Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Archive for 1 settembre 2020

Intervento di neurochirurgia robotica

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

La Nurochirurgia dell’Azienda Ospedale Università di Padova, ha eseguito un delicato intervento di neurochirurgia robotica su un uomo di 54 anni affetto da un tumore cerebrale posizionato in sede profonda occipitale destra di 3 cm di diametro.
Il Prof. Andrea Landi, Neurochirurgo, primo operatore dell’equipe chirurgica, ha condotto l’intervento per raggiungere la neoplasia del cervello, che non sarebbe stata altrimenti accessibile per via chirurgica tradizionale. Il Prof. Domenico D’Avella, direttore Cattedra di Neurochirurgia/Università di Padova e la Neurochirurgia, diretta dal Dott. Franco Chioffi, hanno utilizzato un sistema tecnologico che consiste nell’integrazione del neuro-navigatore con un braccio robotico, in grado di allineare e posizionare autonomamente gli strumenti chirurgici, in questo caso la cannula per i prelievi bioptici.
L’utilizzo del braccio robotico, guidato da Andrea Landi – prof. associato di Neurochirurgia, seguendo le informazioni ottenute dalla navigazione cerebrale, ha permesso di eseguire la biopsia stereotassica con procedura mini-invasiva chirurgica, assicurando un’elevata precisione e riducendo i tempi operatori. L’intervento si è svolto rapidamente, eseguendo un foro di accesso di pochi millimetri nella teca cranica raggiungendo il bersaglio. Sono stati eseguiti i prelievi bioptici con estrema precisione sul tumore profondo e sotto il continuo controllo visivo assicurato dal sistema di navigazione accoppiato al robot. La biopsia è stata effettuata con successo, senza complicanze chirurgiche. I Neurochirurghi di Padova sono ora tra i pionieri di questo tipo di intervento. L’operazione, ben tollerata dal paziente, è durata solo un’ora grazie alla mini-invasività della tecnica applicata. La TAC cerebrale, eseguita come di consueto dopo l’intervento, ha confermato l’estrema precisione della biopsia.
L’intervento eseguito di recente, ha permesso di ottenere, attraverso il riscontro istologico, la diagnosi di natura del tumore e la sua caratterizzazione molecolare per impostare i successivi trattamenti, secondo criteri di “medicina personalizzata”.
L’equipe chirurgica che ha realizzato l’intervento robotico, era composta da: Prof. Andrea Landi, primo operatore, Dott. Francesco Paoloni e Dott. Samuel Caliri, assistenti, Dott.ssa Marzia Grandis, anestesista. Infermieri di sala: Sabrina Fanton, Antonella Quatosi, Elena Zaramella. Hanno collaborato inoltre con sinergia, il Prof. Domenico D’Avella Cattedra di Neurochirurgia dell’Università di Padova, oltre a diverse Unità Operative del Dipartimento di Neuroscienze: la Neurochirurgia diretta dal Dott. Franco Chioffi, la Terapia Intensiva diretta dalla Dr.ssa Marina Munari, la Neuroradiologia diretta dal Dott. Francesco Causin, la Clinica Neurologica diretta dal Prof. Maurizio Corbetta, nonché la Neurologia del Sant’Antonio, che aveva approfondito la situazione del paziente. (By dr.ssa Luisella Pierobon)

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La scuola è ripartita

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

Se si eccettua la parentesi degli esami di maturità, svolti in forma light a giugno scorso, dopo sei mesi di chiusura in diverse scuole superiori oggi è ripresa l’attività in presenza con l’avvio dei corsi per il recupero degli apprendimenti. Da un punto di vista contrattuale, lo svolgimento del recupero degli apprendimenti dell’anno scolastico 2019/2020 prevede una doppia problematica: la prima è quella relativa al rientro in classe anche dei docenti fragili, a seguito della mancata presenza di tali profili nell’ultimo rapporto dell’Istituto superiore della Sanità “Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia”. La seconda questione riguarda l’inserimento nel Decreto Legge 8 aprile 2020, n. 22, convertito con modificazioni dalla Legge del 6 giugno 2020, n. 41 attraverso la quale è stato disposto che da oggi le attività concernenti PIA e PAI siano considerate attività ordinaria. Quindi senza prevedendo alcun compenso per i docenti coinvolti.La scuola sta facendo le prove generali in vista della ripresa delle lezioni per tutti gli alunni. Quello iniziato oggi è un vero e proprio “secondo test post lockdown, dopo gli esami di maturità celebrati” ad inizio estate, da considerare un prologo del rientro in classe previsto in prevalenza per il prossimo 14 settembre, con alcune regioni che hanno tuttavia posticipato l’avvio delle lezioni a dopo la tornata elettorale e referendaria del 20 e 21 settembre, quando torneranno sui banchi di scuola (speriamo monoposto, con o senza rotelle) oltre otto milioni di alunni complessivi sparsi in oltre 42 mila plessi.In vista dell’evento, oggi si sono svolti i primi corsi di recupero delle carenze formative scaturite dagli scrutini dello scorso mese di giugno. “Non tutte le lezioni saranno però in presenza – fa notare Orizzonte Scuola -: alcune saranno a distanza, in base a quanto deciso dai singoli istituti. Per gli studenti che tornano in aula, mascherine obbligatorie all’ingresso e in uscita, ma non in classe, salvo nei casi in cui non si può rispettare il distanziamento”. In ogni caso, per gestirli vale ad oggi la nota M.I. n. 1494 che dà le indicazioni operative in merito al piano di integrazione degli apprendimenti e al piano di apprendimento individualizzato: il ministero dell’Istruzione assimilandoli ad adempimenti contrattuali ordinari non li considera come attività professionali aggiuntive da retribuire.Il sindacato ritiene che, trattandosi di attività aggiuntive, il ministero avrebbe dovuto prevedere risorse aggiuntive, ancora di più perché nel Contratto Collettivo Nazionale di categoria all’art. 28 comma 5 si specifica che l’attività oraria di insegnamento va considerata solo “nell’ambito del calendario scolastico delle lezioni definito a livello regionale” e non partendo “dal 1° settembre”.Inoltre, va rilevato che in considerazione della sospensione delle attività didattiche in presenza e delle iniziative svolte in modalità a distanza, se necessario, il Consiglio di classe redige un Piano di Integrazione degli Apprendimenti (PIA) per ciascuna disciplina in cui non sono stati raggiunti gli obiettivi di apprendimento programmati all’inizio dell’anno. Queste attività si possono certamente collocare “nell’alveo degli adempimenti contrattuali ordinari correlati alla funzione docente”, ma non tra le attività funzionali all’insegnamento, attività non retribuite in aggiunta. Tali attività infatti sono indicate nell’art. 29 del CCNL e non comprendono alcuna attività di insegnamento ordinario.

