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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

C’era una volta il “Cremlino”: È una narrazione fantascientifica?

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

Oggi rispolvero una storia del passato come se si trattasse di un thrilling fantascientifico. Il tutto ha questo inizio: In una fredda sera d’ottobre del 1989 un gruppo di persone si riunì alla Troitskaja, la torre che per la sua altezza sovrasta le altre venti del Cremlino, e costoro, seduti intorno ad un tavolo incominciarono a parlare uno dopo l’altro con toni gravi, ma al tempo stesso risoluti. C’era da prendere una decisione storica. Non era possibile indugiare oltre. Già l’Ungheria, con l’apertura delle sue frontiere il 23 agosto scorso (siamo nel 1988), aveva dischiuso una grande falla alla compattezza della cortina dell’Urss.
Un generale fece notare che il muro di Berlino era diventato come la linea Maginot per i francesi, nella Seconda guerra mondiale. Che senso avrebbe avuto difenderla se era possibile aggirarla agevolmente? D’altra parte, l’insofferenza delle repubbliche socialiste dell’Est non avrebbe permesso un recupero dell’affidabilità politica e istituzionale dell’Urss e sarebbe stato più conveniente che se ne facesse carico l’Occidente, poiché da qualche tempo soffiava sul fuoco delle proteste popolari che erano sempre più attratte dal liberismo di stampo occidentale. Così fu dato il via allo smantellamento del sistema di fortificazioni costituito da due muri paralleli di cemento armato separati tra loro dalla cosiddetta “striscia della morte” larga alcune decine di metri. Il complesso fu fatto costruire dalla Germania Est il 13 agosto del 1961 per impedire la libera circolazione delle persone dall’una all’altra Germania. La data fatidica di questo tracollo fu fissata il 9 novembre del 1989, dopo settimane di proteste popolari, incominciando con il consentire ai tedeschi dell’Est di visitare liberamente l’altra parte della Germania. Molti osservatori politici si chiesero, di là delle dichiarazioni di facciata e della sbrigativa risposta di chi considerasse l’esperienza settantennale del socialismo reale esaurita per consunzione naturale, qual era la ragione di questa mossa e le conseguenze che ne potevano derivare sul futuro assetto dell’Europa e del mondo intero? Fu il periodo in cui un giornalista ucraino elaborò una teoria che molti considerarono fantasiosa o, se vogliamo, fantascientifica, ma che come in un puzzle i vari pezzi del mosaico, anno dopo anno, si composero lasciando intravedere il vero volto di una iniziativa solo in apparenza suicida del colosso Urss. Va detto, faceva osservare questo giornalista, che all’Unione sovietica, non restava molto da fare: o si andava a una guerra termo-nucleare con il rischio di ritrovarsi con un pianeta invivibile e dove i vincitori non avrebbero potuto godere del loro successo o si accettava una politica di logoramento che avrebbe affossato la Russia con tutti i suoi satelliti per una implosione del sistema oppure si rimescolavano le carte. E così fu. (Riccardo Alfonso)

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