Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Archive for 30 agosto 2020

La California in fiamme: fra pandemia, incendi e gol politici

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

By Domenico Maceri, PhD. “Più di 400mila ettari di terreno sono stati bruciati in California, l’equivalente dello Stato del Rhode Island”. Il governatore Gavin Newsom metteva a punto con queste parole la tragica situazione degli incendi che stanno devastando il Golden State. Sono tempi bui per la California che negli ultimi mesi sta affrontando anche la pandemia del Covid-19. Preoccupano di più due di questi incendi nel nord dello Stato che rappresentano i più grandi nella storia della California. Si tratta dell’incendio LNU Lightning Complex al nord-nordest di San Francisco e quello del SCU Lightning Complex che colpisce all’est di San Jose.
Altri più piccoli in diverse parti dello Stato preoccupano anche poiché siamo solo all’inizio della stagione degli incendi che di solito va dal mese di agosto e finisce a novembre nel Nord dello Stato mentre nel Sud va da novembre e finisce a dicembre. Il periodo più pericoloso occorre di solito da settembre a ottobre. I cambiamenti climatici hanno però scombussolato queste previsioni e secondo uno studio esistono due stagioni di incendi: una da giugno a settembre e l’altra da ottobre ad aprile. Questi periodi sono spesso determinati dalle condizioni atmosferiche con i mesi caldi che non producono piogge e l’inizio delle precipitazioni che contribuiscono alla fine degli incendi. Ad aggiungere al problema ci sono anche i venti, specialmente nel Sud, con i cosiddetti Santa Ana Winds (Venti di Santa Ana). Le cause degli incendi sono molteplici. Spicca fra tutte la disattenzione di qualche individuo poco accorto anche se la madre natura ci mette del suo. Alcuni incendi nascono dal bisogno della natura per rigenerare la scarsa vegetazione. Il clima secco e la quantità di scarse piogge aggrava la situazione alla quale bisogna aggiungere il riscaldamento globale e le temperature che continuano di anno in anno ad aumentare. Nel deserto del Death Valley, per esempio, si sono stabiliti record di eccessivo calore che hanno raggiunto 54 gradi recentemente. Gli effetti sono stati devastanti. I terreni bruciati sono otto volte più grandi di quelli degli anni 70, secondo la rivista National Geographic. Sette persone hanno perso la vita e più di 170mila hanno ricevuto l’ordine di evacuare le loro case. In anni passati questi individui andavano a stare temporaneamente con parenti ed amici ma in questi giorni di Covid-19 che richiedono distanziamento sociale la situazione è molto più problematica. Ad aggravarla di più va aggiunta anche la qualità dell’aria che diventa pericolosa per i californiani vicini agli incendi ma anche a quelli lontani poiché il fumo e l’aria penetrano al di là dei centri degli incendi. La bassa qualità dell’aria peggiora la situazione di quegli individui che hanno difficoltà respiratorie come asma ma anche quelli negli ospedali ricoverati per i contagi del Covid-19. Per questi ultimi il recupero diventa più lungo a causa della pessima qualità dell’aria. Persino il fumo nell’aria rende i polmoni più deboli, aggravando i possibili contagi del coronavirus.
Il 96 percento dei vigili del fuoco dello Stato sta combattendo gli incendi causando però timori che la stanchezza si farà sentire fra breve. In anni passati questi pompieri erano assistiti da gruppi di detenuti i quali erano addestrati come vigili del fuoco. Il Covid-19 ha però costretto le carceri al rilascio di molti di loro riducendo il numero di partecipanti da 2200 a 1600. La Guardia Nazionale ha ricevuto l’ordine di assistere e già 300 di loro sono stati addestrati a fungere da vigili del fuoco. Altri 300 intraprenderanno l’addestramento fra breve. Il governatore Newsom ha richiesto l’assistenza di altri Stati ma anche al Canada e persino all’Australia, ricevendo promesse ma non abbastanza aiuti.Negli ultimi giorni le temperature sono scese, facilitando il lavoro dei vigili del fuoco e alcuni incendi sono sotto controllo ma la situazione è ancora pericolosa. Kimberly Guilfoyle, la compagna di Donald Trump Junior e ex moglie del governatore Newsom, ne ha approfittato per scopi politici alla recente convention repubblicana. La Guilfoyle, ex procuratrice in California e anche rivale in anni passati di Kamala Harris, la candidata democratica alla vicepresidenza, ha detto che per vedere “il futuro socialista del ticket Biden-Harris basta semplicemente guardare alla California”. Ha ragione sulla tragica situazione anche se risulta difficile in che modo il governo della California sia socialista e responsabile per i disastri naturali. Il suo dito dovrebbe essere indirizzato all’attuale inquilino della Casa Bianca e la sua completa inattività che ignora i cambiamenti climatici responsabili non per gli incendi ma certamente per la loro aumentata gravità.La California, il più importante Stato dell’unione il cui Pil si piazzerebbe fra le prime sei nazioni al mondo, si riprenderà come ha fatto in passato, considerando la diversità economica del suo territorio. La Guilfoyle dovrebbe saperlo come lo sanno i californiani che continuano a votare contro il partito lodato adesso dalla Guilfoyle. Ovviamente la California va aiutata allo stesso modo di altri Stati che spesso sono colpiti da disastri naturali che possono includere incendi, terremoti, o uragani come stanno avvenendo nel Sud del Paese. Ma ci stiamo avvicinando alle elezioni, e per Guilfoyle, qualunque scusa è buona per cercare di segnare gol politici. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Scuola: Ripresa lezioni, Pacifico (Anief): dovremo convivere con aule piccole e poco personale

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

Malgrado i protocolli e tutte le accortezze per prevenire i contagi, rimane “un problema fisiologico nelle nostre scuole: le classi non sono tali da poter garantire il distanziamento e non c’è abbastanza personale. Questo governo non porta avanti le tesi dei sindacati, in particolare di Anief, sul precariato, ovvero stabilizzare i precari dopo 36 mesi. Su questo punto c’è una norma comunitaria che lo prevede”: a dirlo è Marcello Pacifico, nel corso di un’intervista pubblicata oggi su Orizzonte Scuola.A pochi giorni dall’inizio di anno scolastico più difficile del dopoguerra, sono ancora tanti i nodi da sciogliere per riportare alunni e personale in classe in condizioni di sicurezza. Come da tradizione, le scuole italiane devono fare i conti con la dimensione ridotta delle aule e l’alto numero di alunni, anche più di 30 per classe. Inoltre, permane la percentuale doppia, rispetto a tutti gli altri comparti pubblici, di dipendenti precari. E nemmeno nell’anno del Covid i tantissimi posti liberi – più 60 mila solo su sostegno – continueranno a rimanere tali. I fondi stanziati dal governo rimangono insufficienti: serviranno, al massimo, per assumere 56 mila docenti e 20 mila Ata supplenti in più. “ll personale – dice Marcello Pacifico nel corso dell’intervista alla testa specializzata – viene utilizzato con contratti di supplenza per anni e anni. Le tante domande presentate dai precari per i prossimi concorsi è la dimostrazione che dopo anni di sfruttamento i precari non vogliono andare a una regione di mille chilometri di distanza per essere valutati ed entrare di ruolo”.

