Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Archive for 6 settembre 2020

“Abbiamo una grande occasione davanti, sono le risorse del Recovery Fund”

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

“Le utilizzeremo per fare una programmazione di lungo termine. Intanto dobbiamo finanziare tutto ciò che va accelerato, penso al mondo delle partecipate di Stato che sono eccellenze a livello mondiale ed hanno progetti di riconversione importanti, e poi imprenditoria femminile, sostegno alle imprese per la riconversione, la formazione all’interno del mondo del lavoro e le politiche attive che sono state dimenticate per vent’anni. C’è una forte accelerazione, e nelle prossime settimane ci sarà un passaggio Parlamentare che vedrà le Commissioni interloquire con i Ministri per spingere ancora di più le direttrici con un dibattito parlamentare che sarà ancora più ambizioso e di visione. Il Parlamento, al di là delle scaramucce che emergono sui giornali, si sente una grande responsabilità nel lungo termine, cosciente che queste risorse saranno di accompagnamento per molti molti anni. C’è responsabilità da parte di tutti, il coinvolgimento è ampio e il dibattito non ci ha mai fatto paura. Il dramma del Covid ha portato la politica a dialogare più del solito”. Così Laura Castelli, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, intervenendo a Radio24 sul Recovery Plan.

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Il Gruppo STADA continua a crescere anche in tempi difficili

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Vilbel. Nonostante la crisi da Coronavirus, che ha ridotto i tassi di crescita in tutto il settore farmaceutico, STADA ha registrato nel primo semestre 2020 un aumento del 16% del fatturato, pari a 1,465 miliardi di euro, con una crescita organica del 9% del fatturato. L’EBITDA rettificato per voci speciali è aumentato del 14%, pari a 337 milioni di euro, in quanto STADA ha implementato misure di efficientamento continue, soprattutto a livello di produzione, marketing e vendite.Il Gruppo STADA continua a rafforzare il proprio ruolo di partner di fiducia per pazienti, operatori sanitari e consumatori, nonostante il difficile contesto in cui ha operato e che ha colpito tutto il settore. In linea con l’obiettivo dell’azienda di prendersi cura della salute delle persone, i suoi dipendenti hanno lavorato con grande velocità e perseveranza per garantire la continuità di fornitura dei farmaci in tutto il mondo, con un significativo aumento dei volumi di produzione a partire dall’inizio della pandemia, nel mese di marzo. Per raggiungere questo obiettivo, STADA ha agito perseguendo il valore core del Gruppo, ossia l’integrità, dando sempre priorità alla salute e alla sicurezza dei dipendenti, dei loro familiari e amici e dei partner dell’azienda.Il secondo trimestre è stato particolarmente difficile, in quanto i mercati hanno registrato forti cali, in particolare nei Paesi in cui l’assistenza sanitaria è direttamente a carico dei pazienti. Questi cali sono stati determinati dall’epidemia da Covid-19, con una significativa riduzione del numero di persone e pazienti che si sono recati in farmacia, presso studi medici e ospedali, così come dall’inversione del forward-buying. Tuttavia, il portafoglio completo e diversificato di STADA è riuscito, nel complesso, a resistere alle difficili condizioni di mercato.Unitamente alla strategia di accelerazione del portafoglio di STADA, le recenti acquisizioni – quali, ad esempio, l’acquisizione di prodotti di Takeda in Russia e Paesi CSI, di Walmark nel settore consumer health in Europa centrale e orientale, il marchio FERN-C nelle Filippine – hanno sostenuto la crescita organica del 9% delle vendite del Gruppo. L’integrazione di queste acquisizioni sta procedendo con successo.In particolare, il settore consumer health è diventato particolarmente strategico per l’azienda, che continua a introdurre nuovi marchi (come Zoflora) e ad acquisirne di nuovi in numerosi mercati a livello internazionale, rafforzando i brand con estensioni di linea mirate e campagne di marketing digitale dedicate. È recente (giugno 2020) il completamento dell’acquisizione da parte del Gruppo di un totale di 15 importanti brand Glaxosmithkline, commercializzati in oltre 50 Paesi in tutto il mondo.STADA continua a valutare un’ampia gamma di opportunità di sviluppo di business, grazie alla sua vocazione imprenditoriale. Il Gruppo sta infatti investendo anche nella sua rete di produzione, ad esempio ampliando il centro di eccellenza per la produzione di vitamine, minerali e integratori a Třnec, in Repubblica Ceca, che l’azienda ha ottenuto acquisendo Walmark.

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Diabete: Le varianti della malattia

