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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Bonus ristoranti per 100% ‘made in Italy’

Posted by fidest press agency su domenica, 16 agosto 2020

La ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, ha fatto sapere che il Governo si appresta ad approvare un bonus per quei ristoratori che acquisteranno prodotti 100% “made in Italy”. Obiettivo: incrociare gli interessi delle imprese di ristorazione e agroalimentari e dei lavoratori. Il metodo bonus non è una novità, ben navigato da quando esiste nei provvedimenti per la crisi economica da pandemia. L’impostazione è che le aziende sono tutte sane e produttive a prescindere, e quindi è bene che restino attive. Obiettivo nobile che prescinde dal mercato e dai consumatori, cioè dal tipo di sistema economico italiano, comunitario e cosiddetto occidentale.In attesa che, al di là di preannunci tutti accattivanti e di semplice attuazione, si possa leggere nero su bianco cosa hanno deciso di fare, ci concediamo alcune osservazioni.
100% “made in Italy”. Speriamo che facciano attenzione visto che mediamente la percentuale assoluta è impossibile e, più che talvolta, il marchio “made in Italy” viene concesso anche solo per l’assemblamento di prodotti che vengono da altri luoghi. E questo vanificherebbe le buone intenzioni verso gli italiani produttori.
Bonus sul 100% “made in Italy”, siamo sicuri che non contrasti con la normativa europea di libera circolazione delle merci, per cui in Italia un pomodoro catalano dovrebbe avere gli stessi diritti di mercato di un pomodoro siciliano?
Prezzi nei menù. E’ notorio che un prodotto “made in Italy” costa di più di un altro. Sulla qualità è da verificare caso per caso. I ristoratori sarebbero incentivati ad acquistare prodotti più costosi, con uno sconto che potrebbe grossomodo anche portare il prezzo di acquisto del nostro pomodoro siciliano simile a quello catalano (ripetiamo: sulla qualità va verificato caso per caso). Quindi, in teoria, potrebbero non aumentare i prezzi dei menù. Ma qualcuno lo vede un ristorante, che ovviamente si fregerà come non mai di avere prodotti “made in Italy”, praticare gli stessi prezzi sui suoi menù? Suvvia, anche se il bonus dovesse colmare questo gap tra “made in Italy” e “made in xxx”, non siamo nati domani… Quindi, a pagare questa situazione, saranno i consumatori. A beneficio, come dice la nostra ministra, di imprese agroalimentari, di ristorazione e dei lavoratori. Dimenticando che tutti gli umani che fanno parte di questi beneficiati sono nello stessotempo consumatori, e quindi “restituiranno” attraverso un’altra strada i benefici avuti come aziende e lavoratori.
Qui ci si pone una domanda semplice semplice: invece di dare bonus a pioggia, partendo per l’appunto dal presupposto che le aziende sono sane per il solo fatto che esistevano prima della pandemia, perché non si diminuiscono le tasse a queste aziende? E poi ognuna, sul mercato con le sue capacità, agirebbe di conseguenza? Sarebbe un metodo che non penalizzerebbe nessuno (attivo, ovviamente, non passivo). Mentre coi bonus vengono penalizzati mercato e consumatori.
Il primo perché si incentiva la presenza e non la dinamicità e capacità. I secondi perché sarebbero vittime indifese e finanziatori di tutte le operazioni di incentivazione e risanamento. Lo Stato dovrebbe/potrebbe andare in pari: non spenderebbe per i bonus ma avrebbe meno introiti fiscali. E probabilmente guadagnerebbe anche dal fatto di non dover istruire e sostenere tutti i costi di questi vari passaggi per l’erogazione e la gestione dei bonus. Questo lo scriviamo per diversi motivi. Tra cui l’esperienza delle politiche di bonus di questi ultimi mesi che, sembra, non abbiano affrontato di petto la grave (e sempre più tale) situazione economica in regime di pandemia. E il fatto che le economie di mercato (ovviamente se si vuole restare tali e non passare a quella unica di Stato) senza concorrenza e competizione (anche col rischio di doverne essere espulsi per incapacità) non hanno ragion d’essere. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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