Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Il lavoro da casa? Alla fine, fa bene alla famiglia

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2020

La sfida, ora, è trasformarlo in smart working, ovvero in una condizione da cui traggano beneficio genitori, aziende e le città in cui viviamo. È, in sintesi, il risultato dell’inchiesta pubblicata sul numero in edicola di Famiglia Cristiana, corredata da dati, storie e opinioni degli esperti.La pandemia ha dato una forte accelerazione a una tendenza già in atto, coinvolgendo 6 milioni di italiani (un milione e mezzo di dipendenti pubblici), anche se bisogna fare chiarezza fra le varie espressioni per definire questa tendenza: smart working, home working, lavoro agile o flessibile… Come tutte le novità, anche questa ha i suoi pregi e i difetti, come spiegano gli esperti Franco Amicucci (responsabile della società di formazione a distanza Skilla), Marco Bentivogli (autore del saggio Indipendenti) e Nicola Spagnuolo (direttore del Centro di formazione e management del terziario di Milano). Fra i pregi, uno dei più rilevanti è la possibilità di conciliare famiglia e lavoro, soprattutto per i nuclei con uno o più figli. Lo confermano alcune famiglie intervistate, come la famiglia Foglio, papà e mamma ingegneri, entrambi in smart working anche se con modalità diverse, e due figli. È soprattutto la possibilità di gestire i tempi e gli impegni, sia professionali sia familiari, con più libertà ad essere apprezzata. Fra gli altri effetti positivi, una minore pressione sui trasporti e quindi sul traffico, con conseguenti benefici sull’inquinamento. È stato calcolato che ogni famiglia potrebbe risparmiare dai 4 ai 5 mila euro all’anno. Inoltre, come osserva Mariano Corsi, professore di Leadership e innovazione e responsabile scientifico dell’Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano, lavorare da casa aumenta produttività, efficienza e autonomia. Ma non è tutto ora quel che luccica. Starsene a casa può risultare “disaggregante” in termini sociali e sindacali; i contratti di lavoro rischiano di diventare sempre più deboli e con minori tutele, trasformando i lavoratori da dipendenti a collaboratori; l’identità lavorativa e aziendale può risultarne minacciata… Uno dei nodi da affrontare, è proprio un quadro normativo certo e aggiornato alla nuova situazione. Diventa allora cruciale il ruolo dei dirigenti, che devono dimostrarsi capaci di orientare il fenomeno nella giusta direzione. Anche perché, indietro non si torna: il 93% degli intervistati, afferma con chiarezza di non voler tornare al modo tradizionale di lavoro.

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