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ANCoDiS: la scuola riparte?

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

La dura prova alla quale è stato sottoposto il nostro sistema scolastico ha fatto emergere criticità e punti di debolezza che hanno indotto in tutti i protagonisti una condizione di sconforto forse mai registrata nella scuola del dopo guerra.
Ancor di più il periodo delle vacanze che è stato segnato da incertezze, indicazioni poco chiare, opinioni fuorvianti, messaggi contraddittori anche al limite della perdita di ogni elemento di ragionevolezza.
Ma la scuola ha continuato – con i DS, i collaboratori dei DS ed i DSGA – a programmare, progettare, eseguire tempestivi monitoraggi di diversa provenienza per mettere un “popolo” nella condizione di poter riprendere a costruire – con i limiti indotti dall’evoluzione pandemica ma in sicurezza – i progetti educativi delle autonome Istituzioni scolastiche.
Temi di distrazione di massa e di efficace qualità populista hanno provato a far perdere la bussola ad una squadra di professionisti che nonostante tutto ed a diverso titolo sono stati e saranno protagonisti nella ripartenza dell’1 settembre.
Siamo stati in questa calda e complicata estate impegnati quotidianamente nelle nostre scuole a progettare, ad immaginare, a verificare come poter dare risposta senza allarmismi ed in sicurezza alle legittime richieste delle famiglie consapevoli che “l’anno che verrà” non potrà essere come i precedenti, ci riserverà tante “sorprese” e metterà in discussione prassi organizzative e modelli didattici consolidati. Alla facile inerzia di alcuni o alla tentazione di altri di scaricare le responsabilità abbiamo preferito la strada più difficile, quella dell’osare e rischiare con tutte le incognite che la dura e complessa realtà ci porrà innanzi. Abbiamo preferito giocare da protagonisti la partita contro Covid 19 consapevoli che il risultato finale dipenderà da una squadra coesa e determinata costituita dalla comunità scolastica, dai genitori, dagli EE.LL., dal volontariato.
Continuiamo a perseguire con determinazione e nonostante le tante criticità un solo obiettivo: fare ripartire i nostri alunni in ambiente scolastico, far comprendere loro che ciò che è nelle nostre possibilità dovrà essere fatto senza se e senza ma, schierarli in “campo da gioco” nel quale, nel rispetto delle regole seppur molto stringenti e magari non comprese, ciascuno possa sentirsi protagonista e tutti insieme fare il primo giorno di scuola un incoraggiante segno di vittoria.
Un pensiero, infine, ai tanti colleghi Collaboratori che si trovano a lavorare in scuole in reggenza: conosciamo bene l’enorme lavoro che li aspetta e le tante criticità ed emergenze cui dovranno far fronte. A loro ed alle loro comunità va un sincero incoraggiamento.La scuola deve ripartire e ciascuno deve poter dire di aver contribuito a vincere la grande sfida.Buon anno scolastico a tutti. Per Ancodis Prof. Rosolino Cicero

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Dibattito pubblico su rete unica

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

“La rete italiana di telecomunicazioni è un’infrastruttura strategica che deve essere unica, di proprietà pubblica e wholesale only, ovvero rispettosa della concorrenza e sulla quale gli operatori di TLC possono offrire i loro servizi con condizioni uguali. Questa è la visione di Fratelli d’Italia contenuta nella mozione approvata dal Parlamento, che ha permesso di aprire e orientare il dibattito su un tema così cruciale per il futuro e lo sviluppo della nostra Nazione. È solo grazie a FdI se oggi questo confronto è pubblico e sta prendendo una direzione diversa da quella che all’inizio il Governo aveva indicato. Continueremo ad essere protagonisti di questo dibattito così importante per l’Italia e ad offrire il nostro contributo per difendere i nostri interessi nazionali, che non possono essere condizionati da quelli di aziende estere, potenti operatori e fondi speculativi”. Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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A che punto è la ripresa globale?

