Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Covid-19, Osmed: boom di idrossiclorochina, eparine e antivirali anche in farmacia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2020

Un aumento del 4600% dell’uso di clorochina e – in misura moderata – dell’uso di antivirali, cui ha contribuito anche la farmacia territoriale. È l’eredità che ci ha lasciato il Covid-19 nel trimestre marzo-aprile-maggio 2020 confrontato con il trimestre precedente. L’analisi che viene fuori dal’ “instant-report” Osmed dell’Aifa presentato ieri sui trend dei medicinali più ricercati per combattere l’infezione pandemica dice altre cose: da maggio l’utilizzo è diminuito, segno che calano contagi e malati gravi; in tutte le regioni l’aumento dell’uso dei medicinali anti-Covid si è legato in modo proporzionale all’aumento dell’incidenza del virus senza “strozzature” nell’accesso alle terapie; infine, non ci sono stati cali nell’uso di principi attivi per la cronicità, la distribuzione a pazienti no-Covid non è stata intaccata nemmeno nel periodo peggiore della pandemia.Nella sua presentazione Nicola Magrini, dg Aifa, distingue ulteriormente il trimestre del picco pandemico: a marzo (mese in cui si è registrato il 46% di tutte le vittime del trimestre) c’erano enormi aspettative sul tocilizumab, anti-reumatico di cui oggi studi randomizzati confermano effetti positivi solo su minimi segmenti di pazienti; subito dopo le speranze si sono appuntate sull’idrossiclorochina di cui a marzo l’Aifa ha concesso la prescrizione off label, ad aprile – visti i crescenti esiti negativi di studi esteri – ha ristretto l’uso e a fine maggio ha escluso la rimborsabilità. Si osservano sì divergenze prescrittive in giro per la Penisola – l’Emilia Romagna ha aumentato l’uso di antibiotici del 40% – «ma il dato importante sulle regioni – dice Magrini – è che farmaci antidiabetici, anticoagulanti, antiepilettici, non hanno perso colpi. Il sistema ha reagito ed è sostanzialmente stabile la dispensazione di farmaci per la cronicità».
Nelle relazioni di Aurora Di Filippo dell’Ufficio monitoraggio Aifa e Maria Paola Trotta dell’Health Technology Assessment dell’Agenzia, sono stati investigati i trend in tre comparti: acquisti da parte degli enti del Servizio sanitario nazionale distribuzione per conto esclusa; acquisti nelle farmacie territoriali più Dpc di farmaci di fascia A o territorio-ospedale; acquisti privati. Sono stati analizzati tutti i farmaci legati al Covid, eparine, antipiretici, Fans e benzodiazepine. Nella prima sezione (“ospedale”) i farmaci sono stati divisi in: specifici per Covid, per l’aggravamento (iniettivi ed ossigeno), e per le cronicità dei pazienti non Covid. Molteplici indicazioni Aifa si sono avute su idrossiclorochina, darunavir, lopinavir, ritonavir. In assenza di studi randomizzati, nel contesto iniziale in cui i pazienti aumentavano di seimila unità al giorno e anche i decessi crescevano chiedendo risposta rapida, l’idrossiclorochina, antimalarico prima poco diffuso, è cresciuta di 46 volte, e l’antibiotico azitromicina del 195%. Parimenti sono cresciuti antivirali e tocilizumab. C’è stato anche un picco di richieste di ossigeno nelle terapie intensive. Boom anche per altri farmaci, in genere iniettivi, di uso ospedaliero: acido ascorbico, anestetici, sedativi, curari. L’andamento delle richieste era lineare rispetto all’impatto dell’epidemia, nessun’area è stata trattata meglio o peggio. Nei farmaci per le cronicità, parimenti, non ci sono cali significativi per pazienti oncologici, neurologici, scoagulati, cardiologici; anche gli anti-Hiv non hanno registrato cedimenti, a differenza degli anti-Hcv, segno che qualche servizio ha temporaneamente allentato l’impegno per far fronte al virus.Nella farmacia territoriale c’è stato un boom di farmaci specifici per Covid là dove disponibili: un 35% per l’idrossiclorochina, aumento per gli antivirali, non disponibile l’azitromicina, incremento per le eparine a basso peso molecolare. Stabile il consumo degli anti-ipertensivi, lieve incremento per gli antipsicotici, stabili gli antidepressivi. Nel frattempo, Aifa aveva provveduto alla proroga dei piani terapeutici e a consentire la fornitura temporanea su territorio di alcuni farmaci; e un provvedimento della Protezione civile aveva dematerializzato le ricette migliorando l’accesso alla farmacia. Sugli acquisti privati, si è registrato un boom nelle farmacie con un incremento del 111% delle richieste per idrossiclorochina, mentre non c’è stato un aumento di spesa per antipiretici e anti-infiammatori e vitamine D e C. È aumentata (dal 3 al 18%) la richiesta di counseling per smettere di fumare ma sarebbe cresciuto nel lock-down il consumo di sigarette elettroniche. A oggi l’Aifa ha intanto autorizzato 40 sperimentazioni. Dalle riflessioni di Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, emerge che gli studi randomizzati si prestano a dare indicazioni più stabili se svolti su larghi numeri ma soprattutto su bacini d’utenza ben suddivisi (per esempio, non considerando insieme paucisintomatici e ricoverati). Inoltre, bene sarebbe che gli Stati comunitari si parlassero sui trial autorizzati e da autorizzare, così da concentrare risorse senza ridondanze e maggiori spese. by Mauro Miserendino – fonte: Farmacista33)

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