Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

C’est la guerre, qui corresponde a la fête

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2020

È un’affermazione scritta provocatoriamente dallo scrittore, sociologo, antropologo e critico letterario francese Roger Caillois ma che fa riflettere. Penso ai soldati ben inquadrati che marciavano lungo le vie della mia città ed io bimbetto, tenuto per mano dalla mamma, che esternavo la mia gioia nel vederli. Era uno spettacolo tra applausi, lacrime di commozione di donne e di uomini che si lasciavano andare ad una espressione d’orgoglio e anche di tenerezza per quei baldi giovani che andavano alla guerra e forse a morire o a ritornare lacerati nelle carni o abbruttiti dalla prigionia. Solo qualche anno dopo potei avere la consapevolezza di quanto fosse spaventosa la realtà quando per le stesse vie dove a prendere il posto della festa si sparava e si uccideva e noi eravamo chiusi in casa terrorizzati.
Tutto questo dovrebbe insegnarci qualcosa ed invece no. Sembra che le guerre siano generate dalla voglia perversa di scaricare energie compresse e il letterato non è da meno nel farle esplodere. Nietzsche definiva sé stesso “lo sterminatore par excellence” e sognava una comunità di uomini dominati dall’idea del “nichilismo attivo”, della “violenza distruttiva” e del “piacere stesso di sterminare”.
Persino il filosofo Pierre Teilhard de Chardin, sebbene entusiasticamente convinto del futuro trionfare del cosmo, si vede costretto a parlare di una “crisi organica dell’evoluzione” che si annuncia e si prepara “sotto l’inquietudine moderna”. A suo avviso non avremo più nelle fabbriche gli scioperi spontanei o organizzati dalle varie sigle sindacali ma quelli della “Noosfera” dove avremo un mondo che rifiuta sé stesso, perché riesce a vedere tramite la riflessione. Ecco il pericolo.” E i segni premonitori li avvertiamo già: decadimento della realtà, esistenza assurda, nausea. Ci si ostina ad essere ingannati e di conseguenza, come osserva Kierkegaard, ad essere “più saggi di chi non è ingannato” anche perché chi ride non ha ancora ricevuto la terribile notizia. (Riccardo Alfonso)

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