Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Il “nemico invisibile”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2020

È il frutto della nostra indifferenza e della nostra incapacità di proporci come parte attiva della società nella quale viviamo. È un nemico insidioso che ci corrode dall’interno e ci rende più aridi ed egoisti, più opportunisti e cinici di fronte alle sofferenze espresse dai nostri simili che non hanno le nostre fortune, che non godono i nostri vantaggi, che hanno avuto la ventura di esprimere la parte del più debole e del più derelitto. Qui non si tratta, sia chiaro, di un nemico al quale si può contrapporre un atto di forza, un ordine imperioso ed anche minaccioso. Qui si tratta di riscoprire con forza morale, con esempi validi ed efficaci, la nostra vera natura che è partecipazione e condivisione. Qui occorre “rigenerare” i valori che ci appartengono da sempre e renderli operanti nella nostra vita vissuta in comunità. Lo dobbiamo fare in tutti i modi e in tutte le circostanze. Dobbiamo dimostrare che non è l’indifferenza il vero motore della vita ma piuttosto la nostra capacità d’esprimerla allungando una mano per stringere con forza e passione quella di tutti i nostri vicini, in una catena indissolubile, e che essa ci faccia sentire gli uni più vicini agli altri in ogni cosa. E’ un discorso, ovviamente, che riguarda i fedeli quanto gli agnostici.
In tale ambito gli arabi e i cristiani divennero, più dei buddisti e degli ebrei, nel corso dei secoli, dei popoli conquistati e dei conquistatori e, in quel loro agitarsi finirono con il perdersi in un mare di violenze. Invasero le terre che sentivano proprie e che furono in precedenza sottratte con la forza e andarono oltre in Europa e in Asia. Furono anche sconfitti e costretti ad arretrare. Ogni volta le anime di entrambi i contendenti furono influenzate da dissensi e inimicizie. Ciò non di meno i commerci furono fiorenti con ricchi scambi d’esperienze artistiche e quanto altro. “Fu proprio durante il Medioevo – ricorda Cherubino Mario Guzzetti nel suo libro “Islam questo sconosciuto” (Elledici edizioni), che molti dei migliori ingegni cristiani venerarono come insigni maestri i dotti musulmani che trasmettevano loro la sapienza antica, arricchita di intuizioni e scoperte geniali in ogni campo dello scibile. Tra gli altri sant’Alberto Magno (1193-1280), luminare del medioevo cristiano, aveva tanto rispetto per la scienza degli arabi che, quando insegnava, vestiva alla maniera araba”. Fu, purtroppo, un maestro inascoltato dal suo grande allievo san Tommaso D’Aquino (1226-1274) tanto che nella Summa contra Gentiles espresse giudizi inesatti e sommari, influendo in modo quanto mai negativo su intere generazioni di pensatori cristiani. D’altra parte, sant’Alberto Magno non fu il solo estimatore degli arabi. Ebbe autorevoli precursori. Penso a San Giovanni Damasceno (655-749), figlio di un ministro delle finanze del califfo Mu’äwiya. Penso al papa Gregorio VII (1073-1085) che cercò d’intrattenere con i musulmani relazioni ispirate a vero spirito di amore cristiano:” Dio onnipotente vuole che tutti noi possiamo salvarci e che nessuno perisca. Egli nulla tanto gradisce quanto la nostra obbedienza al suo comando di amare il prossimo e di non fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi. È un amore che dovrebbe esistere ancora di più fra noi che non fra gli altri popoli perché, sebbene in modo diverso, ambedue riconosciamo un Dio unico e ogni giorno lo lodiamo e adoriamo quale creatore e signore dell’universo.
Vi fu anche un rapporto di amicizia ancora più illuminante per opera di San Francesco d’Assisi (1182-1226) con il suo viaggio in Egitto nel 1209 per instaurare relazioni pacifiche con i musulmani e divenne amico del sultano Mälik al-Kâmil.
