Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Archive for 3 settembre 2020

Ricostruita mandibola con lembo scapola in donna di 87 anni dopo tumore

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

neoplasia mandibolaL’equipe dell’Unità di Otorinolaringoiatria dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, diretta da Raul Pellini, ha asportato un esteso tumore dell’arco della mandibola, con contestuale ricostruzione chirurgica, alla signora M. di 87 anni che ha superato in modo brillante il delicato intervento durato 8 ore. L’ intervento, eccezionale in una paziente così anziana, non ha presentato complicanze e a distanza di pochi giorni dall’operazione M. è stata dimessa ed è tornata dalla sua famiglia. “Questo è un ottimo esempio dell’attenzione che gli Istituti rivolgono al paziente fragile, anziano e oncologico – dichiara Francesco Ripa di Meana, direttore generale IFO.- In emergenza sanitaria da Covid19 siamo ancor più proiettati verso la continua innovazione nella ricerca clinica e nell’adozione dei massimi criteri di sicurezza a favore dei cittadini e delle prestazioni offerte.” “Il lembo di osso prelevato dalla scapola – spiega Raul Pellini – è stato rivascolarizzato e mediante tecniche microchirurgiche alle arterie e alle vene del collo, per ripristinare l’aspetto estetico e soprattutto funzionale, ricostruendo i tessuti asportati per la neoplasia.” In generale gli interventi di questo tipo hanno un importante impatto funzionale sull’alimentazione rischiando di sbilanciare il già precario equilibrio di questo tipo di pazienti. Non è il primo intervento che l’equipe di Pellini affronta con coraggio e professionalità su un segmento di popolazione fragile appartenente alla “quarta età”. Già appena prima del lockdown erano state operate la signora D. e la signora V. di 96 e 92 anni, affette entrambe da un tumore della bocca. Anche in questo caso gli interventi sono riusciti brillantemente consentendo alle pazienti di risolvere il problema oncologico e ottenendo una miglior qualità di vita. La buona riuscita di tali interventi è un successo su più fronti che mette in campo professionalità, competenza, centralità della persona e cure personalizzate. (fotoneoplasia mandibola)

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XXI Giornata Europea della Cultura Ebraica

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

Roma. Domenica 6 settembre alle 13.15 presso la Casina dei Vallati di Roma (Largo 16 ottobre 1943) avrà luogo lo svelamento della scultura “Le tre sorelle”, opera in bronzo della celebre artista lituana Antonietta Raphaël Mafai. La scultura è stata donata al Museo Ebraico di Roma dalla figlia Giulia Mafai in ricordo delle bambine ebree mai più tornate dai campi di sterminio, in occasione della XXI Giornata Europea della Cultura Ebraica. L’iniziativa è resa possibile grazie alla collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, presso il cui Museo della Scuola Romana a Villa Torlonia la scultura è stata esposta in forma di comodato d’uso per molti anni.Nel bronzo del 1936, già esposto alla Mostra Sindacale del Lazio dello stesso anno, l’artista ritrae le sue tre figlie in un momento di intimità: Myriam la piu grande di 10 anni legge un libro ad alta voce e le sue sorelle Simona di 8 anni e Giulia di 6 la ascoltano attente. “Un gesto semplice e sereno, ripetuto chissà quante volte nelle case ebraiche”, commenta Giulia Mafai. “La storia potrebbe finire qui, invece il dramma è alle porte: nel 1938 vengono emanate le leggi razziali e in tutte le case ebraiche viene distrutta ogni certezza, ogni dolcezza, il sogno di un futuro. Al ricordo delle vite distrutte prima ancora di incominciare a vivere, alla memoria di tutto quello che poteva essere e che per crudeltà umana è stato distrutto poniamo questo ricordo”.
Nata a Kovno (Lituania) nel 1895 circa, ultima di undici figli, Antonietta Raphaël si trasferisce ancora piccola a Londra dopo la morte del padre, il Rabbino Simon. Qui studia musica, si diploma in pianoforte alla Royal Academy e apre una scuola di solfeggio nell’East End. Giunge a Roma nel 1924, frequenta i corsi all’Accademia di Belle Arti, inizia a dipingere e conosce Mario Mafai con cui inizia un intenso sodalizio artistico e da cui avrà tre figlie, Miriam (1926), Simona (1928) e Giulia (1930).

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Postcard from Italy

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

Viareggio Plaza Project Art Room, Hotel Plaza e de Russie, fino al 30 settembre. Con Postcard from Italy, mostra della fotografa Carolina Sandretto a cura di Claudio Composti al Plaza Project Art Room di Viareggio, l’artista ci restituisce la memoria del suo personale Gran Tour con un progetto dedicato alla memoria dei luoghi storici e culturali italiani e alla trasformazione del nostro rapporto con il viaggio, i luoghi e la meraviglia.Visitando l’Italia come una turista e riprendendo nel corso degli anni monumenti iconici del nostro Paese, Carolina Sandretto ha esplorato l’evoluzione e la trasformazione, dovuta soprattutto alla tecnologia e ai social network, della relazione tra i visitatori e i luoghi stessi.Negli ultimi 50 anni il numero dei turisti con la possibilità di viaggiare e visitare luoghi storici in Italia è aumentato in maniera esponenziale; oggi viaggiare è una questione di ore e non più di settimane e la relazione con i posti è profondamente cambiata. Non restiamo più a Roma tre mesi studiandone palazzi e rovine come ai tempi del Gran Tour, ma abbiamo solo bisogno della prova di esserci stati, spesso una fotografia che dimostri che la nostra esperienza è stata reale, magari aumentando i nostri follower sui social media. Questo modo di viaggiare, sempre mediato da uno schermo, spesso a unico beneficio di una comunità virtuale, ha cambiato per sempre la nostra percezione dei luoghi.Obbligata ad aspettare il momento giusto della giornata per lavorare, ha fruito lentamente i luoghi prima di crearne una memoria fotografica. Immaginando l’emozione di vedere per la prima volta Piazza dei Miracoli a Pisa o passeggiare a Viareggio, ha trasformato queste fotografie in memorie di come avrebbe potuto essere questa esperienza unica nel XVIII secolo; ha sovrapposto poi a queste immagini delle vecchie cartoline che ritraevano gli stessi posti, dimostrando come non siano mai cambiati, mentre a cambiare è stata solo la nostra maniera di vederli e di viverli.Le immagini sovrapposte di Postcard from Italy portano il visitatore nel passato, quando il Gran Tour era un viaggio pieno di sorprese, quando il tempo era la risorsa più abbondante e non c’era alcuna mediazione tra il visitatore e le sue emozioni di fronte a uno straordinario monumento storico.

