Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

La verità “bruciante” di un’Italia che sta andando alla deriva

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

In buona sostanza possiamo dire che si è incapaci di pervenire a una sintesi politica che realizzasse l’auspicata reductio ad unum dei differenti interessi secondo il precetto che la libertà finisce dove incomincia quella dei nostri simili e che una avanzata democrazia debba saperlo fare così come un direttore d’orchestra è capace di creare armonia tra i vari musicanti e i loro suoni.
Davanti al suo spartito ogni orchestrale sa di poter esprimere del suo meglio solo se è in sintonia con gli altri e che tutti insieme si lascino guidare da chi è nella possibilità, alla presenza di una molteplicità d’interpreti, di trovare la giusta concordanza.
Ma se lo spartito raccoglie i battiti di una grande opera e sa esprimerla con le giuste note, se gli orchestrali sono maestri nell’uso dei loro strumenti, se il direttore è una guida sicura, cosa può invece andare storto? In teoria nulla eppure non vi è democrazia senza difetti, non vi è cultura senza lacune, non vi è saggezza senza arroganza. Sono questi i nostri limiti. È questa la nostra incapacità di poter vivere insieme senza provocare sbavature di sorta e fare dell’esperienza umana il vero motore della nostra crescita e prosperità. Siamo stati, per contro, capaci di trasformare gli strumenti costruiti per il nostro benessere in armi letali invocando la verità come salvifica e praticandola, invece, maldestramente. Ci Siamo avvalsi della democrazia diretta perché la governabilità di ciascun paese possa essere assicurata dal popolo e poi abbiamo inventato quel mostro che non si propone più come strumento di espressione della volontà popolare ma è destinato a disciplinare il popolo stesso, ad organizzare e politicizzare gli interessi corporativi per far prevalere la volontà di pochi a scapito della sua parte prevalente. Per consolidare tutto ciò è stato fortemente indebolito l’indirizzo politico, già di per sé fragile e per questo bisognevole del consistente supporto dell’interpretazione costituzionale e della presenza di una molteplicità di contrappesi, custodi di una continuità inclusiva di possibili riforme.
A questo punto la mossa più abile è stata quella di far perdere la sua presa d’indirizzo alla Costituzione, come si sta cercando di fare in Italia con l’avallo di un’opinione pubblica, che a dirla nel modo migliore, è disattenta rendendola non più garante di quei valori che ha rappresentato e potrebbe continuare a farlo. (Riccardo Alfonso)

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