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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Certificati, a chi spetta accertare l’idoneità del lavoratore fragile

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

Il Comune di Roma assume personale a tempo determinato, ci sono anche educatori per le scuole per l’infanzia, e chiede ai medici di famiglia di certificare l’idoneità di questi lavoratori. L’Ordine dei Medici, interpellato da Fimmg in proposito, gli risponde: “È una richiesta censurabile”. E gli spiega perché. Il tema è scottante sia perché la scuola di suo fa fatica a reclutare docenti e personale Ata per vari motivi: in tempi di coronavirus si fa ancora più fatica a trovare nuovo personale, e inoltre docenti ed operatori anziani o affetti da patologie, hanno problemi a rientrare di fronte al rischio di contagiarsi con il coronavirus.Per queste situazioni, ricorda l’Ordine guidato da Antonio Magi, lo scorso maggio il Decreto legge Rilancio ha introdotto una variante nella sorveglianza dei lavoratori. Se ai sensi del testo unico 81/2008 essa spettava al medico competente, tra maggio e tutto agosto di quest’anno è stata introdotta la “sorveglianza sanitaria eccezionale” per i lavoratori immunodepressi. Secondo il protocollo tra Ministero dell’Istruzione e Sindacati, fino al mese scorso il lavoratore poteva farsi redigere dal medico di famiglia il certificato attestante la sua condizione di fragilità, una situazione tale da costringerlo a stare a casa e semmai a lavorare da remoto. A tale certificazione seguiva la verifica del medico competente. Dopo il 31 agosto – primo termine dello stato di emergenza – la misura non è stata ripetuta dal Governo Conte. Anzi, nella recente circolare del 4 settembre il Ministero dell’Istruzione sottolinea come l’età anagrafica elevata di per sé non costituisca elemento sufficiente a definire uno stato di fragilità.
Peraltro, afferma l’Ordine capitolino leggi alla mano, per questi lavoratori resta necessario un accertamento medico: il datore di lavoro ha diritto di sapere su quali effettivi contare. Però il suo interlocutore è il medico competente, è lui la figura che deve emettere certificazione di idoneità del lavoratore e non il medico di famiglia. Quest’ultimo ha però l’obbligo deontologico di certificare. Come la mettiamo? Dal 1° settembre il medico di medicina generale può tutt’al più redigere un certificato anamnestico attestante le patologie croniche in atto, lo stesso che si usa per la patente, quando il conducente attesta che non è affetto da malattie o sindromi ostacolanti l’idoneità alla guida. Se un assistito va dal suo medico di famiglia a chiedere un certificato di dispensa dal lavoro, questo il medico gli può proporre, ma ha un valore relativo: il giudizio di idoneità alla specifica mansione, che è oggetto della sorveglianza sanitaria “standard” introdotta dal Testo Unico 81/08, spetta al medico competente. Non solo, l’Ordine dei Medici di Roma raccomanda di rispettare il principio di minimizzazione dei dati: il documento chiesto ed ottenuto nello studio del medico di famiglia in realtà può essere sostituito da un’autodichiarazione del lavoratore rispetto alla propria idoneità e ad eventuali patologie che ostacolino il lavoro in sede. Di qui l’inaccettabilità della richiesta del Comune ai medici di medicina generale. Mauro Miserendino (fonte: Doctor33)

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