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Per la maggior parte delle persone esistono solo due tipi di diabete, il tipo 1 che colpisce i giovani ed è una malattia autoimmune, e il tipo 2, molto più frequente (90-95% di tutti i tipi di diabete) che colpisce dalla mezz’età in avanti. Ma in realtà, anche se poco note ai più, esistono diverse altre varianti di questa malattia. Il 10-15% circa di soggetti con diagnosi di diabete mellito tipo 2, ad esempio, è in realtà affetto dal diabete cosiddetto ‘LADA’, un acronimo che sta per ‘diabete autoimmune dell’adulto’. “Si tratta – spiega la professoressa Raffaella Buzzetti, coordinatrice del progetto NIRAD (Non InsulinRequiring Autoimmune Diabetes) finanziato dalla ‘Fondazione Diabete e Ricerca’ della Società Italiana di Diabetologia (SID) e ordinario di Endocrinologia preso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma – di una forma particolare di diabete che insorge in età adulta, ma riconosce una patogenesi autoimmune, simile al diabete tipo 1 ad insorgenza giovanile, in quanto determinato dalla distruzione delle cellule pancreatiche che producono insulina da parte del proprio sistema immunitario”.
A differenza del diabete di tipo 1 però il LADA ha una evoluzione più lenta; chi ne è affetto può arrivare alla terapia con insulina anche dopo molti anni dalla diagnosi. “Per porre diagnosi di LADA – prosegue la professoressa Buzzetti – cosa certamente rilevante in quanto il trattamento di questa forma di diabete è diverso da quello del diabete tipo 2, è necessario evidenziare la presenza degli autoanticorpi diretti verso le cellule pancreatiche che producono insulina (si fa attraverso un esame del sangue). La caratterizzazione di questa forma di diabete è stata possibile negli ultimi anni anche grazie ai numerosi lavori scientifici pubblicati su riviste internazionali nell’ambito del progetto italiano NIRAD. Fino ad oggi non esistevano tuttavia linee guida dedicate a questa forma di diabete ancora poco conosciuta. Una lacuna adesso colmata da una pubblicazione su Diabetes, organo ufficiale dell’American Diabetes Association. “Un panel internazionale di esperti di diabete e metabolismo – spiega la professoressa Buzzetti, che è il primo autore del documento – ha siglato una consensus sulla terapia del LADA, pubblicata Diabetes. C’era assoluta necessità di fornire indicazioni precise circa la terapia di questa forma di diabete. E’ molto importante porre una corretta diagnosi del tipo di diabete: in particolare, riconoscere il LADA in un soggetto precedentemente considerato affetto da diabete tipo 2, può comportare un cambiamento anche sostanziale della sua terapia che consentirà di ottenere un significativo miglioramento del controllo metabolico e di fare una corretta prevenzione delle complicanze croniche”. L’algoritmo proposto dagli autori della consensus, che si basa sulla valutazione della riserva insulinica del soggetto con diabete autoimmune, ottenibile con un semplice dosaggio su prelievo di sangue indirizza verso la terapia più appropriata. “Attualmente – conclude la professoressa Buzzetti – sono molte le classi di farmaci a disposizione del diabetologo per la cura del diabete, ma soltanto una diagnosi precisa permette di prescrivere al paziente una terapia personalizzata. Nel caso del LADA, il trattamento prevede in una prima fase l’utilizzo di farmaci ipoglicemizzanti in grado di preservare la funzione delle cellule pancreatiche che producono insulina; sarà quindi necessario ricorrere alla terapia insulinica, il più precocemente possibile, qualora la funzione delle cellule beta pancreatiche risulti già compromessa. In questo modo sarà possibile prevenire le complicanze del diabete quali infarto, ictus, insufficienza renale”.“Aiutare e finanziare la ricerca in ambito diabetologico – afferma il professor Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) – è una delle missioni principali della nostra società scientifica e della Fondazione Diabete Ricerca ad essa correlata, e il LADA è stato uno dei principali temi di ricerca finanziato da diversi anni. Questo ha consentito di creare una rete di centri di diabetologia sparsi nel territorio nazionale e coordinata dalla professoressa Buzzetti, che ha prodotto un enorme numero di dati clinici e scientifici. Un orgoglio per la SID avere contribuito in modo rilevante alle conoscenze attuali su questo tipo di diabete”.Management of Latent Autoimmune Diabetes in Adults: A Consensus Statement From an International Expert Panel Raffaella Buzzetti, TiinamaijaTuomi, DidacMauricio, Massimo Pietropaolo, Zhiguang Zhou, Paolo Pozzilli, Richard David Leslie Diabetes 2020 Aug; dbi200017. https://doi.org/10.2337/dbi20-0017

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Governo. Multe dall’Ue per infrazioni. Le pagano i contribuenti

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Le regole vanno rispettate, altrimenti si è sanzionati. Vale per tutti e anche per l’Italia che si è dimostrata restia a rispettare le norme che, insieme agli altri paesi europei, si è data. Nessuno le ha imposte, sono state concordate e, ovviamente, devono essere rispettate.Pendono sul nostro Paese ben 92 procedure di infrazione e solo da inizio anno, con il governo Conte2, ne sono state avviate 22 che, paragonate con la Finlandia che ne ha zero, ci dà il quadro di come il Governo è riottoso alla osservanza delle direttive comunitarie.Lo scorso anno abbiamo pagato (noi contribuenti) ben 107 milioni di multe relative a sentenze definitive, metà delle quali per mancata osservanza delle norme sul trattamento delle acque reflue. Insomma, il Governo non riesce a tutelare l’ambiente e, di conseguenza, la nostra salute; in più paghiamo le ammende. Considerato che le norme comunitarie prevedono tempi abbastanza lunghi per l’adeguamento delle leggi italiane, ci chiediamo perché non riusciamo a rispettarne i tempi. Forse sarà perché chi governa perde tempo con riforme inutili e dannose, come quella della riduzione del numero dei parlamentari, e non lo ha per quelle che sono utili e positive per cittadini.Servirebbe un piano di adeguamento, ma Governo, e molti partiti di opposizione, Lega, FdI e FI, sono interessati ad altro. Rimane una forza di minoranza, PiùEuropa, a sostenere il rispetto delle norme europee che tutti ci siamo dati. Primo Mastrantoni, segretario Aduc.

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Il Servizio Sanitario Nazionale e il ruolo dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

In Italia è attiva da anni una capillare rete di sorveglianza delle gravi infezioni respiratorie acute (SARI) e delle sindromi da distress respiratorio acuto (ARDS). La capacità di intervento e risposta del nostro Servizio Sanitario Nazionale è andata perfezionandosi con il passare degli anni alla luce delle esperienze maturate con altre epidemie, come la SARS, l’influenza aviaria, Ebola. In particolare, l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani (INMI), centro di riferimento nazionale per la ricerca e cura sulle malattie infettive e Centro Collaboratore dell’OMS per le malattie altamente contagiose, è come sempre pronto a mettere in atto tutte le procedure per eventuali emergenze con la valutazione dei livelli di rischio e l’isolamento di eventuali casi sospetti. Il laboratorio di virologia, a sole 48 ore dalla diagnosi dei primi due casi in territorio italiano, ha isolato il virus, mettendolo a disposizione della comunità scientifica. Avere a disposizione il virus permette di studiare meglio i meccanismi della malattia, facilitando la messa a punto della diagnostica e la ricerca sulle possibili cure e sul vaccino. Per quanto riguarda la gestione clinica dei pazienti, l’Istituto dispone di una pluriennale esperienza nella gestione di pazienti affetti da malattie respiratorie infettive, con reparti provvisti di posti letto ad alto isolamento. Il personale dell’INMI viene costantemente formato sul corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, che permettono di fornire assistenza ai pazienti affetti da malattie infettive in condizioni di sicurezza. L’isolamento tempestivo di eventuali casi sospetti in strutture ad elevato livello di protezione permette di ridurre il rischio per la collettività. (fonte Spallanzani)

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La ragazza con l’orecchino

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Venti anni fa veniva pubblicata la prima edizione de La ragazza con l’orecchino di perla, il romanzo che ha consacrato il successo mondiale di Tracy Chevalier. Per festeggiare questa ricorrenza, tornano, con le speciali illustrazioni di copertina di Gastby_Books, tutti i più grandi romanzi di Tracy Chevalier. E’ già in libreria, al prezzo speciale di 9,90€ fino al 3 ottobre.
Tracy Chevalier ha venduto 10 milioni di copie de La ragazza con l’orecchino di perla nel mondo, di cui oltre 2 milioni soltanto in Italia.Il suo nuovo romanzo, La ricamatrice di Winchester, pubblicato a gennaio di quest’anno, è rimasto in classifica per sette mesi.