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Risparmio tradito

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

Il Consiglio del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi ha deciso di riaprire i termini per l’accettazione delle istanze di integrazione degli indennizzi forfettari a favore dei sottoscrittori di obbligazioni subordinate emesse dalle quattro banche poste in risoluzione.Nel dettaglio, si potrà presentare fino al 30 Novembre 2020 la domanda di integrazione del 15% da parte degli obbligazionisti delle 4 banche risolte che hanno già ricevuto l’indennizzo dell’80% ai sensi dell’art. 1, comma 506 della Legge n. 145/2018.La riapertura dei termini è senz’altro una buona notizia, che consentirà finalmente di dare risposta ai risparmiatori che non fossero riusciti a presentare le domande di integrazione entro i tempi previsti dalla precedente scadenza.Le sedi della Federconsumatori, presenti sull’intero territorio nazionale, sono a disposizione dei cittadini interessati per far aiutarli e fornire le informazioni necessarie per la presentazione delle domande.Alla luce di tale operazione invitiamo il Governo a riaprire i termini per la presentazione delle istanze di accesso al FIR, che richiediamo da tempo, fermo restando l’avvio dell’esame delle domande già presentate. A dimostrare la necessità di tale atto di responsabilità da parte del Governo sono le statistiche: pur avendo le banche fallite o in difficoltà 300 mila azionisti che avrebbero titolo ad accedere al FIR, le domande presentate sul portale CONSAP ammontano a meno della metà degli aventi diritto.

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Memorie di un giovane medico di Michail Bulgakov

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

Traduzione dal russo di Serena Prina Euro 15,00 / 208 pagine, Neri Pozza editore. Dalla penna dell’autore de Il maestro e Margherita, nove racconti che, con finissima ironia e altrettanto pathos, raccontano le avventure di un giovane e inesperto medico inviato in uno sperduto villaggio russo all’alba della Rivoluzione d’ottobre. Memorie di un giovane medico è fortemente autobiografico: Bulgakov si laureò in medicina e fu dirigente d’un ospedale di campagna, prima di dedicarsi alla scrittura.
Sullo sfondo dell’inverno del 1917, un anno di travagli e privazioni, il protagonista di queste intense pagine si troverà ad affrontare una serie di ostili pazienti, per lo più poveri contadini, vittime di paure e superstizioni e restii a lasciarsi curare.

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L’Ultimo lenzuolo bianco di Farhad Bitani

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

Euro 17,00 / 160 pagine Neri Pozza Editore. La storia vera di orrore e redenzione di un uomo condannato a morte per aver scritto questo libro. Nato a Kabul nel 1986, figlio di un generale dei mujaheddin, Farhad Bitani si discosta dalla violenza del fondamentalismo islamico con una coraggiosa testimonianza personale. Da guerriero islamista a dialogatore per la pace, Farhad Bitani racconta in maniera vivida la guerra civile, la violenza gratuita, le perversioni del potere e la religione islamica come strumento politico.
«Ci sono persone che scrivono libri perché il loro lavoro è scrivere libri. Per me non è così. Non sono uno scrittore. Io sono un militare e mio padre è un generale afghano». Inizia così la scioccante testimonianza di Farhad Bitani. Nato a Kabul nel 1986, Bitani ha attraversato da osservatore privilegiato la storia dell’Afghanistan: dal governo dei mujaheddin ai talebani fino alla velata democrazia attuale, che vive sotto l’ombrello occidentale. Figlio di un generale che ha combattuto i sovietici, ha goduto dei privilegi del potere, ma quando suo padre, sotto i talebani, è caduto in disgrazia, ha provato anche la miseria,
l’indottrinamento forzato all’Islam, l’esilio. Militare egli stesso, Farhad Bitani è arrivato al grado di capitano dell’esercito afghano, dopo aver frequentato in Italia l’Accademia militare di Modena e la Scuola d’Applicazione di Torino. A seguito di un attentato in cui ha rischiato la vita, ha deciso di «lasciare le armi per impugnare la penna» e raccontare la sua storia. Nel 2012, a causa di questo libro e della sua importante testimonianza, Farhad Bitani ha ricevuto la condanna a fatwa, la condanna a morte emessa dai capi religiosi del mondo islamico.Oggi l’autore vive in Italia, dove lavora come mediatore culturale e, attraverso questo libro possente e drammatico, offre al mondo il vero volto dell’Afghanistan, aiutando a comprendere dall’interno la disumanità e le contraddizioni del fondamentalismo islamista.

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Morte di una sirena di Thomas Rydahl e A. J. Kazinski

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

Traduzione dal danese di Eva Kampmann Euro 18,00 / 420 pagine. Neri Pozza Editore. Morte di una sirena non è soltanto un riuscitissimo giallo. È anche un’avvincente ed emozionante interpretazione della vita di Hans Cristian Andersen. Ai primi posti della classifica danese, in compagnia di Jo Nesbo, Stephen King e David Lagercrantz. A Copenaghen 1834. Nel porto della città è stato rinvenuto il cadavere di una prostituta mutilata. Un testimone identifica l’assassino: Hans Christian Andersen è stato visto mentre lasciava la stanza della ragazza la notte precedente. La polizia di Copenaghen lo porta al commissariato per un lungo interrogatorio, ma Andersen si difende. È vero, era lì, ma soltanto perché usava la ragazza come modella per le sue figurine
ritagliate nella carta. Il capo della polizia non è convinto, ma gli dà ugualmente tre giorni di tempo per dimostrare la propria innocenza. Andersen è sotto shock, ma grazie alle conoscenze giuste del suo mecenate riesce a muovere i primi
passi in questa indagine. Sullo sfondo di una Copenaghen popolata da una moltitudine di miserabili, che fanno bere la birra anche ai bambini perché l’acqua è inquinata, Hans Christian Andersen, con le sue manie di grandezza e, allo stesso tempo, una cronica mancanza di autostima, è un protagonista formidabile. Ha lavorato sodo per anni, cercando di incantare i ricchi e i famosi, cantando, ballando e scrivendo. Componendo pezzi teatrali, strane poesie d’amore, discorsi. La critica per lo più lo
ha ignorato, ma ora questa indagine lo mette in contatto con una nuova realtà, ricca di spunti curiosi e così comincia a scrivere delle favole. Storie apparentemente innocenti su bambole parlanti, valigie che volano e uccelletti meccanici, ma anche di amori non corrisposti e di indicibile violenza e tristezza.