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

A cura di Jean-Pierre Durante, Head of Applied Research di Pictet Wealth Management.Nel terzo e nel quarto trimestre il PIL reale mondiale dovrebbe tornare in territorio positivo grazie all’allentamento del lockdown.Il recente aumento dei casi di Covid-19 ha influito sulla mobilità. A partire dalla metà di giugno, gli afflussi nei luoghi pubblici si sono stabilizzati sia nelle economie avanzate che in quelle emergenti. Tuttavia, il tasso giornaliero di nuovi contagi a livello globale è in diminuzione (1,3% g/g rispetto all’1,7% di un mese fa). Tale progresso è ascrivibile sia ai Paesi avanzati che a quelli emergenti.Al di là di questi sviluppi nel complesso favorevoli, alcune nazioni registrano tuttora un significativo incremento delle infezioni su base giornaliera (Germania 2,9%, Spagna 2,5%). Per contro, giungono notizie positive dai Paesi recentemente interessati da un aumento dei casi di coronavirus: in Giappone (1,6%), Australia (0,9%) e Svizzera (1,0%) i contagi sono in calo rispetto alla crescita a due cifre di metà luglio. Anche negli Stati Uniti la situazione appare più incoraggiante: il tasso di crescita giornaliero dello 0,9% è inferiore a quello di molti Stati europei. Gli Stati USA meridionali, quelli maggiormente colpiti, presentano tassi sotto l’1,6% e alcuni segnano persino una contrazione. Nelle economie emergenti il quadro non è omogeneo. Da un lato si osserva una diminuzione dei casi netti in Paesi densamente popolati come Russia (-0,5%), Brasile (-0,3%), Messico (-0,6%) e Sudafrica (-1,8%). Si registrano inoltre tassi di crescita giornalieri estremamente bassi in Stati a rischio, come l’India (0,1%). Dall’altro lato, alcuni Paesi, soprattutto latinoamericani, presentano tuttora tassi sostenuti su base giornaliera.In sintesi, siamo ancora ben lontani da una soluzione, ma la situazione sembra gestibile. Benché il recente aumento dei contagi abbia imposto misure di distanziamento sociale più rigide, una nuova chiusura totale delle singole economie è assai improbabile. Gli ultimi dati economici sembrano confermare che negli USA, in Cina e in Europa è chiaramente in corso una ripresa. Nel complesso, i sondaggi rivelano una rinnovata crescita a livello settoriale, i dati relativi agli ordini di produzione sono incoraggianti e nei principali Paesi esportatori si assiste a una graduale ripresa del commercio internazionale. Tali sviluppi sostengono il nostro scenario di una probabile crescita positiva del PIL reale mondiale nel T3 e nel T4 dopo le significative perdite registrate nel T1 e nel T2 (perdita cumulativa stimata per il primo semestre del 2020: 9,4%). Pertanto, rivediamo leggermente al rialzo le previsioni sulla crescita annua del PIL reale mondiale dal -4,1% al -3,9%.

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Conti correnti italiani al massimo storico

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

Gli italiani detengono più denaro che mai in conti correnti infruttiferi. Con 790 miliardi di euro, il volume dei conti corrente in Italia ha raggiunto il massimo storico nell’aprile 2020, con un aumento del 37.5% dal 2015. Ma almeno il 68% del volume totale di denaro nei conti italiani – 15.500 euro per cittadino italiano – è senza interessi. Questo quanto emerge dall’analisi pubblicata oggi da Deposit Solutions, società fintech e piattaforma leader nell’Open Banking per i depositi.
“Gran parte del risparmio degli italiani rimane parcheggiato nei conti correnti privo di interessi invece di essere investito in depositi a termine. Di conseguenza, i risparmiatori perdono del rendimento anno dopo anno – anche in tempi di bassi tassi di interesse”, afferma Tim Sievers, CEO e fondatore di Deposit Solutions, che aggiunge: “Per le banche di quei paesi in cui i risparmiatori fanno minor affidamento su depositi a termine, il finanziamento tramite depositi è più costoso di quello che dovrebbe essere. Per risolvere questa sfida, continuiamo a promuovere lo sviluppo di un mercato europeo dei depositi – in modo che le banche possano raccogliere depositi dei clienti oltre i confini nazionali e i risparmiatori possano disporre delle offerte di tassi di interesse in tutta Europa tramite l’interfaccia della loro banca. Come nuova infrastruttura per un mercato dei depositi aperto, la nostra piattaforma collega già più di 150 banche in 20 paesi europei. In questo modo diamo nuova vita all’idea di un mercato unico europeo”.In generale, il 57% del denaro depositato presso le banche dell’Eurozona è immediatamente disponibile (depositi a vista: conti correnti e conti overnight), mentre il 43% è legato a scadenze o soggetto a periodi di preavviso (depositi a termine: depositi a scadenza fissa e conti/libretti di risparmio). La preferenza per il deposito a termine o la gestione flessibile della liquidità varia notevolmente da nazione a nazione: gli spagnoli e gli italiani sono i principali “amanti della flessibilità” con rispettivamente l’85% e il 68% del loro denaro in depositi a vista, mentre gli olandesi si distinguono come planner di lungo termine con l’82% di depositi a termine, seguiti dai francesi che si attestano a quota 67%. Nel 2015 gli europei avevano depositato il 39% del loro denaro su conti correnti (2.547 miliardi di euro). Al 2020, questa cifra è cresciuta quasi del 50% (3.984 miliardi di euro). E mentre il volume dei conti correnti è aumentato, la quantità di denaro depositato su conti a tempo determinato, conti di denaro overnight e conti di risparmio, è rimasta invece stabile negli ultimi 5 anni (3.972 del 2015 vs 3.924 del 2020). http://www.deposit-solutions.com

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Processo d’appello per genocidio contro Ratko Mladic

