Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Archive for 14 settembre 2020

Alle radici della nostra cultura

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

È come trovarci al cospetto di un albero millenario, come lo è l’antico pino bristlecone con i suoi 4841 anni di età, vecchio ma non domo che continua a far crescere le sue foglie e i suoi rami attingendo la sua linfa dalle radici che sono ben piantate nel terreno sottostante. Il tratto vetusto è dentro la corteccia. È inserito come se fosse una sorta di filo d’Arianna che parte dall’estremo punto di una radice per fissarsi lungo la venatura delle foglie che, a loro volta, cadendo ritornano all’origine. È così che il ciclo si completa. E l’albero crescendo vedrà le stagioni scorrere impetuose come di un torrente in piena e l’essere umano, della cui cultura è precettore, che si abbevera a quelle acque turbolente ma capaci di acquetare la sua sete di sapere. È così che l’uomo moderno riscoprì la cultura romana e greca e l’arte attraverso l’intreccio dei rami di quest’albero millenario. Così fu che Copernico riscoprì l’astronomia “contro tutto quanto si crede e s’insegna nelle scuole”. E soggiunse: “lessi tutti i filosofi, dei quali potei procurarmi le opere, e appresi da Cicerone che il filosofo pitagorico Niceta conosceva la terra circolante intorno al sole e con lui Plutarco, Aristarco di Samo, Heraclide Pontico e Filolao di Croton. Ma costoro da chi lo seppero? Forse dagli egizi che precedettero la cultura Hellenica? E poi ancora andando a ritroso ci ritroviamo, in luogo del vetusto albero, al cospetto di un esile ramoscello tenace nel resistere alle intemperie del tempo e forte nel crescere per diventare un albero monumentale, che è poi una parola che deriva dal latino ‘monere’, ovvero ‘ricordare’.
E tutto questo preambolo oggi mi serve per salutare i discenti ed i loro pedagoghi che continuano la tradizione della conoscenza dalle aule scolastiche, dai loro nuovi banchi monoposto e alcuni ancora con il volto semi nascosto dalle mascherine per cercare di contrastare l’insidia di un virus diventato per l’umanità pandemico.
Per dire che bisogna tenere duro perché la forza dell’umanità oggi più che mai si ripone nella cultura che non solo ci fa apprezzare la bellezza e la grandezza di un albero antico ma ci rende consapevoli di essere gli eredi di un impegno corale che è riuscito ad attivare la nostra sensibilità artistica, poetica, letteraria e a farci comprendere il valore di una sapienza che è cresciuta con noi e che non va dispersa ma amata e rinforzata con le nuove sfide cognitive che ci attendono. (Riccardo Alfonso)

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Rifugiati: un’accoglienza che rispetti i diritti umani

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

Papa Francesco lo ha ripetuto ieri, con forza, all’Angelus: occorre assicurare “un’accoglienza umana e dignitosa a chi cerca asilo”. Sostenendo il messaggio del Papa, la Comunità di Sant’Egidio, il Jesuit Refugee Service e le Suore missionarie di San Carlo Borromeo (Scalabriniane) lanciano un appello: Dopo l’incendio che ha distrutto il campo e creato enormi difficoltà a chi viveva già un inferno, nulla sia come prima. L’Unione Europea, in collaborazione con il governo greco, intervenga con immediatezza nel segno dell’accoglienza e dell’integrazione di un numero di persone che certamente è alla sua portata. Con estrema urgenza nelle prossime ore devono essere prese importanti decisioni per salvare le persone più vulnerabili, a partire da malati, donne e bambini. Solo privilegiando la strada del dialogo e delle relazioni pacifiche, sarà possibile arrivare a una soluzione nell’interesse di tutti. Ma ritardare o, peggio, far finta di niente in attesa che si crei una nuova precarietà permanente a danno di famiglie che risiedono da mesi nell’isola, alcune da anni, sarà gravemente colpevole per un continente che è simbolo di rispetto dei diritti umani, una vergogna di fronte alla storia. Le tre realtà che promuovono questo appello – da tempo vicine, con diversi interventi, ai profughi che risiedono a Lesbo e in tutta la Grecia – chiedono in particolare di:

  • alloggiare, il prima possibile, gli sfollati dell’incendio di Moria in strutture di piccole dimensioni, forniti di servizi.
  • garantire il libero accesso alle associazioni umanitarie per soccorrere i migranti nelle loro necessità più immediate, in particolare nei confronti di malati, donne e bambini, anziani;
  • decidere contemporaneamente, a livello dell’Unione o dei singoli paesi europei che si offrono, il necessario ricollocamento di non solo dei minori non accompagnati ma anche delle famiglie e degli individui vulnerabili presenti nell’isola;
  • cambiare il modello di accoglienza nell’isola di Lesbo per i nuovi arrivi dalla Turchia prevedendo strutture di accoglienza su base transitoria, gestibili e rispettose della dignità umana, salvaguardando il diritto di ciascun profugo, di qualsiasi provenienza, a chiedere asilo.Le tre realtà promotrici di questo appello ricordano inoltre che, dal febbraio 2016, è nata l’esperienza dei corridoi umanitari, avviata anche a Lesbo dallo stesso Francesco quando, il 16 aprile 2016, portò con sé in aereo le prime tre famiglie per un totale di 67 profughi con l’intervento dell’Elemosineria Apostolica e della Comunità di Sant’Egidio. Si tratta di una via che occorre continuare a percorrere per salvare altri profughi facendo rete con tante associazioni, parrocchie, cittadini comuni che si sono offerti di accogliere con grande generosità. “Le esperienze già avviate in alcuni paesi – hanno ricordato i cardinali Krajewski, Hollerich e Czerny nella loro lettera agli episcopati europei del 28 gennaio scorso – dimostrano che le possibilità della buona accoglienza sono superiori a quanto si sperasse”. Per questo auspichiamo anche che le conferenze episcopali europee sollecitino i loro rispettivi governi a elaborare nuovi progetti di accoglienza e di integrazione, due pratiche che fanno bene non solo ai migranti, ma molto, in termini di valori e di futuro, a tutti i cittadini europei.