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Referendum numero parlamentari. Un mondo distaccato? Partecipiamo

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

A meno di un mese dal referendum che dovrebbe ridurre il numero dei parlamentari, mentre gli italiani sembrano distratti tra vacanze liberatorie e i politici che sembrano discutano fra loro solo a colpi di slogan o di silenzio, la scadenza si avvicina e… speriamo sia rispettata (la nostra principale preoccupazione è l’estendersi della pandemia covid). Così come speriamo sia rispettata l’apertura di quelle scuole che dovrebbero riaprire e richiudere dopo meno di una settimana per “ospitare” i seggi elettorali. Noi cittadini economici (consumatori ed utenti) ci limitiamo ad una osservazione: perché tagliare il numero dei parlamentari?
1 – la motivazione dei promotori è di risparmiare. Chi lo dice è lo stesso che, per esempio, quando emergono fatti come i 600 euro presi dei parlamentari gridano allo scandalo e si prodigano con richieste e iniziative di espulsioni dei loro colleghi e/o eletti. Notare che chi ha avuto i 600 euro è perché la legge glielo consentiva, legge votata dagli stessi che hanno gridato allo scandalo e che, col fumo dello sdegno, coprono la loro incapacità di legislatore.
Sull’ammontare dei soldi che verrebbero risparmiati con meno parlamentari… stiamo parlando dello “Zero virgola Zero” dei bilanci dello Stato, somme ininfluenti per qualunque tipo di progetto economico su cui utilizzarli in alternativa per un bene pubblico. Sono i cosiddetti costi della democrazia che, a parte i regimi autoritari, sono necessari per far funzionare il nostro sistema. Si potrebbe disquisire come utilizzarli e distribuirli meglio, ma non è questo l’argomento del referendum.
2 – l’altra motivazione è che con meno parlamentari il sistema democratico funzionerebbe meglio. Questo argomento è sostenuto da promotori che si dicono interpreti del popolo e nuovo sistema di collegamento tra lo stesso popolo e le istituzioni. Qui ci sfugge qualcosa. Come si fa a sostenere che diminuendo il numero dei parlamentari si migliorerebbero i rapporti degli stessi coi loro eletti? Già oggi (ripartizione numerica che viene contestata dal referendum) è praticamente impossibile per un elettore interloquire con la persona che ha eletto (tranne alcuni casi rari e per testarda volontà dell’eletto)… perché dovrebbe esserlo un domani che il numero di elettori per nominare un deputato dovrebbe essere maggiore?
Noi coltiviamo un intendimento in merito: un sistema elettorale secco, all’inglese o grossomodo all’americana, dove un collegio piccolo elegge un suo deputato che vince a maggioranza sugli altri in gara, e questo eletto sarebbe giocoforza costretto ad avere un rapporto continuo con gli elettori del collegio, anche quelli che non lo hanno votato, perché rappresenterebbe le istanze del territorio nell’assemblea legislativa. Quindi, se una riforma in merito si volesse fare, sarebbe proprio quella di approvare un sistema elettorale uninominale secco (senza recuperi di resti che farebbero eleggere chi è stato bocciato in qualche altro collegio); riforma che potrebbe comportare anche un aumento dei parlamentari da eleggere non certo una diminuzione.
Oggi i promotori diffondono cortine di fumo facendo credere di fare il bene del popolo. Di fatto promuovono un sistema di rappresentanza che per il numero maggiore di elettori necessari a nominare un rappresentante e la necessaria ampiezza del territorio di riferimento, allontana ancora di più eletti ed elettori. Più di quanto già siano lontani grazie ad un sistema elettorale (quello vigente) che fa decidere a priori ai partiti chi deve essere candidato ed eletto… che non sarebbe male se i partiti rappresentassero il popolo… ma qualcuno si sente di affermare che questa rappresentanza oggi sia tale?
In sintesi questo referendum potrebbe solo peggiorare l’attuale situazione. Conoscere per giudicare. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Premio Giffoni alla famiglia di Giulio Regeni

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

De Luca, scrittore, poeta, giornalista e traduttore, ospite del Giffoni Film Festival, ha voluto dedicare il premio Giffoni 50 alla famiglia di Giulio Regeni, il dottorando italiano dell’Università di Cambridge rapito il 25 gennaio 2016, giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahir, e ritrovato senza vita il 3 febbraio nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani. De Luca è infatti sempre stato in prima linea per difendere i diritti: il suo pamphlet, La parola contraria, nel quale ha sostenuto la libertà di espressione, scritto in seguito al caso giudiziario che lo ha visto coinvolto per le sue dichiarazioni sulla lotta No Tav in Val di Susa, è stato supportato da un appello firmato da 65 personalità del cinema europeo. Il fondatore e direttore di Giffoni Opportunity Claudio Gubitosi ha voluto ringraziare lo scrittore che ha incontrato i giffoner della sezione Impact, regalandogli alcune stampe che raffigurano i momenti più importanti dei primi cinquant’anni del festival. “Qui nasce il germe di un’umanità migliore – ha detto De Luca ai ragazzi – Non perdete il vostro entusiasmo. Sarete voi a cambiare in meglio il mondo”.

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Workshop di formazione sulla Dialectical Behaviour Therapy

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

(DBT) a scuola 4, 5 e 6 settembre 2020 dalle ore 09:00 alle ore 18:00 Il passaggio all’adolescenza è associato a un sostanziale aumento nella prevalenza di un’ampia gamma di sintomi internalizzati ed esternalizzati che hanno implicazioni a lungo termine sia per la salute mentale che fisica in età adulta (Costello, Copeland e Angold, 2011). Infatti, molti disturbi psichiatrici in età adulta sono preceduti da malattie mentali con insorgenza prima dei 18 anni (Kim-Cohen et al., 2003). Innumerevoli studi evidenziano la necessita di promuovere in Italia un programma che agisca sulla prevenzione e dia una risposta alle molteplici difficoltà che i giovani affrontano quotidianamente. La Dialectical Behavior Therapy (DBT) presenta una cornice di riferimento in grado di fornire tali risposte.La DBT è un trattamento cognitivo-comportamentale sviluppato per pazienti con comportamenti suicidari e diagnosi di disturbo borderline di personalità da Marsha Linehan (professore di psicologia clinica presso la Washington University di Seattle, USA). Nella DBT per adolescenti il lavoro è rivolto ai ragazzi e ai loro familiari ed è focalizzato sulla disregolazione emotiva, l’impulsività, la gestione delle relazioni e i conflitti intrafamiliari.