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

Aia. Martedì prossimo 25 agosto, inizierà all’Aia il processo di appello per Ratko Mladic. Il tribunale dell’ONU aveva condannato il comandante in capo dei serbi bosniaci all’ergastolo nel 2017 per genocidio, crimini contro l’umanità e violazioni delle leggi o degli usi di guerra. Le udienze di appello sono già state rinviate tre volte. La difesa del carnefice di Bosnia ha ovviamente tentato una tattica dilatoria affinché il settantasettenne possa non vivere abbastanza per vedere la sentenza finale. Tuttavia, il tribunale responsabile del procedimento ha smascherato la tattica e ha annunciato la sua intenzione di iniziare definitivamente le udienze il 25 agosto. Nove anni dopo l’inizio delle trattative e 25 anni dopo il genocidio di Srebrenica, i parenti delle vittime meritano finalmente giustizia. Dopo 16 anni di fuga, Mladic è stato arrestato nel marzo 2011. Nel 2018 ha presentato ricorso contro la sentenza del Tribunale dell’Aia. Già prima della prima udienza, la difesa di Mladic aveva chiesto la ricusazione di tre giudici per presunta mancanza d’imparzialità e terzietà. Una seconda udienza ha dovuto essere rinviata a causa di un intervento medico. Al terzo tentativo, le restrizioni di viaggio dovute alla pandemia hanno impedito ad alcuni giudici di partecipare. Mladic stesso se lo desidera potrà partecipare al processo in video dalla sua cella.La comunità internazionale continua a fallire nella prevenzione del genocidio e nella coerente attuazione della sua responsabilità nella protezione delle vittime. Ma anche l’azione penale dopo tali atrocità deve diventare più efficace. Perché se i colpevoli la fanno franca per anni di impunità, altri sono incoraggiati a commettere atti simili. Mladic è anche responsabile di genocidio in sei comunità bosniache vicine a Srebrenica, e deve essere condannato anche per questo. Tuttavia, poiché inizialmente è stato assolto per i crimini commessi a Kljuc, Kotor Varoš, Sanski Most, Prijedor, Vlasenica e Foca, l’accusa ha fatto ricorso anche in appello. Ci aspettiamo che il tribunale confermi il verdetto di prima istanza e riconosca la responsabilità di Mladic per i crimini commessi anche nelle altre sei comunità bosniache. Per l’Associazione per i popoli minacciati (APM) si spera che la glorificazione di questo brutale massacratore termini con questo processo e la narrazione della negazione del genocidio sia così messa a tacere per sempre.Il Meccanismo internazionale per le funzioni residue dei tribunali penali ad hoc (IRMCT) è responsabile del caso Mladic. Questo tribunale è il successore legale del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia e del Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Sono previste due giornate, il 25 e il 26 agosto, per le udienze d’appello. Il pubblico non avrà accesso all’aula, ma il procedimento sarà trasmesso sul sito web dell’IRMCT (www.irmct.org/en/cases/mict-courtroom-broadcast) con un differimento di 30 minuti.

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Scuola: Assunti 529 nuovi dirigenti, anche fuori regione

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

È stata pubblicata l’assegnazione dei nuovi nominati per scorrimento di graduatoria per l’anno scolastico 2020/21: nell’elenco non figura la ministra Lucia Azzolina, poiché collocata oltre la posizione n. 2.492, ultimo posto assegnato in ruolo. Secondo Udir bisognava coprire tutti i posti liberi con gli idonei e cancellare l’obbligo di permanenza regionale per tre anni: ultimi giorni per aderire entro il 31 agosto all’appello in cds per salvare tutta la procedura per adesioni vai al seguente link. In base all’elenco diffuso dal ministero dell’Istruzione, fa notare la rivista Orizzonte Scuola, sono “numerose le assegnazioni nella prima regione scelta, ma ci sono anche docenti che dovranno spostarsi nella regione indicata come scelta n. 10, 13 o 14”. Complessivamente, “il MEF ha autorizzato 529 nomine. Di queste 458 riguardano la procedura concorsuale di cui al DDG 1259/2017; 29 i soggetti inclusi nella graduatoria di merito ex DDG 13 luglio 2011, 42 corrispondono a richieste di trattenimento in servizio ex articolo 1, comma 87 della Legge n. 208/2015”. I candidati utilmente collocati nella graduatoria del concorso Dirigenti Scolastici hanno indicato l’ordine di preferenza tra le 18 regioni disponibili esclusivamente tramite POLIS entro il 10 agosto scorso: i vincitori sono assegnati ai ruoli regionali sulla base dell’ordine di graduatoria e delle preferenze espresse, nel limite dei posti vacanti e disponibili in ciascun USR. I vincoli del Decreto direttoriale del 23 novembre 2017 sono quello di permanenza triennale nella regione di assegnazione e di mobilità interregionale, derivanti dall’art. 9, comma 4 del CCNL Area V del 15/7/2010 e successive modifiche. A questo proposito, i sindacati hanno chiesto un incontro.Udir ritiene, a questo proposito, che il vincolo triennale di permanenza nella regione assegnata debba necessariamente essere superato: i problemi oggetti dovuti all’emergenza epidemiologica e le condizioni di disagio personale o familiare che in certi casi vivono i lavoratori, in questo caso dei presidi, non possono essere ignorati a favore di una rigida e illegittima norma. In presenza di posti vacanti e disponibili, l’amministrazione scolastica non può esimersi dal considerare lo spostamento motivato del dirigente scolastico. Inoltre, il giovane sindacato ritiene che debbano essere stabilizzati, sempre in presenza di posti liberi, tutti gli idonei dei concorsi, sempre sulla base delle graduatorie venutesi a costituire.
“Per un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir – ripartire con le lezioni, nell’anno del Covid, senza il proprio dirigente scolastico è una mancanza gravissima. Non comprendiamo come mai non si sia proceduto alla copertura totale delle dirigenze, visto che ve ne sono diverse centinaia che continuano ad essere libere. Continuare a coprirle con reggenze, affidandole quindi a dirigenti scolastici che hanno già il loro bel da fare con in media 5-6 plessi a testa, rappresenta un errore di fondo che compromette la funzionalità del servizio formativo delle scuole coinvolte”.

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Mostra Renata Rampazzi Cruor

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

Roma mercoledì 16 settembre 2020, ore 12.00 – 14.00 Museo Carlo Bilotti, Aranciera di Villa Borghese. Saranno presenti la Sovrintendente Capitolina Maria Vittoria Marini Clarelli, l’artista Renata Rampazzi e il curatore della mostra Claudio Strinati.
La mostra espone 14 dipinti, un’installazione e un video dove il tema centrale, caro all’artista, è quello del sangue, legato indissolubilmente alla donna, alle lotte femministe e all’urgenza di porre fine alla violenza. Un resoconto degli oltre 40 anni di arte passati da Renata Rampazzi a schierarsi dalla parte delle donne.