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Lettera aperta ai dirigenti, al personale scolastico, agli studenti del presidente Anief-Udir, Marcello Pacifico

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

Cari/e colleghi, alunni/e, il 14 settembre 2020 rappresenta una data da ricordare per l’inizio delle lezioni in alcune delle nostre scuole dopo mesi di chiusura in cui il Paese finalmente si è interrogato sull’importanza del lavoro che ogni giorno svolge
più di un milione di insegnanti, educatori, amministrativi, presidi per garantire il diritto all’istruzione di 8 milioni
di studenti. La scuola deve ripartire, è responsabilità di ognuno di noi, ci ricorda papa Francesco oggi, e nel ripartire deve
avere chiaro un nuovo patto educativo tra le famiglie e tutta la comunità educante con una particolare attenzione
alla cura della salute, delle relazioni sociali, di chi è rimasto indietro, di chi è più debole, di chi è fragile, del
nostro ambiente. Il distanziamento sociale rimane uno degli strumenti più forti anche se più alieni all’uomo, che Aristotele ha
definito proprio animale sociale, per combattere la diffusione del Covid-19 dentro e fuori le aule, nonostante i
protocolli di sicurezza presi sulle indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico e le Linee Guida dell’istituto
superiore della sanità. Sono consapevole che la paura è tanta, i dubbi maggiori, ma non dobbiamo uccidere la speranza, anzi
dobbiamo rafforzare la nostra prospettiva per una sfida che ci deve vedere tutti attenti e uniti nel culto della
tutela della salute ma anche del desiderio della cultura. Nei mesi duri della chiusura, moltissimi insegnanti hanno
cercato di restare in contatto con i propri studenti pur non essendo formati a una didattica a distanza che in
alcuni casi ha persino allargato le distanze sociali. Dobbiamo fare di tutto per non ritornare a quei mesi, perché la tecnologia ci deve aiutare a migliorare gli strumenti di diffusione del sapere ma non potrà mai sostituire la mediazione didattica in presenza e il suo ruolo nell’educazione delle nuove generazioni. Sono certo che tutti ci impegneremo perché la curiosità guidi ancora i nostri figli e con essi li porti alla ricerca di una società più giusta e migliore; in fondo, come a Federico II piaceva sempre ricordare al figlio Corrado, si gubernare populos in studium velle. Compito del Governo, del Parlamento, del Sindacato è alimentare questo sogno, sorreggere questo impegno, vincere questa sfida che dovrà dotare l’istruzione e la ricerca nei prossimi anni al centro degli investimenti contratti con l’Europa per la ripartenza questa volta del Paese. Dobbiamo stabilizzare i precari e assumere tutti i vincitori dei concorsi, dobbiamo abolire le classi pollaio, dobbiamo recuperare i diecimila plessi dismessi, utilizzare organici certi su tutti i posti vacanti specialmente su quelli di sostegno. Abbiamo il dovere, in poche parole, di dare un futuro all’Italia nella sua vocazione europea, terra di tolleranza, di creatività, di diritto, di cultura. Il nostro obiettivo è quello di ricostruire insieme una scuola più giusta che sia fondata sul rispetto del diritto nazionale e comunitario’. Buon inizio delle lezioni Marcello Pacifico (n.r. E noi ci associamo)

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La riduzione dei parlamentari ha un senso?

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

Quando i padri costituenti stabilirono il numero, nei due rami del Parlamento, dei loro rappresentanti il loro calcolo fu condizionato dalla necessità di ridare alle istituzioni rappresentative un forte collegamento popolare. Giustamente, anni dopo, l’on.le Nilde Jotti lo spiegò nell’intento di rafforzare in modo significativo il rapporto tra gli elettori e gli eletti. Solo nel 1970 il voto popolare ebbe una ulteriore rappresentanza, per altro già prevista dalla Costituzione ma rimasta sulla carta per anni, con la realizzazione dei consigli regionali elettivi con i loro statuti e le loro autonomie. Ciò avrebbe dovuto aprire, sin d’allora, il dibattito tra i partiti per il ridimensionamento del numero dei parlamentari essendo stato il loro ruolo controbilanciato a livello regionale. Ma ciò non è stato sino al tentativo odierno. E qui ci imbattiamo conuna grossa contraddizione. Nel voto parlamentare vi è stata la quasi unanimità nel convenire sulla necessità di una cura dimagrante della loro compagine rappresentativa salvo poi rimangiarsi tale intendimento in presenza del referendum confermativo. Come si può spiegare questo voltafaccia? È una questione di poltrone? È il timore che la governance centrale diventi succube delle spinte localistiche? Forse. Ma la preoccupazione più grande è che si abbia una classe politica timorosa che le forze sociali e la coscienza morale del popolo prendano il sopravvento rafforzando la vigilanza di tutta la società. E la vigilanza e il buon governo parte dal territorio se vogliamo avere meno voltagabbana in parlamento e indecorosi inciuci partitici. (Riccardo Alfonso)

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Taglio dello stipendio ai parlamentari: Proposta accolta

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

“C’è sempre un lato positivo nelle cose. Tu parli del referendum per il taglio del numero dei parlamentari votato quasi all’unanimità in quarta lettura, e “loro” rilanciano sul taglio degli stipendi! Perfetto. Facciamolo, al più presto. Proposta accolta.
La politica è già cambiata da quando il MoVimento 5 Stelle è in Parlamento e al Governo. La risposta di Luigi Di Maio, nell’accogliere il passo avanti di alcuni partiti, che dicono “vanno tagliati gli stipendi dei politici”, è chiara. Mi aspettavo un po’ più di entusiasmo per un altro accordo raggiunto, per far tornare questo Paese alla normalità. Ma sono certa giungerà nelle prossime ore…“.Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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La didattica? Meglio in presenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

Il 57% degli studenti vuole tornare in classe: è il risultato emerso da un’indagine di Studenti.it che ha coinvolto 18.150 ragazzi delle scuole superiori di 1° e 2° grado, per mettere a fuoco cosa pensano, come vivono questo momento, se e come cambieranno le loro abitudini. Per gli intervistati manca il contatto con i compagni e con i professori, c’è voglia di normalità. Il 66% ritiene addirittura che la didattica online sia penalizzante perché i problemi di connessione e gli strumenti informatici non sempre adeguati hanno reso faticosa e non ottimale l’interazione tra studenti e prof. La conclusione dell’anno scolastico 2019-2020 è stata anomala: solo il 30% degli intervistati ha dichiarato a Studenti.it che nella propria classe ci sono stati bocciati o rimandati. Non sembrano esserci state grandi lacune o necessità di recuperare, dunque, visto che solo il 38% degli istituti ha organizzato corsi di recupero. Nell’anno scolastico 2018-2019, invece, sono stati organizzati in tutte le scuole, a fronte di un 21% di rimandati a settembre e di un 6,8% di bocciati. Sulla questione dei banchi a rotelle, per la maggioranza dei ragazzi che hanno risposto al sondaggio di Studenti.it (86%), questi potrebbero essere fonte di un uso improprio da parte degli studenti e quindi di ulteriori problemi. Per il restante 14%, invece, i banchi singoli rappresentano una buona soluzione a garanzia del distanziamento.La maggioranza dei ragazzi, infine, non cambierà le proprie abitudini per recarsi a scuola. Secondo la ricerca di Studenti.it, il 23% troverà un modo alternativo di spostarsi rispetto al periodo pre Covid, mentre il 77% continuerà a utilizzare gli stessi mezzi di trasporto: di questi il 40% userà i mezzi pubblici, il 32% si sposterà in automobile, il 18% andrà a scuola a piedi, il 4% con il motorino, il 6% con la bicicletta o il monopattino.
Studenti.it è rimasto sempre a fianco degli studenti durante tutte le fasi dell’anno scolastico del lockdown, incrementando l’offerta con migliaia di contenuti gratuiti, dalle videolezioni con i consigli per lo studio, alle dirette social di esperti e youtuber ai podcast “Te lo spiega Studenti”, un nuovo modo di fruire gli appunti online. Nei primi sei mesi dell’anno il brand del Gruppo Mondadori ha registrato un aumento del +30% di traffico sul sito rispetto allo scorso anno (fonte: Google Analytics, media marzo-aprile-maggio), raggiungendo ad aprile, mese del completo lockdown, 5 milioni di utenti unici, +34% rispetto ad aprile 2019 (fonte: Total Audience aprile 2020), e visualizzazioni sul canale YouTube in crescita del +50% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

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Pronti a tornare a scuola?