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Scuola: Ritorno alle lezioni, Udir: il problema non è la mancanza di banchi nuovi

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

Lo ha detto Marcello Pacifico, presidente del giovane sindacato dei dirigenti scolastici Udir, commentando le indicazioni fornite dal Comitato tecnico scientifico, dal commissario straordinario Domenico Arcuri e dal ministero dell’Istruzione: durante un’intervista a Italia Stampa, il sindacalista autonomo ha ricordato che tantissimi banchi monoposto nuovi, oltre due milioni, “arriveranno tra settembre e fine ottobre alle scuole: verranno assegnati sulla base delle necessità legate alla riapertura dei singoli istituti, come il tasso di diffusione del Covid nelle singole regioni e a dei criteri che dovrebbero rispondere a delle priorità oggettive. Ma il problema prioritario dei dirigenti scolastici non è quello di avere i banchi: è di avere a disposizione delle aule in modo da garantire il distanziamento interpersonale. Ovviamente anche di avere il personale docente. È evidente che il Governo ha fatto un grande sforzo nell’autorizzare l’assunzione di più 80 mila nuovi supplenti, tra docenti e Ata, ma tutto questo potrebbe non bastare, tanto che il Comitato tecnico scientifico ritiene che in caso di mancato distanziamento bisognerà procedere con l’obbligo di indossare le mascherine”.Le promesse del ministero non bastano a salvaguardare il personale scolastico, a partire dai capi d’istituto, da possibili pericoli per le azioni che attueranno in fase di organizzazione scolastica e delle lezioni: in base alle attuali norme, spiega Marcello Pacifico, “se dovesse accadere qualcosa agli studenti, al personale, ne risponderebbe il dirigente scolastico, ma anche i docenti e il personale amministrativo, sia civilmente sia penalmente. Ma ciò non è possibile: siamo tutti chiamati a collaborare con lo Stato, i dirigenti in prima persona, per poter riaprire le scuole a settembre, è l’obiettivo di tutti, però non si può poi accusare il dirigente scolastico o il responsabile di plesso o quello sulla sicurezza, e ancor più i docenti e Ata, per non avere vigilato sulla perfetta esecuzione del protocollo d’intesa”.Udir ribadisce, pertanto, l’esigenza primaria di approvare, attraverso una legge ad hoc, uno “scudo”, rivolto ai presidi, come ai loro collaboratori e a tutto il personale scolastico, che li salvaguardi da eventuali azioni di rivalsa nei loro confronti a seguito delle conseguenze derivanti dal ritorno a scuola in tempo di Covid-19 o altri tipi di emergenze, anche se hanno applicato le indicazioni ministeriali, a partire dal protocollo sulla sicurezza del 6 agosto scorso

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Scuola: Per riaprire le scuole a settembre bisogna legiferare in maniera chiara

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

Anief ha firmato due protocolli sulla sicurezza, per gli Esami di Stato e l’inizio delle lezioni a settembre. E oggi è pronta a firmare anche quello per le scuole dell’infanzia e asilo nido, dopo che diverse indicazioni da noi elaborate sono state recepite. Abbiamo ottenuto poi l’impegno a rivedere gli organici, dopo anni di tagli. Il sindacato collabora in questo momento particolare e difficile per il Paese con il Governo, ma non può abbandonare la tutela della salute dei lavoratori e delle loro responsabilità rispetto a norme poco chiare e alle attuali condizioni delle istituzioni scolastiche, nelle quali l’organico rimane insufficiente, le classi sono rimaste pollaio e il precariato continua ad aumentare pur garantendo il servizio, nonostante le 100 mila assunzioni autorizzate. Su questi temi aspettiamo il confronto con la ministra Lucia Azzolina già dai prossimi giorni, senza bisogna di attaccare a priori il suo operato, dopo che oggettivamente la scuola si sta riappropriando di quei fondi che le sono stati tolti da anni perché l’istruzione era stata considerata una spesa. Sul precariato, il problema non sono le domande pervenute per partecipare ai concorsi straordinari, peraltro, riservati alla scuola secondaria, ma l’abuso sistematico e reiterato dei contratti a termini contro le norme comunitarie e le stesse norme italiane nel lavoro privato. Chi insegna per tre anni in una scuola non deve fare domanda e superare un concorso per essere riconosciuto insegnante di ruolo in un’altra regione a mille chilometri di distanza per rimanere almeno cinque anni lontano dalla propria famiglia. Su questo continueremo la nostra battaglia valoriale che ha segnato l’Anief dalla sua fondazione.

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Scuola: Il Ministero dà ragione al presidente Udir sulla responsabilità dei presidi in tema di Covid-19

