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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Archive for 21 agosto 2020

Funzionario governo Sudan parla di pace con Israele: licenziato

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

È stato licenziato il funzionario del governo del Sudan che nei giorni scorsi aveva auspicato un accordo di pace con Israele. Il suo nome è Haidar Badawi Sadiq, il cui ruolo era quello di portavoce del ministero degli Esteri sudanese.Ma mettiamo ordine a quanto accaduto.Pochi giorni fa il presidente americano Donald Trump aveva annunciato l’intesa di un accordo storico fra Israele ed Emirati Arabi. La notizia, confermata dai rispettivi paesi, aveva suscitato reazioni diverse.Entusiasmo da molti esecutivi internazionali e rabbia da parte di alcuni del mondo arabo, contrari alla normalizzazione dei rapporti fra Gerusalemme e Abu Dhabi, fra questi, ovviamente, l’Iran e l’Autorità Nazionale Palestinese.Un mondo arabo che non appariva monolitico nel suo rifiuto, visto che anche Oman e Bahrein sembrano siano pronti a calcare le orme degli Emirati Arabi. Un passo in più sembrava averlo fatto il Sudan, che attraverso il suo funzionario aveva auspicato una normalizzazione dei rapporti con Israele.
L’augurio è durato lo spazio di poche ore, perché il portavoce sudanese è stato licenziato dopo aver rilasciato una dichiarazione alla Sky News araba, sostenendo che non ci fosse “motivo per cui dovesse continuare l’inimicizia” con lo Stato ebraico, aggiungendo di non negare “la comunicazione tra i due paesi” e che: “Sia il Sudan che Israele trarranno vantaggio da un tale accordo se verrà firmato, alla fine di quest’anno o all’inizio del prossimo anno”.Parole che sono costate care a Haidar Badawi Sadiq, che è stato sollevato dall’incarico di portavoce ufficiale del ministero degli Esteri del Sudan.
Allora ci domandiamo: le dichiarazioni di Sadiq erano state rilasciate di suo spontanea volontà senza consultare il governo sudanese oppure sono state intempestive e il Sudan ha dovuto fare marcia indietro per paura di ritorsioni dei paesi arabi più potenti? Domande che rimarranno senza risposta, anche perché molti media internazionali non riescono (o vogliono?) raccontare veramente cosa succede all’interno del mondo arabo.

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Scuola: Graduatorie provinciali per le supplenze, in 750 mila trepidano: il 1° settembre le graduatorie

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Proprio mentre in questi giorni si avviano le assunzioni a tempo indeterminato per i tanti docenti che sono in posizione utile per giungere finalmente all’agognata immissione in ruolo, si stringe il cerchio sulle oltre 750 mila domande di inserimento nelle Graduatorie provinciali per le supplenze attraverso le quali ottenere un incarico annuale: gli Uffici scolastici stanno infatti procedendo che alla elaborazione delle istanze, sia delle Gps sia delle graduatorie di istituto, per verificarne la correttezza, le precedenze per le invalidità presentate e procedere quindi con l’iter di avvio alla pubblicazione delle graduatorie. Le liste, subito definitive, dovrebbero essere pubblicate il primo giorno di settembre, per poi procedere alle convocazioni per le supplenze annuali nelle due settimane successive.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ribadisce che “sulle Graduatorie provinciali per le supplenze c’era tanta e fondata attesa, ma al ministero dell’Istruzione sono state prese delle decisioni errate, che danneggiano tantissimi precari, perché si è riusciti nell’impresa di negare contemporaneamente il principio di affidamento, meritocratico e di ragionevolezza, tutti requisiti che devono necessariamente contenere gli atti amministrativi”. Il sindacato ricorda che fino al 31 agosto è ancora possibile impugnare l’Ordinanza n. 60/2020 attraverso i ricorsi predisposti da Anief specificatamente a tutela dei docenti precari.
Secondo la rivista specializzata Orizzonte Scuola, gli Uffici scolastici insieme alle scuole polo (come prevede l’art. 8, comma 5 dell’OM 60/2020 nel quale si evidenzia appunto che gli uffici scolastici provinciali stanno procedendo alla valutazione delle istanze degli aspiranti all’inserimento nelle GPS di competenza, anche attraverso la delega a scuole polo su specifiche classi di concorso, al fine di evitare difformità nelle valutazioni) probabilmente fino a fine agosto, saranno impegnati a valutare le domande pervenute per l’aggiornamento /inserimento delle GPS e delle graduatorie d’istituto, che ricordiamo saranno valide per il biennio 2020/21 e 2021/22.

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Kamala Harris: figlia di immigrati e la sua eleggibilità alla vice presidenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