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

Pigna, storico marchio di cancelleria per la scuola e l’ufficio, lancia per il prossimo “Back to school 2020” una linea di quaderni speciali con contenuti educativi e divertenti in collaborazione con Amuchina, simbolo di disinfezione e igiene profonda.
Massimo Fagioli, Presidente e CEO di Pigna, commenta: “Da sempre siamo vicini agli studenti italiani e alle loro famiglie, e fin dagli anni ’30 abbiamo proposto contenuti educativi nelle prime e ultime pagine delle copertine dei nostri quaderni per la scuola. Quest’anno non poteva mancare un riferimento all’igiene e siamo orgogliosi della collaborazione con Angelini Pharma che con i prodotti a marchio Amuchina ha rappresentato il simbolo della lotta alla pandemia nella quotidianità”.La tradizione di Pigna rivive oggi in chiave contemporanea per veicolare messaggi educativi attraverso il materiale scolastico e per sensibilizzare gli studenti alle corrette abitudini igieniche a casa e fuori, in un periodo così delicato come quello che stiamo vivendo. Una nuova, esclusiva, linea di quaderni pensata per gli studenti delle scuole elementari, medie e superiori, che hanno al proprio interno simpatiche storie illustrate: più nel dettaglio, nei quaderni saranno presenti quattro brevi fumetti rivolti ai più piccoli sui corretti stili di vita e di igiene utili a ridurre il rischio di contrarre il virus al parco, alle feste di amici e sui mezzi pubblici scritti con un linguaggio semplice e chiaro. Per i ragazzi più grandi, sono state ideate delle vignette con una grafica accattivante e allo stesso tempo rassicurante, contenenti regole e consigli per “andare in giro” e “stare in mezzo agli altri” in tutta sicurezza.Tutti i materiali vogliono mettere in evidenza il ruolo dei bambini e ragazzi nella prevenzione del contagio.I quaderni sono in vendita nei principali supermercati italiani fino a fine anno.

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Covid-19: Basso rischio di diffusione da bambino a bambino e rara la trasmissione da bambino ad adulto

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

A tranquillizzare insegnanti e genitori in occasione della riapertura del nuovo anno scolastico è l’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) che in un articolo pubblicato su JAMA Pediatrics1 mette in evidenza come nei bambini la suscettibilità all’infezione da SARS-CoV-2 sia dimezzata rispetto agli adulti e come essi non ricoprano un ruolo di rilievo nella circolazione del nuovo coronavirus.
A fotografare l’impatto psicofisico che la chiusura della scuola ha avuto sui bambini e ragazzi è un’indagine tutta italiana condotta su un campione di 2.064 studenti tra gli 11 e 19 anni. Angoscia e tristezza sono stati causati da un sentimento di solitudine avvertito dal 42,5% degli intervistati di sesso femminile e dal 32,5% di sesso maschile, per un totale del 75% dei casi. Altro fattore che ha tinto di grigio le giornate di bambini e adolescenti è stata la mancanza di senso di comunità, tipicamente generato dalla scuola, emersa nel 42,5% dei casi (26,5% femmine; 16% maschi) e lo stop delle attività sportive svolte a scuola nel 20% dei casi (6,7% femmine; 13,4% maschi). L’abbassamento del tono dell’umore non pare, invece, essere legato al virus: solo il 4%, infatti, ha dichiarato di sentirsi triste per paura della malattia.Inoltre, il 48,7% delle femmine ha riferito di piangere durante il giorno (13,4% nei maschi). Non solo tristezza: ansia e agitazione hanno colpito quasi il 40% degli intervistati (24.6% femmine; 14,6% maschi) a causa della separazione dai propri compagni, mentre oltre il 27% ha sviluppato sintomi di ansia per timore di non riuscire a stare dietro allo studio. La chiusura delle scuole ha, inoltre, provocato disturbi del sonno: a dormire meno il 43% delle femmine, mentre la percentuale di maschi che ha fatto le ore piccole si attesta al 24%. Il senso di affaticamento era più significativamente frequente nelle femmine (49%) rispetto ai maschi (35,3%) e nel gruppo di 14-19 anni.Disturbi emotivi di rilievo, dunque, quelli causati dalla chiusura della scuola a bambini e adolescenti, ancor di più se di sesso femminile. Da ultimo, il 51,5% delle femmine e il 44,7% dei maschi desidererebbe parlare di COVID-19 con un medico, informazione importante anche per i programmi formativi scolastici su tematiche relative alla salute.Secondo l’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive gli istituti scolastici possono e devono rimanere aperti in virtù dello scarso ruolo del bambino nella trasmissione della malattia, sebbene con il mantenimento di tutte le misure igieniche e di distanza fisica per la prevenzione delle infezioni respiratorie e un monitoraggio epidemiologico continuo della circolazione di SARS-CoV-2.
Quanto all’uso delle mascherine, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fornito alcune precise indicazioni: da zero a 5 anni non deve essere indossata e la motivazione è da ricercarsi nel ruolo minore del bambino piccolo nella diffusione della malattia e nella sua scarsa capacità di utilizzare in modo appropriato una mascherina; da 6 a 11 si valuta a seconda della situazione epidemiologica scolastica o cittadina e, quindi, se è presente una trasmissione diffusa di SARS-CoV-2 nell’area in cui risiede il bambino. Ai bambini di età pari o superiore a 12 anni è richiesto di indossare la mascherina come agli adulti, in particolare quando non possono garantire una distanza di almeno 1 metro dagli altri. In ogni caso, è importante assicurarsi che la mascherina sia della misura giusta per coprire naso e bocca, non toccarne la parte anteriore e non tirarla sotto il mento o nella bocca. Una volta sfilata dal volto, la mascherina deve essere riposta in una borsa o in un contenitore e non deve essere condivisa con altri o gettata per terra. È importante che insegnanti e genitori educhino il bambino che utilizza la mascherina e ne correggano comportamenti errati ogni qualvolta sia necessario.

