe il Laudisi pirallendiano. Questo scenario clinico molto lineare (ma completamente immaginario) in cui esistono solo bianchi o neri smaschera l’incapacità dialettica e culturale dei paladini di una comunità scientifica da mass media che non hanno tempo e capacità di affrontare i discorsi “grigi” legati – per dirne una – alla complessità dell’individuo; senza pensare che i proclami dell’EBM di cui si riempiono spesso la bocca vanno esattamente in direzione opposta. E così finisce che chi sa usare solo il martello vede solo chiodi, come chiosava Mark Twain. Questo è quello che accade regolarmente quando si parla di omeopatia. Per pochi spiccioli di agognata visibilità televisiva questi novelli Torquemada si divertono a bollare dei loro colleghi come eretici, con qualche benpensante decisamente limitato che arriva a sblaterare anche di truffa e cialtroneria!
In sintesi, squallidi giochetti di bottega di piccoli personaggi che sono smascherati, in primis, dai risultati e dal fatto che i medici che hanno deciso di seguire i sentieri della Medicina Integrata lo hanno fatto mettendosi in gioco e superando gli angusti limiti accademici, per incrementare sia la loro “cassetta degli attrezzi” che la visione clinica di una medicina personalizzata. Per fortuna dei loro pazienti. (fonte: omeopatia33)

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