By Domenico Maceri, PhD: “Questo editoriale è stato usato da alcuni come strumento per perpetuare il razzismo e la xenofobia.” “Chiediamo scusa”. Così la direzione della sezione editoriali di Newsweek dopo la pubblicazione di un recente articolo di John Eastman, il quale metteva in dubbio l’eleggibilità di Kamala Harris a vice presidente degli Stati Uniti perché i suoi genitori non sono nati in America. I direttori delle pagine degli editoriali della nota rivista americana, Josh Hammer e Nancy Cooper, hanno continuato a spiegare di non “avere anticipato” “la possibile strumentalizzazione” e la “distorsione” del contenuto dell’articolo. Ciononostante l’articolo rimane nel sito Internet della rivista preceduto però dalla nota contenente le scuse.Dopo la nomina di Harris a candidata alla vice presidenza da parte di Joe Biden gli attacchi alla senatrice della California erano inevitabili. Suggerire la sua ineleggibilità alla seconda carica più importante degli Stati Uniti ricorda anche le inquietudini dei bianchi che vedono il loro potere sfumare. Quando individui di altre etnie e razze e soprattutto quelli legati ad altre nazioni raggiungono i vertici del potere riconfermano però che l’America è un Paese di immigrati e multiculturale.La costituzione americana è chiarissima sulla cittadinanza. Il 14esimo emendamento dice categoricamente che chiunque sia nato dentro i confini degli Stati Uniti diventa cittadino americano. Non importa dove siano nati i genitori né il loro status immigratorio e nemmeno la loro cittadinanza. Persino un figlio di clandestini nato in America sarebbe cittadino americano a tutti gli effetti e sarebbe eleggibile alla presidenza. Il padre di Barack Obama era nato in Kenya ma il 44esimo presidente era nato negli Stati Uniti. Persino in casi come quello di Ted Cruz, attuale senatore del Texas, che nella campagna presidenziale repubblicana del 2016 diede filo da torcere a Donald Trump, la costituzione parla chiaro. Cruz era nato in Canada e il padre era cubano. Ciononostante qualifica per la cittadinanza americana perché la madre era nata in America. In sintesi, la Harris è cittadina per via dello ius soli mentre Cruz lo è per lo ius sanguinis, ambedue riconosciuti dalla legge americana.La storia ci dice anche che otto presidenti americani hanno avuto almeno un genitore nato in Paesi stranieri. A cominciare da Thomas Jefferson la cui madre era nata in Inghilterra ad alcuni più recenti come Obama il cui padre era del Kenya. E il caso più ovvio è lo stesso Trump la cui madre era nata in Scozia.Il presidente Trump ha avuto l’opportunità di fare chiarezza sul caos della cittadinanza di Harris ma rispondendo a domande di cronisti ha gettato legna al fuoco dichiarando di avere sentito “voci molto serie” sulla dubbia eleggibilità della candidata democratica. L’articolo di Newsweek è stato un facile assist al 45esimo presidente per caldeggiare dubbi sulla candidatura di Kamala Harris. Non ne aveva veramente bisogno. Va ricordato che parecchi anni fa Trump si era preso l’impegno di costringere Obama a rilasciare il suo certificato di nascita per dimostrare che fosse veramente nato in America.
Attaccare i suoi avversari con insinuazioni e spesso direttamente infangando il loro carattere è il modus operandi dell’attuale inquilino della Casa Bianca. La verità gli importa poco. Basta buttare palle in aria e aspettare che i suoi fedelissimi le riprendano, convinti anche che se lo dice il presidente deve essere vero. Nel caso di Harris, Trump mira a ricordare che l’America alla quale lui vuole ritornare diventa difficile per la presenza di questi individui non bianchi. Harris è il simbolo più visibile di questa inquietudine al momento per la sua candidatura alla vice presidenza. Una donna non solo afro-americana per via del padre nato in Giamaica ma con radici che affondano anche in Asia poiché la madre è nata in India.La Harris è americana per eccellenza che ha usato il suo talento e anche la sua fortuna per avvicinarsi alla conquista di una carica governativa indispensabile. La candidata democratica ha raggiunto una pietra miliare dandoci una chiara dimostrazione che l’America è la terra delle opportunità, riconfermando la nazione come Paese di immigrati.Gli immigrati disturbano il presidente Trump. Come va ricordato, li ha chiamati “animali” in alcuni casi e ha persino dichiarato di non capire perché continuano a venire in America da “s….hole countries” (Paesi di m…da) invece di nazioni nordiche. Gli immigrati causano anche sconforto a molti degli elettori dell’attuale presidente specialmente quelli con legami in Paesi poveri. Harris però rappresenta una paura più forte poiché ci ricorda che l’America continua a cambiare e che il ritorno alla grandezza degli Stati Uniti degli anni ’50 auspicato da Trump e incorporato nel suo slogan Make America Great Again (Maga) è impossibile. I quattro anni di un presidente la cui madre era immigrata e la cui moglie è nata in Slovenia sono stati invano. L’America continua a evolversi a mano a mano che membri di gruppi minoritari si integrano sempre di più. Tutte le previsioni ci dicono che il ticket Biden-Harris uscirà vittorioso alle elezioni di novembre. Come ha detto l’ex first lady Michele Obama, moglie del primo presidente afro-americano nella storia alla recente Convention Democratica, Trump si è rivelato “un incapace” e “il peggior presidente” degli Stati Uniti. Una sconfitta alle mani di Biden con una vice afro-americana al fianco sarà dolorosa per l’attuale inquilino della Casa Bianca ma riporterà il Paese sulla strada giusta, riflettendo i valori dell’America che includono i contributi degli immigrati e dei loro figli. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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I fedeli islamici che volessero pregare nella moschea al-Aqsa di Gerusalemme non sono graditi

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Gerusalemme In virtù di accordi separati con Israele – come ad esempio i cittadini degli Emirati arabi uniti – “non sarebbero affatto benvenuti dai palestinesi”. “Riceverebbero soltanto lanci di scarpe e sputi da parte della gente di Gerusalemme”: questa la previsione espressa oggi da Mahmud al-Habash, uno stretto consigliere del presidente dell’Anp Mahmud Abbas. Lo ha riferito la radio pubblica israeliana Kan. Venerdì scorso al termine delle preghiere nella moschea al-Aqsa sono state date alle fiamme alcune bandiere degli Emirati ed immagini del principe Mohammed bin Zayed.

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Scuola: Personale ATA, Anief apre le adesioni al ricorso gratuito per attivare i profili Area C e AS Servizi Scolastici