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Il Digitale per la crescita dell’Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

The European House – Ambrosetti e Microsoft Italia hanno annunciato “L’Impatto del Cloud Computing sul sistema-Paese e sul modo di fare impresa in Italia”, una ricerca qualitativa realizzata con l’obiettivo di scattare una fotografia sul livello di diffusione delle tecnologie Cloud in Italia, evidenziandone l’impatto economico, i benefici e gli ostacoli da parte delle aziende pubbliche e private del nostro Paese.Se da un lato, sembra crescere in Italia l’adozione del Cloud Computing con un tasso del 22,5% a livello nazionale, il campione della ricerca si dimostra particolarmente virtuoso con l’81,3% delle aziende intervistate che afferma di utilizzarlo. Dallo studio emerge che è ridotta la percentuale di organizzazioni che hanno raggiunto un livello “avanzato” di adozione: soltanto il 31,9% del campione considera infatti il Cloud come risorsa strategica, abilitante della trasformazione digitale, mentre il 49,4% utilizza servizi Cloud accessori adottati per lo più in modo tattico, per rispondere a necessità contingenti e non inseriti in un approccio strategico o facenti parte di progetti di digitalizzazione di più ampio respiro. Il 18,7% di aziende del campione dichiara di non far ricorso a soluzioni di Cloud Computing.
La forbice cresce se invece consideriamo solo le grandi aziende (47,6% del campione): in questo caso solo il 6% dichiara di non fare alcun uso del Cloud Computing, mentre il 94% che lo utilizza è ripartito equamente tra chi lo ha adottato in modo tattico per servizi accessori e chi lo ha inserito in un disegno strategico. Situazione differente per le PMI, il cui 30,4% dichiara di non aver adottato alcun tipo di soluzione Cloud e solo il 17,4% considera il Cloud Computing una risorsa strategica per la propria crescita. Principale beneficio del Cloud Computing: la capacità di reagire più rapidamente al cambiamento. Nel complesso, è molto alto il livello di soddisfazione da parte delle aziende nei confronti delle soluzioni Cloud Computing, dei benefici attesi e dei risultati ottenuti (97,1% vs. 2,9% di insoddisfatti);
Il principale beneficio riscontrato, dichiarato dal 20,8% di chi le ha implementate, è la capacità di reagire rapidamente al cambiamento. Dato che assume ancora più valore se pensiamo all’emergenza sanitaria ancora in corso e come questa situazione abbia spinto molte aziende a adottare in tempi molto rapidi forme di lavoro da remoto, impensabili senza un’infrastruttura adeguata. A domanda specifica, infatti, l’83% del campione ha indicato il Cloud quale principale abilitatore dello smart working e in generale della continuità aziendale, tanto che sempre l’83% dei rispondenti afferma di aver intenzione di aumentare l’adozione di soluzioni Cloud Computing.
Seguono una migliore gestione dei picchi di lavoro (16,5%), un maggiore controllo dei costi (16%) e un incremento della sicurezza informatica (15,9%).Il miglioramento del livello di sicurezza informatica sale in terza posizione nella classifica dei benefici generati dal Cloud Computing se consideriamo solo le Piccole e Medie Imprese (15,4%), seguito da un maggiore controllo dei costi, dichiarato dal 13,8% degli intervistati. Gli ostacoli al Cloud Computing: costi di migrazione, gestione dei dati e competenze, Se invece le PMI italiane raggiungessero il livello di adozione del Cloud Computing del Regno Unito – il Paese più avanzato da questo punto di vista in Europa – crescerebbero in media dello 0,22% anno su anno, vs. una crescita dello 0,4% registrata nel periodo 2000-2019, generando una crescita del PIL di 20 miliardi di euro da qui al 2025.

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E’ dell’Ateneo l’unico progetto italiano finanziato nell’ultima call dello European Research Council

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

Parma. Gli Starting Grants dello European Research Council sono finanziamenti della ricerca destinati a giovani ricercatori nella fase di passaggio all’indipendenza scientifica: nell’ultima call ERC-StG, in area Life Science, è stato finanziato un solo progetto italiano e questo progetto è PREDICT-CARE (Developing tools for the prediction, at individual level, of the cardiometabolic response to the consumption of dietary (poly)phenols), di cui è responsabile scientifico Pedro Mena, del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco dell’Università di Parma. La valutazione si basa sull’innovatività del progetto e sul curriculum del ricercatore.Si tratta di un risultato molto significativo, di cui l’Università di Parma è particolarmente orgogliosa anche alla luce del fatto che solo 20 ERC Starting Grants in totale sono stati assegnati a ricercatori che svolgeranno il progetto in istituzioni italiane.Spagnolo d’origine, Mena ha trascorso un periodo del suo dottorato di ricerca nei laboratori dell’Unità di Nutrizione Umana, sotto la guida del professor Daniele Del Rio, e la collaborazione è continuata per il post-dottorato, fino al raggiungimento della posizione di Ricercatore di tipo B da circa un anno. Mena ha portato avanti le tematiche del gruppo di Del Rio, in stretta collaborazione con i professori Furio Brighenti e Francesca Scazzina.Il progetto, che è stato finanziato per un totale di 2.3 milioni di euro, è centrato sulla prevenzione delle patologie cardiometaboliche mediante l’alimentazione, con l’aspetto innovativo legato alla valutazione delle differenze con cui ciascun individuo risponde al consumo di specifici alimenti di origine vegetale. Recentemente, è infatti emerso che ogni persona, dopo aver consumato frutta e verdura o i prodotti da queste derivati, produce differenti gruppi di composti come risultato della digestione e dell’assorbimento di quelli presenti nell’alimento. Questa differenza, che si contestualizza nell’ambito della nutrizione personalizzata, rende i potenziali benefici associati al consumo di determinati alimenti variabili nella popolazione. L’obiettivo del progetto è quindi quello di sviluppare strumenti che permettano di predire come si modifica la risposta cardiometabolica al consumo di determinati alimenti contenenti una classe di composti vegetali noti come polifenoli, in base alle caratteristiche individuali e con una particolare attenzione al microbiota intestinale. Il successo del progetto permetterà di poter definire strategie di dieta personalizzate, idealmente riducendo il rischio di malattie legate all’alimentazione e contribuendo al benessere dei consumatori, ciascuno considerato per le proprie caratteristiche ed individualità.La ricerca vedrà coinvolti altri ricercatori dell’Ateneo: i docenti Federico Bergenti, del Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche, Riccardo Bonadonna, del Dipartimento di Medicina e Chirurgia e Marco Ventura, del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale. Nel progetto è anche compreso l’acquisto di un uno spettrometro di massa ad alta definizione, che andrà ulteriormente ad incrementare la dotazione del gruppo di nutrizione dell’Ateneo.Questo risultato richiama ancora una volta l’attenzione verso l’elevata qualità della ricerca in ambito alimentare che l’Università di Parma sta conducendo con grande impegno.