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Il progetto che mira a rendere coinvolgente la matematica a scuola

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

L’anno scolastico appena trascorso ci ha dimostrato che una scuola più moderna è possibile. Ma c’è ancora tanta strada da fare, nelle materie tecnico-scientifiche in primis, spesso indigeste ai nostri studenti. Lo certificano puntualmente i dati INVALSI, che mostrano come i nostri ragazzi hanno più carenze nelle competenze logico-matematiche rispetto a quelle linguistiche; il che li porta a scartare all’università le cosiddette discipline STEM, fondamentali per i lavori di domani. Si tratta di lacune che possono partire da una arretratezza degli strumenti di calcolo utilizzati e, di conseguenza, della metodologia di insegnamento. Come emerge dallo ’Osservatorio sugli strumenti di calcolo’ realizzato da Skuola.net in collaborazione con CASIO, anche al liceo scientifico la matematica si affronta ancora a “mani nude”: su un campione di 5 mila maturandi, circa 1 su 6 ha svolto l’ultima seconda prova scritta d’esame (quella del 2019) senza calcolatrice; in pratica lo stesso numero di quanti, al contrario, si sono dotati della calcolatrice grafica, lo strumento di calcolo più evoluto attualmente consentito (che in molti paesi europei è addirittura obbligatorio o raccomandato).Pensare che, per invertire la rotta, basterebbe un semplice cambio di metodo, peraltro richiesto dagli stessi ragazzi. Infatti, 9 su 10 tra quelli che hanno usato la calcolatrice grafica ne consiglierebbero l’uso ad un coetaneo, non tanto perché ha fatto lievitare il proprio voto d’esame quanto perché li ha resi più sicuri nello svolgimento della prova e ha permesso loro di concentrarsi sul ragionamento. Meno nozioni meccaniche e più spazio alle applicazioni della matematica: proprio l’approccio che sta cercando di incentivare “Il mondo dà i numeri”, un modello virtuoso nato dalla collaborazione tra Ministero dell’Istruzione e CASIO nell’ambito del protocollo d’intesa siglato tra le parti nel 2015.Un progetto che da cinque anni sta portando nelle scuole un pacchetto didattico completo, che mostra agli studenti come la matematica e la fisica facciano parte della nostra quotidianità e che con l’uso dei giusti supporti – su tutti la calcolatrice grafica – si possano imparare concetti complessi in modo stimolante e differente dal solito. Con un approccio concreto che si basa sul lavoro di gruppo, sull’esperienza di laboratorio, sul trasferimento circolare del sapere tra docenti e alunni. Un “aggiornamento di sistema” che sinora ha raggiunto oltre 400 istituti (291 scuole superiori e 120 scuole medie) e che nel 2020 – con la quinta edizione – si arricchisce ancora con gli ultimi bandi pubblicati dal MIUR

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Comprendere la politica dal punto di vista laico e confessionale

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

È un discorso che io faccio in primo luogo pensando agli italiani, ma potrei estenderlo agevolmente agli altri popoli del mondo. Riprendo, a tale riguardo, un passaggio del libro scritto dal sacerdote Pio Parisi nel suo libro: “La coscienza Politica” scritto nel 1975. Le sue parole, pur meditate molti anni fa, osservando gli avvenimenti che ruotavano intorno alla Democrazia Cristiana, sembrano ora acquistare una straordinaria attualità.
Il tema che mi sembra egli prediligesse, su tutti, è su cosa la fede dà alla politica. “Se la fede – egli osserva – è un’esperienza totale è chiaro che essa investe completamente la politica. La fede investe la politica dando un significato nuovo a tutte le realtà di cui la politica s’interessa, da quelle economiche alle giuridiche e culturali; un significato nuovo per l’intelligenza ma anche per il cuore, che si accosterà con nuovo slancio a queste realtà, e per l’azione.
Come potrebbe l’azione politica non essere permeata e intimamente modificata dalla fede, quando la fede stessa penetra l’intelligenza e il sentimento nel momento in cui si compie l’analisi su cui si fonda l’azione politica? In tal modo non si corre il rischio di cadere nell’integrismo? Non di certo giacché è proprio la fede la più forte garanzia contro tale andazzo.
Vi è un primato che supera ogni azione umana. La fede, di conseguenza, dà alla politica la possibilità di una lettura pienamente serena e seria di quel che succede e quindi dà possibilità di un vero orientamento in mezzo alle più complesse vicende umane.
La fede, soprattutto, ci illumina sul valore e sulla centralità d’ogni persona umana, sulla falsità d’ogni violenza e strumentalizzazione, da qualunque parte è operata, nei confronti del più ignorato degli uomini.” Per contro la politica da sola non genera fede, ma chi ha fede cresce in essa impegnandosi nella politica. La politica, semmai, può aiutare la fede a crescere nella conoscenza della grandezza di Dio. La politica, infatti, stimola l’attenzione a tutti e la considerazione dell’umanità come un tutto; fornisce tanti elementi per cogliere la complessità e il rapido divenire delle vicende umane: è spesso un’esperienza viva della miseria umana, materiale e morale; dà la possibilità d’individuare grandi potenzialità nei singoli e nella società. La politica può essere, infatti, un’ampia e intensa esperienza dei condizionamenti naturali e sociali, quelli del tempo, del peccato, della morte. Per chi non ha fede la politica può essere una via per raggiungerla. Facendo sinceramente politica ci si affeziona sempre più all’uomo e desiderare per lui una salvezza che sia di là di quella che l’uomo da solo può trovare; ci si affeziona all’amore e se ne cerca una sorgente inesauribile: ci si affeziona all’efficacia e si ricerca il divino. A questo punto noi comprendiamo, sino in fondo, la ragione che a cavallo tra il XIX e il XX secolo ci ha portato alla vocazione politica di un Gioberti e di uno Sturzo e di altri. Occorre, altresì, essere molto chiari con se stessi e con gli altri: se ci s’impegna insieme, in conformità a scelte di valori culturali e morali, bisogna rinunciare a servirsi di questa convergenza per operazioni di potere. Nel momento in cui una comune iniziativa culturale o morale è concepita come alleanza di potere, essa è isterilita, distorta negata. Ci si può aiutare a servire e ci si può aiutare ad asservire; ma i due modi si escludono a vicenda. È il momento che la coscienza civile e religiosa degli italiani riconosca i valori di sempre e s’identifichi con essi. Questa nostra coscienza politica va acquistata quotidianamente nella misura dell’impegno a osservare, a riflettere, a realizzare la sintesi fra diverse tendenze separate e contrapposte, ad aprire il proprio animo, agli altri e agli eventi, a convertire la propria vita, liberandosi, per quanto è possibile, dall’egoismo. Ed è un atto d’egoismo procedere uniti nella fede e separati in politica di là del ragionevole e del comprensibile. Dopo di tutto ci appare un non senso identificare due distinte anime tra chi opera in conformità al suo Credo e chi lo mette da parte, sia pure diligentemente, per lasciare il posto al significato laico della politica. (Riccardo Alfonso)