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La bolla del corporate debt

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

E’ indubbio che la pandemia abbia messo in serie difficoltà moltissime imprese. In particolare quelle di piccola e media dimensione, che hanno bisogno di sostegni concreti e veloci. E’ doveroso e opportuno, però, distinguerle nettamente da quelle società di più grandi dimensioni che in passato hanno approfittato, creando in modo speculativo la pericolosissima bolla del cosiddetto corporate debt. Queste ultime, guarda caso, oggi sono in prima fila a chiedere gli aiuti di stato.
La società americana Janus Henderson, tra le più grandi al mondo nella gestione di capitali con quasi 300 miliardi di dollari di assets under management, ha recentemente pubblicato il suo primo rapporto annuale, il Corporate Debt Index (JDCDI). La società ha sede a Londra ma è quotata a Wall Street. L’indice coinvolge 900 delle maggiori corporation internazionali non finanziarie e non immobiliari. E’ concentrato soprattutto sul settore corporate bond, quello delle obbligazioni.
Il debito delle imprese, oltre che attraverso l’emissione di obbligazioni, può essere aumentato anche con altri “veicoli”, tra cui il prestito bancario. Quest’ultimo sistema, per esempio, è sicuramente prevalente in Europa, in Giappone e in altri paesi dell’Asia. L’altra possibilità è l’emissione di nuove azioni. Essa, però, è ritenuta di solito più costosa e politicamente più complicata rispetto all’emissione di nuove obbligazioni di debito.Secondo l’Index, nel 2019, senza Covid quindi, il debito corporate in bond, al netto del cash, aveva raggiunto il totale record di 8.300 miliardi di dollari con un aumento annuo di 625 miliardi, pari all’8,1%. Da sole 25 corporation hanno accresciuto il loro debito in obbligazioni di 410 miliardi. Gli Usa detengono il 51% del totale e l’Unione europea il 23%. In Europa la Germania ha il 38%, l’Italia il 9%.Secondo l’agenzia Standard&Poors, solo il mercato delle obbligazioni corporate sarebbe globalmente di circa 13.000 miliardi di dollari, tre quinti dei quali negli Usa.
La somma succitata non considera la liquidità presente in certe società. Infatti, alcune corporation americane, come Alphabet proprietaria di Google con 104 miliardi di cash, sono strapiene di liquidità, per cui i debiti sono sicuramente di dimensione maggiore. La società più indebitata è la tedesca Volkswagen, con un’esposizione quasi pari al debito di nazioni come il Sud Africa e l’Ungheria. Cinque delle prime dieci imprese più indebitate sono del settore dell’auto. Le case automobilistiche tedesche VW, Daimler e Bmw insieme contano ben 762 miliardi di dollari di corporate debt. Non a caso nella lista per nazioni la Germania è seconda, dopo gli Usa. L’indebitamento delle imprese italiane incluse nell’indice è cresciuto più lentamente. Il comparto delle utilities è quello con un indebitamento maggiore.Il rapporto succitato stima che nel 2020 l’aumento del corporate debt sarà di oltre mille miliardi, il12% in più! Il 2020 sarà un anno horribilis poiché si prevedono una forte caduta dei profitti e, di conseguenza, una maggiore difficoltà nei pagamenti degli interessi sui debiti. I tassi d’interesse molto bassi e la crescente assunzione del rischio da parte delle imprese hanno indubbiamente favorito la crescita dell’indebitamento. I capitali raccolti sono stati destinati principalmente all’acquisizione di altre imprese. Ben 9 delle 10 imprese che hanno maggiormente aumentato il loro indebitamento, hanno usato i fondi per tale scopo. Alcuni hanno riacquistato le proprie azioni sul mercato. Si tratta di un fenomeno tipicamente americano: le imprese hanno speso globalmente oltre 710 miliardi di dollari in simili operazioni. La metà delle quali, secondo Goldman Sachs, sarebbe stata fatta con nuovi debiti. Neanche a dirlo spesso i debiti aumentano per distribuire dividendi agli azionisti in misura maggiore rispetto a quanto effettivamente realizzato. Il Fondo Monetario Internazionale ha denunciato queste pericolose e fuorvianti operazioni. Agli investimenti sono andati soltanto gli spiccioli rimasti. Tutte queste situazioni di solito determinano in poco tempo crisi recessive. Si tenga presente che nel 2019 gli utili si sono già ridotti per le tensioni sul fronte commerciale e per la decelerazione dell’economia mondiale, ancora in corso.
In sintesi, le preoccupazioni degli analisti derivano dal fatto che negli ultimi 5 anni la crescita degli indebitamenti ha ampiamente superato quella degli utili. Il rapporto tra il debito netto (senza il cash) e il profitto è passato dal 251% del 2014 al 310% del 2019. Riteniamo che, senza ledere l’autonomia delle attività imprenditoriali, le autorità preposte debbano verificare i bilanci effettivi per evitare fallimenti, licenziamenti e i riverberi negativi sull’intera economia dei singoli paesi. di Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista.

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Turnover di milioni di lavoratori

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

“La pandemia, probabilmente, ha accelerato un processo fisiologico come quello del turnover di milioni di lavoratori. Lo sostenevamo già ai tempi in cui eravamo all’opposizione e ritenevamo importante la creazione di strumenti adatti a far fronte a questo momento. C’è chi raggiunge l’età di pensionamento, chi viene coinvolto nel cambio di processi produttivi, chi fa parte di filiere che risentono delle variazioni annuali del PIL o chi, per altre cause, è chiamato ad un ricambio. Per un recente studio di Unioncamere si tratta di 2,5 milioni di lavoratori da sostituire nei prossimi 5 anni.
Lavoratori e imprese vanno accompagnati in questo processo, economico e sociale, che riguarderà interi settori della produzione italiana. Dobbiamo farci trovare pronti, rafforzando e rendendo “strutturale” meccanismi di decontribuzione per chi continua ad offrire lavoro, ma soprattutto implementando e, contestualmente, riformando gli ammortizzatori sociali e usando ancora di più strumenti come la solidarietà espansiva. Sono strumenti necessari, che nella fase più acuta della pandemia e della ripartenza ci stanno consentendo di evitare una crisi sociale, ma che oggi devono essere profondamente rivisti, rendendoli più snelli, tempestivi, trasparenti ed efficaci. Un percorso in continua evoluzione che ci deve portare ad uno strumento organico di sostegno all’occupazione e alla formazione.
Il lavoro è la nostra grande sfida. Dobbiamo colmare il divario tra nord e sud del Paese, favorire la reindustrializzazione di intere aree e concentrarci sulla produzione, commercializzazione ed esportazione della produzione italiana, partendo da agroalimentare e artigianato. Due settori che da sempre rappresentano le nostre eccellenze.
Non c’è tempo da perdere, grazie anche ai fondi del Recovery Fund possiamo lasciare ai nostri figli un Paese più moderno e ambizioso”. Lo scrive, su Facebook, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Uno “straniero” nella patria comune