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Sharp amplia le attività di e-commerce in Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

Sharp, azienda tecnologica leader a livello mondiale, amplia il network delle sue filiali in Europa e lancia un innovativo sistema di Product Information Management. Grazie al nuovo tool, l’azienda mette a disposizione un database che raccoglie tutte le informazioni relative ai prodotti per supportare le attività di marketing e di vendita nei rispettivi Paesi. Inoltre, Sharp ha ottimizzato il proprio sito per il mercato europeo, presentando un portale completamente ristrutturato con un’interfaccia più user-friendly e una maggiore funzionalità. “Con l’introduzione di un database efficiente e uniforme, stiamo gettando le basi per l’espansione delle attività di marketing e di vendita attraverso le nostre filiali europee”, spiega Kai Thielen, Marketing Director Europe. “L’implementazione del nuovo sistema PIM e la revisione del nostro sito web ci permetteranno di sfruttare nuove potenzialità nel marketing digitale e guidare le nostre future attività di e-commerce in tutta Europa”.

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“Perché il Covid-19 imprimerà nuovo slancio al rally obbligazionario”

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

A cura di Edward Al-Hussainy, Analista senior tassi d’interesse e valute di Columbia Threadneedle Investments. Per contrastare la diffusione del Covid-19, i governi hanno messo in lockdown interi paesi. Molte amministrazioni, soprattutto in Europa, hanno pagato una vasta parte dei salari dei lavoratori e offerto significativi aiuti finanziari ad aziende e lavoratori autonomi.Le banche centrali di tutto il mondo hanno tagliato i tassi ufficiali a breve termine a zero o al di sotto dello zero, reintrodotto programmi di acquisto di obbligazioni per ridurre i tassi d’interesse lungo la curva della duration e fornito abbondante liquidità alle banche per favorire l’erogazione di credito ad aziende e famiglie. Malgrado questa risposta di considerevole entità, è chiaro che la pandemia eserciterà un profondo impatto negativo sulla crescita economica globale. L’FMI prevede che nel 2020 il PIL globale scenderà a -3%, il livello più basso dalla Grande depressione e decisamente peggiore del -0,1% registrato nel 2009 in seguito alla crisi finanziaria globale. Gli investitori dovranno abituarsi a questa “nuova normalità”. Negli ultimi 40 anni circa, nei paesi sviluppati i tassi d’interesse nominali e reali (al netto dell’inflazione) sono diminuiti. Negli Stati Uniti, il tasso sui federal fund, ovvero il tasso d’interesse overnight a cui le banche e le cooperative di credito prestano denaro ad altri istituti di deposito, è sceso da oltre il 20% nel 1981 a poco più di zero. Nello stesso periodo, i rendimenti dei Treasury USA decennali sono scesi da picchi del 15% quasi agli attuali livelli dello 0,6% circa (cfr. Figura 1). Su scala globale, il quadro si presenta simile, soprattutto nel Regno Unito, in Europa e in Giappone. Questo trend di lungo periodo è destinato probabilmente a proseguire. Prevediamo tuttavia che nei prossimi 3-5 anni i tassi d’interesse riprenderanno a scendere, divenendo negativi negli Stati Uniti, a causa del rallentamento della crescita e dell’intensificarsi delle misure politiche non convenzionali adottate dalle banche centrali, tra cui nuovi acquisti obbligazionari.
La realtà è che da qualche anno le banche centrali stanno scoprendo che le leve politiche tradizionali, come i tagli dei tassi, stanno perdendo efficacia, come si può vedere in regioni quali Europa e Giappone, dove i tassi d’interesse negativi non sono stati sufficienti per ridare slancio alla crescita. A nostro avviso, quindi, la domanda da porsi non è se i tassi d’interesse negativi scenderanno ancora o se si diffonderanno ulteriormente, ma quale sarà la reazione degli investitori quando ciò avverrà.Si colgono già i primi segnali di come i mercati reagiranno. Al momento della redazione, i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi quinquennali e quelli dei Bund tedeschi a cinque e a dieci anni sono negativi. Eppure, ciò nonostante, questi titoli di Stato di riferimento conservano la loro grande capacità di assorbire gli shock: gli investitori continuano a essere attratti dalla sicurezza e dalla liquidità di questi investimenti.Inoltre, mentre i tassi d’interesse sono scesi, i rendimenti di capitale degli investitori obbligazionari sono aumentati. Ravvisiamo tre possibili fattori di rischio che potrebbero rallentare l’attuazione di tassi d’interesse negativi. Il primo è la produttività. Negli ultimi 15 anni circa, la crescita della produttività nel mondo è rallentata, scendendo ai minimi degli ultimi 50 anni e rimuovendo uno dei fattori chiave della creazione di ricchezza globale. Le cause precise non sono chiare e sono state oggetto di ampie discussioni. Non vi sono dubbi tuttavia che il rallentamento della produttività abbia contribuito alla flessione dei tassi d’interesse globali.Ovviamente un tale sviluppo sarebbe positivo per attivi rischiosi come le azioni e negativo per gli investitori in obbligazioni. Crediamo tuttavia che ci siano poche probabilità in tal senso.
Il secondo fattore di rischio è la spesa pubblica. Con il diffondersi della pandemia di Covid, i governi di tutto il mondo hanno aperto i rubinetti della spesa, facendo aumentare i disavanzi di bilancio. Riteniamo che gran parte di questa spesa pubblica sarà temporanea, nel qual caso, con l’emergere da questa crisi, il nostro scenario di riferimento continua a prevedere una ripresa protratta nel tempo, con bassissimi livelli di crescita e inflazione e, di conseguenza, tassi d’interesse molto più bassi, e quindi negativi.
Il terzo fattore di rischio è l’inflazione. Nell’ultimo quarto di secolo, gli investitori hanno goduto dei vantaggi di un contesto di bassa inflazione, che ha fatto salire i rendimenti reali. Le cause sono di varia natura ma comprendono l’invecchiamento demografico, i cambiamenti tecnologici e la globalizzazione.Un aumento dell’inflazione, magari dovuto all’incremento della spesa pubblica, avrebbe un impatto chiaramente negativo per gli investitori sia obbligazionari che azionari, a meno che non sia accompagnato dalla ripresa della crescita economica. Tuttavia, dal momento che emergeremo probabilmente dalla pandemia di Covid-19 con livelli di debito decisamente più elevati, maggiore disoccupazione e crescita più lenta, un’impennata dell’inflazione sembra rappresentare un rischio relativamente ridotto nel breve-medio periodo.Sono questi i tre rischi principali per il nostro scenario di tassi negativi. Crediamo tuttavia che restino contenuti.Ciò nonostante, data la gravità degli ostacoli, la ripresa economica seguirà nel migliore dei casi una traiettoria a U; ci vorranno come minimo molti trimestri prima che si assista a un recupero. Reputiamo quindi probabile che prima della fine dell’anno i rendimenti dei Treasury USA decennali possano scendere per la prima volta in territorio negativo, uno sviluppo che consentirebbe agli investitori obbligazionari di mettere a segno ulteriori plusvalenze.Molti investitori ritengono che, facendo ricorso a politiche non convenzionali, la Federal Reserve e molte altre banche centrali abbiano oltrepassato i limiti dei loro mandati, impedendo il normale funzionamento del mercato. Crediamo che questa convinzione sia errata, e che ignori il fatto che sulla crescita delle economie occidentali pesano fattori strutturali frenanti come il calo della produttività e l’invecchiamento demografico globale, resi ancora più gravi dall’attuale crisi. È pertanto probabile che nei prossimi mesi i tassi d’interesse diverranno negativi negli Stati Uniti e in alcune economie occidentali e che scenderanno in territorio ancor più negativo in altri paesi. Gli investitori sono invitati a prendere nota: il grande rally del mercato obbligazionario è ben lungi dall’aver esaurito il suo corso. (abstract)

