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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Fixed Income: Essere preparati per tempi difficili

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2020

A cura di Galia Velimukhametova, Senior Investment Manager, Gareth Payne, Senior Client Portfolio Pictet Welth Management (Pictet WM). È in corso una battaglia tra la liquidità delle banche centrali e la realtà economica. Lo si nota dall’ampio gap tra i fondamentali aziendali e il prezzo a cui le azioni e le obbligazioni delle società sono negoziate.Si tratta di una forbice che contribuirà ad accrescere ulteriormente il numero di opportunità per gli investitori nel debito distressed e nelle cosiddette “special situations”, opportunità in costante crescita almeno dalla crisi finanziaria globale di un decennio fa in poi. Effettivamente, è proprio quando le nubi economiche si fanno scure che i titoli distressed danno prova del loro valore. In più c’è il vantaggio aggiunto della decorrelazione di queste strategie rispetto alle asset class principali; una caratteristica mai così importante per limitare il rischio di portafoglio come nell’incertezza dei tempi attuali.Molte società erano già in affanno prima del colpo assestato dal Covid. Poi, con l’imposizione da parte dei governi di misure drastiche e dannose per l’economia finalizzate a limitare la crisi sanitaria provocata dalla pandemia, questa debolezza è balzata in primo piano.I sintomi di difficoltà dei mercati sono stati mitigati mediante l’adozione di misure fiscali e monetarie di emergenza senza precedenti, non ultima l’immissione di circa USD25.000 miliardi di liquidità delle banche centrali globali attraverso, tra l’altro, gli acquisti di debito corporate negli USA e in Europa.A meno che questi interventi non riportino le economie in buona salute, però, non elimineranno alla radice le vulnerabilità delle aziende. Al contrario, non faranno altro che distorcere il mercato e allungare i tempi di ripresa delle società.
Il mercato delle obbligazioni corporate ha aperto l’anno in uno stato ancor più fragile che nel 2008. Le società statunitensi ed europee non investment grade presentavano una leva pari a 4 o 5 volte, persino rispetto ai numeri “lusinghieri” che esse riportavano. Negli Stati Uniti, ad esempio, è stato “corretto” per fattori speciali il 25% circa degli utili pubblicati nel 2019, contro appena il 14% del 2013. Se si esamina più attentamente questa contabilità molto aggressiva, risulta evidente che l’indebitamento effettivo era in realtà superiore di un terzo in alcuni casi. Al contempo, il 16% circa delle società statunitensi erano zombie, ovvero incapaci di coprire gli interessi passivi derivanti tramite gli utili.Inoltre, l’80% circa del debito emesso lo scorso anno dalle società europee era “covenant-lite”, cioè con protezioni minime per gli obbligazionisti. Nel 2011, invece, tutto il debito corporate della regione fu emesso con le clausole contrattuali tradizionali.

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