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Curare le malattie e la dipendenza dalla variabile economica

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Significa anche migliorare la qualità della vita e renderla più longeva. Già di per sé potrebbe diventare una condizione “destabilizzante” per quanto benefica ed esaltante possa apparire.
Dobbiamo, purtroppo, partire dal presupposto che non tutti potranno beneficiare dei progressi della scienza e chi lo potrà fare, determinerà inevitabilmente una selezione della specie. Sarà, ed è inevitabile, chi ha maggiori risorse economiche, di uno status sociale più avanzato e vive in società evolute. Quanti potranno essere oggi nel mondo? Trecento, quattrocento milioni? E gli altri che fine faranno? È un interrogativo che ci lascia molto perplessi su ciò che significa progresso, nel senso più ampio della parola, per la sua capacità di rendersi reale in ogni parte del mondo. Se non si raggiunge questa condizione esistenziale e molto diffusa noi corriamo il rischio di degenerare l’intero sistema e di offrire il fianco ad una lotta brutale e sanguinaria tra chi può ed ha e tra chi non può e non ha. Da una parte vi sarà l’individuo e dall’altra il numero. Per un verso crescerà la voglia di progredire e dall’altro s’instaurerà la propensione alla distruzione. La risposta più saggia potrebbe essere quella d’ancorare il progresso alla sua diffusione e alla possibilità di renderlo accessibile a tutti. Sta qui la forza culturale, che va proposta, e che i politici possono rendere più efficace e credibile perché i nemici dell’uomo non vengono dal progresso ma dal modo come taluni riescono ad asservirlo ai propri interessi. Ci vuole, a questo punto, un controllore credibile e autorevole e super partes che ci faccia da garante. (Riccardo Alfonso)

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Tra medici, medicine, palliativi ed espedienti vari

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Per condurre una vita sana non dobbiamo dimenticare che molto dipende dal nostro stile di vita a partire dalla cura del corpo e dai cibi che ingeriamo e le reazioni che essi possono provocare una volta digeriti, assorbiti e metabolizzati. Più in generale possiamo dire che esiste un rapporto profondo tra le più intime strutture, che ci hanno generato, e le varie interazioni con gli elementi della natura che vi ruotano attorno in varie forme e il genere di rapporti che vi instauriamo. È anche un naturale aggregato alla “medicina dello spirito”. Dagli alchimisti ai moderni laboratori di ricerca, dagli stregoni agli stessi rituali religiosi, dagli esperti di fitofarmaci e quanto altro, ci imbattiamo in un proliferare di “pozioni” medicamentose volte a lenire la sofferenza a debellare un male e persino a procurarci qualche danno in più. Cominciamo a chiederci ciò che ci procura più disagi a partire da un’alimentazione sregolata che ci fa eccedere per un certo tipo di nutrimento e meno in altri, per un modo di vivere che ci costringe a mangiare di “volata” un panino nel bar sotto l’ufficio ecc.
Le conseguenze possono essere le più varie e non è detto che il rapporto è matematico ed è espresso in tempo reale tra causa ed effetto. Talvolta il danno che ci procuriamo con un’alimentazione congiunta a un modo di vivere dissennato, può venire dopo mesi ed anche anni e nel frattempo ci illudiamo di credere alla nostra “inossidabilità”: mangiamo di tutto, beviamo di tutto, facciamo follie e il nostro organismo sembra non risentirne. Ma su tutto è necessario assumere una consapevolezza. Il corpo umano è una struttura complessa. E proprio per questo non possiamo affidarci al caso in specie per chi predilige i “si dice” delle solite “comari” che, con molta disinvoltura e per qualsiasi acciacco, si improvvisano terapeute e specialiste in medicina.
Va inoltre posta molta attenzione per le scienze e le discipline tradizionali dell’India e della Cina, sull’uso delle piante medicinali e sulle pratiche fisiche, l’agopuntura, la pranoterapia ecc. Non dubito della loro efficacia, per il trattamento di determinate malattie, ma va, tuttavia, non trascurato il fatto importante che non sempre chi le prescrive è all’altezza della situazione. Proprio per evitare questa incompetenza terapeutica l’Unione Induista Italiana ha istituito un centro di cultura indiana per offrire la possibilità di studiare le scienze e le discipline tradizionali dell’India, tra cui Ayurveda, Yoga, Jyotisa (astrologia), Sanscrito, Danza e Canto. Hanno, in proposito, avviato degli appositi corsi, della durata di un anno, e ai partecipanti meritevoli è rilasciato un attestato di frequenza. Seguono poi i corsi d’aggiornamento. L’iniziativa è volta a dare una preparazione base che consente di impiegare quest’antica scienza come terapia naturopatica alternativa di prevenzione e cura della salute. I docenti sono tutti medici e specialisti ayurvedici provenienti dagli U.S.A. e dall’India. Questa esperienza, come molte altre, mi fa meglio comprendere il rapporto esistente tra i prodotti della natura e la loro capacità, assumendoli in determinate dosi, e per produrre sul nostro organismo determinati effetti. Lo stesso si può dire per la terapia fisica e quanto altro. (Riccardo Alfonso)

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Il lavoro come scelta di vita