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

Certo, nello scorrere, l’articolo 51 si scopre che “se un fatto costituente reato è commesso per ordine dell’autorità, del reato risponde sempre il pubblico ufficiale [c.p. 357] che ha dato l’ordine. Risponde del reato altresì chi ha eseguito l’ordine, salvo che, per errore di fatto abbia ritenuto di obbedire a un ordine legittimo. Non è punibile chi esegue l’ordine illegittimo, quando la legge non gli consente alcun sindacato sulla legittimità dell’ordine.” Pertanto, la responsabilità penale non è in capo al Dirigente Scolastico ma all’amministrazione Pubblica (in questo caso al MI) se e solo se i protocolli attuativi da essa emanati non sono stati seguiti dai dirigenti mediante l’applicazione di efficaci ed idonee misure preventive e protettive per l’utenza ed i lavoratori.
La norma di fatto disciplina il principio di non contraddizione, secondo cui l’ordinamento non può da un lato riconoscere al soggetto la possibilità di agire in un certo modo e dall’altro sanzionare tale suo comportamento. La differenza sta nel fatto che l’esercizio del diritto presuppone un potere di agire riconosciuto dalla legge, mentre l’adempimento del dovere si riferisce ad un obbligo e non ad una scelta di agire, presupponendo che il comportamento sia ammesso dalla legge in quanto imposto. Nel merito, l’art. 51 C.P. non indica quando la norma su cui si fonda il diritto debba ritenersi prevalente, rispetto alla norma penale incriminatrice. Il problema sorge perché in taluni casi è la norma penale ad avere prevalenza sulla norma che fonda il diritto esercitato, poiché non è sufficiente che si attribuisca un diritto ma è necessario, allo stesso tempo, che possa essere esercitato mediante l’azione arrecante reato.Il contagio da Covid19 si qualifica così come un infortunio che, come tale, schiude un potenziale profilo di responsabilità penale per il datore di lavoro solo se non abbia adottato le misure necessarie a prevenirne il rischio, in adozione vincolante ai protocolli dettati dal diretto gerarchico superiore che si configura nel Dirigente dell’USR e nel Ministro competente stesso.Chi è seguito dagli esperti legali e consulenti Udir, infatti, potrà in maniera agevole dimostrare come non sia imputabile ad esso l’inosservanza delle misure antinfortunistiche, quale causa di infezione-malattia del lavoratore, e dei reati di lesioni personali gravi o gravissime ai sensi dell’art. 590 c.p. (salvo ipotesi di malattia lieve, guaribile in meno di 40 giorni, nel qual caso scatterebbe anche la procedibilità a querela), oppure di omicidio colposo ai sensi dell’art. 589 c.p. qualora al contagio sia seguita la morte.Infatti i presidi devono adempiere all’obbligo di tutela della salute e sicurezza per i propri lavoratori e dell’utenza, attraverso l’applicazione, l’adozione e il mantenimento delle prescrizioni e delle misure contenute nell’articolo 2, comma 6, del DPCM 26 aprile 2020, che impone il rispetto dei contenuti del protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus covid-19 negli ambienti di lavoro, sottoscritto il 24 aprile 2020 fra il Governo e le parti sociali, nonché le linee guida di cui all’articolo 1, comma 14 del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33 e le indicazioni tecnico scientifiche di settore ad indirizzo ministeriale.Pertanto, in sede Civile il riconoscimento della tutela infortunistica da parte dell’INAIL NON E’ RILEVANTE ai fini del riconoscimento della responsabilità civile del Dirigente Scolastico fermo restando che è «conditio sine qua non» accertare la colpa datoriale per esser stato proprio lui a causare l’evento dannoso. Per cui l’osservanza dei protocolli ministeriali è idonea a rappresentare assolti gli obblighi richiamati, ex art. 2087 cc, da parte del datore di lavoro.Cosa ben diversa nei profili di responsabilità in sede penale ove dovrà esser preliminarmente eseguito dall’autorità competente l’accertamento rigoroso non solo del nesso di causalità ma anche di quello imputabilità in capo al Dirigente Scolastico nelle sue vesti datoriali. Ricordiamoci che già da tempo l’articolo 271 del Testo Unico sulla Sicurezza, imponeva l’obbligo al datore di lavoro di valutare anche il rischio biologico. Questo è il problema che il legislatore dovrà affrontare e risolvere nel decreto agostano n. 104 in fase di conversione in Legge dello Stato. È bene evidenziare che trascurare gli obblighi previsti dal D.Lgs. n. 81/2008 sarebbe già di per sé motivo di sanzione penale, in forma di arresto o ammenda, a prescindere dal fatto che si siano verificati o meno degli infortuni sul lavoro. Pur tuttavia il riconoscimento dell’infortunio da parte dell’INAIL NON ASSUME ALCUN RILIEVO al fine di sostenere l’accusa, considerate: sia Il principio di presunzione di innocenza, sia l’onere della prova a carico del pubblico Ministero.
In ogni caso, l’ipotesi di infortunio da virus Covid-19 si deve ritenere che costituisca ipotesi di colpa del lavoratore, nei casi in cui il lavoratore non faccia uso di dispositivi di protezione individuale o non osservi le distanze di sicurezza; mentre costituisce ipotesi di colpa per il capo d’istituto se non adotti ed al contempo curi l’osservanza delle misure preventive e protettive imposte con DPCM od Ordinanze Regionali. Quindi il Dirigente Scolastico per liberarsi in toto da ogni forma di responsabilità deve dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare l’infortunio e quindi il danno alla persona, ovvero di esser riuscito ad adottare ogni forma di cautela necessaria per impedire il verificarsi del danno stesso. (in sintesi)

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Italia ingessata

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

Dal 1992 ci furono i primi forti segnali sulla necessità che l’Italia addivenisse ad un cambiamento del sistema paese per non perdere la possibilità di restare al passo con i tempi nuovi.
Il segnale non fu colto tanto che si passò alla stagione di “mani pulite”. Eppure, si erano alzate voci autorevoli sul decadimento della classe politica da parte di Berlinguer, Moro e Fanfani. Non fu colta l’occasione nel mondo della produzione industriale, economica e finanziaria del Paese. Non ne trasse spunto la cultura in senso generale e nello specifico non vi pervennero gli intellettuali. Così si consolidò un’alleanza innaturale fondata sull’immobilismo secondo l’idea che chi sceglie la via nuova per la vecchia sa quel che lascia ma non quello che trova. Questo retaggio pesa ancora oggi grandemente e gli effetti, con il trascorrere del tempo, possono diventare intollerabili per l’opinione pubblica dopo che i vari governi, che da allora si sono avvicendati, alla guida del paese, hanno ragionevolmente predicato il cambiamento ma con la riserva mentale di lasciare le cose inalterate. Ma cosa significa, in pratica, voltare pagina? La risposta parrebbe ovvia ma non lo è. Ci siamo mai chiesti perché l’alta velocità si è fermata a Salerno? Perché il sistema industriale ha privilegiato per il meridione le “cattedrali nel deserto” invece di fare scelte più congeniali sul territorio? Perché la giustizia non funziona tanto che per arrivare ad una sentenza definitiva possono trascorrere anche due lustri? Perché l’istruzione scolastica è ferma da anni mentre sarebbe stato necessario rinnovare la didattica e preparare una nuova classe di docenti? Per non parlare della sanità e via di questo passo? Il tutto per arrivare all’amara conclusione che ci troviamo in un paese che invecchia ancor prima del dato anagrafico con una mentalità che si sta fossilizzando per un passato che non c’è più, in un presente confuso e per un futuro incerto. Eppure, dovremmo renderci conto che cambiare non è più un optional ma un inderogabile imperativo. (Riccardo Alfonso)

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Il tempo dei diritti e quello dei doveri e le convenienze mafiose

