Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

La politica nelle istituzioni e tra la gente

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

Nel momento in cui una comune iniziativa culturale o morale è concepita come alleanza di potere, essa è isterilita, distorta e negata. Ci si può aiutare a servire e ci si può aiutare ad asservire; ma i due modi si escludono a vicenda.
C’è una politica che punta sul potere, per affermare dei valori: è illusoria.
C’è una politica che punta sui valori, per conquistare il potere: è farisaica.
C’è una politica che punta sui valori per farli crescere: Questa politica è valida e se è fatta da persone mature, non c’è pericolo che dimentichi di fare i conti con la realtà “potere”.
Gli italiani, e non solo nel mondo, hanno avvertito, e l’antipolitica ha fatto il resto, le forti contraddizioni tra l’essere e l’agire politico di chi è stato eletto dal popolo in termini fiduciari e chi li ha traditi ingannandoli per le sue miserie umane. L’errore, nell’immaginario popolare, è stato quello di aver associata l’istituzione con chi è stato demandato a guidarla demonizzandoli entrambi.
La verità è che siamo al cospetto di una società divenuta sempre più complessa e frammentata dove a fronte di un suo cambiamento radicale i partiti di massa o quelli creati ex-novo ma con lo sguardo rivolto al passato, non sono riusciti a cogliere il nuovo e il diverso in prospezione.
Oggi, pur con tutte le nostre contraddizioni si avverte forte nell’opinione pubblica una forma di governo statale in grado di assicurare stabilità, efficienza decisionale, chiaro funzionamento della responsabilità politica dei governanti. C’è chi a fronte di questa richiesta pensa all’uomo “forte” capace di decidere da solo e d’imporre la sua volontà, ammaliato dall’idea del bene comune, e affrancandosi dai mediatori del consenso popolare in auge nelle democrazie compiute. C’è chi cerca un consenso tra i cosiddetti poteri forti cedendo ai loro interessi partigiani per reggere le sorti di un Paese, ma tradendo la volontà popolare con la logica delle promesse e favorito da una “informazione ingannevole”.
A questo punto mi chiedo se allo stato attuale e con i tanti nodi critici che vengono al pettine possiamo ancora far emergere la responsabilità politica in un sistema così compromesso e quindi riportare la democrazia nel suo alveo naturale facendola funzionare a dovere. È senza dubbio un’impresa ardua ma che potremmo affrontare solo se ci convinciamo che sta proprio alla capacità del popolo di determinare ex ante gli indirizzi politici e sulla possibilità di rimuovere i governanti senza spargimento di sangue in seguito a un giudizio negativo in ordine al loro operato, ma non correndo il rischio di cadere dalla padella nella brace. (Riccardo Alfonso da “Studi politici” della Fidest)

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