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Freud: Fuori dagli schemi delle letture scolastiche

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 settembre 2020

Se mi avessero imposto a scuola lo studio su Freud forse mi sarebbe andato in uggia. Oggi, invece, mostro sempre più interesse ai suoi studi, alle sue ricerche, ai suoi pensieri e non disdegno di compararli con altri studiosi della psiche e delle funzioni cerebrali. La sua opera destinata ad alleviare le cure degli esseri umani mi fa tanto credere che fosse profondamente religioso nonostante il suo proclamato ateismo e nel non aver avuto nella sua infanzia alcuna educazione religiosa. Non è stato così se si tengono da conto le sue critiche soprattutto in ciò che identifica nelle sue forme patologiche una religiosità che è assimilabili alle nevrosi. In altri termini Freud accusa la religione di imposizione dogmatica e irrazionale e di conseguente irrazionalità irrituale e ossessiva. Forse il suo giudizio si riferiva alla repressione di certe pulsioni anche se sono escludibili in alcune religioni come il Buddhismo e il Taoismo dove non esistono immagini corrispondenti ad un padre durissimo o originario, come lo disegna Freud. Antiautoritario è anche l’atteggiamento dello Zen, una corrente formatasi più tardi in seno al Buddhismo, nei confronti degli esseri superiori. Un concetto che è stato ripreso anche dallo stesso padre gesuita Hugk E. Lasalle circa il Buddhismo Zen:” Ciò significa che non basta scoprire la verità liberatrice assoluta per mezzo del pensiero dialettico, o di credervi basandosi sulla trasmissione per via orale. Al contrario essa va raggiunta per intuizione o esperienza interiore personale. A questa intuizione si accede mediante lo Zazen o meditazione Zen. Essa è l’illuminazione (satori) e l’intuizione dell’essere (kensho)”.
C’è chi, tra i suoi critici, come il Pfiser, osserva che nel campo religioso Freud dimostra di non aver preso sufficientemente in considerazione e approfondito lo studio di questo settore. Se lo avesse fatto, osserva, non avrebbe commesso errori così grossolani. Ma è proprio questa la spiegazione? Probabilmente sì, ma dobbiamo anche soggiungere che la critica a Freud oggi si arricchisce degli studi approfonditi relativi ai cosiddetti fossili viventi culturali delle opere arcaiche. E non solo. Freud avrebbe potuto conoscere situazioni, se fosse stato coevo a tali studi, ben diverse e alternative della teoria pura e semplice del “capo dell’orda” con tutte le susseguenti effetti interni ed esterni. E non sono di certo gli unici casi da vagliare. Penso agli studi sul cervello da parte del prof. James Jyane, scienziato di Princeton, al premio Nobel John Eccles e al neurologo Karl Pribram per citare a memoria quelli che ricordo. Se in tutto questo vi è una morale è che le letture del passato sono valide in chiave storica ma prima di ricondurle all’attualità occorre riallacciarle agli altri anelli che compongono la catena poiché da quando abbiamo imboccato una strada dobbiamo mettere da conto non una ma tante pietre miliari lungo il suo percorso oltre quelle già superate da poco ma non del tutto digerite dalla comunità scientifica. (Riccardo Alfonso)

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