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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Viviamo tra presenze soprannaturali?

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 settembre 2020

Non a caso tali presenze soprannaturali si rispecchiano in un’epoca, come quella vissuta da Shakespeare, dove il dissidio tra il bene e il male è tanto forte e sentito che pesa su tutte le coscienze indipendentemente dalla loro appartenenza a una fede o no. È il tempo in cui appare, siamo nel 1586, un trattato su “Livres des spectres ou apparitions et visions d’esprits, anges et daemons” di Pierre Le Loyer. La pubblicazione ebbe la luce circa quindici anni prima dell’apparizione sulle scene di Amleto ed ebbe, probabilmente, tutto il tempo di riverberarne il dubbio amletico tra il fatto di trovarsi di fronte al fantasma del padre oppure ad una mistificazione del diavolo. Qui tocchiamo uno dei nodi più controversi della demonologia di fine Cinquecento avvalorando un dibattito in corso ai tempi di Shakespeare ad opera anche del problematico studio di Ludwig Lavater “Sugli spettri e spiriti che passeggiano di notte”. L’opera fu tradotta in Inghilterra nel 1572 e fu seguita da quella di Reginald Scot sulla “scoperta della stregoneria”, scritta nel 1584.
Quanto l’influenza dell’Inquisizione possa aver determinato tale approfondimento sul mondo dell’occulto e dei suoi poteri diabolici, non c’è dato di sapere. Possiamo solo soggiungere che l’inquisizione, a nostro avviso, abbia rappresentato la personificazione suprema della violazione della libertà individuale mentre la morale quotidiana dell’osservanza dei precetti, della partecipazione ai sacramenti e ai riti, agisce come una complicata macchina di controllo sociale.
Resta, in definitiva, l’impressione che sono stati agitati fantasmi irrazionali. Si sono mescolati con le comuni e straordinarie credenze che cavalcano gli ordinari timori dell’uomo che pecca e non si pente o che pecca o non appaga la sua coscienza con il pentimento e che questo peccare è anche quello di chi scopre i poteri di una nuova cultura scientifica che fa paura a quella tradizionale. Dai citati testi e da quello altrettanto noto del 1597 sulla Demonologia si tratta ampiamente di maghi e magie, di negromanzia e d’arti illecite, di sortilegi e di spettri e catalogati in umbrae mortuorum, fantasmi, licantropi, incubi e succubi. L’influenza di una siffatta letteratura è tanto forte che non pochi studiosi e letterati riprendono tali temi e li sviluppano. Li fanno interagire nelle loro opere. Prendo ad esempio Christopher Marlowe, nel suo Dottor Faust, e ancora Shakespeare sia nel già citato Amleto sia in Macbeth e in Giacomo Stuart, figlio della sfortunata Maria di Scozia, che si avvale dell’articolata discussione tra due amici Epistemon e Filomates, per presentare al lettore tutte le problematiche legate alla stregoneria e il suo modo di interagire con l’esistenza umana. Possiamo quasi trarne l’idea, forse inconscia, nel postulare la convinzione del come esiste, da una parte, una morale interiore così come da qualche altra parte, sia pure riposta, del nostro inconscio vi deve essere il suo opposto affinché il bene, come la vita e la morte, abbia un suo naturale alter ego. E se il bene è ben noto e la sua strada appare segnata senza esitazioni di sorta, il male con la morfologia delle streghe e le loro pratiche e abitudini, è tutta una storia da descrivere e d’approfondire perché sta proprio nel male la sconfitta dell’essere umano, la sua depravazione ed anche i suoi limiti. Non è certo un caso se nella famosa scena del sabba con cui si apre la tragedia del rimorso così densa di vaticini (sono usate attraverso le rifrazioni in uno specchio prospettico, le tecniche dell’idromanzia e della catottromanzia), l’ultimo fantasma di re scozzese compare reggendo tre scettri (di Scozia, Irlanda e Inghilterra). In questo scenario Giacomo I, il monarca letterato, si rivela un gran-de studioso di negromanzia. (Riccardo Alfonso)

Una Risposta a “Viviamo tra presenze soprannaturali?”

  1. lorenzo tidei said

    “Vi avvicinate ancora ondeggianti figure apparse in gioventu’ allo sguardo offuscato.
    Tentero’ questa volta di non farvi svanire?
    Sento ancora il mio cuore incline a quegli errori?
    Voi mi incalzate!E sia, vi lascero’ salire accanto a me dal cielo di nebbia e vapori,aleggia intorno a voi un alito incantato che al mio petto da un fremito di nuova gioventu'”.

    Dal Faust di Goethe

    Secondo la Cabala Ebraica quattro sono gli elementi che costituiscono l’essere umano:Gouph il corpo,Nephesh il corpo astrale,Rouach l’anima e Neschamah lo spirito.
    Lo spirito puro e’ di essenza divina universale e dopo la morte ritorna ai piani celesti.
    Il corpo fisico si disgrega,nel corso della putrefazione,per restituire alla terra gli elementi di cui e’ composto.Quando una persona muore al termine dell’agonia comincia la seconda morte ovvero il distacco dell’anima e del corpo astrale dal fisico ormai divenuto materia inerte.
    Tutti i pensieri fissi,le ossessioni,cio’ che radicava la persona al suo mondo materiale si aggirano attorno al cadavere sotto forma di spiriti di bassa luce che di giorno in giorno sono generati dalle carezze della materia,dal gusto dei sensi bestiali e dall’uso malvagio del libero arbitrio.
    Ognuno di noi,per quanto elevato,possiede attorno a se’ alcuni di queste energie negative di bassa luce.
    Se quello che ci tiene ancorati a questo piano terrestre e’ la smania del guadagno,gli spiriti di bassa luce avranno nella loro struttura l’avidita’;se viviamo per soddisfare la nostra esigente sessualita’ queste energie negative saranno state forgiate dalla lussuria.
    Semplicemente ogni vizio che in vita e’ stato capace di radicarci alla materia,dal sesso, al cibo, al denaro,a tutto cio’ che alimentava il nostro ego ruota,striscia,gravita attorno a noi come delle pesanti forme-pensiero che richiedono sempre maggiore nutrimento.
    Durante la seconda morte,il corpo astrale grava sull’anima,ed entrambi sono prigionieri del cadavere,tormentati dall’orrore della crescente decomposizione e dall’affastellarsi delle numerose forme pensiero negative che impediscono il distacco dalla materia.
    Inizia cosi uno spaventoso supplizio,che si protrae per tutto il tempo necessario all’eliminazione degli spiriti di bassa luce,in questo stadio l’anima deve distaccarsi dagli istinti ignobili accumulati in vita,per eliminare la zavorra che la immobilizza e la inchioda alla putrefazione.
    L’anima condensa e brucia le sue terrene passioni ed e’ questo il vero inferno che la attende,questo processo sara’ tanto piu’ lungo e doloroso quanto piu’ attaccata alla materia era l’anima in vita;i cosidetti fantasmi non sono altro che le anime tormentate di persone che non hanno accettato la morte forse perche’ non avevano vissuto pienamente la vita terrena o semplicemente non erano pronte alla morte fisica.

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