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Il CCNL Scuola 2018 non ha cambiato la Tabella A allegata al CCNL del 29/11/2007 che prevede, per il personale ATA ben due profili dell’Area C (rispettivamente per gli Assistenti Amministrativi e per gli Assistenti Tecnici) e uno dell’Area As (Servizi Scolastici) che ad oggi non sono mai stati attivati né previsti negli organici dal Ministero dell’Istruzione. Per questo motivo, l’Anief impugna al TAR Lazio il Decreto del Ministro dell’Istruzione 8 agosto 2020 n. 94 che autorizza il contingente ATA da immettere in ruolo nell’a.s. 2020/2021 senza prevedere l’attivazione dei due profili. Adesioni sul portale ANIEF entro l’8 settembre. Se accolto, dopo anni dall’istituzione dei relativi profili, il Miur dovrà attivare almeno altri 20 mila posti in organico di diritto per il personale ATA.Al dicastero di viale Trastevere sulle progressioni di carriera del personale Ata si continua a fare “orecchie da mercante”. “Nonostante fossero già previsti dal CCNL Scuola del 2007 – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – nulla si è ancora mosso per l’effettiva attivazione dei profili dell’Area C e As Servizi Scolastici, esistenti solo sulla carta e mai effettivamente avviati. Il nostro sindacato, dunque, ha predisposto l’adesione a uno specifico ricorso aperto a tutto il personale ATA di ruolo per ottenere in tribunale l’accertamento, a carico del Miur, dell’obbligo di prevedere gli organici anche per questi profili e consentirne, così, l’attivazione”.La Tabella A allegata al CCNL 29/11/2007, infatti, enuclea le professionalità articolate nei profili di Area del personale ATA e prevede espressamente il profilo dell’Area C – Assistente Amministrativo e Assistente Tecnico che, nei diversi profili dovrebbe svolgere attività specifiche così distinte: per Amministrativo “attività lavorativa complessa con autonomia operativa e responsabilità diretta nella definizione e nell’esecuzione degli atti a carattere amministrativo contabile di ragioneria e di economato, pure mediante l’utilizzazione di procedure informatiche. Sostituisce il DSGA. Può svolgere attività di formazione e aggiornamento ed attività tutorie nei confronti di personale neo assunto. Partecipa allo svolgimento di tutti i compiti del profilo dell’area B. Coordina più addetti dell’area B”; per Tecnico “attività lavorativa complessa con autonomia operativa e responsabilità diretta, anche mediante l’utilizzazione di procedure informatiche nello svolgimento dei servizi tecnici nell’area di riferimento assegnata. In rapporto alle attività di laboratorio connesse alla didattica, è subconsegnatario con l’affidamento della custodia e gestione del materiale didattico, tecnico e scientifico dei laboratori e delle officine, nonché dei reparti di lavorazione. Conduzione tecnica dei laboratori, officine e reparti di lavorazione, garantendone l’efficienza e la funzionalità. Partecipa allo svolgimento di tutti i compiti del profilo dell’area B. Coordina più addetti dell’area B”.Per quanto riguarda il profilo As – Servizi Scolastici, la stessa Tabella prevede: “coordinamento dell’attività del personale appartenente al profilo A, di cui comunque, in via ordinaria, svolge tutti i compiti. Svolge attività qualificata di assistenza all’handicap e di monitoraggio delle esigenze igienicosanitarie della scuola, in particolare dell’infanzia”.Di questi profili, non vi è traccia nemmeno nell’ultimo decreto ministeriale 94/2020 che autorizza gli organici ATA per le immissioni in ruolo per il prossimo anno scolastico. Per questo Anief ha deciso di avviare il ricorso gratuito per gli Assistenti Tecnici e Amministrativi di ruolo con almeno 5 anni di servizio a tempo indeterminato, relativamente all’attivazione del profilo dell’Area C appartenente alla propria categoria, e per i Collaboratori Scolastici di ruolo, per l’accesso al profilo interno alla propria Area As – Servizi Scolastici. Termine ultimo di adesione al ricorso Anief è il prossimo 8 settembre.

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Scuola: Riapertura a settembre in sicurezza il Ministero dell’Istruzione coinvolge direttamente gli EE.LL

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

L’avvio del nuovo anno scolastico 2020/2021 è oramai alle porte e molti sono gli interrogativi che non hanno ancora una risposta certa, diversi sono gli incontri che si susseguono in questi giorni e nonostante ciò molte scuole non hanno a disposizione spazi sufficienti per ripartire in sicurezza con la didattica in presenza. Il Ministero con Avviso pubblico Protocollo 27189 del 19 agosto 2020 coinvolge tutti gli EE.LL proprietari di immobili scolastici assegnando delle risorse per acquisire ulteriori spazi da destinare alle attività scolastiche per l’anno 2020/2021. Entro le ore 18:00 del 26 agosto 2020 ogni EE.LL. può accedere ad un link predisposto dal Ministero per comunicare il fabbisogno economico per procedere ad affitto di nuovi spazi da adibire ad attività didattiche, affittare o acquistare strutture temporanee oltre a finanziare eventuali spese di trasporto per gli studenti o adeguare le nuove strutture alle esigenze didattiche. Le risorse sono destinate a fronteggiare l’emergenza sanitaria da Covid-19 attualmente in corso e per il reperimento “di ulteriori spazi da destinare all’attività didattica nell’anno scolastico 2020/2021”. Pertanto, le richieste e le esigenze espresse dagli enti locali devono essere coerenti con tale finalità.
Per tutte le informazioni sulla procedura gli EE.LL. possono consultare il LINK messo a disposizione dal Ministero.

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Scuola: Riapertura a settembre? I presidi Udir pronti allo sciopero

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

A seguito delle ultime informative del Comitato tecnico scientifico e dell’incontro tenuto nella serata tra la ministra Lucia Azzolina, il commissario straordinario Domenico Arcuri e le organizzazioni rappresentative dei dd.ss., il giovane sindacato dei dirigenti scolastici annuncia che se non interverrà una norma in Parlamento il ricorso allo stop alle attività sarà inevitabile. In alcuni istituti mancheranno infatti i banchi fino a novembre, in altri le nuove aule per tutto l’anno, oltre che il personale necessario. Cosicché non si potrà appieno rispettare le norme sul distanziamento interpersonale previsto dal protocollo sulla sicurezza del 6 agosto. Non bastano le rassicurazioni del CTS. In presenza di contagio, in questa condizione il capo d’istituto sarebbe il primo responsabile penale e civile, inquisito d’ufficioLe condizioni per la ripartenza della scuola a settembre, non fanno dormire sonni tranquilli ai dirigenti scolastici. Sono per ora poco di più di 400 gli iscritti al giovane sindacato dei dirigenti scolastici, ma la protesta si allarga, anche nelle chat e sui social media ai loro colleghi. Alcuni presidi sono pronti a consegnare le chiavi ai prefetti dopo aver rinviato le ferie pur di provvedere a tutte le richieste e indicazioni pervenute dal ministero dell’Istruzione e da quello della salute. Più volte hanno risposto a domande di richiesti di banchi, spazi, organici. Ora tocca al Governo che vuole la riapertura delle scuole, come tutte le famiglie, giustamente dare certezza anche sulle responsabilità di chi non avrà le aule aggiuntive e il personale docente e Ata richiesto nei tempi giusta per l’apertura dell’anno scolastico. Se sono apprezzabili gli sforzi del Governo per la riapertura in sicurezza delle scuole deve essere chiaro che in assenza di certezze sulla responsabilità dei presidi. lo stato di agitazione non può che montare.
Il sindacato Udir, in particolare, reputa non utile la soluzione prospettata dall’amministrazione di poter sollevare dalle responsabilità i dirigenti scolastici qualora attuino tutte le disposizioni previste dai protocolli in via di approvazione finale: la norma di riferimento, in caso di controversia, rimane, come citato dal Cts, quella contenuta nella legge del 5 giugno 2020, la quale ratifica solamente quanto enunciato dall’art. 42 comma 2 del decreto Cura Italia in merito al l’equiparazione del contagiato da Covid quale infortunio sul lavoro come ribadito dalla circolare 22 del 20 maggio scorso prodotta dall’Inail; la Legge di inizio giugno, in pratica, va a determinare una limitazione o cancellazione delle responsabilità datoriale, in presenza di un lavoratore ( studente) contagiato solo qualora lo stesso dirigente abbia adempiuto in toto a tutti i protocolli ministeriali sottoscritti tra governo e parti sociali. Sul piano pratico, tuttavia, Udir sostiene che il contagio è per sua natura poliedrico, mutevole, di difficile individuazione e causa: pertanto, il giudice potrebbe comunque individuare delle mancanze nell’operato dei dirigenti. Il punto, quindi, rimane sempre lo stesso: bisogna approvare a livello legislativo uno “scudo” ad hoc specifico per la tutela dei capi d’istituto, come chiesto pubblicamente dalla scorsa primavera dal giovane sindacato e ribadito nei giorni scorsi alla ministra dell’Istruzione.

