Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Il 15 agosto del 1769, 251 anni fa, nasceva Napoleone Bonaparte

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

Pochissimi personaggi hanno avuto la fortuna storiografica e letteraria di Napoleone. Tantissimo si è scritto su di lui, sviscerando ogni aspetto della sua complessa quanto affascinante figura. Ma, alla fine, Napoleone resta un’opera aperta.
Capo popolo o Grande Normalizzatore della Rivoluzione Borghese? Genio soltanto Militare o, anche e soprattutto, Statista e Visionario, Grande Profeta, Precursore dell’Idea Europea? Imperatore o Dittatore?
Bonaparte è un personaggio così poliedrico da prestarsi a queste ed altre interpretazioni. Una delle sue grandi doti, messa in luce sapientemente dal giornalista e consulente in corporate e reputation strategy Roberto Race (www.robertorace.com) è l’impareggiabile capacità di dialogare con l’opinione pubblica. Una categoria concettuale, quest’ultima, che nasce proprio con lui e che Race evidenzia grazie al suo punto di vista che viene dal lavorare al fianco dei Ceo e dei board di alcune importanti multinazionali e imprese familiari italiane.Race ha approfondito la questione nel suo “Napoleon the Communicator: Thinking with the mind of the winner” versione inglese alla quinta ristampa proprio in questi giorni e aggiornata del precedente “Napoleone il Comunicatore” edito da Egea, la casa editrice dell’Università Bocconi.Diffuso su Amazon, edito da ScriptaManent, il volume è acquistabile nelle principali librerie internazionali, prodotto sia in formato cartaceo, con distribuzione in pochi giorni in tutto il mondo, sia in versione Kindle.Tra le novità dell’edizione inglese la postfazione di Charles Bonaparte, ultimo erede di Napoleone e presidente della Federazione Europea delle città napoleoniche.Come un leader costruisce il consenso? Qual è il suo rapporto con i collaboratori? Come coniuga carisma e spirito di squadra? Come utilizza tempi e modi del comunicare per vincere battaglie militari e politiche? Come strumentalizza iconografia, immagine, messaggio culturale per accrescere il suo potere personale? Come eterna se stesso al di là della sconfitta sul campo, unico perdente della storia che riesce a trasmettere ai posteri il proprio racconto di vita, sottraendolo alle manipolazioni dei vincitori in nome di una verità anch’essa artificiosa, costruita a tavolino nel Memoriale di Las Cases?

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