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

L’idea ricorrente è che la stessa logica di sfruttamento della manodopera senza diritti si pone alla mercé di un capitalismo senza scrupoli e sostenuto per giunta da governi deboli se non conniventi a dispetto del voto popolare di segno opposto vanificando ciò che resta di buono e di giusto nella coscienza collettiva. E la mafia in questa logica trova possibilità espansive illimitate come sta accadendo nel Nord Italia, già da anni, per restare in casa nostra, anche se altrove, ovviamente, non è da meno per quanto si è adusi chiamarla con altri nomi.
A mio avviso il successo mafioso o anche di altri sodalizi del genere si fonda essenzialmente sulle debolezze umane dalla prostituzione alla droga e trova, altresì, proseliti nella stessa classe politica che cerca consensi elettorali, voti di scambio e risorse finanziarie per foraggiarsi.
Il segreto di questo successo la mafia l’ottiene dalla sua capacità d’essere una sorta di società segreta con regole rigide e rispetto delle gerarchie. In questo modo diventa per coloro che si rivolgono a lei sinonimo di certezze e di riservatezza. E’ capace, per sostenere i loro affiliati o chi si rivolge a lei per dei favori, di commettere dei delitti, anche eccellenti, conservando al tempo stesso il primato dell’efficacia e della risolutezza e quel che più conta della segretezza anche se a tratti vi sono state delle sbavature.
Questa sua caratteristica la fa notare il Sales allorché osserva: “E’ avvenuto in diverse parti del mondo che una forma di violenza privata sia diventata una forza organizzata e stabile, pur operando in contrasto con le leggi dello Stato.” E soggiunge: “Quando l’uso della violenza privata conquista spazio e potere e si dà una forma organizzata, il consolidarsi di questo stesso potere sottrae credibilità e legittimità agli ordinamenti statali e a chi li rappresenta. Ciò genera nella popolazione una graduale perdita di fiducia e di sicurezza, e di conseguenza una condizione di paura che viene superata non appena le forze dello Stato riprendono il controllo del territorio e via via ridimensionano, chi è stato causa di tale situazione.” E qui di certo non parliamo di una “violenza episodica” ma “organizzata” e persino stabile sul luogo mostrando l’incapacità o la scarsa reattività dello Stato a porvi rimedio anche in virtù di leggi permissive e garantiste o peggio ancora di complicità a livello istituzionale.
Come possono reagire i cittadini interessati? Di certo con la consapevolezza che non c’è rimedio e che convenga accettare la legge del più forte per evitare guai maggiori. Questo accade anche laddove lo Stato riesce in qualche modo a ristabilire la legalità perché non dimostra di farlo in maniera continuativa ma si limita a qualche caso e non di più. E’ così che anche nella parte sana della società si diventa, a volte, conniventi perché si “tace per paura”.
Il tutto diventa una spirale perversa che non permette allo Stato, che decide di reagire, di trovare la collaborazione con la popolazione perché il timore di ritorsioni è senza dubbio maggiore del suo senso civico. Significa pure che il sopruso esercitato e il danno subito tendono sempre più a racchiudersi in un fatto privato e non pubblico e la prova provata l’abbiamo avuta in Italia con la stagione dei sequestri di persona a scopo estorsivo. Giustamente il giudice Giuseppe Gennari nel suo libro “Le fondamenta della città” rilevava che “la scelta di tacere è quasi sempre il risultato di una banale ed efficientistica analisi di costi e benefici.” Nel citato periodo penso all’atteggiamento assunto da un noto imprenditore lombardo che minacciato dalla mafia che intendeva rapire un suo congiunto mobilitò amici e conoscenti per avvicinare i capi mafiosi residenti in Sicilia e tentare, tramite loro, un accordo che evitasse la realizzazione di questo progetto criminale. Dopo una non breve trattativa fu raggiunta l’intesa, ma a un prezzo molto elevato per l’industriale che si vide legate mani e piedi agli interessi lombardi della mafia siciliana. Si ritrovò in casa un picciotto con il compito di fare da garante e per scongiurare che gli affiliati lombardi dell’organizzazione o di altri gruppi come la ‘ndrangheta potessero interferirvi. L’intesa nel tempo si consolidò avendo l’imprenditore deciso d’impegnarsi in prima persona in politica. Fu un momento magico per la mafia e il seguito lo lascio immaginare ai lettori anche se i soliti ben informati ne hanno piena consapevolezza e si rendono conto che questa pesante ipoteca grava ancora sulla testa non solo dei diretti interessati ma su tutta la classe politica italiana e sul mondo imprenditoriale.
Ciò che posso soggiungere è che il tutto fu condito abbondantemente da convenienze, da opportunità economiche e di potere. È che alla fine furono gli italiani a subirne le conseguenze non tanto e non solo dal punto di vista della sistematica dilapidazione dei beni pubblici ma nei rapporti istituzionali dove la mafia fece prevalere il suo solido legame con i plenipotenziari della politica e della finanza per dettare le sue leggi. I guasti sono sotto gli occhi di tutti: appalti miliardari, o di poche centinaia di migliaia di euro, rigorosamente truccati, corruzione dilagante e incontenibile, leggi disattese, istituzioni prese letteralmente d’assalto con infiltrazioni mafiose a tutti i livelli di go-verno e di amministrazione. E agli italiani non rimane altro che subire, o nella migliore delle ipotesi guardare dall’altra parte, per badare ai propri interessi personali per cercare di salvare il salvabile, sia pure con affanno.
Alla fine, ci ritroviamo con tante persone sconcertate che non si fidano più del prossimo anche se è un componente della famiglia. Riducono la loro partecipazione al voto schifati da una politica asservita ai poteri forti e alla malavita organizzata, si vedono erosi i propri diritti ad opera dei loro stessi rappresentanti istituzionali, (amministratori e governanti) e si sentono intrappolati in casa propria da un crescendo di azioni criminali che mettono a dura prova i loro sudati risparmi e il potere d’acquisto per le necessità familiari. Ma ciò che è davvero drammatico è quella sensazione d’incertezza e di precarietà che non permette loro di guardare il futuro speranzosi di tempi migliori. E’ una spirale perversa che dobbiamo spezzare se vogliamo, in qualche modo, uscirne onorevolmente. Ci riusciremo? Si se pensiamo alla politica in positivo e se riusciamo a scremarla dalle lusinghe dell’imbonitore di turno. (Riccardo Alfonso)

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La dialettica scientifica e gli uomini d’ingegno: il pensiero va a Vico