Amicizie che si estesero in campo laico come accadde con i normanni in Sicilia, ma non furono sufficienti a fugare tutti i contrasti esistenti tanto che nel decreto del Concilio Lateranense IV De recuperando Terra Santa (1215) si esortava non al dialogo, ma alla crociata.Tali lotte si riconobbero, spesso, con un forte collante religioso che ebbe la pretesa di avocare a sé tutti i possibili rapporti culturali, politici e sociali. Vedasi le Crociate, da una parte, e il tentativo di islamizzare l’Occidente dall’altra. Ciò ha reso difficile, ancora oggi, la comprensione dei rispettivi comportamenti.
“Ci vollero più di mille anni – scrive Cherubino Mario Guzzetti – per porre fine alle calunnie reciproche di cristiani e musulmani e per avviare un dialogo rispettoso, inteso ad accertare i fatti reali e a comprendere (senza condannarli a priori) i punti di vista degli altri”. Una prova si ebbe nella traduzione latina del Corano pubblicata a Padova nel 1698 da padre Ludovico Marracci.
Il dialogo, in effetti, è stato reso arduo proprio dal fatto che mentre in occidente si è faticosamente giunti a una separazione, in senso laico, dei poteri tra Stato e Religione nel mondo arabo tale distinzione non esiste a tutt’oggi. È stato per l’Occidente, è bene ricordarlo, un processo che è durato secoli dopo l’uscita dal mondo unitario medioevale. Da allora a oggi, il confronto, tra pensiero moderno razionale, scientifico e tecnico, tendente all’analisi e alla distinzione dei ruoli e delle competenze, è stato continuo e serrato e, sovente, non sono mancati roventi contrasti e traumatici ripiegamenti.
Da qui partono, per quanto strane possono sembrarci, le incompatibilità tra l’Occidente cristiano e l’Oriente arabo. E i motivi di confronto e di scontro appartengono alla nostra quotidianità: la lingua, il problema scolastico dei figli, i diritti civili, l’alimentazione, nei posti lavoro dotati di mense, ecc. Eppure, non dobbiamo dimenticare che i musulmani, nella grande Europa sono circa ventitré milioni. La fetta più ampia vive nei paesi dell’Unione delle Repubbliche sovietiche mentre in Francia sono due milioni e mezzo, in Germania sono un milione e settecentomila e in Inghilterra un milione. In Italia si calcola che non siano meno di quattrocentomila, se includiamo nella conta i clandestini. Non è pensabile che l’Islam in Europa non si trovi, alla fine, ad affrontare una simile sfida. Sappiamo anzi che dalla fine della Prima guerra mondiale fino ad oggi vi sono state molte proposte, tendenze, partiti, soluzioni secondo le quali il mondo musulmano, nelle sue diverse ramificazioni, etnie e territori, ha preso coscienza dell’avvento dell’era della tecnica e delle esigenze di razionalità che essa comporta. Bisogna dire, però, che fino ad ora la fede nei grandi “pilastri” dell’Islam, e in una certa misura tale aspetto riguarda anche gli ebrei e talune frange di cristiani, non sembrano aver avvertito in maniera preoccupante la scossa derivante dai principi della modernità. Prevalgono in questo momento le tendenze fondamentaliste, che cercano d’appropriarsi dei risultati tecnici, ma staccandoli dalla tradizione antica, da tutti i problemi politici e sociali che ne derivano. Non si ammette quindi separazione tra Religione e Stato, tra Religione e Politica.
A questo punto anche l’Occidente pare diviso sul da farsi. Nel frattempo, continuano ad agitarsi i fantasmi di un tempo: le preoccupazioni per un’islamizzazione dell’Occidente, attraverso le correnti migratorie, sempre più massicce. Al fondo di queste ragioni vi è il timore che una Chiesa perda il primato, sull’altra, sui territori che ha definito come spartiacque inviolabili.
Su tutto prevale, ovviamente, la necessità d’impostare comunque e sempre un atteggiamento di rispetto e di ricerca della verità. Incominciò a farlo il Concilio Vaticano II (1962-1965) sotto l’egida di un sano ecumenismo. Sono significativi i suoi due documenti: Lumen gentium e Nostra aetate, dove si esprimevano stima e comprensione per il mondo musulmano. (Riccardo Alfonso)

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