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

Dalle pagine di “Cultura religiosa” della Fidest. Ci sembra, da parte nostra, di capire che dai tanti popoli che nascono e prolificano nel mondo tutto sembra dividerli e rinchiuderli nei loro ristretti ambiti tribali. A questo punto l’ebraismo e il cristianesimo sono, per i musulmani, le religioni dello “straniero” e, questi ultimi, devono subire analogo trattamento recandosi nei “regni” cristiani ed ebraici. Sulla stessa lunghezza d’onda si comportano i cristiani, tra loro, con la Chiesa di Roma e quella d’Inghilterra, di Russia, di Grecia ecc. È un genere di atteggiamento che potrebbe saperla lunga sulla storia delle conquiste territoriali che costellano gli eventi del nostro passato recente e remoto. La fede espressa in questo modo non è l’esaltazione di un primato ma diventa una semplice questione di natura politica e militare. La fede diventa il braccio secolare di un sistema. In qualche modo cerca di tenere uniti i fratelli separati che sono emigrati in terre lontane. E ogni religione interpreta il suo ruolo così come ogni lingua, o dialetto che sia, fa sentire la sua presenza e il suo carattere distintivo e vi tramanda tutta la propria cultura.
Il giorno in cui l’uomo avrà più consapevolezza dell’universalità del suo messaggio, anche la babele delle lingue cesserà. Lo stesso accadrà con le attuali numerose sperequazioni sociali ed economiche.
Trionferà quella morale interiore che, nel corso dei tempi, noi abbiamo cercato, più delle volte, invano. Alla fine, trionferà il suo insegnamento. Avverrà in onore di quel Dio che non è lontano da noi e che gli apparteniamo come una sola cosa.
Oggi intravediamo solo la sua autorità, domani la vedremo come giustizia condivisa e condivisibile. Sarà un domani, dove non sarà necessario dividerci per essere a Lui più vicini. Basta ritrovare la nostra unità. Unità nella fede, nella giustizia, nella ricerca della verità. La sola e non le tante facce che potremmo riscontrarvi, nel nostro passo nei tempi, in buona o in cattiva sorte. (Riccardo Alfonso)

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Parlare di “Pace” tra il dire e il praticare

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

Senza dubbio è lungo il cammino ancora da percorrere e grande è l’impegno necessario affinché la pace non si risolva nella semplice conservazione di un ordine formale, in una sorta di “status” immobile e vuoto, ma costituisca una permanente conquista comune di civiltà. Bisogna riempire la pace, la vera pace, di contenuti positivi:
• facendone innanzitutto la suprema garanzia dei diritti inviolabili della persona umana in tutti i Paesi del mondo, senza accezione alcuna.
• Assicurando solidamente ai paesi meno favoriti le condizioni del più completo sviluppo.
• Ripudiando definitivamente e senza rimpianti il vecchio mito della sovranità assoluta ed illimitata dei singoli stati, e sostituendolo con l’opposto principio d’una sistematica apertura a reciproche autolimitazioni, per fini di giustizia e di cooperazione tra i popoli.
• Instaurando concretamente, anche nei rapporti internazionali, la civiltà del diritto.
• Rafforzando, a tal fine, con opportune riforme strutturali, la vita e la funzionalità dei due massimi Organismi di pace costituenti anch’essi un “novum” storico assoluto.
• Creando nel loro ambito efficaci strumenti d’azione, scevri da egoismi nazionalistici (con particolare riguardo alle Corti di giustizia, alle Commissioni d’indagine e di conciliazione, alle Forze multinazionali di garanzia).
• Ponendo sotto stretto controllo il commercio mondiale delle armi e statuendo, quale prima norma di diritto e di etica internazionale, il divieto assoluto ed automatico di forniture militari a Paesi comunque coinvolti in conflitti bellici o in attività terroristiche. Come si sa, si tratta di un commercio senza frontiere. E nessuno ignora che in certi casi i capitali dati in prestito dal mondo dello sviluppo, sono serviti ad acquistare armamenti.
• Parificando e riducendo al più stretto livello difensivo (come avviamento ad un progressivo disarmo totale) gli armamenti d’ogni genere e tipo, di Stati o gruppi di Stati antagonisti.
• Internazionalizzando la ricerca scientifica, in un’aperta e diretta collaborazione tra gli scienziati e i tecnologi d’ogni paese.
• Creando senza altri indugi un organico programma internazionale di “educazione alla pace” che valga a smantellare le residue impalcature pseudo culturali il cui comune denominatore è l’apologia della guerra, della violenza e della morte, a evidenziare con razionalità e rigore scientifico gli errori storici del passato, e a dimostrare che esigenza assoluta di vita e di progresso dell’umanità è la solidarietà nella concordia.
Sono temi che appartengono già da qualche tempo nella cultura occidentale, ma è stato da sempre inascoltato il loro messaggio attraverso subdole e aberranti teorie alternative che hanno parlato di pace come un concetto astratto e privo di significati pratici. Come dire: nihil sub sole novi.
Tale discorso coincide nella sostanza con quanto menzionato nei suoi scritti da Emanuele Kant: “Una pace universale durevole, ottenuta mediante il cosiddetto “equilibrio delle potenze”, è pura chimera: come la casa di Swift, costruita da un architetto così perfettamente, secondo tutte le regole dell’equilibrio, che non appena un passeggero vi si posava essa subito crollava”. Bastano del resto le ipotesi di qualche pazzo fanatico al potere (di cui la storia anche recente ci ha fornito tipici esempi), oppure di un errore tecnico, tutt’altro che impossibile, per far crollare, esattamente come la casa di Swift, la dottrina di chi affida con tutta tranquillità la pace all’equilibrio del terrore.
In definitiva la vittoria perpetua e irreversibile della pace sulla guerra non potrà venire che da una coscientizzazione universale, da una vera metanoia dello spirito umano: paragonabile, per intensità e grandezza, solo a quella che portò a suo tempo alla definitiva scomparsa di una delle istituzioni giuridico-sociali che sembravano più radicate nella storia umana. Mi riferisco alla schiavitù. Un’istituzione che offendeva, non meno della guerra, la suprema dignità dell’uomo, proclamato quasi duemila anni fa non solo “immagine di Dio” ma figlio adottivo di Dio, fratello di ogni altro essere umano. (Riccardo Alfonso)