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

La scienza deve farsi più dialettica per rendere i metodi della filosofia più influenti nel determinare la natura del mutamento. In questa misura occorre riconsiderare il concetto di una radicale separazione tra i singoli mondi mentali degli individui e l’intelletto e la materia. Ma vi è anche un altro messaggio che non va sottaciuto. Spesso noi riserviamo poco spazio agli uomini d’ingegno che ci sono contemporanei e così facendo disperdiamo un gran patrimonio d’idee e di studi che solo fortunosamente i posteri riescono a raccogliere e a fondare, su di essi, più ardite teorie e attente riflessioni.
Sull’argomento penso ci possa bastare un esempio tra i più noti. Mi riferisco a Giambattista Vico. La sua esistenza fu stentata ed avara di soddisfazioni. Il suo impegno culturale sembrava destinato ad un ingiusto anonimato anche dopo la sua morte. Dobbiamo al Filangieri e al Goethe che, leggendo la sua “Scienza nuova”, intravidero in essa “presentimenti sublimi del buono e del giusto che un giorno regneranno su questa terra.” Da allora fu un crescendo continuo d’estimatori di “rango”: da Foscolo al Manzoni e sino a Benedetto Croce e dalla Parigi di Miche-et alla Germania di Wegel e di Marx.
Solo in tal modo l’ignoto ed ignorato Vico si collocò degnamente nel mondo della cultura del suo e di tutti i tempi cominciando ad assumere i connotati di un “genius loci”. Eppure egli era quasi schiacciato da una costellazione di detrattori che lo accusavano di avere una scarsa conoscenza del sapere europeo, di polemizzare con Cartesio in modi e tempi sbagliati, di essere, secondo Giuseppe Ferrari, servile con i potenti ed eccessivamente “entusiasta per il cattolicesimo.”
Nello stesso tempo non si tollerava il suo italiano involuto e latineggiante, pieno di riguardo per le accademie e la sua povertà di riferimenti. Tale severità di giudizio non era espresso dall’anonimo cronista ma da Pietro Giannone che con il Genovesi erano considerati i maggiori intelletti napoletani del tempo. Le idee esposte nei “librettini di Vico” erano considerate incomprensibili da questi dioscuri e non degne di “torcersi il cervello” per intenderle. Erano in definitiva la cosa più “scipita e transonica che si potesse leggere.” Sparivano in questo modo, per i suoi critici, la potenza e l’acutezza delle sue intuizioni e concezioni, l’originalità del pensiero, l’ampiezza degli interessi e le folgoranti associazioni di parole e d’idee sia pure in un contesto baroccamente composito e ridondante. Di certo il Vico poteva vestire l’abito del suo tempo esprimendosi con un linguaggio accademico un po’ greve e goffo senza fantasia e senza humour, ma ciò non gli impediva di mettere in mostra il suo talento e le sue felici intuizioni. Oggi, a distanza di circa tre secoli, la fama del Vico invece di appannarsi risplende di rinnovata luce. E questa è un’altra verità che ci fu negata.
Per Marx l’affermazione principale del Vico è che solo un mondo può essere davvero conosciuto dall’uomo ed è il mondo della storia, perché è l’uomo a farla, e si conoscono veramente solo le cose che si fanno. Lo stesso dicasi per il mondo delle scienze e della tecnica essendo una sua pura invenzione. La natura, invece, l’uomo la trova, può subirla o modificarla, ma non può conoscerla sino in fondo. “La tecnologia – osserva Marx riandando al pensiero vichiano – svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono.” “Resta oggi – scrive Giuseppe Galasso – lo scandalo di un pensiero che si rivela suscettibile di tante letture, perfino in chiave esistenzialistica, per un’evidente ricchezza di motivi e capacità di sollecitazione, rafforzate da aspetti d’ambiguità e d’oscurità, non per una consuetudine accademica. Rimane la difficoltà di aggregarlo ad una scuola particolare e di farne un idealista o un positivista, un cattolico o uno storicista e via dicendo, perché continuamente riemergono dai suoi scritti implicazioni e inflessioni che vanificano i tentativi d’appropriazione.” E’ questo un’altra forma che richiama la cultura del domani formata da un pensiero che non ha la pretesa d’essere originale ed esclusivo, ma sa di dover sempre e in ogni caso fare i conti con il suo passato. Esso non si cancella perché ognuno di noi è depositario di quella parte di verità che da sola non riesce a dirci tutto, ma i cui pezzi, sia pure minuti, sono fondamentali per ricostruire l’intero disegno del Creatore.
Sta a noi raccogliere queste microscopiche schegge, con pazienza e costanza, e fare in modo che si ricompongano nella loro primigenia interezza. E Vico ha fatto la sua parte. Resta a noi oggi, detergendo ciò che è appartenuto solo al suo tempo, come un guscio che nasconde un seme, ridarlo alla nuda terra affinché da essa germogli la pianta del pane della vita e ci permetta di guardare di là dell’esistente. (Riccardo Alfonso)

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L’arida teologia fondata sulle paure

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

Quest’ansia di vivere, di agire, di interrogarsi sui fini ultimi della realtà naviga tuttora nel buio silenzioso dove il conforto non è certo riconoscibile in quella divinità che l’arida e dotta teologia rischia sempre di annientare.
E mentre noi ci soffermiamo sul tema ricorrente dell’essere e del divenire vi è anche chi disquisisce su quelli che sono i fondamenti della religione e del perché essa ha avuto una presa così forte nel nostro vivere quotidiano. Convengo con Russell allorché ritiene che la religione si basi essenzialmente sulla paura. “E’ – egli scrive – in parte il terrore dell’ignoto, in parte, il bisogno istintivo d’immaginare qualcuno che ci aiuti e ci protegga nei pericoli. In principio, dunque, fu la paura dell’occulto che precede la morte. La paura porta alla crudeltà, ed è per questo che crudeltà e religione stanno bene insieme.”
Lucrezio considerava la religione una specie di malattia, frutto della paura e fonte di indicibile sofferenza per l’umanità. Oggi, forse, è giunto il momento della verità e lo dobbiamo all’evoluzione scientifica in atto e potremmo forse valerci delle nostre forze “per rendere questo mondo più piacevole e diverso da quello che è divenuto, in questo secolo, sotto l’influsso delle chiese poco consapevoli del malessere generazionale.” (Riccardo Alfonso)

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La religione è capace di percepire il disagio umano?

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

Mi diceva, giorni fa, una signora, mamma e nonna, con un certo scoramento, “mio marito e i miei figli non vanno in chiesa e meno che mai si confessano e si comunicano. E dire che i miei rampolli li ho educati secondo i precetti della mia religione e sono stati battezzati comunicati e cresimati al tempo giusto e lo hanno fatto con animo sereno e partecipato. Non capisco perché ad un certo punto della loro vita questo legame si è spezzato ed io che sono una fervente cattolica mi sono ritrovata a convivere con una famiglia di agnostici”.
Cosa può aver spinto questi congiunti a staccarsi dalla pratica religiosa sia pure ridotta ai minimi come assistere la domenica alla messa e confessarsi e comunicarsi una volta all’anno? “Se io chiedo loro – soggiunge – il motivo del loro diverso rapporto con la pratica religiosa, pur considerandosi cattolici e quindi non rinnegando la propria fede, le risposte che riesco ad avere sono evasive, a tratti persino imbarazzate, e se io faccio leva su questo esitante atteggiamento invogliandoli ad accompagnarmi a messa la domenica ricevo solo pretestuose scuse per rifiutare le mie sollecitazioni.” Mentre questa signora mi parlava mi promettevo d’indagare più a fondo su questo diverso comportamento dei figli e del marito nei confronti della religione per capire se dovevo considerarlo un fatto isolato o lo fosse di dimensioni più ampie e ancora se fosse solo una questione di genere o altro ancora. Così m’impegnai ad assistere di tanto in tanto a una messa domenicale nella parrocchia del mio quartiere e di quelle limitrofe. L’impressione che ne trassi non mi convinse molto nel senso che il rapporto di fidelizzazione religiosa non mi sembrò del tutto indicatore tra i sessi e la loro età. In certe cerimonie, tuttavia, come la messa cantata o nelle festività religiose la distinzione mi parve più marcata con una presenza maggiore delle donne rispetto agli uomini e per entrambi era più consistente il numero delle persone anziane, ma i giovani, e soprattutto i giovanissimi, non mancavano. Per gli altri eventi religiosi, come la recita del rosario, questa ripartizione mi apparve insignificante. Con molta probabilità avevo sbagliato metodo di osservazione. Non era il genere delle presenze durante la funzione religiosa ma semmai il rapporto esistente tra quanti frequentavano la parrocchia e coloro che vivevano nel quartiere. Aggiustai, quindi, il tiro e mi resi conto che il popolo dei fedeli, nell’area osservata, costituiva una minoranza rispetto a quelli che disertavano sistematicamente la chiesa e le opere annesse (Caritas, azione cattolica, ecc.). Per quanto sia lungi da me arrivare a una conclusione per affermare che vi sono tutte le premesse per constatare un “raffreddamento” del sentimento non tanto religioso quanto di appartenenza a una comunità o per lo meno all’osservanza acritica della pratica religiosa devo, comunque, riconoscere che se il mio sguardo si amplia, noto, di là dell’affiliazione religiosa, che sta diventando conflittuale il diverso modo delle persone di rapportarsi alla vita sociale. Forse è ancora prematuro riconoscerne tutti i presupposti sebbene qua e là i segnali non mancano. È che progredisce la tendenza a non vedere il mondo allo stesso modo, sia pure con i suoi pregi e i suoi difetti. Non ci accontentiamo, probabilmente, dell’uso che si fa delle parole ma vorremmo da esse la capacità di darci risposte concrete ai nostri problemi esistenziali. (Riccardo Alfonso)