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Sovente mi capita di leggere i vari discorsi che ruotano intorno all’età lavorativa e al tempo per andare in pensione. E poi mi guardo intorno. Vedo il pensionato seduto sulla panchina dei giardinetti sotto casa o in animate concioni con un gruppetto di suoi simili per strada o al bar, in chiesa a biascicare qualche preghiera o a fare la spesa a portare a spasso i nipoti e a sfaccendare a casa. Ma anche ad affollare gli ambulatori medici, a sentirsi ammalato e bisognoso di farmaci di ogni tipo. Alla fine, mi chiedo: Ho conosciuto più di un collega attivissimo in ufficio sino al giorno del pensionamento e a vantarsi di essere stato sempre in salute e rivederlo qualche anno dopo l’ombra di sé stesso, abulico e malfermo sulle gambe. Altri, invece, li ho trovati “rigenerati” e ho scoperto che si sono ritagliati un nuovo lavoro anche se a volte a titolo gratuito. E ho “scoperto” anche un altro aspetto interessante. Essi, per lo più, hanno fatto parte di quella generazione che era alla ricerca di un lavoro, uno qualsiasi per vivere e costruirsi una famiglia e avere dei figli. Non hanno scelto, quindi, un lavoro congeniale alle proprie aspettative ma il primo che il mercato offriva loro, ma non l’hanno amato, ma subito. La pensione a questo punto è diventata l’occasione per fare quella scelta che era mancata in gioventù. Alla fine, mi sono chiesto se l’attuale logica lavorativa e ancor prima l’apprendimento scolastico non siano state delle circostanze devianti sul sentiero delle proprie inclinazioni intellettuali. Penso, ad esempio, al calciatore professionista che a 40 anni deve necessariamente appendere al chiodo i suoi scarpini per sentirsi “un pensionato” ma che potrebbe essere persino “giovane” per altri impieghi. Quanti lavori possono essere la stessa cosa magari a 50 o 55 anni?
Su questa falsariga abbiamo mai considerato un diverso approccio lavorativo con la possibilità di adattare il lavoro all’età e alle proprie inclinazioni? Se lo avessimo fatto non saremmo qui a perderci in lunghe discussioni sull’età pensionabile e quel che ne segue. (Riccardo Alfonso)

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Non si muore solo di vecchiaia

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Sappiamo bene che non tutti gli esseri viventi nascono sani e vivono in buona salute sino alla loro morte fisica per invecchiamento. Prima e, dopo nati, i rischi di malformazioni congenite e di malattie virali, di una certa gravità, e la presenza di cellule tumorali rende la vita di ciascuno di noi una sfida sempre aperta contro le forze del male. Vedere i nostri congiunti, o anche amici spegnersi lentamente soffrendo, o a gestire un male, se non mortale ma capace di condizionarne l’esistenza rendendola sommamente amara per sé e per gli altri che sono accanto, è uno scenario non infrequente. In tutti questi casi noi ci sentiamo impotenti, ma non vinti. Ora vi sono i trapianti d’organi. Essi, per lo più, possono essere realizzati se vi è un donatore e se muore. Ma non è finita qui. Il corpo del ricevente può scatenare una reazione immunitaria provocata da un antigene che riconosce l’estraneità del nuovo organo che si sostituisce.
Vi sono, ovviamente, i farmaci che cercano di combattere questa reazione dell’organismo umano, ma essi sono, per lo più, tossici e possono provocare danni piuttosto seri ad altri organi del paziente. Nello stesso tempo vi è una differenza notevole tra la domanda di trapianti e l’offerta disponibile. È un aspetto che, talvolta, trascende la legalità permettendo trapianti tra vivi o diventando, ancora più grave sacrificando vite umane sia pure per la sopravvivenza di altre.
Oggi questa possibilità può essere superata e con tutti i suoi aspetti immunologici, attraverso l’uso degli embrioni e delle cellule staminali. Se questa è la risposta che ci attendiamo dalla clonazione, ben venga. Diciamo che in uno scenario futuro noi possiamo avere una “banca personale” dove sono riprodotti e conservati i nostri “organi vitali”: cuore, fegato, polmoni e quanto altro e messi a disposizione per ogni occorrenza. Non dobbiamo dimenticare che già esistono, in natura dei geni così detti “riparatori” che hanno il compito di restaurare in continuazione gli effetti distruttivi delle radiazioni sulle cellule. Sono degli enzimi preposti al controllo del DNA evitandogli la formazione di tumori o danni d’altro genere.
Sta a noi farli notare e ad aiutarli a essere sempre presenti e attivi. Il secondo aspetto, quello della clonazione, è senza dubbio più spettacolare, ma sicuramente inquietante e dagli effetti destabilizzanti su tutti gli esseri umani. Qui non si tratta di una terapia, per debellare una o più malattie, ma di poter intervenire con le proprie forze.
Non è tanto il discorso dell’avere una copia, di noi stessi, e sulla quale esercitare un “dominio” che condizioni i comportamenti, i sentimenti dell’altro fino a renderlo, in altre parole, un automa, un replicante. E’ questo e non altri il rischio che incombe su di noi e che taluni intravedono possibile in ogni caso dato che non sarà facile con i progressi della scienza, ma soprattutto con gli interessi umani, fare dei distinguo di merito e porre dei limiti alle due possibilità praticabili.
D’altra parte, come afferma lo stesso Wilmut: “L’embrione è un potenziale uomo, ma non è una persona. Non contiene ancora la diversificazione del sistema nervoso”. Ora se possiamo dire d’avere una base comune, le due diverse risposte che ci attendiamo devono essere ben chiare e ben definite. Se vogliamo rendere un servizio all’umanità e non renderla schiava delle sue debolezze e delle voglie egemoniche, dobbiamo impedire gli eccessi. (Riccardo Alfonso)

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Generare cellule staminali dal DNA

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

La possibilità di generare cellule staminali dal DNA porta con sé grandi promesse terapeutiche, e la ricerca potrebbe rappresentare un passo chiave. In precedenza, erano stati generati embrioni umani tramite il DNA derivante da cellule embrionali, e non da cellule adulte. Nessun altro studio ha mai documentato la clonazione di una cellula umana adulta, e tanto meno la sua crescita allo stadio di blastocisti, stadio nel quale la cellula donatrice guida lo sviluppo embrionale e che genera le cellule da cui derivano le staminali. La sfida finale nell’SCNT terapeutica consiste nell’isolamento della cellula staminale nucleo-trasferita.
Una strada, tuttavia, assolutamente non praticabile è quella dei trapianti d’organi prelevati da animali o xeno-trapianti. Essi presentano grossi problemi di compatibilità immunologica e di rischio di trasmissione di malattie da virus. Sta di fatto che la clonazione, se ben mirata e soprattutto adottata per esclusivi aspetti terapeutici, può in misura notevole compensare i danni che talune malattie, ed anche malformazioni, possono provocare nei soggetti, non solo a rischio, ma per cause legate a circostanze contingenti e a cattive abitudini alimentari. La clonazione, ovviamente, s’intreccia con i trapianti d’organi. Questo accade ogni volta che si scopre il gene, causa di una malattia o di un’alterazione che può degenerare in una vera e propria infermità in tempi più o meno lunghi. È evidente che per talune affezioni gravi la terapia genica può arrecare notevoli benefici. Pensiamo all’Aids ma anche alla talassemia. In questo campo si può intervenire in posizioni che precedono addirittura la formazione embrionale. Penso all’eugenetica degli embrioni prima dell’impianto in utero. In tale ambito è possibile eliminare quelle parti che manifestano sicuramente la malattia a causa di un gene alterato. La rara malattia, ad esempio di Pompe (5-10 mila colpiti nel mondo ogni anno) è determinata dalla mancanza di un enzima fondamentale per scindere il glicogeno in glucosio, lo zucchero utilizzabile dalle cellule. (Riccardo Alfonso)