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Il Covid-19 spiegato ai bambini

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Bergamo. Le emozioni al tempo del Coronavirus” è il progetto educativo sviluppato dal Dipartimento di scienze umane e sociali dell’Università di Bergamo con lo scopo di aiutare i bambini a prendere coscienza delle loro emozioni. Attraverso i burattini è possibile favorire la rielaborazione del dolore vissuto in questi ultimi mesi di emergenza sanitaria dai bambini, dalle bambine e dalle loro famiglie.La rielaborazione del dolore vissuto in questi ultimi mesi di emergenza sanitaria dai bambini e bambine e dalle loro famiglie è un aspetto imprescindibile per poter guardare al futuro con positività e speranza. Con questo obiettivo otto dottorandi in Formazione della persona e del mercato del lavoro, in collaborazione con il Centro di Ateneo per la Qualità dell’insegnamento(CQIA) hanno sviluppato il progetto educativo “Covid-19: il virus con la corona invisibile ma terribile. Le emozioni al tempo del Coronavirus”, facendo propria una delle tradizioni bergamasche più apprezzate in Italia e all’estero: i burattini.Un testo teatrale, rivolto a bambini della scuola primaria, incentrato sul tema delle emozioni (tristezza, paura, rabbia, disgusto, gioia, sorpresa), è stato messo in scena in un teatro di burattini e filmato. Testo e video sono ora disponibili sul sito dell’Università di Bergamo corredati di materiali come le schede di presentazione e un tutorial sulla costruzione dei burattini a guanto. Attività che stimolano lo sviluppo della manualità, come la costruzione di burattini a guanto, attraverso cui i bambini, accompagnati dagli adulti, possono mettersi in gioco in prima persona, con fantasia e creatività, inventando personaggi per raccontare nuove storie e diventare protagonisti, proiettando sul burattino i propri stati d’animo e le proprie emozioni.I filmati dispongono anche di un riquadro con le riprese della traduzione fatta da un’interprete in lingua dei segni ed è disponibile anche la traduzione del testo in simboli di Comunicazione Aumentativa e Alternativa,per dare la possibilità di fruire lo spettacolo anche a bambini con disabilità uditiva o con difficoltà a usare i più comuni canali comunicativi.I materiali utili nei corsi e laboratori del corso di laurea in Scienze della formazione primaria sono anche disposizione di operatori e genitori che ne vogliano fare uso in ambito educativo e formativo, senza fini di lucro.Una illustrazione più dettagliata del progetto e i link ai materiali sono disponibili nel sito del Centro per la Qualità dell’Insegnamento e dell’Apprendimento CQIA e del Dipartimento di scienze umane e sociali dell’Università degli Studi di Bergamo.

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Giuseppe Di Vittorio, il sindacalista dell’unità degli sfruttati e gli apprendisti seguaci

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

L’11 agosto 1892 nasceva Giuseppe Di Vittorio, dirigente comunista e sindacalista, caduto per molti anni nel dimenticatoio della storia e ora riscoperto con una lettura parziale del suo percorso. Non sarà sfuggito l’uso strumentale che oggi viene fatto di questo anniversario.Sembra ci sia la necessità redimente di riaccendere i riflettori su uno dei più significativi protagonisti della storia politica e sindacale del Secondo Dopoguerra, dettata dall’esigenza di rispolverare in fretta e furia quei caratteri costituenti della sinistra sociale seppelliti da anni di concertazione e politiche di compatibilità. Una riesumazione condizionata, che sappia però dare forza e luce solo ad alcuni degli aspetti incarnati da questo vero e proprio gigante della battaglia politica e sociale del Novecento. Quali siano gli intenti finali di chi oggi si appropria del suo pensiero, lo storpia fino a renderlo fruibile a chi non si cura di conoscerne la storia, non è ancora completamente intelligibile, anche se con un minimo sforzo arrivare a comprenderlo può essere semplice.Uno degli aspetti maggiormente tenuto nascosto dai novelli seguaci di Giuseppe Di Vittorio da Cerignola, è quello della sua formazione e collocazione politica in anni davvero difficili, quando ogni giorno si era chiamati a scegliere e a misurarsi con avvenimenti capaci di segnare il futuro di milioni di proletari e di lavoratori. Non solo quindi la sua conosciuta attività bracciantile e di proto-sindacalista in giovanissima età tra gli sfruttati nei campi della Capitanata, ma la scelta ad esempio di recarsi in Spagna ad infoltire le fila degli antifranchisti per combattere una guerra, pur già considerata persa, che però valeva la pena di essere combattuta. La sua milizia sindacale si intreccia in maniera inestricabile con il suo essere militante internazionalista.Questa sua scelta lo porta non solo a percorrere tutta la strada che durante la guerra, e ancor di più al suo termine, porterà alla costruzione della prima Internazionale sindacale, la Federazione Sindacale Mondiale, di cui oggi in Italia la USB è l’unica, orgogliosa portabandiera e che dal Congresso di Milano del 1953 vide Giuseppe Di Vittorio presidente mondiale. Erano gli anni, quelli, in cui le differenze sopite dalla guerra tornavano a galla, gli animal spirit del capitalismo mondiale nascente prendevano forza e cercavano di impedire con ogni mezzo che si affermasse anche nel mondo occidentale quell’orizzonte sociale e socialista che dal 1917 in poi aveva ridato una speranza all’umanità indicando una strada di progresso, di emancipazione e di conquista del benessere in terra che oggi qualcuno rappresenta come ricerca della felicità e della gioia.Di Vittorio dovette fronteggiare gli attacchi tesi a demolire il primo e più vero tentativo di costruire una internazionale sindacale che venivano portati con durezza e particolare determinazione dall’AFL statunitense e dalla TUC britannica. Attacchi che si resero particolarmente evidenti e decisivi allorquando c’era da schierarsi pro o contro l’accettazione del Piano Marshall, nonno del nostro attuale e tutto europeo MES, attraverso cui Di Vittorio vedeva profilarsi la subordinazione economica e politica dei Paesi riceventi allo strapotere statunitense, a cui anche un pezzo del movimento sindacale italiano si andava uniformando. Esattamente quel pezzo che dopo poco favorì, nella FSM, la rottura sindacale e la edificazione della CISL internazionale, che con una poderosa virata a destra spostava l’asse dell’agire sindacale collocandolo nell’alveo del sindacalismo confessionale e di sottomissione ai desiderata del mondo produttivo e imprenditoriale e subito a seguire la rottura interna della Confederazione generale – e unitaria – del lavoro per costituire prima la CISL e poi la UIL che si collocano esplicitamente nel campo internazionale ed interno avverso a quello rappresentato dalla CGL di Giuseppe Di Vittorio.Non ci troviamo quindi oggi, a 128 anni dalla sua nascita, a celebrare la storia di un sindacalista dei braccianti che diede il suo contributo all’emancipazione di quei lavoratori in un periodo storico che purtroppo sembra riaffacciarsi in modo ancora più oscuro di quello affrontato con forza e determinazione da Di Vittorio, ma di un combattente a tutto tondo che fece dell’unità del movimento di classe nazionale ed internazionale la sua ragione di vita, che non operò mai per la separazione ma si batté per unificare le lotte e dare una prospettiva internazionale a quel movimento unito dei lavoratori che solo poteva favorirne la crescita e l’affermazione.Noi vogliamo salutare Di Vittorio e ricordarne le sue scelte complessive e non, al contrario, utilizzare il suo nome per dare dignità ad operazioni politiche e parasindacali che non abbiano la dignità e la trasparenza delle sue scelte.Vogliamo anche noi concludere questo nostro scritto certamente parziale e partigiano, con una delle frasi del presidente della Federazione Sindacale Mondiale Giuseppe Di Vittorio che ci sembra oggi sia quanto mai attuale: “È preoccupante non quando un compagno ti dà torto, ma quando il padrone ti dà ragione”. By Unione Sindacale di Base – Confederazione Nazionale Membro della FSM – WFTU

