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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

L’Italia vanta un’aspettativa di vita di 83 anni

Posted by fidest press agency su domenica, 26 luglio 2020

Seconda solo alla Spagna fra i 37 Paesi OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), l’Italia vanta un’aspettativa di vita di 83 anni. Ma al Nord si vive 3 anni di più rispetto al Sud, una differenza da ricondurre alla disomogeneità nel rendimento delle risorse equamente distribuite nei 21 sistemi sanitari regionali e alle disuguaglianze socio-economiche a livello territoriale, che la pandemia causata dal Covid-19 sta mettendo ancor più in risalto. Un gap evidente anche nella sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di tumore, che vede le percentuali più elevate in Valle D’Aosta (64% donne e 61% uomini), Emilia-Romagna (65% donne e 56% uomini) e Toscana (65% donne e 56% uomini). Fanalino di coda invece Sardegna (60% donne e 49% uomini) e Campania (59% donne e 50% uomini). Per ridurre queste discrepanze e affrontare un’eventuale seconda ondata del virus in autunno, il 56% degli oncologi chiede un rinforzo della medicina del territorio e dei servizi domiciliari a supporto dei pazienti. Proprio l’oncologia di prossimità deve essere il cardine della riorganizzazione di un nuovo modello di cura dopo l’emergenza Covid, fondato su una piena integrazione tra i livelli di presa in carico (assistenza domiciliare, medicina generale, specialistica ospedaliera), traendo utili indicazioni dall’esperienza dei PDTA (Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali) e delle reti oncologiche su come gestire la nuova governance e redistribuire i setting di assistenza sul territorio sulla base di un monitoraggio costante del valore di ogni prestazione. L’appello è lanciato oggi in un webinar aperto alla stampa e organizzato da All.Can Italia, coalizione che si propone di ridefinire il paradigma di gestione del cancro, in un’ottica interamente centrata sul paziente.In Italia, nel 2019, i nuovi casi di cancro sono stati 371mila e i tumori sono sempre più malattie croniche. “Nel nostro Paese, il 22,3% della popolazione ha più di 65 anni e ha un’aspettativa di vita di ulteriori 18 anni – afferma Mattia Altini, Direttore Sanitario dell’AUSL della Romagna e Presidente della Società Italiana di Leadership e Management in Medicina (SIMM) -. Il 32% degli over 65 è colpito da una malattia cronica, il 17% da due o più. Le disuguaglianze socio economiche tra i 21 sistemi regionali italiani determinano un’aspettativa di vita al Nord maggiore di 3 anni rispetto al Sud, con uno scarto di un quinquennio nel caso delle persone con maggiore istruzione. Il medico di medicina generale rappresenta un elemento fondamentale e strategico del Servizio Sanitario Nazionale: è il primo punto di contatto del cittadino con il sistema e lo snodo nella presa in carico continuativa del paziente.“La delocalizzazione di alcune prestazioni a bassa complessità dal punto di vista clinico, ma ad alto impatto per la qualità della vita del paziente (prelievi ematici periodici, erogazione delle terapie orali o sottocutanee, visite di follow-up) – sottolinea Domenico Crisarà, Vice Segretario Nazionale FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) – potrebbe favorire al contempo un’allocazione più efficiente delle risorse ed un più elevato grado di soddisfazione da parte del paziente, ad esempio con la definizione di punti di accesso nelle reti oncologiche regionali come prima presa in carico. La diffusione sul territorio di alcune prestazioni rende comunque necessaria una chiara governance di tutto il percorso di cura. Il dipartimento ospedaliero o dell’azienda sanitaria può rimanere il fulcro di verifica e controllo ma non l’unico centro di erogazione delle cure. Per questo è essenziale l’estensione del modello della rete non solo ad altri centri ospedalieri ma anche ai presidi sanitari territoriali o, in ultima analisi, al domicilio dei pazienti”.Il modello di oncologia di prossimità proposto da All.Can risponde a tre principi: umanizzazione, specializzazione e innovazione organizzativa.

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