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Un viaggio nei nostri pensieri e alla ricerca dei suoi processi evolutivi

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

Non deve apparirci strano se ci siamo ritrovati con il desiderio di scoprire cosa si celasse al nostro interno e di capire le sottili trame che legano il pensiero all’azione, alla sua capacità di formulare idee, di ben argomentarle, di opporsi con ragionamenti logici a quelle altrui e di ordinare i moti “razionali” che guidano i pensieri attraverso i nostri “organi”.
Che cosa potremmo fare se, con il cervello, non ci fosse una pompa chiamata cuore o un laboratorio chimico chiamato fegato o i reni per pulire il sangue dalle tante impurità e i polmoni per respirare e fornire ossigeno alle cellule del nostro corpo?
Vi è anche uno stomaco per macerare le varie sostanze che ingurgitiamo, per sostenerci, e un intestino per digerire ed evacuare gli scarti e alla fine delle gambe per muoverci e le mani per svolgere altre funzioni.
Stiamo, sulla stessa lunghezza d’onda, da quando ci siamo avviati alla comprensione totale del funzionamento del genoma dell’uomo. L’impresa è eccezionale. Il suo DNA conta tre milioni di nucleotidi.
I ricercatori incominciavano, già nel 1985, a sequenziare i microrganismi con il batterio Escherichia coli e il lievito e pensavano di mappare anche quello dell’uomo. Fu dato il via al progetto l’anno successivo. Ci pensò, a segnalarlo, con un articolo, Dulbecco sulla rivista Science. L’impresa appariva, ai più, disperata. Noi sappiamo che il Dna è un filamento che contiene il codice genetico di un organismo umano. Si suddivide in 23 paia di cromosomi. 22 coppie sono uguali e la ventitreesima è rappresentata dai cromosomi sessuali (XX per la femmina, XY per il maschio).
In tutto il Dna dell’uomo non meno di 100 mila sono geni, (il 3/5% del Dna) di cui 90mila sono stati, a tutt’oggi, identificati. Tale accelerazione della ricerca è stata determinata in seguito all’iniziativa di Craig Venter di creare un secondo progetto genoma.
Il primo fu promosso fin dal 1986 dai National Institute of Health americani, e poi guidati da Francis Collins. L’anno successivo vi partecipò anche l’Italia, grazie ai finanziamenti del CNR.
Abbiamo, in questo modo, due progetti di cui uno pubblico del Nhi e l’altro privato, alimentato dalle industrie farmaceutiche, che puntano a sfruttare le conoscenze sul DNA per preparare farmaci.
Oggi sequenziare il DNA non è più un problema perché è possibile avere macchine per il sequenziamento automatico. È necessario, semmai, disporre più macchine per farlo.
In questo campo la sfida è aperta e la posta in gioco è molto alta. Si tratta di comprendere attraverso quali meccanismi agiscono gli organismi patogeni.
Tale conoscenza ci permetterebbe di preparare strategie di difesa più efficaci e, soprattutto, determinanti. Non dimentichiamo che sono proprio questi organismi patogeni che generano malattie che provocano, in molti casi, la morte e soprattutto nei paesi in via di sviluppo: lebbra, malaria, tubercolosi, febbre tifoide, meningite, peste e aids, tanto per citare le più tristemente note. Non solo. Oggi dobbiamo verificare sulla nostra pelle le capacità aggressive dei virus e il modo come sono in grado di sconvolgere la nostra vita. Ma ciò che ci sconcerta di più è che, di là del contingente, abbiamo la tendenza ad ignorare tali pericoli tanto da renderli pandemici, nel momento in cui si mostrano, salvo poi stupirci se non siamo riusciti a prevederli e a debellarli. In pratica ci manca la cultura della prevenzione e la saggezza nel dare giusto rilievo e soprattutto risorse alla ricerca scientifica e, essenzialmente, in maniera continuativa nell’arco delle nostre esistenze presenti e future. (Riccardo Alfonso)

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La teoria genetica dell’invecchiamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

È affascinante a questo proposito, rilevare quanto ci dice il prof. Carlo Vergani, già gerontologo all’Università di Milano, nell’esaminare la teoria genetica dell’invecchiamento, cosiddetta della restrizione dei codon (la parte codificante del DNA). ll DNA, com’è noto, è stato scoperto da Francis Crick e da James Watson ed è considerato la struttura molecolare del principale elemento dei cromosomi. Crick fa risalire la provenienza del DNA ad una civiltà superiore di un altro pianeta allogato in una non ben definita galassia. Esso è giunto a bordo di navicelle sospinte da venti stellari e contenenti tonnellate di microrganismi. Presumo si possa trattare di un vero e proprio laboratorio scientifico contenente sia l’iniziale cellula uovo, fecondata e non, sia la cellula dell’organismo nella loro differenziazione e dotazione, per ogni zona dell’organismo, di forme e funzioni specifiche. Questa supposta scomposizione deve, quindi, tenere in considerazione sia la differenza esistente tra i due momenti presi in esame con la cellula uovo che comprende tutte le qualità proteiche dell’individuo che ne deriverà, ivi compresi quindi anche quei materiali comunque necessari per la formazione di altre proteine che compariranno soltanto più tardi nel corso dello sviluppo, sia le cellule differenziate che accolgono soltanto quelle che ne hanno determinato le diverse strutture e la rispettiva funzione. È come se gli analisti extraterrestri abbiano prima studiato la struttura e conformazione terrestre e poi disposta la “semina” delle varie sostanze di cui erano dotati sui terreni ritenuti più idonei e fertili. Esiste, quindi, un disegno preformato del nuovo essere vivente e che si renderà visibile con il concretarsi del fenomeno del differenziamento morfologico e funzionale delle varie parti dell’organismo. In altri termini se in un dato sito del citoplasma ovulare ci sono le proteine specifiche delle fibre cardiache, in un altro si collocano le qualità proteiche di una ghiandola salivare, ecc., secondo una precisa localizzazione chimica e che saranno resi evidenti dalla ripartizione qualitativa di questi materiali contenuti nel citoplasma stesso. Questo preformismo consentirà, in via preliminare, alle varie cellule un differenziamento morfologico e funzionale in conformità di quanto disposto dai grandi fattori morfogenetici dell’individuo in sviluppo.
È realtà o fantasia? Diciamo che possono essere tutte e due le cose messe insieme. Vi è, infatti, sufficiente materiale che ci riconduca alla sintesi proteica, alla ripartizione qualitativa dei materiali ovulari e che sono alla base della nuova concezione preformistica dell’essere vivente. Un essere, per intenderci, che è stato concepito con un processo di sintesi tra gli “ingredienti” venuti dallo spazio e quelli “ricavati” dall’ambiente così come dal seme sotterrato un bel giorno spunta un ramoscello che può trasformarsi in una pianta e persino in un gigantesco albero. (Riccardo Alfonso)

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L’angelo corruttore fonte d’ogni disgrazia umana è Satana?