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Scuola: Agia-Cia, agriturismi e fattorie didattiche offrono spazi alternativi alle aule

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

A poco più di un mese dal ritorno degli studenti in classe, Cia-Agricoltori Italiani e i suoi giovani imprenditori riuniti nell’Agia, raccolgono l’appello dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci), che lamenta la mancanza di 20mila aule su tutto il territorio nazionale. Agia-Cia è, dunque, disponibile a candidare gli agriturismi e le fattorie didattiche dei propri associati a spazi alternativi alle aule scolastiche, garantendo il distanziamento sociale necessario all’attività didattica e rispettando tutti i requisiti di capienza, sicurezza e igiene.In Italia ci sono circa 24mila aziende agrituristiche, strutture già pronte a rispondere, per loro stessa natura, alle esigenze dei tanti Comuni italiani alla ricerca di luoghi ad hoc per le lezioni del nuovo anno. I locali degli agriturismi sarebbero immediatamente pronti al supporto del mondo dei giovani e della scuola, con il quale hanno già instaurato una partnership feconda, organizzando in sicurezza attività ricreative e educative per bambini nelle fattorie didattiche durante i periodi estivi. Le aziende agrituristiche potrebbero, così, svolgere un ruolo fondamentale nel sostenere i Comuni italiani in difficoltà e, allo stesso tempo, ricavarne una fonte di reddito, andando a compensare le perdite di una stagione irrimediabilmente compromessa dal Covid-19, che ha colpito in modo drammatico tutto il settore del turismo rurale e enogastronomico.

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Musica: 12 milioni di euro per concerti annullati

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Il ministro di Beni culturali e turismo, Dario Franceschini, ha firmato oggi il decreto con il quale si assegnano 12 milioni di euro per i concerti annullati, a ristoro delle perdite subite dagli organizzatori.”Vogliamo sperare che nel decreto l’accesso al fondo per il ristoro delle perdite degli organizzatori di concerti sia condizionato alla preventiva verifica dell’avvenuto rimborso degli spettatori” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Sarebbe singolare, per non dire vergognoso, se chi organizza il concerto non subisse alcuna perdita, avendo incassato i soldi degli spettatori senza restituirli, e poi ricevesse pure il ristoro da parte del Governo. Sarebbe una beffa inaccettabile” prosegue Dona.”Ricordiamo che, anche se il Dl Rilancio, dopo la clamorosa figuraccia del Governo per via dell’intervento di Paul McCartney, ha migliorato il testo dell’art. 88 del Cura Italia, la restituzione dei soldi versati dai consumatori per l’acquisto dei biglietti è prevista comunque solo alla scadenza del periodo di validità del voucher, ossia 18 mesi, e solo quando il concerto è annullato senza rinvio ad altra data compresa nel medesimo periodo di validità del voucher oppure quanto il concerto è definitivamente cancellato. Non vorremmo, quindi, che gli organizzatori percepissero il ristoro del Fondo e poi attendessero 18 mesi per ridare i soldi ai consumatori o magari, peggio ancora, in violazione dell’art. 88 del decreto legge n. 18 del 17/3/2020, come poi convertito in legge e modificato dal Dl Rilancio, non li restituissero affatto” conclude Dona.

