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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Voterò Sì al referendum costituzionale del 20 e 21 settembre sul taglio dei parlamentari

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

Non è una riforma perfetta, è vero. Ma è il primo pezzetto di un mosaico. Come centrosinistra, abbiamo sempre ragionato – e ci siamo sempre prefissati l’obiettivo – di agire per una riduzione del numero dei parlamentari. Una riduzione che non deve essere fine a se stessa, fatta per il gusto di tagliare, ma che, ovviamente, deve essere accompagnata da una riforma strutturale e dei correttivi che servano a rendere il Parlamento più veloce, snello ed efficiente. È quello per cui il Partito Democratico lavorerà nei prossimi mesi, in modo tale da inserire tale decurtazione all’interno di un quadro compiuto e più ampio, che segni l’avvio di un’intensa stagione di riforme. Serve appunto pensare a un disegno complessivo per il dopo che guardi a un assetto che superi il bicameralismo perfetto, permettendo di abbreviare la lunga staffetta tra Camera e Senato, al fine di poter contare su iter legislativi più rapidi e semplici. Fondamentale sarà distinguere la funzione delle Camere, riformare i regolamenti, rivedere la composizione dell’assemblea che elegge il Presidente della Repubblica e approvare una legge elettorale proporzionale con soglia di sbarramento. Il mio Sì vuole rappresentare una partenza, una sorta di monito a lavorare per un processo che chiami in causa un ripensamento e un miglioramento dell’attuale sistema. Bloccare oggi questa riforma rischia di porre dei paletti a un percorso di trasformazioni e modifiche che vogliamo e chiediamo da tempo, con il rischio di rimanere poi fermi. Ci tengo a precisare due punti: non si tratta di parlare di risparmi (esigui) o di soffiare sul vento dell’antipoltica e anticasta, facendo passare il pericoloso messaggio che i parlamentari siano espressione di una élite di privilegiati che non serve a nulla, ma di una questione di merito. L’ultima votazione a riguardo è stata sostenuta dal 95% dei parlamentari del Partito Democratico, poi c’è chi ha cambiato idea. È quindi, a mio avviso, anche un tema di coerenza e serietà davanti agli elettori.

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