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Regionali: Serracchiani, per ora 5S sono forza interdizione

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

“Una scelta di campo da parte del M5S sarebbe un grande passo avanti rispetto all’antipolitica e alla dichiarata estraneità ai partiti dei tempi ‘rivoluzionari’: chi si chiama fuori fa entrare la destra e al momento i grillini sono ancora forza d’interdizione. Certo questo passaggio richiede un’elaborazione politica che non si risolve con un voto su Rousseau. E intanto anche il Pd non dovrebbe cedere alla tentazione di imbozzolarsi in contenitori di ‘sinistra e basta’ che hanno già dimostrato di non funzionare. Delegare all’esterno le ali sinistra e moderata significa tornare indietro di 20 anni, e forse anche questa incertezza tiene il partito fermo al 20%. La destra non ha più il vento in poppa ma agli elettori bisogna offrire alternative chiare e credibili”. Lo scrive la vicepresidente del Pd Debora Serracchiani, ragionando sull’intervista al ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli al Fatto Quotidiano.

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Porte aperte all’università di Camerino

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

Camerino. Prosegue fino al prossimo 4 settembre l’iniziativa “Porte aperte in Unicam – estate 2020”, promossa dal servizio Orientamento proprio nel periodo in cui gli studenti che devono scegliere il percorso universitario hanno bisogno di avere maggiori informazioni e chiarire eventuali dubbi.
L’iniziativa è in programma presso le sedi Unicam di Camerino, Matelica, Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto.
Consultando il calendario disponibile nel sito orientamento.unicam.it, è possibile prenotare, un appuntamento sia telematico che in presenza per la visita in Unicam: gli studenti interessati potranno così parlare direttamente con i docenti e visitare aule, biblioteche e laboratori, nonché avere maggiori informazioni sui corsi di laurea attivati dalle cinque Scuole di Ateneo, Architettura e Design, Bioscienze e Medicina Veterinaria, Giurisprudenza, Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute, Scienze e Tecnologie.
Sarà inoltre possibile acquisire informazioni utili sulle molteplici agevolazioni e borse di studio messe a disposizione dall’Ateneo in particolare per gli studenti meritevoli, sui servizi per gli studenti, sulle possibilità di alloggio. “Vogliamo dare alle ragazze ed ai ragazzi e alle loro famiglie – ha sottolineato il Rettore Unicam Claudio Pettinari – l’opportunità di venire a conoscerci, di incontrare docenti e studenti, di chiarire dubbi e di avere tutte le informazioni necessarie per scegliere al meglio il percorso universitario. Dal nuovo anno accademico abbiamo poi importanti novità nell’offerta formativa con una particolare attenzione alla sostenibilità: è rinnovato il curriculum del corso di laurea in Scienze Geologiche e Tecnologie per l’ambiente, ora di nuovo in lingua italiana, ed istituito il nuovo corso in Ambiente e Gestione sostenibile delle risorse naturali. Abbiamo inoltre stabilito l’esonero totale dalle tasse per le matricole, cioè per gli iscritti al primo anno dei Corsi di laurea di primo livello e Magistrali a ciclo unico, una riduzione in percentuale per tutti gli altri studenti e l’estensione dei benefici previsti dalla No Tax Area. Si tratta di misure sostanziali ed importantissime, che si aggiungono all’aumento del numero di borse di studio a disposizione dei nostri iscritti”.“Siamo molto soddisfatti dell’interesse e del successo ottenuti da questa iniziativa, anche in un periodo così particolare come quello che stiamo attraversando – ha affermato la prof.ssa Valeria Polzonetti, delegata del Rettore per l’Orientamento. – Ogni giorno, infatti, sono moltissimi i ragazzi e le loro famiglie che raggiungono Unicam, sia in modalità telematica che venendo a visitare le nostre sedi, per avere informazioni e per poi iscriversi al nostro Ateneo. Vi aspettiamo!”. Tutte le informazioni dettagliate sono disponibili all’indirizzo orientamento.unicam.it

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A proposito del coronavirus

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

Tutte le volte che l’umanità si è trovata di fronte ad infezioni virali particolarmente aggressive casi analoghi, ripescati dal passato, risvegliano le nostre paure.
Un esempio classico ci richiama alla memoria quanto è avvenuto nel mondo con l’influenza spagnola, insolitamente mortale rispetto agli altri ceppi influenzali, che fra il 1918 e il 1920 uccise 50 milioni di persone in tutto il mondo (675 mila solo negli Stati Uniti e 600 mila in Italia) e restò indelebile nella mia memoria in quanto mia madre, quand’era ancora una bambina, fu infettata. E mia nonna me lo ricordava come se si fosse trattato di una miracolata.
Oggi possiamo dire che l’attuale virus si trova al cospetto di difese ben più agguerrite nel campo medico preventivo e assistenziale e della ricerca virologica.
Ne consegue una risposta più organizzata e più efficace nonostante una mobilità delle persone e delle merci di gran lunga superiore, rispetto al passato. Eppure, il fantasma di ciò che i nostri nonni ci hanno raccontato riaffiora inquietante rigenerando le nostre paure. In questa congerie di sensazioni spesso la ragione è messa a tacere per fare spazio all’ombra sinistra dell’untore, di manzoniana reminiscenza. E lo spavento, a volte, è tanto dissennato che una mia conoscente mi informava di aver sfiorato una turista cinese e con un certo fatalismo soggiungeva: “speriamo bene”. Io ho colto quanto mi ha riferito come un tentativo di protagonismo ma chi mi affiancava nell’ascolto l’ho visto impallidire e subito allontanarsi con un pretesto. La riflessione che ho potuto trarne è che le persone prima di parlare dovrebbero essere più caute perché come accade in una sala affollata di una discoteca basta che uno gridi: al fuoco al fuoco per scatenare il panico e nella calca di chi tenta di fuggire provocare morti e feriti. E il richiamo alla cautela va rivolto anche ai media e sul social dove taluni godono a spargere fake news a ripetizione con il gusto sadico di diffondere il terrore. E se l’insidia è seria evitiamo di degenerarla con i nostri comportamenti perché il nostro obiettivo dovrebbe essere solo uno: guardare gli eventi con pragmatismo e generare fiducia in coloro che si battono quotidianamente per preservare l’umanità dalle insidie che dobbiamo dribblare e non riguardano solo i virus. (Riccardo Alfonso)

