Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Monitor dei Mercati Emergenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2020

A cura di Sabrina Khanniche, Senior Economist di Pictet Asset Management. Questo mese, la Senior Economist Sabrina Khanniche analizza le principali 12 economie esportatrici di petrolio per individuare quelle più vulnerabili a causa del crollo del prezzo dell’oro nero.I prezzi del petrolio hanno perso il 36% nel primo semestre del 20201, a causa del calo vertiginoso della domanda di greggio determinato dalla pandemia di COVID-19. Questo non solo porta con sé il rischio di una recessione per i principali Paesi esportatori di petrolio, ma aumenta anche il rischio che il deficit delle partite correnti aumenti in modo significativo.Il nostro indice della vulnerabilità ai prezzi del petrolio individua Oman, Kazakistan e Colombia come i Paesi più vulnerabili. Gli esportatori di petrolio potrebbero essere colpiti in maniera diversa dalle oscillazioni del prezzo del petrolio. La loro reazione dipenderà in larga misura dal relativo prezzo di breakeven estero, ovvero il prezzo del petrolio necessario a coprire le spese legate alle importazioni. Esportatori di petrolio con un breakeven basso: Iran, Kuwait, Qatar, Russia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti
Questi Paesi mantengono un livello di risparmi alto, come dimostra il surplus del saldo delle partite correnti usato per l’acquisto di asset stranieri. Le partite correnti del Kuwait si sono attestate al 7% del PIL nel 20192, ma sono destinate a un calo netto nel 2020. Un prezzo di breakeven estero inferiore al prezzo attuale del petrolio offre al governo la possibilità di allentare la politica fiscale o di assistere a un apprezzamento della valuta. Questi Paesi rappresentano il 39,4% di tutto il petrolio fornito nel mondo dalle nazioni esportatrici. Esportatori di petrolio con un breakeven alto: Algeria, Angola, Colombia, Kazakistan, Nigeria e Oman Questi Paesi incanalano i proventi del petrolio verso maggiori importazioni. In assenza di riserve finanziarie, corrono il rischio di tagli alla spesa o di un deprezzamento della valuta, soprattutto se il prezzo del petrolio scende al di sotto del prezzo di breakeven estero. I Paesi in questione rappresentano il 9,4% di tutto il petrolio fornito nel mondo dalle nazioni esportatrici. Il prezzo di breakeven estero globale raggiunse il picco nel 2013.
Tutti i Paesi hanno corretto al ribasso il prezzo di breakeven estero tagliando le spese legate alle importazioni. Il risultato è stato il miglioramento del saldo delle partite correnti dal -1,1% del PIL nel 2015 al 4,8% nel 20185. Chiaramente, il cambiamento è stato più marcato per gli esportatori di petrolio con un breakeven estero elevato.
Oggi, i Paesi esportatori di petrolio più vulnerabili al calo del prezzo del greggio sono quelli con un breakeven alto. Il breakeven estero di questi Paesi era già superiore al prezzo globale del petrolio nel 2019 e dovrebbe continuare a salire nel 2020 (fig. 3). Il gap sarà invece inferiore per gli esportatori con un breakeven basso, la cui posizione è in ogni caso peggiorata rispetto al 2019.
Il prezzo di breakeven estero è un indicatore chiave della resilienza di quei Paesi a un calo del prezzo del petrolio. Poiché quest’anno è destinato a rimanere al di sopra del prezzo del petrolio, la pressione sulle economie con un breakeven più elevato aumenterà.

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