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La crisi delle ideologie

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

Le ideologie in sostanza cosa sono? Un modo a volte distorto di difendere degli ideali, ma non sono poi da buttar via in assoluto. D’altra parte, una politica senza ideali non è cosa accettabile, e siccome gli ideali sono legati a profondi movimenti culturali, storici, di varia natura, dobbiamo riconoscere a costoro il loro ruolo portante nella società civile di là delle ombre che pur lasciano lungo il loro tratto esistenziale. Se ora ci caliamo nella nostra italiana contemporaneità posso pensare che, grosso modo, sono stati tre i filoni ideologici che hanno dominato la scena politica italiana: la presenza di un partito di cattolici impersonato dalla Dc, una forza laica di cultura liberale ed i comunisti con le loro diverse sfaccettature. Tutte queste forze si sono infrante dinanzi al crollo del muro di Berlino. Da quel momento è caduta la ragione storica che aveva richiesto l’unità politica dei cattolici, il laicismo liberale è diventato meno anticlericale assorbendo in un certo qual modo i tempi nuovi dell’ecumenismo cristiano e i comunisti sono diventati più duttili verso una società interclassista, rispetto a una più rigida impostazione classista colorandosi di social democrazia sulla scia di Saragat. Purtroppo, le contraddizioni di fondo non sono venute meno. Le sfide, semmai, hanno alzato il tiro. Oggi la scienza ha fatto passi da gigante tra l’altro affrontando alla radice i problemi della vita, dalla nascita alla morte, ponendoci problemi di straordinaria importanza fino, certe volte, a deliri di onnipotenza. Basta pensare che noi attraverso il Dna possiamo stabilire il futuro genetico d’intere generazioni e possiamo provocare speculazioni spaventose su questo piano. Ora alla politica e alla società civile, nel suo complesso, spetta l’onere di indicarci le scelte da fare poiché le applicazioni della scienza propongono e richiedono un’azione politica e un’azione legislativa seria nel rispetto degli altri per evitare drammi epocali e generare implicazioni forse non facili da comprendere nella loro complessità nel corso della nostra generazione, ma tali da condurci su una strada di non ritorno e i cui effetti, per intero, ricadranno sui nostri nipoti. E questa è una responsabilità che ci deve far riflettere profondamente. (Riccardo Alfonso)

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Terrorismo. Urso (FdI): non è verità che fa male a Italia ma la menzogna

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

“La verità sulle stragi di Ustica e di Bologna farebbe male all’Italia’. La giustificazione con cui il Presidente del Consiglio avrebbe risposto ai familiari delle vittime che chiedono verità e quindi giustizia non può in alcun modo essere condivisa. È solo la menzogna che fa male all’Italia!”, è quanto ha scritto su Facebook il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir. “Anche il Copasir ha chiesto, con una deliberazione assunta alla unanimità e dopo aver letto quei documenti, di desecretare le note di Giovannone dal Libano inerenti nello specifico l’assassinio di Aldo Moro e le stragi di Ustica e Bologna. Tutti coloro che hanno letto quelle carte sono convinti che possano contribuire a svelare la verità e quindi a fare vera giustizia. Attendiamo la risposta ufficiale del presidente del Consiglio per giudicare”, conclude il senatore Urso.

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Tecnologia marina: La protezione delle nostre coste

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

Gli sbarchi facili sulle coste italiane sono giornalieri. Nessun radar vede barchette, barchini, gommoni, scialuppe e barcaioli. Eppure, da oltre 40 anni esistono le boe anti-intrusione per la protezione delle coste..Il progetto della boa di protezione delle coste è stato sviluppato negli anni 1980-1986.In realtà la boa è paragonabile ad una mini-piattaforma, in grado di garantire una elevata stabilità anche con moto ondoso pari a forza 4.Alcune boe equipaggiate con radar e con sistemi di localizzazione subacquei sono state fornite alla marina militare egiziana per la protezione di una importante base navale.Lo scopo di questo sistema è quello di permettere al radar installato sulla piattaforma la localizzazione di piccole imbarcazioni, scialuppe, gommoni, etc. nel raggio di 20 miglia.Il controllo del radar è effettuato via satellite in modo remoto da una qualsiasi località.
Il sistema di trasmissione può essere in modalità standard con tecnologia civile, oppure in modalità militare.La boa è realizzata in acciaio inox AISI 316 per evitare qualsiasi costo di manutenzione dopo la sua installazione.Nella configurazione più semplice sulla piattaforma è installato un radar ad alta definizione con un raggio di scoperta di 20 miglia. ( circa 35 km )Il radar ha una potenza di uscita di 4 Kw e utilizza 8 colori.Sulla torre delle piattaforma sono installati diversi sensori:un fanale marino , un riflettore radar, un allarme sonoro, ed il segnalamento diurno a normativa IALA.La boa è protetta con telecamere di sorveglianza e da un sistema di allarme.Sulla boa è anche possibile installare una stazione meteorologica così come altri sensori per la raccolta di dati meteo-marini.L’alimentazione elettrica è fornita da una serie di pannelli solari e da un gruppo di batterie stagne.La boa ha una dimensione di circa 10 x 10 metri , è alta circa 12 metri, ed ha un peso di circa 25 tonnellate.
Il ponte della piattaforma si trova a circa 3 metri di altezza sul livello del mare ed è in grado di operare con mare forza 7.L’ormeggio è realizzato con catenaria e corpo morto, oppure, su fondali elevati, con un sistema “tension leg” in grado di ormeggiare la piattaforma anche su fondali di 2000 mt.L’immagine captata dal radar sulla boa viene inviata a terra alla stazione di comando e controllo attraverso un sistema di trasmissione satellitare.L’operatore a terra può regolare i principali parametri del radar e può facilmente identificare qualsiasi eco sospetto.Le immagini, opportunamente compresse, vengono inviate dalla boa a terra , in modalità standard, ogni 5 minuti.In questo modo si riduce il tempo di utilizzo del sistema di comunicazione satellitare.In caso di necessità l’operatore a terra può collegarsi al radar della boa in modo continuato.
Nella unità di comando e controllo vi è un primo schermo con le immagini provenienti dalla boa ed un secondo schermo ove le immagini vengono elaborate al fine di determinare facilmente la direzione e la velocità dell’imbarcazione localizzata nonché la sua posizione.Le immagini ricevute dalla boa sono registrate nel computer di terra e, a seconda delle necessità, possono essere memorizzate fino a 6 giorni. Insomma la tecnologia esiste da anni ed è pure di facile utilizzo..