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Il cammino dell’essere umano

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

Esso non deve essere, necessariamente, di violenze e di soprusi. Se ci esprimiamo in tal senso, vuol dire che apparteniamo a una cultura e a una civiltà superata. È una conseguenza, a ben pensarci, che non dobbiamo né al nostro passato né riflettere nel nostro futuro. È un residuato del nostro presente. Lo portiamo con noi, ma ci vergogniamo ogni volta che le nostre coscienze sono chiamate alla ragione e al riconoscimento degli autentici valori della vita. La cura della nostra persona non ci appartiene in esclusiva, essa fa parte dei nostri doveri, di quelli d’ospitalità per chi è dentro di noi, per la fiamma che ci governa e presiede.
Sta a noi, nella nostra sensibilità, cogliere il messaggio nella giusta misura e renderci conto che esso è il faro della nostra vita e che nessuna procella potrà prenderci di contropiede e farci sbattere sulle coste accidentate e spingerci verso la deriva. Ma attenzione. Non è un invito narcisistico. Non si ama solo ciò che è dentro di noi, ma tutti gli esseri viventi partendo dal loro interno, dalle loro individualità, dal modo d’esprimersi e di procedere. Perché, insieme, siamo chiamati all’unità, quale fine ultimo di tutte le cose. Sono ancora una volta i profeti, i martiri e i saggi, i nostri fari. Basta saper cogliere nel modo dovuto e al tempo giusto il segnale. (Riccardo Alfonso)

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I fondamentali di una civiltà e le relative sbavature

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

Da più parti nel mondo si levano voci allarmate e al tempo stesso inviti accorati sulla necessità di rivedere gli strumenti che hanno costruito l’attuale rapporto sociale, civile e politico che regola le relazioni nazionali e internazionali e condiziona la vita dei suoi abitanti. In altri termini i nostri modelli di società, da quella cosiddetta “occidentale” a quella “orientale” con venature di tipo religioso, stanno mostrando per intero i loro limiti. In essi si sono persi i valori fondanti che sono alla base della nostra stessa ragione d’essere. Abbiamo in qualche modo affermato e consolidato il precetto della sacralità del diritto alla vita ma abbiamo disatteso quello altrettanto importante del diritto a vivere entro canoni di accettabilità. L’averlo disatteso comporta oggi che il 75% della popolazione mondiale non trova un ragionevole spazio per veder garantito i 5 fondamentali diritti che ci permettono un’esistenza dignitosa, a prescindere dai propri natali e dalle condizioni economiche dei genitori: diritto all’assistenza, diritto allo studio, diritto ad avere un’abitazione, diritto al lavoro, diritto al libero accesso ad alimentarsi. Premessa questa per una società ispirata a criteri di solidarietà e rispettosa della vita evitando, quindi, indebiti accaparramenti che ci fanno dire, oggi, che il 15% della popolazione del globo possiede l’80% delle risorse e lasciando un misero 20% all’altra grande fetta dell’umanità. È un’anomalia che si aggrava ancor più se si pensa agli sprechi che si perpetrano per l’accaparramento nelle mani di pochi delle fonti di ricchezza: guerre, conseguenti distruzioni, cattivo uso delle terre, sfruttamento, ecc. Ne consegue che le logiche consumistiche tendono ad inaridire gli animi e ad esaltare il valore dei beni materiali come oggetti di potere e di controllo per chi non li possiede condizionandone i comportamenti e provocando la sudditanza. Oggi, quindi, si fa strada la figura del predatore, di colui che toglie agli altri per appagare la sua avidità. È tempo di scelte se vogliamo guardare avanti senza ripiegarsi su noi stessi. Lo dobbiamo se vogliamo ridare dignità e futuro alla nostra specie e a tutte quelle che con noi percorrono il cammino della vita terrestre. (Riccardo Alfonso)

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Il bene comune

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

È stato scritto: “il bene comune di una nazione passa anche attraverso la fatica del pensare, l’urgenza dell’interrogare, la necessità del dialogare in modo critico e costruttivo con la cultura pluralista che ci avvolge”. Se volgiamo questo pensiero alla politica, che intendiamo circoscrivere a quella italiana, ci rendiamo conto di quanto sia distante nella realtà quotidiana questo semplice ma incisivo precetto. Nella migliore delle ipotesi ci imbattiamo in una classe elettorale protesa alla ricerca di “stabilità” individuabile con le “parole” ma non sempre costituenti una premessa per ottenere un conseguente effetto. In questo frangente diventiamo facili vittime di un imbonitore di turno e la grancassa dei media rende l’eco più immaginifico smarrendo in tal modo il senso del reale. In tale contesto ci rendiamo sempre più consapevoli che la crisi non sta nel sistema ma nella misura in cui abbiamo smarrito il senso della vita, del vivere in comunità, nella perdita dei valori dove il profitto prevale alla solidarietà, dove il male diventa una necessità e ci ritroviamo con lo homo homini lupus che per Rousseau significa “l’uomo è un lupo divoratore per ogni altro uomo”. In tutto questo ripiegamento agli usi barbari è possibile un rinsavimento? La risposta è dentro di noi restituendo al pensiero e alla ragione la possibilità di valutare e meditare e di renderci conto che esistono due soli grandi diritti: quello alla vita e al vivere e non possiamo garantire il primo senza rispettare il secondo. (Riccardo Alfonso)

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La storia del pensiero alla luce delle rivoluzioni