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Vaccini influenzali

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

L’Aifa raccomanda di anticipare la vaccinazione antinfluenzale a partire dall’inizio di ottobre e di offrire la vaccinazione ai soggetti eleggibili in qualsiasi momento della stagione influenzale e con Determina (Determinazione AAM/PPA N° 478/2020) pubblicata in Gazzetta Ufficiale autorizza l’aggiornamento, per la stagione 2020-2021, della composizione dei vaccini influenzali.Il riferimento è ai “vaccini influenzali autorizzati secondo procedura registrativa nazionale, di mutuo riconoscimento e decentrata”, ma sono autorizzati anche “i vaccini influenzali approvati secondo la procedura registrativa centralizzata coordinata dall’Agenzia europea per i medicinali”. La composizione di tutti i vaccini influenzali per la stagione 2020-2021 segue le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e del Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell’Ema. Nella riunione annuale, si legge nella Determina, svoltasi a Ginevra il 28 febbraio 2020, l’Oms ha “raccomandato la seguente composizione del vaccino quadrivalente per l’emisfero settentrionale nella stagione 2020/2021:
Vaccini ottenuti in uova embrionate di pollo
• A/Guangdong-Maonan/SWL1536/2019 (H1N1) pdm09-like virus;
• A/Hong Kong/2671/2019 (H3N2)-like virus;
• B/Washington/02/2019-like virus (lineaggio B/Victoria);
• B/Phuket/3073/2013-like virus (lineaggio B/Yamagata).
Nel caso dei vaccini trivalenti, l’Oms raccomanda l’inserimento del ceppo B/Washington/02/2019-like virus (lineaggio B/Victoria), in aggiunta ai due ceppi di tipo A sopramenzionati. Vaccini ottenuti su colture cellulari. (Fonte Farmacista33)

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Bonus mobilità

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto Ministeriale che detta le modalità operative di fruizione del cosiddetto “buono mobilità” introdotto dal decreto “rilancio” per l’acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita, di veicoli per la mobilità personale a propulsione elettrica e di servizi di mobilità condivisa. Possono accedere all’incentivo i residenti maggiorenni nei capoluoghi di regione, nelle città metropolitane, nei capoluoghi di provincia e nei Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti. Sono incentivati gli acquisti, effettuati tra il 4 maggio e il 31 dicembre 2020, di
– biciclette, anche a pedalata assistita;
– veicoli per la mobilita’ personale a propulsione prevalentemente elettrica (monopattini elettrici, hoverboard, segway). Per definizioni, uso e caratteristiche si veda questa scheda pratica .
– servizi di mobilita’ condivisa a uso individuale esclusi quelli mediante autovetture.
Il bonus è pari al 60% della spesa sostenuta, comunque di importo non superiore a 500 euro, ed è utilizzabile una sola volta.
Il bonus si richiederà tramite un’applicazione web accessibile attraverso il sito del Ministero dell’ambiente, previa autorizzazione e registrazione (accreditamento) dei fornitori di servizi e dei venditori. I buoni saranno emessi secondo l’ordine temporale di arrivo delle istanze e fino ad esaurimento delle risorse disponibili.I beneficiari potranno registrarsi sul suddetto sito web a partire dal 4 novembre 2020 (60simo giorno dalla pubblicazione del DM 14/8) e NON oltre il 31 dicembre, data ultima anche ai fini dell’acquisto. Occorreranno le credenziali SPID e andrà compilata una richiesta con autocertificazione dei requisiti necessari; in seguito il Ministero attribuirà il buono rendendolo disponibile nell’area dedicata a ciascun beneficiario, pronto per essere utilizzato. Il buono consentirà di godere di una riduzione del prezzo direttamente presso il venditore al momento dell’acquisto. L’utilizzo dovrà avvenire entro trenta giorni dalla generazione del buono, pena il suo annullamento. Una procedura particolare è prevista per chi ha già effettuato l’acquisto o lo effettuerà prima del 4 novembre.
Altra cosa importante. I venditori dovranno registrarsi e accreditarsi sul sito web del Ministero, e verranno conseguentemente inseriti in un elenco consultabile dai beneficiari. La presenza dei venditori in questo elenco implica il loro obbligo di accettazione dei buoni. OCCHIO quindi al sito del Ministero dell’ambiente dove attualmente si trovano informazioni ed in futuro appariranno sia l’elenco dei venditori sia l’applicazione web utile per chiedere il buono o il rimborso. Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo

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Crowdfunding culturale

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

In Italia è sempre più una realtà. Nell’ambito di una crescita generale e sistemica del fenomeno (che ha fatto registrare un +59% nel 2019), la “raccolta dal basso” nell’ambito dei beni culturali e artistici macina numeri importanti.Il 70% degli imprenditori italiani valuta positivamente il sostegno a progetti ed eventi culturali: il 51% considera strategico l’investimento in cultura nel lungo periodo e dunque lo integra nelle proprie strategie di marketing; il 36% delle imprese ha ripreso gli investimenti in cultura negli ultimi tre anni. Occorre sdoganare al più presto il cortocircuito mentale e sistemico secondo cui “con la cultura non si mangia”. Pensando soprattutto ad un Paese come l’Italia che detiene il numero più elevato di giacimenti culturali del Pianeta.Il crowdfunding mi piace perché è un’attività socialmente utile – afferma Emanuela Negro Ferrero, CEO di Crowd Team, startup innovativa a vocazione sociale specializzata in servizi e prodotti in ambito blockchain e crowdfunding per la cultura, editrice di http://www.innamoratidellacultura.it, primo portale italiano per il crowdfunding culturale. In questo senso – prosegue – considero che lo strumento oggi è pronto. E’ dimostrato che funziona e che piace alle persone. Affinché però entri a far parte del comportamento abituale è necessario far fiorire a livello colletivo la conoscenza. Una buona idea non basta. Quello che serve ora è aiutare le persone ad aumentare le proprie competenze. Servono capacità personali, relazionali, comunicative e digitali. E proprio in queste settimane, su innamoratidellacultura.it, è in corso la campagna di raccolta per salvare il Museo di Villa Verdi, la dimora (a Sant’Agata di Villanova sull’Arda (PC)) dove il grande compositore visse per 50 anni e che ora rischia di chiudere per mancanza di fondi, che servirebbero a finanziare urgenti lavori di restauro e sostenere lo staff.