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

Satana è il “seduttore di tutto il mondo”, secondo il Nuovo Testamento. (Apocalisse 12;9). Sia la Bibbia sia il Corano non hanno dubbi di sorta. Egli era presente e attivo nel giardino dell’Eden. Gesù disse esplicitamente: (Luca 10: 18) “Io vedevo Satana cader dal cielo come la folgore”.
Possiamo oggi, in una società tecnologicamente avanzata e scientificamente evoluta continuare a credere che possa esserci tra di noi un simile “figuro”?
La Bibbia lo colloca in un lontano momento della preistoria. Essi erano dei plenipotenziari. Avevano il compito di abbellire e di amministrare l’Universo. Tuttavia, un bel giorno essi peccarono e si posero di là delle leggi divine. Il loro capo era Lucifero: Essere angelico di rango superiore, di straordinaria bellezza e splendore e, inizialmente, di sconfinata saggezza. Ezechiele così lo descrive: “Tu mettevi il suggello alla perfezione, eri pieno di saviezza, di una bellezza perfetta; eri in Eden il giardino di Dio… eri un cherubino dalle ali distese, un protettore… Tu fosti perfetto nelle tue vie dal giorno che fosti creato, perché non si trovò in te la perversità.” Egli osò, nonostante ciò, ribellarsi e attentare al primato di Dio sull’universo. Divenne, a dispetto della sua “perfezione”, invidioso del potere di Dio e cominciò ad avere sentimenti di ribellione verso l’autorità divina. Provocò un golpe passando alla guida di milioni d’angeli ribelli. Perse la sua battaglia, ma non si diede del tutto vinto. Egli diventò un aggressore, un antagonista, un nemico di Dio. Per questo motivo il suo nome fu cambiato da Lucifero (portatore di luce) in Satana (nemico, oppositore). I suoi accoliti si chiamarono demoni o diavoli, diàballein, come divisione e separazione, in opposizione al simbolo, l’opera unificatrice del symballein: diavolo e simbolo in opposizione tra loro.
Resta l’interrogativo in sé inquietante: Come può un essere tanto saggio diventare così perverso e traditore? Cosa dovrebbe insegnare a noi mortali?
Il diavolo d’oggi è una figura irrazionale in opposizione all’esasperante razionalismo della nostra società. Forse si spiega con la fuga da un mondo senza più motivazioni.
E’ il trauma della nostra mente. Ci smarriamo come bambini in un buio corridoio. Viviamo la sensazione più frenetica della vita in mezzo ad una dose di spavento e di curiosità.
Shakespeare fa dire ad Amleto, nel secondo atto, quando sta istruendo gli attori chiamati a corte per inscenare l’assassinio del padre: “Lo spettro che ho veduto potrebbe essere un diavolo; e il diavolo ha il potere d’assumere gradevoli sembianze. Egli, sfruttando la mia debolezza e la mia malinconia, giacché può molto con questi stati d’animo, mi blandisce per dannarmi”. È il demonio la figura che riassume in sé molte cose, ma in effetti è l’alibi dell’uomo che ricaccia dentro di sé i pur forti segnali della morale interiore. (Riccardo Alfonso)

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La politica nelle istituzioni e tra la gente

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

Nel momento in cui una comune iniziativa culturale o morale è concepita come alleanza di potere, essa è isterilita, distorta e negata. Ci si può aiutare a servire e ci si può aiutare ad asservire; ma i due modi si escludono a vicenda.
C’è una politica che punta sul potere, per affermare dei valori: è illusoria.
C’è una politica che punta sui valori, per conquistare il potere: è farisaica.
C’è una politica che punta sui valori per farli crescere: Questa politica è valida e se è fatta da persone mature, non c’è pericolo che dimentichi di fare i conti con la realtà “potere”.
Gli italiani, e non solo nel mondo, hanno avvertito, e l’antipolitica ha fatto il resto, le forti contraddizioni tra l’essere e l’agire politico di chi è stato eletto dal popolo in termini fiduciari e chi li ha traditi ingannandoli per le sue miserie umane. L’errore, nell’immaginario popolare, è stato quello di aver associata l’istituzione con chi è stato demandato a guidarla demonizzandoli entrambi.
La verità è che siamo al cospetto di una società divenuta sempre più complessa e frammentata dove a fronte di un suo cambiamento radicale i partiti di massa o quelli creati ex-novo ma con lo sguardo rivolto al passato, non sono riusciti a cogliere il nuovo e il diverso in prospezione.
Oggi, pur con tutte le nostre contraddizioni si avverte forte nell’opinione pubblica una forma di governo statale in grado di assicurare stabilità, efficienza decisionale, chiaro funzionamento della responsabilità politica dei governanti. C’è chi a fronte di questa richiesta pensa all’uomo “forte” capace di decidere da solo e d’imporre la sua volontà, ammaliato dall’idea del bene comune, e affrancandosi dai mediatori del consenso popolare in auge nelle democrazie compiute. C’è chi cerca un consenso tra i cosiddetti poteri forti cedendo ai loro interessi partigiani per reggere le sorti di un Paese, ma tradendo la volontà popolare con la logica delle promesse e favorito da una “informazione ingannevole”.
A questo punto mi chiedo se allo stato attuale e con i tanti nodi critici che vengono al pettine possiamo ancora far emergere la responsabilità politica in un sistema così compromesso e quindi riportare la democrazia nel suo alveo naturale facendola funzionare a dovere. È senza dubbio un’impresa ardua ma che potremmo affrontare solo se ci convinciamo che sta proprio alla capacità del popolo di determinare ex ante gli indirizzi politici e sulla possibilità di rimuovere i governanti senza spargimento di sangue in seguito a un giudizio negativo in ordine al loro operato, ma non correndo il rischio di cadere dalla padella nella brace. (Riccardo Alfonso da “Studi politici” della Fidest)

