Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

“La maledizione” delle regioni a statuto speciale: La Sicilia

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 agosto 2020

Su “Il fatto quotidiano” è apparsa tempo fa un’intera pagina scritta da Pierangelo Buttafuoco dal titolo: “Cari catalani, non riducetevi come la Sicilia” e con l’annuncio che si prepara a condurre nell’isola una sua personale campagna “lettorale”, per sostenere la tesi del suo nuovo libro: “Strabuttanissima Sicilia”. Per un osservatore occasionale, quale sono, ho la netta impressione che ci troviamo al cospetto di una comunità dominata dal fatalismo e non solo di caratura siciliana. Credo in proposito che è stato significativo quanto l’autore del Gattopardo fece dire al principe Salina a commento dell’arrivo dei garibaldini, e dei piemontesi al seguito, per consolidare la presenza del regno sabaudo: “tutto cambiare per nulla cambiare”.
E da allora ad oggi in questa perla del Mediterraneo c’è molto da recriminare anche se non soprattutto nei riguardi di una classe dirigente siciliana che vive di “aurea mediocritas” se vogliamo essere benevoli e non usare parole o espressioni più crude e severe.
E dire che in chiave politica gli elettori siciliani hanno dato qualche timida prova cercando di mutare gli assetti politici rispetto alla leadership nazionale. Si è passati dalla Democrazia Cristiana al Berlusconismo e persino alla fiducia nel nascente movimento pentastellato anche se non abbastanza per consentirgli di andare al governo della Regione. E ora pensano persino alla Lega di Salvini volendo dimenticare che è l’espressione degli interessi economici e clientelari del Nord. Nel frattempo siamo ritornati al Centro destra sotto la guida di Nello Musumeci. E anche lui li sta deludendo. Ma c’è di più. Lo ricorda Buttafuoco allorché nella chiusa del suo articolo scrive: “Chiunque vinca alle elezioni regionali non potrà reggere l’urto di realtà. Il buco di bilancio, la disoccupazione ai livelli massimi, il Pil regionale inferiore a quello del dopoguerra, senza dimenticare il disagio che dilaga in sempre più ampi strati della popolazione”. (Riccardo Alfonso)

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