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Scuola Lavoratori fragili, niente allarmismi ma servono tutele certe

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Tra i vari argomenti riguardo la riapertura della scuola, continua a tenere banco il tema dei cosiddetti lavoratori fragili. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, spiega ad Italia Stampa che il suo sindacato “ha chiesto, nell’ultimo incontro con l’amministrazione, l’emanazione delle specifiche note aggiuntive per consentire di fatto la tutela della salute di chi veramente ha problemi grossi e non può rischiare il contagio da Covid”.
Per il sindacalista autonomo la richiesta di tutela dei lavoratori più a rischio “è molto importante: lo abbiamo ribadito al tavolo con il ministro dell’istruzione e deve essere anche un momento di riflessione per capire che gli insegnanti ed il personale in generale tutto scolastico ed il personale amministrativo, ma mi riferisco pure al personale docente che è il più vecchio al mondo”, vanno considerati come una categoria da tutelare. “Ribadiamo quindi la nostra proposta di una finestra speciale” previdenziale “per gli insegnanti: abbiamo il personale più vecchio del mondo, non si può andare in pensione a 67 anni: dopo 47 anni di insegnamento: bisogna andare in pensione nella scuola a 61 anni senza penalizzazione come era prima” della Legge Monti-Fornero. Il tema dei lavoratori fragili della scuola negli ultimi protocolli istituzionali sul rientro in classe a settembre deve essere affrontato con chiarezza al più presto. Secondo il presidente nazionale Anief “è vero che è intervenuta la norma che ha corretto la definizione stessa di lavoratore fragile, solo che ora non si parla più dell’over 55 ma di essere affetto di alcune patologie croniche che sono e che potrebbero portare, vista la diffusione del Covid, ad un peggioramento irrimediabile dello stato di salute. E ad oggi dal ministero dell’istruzione e dal ministero della sanità – ha continuato il leader dell’Anief – non sono giunte istruzioni specifiche per il personale della scuola, un personale che nel 40% dei casi è over 55, e in più del 60% è over 50”.

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Organico Covid ridotto presto alle scuole

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Anief: bisogna cambiare la norma e inserirlo nell’organico di diritto. “Dopo dodici anni di tagli, finalmente la ministra Lucia Azzolina convince il Governo sulla necessità di ripristinare i posti tagliati. È vero, soltanto per l’emergenza, ma ora bisogna puntare a reinserirli a regime perché quando si taglia nella scuola si uccide il futuro del Paese”, dichiara Pacifico, presidente Anief. Il ministro dell’Istruzione, assieme a quello del Mef, ha firmato il “Decreto recante la ripartizione delle risorse da destinare alle misure per la ripresa dell’attività didattica in presenza nell’anno scolastico 2020/2021 nel rispetto delle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, di cui all’articolo 32 del decreto-legge 14agosto 2020, n. 104”: si tratta di un provvedimento che autorizza ulteriori risorse economiche per la ripresa dell’anno scolastico 2020/21: 920 milioni di euro totali (“368 milioni di euro nell’anno 2020 e a 552 milioni di euro nell’anno 2021”). Scorrendo anche la Relazione illustrativa allegata, si scopre che con questa seconda tranche, dopo avere sottratto il 10 per cento per finanziare le supplenze brevi, porterà solo 27 mila insegnanti per tutti gli ordini scolastici e 10 mila Ata aggiuntivi: se si considarando anche i fondi previsti per lo stesso scopo dal Decreto Rilancio – 977,6 milioni di euro con gli articoli 231- bis e 235 del decreto-legge n. 34 del 2020, che corrispondono ad altri 29 mila insegnanti e 10 mila Ata, il numero complessivo di unità aggiuntive si ferma a 56 mila docenti e 20 mila amministrativi, tecnici e ausiliari complessivi. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, commenta: “La situazione che si sta delineando ci obbliga alla scelta riflessione di trasformare questo organico in posti per i ruoli dopo anni di tagli selvaggi. La scuola ha perso in dodici anni quasi 250 mila posti, 15 mila plessi, 4 mila sedi di presidenza e Dsga. È arrivato il momento di invertire la rotta ma non solo per quest’anno scolastico. L’emergenza Covid-19 ha fatto riflettere la politica. Ora è il momento di investire e non di licenziare i futuri assunti in caso di nuove chiusure”. Sono arrivo alcine decine di migliaia di docenti per affrontare il ritorno alle lezioni in presenza. “Chiederemo un emendamento al decreto ‘agostano, in tal senso, per predisporre così la riapertura delle scuole a settembre in maggiore sicurezza e per migliorare i risultati degli apprendimenti. Sul precariato rimane aperta la necessità di stabilizzare o indire concorsi straordinari per i docenti diplomati magistrale, maestri della scuola dell’infanzie e primaria, gli insegnanti tecnico-pratici e di religione cattolica, i facenti funzione Dsga. Siamo pronti a una nuova battaglia in Senato appena a settembre partirà l’esame del decreto agostano 104”. Lo Stato stanzia ulteriori soldi per creare organico aggiuntivo nella scuola, ma non basta. Come chiarisce Orizzonte Scuola, i fondi stanziati riguardano 400 milioni nell’anno solare 2020 e 600 milioni nell’anno solare 2021 variamente ripartiti: una quota di tali fondi (80 mln tra il 2020 e il 2021) è destinata alle “Misure per l’edilizia scolastica e per i patti di comunità” al fine di coprire i costi legati all’affitto dei locali esterni agli istituti e legati al distanziamento fisico; una quota minuta (5mln tra il 2020 e il 2021) è destinata al personale ed agli uffici scolastici (0,2 mln) che nei mesi di agosto e settembre 2020 consentono e consentiranno l’avvio dell’anno scolastico, una quota di questi sarà destinata agli istituti per il medesimo compito (4,8 mln), è noto infatti che per le operazioni di aggiornamento delle graduatorie diversi Uffici Scolastici Regionali e Provinciali hanno delegato alcuni Istituti “polo” per la lavorazione delle istanze di inserimento e aggiornamento delle graduatorie pervenute; una quota più sostanziosa (915 mln tra il 2020 e il 2021) è destinata al cosiddetto “organico covid” ovvero quei posti da dipendente che si dovesse rendere necessario attivare per coprire il fabbisogno di personale aggiuntivo.