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Progetto dell’Università di Parma

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

Il progetto “OICR e investimenti urbani. Modello per la realizzazione di infrastrutture con il concorso d’investimenti privati a partire dal PUMS della Città metropolitana di Milano”, presentato dall’Università di Parma, capofila dell’iniziativa insieme alla Città Metropolitana di Milano e all’Associazione Audis di Bologna, è stato approvato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Il progetto, di cui è coordinatore scientifico Claudio Cacciamani, docente del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Ateneo di Parma, è stato presentato in risposta all’avviso pubblico per la raccolta di proposte progettuali per l’elaborazione di modelli di rilancio degli investimenti.Il progetto è risultato quarto a livello nazionale rispetto alle undici proposte finali ammesse alla selezione.Gli obiettivi del progetto consistono nello sviluppare un modello per la realizzazione rapida delle infrastrutture del PUMS-Piano Urbano della Mobilità Sostenibile della Città metropolitana di Milano, nel favorire la nascita di un Organismo di Investimento Collettivo del Risparmio-OICR che consenta di raccogliere capitali nazionali ed esteri, e nel promuovere la replicabilità del modello nel territorio nazionale.

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Università Parma: Didattica in presenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

Come già annunciato, la ripresa delle attività didattiche dell’Università di Parma, a settembre, sarà in modalità mista (sia in presenza sia online), nell’ambito di un piano organizzativo incentrato sui principi della massima precauzione e delle pari opportunità. Per garantire la massima sicurezza delle attività in presenza, l’Ateneo ha messo a punto un sistema di prenotazione del posto in aula, in modo da assicurare il distanziamento sociale necessario e la piena fruibilità degli spazi nel rispetto delle misure anti-COVID19.Per agevolare la sicurezza, la capienza delle aule sarà ridotta al 50%, e i posti a lezione dovranno essere prenotati tramite la App UNIPR Mobile (https://www.unipr.it/mobile) o il portale “Agenda Studenti” (http://agendastudenti.unipr.it/), utilizzando le credenziali di Ateneo.Ogni studente dovrà innanzitutto configurare il proprio profilo di prenotazione selezionando il proprio corso di studio all’interno dell’offerta formativa dei 9 Dipartimenti e i relativi insegnamenti che desidera frequentare; successivamente potrà prenotare il posto in aula per ciascun insegnamento del profilo che prevede una modalità di erogazione della didattica in presenza. Per garantire la turnazione, ogni studente avrà a disposizione per ciascun insegnamento un monte ore “prenotabili”, esaurito il quale non potrà più prenotarsi. Il monte ore prenotabili di ciascun insegnamento sarà calcolato automaticamente dal sistema di prenotazione e aggiornato dinamicamente con frequenza giornaliera in maniera inversamente proporzionale al numero di studenti che hanno inserito l’insegnamento nel proprio profilo di prenotazione.È importante sottolineare che non tutti gli insegnamenti prevedono la presenza e quindi la prenotazione, poiché alcuni saranno esclusivamente on line. Nelle pagine web dei singoli Dipartimenti, al menù “Didattica”, è illustrata l’organizzazione del Dipartimento e dei corsi di studio, con informazioni specifiche sull’erogazione della didattica (in presenza o on line) nel primo semestre del prossimo anno accademico.Le prenotazioni potranno essere effettuate a partire da 6 giorni antecedenti la lezione, mentre potranno essere cancellate fino al giorno precedente. Se entro 12 ore dall’inizio della lezione ci saranno ancora posti disponibili, a quel punto, con una procedura last minute, le prenotazioni saranno aperte a tutti, anche al di là del monte ore di ogni singolo studente: potrà dunque prenotarsi anche chi ha esaurito il proprio monte ore.Il sistema di prenotazione invierà via email allo studente una ricevuta di prenotazione – carta di accesso – unica per tutte le lezioni della giornata; lo studente dovrà o stampare o portare con sé sul proprio smartphone la carta di accesso, che potrà essere verificata all’ingresso del plesso.Gli studenti dovranno prenotarsi anche per le cosiddette “lezioni zero”, le lezioni di accoglienza di ogni corso di studio, se previste in presenza; in tal caso, per poter prenotare la lezione zero, occorrerà inserire nel proprio profilo l’insegnamento dedicato “lezione zero”.Saranno comunque resi disponibili adeguati supporti (compresa l’eventuale registrazione delle lezioni) per garantire la piena fruizione dell’attività didattica anche a coloro che non potranno spostarsi dalla propria residenza a causa della eventuale emergenza sanitaria.

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“Potential short‐term earthquake forecasting by farm animal monitoring”