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Cicap Fest: Terza edizione

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

Padova 25 settembre – 18 ottobre. La terza edizione del CICAP Fest si svolgerà q interamente online in un arco di 3 settimane e 4 weekend a partire da venerdì 25 settembre fino a domenica 18 ottobre: sul sito del CICAP Fest (www.cicapfest.it) e sui canali social (Facebook, YouTube e Instagram) sarà possibile seguire un ricchissimo programma di eventi, molti dei quali in live streaming e alcuni con la partecipazione diretta del pubblico. L’inaugurazione si terrà venerdì 25 settembre alle 20.30 in live streaming da Padova. Dopo un’introduzione al Festival a cura di Massimo Polidoro, direttore del CICAP Fest e Segretario del CICAP, e di Daniela Ovadia, coordinatrice scientifica del Festival, e il saluto del presidente del CICAP Sergio Della Sala e delle autorità cittadine, Telmo Pievani, prorettore dell’Università di Padova, filosofo della scienza e grande divulgatore, inquadrerà il momento storico che stiamo vivendo in una prospettiva biologica ed evoluzionistica.Pur essendo online only, il CICAP Fest ha voluto privilegiare la qualità della fruizione, strutturando un vero e proprio palinsesto televisivo con appuntamenti rivolti a un pubblico ampio di adulti, giovani e famiglie.Promosso dal CICAP, in collaborazione con l’Università, il Comune, la Provincia, la Camera di Commercio di Padova e Promex, con Regione del Veneto e con il riconoscimento del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, il CICAP Fest di quest’anno si intitola “La sfida è adesso. Ri-partire con la scienza affrontando il cambiamento, l’imprevisto e l’improbabile”.
Il titolo del Festival edizione 2020 nasce da una riflessione collettiva del comitato organizzatore e scientifico su quanto la pandemia che stiamo ancora vivendo impatterà sul nostro futuro. Oltre al tema classico caro al CICAP, ovvero l’analisi e la verifica di pseudoscienze e fake news, in un’ottica di dialogo con la società e di comprensione della complessità del fenomeno, il Festival ospiterà molti incontri con autori, scienziati, intellettuali (tra gli ospiti di quest’anno Piero Angela, Naomi Oreskes, Jim Al-Khalili, Alessandro Barbero, Stephan Lewandowsky, Paolo Nespoli, Antonella Viola, David Quammen, Charles Spence, Carlo Cottarelli, Stefano Quintarelli, Silvio Garattini, Marco Malvaldi, Pif, Serena Giacomin, Guido Barbujani, Gabriella Bottini, Bruno Bozzetto, Telmo Pievani e tantissimi altri) nell’ambito della ricostruzione: che cosa questa epidemia ci ha insegnato sulla scienza e sulla società, quali problemi ha messo in luce e come possiamo porvi rimedio (per esempio in tema di sostenibilità ambientale, diseguaglianze e gender gap). Come ogni anno, ci sarà spazio per stimolare la curiosità scientifica: divulgazione fatta con divertimento, perché la scienza è divertente. Dal giorno successivo all’inaugurazione, il programma vedrà appuntamenti ricorrenti a orari fissi, che resteranno comunque fruibili sui social del CICAP Fest e del CICAP anche dopo la chiusura del Festival. Tra le tante iniziative di quest’anno, il CICAP Fest EXTRA presenterà anche eventi in partnership con Bergamo Scienza, Chiavi di volta, Food&Science Festival, Galassica-Festival dell’astronomia e Trieste Science+Fiction Festival, a conferma che, mai come ora, la collaborazione per una divulgazione di qualità è fondamentale per la crescita del nostro Paese.
Il CICAP (Comitato italiano controllo affermazioni sulle pseudoscienze) è un’associazione educativa e pedagogica, fondata nel 1989 da Piero Angela e da altre personalità del mondo della scienza e della cultura tra cui Margherita Hack, Umberto Eco, Rita Levi Montalcini, Carlo Rubbia e Umberto Veronesi, per favorire la diffusione di una mentalità scientifica e contrastare pseudoscienze, irrazionalità e superstizione. Il lavoro formativo del CICAP è riconosciuto dal Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca.

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Autovelox in città, ma solo se Prefetti fissano limiti velocità

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

Per l’Unione Nazionale Consumatori è utile autorizzare l’uso degli Autovelox anche nelle strade urbane di città, ma solo ed esclusivamente a condizione che:
a) siano i Prefetti a dover fissare, nel decreto autorizzativo, i limiti di velocità, in modo che siano congrui rispetto al tipo di strada.
b) siano i Prefetti a stabilire, essere responsabili e controllare se la segnaletica è conforme al Cds e ben visibile, dove deve essere collocato l’autovelox, in modo che sia ben visibile, su quale lato della strada debba essere collocato.
c) sia compito dei Prefetti far rimuovere tutti i falsi cartelli che indicano la presenza di un autovelox, quando questo non è effettivamente presente e/o attivo.
d) le postazioni di controllo, laddove sono possibili i sorpassi, vadano preventivamente segnalate su entrambi i lati della carreggiata, parallelamente, sia a sinistra che a destra della strada, in modo che anche chi sorpassa o è sorpassato possa vederli. Altrimenti il comma 6 bis dell’art. 142 secondo il quale “le postazioni di controllo sulla rete stradale per il rilevamento della velocità devono essere preventivamente segnalate e ben visibili”, viene vanificato se il cartello è solo a destra e si sta sorpassando, dato che viene oscurato dal veicolo sorpassato.
e) insieme a tutti i cartelli che segnalano la presenza dell’autovelox ci sia sempre, obbligatoriamente, pena nullità della multa, anche quello del limite di velocità previsto, insieme. Questo perché troppo spesso l’automobilista vede il cartello “controllo della velocità” ma non sa quale è il limite di velocità consentito e non lo trova più tra il cartello che segnala il controllo e l’autovelox.
f) che, dove c’è la postazione di controllo, sia ripetuto sia il cartello che indica la presenza dell’autovelox sia il limite di velocità.
g) che tra il primo cartello che segnala l’autovelox e l’autovelox ci siano obbligatoriamente tra 300 e 400 metri (non quindi le distanza variabile minima indicata, per ciascun tipo di strada, dall’art. 79, comma 3, Reg. Esec. C.d.S. per la collocazione dei segnali di prescrizione), durante i quali il limite di velocità non possa cambiare.
h) che il segnale con il limite di velocità posto insieme a quello che segnala l’autovelox, non sia il primo ad indicare quella velocità. Si tratta di evitare, cioè, che in poco spazio si passi da un limite di 90 Km/h a 50 Km/h e che poi tra il nuovo limite di 50 e l’autovelox ci siano magari pochi metri, come purtroppo frequente in molti comuni, dato che in un secondo (il tempo utile per poter mettere il piede sul pedale del freno) a 90 Km/h si percorrono già 25 metri. Ovvio che su questa richiesta si può anche soprassedere se si accettano sia la proposta g) che la e). Altrimenti, in subordine, si chiede che tra il cartello che indica la velocità rilevata dall’autovelox e l’autovelox stesso debbano esserci almeno 400 metri.
i) tra il segnale e la postazione non devono essere presenti intersezioni o immissioni laterali di strade, altrimenti il segnale va ripetuto (mantenendo sempre le distanze del punto g).
j) troppe le tipologie dei cartelli che indicano la presenza dell’autovelox. Si chiede che i cartelli siano resi tutti uniformi, siano fatti rimuovere dai Prefetti tutti quelli non conformi e che i cartelli siano ingranditi almeno del 50%.
k) vi sia l’obbligo, attualmente non previsto, di indicare se si tratta di autovelox o di un controllo della velocità media, tipo tutor. I cartelli dovranno essere differenziati a seconda del tipo di rilevazione.
l) le regole dalle lettere b) a j) devono valere sia per i controlli da remoto, ossia le postazioni fisse, sia nel caso di controlli occasionali con la presenza di un organo di polizia stradale.
m) Limite di 50 km/h. L’art. 3 del cod. str. al punto 8, definisce centro abitato “un insieme di edifici” ossia “un raggruppamento continuo (..) costituito da non meno di venticinque fabbricati e da aree di uso pubblico con accessi veicolari o pedonali sulla strada”. L’art. 142 c.s. stabilisce il limite di 50 Km/h “per le strade nei centri abitati”. Insomma il limite di 50 Km/h non dovrebbe valere all’inizio del territorio comunale anche se ci si trova in aperta campagna, ma solo dove cominciano ad esserci effettivamente le case e gli abitanti. Ma i comuni piazzano il limite di 50 km (e anche l’autovelox …) anche su strade deserte a doppia corsia per senso di marcia. Si chiede, quindi, di prevedere il limite di velocità di 50 km/h non più collegandolo alla definizione giuridica di centro abitato, ma dove vi sono attraversamenti pedonali e raggruppamenti continui di edifici.