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

Diciamoci, alla fine, la verità che può valere ai tempi della Rivoluzione francese ma anche a quella che la seguì qualche secolo dopo. Dall’illuminismo teorico o filosofico che aveva definito il medioevo, l’età dell’oscurantismo, è sfociato di tutto, per il trionfo della libertà, l’esaltazione della ragione e l’avvento della rivoluzione e gli eccessi del terrore, nell’autentica barbarie che, secondo lo storico e antropologo Adolfo Morganti, avrebbe fatto impallidire lo stesso Frankstein che si era incarnato nel giacobinismo dell’onesto Robespierre vittima con Danton della loro stessa legge dei sospetti e del tribunale della salute pubblica.
Se è vero che il medioevo è stato funestato da pestilenze, guerre, carestie causate in parte da fenomeni meteorologici ricorrenti e da continue invasioni barbariche che hanno immiserito e abbandonato nell’ignoranza i popoli frenando il progresso tecnico-scientifico, è anche vero, come asserisce il De Maistre, nei suoi scritti, che il male maggiore è entrato nel mondo nel periodo del Rinascimento con le lotte religiose della cristianità e, successivamente, con la rivoluzione francese sfociata nel giacobinismo di Robespierre e nell’imperialismo di Napoleone. Diventa, in pratica, una nota stonata l’affermazione di Kant che attribuiva all’illuminismo “l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità”. Lo è stato, in effetti, ma a parole. In proposito è più aderente alla realtà il giudizio espresso da Adolfo Morganti riguardo “l’uomo dei lumi”. Per lui “era stato progettato come una macchina al risparmio”. “Questo modello così economico garantisce un’uguaglianza, perché ogni uomo era privato della specificità dei suoi rapporti naturali e spirituali con il suo ambiente e il suo cosmo, trasformato in individuo, ossia, in atomo, e ogni individuo possedeva un’identica ragione, avendo tutti un cervello ed un organo di sesso. Un tale individuo discriminato dai propri individuali e concreti problemi era stato livellato ad un astratto cittadino che conta in quanto è un numero nella collettività e un nulla come persona”.
In altri termini la conclamata libertà dell’individuo era un’astratta proclamazione scritta nella “Dichiarazione dell’uomo e del cittadino” e che l’uguaglianza significasse uniformarsi e conformarsi all’unica volontà del governo, che come aveva paventato Rousseau, una volta eletto sarebbe diventato dittatore.
Così i nostri padri fecero in modo di tramandarci le belle parole scritte nelle varie dichiarazioni dei diritti dell’uomo e nelle costituzioni liberali, ma le lasciarono lette-re morte nella pratica attuazione. L’hanno scritto a più riprese, in tempi recenti, tra gli altri, il prof. Secher dell’Università “La Sorbona” di Parigi e Pierre Chaunu e Jean Meyer.
Come dimenticare, ad esempio, il massacro compiuto dal governo di Parigi il due dicembre del 1793 a Sovenay, quando i vandeani, che considerarono persa la loro causa, ritornarono dall’esilio. Fu inaudito e macabro il rapporto ufficiale del generale Westerman alla Convenzione: “La Vandea non esiste più, cittadini repubblicani, essa è morta sotto la nostra libera spada, con le sue donne e i suoi bambini. L’ho appena sotterrata nei boschi e nella campagna di Sovenay. Secondo gli ordini datimi, ho fatto schiacciare i bambini sotto gli zoccoli dei cavalli, massacrando le donne che almeno perciò non faranno più figli che diventerebbero dei briganti”. Queste violenze, genocidi, pogrom, continuano ad agitare a tutt’oggi le notti dei nostri contemporanei. Non sono mutate nel tempo. Sono cambiati solo i nomi dei carnefici. (Riccardo Alfonso)

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La crisi del “sistema” scuola

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

Penso alla scuola in Italia. Taluni insegnamenti e certe materie, per quanto rinnovati, non hanno futuro. I giovani d’oggi vogliono essere appagati da conoscenze diverse. Essi, sono consapevoli che se dovessero seguire i richiami del presente finirebbero con il percorrere una strada che diventa, improvvisamente, un vicolo cieco. Appare impossibile procedere oltre.
Noi, invece, amiamo gli spazi aperti. Vogliamo essere viaggiatori del futuro, sfidare le leggi della tradizione e della consuetudine e sentirci in questo senso trasgressivi. Lo vogliamo essere e basta. Intendiamo respirare l’aria dei tempi che si proiettano in avanti e non di quelli che rimpastiamo con il nostro passato.
A questo punto mi chiedo come può la scuola interpretare, nella sua didattica, interpretare al meglio questa ansia-attesa snocciolandola attraverso il suo messaggio culturale. È che restiamo ingolfati dal retaggio dei nostri padri più propensi a volgere lo sguardo al passato e a guadare con sospetto il futuro. Un divenire tecnologico, novatore nei rapporti umani, nell’impatto con l’ecosistema e votato alla coesistenza pacifica tra le genti. Nel frattempo, ci accorgiamo che i nostri idoli di sempre si stanno infrangendo miseramente uno dopo l’altro nel diverso modo di rappresentare e gestire la politica, nell’interagire con i nostri simili, nel sentire religioso e nell’affrontare la sofferenza umana. E da qui parte la consapevolezza che il nostro deficit culturale è dipeso dalla incapacità della scuola di ogni ordine grado di colmare i nostri vuoti cognitivi e di rappresentare le novazioni nel modo più appropriato e al passo con gli eventi che ci circondano e ci compenetrano. (Riccardo Alfonso)

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Festival della Comunicazione 2020

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

Camogli (Genova) da giovedì 10 a domenica 13 settembre, con oltre 100 ospiti e più di 80 eventi tra incontri, lectio, panel, spettacoli, anteprime assolute, colazioni con gli autori, rassegne stampa, aperitivi sul mare, mondo podcast, laboratori ed escursioni.Come ogni anno, la partecipazione al Festival è gratuita. Per la miglior gestione degli spazi nell’ambito dell’emergenza sanitaria in atto, tutti gli eventi sono su prenotazione, tranne quelli in piazza Colombo, le colazioni con l’autore e gli aperitivi. Le prenotazioni si apriranno martedì 1 settembre, alle ore 12:00.Per consentire a tutti di seguire l’evento, gli incontri saranno visibili anche in diretta streaming dalle location del Festival e dal sito http://www.festivalcomunicazione.it/

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La guerra al ransomware è reale

