Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Così va il mondo: diamo uno sguardo al nostro recente passato

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2020

L’Unione Europea non era di certo gradita alla Russia di Putin e ancor più guardata con sospetto con una Germania che, avvalendosi del ventre debole dell’Unione Europea, tendeva ad assumere la guida economica e politica sotto il tallone di una moneta unica che, elargita con il contagocce, non faceva altro che deprimere le stesse economie degli altri paesi con un modesto standard di sviluppo a vantaggio della propria.
Ed ecco far capolino il nuovo ordine mondiale dove l’Italia avrebbe potuto assumere il “doble paso” dell’alleato che rompe e si apre verso i nuovi scenari geopolitici. Mancava, però, una guida certa e i comunisti italiani si resero conto che la loro scalata al potere, da decenni sognata, li avrebbe costretti a convivere con un Paese ai limiti dell’ingovernabilità se non si permetteva la ricostruzione di una classe politica capace di assicurare al sistema l’ascesa al potere. Fu in tal modo aperto il cantiere della politica e misurato sul campo, con il voto elettorale, la possibile capacità di tenuta del sistema bipolare. Si arrivò in questo modo a una governabilità “assistita” nella quale il sogno Moro-Berlinguer di un compromesso storico riaffiorò e s’infranse, questa volta, per la litigiosità delle sinistre estreme ancora fortemente ideologizzate su una posizione che per altri era già antistorica e arcaica. Finì, alla fine, con il prevalere una guida diversa e si ebbe l’era berlusconiana sia pure con qualche ritorno di fiamma (governi Prodi). Così, anno dopo anno, la politica italiana ingessata dai soliti veti incrociati dei vari gruppi di potere esterni alla politica non permise di fare il tanto auspicato balzo in avanti generando una classe dirigente al passo con i tempi. Forse ci sarebbe voluto un uomo forte come Putin? Non poteva essere di certo Berlusconi con la palla di piombo legata al piede dei suoi interessi di bottega e le cui fortune erano fatalmente dipendenti dai grossi interessi nazionali industriali ed economici che si incrociavano con una dialettica affaristica di caratura europea. Era semplicemente l’uomo dello status quo. Così fu e, oggi, fatalmente potrebbe continuare ad esserlo con altri uomini o donne, ovviamente, ma con la stessa musica. (Riccardo Alfonso)

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