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

Camerino. La rivista scientifica “Ethology” pubblica, l’articolo “Potential short‐term earthquake forecasting by farm animal monitoring” a cui sarà anche dedicata la copertina del fascicolo. Il lavoro di ricerca, coordinato dal Prof. Martin Wikelski, Direttore del Dipartimento di Migrazione del Max Planck Institute, ha visto coinvolti i professori Andrea Catorci e Paola Scocco della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria di UNICAM, oltre a diversi altri ricercatori tedeschi, russi ed arabi.
Il Prof. Wikelsk,i che svolge la sua attività di ricerca sulle migrazioni di animali in tutto il mondo mediante l’uso di avanzate tecnologie che prevedono l’utilizzo di satelliti ed alta tecnologia informatica, ha auspicato un proseguimento della collaborazione con il gruppo di ricerca UNICAM, anche a supporto delle attività di didattica e di Stage per gli studenti del nuovo Corso di Laurea triennale di Ambiente e gestione sostenibile delle risorse naturali.
“Poter partecipare alle attività di formazione con il Max Planck Institute, uno dei più prestigiosi centri di ricerca europei – ha sottolineato il prof. Andrea Catorci, responsabile del nuovo corso di laurea – ritengo sia una opportunità che gli studenti del Corso non si lasceranno di certo sfuggire”.Il corso di Laurea in “Ambiente e Gestione sostenibile delle Risorse Naturali” che l’Università di Camerino attiverà dal nuovo anno accademico è strutturato in due curricula. Il primo, Gestione e Valorizzazione delle Risorse Naturali, è maggiormente incentrato sulla figura del rilevatore naturalistico ed ha come obiettivo quello di fornire allo studente le conoscenze di base sui temi della botanica, zoologia ed ecologia abbinati ad una forte acquisizione di capacità pratiche finalizzate alla gestione sostenibile degli ecosistemi e della biodiversità. Il secondo, Sostenibilità Ambientale delle Produzioni e Green Economy, ha invece l’obiettivo di formare una figura professionale in grado di affrontare le nuove sfide ambientali e cogliere le opportunità di lavoro della “svolta green” dettata dalle principali economie mondiali e basata sui principi dell’economia circolare, sulla sostenibilità delle produzioni e la qualità degli ambienti rurali ed urbani.La ricerca scientifica oggetto della pubblicazione su Ethology è stata svolta durante la crisi sismica iniziata nel 2016 e si basa su un lavoro di osservazione ed interpretazione dei dati relativi al monitoraggio satellitare dei movimenti collettivi degli animali da allevamento come verifica delle possibilità di utilizzare tale approccio come uno degli strumenti possibili per la previsione a breve termine dei terremoti.
I risultati pubblicati hanno dimostrato come gli animali domestici, mostrino livelli di attività statisticamente più elevati prima dei terremoti, con tempi di anticipazione (1–20 ore) negativamente correlati alla distanza dagli epicentri (5–28 km); vale a dire, ad esempio, che con epicentri entro i 5 Km gli animali mostrano variazioni significative dei loro movimenti anche 20 ore prima di un evento sismico di magnitudo superiore a 4.
Questi sono dati iniziali ed ancora non applicabili operativamente ma che per la prima volta dimostrano su basi scientifiche la capacità degli animali di avvertire in anticipo shock sismici pur senza poter, per il momento, dimostrare a cosa tale capacità sia connessa. Tali studi hanno comunque permesso di realizzare un modello statisticamente affidabile di attività pre-sismica e tracciano la via per ulteriori ricerche che necessiteranno dilunghi tempi lunghi di osservazione in ambienti più standardizzati.
Il Prof. Wikelski in autunno terrà un Webinar in UNICAM proprio per illustrare i contenuti del recente articolo pubblicato sulla rivista Ethology. Non resta quindi che seguire la pagina degli eventi UNICAM e del Corso di Laurea in Ambiente e Gestione Sostenibile delle Risorse Naturali per non perdere l’appuntamento.

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Turismo: rinviate al 26 settembre le partenze delle crociere MSC

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

MSC Crociere ha annunciato il rinvio al prossimo 26 settembre della crociera con la nave Magnifica, che include nell’itinerario anche tre scali in Grecia. La decisione è stata assunta in seguito all’introduzione dei test necessari per l’ingresso nel Paese e per coloro i quali rientrino in Italia proprio dalla Grecia, nonché dalla importante flessione registrata dalle prenotazioni. La compagnia ha garantito che coloro i quali siano in possesso di una prenotazione per una delle crociere cancellate (29 agosto-24 settembre) verranno riprotetti a bordo della nave ammiraglia MSC Grandiosa, che attualmente naviga nel Mediterraneo occidentale, offrendo una migliore sistemazione a bordo. In alternativa verrà emesso un voucher per l’acquisto di un’altra crociera per qualsiasi itinerario valido fino alla fine del 2021.In base alle recenti modifiche apportate alla normativa in materia di voucher turistici, il buono emesso per viaggi e biglietti annullati per conseguenze riconducibili alla pandemia deve essere valido almeno 18 mesi dall’emissione: alla scadenza, in caso di mancato utilizzo, l’operatore è tenuto a restituire al cliente l’importo pagato. Ricordiamo inoltre che con il dl Rilancio è stato predisposto un fondo a copertura di eventuali fallimenti e procedure di insolvenza degli operatori turistici, per il quale tuttavia si attende ancora la pubblicazione di un decreto attuativo.

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Aleviti temono la distruzione del loro ambiente e della loro cultura

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

Le associazioni alevite in Turchia e in Europa protestano contro le “misure di ricostruzione” nella provincia di Dersim (turco: Tunceli). Accusano il presidente Erdogan e il suo partito islamista AKP di voler distruggere le fonti del fiume Munzur, che sono sacre per gli Aleviti curdi. Secondo le sue stesse dichiarazioni, il governo turco intende costruirvi grandi complessi turistici. La popolazione locale non è stata coinvolta nei piani e nelle misure dei progetti di costruzione. Per l’Associazione per i popoli minacciati (APM, a quanto pare, il governo islamista della Turchia ha in programma di turchizzare e islamizzare ulteriormente l’antica regione curdo-alevita del Dersim. La popolazione alevita è già stata vittima di genocidi negli anni ’30. Ora sembra che il governo di Ankara voglia insediare deliberatamente popolazione sunnita nella regione di Dersim.Come la conversione della basilica di Hagia Sophia in moschea, la popolazione alevita vede questa azione come un ulteriore passo verso la completa islamizzazione della Turchia. I circa 20 milioni di Aleviti turchi, curdi e arabi in Turchia si sono sentiti minacciati da questo aggressivo processo di islamizzazione. Anche se in Turchia c’erano già più di 80.000 moschee, ogni giorno ne venivano costruite di nuove, e anche nei villaggi di Alevi, per lo più contro la volontà della loro gente.Negli ultimi anni, diversi progetti di dighe hanno gravemente danneggiato l’ambiente in alcune zone della valle del Munzur. I nuovi edifici turistici potrebbero cambiare per sempre il volto delle sorgenti del Munzur. Le bellezze naturali della regione saranno danneggiate, così come i tradizionali luoghi di culto degli Aleviti. Questi luoghi di culto erano tra i luoghi più sacri dei Curdi aleviti in Turchia e in Siria.
L’acqua del fiume Munzur nasce da circa 40 sorgenti. I credenti aleviti le curano da secoli. Secondo la loro fede, lo stato naturale di queste sorgenti non deve essere distrutto o modificato. Sono luoghi di preghiera e di incontro per centinaia di migliaia di pellegrini aleviti provenienti da tutto il mondo. Lì pregano e distribuiscono la loro comunione Miyaz. Nell’Alevismo le sorgenti d’acqua hanno lo stesso significato del luogo di pellegrinaggio di Fatima in Portogallo per i credenti cattolici.L’Alevismo non è riconosciuto come comunità religiosa indipendente in Turchia. Molti credenti aleviti si definiscono musulmani, ma rifiutano rigorosamente il codice di diritto islamico della Sharia. Anche altri rituali dell’Islam non hanno alcun significato per loro. Non pregano nelle moschee e non vanno in pellegrinaggio alla Mecca. Mentre le donne nell’Islam sono generalmente subordinate agli uomini, nell’Alevismo hanno pari dignità e tutti pregano insieme nelle case assembleari per il rito Cem.

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