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

Negli ultimi anni, questa forma di attacco è diventata una minaccia particolarmente efficace contro le aziende. Abbiamo assistito ad ingenti attacchi che hanno reso le multinazionali, ma anche i governi, vulnerabili e incapaci di portare avanti le attività chiave per il business. Nel 2017, WannaCry ha bloccato i reparti IT ospedalieri di tutta Europa, con oltre 200.000 computer colpiti, confermando il potenziale distruttivo del ransomware.Sebbene WannaCry e Petya siano ancora gli attacchi ransomware più rilevanti, secondo lo studio di Europol 2019 Internet Organized Crime Threat Assessment (IOCTA), questa forma di cyber-attacco è in aumento. Le aziende devono saper riconoscere questa minaccia e prendere provvedimenti per prepararsi, difendersi ed essere pronte a porvi rimedio. Si tratta di un passo fondamentale per evitare di fornire in un secondo momento una risposta non pianificata e probabilmente inefficace a un attacco ransomware. In questo senso, una difesa efficace e una strategia a più livelli è composta da tre elementi chiave: formazione, implementazione e rimedio. Inoltre, avere un approccio ultra-resiliente per il backup, il recupero e il ripristino dei dati è vitale per garantire la continuità aziendale in caso di emergenza. I principali punti di ingresso per il ransomware sono il Remote Desktop Protocol (RDP) o altri meccanismi di accesso remoto, il phishing e gli aggiornamenti software. Sapere che questi sono i tre meccanismi principali di ingresso è un grande aiuto per capire dove investire per essere resilienti dal punto di vista del vettore dell’attacco.
L’altra modalità d’ingresso più frequente è il phishing email. Sarà capitato a tutti di vedere un messaggio di posta elettronica un po’ strano e scritto non correttamente. La cosa giusta da fare è cancellarlo. Non tutti gli utenti gestiscono queste situazioni allo stesso modo, però. Ci sono strumenti per valutare il rischio di successo di un attacco di phishing che l’azienda può utilizzare, come ad esempio Gophish e KnowBe4. Questi strumenti di autovalutazione, in combinazione con attività di formazione per aiutare i dipendenti a identificare le e-mail o i link di phishing, possono essere una modalità efficace di prima difesa. Il terzo aspetto è il rischio di sfruttare le vulnerabilità. Mantenere aggiornati i sistemi è una responsabilità informatica consolidata e sempre molto importante. Anche se non è un compito particolarmente affascinante, potrebbe essere un rapido aiuto nel caso in cui un attacco ransomware sfruttasse una vulnerabilità nota e corretta. E’ fondamentale tenere aggiornati gli asset IT critici: sistemi operativi, applicazioni, database e firmware dei dispositivi. Una serie di ceppi di ransomware, tra cui WannaCry e Petya, si sono basati su vulnerabilità scoperte in precedenza che sono state successivamente corrette.

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Le multe date in Italia per le violazioni del Codice della Strada

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati dell’Istat e dell’Aci sui comportamenti errati alla guida che sono causa di incidenti stradali, mettendoli a confronto con le multe comminate da vigili, polizia stradale e carabinieri. Dal confronto emerge che servono più pattuglie delle forze dell’ordine in strada e più controlli per le violazioni al Codice della strada (Cds) più gravi, che determinano più incidenti.”Le multe per le infrazioni più pericolose sono troppo poche. Le sanzioni comminate nel 2019 dalle forze dell’ordine per guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti (art. 187 Cds) sono solo lo 0,03%, 5.340 (837 quelle date dai vigili), quelle per guida in stato di ebbrezza alcolica (art. 186 Cds) sono 42.485, lo 0,21%, nonostante, secondo Istat ed Aci, l’8,7% degli incidenti con lesioni rilevati da Carabinieri e Polizia Stradale sia correlato all’alcol ed il 3,4% alla droga” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Le multe per il mancato rispetto della precedenza (art. 145 Cds), che produce il 13% degli incidenti totali, sono pari ad appena lo 0,18%, 36.548, quelle per il mancato rispetto della distanza di sicurezza (art. 149 cds), che determina il 9% degli incidenti, sono addirittura lo 0,07%, 14.185 multe” prosegue Dona.A fare il pieno, invece, sono le multe che non determinano, salvo rarissime eccezioni, incidenti, come quelle per divieto di sosta (art. 157 e 158 Cds), pari a oltre 3,5 mln (3.576.018) su un totale di 20,2 mln (20.267.183), il 17,64% (20,3% per i vigili), e per le ztl (art. 7 Cds), 10 mln (10.230.745), pari al 50,48% (58,57% per i vigili), per un totale pari al 68,12% (78,87% per la polizia locale).
“Servono più pattuglie in strada, più controlli per le infrazioni realmente pericolose e meno ausiliari della sosta che non possono multare chi crea veri pericoli per la circolazione e mette a rischio l’incolumità delle persone. Troppo facile fare cassa multando chi non posteggia correttamente, dato che non ci sono abbastanza posti auto nelle nostre città, peraltro per colpa dei comuni stessi, che, in violazione dell’art. 7 comma 7 del Cds, non destinano i proventi dei parcheggi all’installazione e costruzioni di nuovi parcheggi. Che fine hanno fatto i controlli serali per la guida in stato di ebrezza?” si domanda Dona.Secondo lo studio, sono poche anche le multe date per i sorpassi pericolosi (art. 148 Cds), lo 0,17%, per l’uso del cellulare (art. 173 Cds), lo 0,8% (0,39% per i vigili), per l’uso del casco (0,32%).”Va meglio per il superamento dei limiti di velocità, il 12,46% delle multe. Questo grazie al fatto che le postazioni da remoto, gli autovelox fissi, sostituiscono la mancanza di pattuglie in strada. Ma multare dopo 90 giorni chi è non ha rispettato i limiti di velocità non è come bloccarlo mentre sta andando troppo forte e sta mettendo in pericolo la vita di altre persone” conclude Dona.

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