Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Scuola: Record di supplenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2020

A settembre si supereranno i 250 mila contratti annuali a termine, con scadenza 30 giugno o 31 agosto 2021: un numero impressionante, praticamente un insegnante italiano su tre sarà precario. L’argomento viene affrontato da Marcello Pacifico, leader del sindacato Anief, in un’intervista ad Orizzonte Scuola: “Sul precariato le posizioni col ministro Azzolina restano distanti. Chi lavora nella scuola per anni, sia docente che personale Ata, deve avere riconosciuto il servizio a tempo indeterminato presso lo Stato. Questo non vuol dire che non si debbano fare i concorsi”. Certamente, ricorda il sindacalista, “i concorsi si devono fare, è giusto che ci sia una selezione. Però non ci si può dimenticare del personale che ha lavorato a tempo determinato, svolgendo un servizio per i cittadini”. Come non si possono imporre delle nuove graduatorie sulla base di tabelle di valutazione completamente diverse da quelle che valevano da 13 anni.Ha fatto bene la ministra Lucia Azzolina a bandire i concorsi per assumere 78 mila nuovi docenti meritevoli nella scuola pubblica, ma ve ne sono ancora di più che dovevano essere assorbiti con le modalità automatiche indicate da tempo dall’UE e anche la gestione con le nuove graduatorie provinciali lascia molto a desiderare. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, spiega, in un’intervista rilasciata ad Orizzonte Scuola, i motivi del consenso e del dissenso rispetto alle scelte fatte dall’attuale dicastero dell’Istruzione sul reclutamento e sui precari storici.Il rappresentante sindacale chiede a chi governa la scuola di adottare più coerenza: “O a priori non si utilizza il personale oppure se lo utilizzi per parecchi anni poi non si può dimenticare che esista”, aggirando qualsiasi tipo di soluzione richiesta per mantenere in vita dei diritti professionali costituzionalmente protetti e contrastando ancora una volta la stabilità del corpo insegnante e quindi la continuità didattica da tanti invocata ma mai realmente perseguita.

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