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Convegno FISE Assoambiente Per una strategia nazionale dei rifiuti

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

Milano. L’evento si terrà nel corso della manifestazione “Il Verde e il Blu Festival” (www.verdeblufestival.it, a Milano dal 25 al 27 Settembre) di cui FISE Assoambiente è Partner e vivrà due diversi momenti di confronto con le Istituzioni, attraverso un primo evento in presenza e uno successivo digital.
Dalle ore 14.30 alle ore 16.30 si terrà il convegno in presenza con la presentazione dello studio FISE Assoambiente da parte del Direttore del Laboratorio di REF Ricerche – Donato Berardi e intervento del Presidente dell’Associazione Chicco Testa.
Parteciperanno alla discussione successiva:
· Roberto Morassut – Sottosegretario del Ministro dell’Ambiente
· Antonio Misiani – Sottosegretario del MEF
· Stefano Besseghini – Presidente ARERA
· Paolo Gentiloni – Commissario europeo per l’Economia (interviene in videoconferenza).
Dalle 17.30 alle 18.30, spazio all’approfondimento con le Istituzioni attraverso la videoconference, moderata dalla Direttrice di Ricicla TV – Monica D’Ambrosio e che vedrà gli interventi di:
· Chicco Testa – Presidente FISE Assoambiente
· Alessandro Bratti – Direttore Generale ISPRA
· Chiara Braga – 8ª Commissione Ambiente Camera
· Nicola Morra – Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere Senato
· Maria Alessandra Gallone – 13ª Commissione permanente territorio, ambiente, beni ambientali Senato
· Luca Briziarelli, 13ª Commissione permanente territorio, ambiente, beni ambientali Senato.

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La migrazione sanitaria vale 4,6 miliardi di euro

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

I cittadini italiani hanno il diritto di essere assistiti in strutture sanitarie di Regioni differenti da quella di residenza, determinando il cosiddetto fenomeno della mobilità sanitaria interregionale, distinta in mobilità attiva (voce di credito che identifica l’indice di attrazione di una Regione) e mobilità passiva (voce di debito che rappresenta l’indice di fuga da una Regione). Annualmente vengono effettuate le compensazioni finanziarie tra Regioni su 7 flussi finanziari: ricoveri ospedalieri e day hospital (differenziati per pubblico e privato accreditato), medicina generale, specialistica ambulatoriale, farmaceutica, cure termali, somministrazione diretta di farmaci, trasporti con ambulanza ed elisoccorso.Nel 2018 il valore della mobilità sanitaria ammonta a € 4.618,98 milioni, importo approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome il 31 marzo 2020, previa compensazione dei saldi.
Mobilità attiva. Le 6 Regioni con maggiori capacità di attrazione vantano crediti superiori a € 200 milioni: in testa Lombardia (26,1%) ed Emilia-Romagna (13,9%) che insieme drenano il 40% della mobilità attiva. Un ulteriore 31,9% viene attratto da Veneto (9,6%), Lazio (8,5%), Toscana (8,1%) e Piemonte (5,8%). Il rimanente 28,1% si distribuisce nelle altre 15 Regioni e Province Autonome, oltre che all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (€ 244,7 milioni) e all’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta (€ 43 milioni). In generale, emerge la forte attrazione delle grandi Regioni del Nord, a cui fa da contraltare quella estremamente limitata delle Regioni del Centro-Sud, con la sola eccezione del Lazio.
Mobilità passiva. Ciascuna delle 6 Regioni con maggiore indice di fuga genera debiti per oltre € 300 milioni: Lazio (13%) e Campania (10,5%) costituiscono circa un quarto della mobilità passiva; un ulteriore 28,7% riguarda Lombardia (8,2%), Puglia (7,3%), Calabria (6,7%), Sicilia (6,5%); il rimanente 47,8% si distribuisce nelle altre 15 Regioni e Province Autonome. La mobilità passiva presenta differenze Nord-Sud più sfumate: gli indici di fuga sono elevati in quasi tutte le Regioni del Sud, ma sono rilevanti anche in tutte le Regioni del Nord con elevata mobilità attiva, documentando specifiche preferenze dei cittadini agevolate dalla facilità di spostamento: Lombardia (-€ 379,9 milioni), Emilia-Romagna (-€ 275,9 milioni), Veneto (-€ 274,7 milioni), Piemonte (-€ 263,8 milioni), Toscana (-€ 207,6 milioni) e Liguria (-€ 206,4 milioni).

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Fondi pensioni e investimenti in infrastrutture

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

“Occorre convogliare il risparmio previdenziale verso investimenti nell’economia produttiva nazionale e in particolare verso le infrastrutture, volano mancato di crescita causa il deficit di investimenti pubblici e privati, come ha sottolineato al Forum The European House – Ambrosetti il ministro Patuanelli. L’iniziativa Assofondipensione-CDP, che comprende anche un fondo di investimenti in infrastrutture, va in questa direzione. Ma proprio per il supporto che sono in grado di fornire alla crescita del Paese questi investimenti vanno incentivati con strumenti fiscali e normativi, un tema che stiamo affrontando direttamente con il MEF. Ulteriori approfondimenti con il ministero sono in programma a breve.” Lo ha affermato Maggi, presidente di Assofondipensione: l’Associazione che riunisce i fondi negoziali italiani con un patrimonio di circa 56 mld di euro.

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