Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Indizi clinici per “il giallo epatico della Curcuma”

Posted by fidest press agency su sabato, 19 settembre 2020

Più di un anno fa, abbiamo riportato come l’Istituto superiore di sanità stesse segnalando l’insorgenza di casi di epatite colestatica acuta, non infettiva e non contagiosa, potenzialmente correlati all’assunzione di integratori contenenti estratto di Curcuma longa. Successivamente il Cerfit, in collaborazione con il gruppo di Farmacologia e Tossicologia dell’Università di Firenze e l’Iss, ha proseguito la ricerca sulle cause dell’epidemia di epatiti in Italia e qui vi riportiamo i risultati del nostro ultimo lavoro sui casi verificatisi in Toscana e il loro confronto con casi simili di epatotossicità pubblicati in letteratura attraverso la conduzione di una revisione sistematica.Le registrazioni dei casi toscani di epatite acuta sono state ottenute dal Sistema italiano di Fitovigilanza. Ogni segnalazione spontanea è stata analizzata al fine di raccogliere tutte informazioni cliniche dei pazienti e i dati riguardanti gli integratori alimentari contenenti Curcuma longa consumati dai pazienti. Inoltre, per valutare la relazione causale tra l’uso di integratori ed insorgenza di epatite sono stati utilizzati sia l’algoritmo RUCAM che WHO-UMC. Infine, è stata eseguita una revisione sistematica della letteratura in MEDLINE ed Embase in cui sono stati inclusi tutti i case-report e le serie di casi pubblicati in inglese. Nel nostro lavoro sono descritti sette casi di epatite acuta verificatisi in Toscana entro settembre 2019: i pazienti, sei donne e un uomo, hanno un’età compresa tra i 45 e i 68 anni. In tutti i casi, l’epatotossicità è stata associata a formulazioni di Curcuma longa (CL) con elevata biodisponibilità e alto dosaggio di curcumina / curcuminoidi. In particolare, la dose giornaliera di CL variava tra 250 e 1.812,5 mg con un periodo di esposizione compreso tra 2 settimane e 8 mesi. La relazione causale è supportata anche dal dechallenge positivo osservato nella maggior parte dei casi ed è risultata “probabile” in 3 casi, “possibile in tre casi e “improbabile” in un caso dopo l’applicazione del punteggio RUCAM; mentre secondo la classificazione WHO-UMC, cinque casi erano “probabili”, un caso “possibile” e un caso “non valutabile”.
Nei 23 casi identificati attraverso la revisione sistematica (13 studi), la maggioranza dei pazienti era contemporaneamente esposta ad almeno un altro farmaco e 16 di loro sono andati incontro a dechallenge positivo. Pertanto, questo lavoro conferma che l’associazione tra l’utilizzo di integratori contenenti Curcuma longa e l’insorgenza di danno epatico sia un rischio concreto da sottoporre all’attenzione di medici ed operatori sanitari. Inoltre, ribadisce la necessità di interventi preventivi per il controllo di qualità e sicurezza degli integratori e la regolamentazione dell’utilizzo di sostanze pure, piuttosto che l’estratto o la droga stessa della pianta. (fonte Fitoterapia33)

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