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“La Via”: Progetto e mostra di Arti Visive e Letterarie

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

Cassano Murge (BA) dal 29 agosto (inaugurazione alle ore 19) al 20 settembre 2020, con orari: 9-12.30 / 16-20 (lun-sab) e 16/20 (dom). L’iniziativa, realizzata in collaborazione con il Comune di Cassano Murge (BA) è patrocinata dal medesimo, dall’Associazione culturale “Murgia Enjoy” (http://www.murgiaenjoy.it/) e dal “Fotoclub Murgia” (http://www.fotoclubmurgia.it/), specializzati nella valorizzazione del territorio pugliese e nell’organizzazione di eventi culturali e d’arte.Il tema di Mostra e Progetto è l’Arte, quale Essenza, universale e metatemporale, a disposizione dell’Umanità ed attiva nel ciclo, trasformativo, di vita-morte-rinascita. Notevoli, a tutt’oggi, gli attestati di riconoscimento a “La Via”, rilasciati da competenti autorità ed enti: Mons. Gianfranco Ravasi (Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, in Vaticano), Card. Stanislaw Dziwisz (già segretario particolare di Giovanni Paolo II e Arcivescovo di Cracovia), Mons. Slawomir Oder (postulatore della causa di beatificazione di Papa Wojtyla), Mons. Giampaolo Crepaldi (Vescovo di Trieste), prof. Vittorio Messori (giornalista e scrittore), Diocesi di Bari, le pagine dell’Avvenire, del Sole24 Ore e di Famiglia Cristiana… Così ne scrive, in sintesi, il suo curatore: <<L’Arte riconnette all’Universo, oltre ogni dualità e nel rispetto delle diversità esistenti; Essa è la Via della libera espressione che attiva il superamento dei modelli precostituiti e riconosce tecniche e specificità, esclusive e tipiche, per ognuno.>> Espongono: Fedele Eugenio Boffoli, Lucia Carraretto, suor Rosalba Facecchia ASC, Nancy Gesario, Lepre Daniela, Salvatore Marchesani, Francesco Mignacca, Rosa Pino, Marina Postogna, Isidoro Raciti, Mariagrazia Semeraro, Antonella Sidoti, Anna Zennaro.

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“If You Love Me” The Peanut Butter Falcon

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

Friday, September 4 9:00pm Markham Fairgrounds Comedy-Drama | English The Peanut Butter Falcon is a story of adventure and friendship, set in the world of a modern Mark Twain. Zak, a young man with Down syndrome, runs away from the care home where he lives to chase his dream of becoming a professional wrestler. Through circumstances beyond their control, Tyler, a small-time outlaw on the run, becomes Zak’s unlikely coach and ally. Together they wind through deltas, elude capture, drink whisky, find God, catch fish, and convince the kind nursing home employee charged with bringing Zak home, to join them on their wild journey. click here for information and tickets for “The Peanut Butter Falcon”

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“I Hate Summer” If Only (Magari)

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

Wednesday, September 2 9:00pm Chateau Le Jardin, Vaughan Drama, Comedy-Drama | Italian w. English subtitles Alma, Jean and Sebastiano are three siblings who live with their off-beat mother, newly-converted to the Greek-Orthodox religion. One day, out of the blue, she packs them up and ships them off to their father, Carlo, a failed film director from whom she is divorced. The children are forced to vacation with their dad and his new wife, Benedetta, on their honeymoon in Rome. When an unfortunate accident forces the exes to come together, the children’s hopes of their parents reuniting are ignited. click here for information and tickets for “If Only” if You Love Me (Se mi vuoi bene) Thursday, September 3 | 9:00pm | Chateau Le Jardin, Vaughan Comedy-Drama | Italian w. English subtitles Diego (Claudio Bisio) is a successful lawyer suffering from depression, with a special knack for causing disasters. With the intention of helping his loved ones, he ends up destroying their lives entirely. It isn’t until he befriends the eccentric Massimiliano (Sergio Rubini), that he begins to understand exactly how he can fix all of his mistakes… and actually help his family and friends.

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Tomorrow’s a New Day (Domani è un’altro giorno)

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

Monday, August 31 9:00pm Chateau Le Jardin, Vaughan Comedy-Drama | Italian w. English subtitles Tommaso is a shy teacher who lives in Canada. His best friend of 30 years, Giuliano, is an outgoing and eccentric actor who lives in Rome.
The two are extremely close, despite their obvious differences. Giuliano, who has a real thirst for life, has been diagnosed with a terminal illness. After a year-long fight, he’s decided to forgo his treatment. His childhood friend comes back to Rome to help him tie up loose ends and prepare for his next journey. Goodbyes are never easy, but they still have time to relive the good times and reflect on what makes life worth living: a beautiful friendship. I Hate Summer (Odio l’estate) Tuesday, September 1 | 9:00pm | Chateau Le Jardin, Vaughan Comedy | Italian w. English subtitles Want to plan a perfect holiday? Remember to bring your dinghy and your dog, of course! On the other hand, accidentally booking the same house with two total strangers is not recommended. In the film Odio l’estate, famous Italian comedians Aldo, Giovanni and Giacomo leave for summer holidays as strangers, but soon cross paths despite their very different lives. An extremely organized
and fussy man who is dealing with bankruptcy, a successful doctor struggling with a son going through a pre-adolescent crisis, and a hypochondriac with a dog named Brian and a passion for Massimo Ranieri, meet coincidentally on a small island on the Italian coast sharing the same beach, the same sea and the same rented house. The clash between the three characters is inevitable and hilarious.

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