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Scuola Dsga, 1.500 posti rimangono liberi anche dopo i concorsi

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

A seguito dell’ultimo concorso per Direttori dei servizi generali e amministrativi, di cui una scuola italiana su due è sprovvista, si prevedono al massimo 1.500 assunzioni a tempo indeterminato. Ma ad oggi ne mancano più di tremila. Così l’anno scolastico inizierà con un facente funzione/reggente ogni quattro scuole autonome. “Ci aspettiamo – ha detto a Teleborsa il sindacalista Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – un numero di idonei che sarà escluso, ma non è giusto fare questo nelle graduatorie di merito dopo che hanno superato tutte le prove concorsuali. Anief in passato ha sempre vinto questa battaglia concorsuale, ma stavolta speriamo che il Parlamento possa intervenire nel decreto di agostano n. 104 per sanare questa posizione”. Il sindacalista è quindi tornato a rivendicare la pubblicazione di una procedura straordinaria urgente specifica per i facenti funzione”.Le stabilizzazioni che si stanno completando nelle cento province d’Italia riguardano tutti i profili professionali. “È tempo di immissioni in ruolo anche per i Direttori dei servizi generali e amministrativi – ha detto Marcello Pacifico, leader dell’Anief – : sono terminati in alcune regioni i concorsi, pure le prove orali, sono state pubblicate anche le graduatorie di merito. In 1.500 prenderanno il ruolo, ma sono meno della metà dei posti liberi, anche se bisogna contare che in alcune Regioni – come Campania, Toscana ed Emilia Romagna – non ci sono le graduatorie di merito finali. Con Anief, assieme ad Eurosofia, abbiamo predisposto dei corsi rivolti ai neo-assunti. Perché quello che inizierà a settembre è un anno complicatissimo, per i nuovi finanziamenti che sono arrivati, come per le nuove norme anti-covid: è quindi importante essere seguiti durante l’anno per svolgere al meglio l’anno di prova”.Ma il sindacato farà anche dell’altro per i tanti Dsga messi all’angolo, dopo avere mostrato tutto il loro valore. “Poi bisogna lottare perché tutte le graduatorie di merito vengano utilizzate, con tutti gli idonei – ha spiegato Pacifico – : in questo momento la situazione non è grave, ma per esempio in Campania il numero di ammessi all’orale era più del doppio dai posti banditi a concorso”. “Nel frattempo – conclude il sindacalista autonomo – una scuola su due su quei posti vacanti purtroppo sarà data ancora una volta a reggenza: per questo chiediamo di bandire un concorso straordinario rivolto ai ‘facenti funzione’. Da anni lavorano in questo nuovo profilo per tanti assistenti amministrativi e tecnici: hanno il loro diritto ad essere confermati nel ruolo di Dsga, se lo meritano”.

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Scuola: Con il Decreto Rilancio si assumono mille assistenti tecnici informatici

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

La Legge 17 luglio 2020, n. 77, che converte, con modificazioni, il decreto Rilancio, ha introdotto l’art. 230-bis, contenente disposizioni finalizzate al reclutamento di Assistenti Tecnici nelle istituzioni scolastiche dell’infanzia e del primo ciclo, cioè primarie e secondarie di primo grado, per quest’anno. Il provvedimento autorizza, nello specifico, le scuole ad assumere fino a 1.000 risorse nel ruolo di Assistente Tecnico, ovvero nel profilo AT dell’area AS del personale ATA: le assunzioni riguardano i mesi cha vanno da settembre a dicembre 2020. Il contingente di 1.000 unità verrà ripartito a livello regionale tenendo esclusivamente conto del numero degli alunni, tralasciando la complessità degli istituti e il numero di laboratori presenti all’interno delle varie istituzioni. Secondo Marcello Pacifico, leader dell’Anief, “i numeri sono davvero irrisori, considerando l’alto numero di sedi da coprire: per evitare che questa operazione si trasformi in uno spreco di risorse il ministero dell’Istruzione incrementi a 4.000 le unità in modo da avere un tecnico informatico ogni due Istituti Comprensivi”.Il Parlamento ha deciso, raccogliendo solo in parte le istanze del sindacato Anief che ne chiedeva la stabilizzazione e un numero maggiore, di confermare anche per il nuovo anno scolastico i 1.000 assistenti tecnici introdotti la scorsa primavera a seguito dell’emergenza Covid19. In questa occasione, il reclutamento verrà effettuato dalle scuole polo individuate su base Provinciale: tali istituti effettueranno le convocazioni attingendo dalla graduatoria di terza fascia dei Tecnici Informatici degli istituti viciniori.Si stima che i 1.000 assistenti tecnici che verranno assunti a seguito della creazione di una rete di Istituti Comprensivi viciniori, in media in numero di 5, offriranno circa un’ora e mezzo di consulenza a plesso. La criticità di quest’azione è quella di reclutare personale che non ha mai lavorato a scuola, inoltre il MI non garantisce alcuna formazione sul tipo di attività né tantomeno attrezzature per effettuare quello per cui vengono reclutati.
Della figura dell’assistente tecnico informatico nei comprensivi se ne parla da anni, poichè è una figura fondamentale per la gestione e manutenzione delle nuove tecnologie di cui si sono dotate queste scuole. Come sindacato Anief critichiamo il fatto di non essere stati coinvolti in queste scelte. Potevamo spiegare le criticità, che incontreranno questi tecnici informatici. E il fatto che lo sforzo compiuto, benché sempre apprezzato per il fatto che si tratta di risorse umane che si aggiungono all’organico ordnario, non servirà a molto, perché ridotto ai minimi termini.