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38° Torino Film Festival

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Torino 20 – 28 novembre 2020 celebra e ricorda Franca Valeri proponendo l’anteprima mondiale di Zona Franca, un inedito ritratto della “signora dello spettacolo” appena scomparsa, realizzato da Rai Teche e firmato da Steve Della Casa. Attingendo al prezioso archivio di performance artistiche di Franca Valeri conservato nelle Teche Rai, il documentario di Della Casa ci regala una visione a tutto tondo di una delle attrici che hanno segnato la storia del teatro e della televisione, grazie alla sua arguzia, alla sua ironia e ai suoi personaggi iconici, offrendo uno spaccato della società dell’Italia del dopoguerra.“Franca Valeri è stata un talento assoluto della recitazione e dell’arte teatrale. A lei la Rai deve un lascito di straordinarie performance artistiche che hanno creato, dalla radio alla tv, un nuovo linguaggio della comicità femminile – dichiara Maria Pia Ammirati, direttore di Rai Teche. A lei devono molto le attrici e le donne in generale perché ha insegnato, attraverso la creazione di tipi umani e di stereotipi che la forma più alta di conoscenza è proprio l’ironia. Rai Teche sta lavorando da tempo al ritratto di Zona Franca che andrà al prossimo TFF firmato da Steve Della Casa”. “Dedicare a Zona Franca uno degli eventi speciali fuori concorso del prossimo TFF è il nostro modo per rendere omaggio a Franca Valeri – dichiara Stefano Francia di Celle, direttore del TFF. Il lavoro restituirà la magnifica verve artistica e umana di Franca Valeri utilizzando anche le potenzialità creative dei tesori contenuti negli archivi della Rai, rivitalizzati grazie a lungimiranti progetti di digitalizzazione, restauro e diffusione culturale concepiti dalla Direzione di Rai Teche”.
“Per il Museo Nazionale del Cinema è un piacere ricordare Franca Valeri, attrice versatile a cavallo tra teatro, televisione e cinema – sottolinea Domenico De Gaetano, direttore del Museo Nazionale del Cinema – la cui ironia senza tempo racconta un pezzo di storia della recitazione. Un appuntamento importante che si inserisce nell’anno del ventennale del Museo Nazionale del Cinema e di Film Commission Torino Piemonte e che la Città di Torino ha deciso di dedicare al cinema”.
Rai conferma anche per il 2020 il suo ruolo di main media partner del Torino Film Festival e l’omaggio a Franca Valeri in collaborazione con Rai Teche è il primo di una serie di eventi speciali che il festival dedicherà agli archivi cinematografici e televisivi di tutto il mondo.L’iniziativa fa parte di ‘Torino Città del Cinema 2020’, un progetto di Città di Torino, Museo Nazionale del Cinema e Film Commission Torino Piemonte, con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, in collaborazione con Regione Piemonte, Fondazione per la Cultura Torino http://www.torinocittadelcinema2020.it

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Lotta alla Drosophila suzukii, importato l’antagonista Ganaspis brasiliensis

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Ottenuta due mesi fa l’autorizzazione ministeriale per l’importazione su parere espresso dal Servizio Agricoltura-Ufficio Fitosanitario della Provincia Autonoma di Trento, il Ganaspis brasiliensis, il parassitoide che servirà a combattere la Drosophila suzukii è arrivato in Italia per iniziare la sperimentazione alla Fondazione Edmund Mach che coordina il programma a livello nazionale. L’antagonista esotico è stato prelevato, seguendo tutte le misure di sicurezza previste dai regolamenti, dai laboratori del CAB International, importante centro di ricerca svizzero con cui FEM si coordina a livello internazionale nell’ambito della lotta alla Drosophila suzukii, il moscerino dagli occhi rossi che si nutre della polpa della frutta rossa prima che giunga a maturazione. Ora per il Ganaspis inizia il periodo di sperimentazione in quarantena; il prossimo passo sarà la presentazione dello studio del rischio che valuti l’impatto del parassitoide sugli ecosistemi locali in caso di liberazione sul territorio. Tale studio è un requisito fondamentale per ottenere l’autorizzazione al rilascio e verrà presentato alle autorità preposte entro la primavera 2021. In questo lavoro FEM integrerà gli studi già svolti presso CAB e negli Stati Uniti prendendo in considerazione le condizioni ecologiche specifiche degli ambienti italiani. Per dare maggior rilevanza allo studio, la Fondazione ha ritenuto opportuno creare un gruppo di lavoro coinvolgendo nel progetto il CREA Firenze e numerose università e istituti di ricerca sparsi sul territorio nazionale e assumendo il ruolo di coordinatrice dei lavori. Una volta approvato lo studio del rischio, si potrà procedere all’avvio di un programma di lotta biologica per il controllo suscala territoriale di Drosophila suzukii, analogo a quello già partito nei confronti della cimice asiatica con la vespa samurai. Un iter burocratico molto impegnativo e articolato. Il progetto SWAT-lotta biologica finanziato dalla Provincia autonoma di Trento (che coinvolge
anche la cimice asiatica) ha investito importanti risorse sulla lotta a Drosophila suzukii. Nell’ambito del progetto la FEM si è attivata già da mesi per importare il parassitoide. Dapprima è stato ottenuto il parere positivo del Servizio Fitosanitario regionale per l’idoneità dei nuovi laboratori di quarantena ad ospitare l’imenottero che dovrà essere mantenuto in condizione
controllate in attesa del via libera al rilascio da parte del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Successivamente è stato attivato l’iter burocratico per ottenere l’autorizzazione a trasferire Ganaspis brasiliensis presso le strutture della Fondazione dai laboratori del CAB International. L’agente di controllo biologico Ganaspis brasiliensis
Ganaspis brasiliensis è un microimenottero (piccola vespa) parassitoide originario dell’Estremo Oriente (Cina, Corea del sud e Giappone). Proveniendo dagli stessi luoghi di origine di Drosophila suzukii, il Ganaspis brasiliensis si è adattato a parassitizzare le larve del moscerino.

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Il movimento del fianco orientale del Monte Etna

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Lo scivolamento del fianco orientale dell’Etna agisce come una valvola che favorisce o inibisce le eruzioni nel settore immediatamente a monte; la variazione della velocità di scivolamento stesso può essere considerata come una sentinella per eventuali eruzioni parossistiche e/o processi di intrusione di magma. Questo il risultato raggiunto nello studio appena pubblicato sulla rivista statunitense Geology dal titolo “Flank sliding: A valve and a sentinel for paroxysmal eruptions and magma ascent at Mount Etna, Italy”, frutto del lavoro di un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) “Attraverso un approccio multidisciplinare che ha visto l’utilizzo del telerilevamento SAR, del GPS e della tomografia sismica”, spiega Giuseppe Pezzo, autore della ricerca, “abbiamo analizzato le deformazioni del suolo nell’area etnea relative all’evento eruttivo del 24 dicembre 2018 e all’evento sismico avvenuto due giorni dopo, il 26 dicembre”. “In particolare”, prosegue il ricercatore, “l’interferometria satellitare SAR, attraverso l’uso di immagini satellitari radar, ci ha permesso di ottenere mappe delle deformazioni del suolo di tutta l’area etnea. Le misure ottenute sono state integrate con quelle provenienti dalla rete GPS, che misura in maniera continua i movimenti del vulcano. Infine, con la tomografia sismica, attraverso lo studio delle onde sismiche, è stata ricostruita la struttura al di sotto dell’edificio vulcanico. Questa complessa analisi multidisciplinare ha evidenziato come il continuo movimento del fianco orientale dell’Etna ha favorito, nel tempo, l’intrusione di magmi nell’area immediatamente a monte il collasso stesso, nelle zone di frattura note come Rift di Nord-Est e di Sud dell’area sommitale del vulcano. La geometria e l’ubicazione di questi volumi di magma appare coerente con antiche strutture tettoniche, messe in evidenza dai dati di tomografia sismica, che dislocano la crosta sotto l’edificio vulcanico favorendo la risalita di magmi verso la superficie”.“Le risalite magmatiche”, prosegue Mimmo Palano, coautore della ricerca, “a causa delle pressioni interne dei magmi, provocano un allargamento di diversi metri di tutto l’edificio vulcanico e imprimono un’accelerazione al movimento del fianco orientale”. “Questa accelerazione” conclude Claudio Chiarabba, coautore della ricerca”, determina, a sua volta, due effetti: provoca eventi sismici lungo le faglie che bordano il fianco instabile (come, ad esempio, il sisma del 26 dicembre 2018 di magnitudo pari a 4.9 lungo la faglia della Fiandaca), e genera una depressurizzazione della parte interessata dall’eruzione arrestando la stessa”.

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Non abbiamo ancora imparato a votare i perdenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Credo che gli italiani abbiano nel loro Dna la voglia di sentirsi dei “vincenti” e di considerare gli altri dei “perdenti” o quasi. Quando a scuola t’imbatti con un coetaneo debole di carattere e servile con i compagni ti diletti a stuzzicarlo e ad umiliarlo perché hai trovato qualcuno che ti fa sentire un vincente. Quando da grande rubi il lavoro o una promozione al collega meno pronto e reattivo, quando fai la cresta sulla spesa della casa o ti fai prestare dagli amici dei soldi senza restituirli, quando ti iscrivi a un partito e riesci a farti votare promettendo agli elettori di tutto, tanto chi se ne frega una volta eletto, quando smerci la droga a quei cretini che la usano, non ti senti un vincente?
Se accendo la televisione o mi sintonizzo su un canale radio o navigo sul web sento che un signore avendo solo pochi soldi a disposizione è riuscito in pochi anni a farsi una fortuna non pensi che è lui, e non tu, un vincente? Se segui le vicende di un politico sempre chiacchierato per le sue amicizie equivoche che a dispetto di tutto e di tutti continua ad essere eletto chi è il vincente se non lui? Avete mai provato a far emergere dalla massa un povero cristo un perdente patologico per farlo diventare un grand’uomo? Mai. Ma se per uno strano disegno della natura ci fosse un giorno un perdente che diventasse un grand’uomo e per giunta votato dai vincenti cosa potremmo dire di lui? Che anche in questo caso è e resta un perdente perché sarà sempre e comunque lo zerbino davanti la porta della casa del vincente. Dura lex sed lex. (Centro studi politici e sociali della Fidest diretto da Riccardo Alfonso)

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La gioventù in Italia è demotivata

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Manca quella carica di energia che promana dalla stessa età mentre si cresce fisicamente ed intellettualmente. È un momento delicato e importante per i giovani che hanno sete di conoscenza non solo attraverso l’istruzione scolastica ma di visioni positive della vita. Un giovane mi diceva: guarda mio padre. Si ammazza di lavoro per una modesta paga e nessuna possibilità di migliorare la sua posizione lavorativa e se protesta rischia di essere licenziato. E io dovrei fare la stessa cosa? Questo significa essere onesti o dei minchioni? Mia madre non è da meno. Per arrotondare i magri guadagni del marito va a fare la colf ad ore oltre a sfaccendare in casa. Questa è una famiglia con due figli a carico disoccupati e se riescono a trovare un lavoro li aspetta per qualche mese il call center, il garzone di pizzaiolo e il cameriere e dire che sono diplomato e se i miei avessero avuto più soldi forse mi sarei laureato. Laureato? Per fare cosa? Ho la ragazza. Anche lei non trova un impiego. È laureata in lingue ma nessuno sembra interessato a questa qualifica, se non per fare la commessa “tappa buchi” quando di tanto in tanto la chiamano sotto le feste. Non ci pensano lontanamente di metterla in regola e ora si è persino trovato un lavoretto ingegnoso, sebbene frutti poco. Va in giro per i mercatini a comprare oggetti che pensa abbiano qualche pregio artistico e va proporlo ad alcune case d’asta. Se le va bene compra per venti euro e ne ricava 80-100. Altre volte resta con il cerino in mano. Questa è vita? C’è qualche mio amico che mi dice: fatti furbo. Cosa significa? Io lo so ma non te lo voglio dire. Puoi immaginarlo. Ci salutiamo e lo vedo incamminarsi con aria trasandata ed annoiata. Vive nel presente ma che futuro avrà? (Centro studi politici e sociali della Fidest diretto da Riccardo Alfonso)

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Politiche: tutto cambiare per nulla cambiare

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Il dibattito che alcuni partiti politici stanno affrontando, mettendolo in mostra nelle casse di risonanza dei media, sa, per molti versi, del surreale. Prima di tutto perché sono per lo più argomenti vecchi che con una certa nonchalance sono contrabbandati per nuovi di zecca ad uso e consumo della memoria corta degli italiani. La verità è che da alcuni lustri il Paese si è adagiato sui successi del passato se non regredendo. Penso alle tante battaglie civili e sindacali per i diritti dei lavoratori che sono stati vanificati da qualche anno a questa parte per rincorrere le varie multinazionali che notoriamente emigrano dove riescono ad ottenere più lauti profitti e si sa lo fanno, soprattutto, sulla pelle dei loro dipendenti. Oggi, per giunta, siamo stati “ingabbiati” da regole europee che in nome della stabilità finanziaria dei conti pubblici non ci permettono di crescere come dovremmo e per giunta ci costringono a fare il “lavoro sporco” trasformando l’Italia nel più grande campo profughi d’Europa. Tutto questo per non parlare dei nostri mali endemici quali la giustizia, la scuola, il sistema creditizio e via di questo passo. Sono tali e tanti i nostri problemi sul tappeto che ci vien spontaneo chiederci il perché i tanti soloni che oggi pontificano essendo stati al governo del paese non vi abbiano già provveduto invece di lasciar incancrenire le tante situazioni emergenti. Oggi, forse, potremmo imboccare una strada virtuosa votando chi non è compromesso con il passato incestuoso e offrendogli un’apertura di credito sul nostro futuro. Lo dobbiamo ai nostri figli e nipoti che vanno ramenghi per il mondo a caccia di un lavoro onorevole e chi langue in Italia tra mille difficoltà. (Riccardo Alfonso)

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La politica e i suoi paradossi