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Docenti. Anno di prova: chi lo ha superato, anche con riserva, non deve rifarlo

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Sono numerose le richieste di chiarimenti da parte di docenti di Torino e provincia, in particolare diplomati magistrale che hanno subito la revoca del contratto stipulato con riserva in seguito a contenzioso per inserimento in GaE, preoccupati per la validità del loro anno di prova.Nei provvedimenti di revoca, redatti dai dirigenti scolastici su un format fornito dall’ufficio scolastico provinciale di Torino, si legge infatti che sono nulli i provvedimenti di superamento del periodo di prova, di conferma in ruolo e il decreto di ricostruzione di carriera.In merito a quest’ultimo punto (annullamento del decreto di ricostruzione di carriera), ANIEF fin da ora evidenzia che fornirà assistenza sindacale e, ove necessaria, legale per ottenere il pieno e totale riconoscimento, ai fini della stessa ricostruzione, di tutti gli anni di servizio in ruolo con riserva, senza che questi debbano subire la decurtazione di un terzo che la normativa vigente riserva ai servizi preruolo oltre i primi quattro anni.Riguardo, invece, alla validità del superamento dell’anno di prova e della necessità di non doverlo ripetere al momento dell’assunzione sullo stesso posto da concorso, è chiaro che non debba sussistere alcun dubbio.Ricordiamo, infatti, che il bando del concorso straordinario infanzia/primaria (DDG 1546/2018, art. 10 comma 5) prevede espressamente che “I docenti immessi in ruolo sono sottoposti, per la conferma, al periodo di formazione e di prova di cui al decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 27 ottobre 2015, n. 850, ad eccezione dei docenti che abbiano già superato positivamente il predetto periodo, a pieno titolo o con riserva, per il posto specifico”.“Qualsiasi disposizione – afferma Marco Giordano, presidente regionale ANIEF Piemonte – tesa a non riconoscere la validità dell’anno di prova sostenuto e superato nonché qualsiasi richiesta di ripetizione dello stesso dopo l’immissione in ruolo da concorso, pertanto, non può che ritenersi illegittima. Per non considerare l’inaccettabile spreco di risorse, umane ed economiche, che l’inutile ripetizione di un anno di prova già superato da migliaia di docenti comporterebbe e di cui chiederemmo conto alla Corte di conti”.ANIEF, pertanto, vigilerà sul rispetto dei diritti dei docenti che hanno superato il periodo di prova e, in caso di decisioni difformi dell’Amministrazione, fornirà indicazioni per impugnarle nelle opportune sedi.

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Scuola: La riapertura porterà più contagi, il Governo lo sa

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

“Con la riapertura della scuola potrebbe esserci un lieve incremento dell’indice di trasmissione: come sta avvenendo all’estero, potrebbe esserci qualche lieve incremento. La nostra preoccupazione è quella di tenere il sistema scolastico sotto controllo”: a dirlo è stato oggi Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, ascoltato durante un’audizione in Commissione Cultura alla Camera, nella Sala del Mappamondo. Le sue parole hanno confermato i timori espressi dal sindacato: “Tutti i paesi, non solo l’Italia, sono alle prese con la riapertura in sicurezza delle scuole. Ci sono dei rischi – ha continuato Miozzo – lo sappiamo. Stiamo guardando con molta attenzione all’attuale trend epidemiologico, c’è un lieve aumento di casi ma si tratta di dati in fondo attesi”.“Le parole del coordinatore del Cts – commenta Marcello Pacifico, leader dell’Anief – non ci tranquillizzano più di tanto. Restiamo convinti che occorrano regole chiare sulla prevenzione, quindi agevolando al massimo la somministrazione del test sierologico a docenti e Ata che chiedano espressamente di attuarlo, a differenza della confusione che regna sovrana in questi giorni”. Oggi il presidente del giovane sindacato ha dichiarato a Italia Stampa che “occorre fare chiarezza su chi deve somministrare questi esami, se il medico di base o no, evitando il rimpallo con le Asl. Poi ci sono province dove l’adesione al test sierologico, a cui nei casi positivi deve eseguire il tampone per la conferma, è stata massiccia; in altre province invece molto meno”. Come rimangono da superare i problemi dalla mancanza degli spazi e del distanziamento fisico: “Serve sicuramente una check list su tutto quello che è stato chiesto e non si è ottenuto, da parte di ogni singola scuola” attraverso dei monitoraggi degli istituti, ha sottolineato Pacifico.
Come rimane indispensabile prendere in considerazione quanto sta accadendo in altri Paesi europei, come la Germania, dove a pochi giorni dall’inizio delle lezioni hanno chiuso centinaia di istituti. Anief ritiene importante, quindi, attivare quei tavoli ulteriori previsti dal protocollo sicurezza”, in modo da fornire risposte agli alunni ma anche al personale, a partire da lavoratori ‘fragili’, come provvedere ad implementare gli organici, ritornando anche alle sedi scolastiche precedenti allo sciagurato dimensionamento prodotto negli ultimi 15 anni, così da trovare anche gli spazi aggiuntivi, ma anche il possibile reinserimento del lavoro agile per il personale Ata, anche andando a prevedere, come ipotesi peggiore, il ritorno alla didattica non in presenza.

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Scuola: Graduatorie provinciali per le supplenze, migliaia di precari non si arrendono all’improvviso cambio dei titoli

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Boom di richieste di maggiore riconoscimento dei titoli conseguiti all’interno delle nuove domande per l’inserimento nelle nuove Gps. “A proposito delle Graduatorie provinciali per le supplenze – ha dichiarato Marcello Pacifico in una video-intervista rilasciata alla testata Teleborsa – migliaia di docenti precari hanno chiesto di ricorre per un motivo semplice: hanno riscontrato che i loro titoli di studio che erano stati sempre valutati nelle graduatorie d’istituto nella seconda e terza fascia, permettendo loro in questi anni di svolgere diverse supplenze e maturare quindi maggiore esperienza. Tutto ad un tratto, questi titoli non valgono più nella prima e seconda fascia Gps perché la nuova tabella di valutazione titoli e in base all’Ordinanza ministeriale” non sono più considerati allo stesso modo”.Anief ricorda che fino al 31 agosto è ancora possibile impugnare l’Ordinanza n. 60 del 10 luglio 2020 attraverso i ricorsi predisposti dal giovane sindacato per la a tutela dei docenti non di ruolo.Le penalizzazioni rivolte al personale docente precario sono un’ingiustizia. E tanti di loro lo hanno compreso aderendo ai ricorsi patrocinati dal giovane sindacato Anief. Il problema, ha spiegato il suo presidente nazionale Marcello Pacifico, è che con le regole imposte dall’amministrazione “si incrociano due principi, quello di affidamento e di ragionevolezza, che sono stati violati: è il caso di master e perfezionamenti, ma anche degli Insegnanti Tecnico Pratici e il mancato loro inserimento senza i 24 Cfu. E tanti altri”.

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