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

I temi ricorrenti in questi giorni di campagna elettorale, sia pure a livello regionale, vertono quasi tutti nelle promesse di natura economica da una parte e alla dissacrazione delle stesse definendole irrealizzabili. Il problema, a nostro avviso, non sta tanto nell’aprire o chiudere il borsellino per erogare qualche miliardo di euro da una parte invece che dall’altra, quanto nella necessità di rivedere totalmente le reali priorità che il paese attende da fin troppo tempo. E sono necessità legate a quel diritto sempre bistrattato che ci lega al vivere. Che senso ha, infatti, proclamare il diritto alla vita per poi lasciarla languire tra mille difficoltà? E il tutto parte dalla famiglia che accoglie i nuovi venuti e dalla società che li prende in carica. Che certezze diamo ad essi in tema d’istruzione, di assistenza sanitaria, di sicurezza, di lavoro e per una vecchiaia serena? Poche, purtroppo, sino ad ora.
Ed è, invece, il percorso che le istituzioni devono garantire in via prioritaria e chi si appresta a governarci deve darcene contezza sin da ora. E su questa misura il popolo degli elettori deve giudicare prima del voto. È qui che la politica si trasforma in democrazia e cura l’interesse dei suoi cittadini. È quella, per intenderci, che noi chiamiamo la “filiera della vita” dove i giovani devono credere in qualcosa di sicuro dal momento in cui si guardano intorno e dialogano con i loro coetanei e che questa sicurezza ci può accompagnare in tanti modi ma in primo luogo nell’affermare l’intangibilità dei valori per credere ed essere creduti per quello che sono e non per quello che hanno. E i valori hanno bisogno di autorevoli esempi a partire da ciò che noi costruiamo con la crescita di una classe dirigente aperta al bene comune e non chiusa nei loro egoismi e interessi partigiani. Pensiamo quindi che il voto che andiamo ad esprimere possa essere il frutto di questi ragionamenti e la guida, se non altro, possiamo averla pensando alla pochezza delle cose fatte e dell’aria fritta che gli stessi propongono per il nostro futuro. (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici e sociali della Fidest)

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Giovani senza futuro?

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Se stiamo ai dati statistici che ci pervengono, da ciò che vediamo e dalle conversazioni che facciamo, dobbiamo rilevare un certo disagio giovanile che ci preoccupa. Osserviamo una generazione che tende a chiudersi in sé stessa, a non riuscire a percepire i valori della vita e nei casi più gravi ad estraniarsene del tutto scaricando le proprie tensioni ed emotività nel cinismo, nella cultura del consumismo fine a se stesso: Io ho e quindi sono un vincente, tu non hai e sei un perdente. E fino a diventare un giudizio senza appello.
Ma ciò che ci appare più grave è quanti, nel mondo degli adulti, non ne intercettano il malessere cercando in qualche modo di comprendere le ragioni e tentare d’invertire la tendenza. In alcuni casi la spiegazione s’indirizza nella nostra incapacità d’essere coerenti con le scelte di vita che facciamo allorché predichiamo bene e razzoliamo male. In questa misura finiamo con il mostrare il lato peggiore del nostro modo di vedere e pensare. In pratica non diamo certezze ma seminiamo dubbi e ambiguità. Facciamo, ad esempio, del lavoro non un tramite per realizzarsi ma un sistema che tende a sfruttarti e a schiavizzarti. Indichiamo la politica come un obiettivo per ottenere risultati sfruttando le ingenuità degli elettori con false promesse invece di pensare al bene comune. Abbiamo trasformato l’insegnamento scolastico e l’ottenimento di un titolo banalizzandolo e trasformandolo in un qualcosa privo di significato se poi, ad esempio, vi sono diplomati e laureati che finiscono nel calderone dei call center, o a fare i precari, o a svolgere lavori saltuari o a restare disoccupati. Che fine, ci chiediamo, hanno fatto gli studi di greco antico, di latino al cospetto di un mercato del lavoro che ti chiede qualcosa d’altro? Ora che i politici, ancora una volta, si preparano ad affilare le loro lingue per ammannirci le solite promesse da marinaio cosa possono attendersi dai giovani e anche dai meno giovani se non il loro sdegnoso ritirarsi sull’Aventino perdendo forse quello che sarà l’ultimo treno per una società di giusti? (Centro studi politici e sociali della Fidest)

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Democrazia? ma mi faccia il piacere…

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Da alcuni anni, oramai, avvertiamo degli scricchiolii nei sistemi politici istituzionali delle cosiddette “democrazie avanzate” e ora ci stiamo rendendo conto che è stata impressa, al riguardo, una forte accelerazione. Da che cosa l’avvertiamo? Ci scriveva Fausto Carratù partendo dalla crisi sistemica della fidelizzazione al voto: “Nel paese democratico per eccellenza, vota il 50-60% degli statunitensi. In Europa primeggia la Germania col 70%, seguita da Gran Bretagna (65%) e Russia (60%). Poi troviamo la Francia, col non un esaltante 55% e, l’ormai deprimente Italia, dove, dagli anni Settanta, quando si moltiplicarono i partitini, l’affluenza è scesa dal 93% al 72% del 2013. Nelle amministrative del 2017 lo spettacolo scivola nell’allarmante: eccetto Padova e Rieti, con un 50-55% appena decente. Nel resto d’Italia tutti sono ben al di sotto del 50% (46% complessivo), con Taranto e Como sotto il 35% e Trapani addirittura sotto il 27%!!!”
“Se al voto – soggiunge – ormai va la metà del demos o ancora meno, che fine fa la tanto decantata democrazia? dal demos al demi-demos? e poi? mini-demos? nanodemos? picodemos? oligocrazia e uomini soli al comando?”
A questo punto conveniamo con Fausto Carratù che “l’aspetto più preoccupante della diserzione civica è costituito dal fatto che i voti di chi diserta le urne sarebbero probabilmente i voti più significativi e utili, perché meno interessati, mentre i voti che fuoriescono dalle urne sono quelli delle immense clientele politiche, degli amici non solo dei 945 parlamentari che verranno eletti, ma della sterminata massa di candidati che trovate scritti nelle pletoriche liste elettorali. In questo senso è significativo che in Italia, nonostante che la Costituzione definisca la partecipazione al voto come un dovere; poi non esistano leggi che diano concretezza ad un simile obbligo”.
Il dubbio a questo punto si fa atroce. Se la conclusione di Carratù è che non vanno a votare soprattutto quelli che potrebbero garantire meglio dei votanti la tenuta della democrazia vuol dire che esiste una volontà politica a demonizzare l’intero sistema a partire dal discredito continuo delle istituzioni, attraverso i loro rappresentanti, tanto da creare il convincimento che tutto è marcio e non ci sia più nulla da fare e bastano pochi esempi di malaffare per mettere una perversa ipoteca su tutto e su tutti. (Riccardo Alfonso)

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